Sunday, October 26, 2008

La persistenza della memoria inopportuna

Il cervello umano è veramente un organo meraviglioso. La memoria, la capacità di modificare la struttura del cervello in risposta all'esperienza, per codificare in maniera stabile ciò che rappresenta il nostro vivere quotidiano. E la possibilità di usufruire di quel lato 'romantico' del nostro essere, paura, amore o, in altre parole, l'emozione, per promuovere la formazione di quelle memorie relative ad eventi importanti, significativi (per noi) e di trascurare invece quelle relative a fatti insignificanti, permettendo al cervello stesso di ottimizzare la resa 'adattativa', ovvero di non sprecare energie per ricordare eventi futili. Ma c'è un risvolto della medaglia però. Alle volte il cervello preferisce dimenticare. Un meccanismo di autodifesa inconscio, che permette di sotterrare tra le pieghe del nostro essere, memorie troppo dolorose o traumatiche. La rimozione. L'oblio.
Me ne stavo bel bello, stamattina, a leggere il sito del Corriere, quando incappo in questo articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. E' bastato il titolo. Quelle parole sono state come una mano violentatrice che si è tuffata tra le circonvoluzioni della mia mente strappando, lacerando e, alla fine, riportando in superficie qualcosa che con tutte le mie forze avevo cercato di rimuovere dalla mia memoria quando sono emigrato quassù. E tutte le considerazioni che facevo cinque anni fà, su quanta fatica mi è costato prendere una laurea (una vera, fatta di corsi, esami, trentesimi e via dicendo), fare due anni di internato come tesista per poter presentare un lavoro sperimentale, altri due di tirocinio gratuito, poi tre di dottorato per avere finalmente il titolo di 'Dr', che tutti mi riconoscono e per il quale, persino nella prima università del mondo, tutti mi rispettano. Tutte queste cose hanno ricominciato ad ardere dolorosamente all'interno di una consapevolezza. Quella dello scempio che è stato fatto, dal '97 ad oggi, della formazione universitaria in Italia. Quella della meschinità di persone inette, ignoranti, idiote (queste sono le vere tre 'i' del neoliberismo italiano!) che da questo stato di cose attingono a piene mani per portarsi a casa in pochi mesi un titolo di 'Dr', identico al mio in termini di legge, ma vuoto di ogni significato per il modo in cui è stato ottenuto. Una ferita dolorosa, che diventa insopportabile al pensiero che di tutto ciò, pagano lo scotto anche quelle persone che ambirebbero ad una formazione vera, che sarebbero disposti ai miei stessi sacrifici pur di raggiungere quel livello di preparazione che, in passato, ci è valso l'ammirazione di tanti popoli diversi. Perchè si trovano ingabbiati in un sistema universitario misero. Perchè si trovano a dover competere, sul piano lavorativo, con persone di nessuna conoscenza ma ai quali il 'pezzo di carta', come lo chiamano Stella e Rizzo, conferisce pari dignità legale, mentre invece il modo in cui l'hanno ottenuto conferisce loro maggior dignità clientelare.
Solo una cosa mi conforta. E cioè che, al di fuori dell'Italia, questo stato di cose comincia ad essere riconosciuto. Università, centri di ricerca, laboratori, cominciano ad avere adeguati anticorpi contro questo esercito di cialtroni che, dopo aver smerdato il proprio paese, pretendono di andare a smerdarne altri. Ne ho visti un paio anche qui. E quando li ho visti, il mio ego complottista si è risvegliato ed ha detto "Cazzo, mi stanno inseguendo!!!". Ma sono durati poco. Un paio di mesi. Poi sono stati messi alla porta.
Il rischio a questo punto è che fuori quella porta attacchino un cartello con su scritto 'vietato l'ingresso agli italiani'. Ma come dargli torto?

3 comments:

la bislacca said...

Beh, hai ragione, ma non sul fatto che l'università italiana abbia iniziato a deteriorarsi dal '97 in poi.
Il triste fenomeno è molto, molto retrodatato, e non ha molto senso dare (anche) questa colpa al neoliberismo produttore delle tre "i".
Ai miei tempi (posso dirlo, ormai), c'era chi si faceva un sedere di tutto rispetto, e chi andava avanti veloce come un fulmine, per opera della misericordia. E ti sto parlando del 1978.
Ciao. :-)

Lesandro said...

baroni e baronetti son sempre esistiti, su questo siamo d'accordo. E' la qualità della formazione che viene offerta agli studenti che è iniziata negli ultimi anni. A partire dall'introduzione dell'infame e assurdo sistema di debiti/crediti che svuota i singoli esami di ogni significato e cancella il concetto stesso di propedeuticità. A questo si sono aggiunti i meccanismi perversi delle 'convenzioni' con ordini professionali, forze armate e via dicendo. Succedeva con gli istituti superiori 'parificati', in cui ai docenti è praticamente vietato bocciare. Si è deciso di alzare il tiro e di colpire l'università. Tutto ciò semplicemente abbassa il livello di preparazione, rende più ignorante un paese intero. E secondo me è tutt'altro che casuale.

la bislacca said...

Dei debiti/crediti parlavo oggi con mio figlio, che ha 16 anni e frequenta il I° liceo classico.
Trovo che siano una grande boiata.Ma chi li ha introdotti?