Monday, December 17, 2007

Solo le formiche, nel loro piccolo, si incazzano.

Il 2012. Questa è la data che bisognerà aspettare per vedere messe in atto le direttive del ‘nuovo’ trattato di Kyoto (il Kyoto 2, ancora ben lungi dall’essere anche solo scritto) per la salvaguardia dell’ambiente ed il taglio delle emissioni serra. Gli Stati Uniti hanno sempre osteggiato il trattato di Kyoto e non vi hanno mai aderito. Hanno continuato ad essere il principale inquinante del pianeta fregandosene di tutto e di tutti per non voler apportare quelle modifiche alla propria industria che, a sentir loro, ridurrebbero la produttività oltre che le emissioni. Tipico. La fine del mondo viene dopo Wall Street. Centinaia di scienziati, politici, ONG e qualche premio Nobel affermano che già adesso potrebbe essere troppo tardi, e tutto quello che l’ONU è riuscita ad ottenere è stato di rinviare la discussione all’aprile del 2008 (per decidere cosa scrivere nel Kyoto 2), poi al 2009 (per scriverlo…) ed infine al 2012 per attuarlo. Forse. E buona parte, se non tutte, le testate giornalistiche italiane (con la solita eccezione di Peacereporter a quanto so) sono a sbracciarsi per definire il vertice di Bali un ‘successo’ perché ha portato ad un accordo anche con gli USA (impresentabili i commenti dei delegati italiani). Ovviamente, nulla di più lontano dalla realtà. Realtà che arriva da diversi siti web, oltre che dal solito Independent. Realtà che narra di una delegazione statunitense che si siede al tavolo della discussione ed inizia un’opera di ostruzionismo feroce a 360°. Praticamente tutte le proposte che vengono avanzate sono bollate da Paula Dobriansky, delegata americana. Motivo: non sono gli USA che devono diminuire le proprie emissioni, sono i paesi più poveri. Nello specifico, India e Cina. Ovvero, se non iniziate voi, mercati in crescita esplosiva, a limitare la vostra produttività, noi col cazzo che mettiamo anche solo i filtri alle sigarette. Di tutto ciò, si legge ben poco sui giornali. Così come non si legge che, alla fine dei conti, la data del 2012 è la sola cosa che è stata messa nero su bianco. Niente è stato scritto riguardo ai tagli di gas serra. Rifiutate le proposte dell’Unione Europea (rifiutate dagli USA ovviamente), di passare da tagli del 25-40% entro il 2020 a tagli del 50% entro il 2050 (anche questi, è bene ricordarlo, giudicati insufficienti). Ma c’è anche dell’altro che viene taciuto, almeno in parte. Si parla genericamente di una presa di posizione dell’Unione Europea e di altri paesi poveri nei confronti di questo ostruzionismo a stelle e strisce. Nel caso dell’UE, c’è poco altro da dire in verità. Il ‘toxic texan’, a Dio piacendo, molto presto non sarà più presidente, e quindi anche noi ci sentiamo più coraggiosi ed osiamo un timido ‘no’. Ma quello su cui si glissa in maniera più sfacciata, la vera chicca che andrebbe invece riportata a tutta pagina nonché la vera causa scatenante dell’isolamento in cui è venuta a trovarsi la commissione statunitense, che ha dovuto così ‘piegarsi’ ad accettare la data del 2012, sono state le parole di Kevin Conrad, delegato della Papua Nuova Guinea. Non la Russia. Non l’Unione Europea. Non la Cina o l’India. La Papua Nuova Guinea. Kevin Conrad ha detto:

We seek your leadership. But if for some reason you are not willing to lead, leave it to the rest of us. Please get out of the way!

Ovvero,
“Noi cerchiamo la vostra guida. Ma se, per qualche motivo, voi non volete condurci, allora lasciate fare a noi. Per favore, LEVATEVI DI TORNO!”.

È seguita una standing ovation liberatoria di tutti i delegati presenti.

La Papua Nuova Guinea ha meno di un decimo degli abitanti che ha l’Italia ed un centesimo degli abitanti che ha l’Unione Europea. Ma si direbbe che ha più coglioni di entrambe queste realtà messe insieme.

Thursday, December 13, 2007

Vero?

L’ho fatto di nuovo. Me ne pento ogni volta, ma stasera ci sono ricascato. Me lo chiedono sempre di uscire con loro e mi ero imposto di non farlo. Però lei è così carina con quegli occhioni scuri…e io mi rompo a stare sempre in casa. Eppoi c’era il ‘party natalizio’. Solo che poi finisce sempre che ti ritrovi in qualche club alla moda, circondato da ragazze strepitose la più vecchia delle quali potrebbe quasi chiamarti ‘nonno’. E tu che ormai hai bevuto tutto il bevibile, finisci a chiacchierare con un meccanico di Land Rover di una decina d’anni più vecchio di te (l’unico nel raggio di un paio di anni luce). Ti guardi intorno, vedi tutto quel ben di dio, vedi la tipa con gli occhioni scuri che balla con uno che ha la metà dei tuoi anni e il doppio dei tuoi capelli…e ti senti il coglione per antonomasia. Vabbè…credo che tutti abbiano avuto le loro crisi di mezza età. Poi passa. Vero?

Monday, December 10, 2007

Ululare contro!

Prodi: “Non incontrerò il Dalai Lama. Sarò via da Roma per precedenti ed inderogabili impegni”.

Lesandro: “Mi auguro che tu debba andare dove molto sentitamente ti sto mandando io adesso”.

Non c’è niente da fare. Ormai abbiamo imparato a rispondere alle tensioni internazionali calandoci le braghe e ponendoci nella giusta posizione per facilitare la penetrazione ora da parte degli americani, ora dei russi e adesso anche dei cinesi. Terribili peraltro, nonostante la statura. Sembra che i vertici del PCC, a seguito dell’inaspettata apertura da parte della sindaca di Milano, ex devastatrice del sistema scolastico/universitario, Letizia Moratti (hai guadagnato 10 punti Letì), abbiano sobbalzato indispettiti esclamando tutti in coro ‘Moltacci!’.

E così, sua Santità Tensin Gyatso, 14° Dalai Lama del Tibet, viene relegato al ruolo di Calimero. Un ruolo tutto italiano in verità, visto che i maggiori leader politici di USA (Bush), Canada (Harper), Austria (Gusenbauer) e Germania (Merkel) non hanno esitato ad aprire le porte delle rispettive residenze presidenziali per offrire al brutto anatroccolo almeno un cappuccino ed un cornetto caldi.

Bisognerebbe ULULARE al boicottaggio delle prossime olimpiadi. Dopo questo, dopo la strage di monaci in Tibet (a tutti consiglio Ama Adhe, “La voce che ricorda”), dopo e durante la strage già dimenticata di monaci buddisti in Birmania, bisognerebbe ululare al boicottaggio.

E io ululo porcozzio!

Dal sito del CONI è possibile inviare messaggi agli atleti della squadra italiana. La pubblicazione è ovviamente moderata, per cui non accetteranno mai il mio (per quanto si legge “Questo servizio ti permette di inviare un messaggio di testo che verrà poi pubblicato sul sito. Non verranno pubblicati messaggi lesivi della moralità, della dignità altrui e contrari ai principi di etica sportiva”, ed io non ho intenzione di essere né immorale né lesivo). Però io lo invio lo stesso. E chi mi ama mi segua e ululi con me!

Questo il testo.

Cari atleti della squadra italiana. Vi siete allenati per anni nel tentativo di realizzare il sogno di una medaglia olimpica e sono sicuro che portereste in alto i colori del nostro Paese. Ma partecipando ai prossimi giochi, vi renderete, e purtroppo ci renderete tutti, complici del crimine mediatico di chi vi utilizzerà per mascherare da paese moderno ed evoluto un regime sanguinario e totalitarista. Lo stesso che opprime da decenni il Tibet e la Birmania. Con tutto il mio rispetto per il vostro impegno, i vostri sacrifici e la vostra professionalità, vi chiedo di rappresentare il nostro paese in modo diverso e più alto, e di rinunciare. Grazie

Saturday, December 08, 2007

Contrapposizioni pericolose

«Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85mila civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara imerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caca in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti. Va già meglio, vero? ».

Ci sono cascati tutti, devo dire. Luttazzi ha raggiunto il suo obiettivo sotto il naso disgustato di milioni di idioti tutti presi a deplorare queste sue parole al bar, in casa o magari sui giornali, dalle televisioni o sui blog. Merda, piscio, Ferrara nudo in una vasca da bagno. Ecchediamine! Ti pare a te che uno debba sentire queste porcherie dopo cena. Eppoi ci sono i bambini perdiana!
Già. Però gli 85.000 civili iracheni, i 3.900 soldati americani, quelli italiani, quelli inglesi e via dicendo. Quei numeri non hanno disgustato nessuno. Non hanno rovinato la cena a nessuno. Non hanno impressionato nessun bambino. Due situazioni, una di ordinaria oscenità presentata in contrapposizione ad un'altra, di straordinaria oscenità. E la massaia, l'impiegato, il pensionato e, ovviamente, il giornalista (specie se del 'Giornale' o di 'Libero') sobbalzano cattolicamente disgustati di fronte all'ordinario, ma tengono tranquillamente (e cattolicissimamente) una mano stretta sui coglioni di fronte allo straordinario.
Obiettivo raggiunto, bravo Luttazzi!
Solo non lasciamoci trasportare dall'entusiasmo del nostro antifascismo per questa ennesima 'epurazione', gridando alla censura. Forse stavolta la politica non c'entra niente. Le parole di Luttazzi sono state pesanti nei confronti di Ferrara (seppure un ipotetico Ferrara intelligente avrebbe capito la contrapposizione e forse non si sarebbe incazzato più di tanto), ma il 'peso' di quest'ultimo in quella televisione è comunque maggiore a quello di quelle parole. A me sa tanto di semplice vendetta personale.

Friday, December 07, 2007

La soluzione ultima

Esiste, non v’è dubbio, una relazione precisa tra l’attività della sfera intellettiva ed il bagno turco, o la sauna, seguite da doccia gelata. Le brusche variazioni di temperatura causate prima dal vapore bollente e poi dall’acqua della doccia, comportano, in caso di sopravvivenza, un aumento significativo dell’attività cardiaca, finalizzata al mantenimento omeostatico della temperatura corporea, che finisce col risvegliare attività neurali sopite, quando non stroncate da una giornata di lavoro. Il tutto, concentrato nei tre decimi di secondo che seguono il primo impatto dell’acqua ghiacciata sulla pelle e precedono le prime irripetibili bestemmie verso l’Altissimo. Vagonate di ossigeno vengono così riversate nel cervellino dell’incauto praticante che raggiunge in breve tempo una condizione a metà tra la sincope e l’illuminazione. Si arriva così a sperimentare quella rara condizione in cui le sfere dell’esistenza appaiono tutte perfettamente allineate, ed ogni cosa è chiara. Che geni erano gli antichi padri romani! E che stolti noi oggi, che abbiamo trascurato questa panacea rinvigorente, relegandola in poche palestrine di periferia dove al calore della pietra rovente non si fa mai seguire il gelo liquido dell’acqua. È stato proprio al termine di un’esperienza simile che oggi ho avuto l’idea per la soluzione ultima, quella che risolverà tutti i mali del nostro paese. Introdurre la sauna, impropriamente detta finlandese, obbligatoria per tutti i parlamentari. Tutti i giorni, prima di legiferare, dovranno sottoporsi a questa pratica eccelsa alle sei del mattino. Ma non per portarli a sperimentare quel senso di beatitudine cognitiva che coglie il tipico praticante medio, e che senz’altro consentirebbe una più degna amministrazione del paese. Bensì perché tra età, coca, mignotte, processi, discoteche e ristoranti, vuoi che un buon 95% non ce lo togliamo definitivamente dalle palle?

Monday, December 03, 2007

Giù il cappello

La quotidianità del dolore. Fatta di tante piccole cose che un tempo si potevano fare e poi, improvvisamente, diventano impossibili. Muoversi, mangiare, persino parlare e, forse, anche pensare in maniera lucida. Vivere con una persona per decenni ed accorgersi che questa, improvvisamente, non ti riconosce più, non sa più chi sei. Questo ha sperimentato Vitangelo Bini, vigile urbano in pensione di 77 anni. Per anni si è preso cura da solo della moglie malata di Alzheimer. L’ha vista sciogliersi in una malattia aggressiva che ne ha corroso la coscienza fino ad uno stadio terminale fatto solo di dolore e lamenti. Per anni sono andati insieme dentro e fuori dagli ospedali, cercando di lenire una condizione neurologica progressiva. Ed insieme sono rimasti fino alla fine, ieri, quando Vitangelo Bini è entrato nella corsia dell’ospedale di Prato dove la moglie Mara era ricoverata ed ha steso dei panni sul volto e sul petto della donna. Poi ha impugnato la sua pistola e l’ha uccisa sparandole alla testa ed al cuore. Erano sposati da 51 anni e, a detta di tutti, erano inseparabili. Curiosamente, questa notizia non trova molta eco in rete, nei siti dei giornali italiani. A fare una ricerca adesso per ‘Vitangelo Bini’ si trovano più link stranieri che italiani. In compenso, sul sito dell’Unità si legge “Su YouTube preservativo in tutte le lingue.”, mentre su quello del Corriere si legge “Auto nuove, via libera agli incentivi per la rottamazione anche nel 2008. E' evidente che non è argomento di cui si parli volentieri. O almeno così lo considerano i giornalisti nostrani. Invece se ne parla moltissimo nei giornali inglesi. Sia l’Independent che il Guardian affrontano l’argomento del ‘mercy killing’ e sottolineano la rigidità della Chiesa cattolica a riguardo, indipendentemente dalla condizione della persona che viene uccisa.

Non è facile comprendere la natura di un gesto del genere. Alcuni, in rete, parlano di coraggio, ma non è così. Piuttosto di amore e disperazione si dovrebbe parlare. L’amore per una persona con cui hai passato tutta la vita e la disperazione di quel dolore quotidiano, ogni giorno più forte, che non trova altro sfogo se non la realizzazione di una condizione ultima, irreversibile e terribile. La fine della speranza.

La ‘Legge’, le ‘Regole’ dicono: ‘colpevole!’. Ed infatti Vitangelo Bini è adesso in carcere in attesa di convalida dell’arresto da parte del magistrato. La Chiesa, quella stessa che straparla di ‘salvezza nella speranza’, senza spiegare né salvezza per chi, né speranza in cosa, dice: ‘assassino!’, e condannerà Vitangelo Bini alle fiamme dell’inferno, così come fece con Piergiorgio Welby.

Bè, ‘fanculo tutte e due. Il Papa come il giudice si tolgano il cappello davanti a quest’uomo, al suo amore ed alla sua disperazione.

Sunday, December 02, 2007

Sì tu già costì ritto Bonifazio?




http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/

Saturday, December 01, 2007

Favole italiane

C’era una volta il primo governo Prodi. Però quello campò poco, quindi diciamo: c’era una volta il primo governo D’Alema. Entusiasta per la sua nuova carica, il novello primo ministro italiano sentì la necessità di abbandonare il testa a testa con l’opposizione e di aprirsi ad essa come un benevolo fratello maggiore, quasi che berlusconi fosse un ‘compagno che ha sbagliato’. E nacque così la bicamerale, organo addetto al dialogo sulle riforme costituzionali, animato da sorrisi e larghe intese trasudanti vagonate di ‘volèmose bene’. Almeno, così appariva a noi, che improvvisamente ci sentimmo tutti parte di una specie di romanzo di Guareschi. Era tutto uno scambiarsi di complimenti reciproci, strette di mano e occhi lucidi. Non portò ad un cazzo, se non al fallimento del primo governo di centrosinistra ed alla rielezione dello psiconano il quale, coerentemente col suo stile va detto, iniziò a governare stracatafottendosene del centrosinistra, infilando una legge ad personam dopo l’altra, dribblando processi e condanne che manco Maradona ed, infine, moltiplicando entrate e ville in Sardegna che manco Gesù Cristo coi pani e coi pesci.
Poi, a Dio piacendo, anche il governo Berlusconi finì. Il centrosinistra si riunì intorno ad un programma elettorale blindato e tutti pensammo che, finalmente, avremmo avuto modo di mettere in pratica ciò che avevamo imparato dalla nostra prima esperienza. In molti eravamo già a tavola, la salvietta infilata nel colletto e le posate strette in pugno sulla tovaglia, aspettando che ci venissero servite le leggi sul conflitto d’interessi, sull’emittenza radiotelevisiva, sul falso in bilancio e via dicendo. La fame di legalità, dopo un digiuno durato 5 anni, stava per essere placata. Non più canzonacce su toghe rosse e giudici comunisti martellavano i nostri timpani, ma gli Inti Illimani e ‘Bella ciao’ ci accompagnarono al desco. E invece, ancora una volta non successe un cazzo. Un antipastino di liberalizzazioni ci distrasse un attimo giusto prima di vedere spuntare in tavola un cesto di frutta marcia indultata per l’occasione. Il programma elettorale si rivelò essere un falso menù in cui le tanto agognate portate erano state rimpiazzate da non meglio precisati ‘piatti del giorno’. Bufale per turisti ingenui che nascondono tramezzini fassiniani dietro nomi altisonanti.
E adesso, come se tutto questo già non bastasse a rovinare l’appetito, ci tocca anche vedere Uolter vestito da Peppone che va a caccia del Cavaliere in nome delle…indovinate un po’…riforme e larghe intese.
Alla fine, il redivivo D’Alema si presenta col conto, ed invece dell’usuale cioccolatino, accompagna la bolletta con un bigliettino che recita “Walter conosce il Cavaliere meglio di me”.

Come a dire ‘sei a stomaco vuoto ma non ti preoccupare, ci resterai ancora a lungo’.

Monday, November 26, 2007

Problema

Prendete tre capi di stato simmetrici. Chiamiamoli, chessò, Giorgio, Giuda e Maometto (manco a farlo apposta…). Giorgio è un idiota di potenza n, ignorante di tutto quanto sia estraneo al campionato nazionale di baseball ed esperto di progetti a lungo termine lasciati a metà (si veda ad esempio la funzione immaginaria della guerra in Iraq che tende ad infinito). Isolato nel suo stesso paese dalla cotangente di un parlamento avverso e responsabile di molteplici guerre il cui unico risultato è stato un’ipotenusa della madonna di morti civili e una mediana di film hollywoodiani, nel suo paese lo odia l’insieme A di tutti i cittadini tranne l’insieme B=(A-cinquecento milioni circa) di neoconservatori massoni ed un uomo di colore che indossa gonna e tacchi a spillo.
Giuda è uno sfigato fattoriale che esiste nell’insieme chiuso S di chi c’ha ragione perché l’ha detto Dio (derivabile in questo caso dalla sommatoria integrale delle contravvenzioni isrealiane alle risoluzioni ONU operate dal ’48 ad oggi). Nel suo paese interseca l’attività dirigenziale solo quando soddisfa i criteri che definiscono l’insieme dei cittadini con barba lunga, treccine e pispolo tagliuzzato.
Seppure le funzioni trigonometriche che definiscono la reale rappresentanza di Maometto sulla sua gente siano diverse, anche lui non parla che a nome di una metà della sua gente ed ha un potere decisionale da calcolarsi in base logaritmica. La vicinanza dell’insieme P che egli rappresenta con l’insieme S e con altri insiemi, solo parzialmente estranei al problema qui discusso, comporta infatti l’esistenza di una bisettrice mediterranea (la famosa bisettrice di Gaza) che giustifica l’esistenza di un altro insieme chiuso simile all’insieme S, ma in cui la derivazione di Dio è operabile solo contando il numero di morti palestinesi dal 1887 ad oggi.

Stante queste condizioni:

Quante probabilità esistono che Giorgio, Giuda e Maometto pervengano alla ‘Pace’ nel summit di Annapolis?

Svolgimento:

Thursday, November 22, 2007

Dormi Liù

Certe notti c'è bisogno di Stefano Benni...



Dorme la corriera
dorme la farfalla
dormono le mucche
nella stalla

il cane nel canile
il bimbo nel bimbile
il fuco nel fucile
e nella notte nera
dorme la pula
dentro la pantera

dormono i rappresentanti
nei motel dell'Esso
dormono negli Hilton
i cantanti di successo
dorme il barbone
dorme il vagone
dorme il contino
nel baldacchino
dorme a Betlemme
Gesù bambino
un po' di paglia
come cuscino
dorme Pilato
tutto agitato

dorme il bufalo
nella savana
e dorme il verme
nella banana
dorme il rondone
nel campanile
russa la seppia
sul'arenile
dorme il maiale
all'Hotel Nazionale
e sull'amaca
sta la lumaca
addormentata

dorme la mamma
dorme il figlio
dorme la lepre
dorme il coniglio
e sotto i camion
nelle autostazioni
dormono stretti
i copertoni

dormono i monti
dormono i mari
dorme quel porco
di Scandellari
che m'ha rubato
la mia Liù
per cui io solo
porcamadonna
non dormo più

Tuesday, November 20, 2007

Campagna OIPA 2007


Lo so, qualcuno adesso penserà che sia paradossale che un ricercatore, che spesso e volentieri lavora su animali vivi, si preoccupi di promuovere una campagna del genere. Molti considerano i ricercatori come me una sorta di assassini macellai, senza sapere di cosa parlano. Ma li lascio parlare per una volta e dico: se ve lo dice questo assassino macellaio che questa roba delle pellicce è veramente orribile, potete crederci!
Diffondete se potete.


Campagna OIPA 2007: “ACQUISTA IN MODO CONSAPEVOLE: BOICOTTA IL MERCATO DELLE PELLICCE”

E’ ora di dire BASTA con questi orridi bordi di pelliccia che infestano giacche, cappelli, guanti, stivali, indossati da gente che all’80% è ignara di quello che compra, di quello che indossa con tanta leggerezza, di ciò che contengono queste pellicce: le peggiori e inimmaginabili atrocità, compiute senza pietà su animali innocenti e indifesi. Sono cani, volpi, gatti, procioni e conigli gli animali che in questo momento in cui scrivo stanno scuoiando come si trattasse di oggetti! Loro soffrono come i nostri cani che abbiamo a casa, come i cani dei canili, come il gattino che vediamo impaurito per strada, sono animali che però soffrono 1000 volte tanto quello che soffre un cane in un canile, un gattino abbandonato, ma spesso il fatto di non averli fisicamente vicini ci fa mettere in secondo piano il tragico problema delle pellicce:

UNA VERA E PROPRIA EMERGENZA

che si consuma minuto dopo minuto, senza tregua

La gente DEVE SAPERE quello che succede agli animali che loro comprano confezionati e camuffati in un soffice e all’apparenza innocente bordo in pelliccia!!!!!! Chi si porta addosso queste pellicce indossa un prodotto vergognoso, indegno di una società civile.

DOBBIAMO FARE IN MODO CHE IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE ANCHE QUEST’ANNO VENGA A CONOSCENZA, IN MODO DIRETTO, SENZA GIRI DI PAROLE, E DI IMMAGINI, DELLA REALTA’. Per questo motivo è stato realizzato un manifestino, dove viene descritto ciò che succede agli animali da pelliccia. La cosa più semplice che si possa fare, che ognuno di noi, che non può tollerare l’esistenza di questo massacro gratuito, in cui gli animali sono equiparati a cose, che non può non impazzire vedendo i filmati di quello che gli fanno, a cui brucia il solo pensiero che queste cose stanno accadendo in questo istante, E’ ATTACCARE QUESTI MANIFESTI, OVUNQUE, IN OGNI SPAZIO, DI TEMPO, E DI LUOGO, DELLA NOSTRA GIORNATA! Lo dobbiamo agli animali, dobbiamo trovare la forza, il tempo e la costanza per far uscire questo materiale e metterlo davanti agli occhi di chi non sa. L’OIPA ha avviato la campagna 2007 “ACQUISTA IN MODO CONSAPEVOLE: BOICOTTA IL MERCATO DELLE PELLICCE”,



Monday, November 19, 2007

Starvin Marvin

Era da un po’ che le cazzate protoniche del Grande Ratzinger non visitavano questo blog. Un po’ troppo forse. Durante un’udienza tenuta con dei vescovi kenioti, il robottone tedesco ha sottolineato come l’AIDS sia spesso frutto di un concetto sbagliato di matrimonio, che sembra corrompere la virtù dei fedeli africani. La promiscuità e la poligamia sarebbero le bestie nere da combattere, per ritornare ai valori cattolici del sacro vincolo. “il popolo africano tiene in particolare considerazione l’istituzione del matrimonio e della vita familiare. L’amore devoto delle coppie cristiane sposate è una benedizione per il vostro popolo, espressione sacramentale dell’indissolubile patto tra Cristo e la sua Chiesa”. In pratica, l’AIDS non si combatte con la prevenzione (leggi preservativi), con l’informazione, con la ricerca e con l’accessibilità ai farmaci, ma con la statistica. Cioè, invece di scoparti venti donne, sposati e scopati solo tua moglie. Se ti dice culo che non è già infetta (ed in quelle regioni è davvero una questione di fortuna) sei a posto. Se poi hai dei dubbi, non scopare per niente che così ti avvicini di più a Dio. Subito dopo, il papen si è lanciato di nuovo in una delle sue ‘reprimenda’ sull’aborto. Mai giustificabile, crimine orrendo, rispetto della vita ecc. ecc.

Leggevo questo articolo sul sito del Corriere, e non ho potuto fare a meno di pensare al piccolo ‘affamato’ africano reso famoso dagli autori di Southpark: Starvin Marvin (letteralmente ‘Marvin che muore di fame’ appunto). Starvin Marvin vive in un villaggio africano di capanne fatte di paglia e merda ed abitato da persone che non mangiano mai perché non hanno niente da mangiare. Nel villaggio esiste una missione cattolica con una suora, alle dirette dipendenze di una ‘filantropa’ dalle fattezze del Lucasiano Jabba the Hutt. Questa suora raduna quotidianamente i poveri affamati e, invece che dargli da mangiare, gli propina bibbie (che tutti tentano subito di addentare) e lezioni di morale cattolica sulla castità e sulla sopportazione.

Verrebbe quindi da pensare che il Grande Ratzinger, in quanto manga giapponese, cominci a sentire sul collo il fiato dei più divertenti e dissacranti cartoni americani, ed abbia deciso di imitarne lo stile per recuperare. Come dire, se non puoi batterli, unisciti a loro. Va detto però, che mentre Southpark continua ad essere il cartone preferito da me (vedi l’avatar…non è un caso) e da molti altri, i raggi protonici e le alabarde spaziali del teutonico pontefice non riscuotono lo stesso successo. Chissà, sarà per via dell’animazione, degli effetti speciali o magari della colonna sonora.

Friday, November 16, 2007

Nessun popolo è illegale

Trovo sul Blog di Lia l'appello per questa petizione. Ne riporto il testo integrale:

To: Opinione pubblica Il triangolo nero
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne


"La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale. "

Thursday, November 15, 2007

Giovani fotografi crescono...male

Arrivano segnali inquietanti dai giovani. Inquietanti è dire poco. Il 31 ottobre scorso, una ragazza di sedici anni è morta in una autostazione di Modena, schiacciata sotto un autobus. Successe anche a me, tempo fa, di assistere ad una scena del genere. Protagonista ancora una volta una ragazza di quell’età, investita da un camion mentre viaggiava in motorino. E se ci ripenso ancora tremo, come iniziai a fare allora, dopo aver constatato il decesso di quella povera ragazza distesa sulla strada. E forse, qualcuno dei compagni che accompagnavano la ragazza di Modena avrà avuto la stessa reazione che ebbi io. Però altri no. Per alcuni di quei ragazzi, in quel momento, era più importante mettere mano al telefonino e filmare il corpo straziato della loro amica, per avere qualcosa di shockante da buttare in pasto alla rete. Ed io mi domando come sia possibile che l’immagine di un’amica, una conoscente o anche una sconosciuta, ridotta in quel modo, morta, possa attraversare l’anima di un adolescente senza lasciare traccia. Senza sconvolgere minimamente i sentimenti.

Tutti a sedici anni siamo stati un pò idioti, per carità. Ci siamo fatti beffe ed abbiamo riso di cose che divertenti non erano. È inevitabile credo. A quell’età non si pensa alla morte per fortuna, si è troppo impegnati a vivere. Ma qui la storia è diversa. Qui si intravede il rifiuto di quella vulnerabilità che ti porta a piangere di fronte alla tragedia, quando questa colpisce direttamente la tua esistenza. Un rifiuto volontario che non ha nulla a che vedere con quei meccanismi di autodifesa psicologica che normalmente vengono attivati per sopportare il dolore della perdita, ma che invece sembra dettato dallo scarso valore (nullo in verità) che viene riconosciuto alla vita di una ragazza da un suo coetaneo. Non si pensa alla tragedia. Non ci si chiede se avrà sofferto nel morire in quel modo. Non si pensa al fatto che, magari proprio mentre lei moriva, sua madre era in casa che preparava la colazione, ignara del dramma che l’aveva appena colpita. Tutto questo non conta. Molto più importante riprendere il tutto per farsi un nome in rete. Per emergere, per distinguersi dallo sfondo di varia umanità che popola il web. Migliaia di anni di letteratura, filosofia e pensiero umano, quand’anche non religioso, assassinati con un telefonino.

Il preside della scuola dove studiava Sara Hamid, questo il nome della giovane, parla di “agghiacciante degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti”. ‘Agghiacciante’ è proprio il termine che è venuto in mente anche a me nel leggere questa notizia.

Chi ha fatto scuola in questo senso? Certo, non è infrequente incontrare in qualche film lo stereotipo del cronista d’assalto pronto a farsi inquadrare dalle telecamere davanti alle scene più macabre, perché ‘la gente vuole sapere’. Né mancano i casi di ‘diritto di cronaca’ sbandierato a destra e a manca ogni volta che un tiggì ripropone scene di morte (in realtà a solo per amore di audience). Personalmente, mi sento di buttare nel mezzo anche le ‘provocazioni’ pseudo-artistiche di qualche fotografo di casa nostra. Il resto, probabilmente, è solo rincoglionimento precoce da grande fratello.

Monday, November 12, 2007

Il calcio italiano

Problemi in Italia ce ne sono, ci sono sempre stati e, temo, sempre ci saranno. Ma non si risolvono a mugugni, espressioni di disgusto o di rabbia o, peggio ancora, interrogazioni parlamentari. La giornata di ieri e stata innalzata agli onori della cronaca nazionale ed internazionale per le azioni di guerriglia scatenate da gruppi di persone inferocite per l’uccisione di Gabriele Sandri in un autogrill nei pressi di Arezzo. Era un tifoso della Lazio e, per cause ancora tutt’altro che chiare, è stato raggiunto da due proiettili durante una rissa scoppiata nell’area di parcheggio dell’autogrill di Badia al Pino. Ad esplodere i colpi, un agente di polizia accorso sul posto insieme ad altri colleghi per sedare la rissa. Non si sa come i due colpi siano stati esplosi. Non si sa perché. L’agente non era a conoscenza del fatto che la rissa fosse a sfondo ‘calcistico’, essendo scoppiata tra tifosi di squadre diverse. Né si capisce perché avrebbe dovuto saperlo. Non si sa nemmeno se Gabriele Sandri fosse o meno coinvolto in questa rissa. In altre parole non si sa niente o quasi di quanto è successo. Ciònondimeno, un esercito di coglioni incappucciati ieri ha devastato sia la zona dello stadio Olimpico di Roma che quella dello stadio di Bergamo, dove era in corso la partita tra Milan ed Atalanta. E, curiosamente, questo attacco vandalico ha visto, forse per la prima volta nella storia del calcio italiano, tifoserie decisamente opposte agire insieme, con una comunità di intenti totale e senza precedenti. E, ovviamente, subito tutti lì a puntare il dito con raccapriccio, verso questi poveri idioti. Come se fossero veramente tali. Pochi hanno menzionato il fatto che, da un paio di decenni a questa parte, movimenti di destra più che estrema hanno messo piede negli stadi, diretti da ambienti totalmente estranei al calcio ed alle tifoserie anche organizzate, ma che vedono nelle ‘curve’ il vivaio ideale dove far crescere rabbia e violenza in maniera inquadrata. Più di un cronista ha riportato come i movimenti dei teppisti durante le loro scorribande apparissero organizzati e finalizzati. E stupisce che, in quello che si vuole far passare come un generico moto di rabbia, siano andate in fumo solo un paio di macchine e di secchioni della nettezza urbana. Per come la vedo io, qualcuno deve essersi dato un bel da fare per prendere al balzo l’occasione della morte del povero Sandri. Aiutato in questo dalle assurde decisioni prese dalla federazione che, invece di sospendere tutte le partite, ha semplicemente ritardato il fischio di inizio di una decina di minuti e mandato in campo i giocatori con la solita fascetta nera, neanche fosse un gettone di presenza per la partecipazione ad un lutto che, inevitabilmente, è stato considerato oltraggiato, dopo i più drastici interventi presi ai tempi della morte di Raciti. Ed oggi tutti giù a mugugnare. A puntare il dito. A rabbrividire di fronte alle immagini di questa mini rivolta dei poveri. Mascherata da tifo calcistico. Fomentata da parole che ormai hanno perso ogni barlume di significato, come ‘onore’ o ‘fede’. Guidata da chi di queste parole ha fatto pane quotidiano per le menti di poveri imbelli abbrutiti che venerano l’ignoranza. Ieri, Mughini godeva nel dissertare di banalità assolute dagli studi televisivi.

Chiudere gli stadi non basta. Bisogna fermare tutto. Niente calcio fino a settembre 2008. e col nuovo campionato, il primo che rompe anche solo una vetrina si riblocca tutto fino all’anno successivo. E poi vediamo se anche le società non cominciano a rimboccarsi le maniche per lasciare questa mandria di coglioni fuori dagli stadi.


Vignetta by Gianfalco. Thanks

Thursday, November 08, 2007

Il Picciotto nel presepe

E Don Salvatore Lo Piccolo ascese al Monte Etna, e quivi ricevette la Sacra Formula per l’ammissione a Cosa Nostra e i Pizzini della Legge dalle mani di Don Vito Corleone in persona.

Come siamo fortunati. Nel nostro paese certi valori vengono ancora considerati come irrinunciabili. Altro che gli Stati Uniti, dove i mafiosi si danno ad alcool, droghe e puttane senza ritegno. Diciamocelo, da noi il mafioso è una brava persona! Rispettoso della famiglia, della moglie e dei figli. Ama il padre e fa una vita casta e retta. Non ruba (agli amici) non è bordellatore e rispetta le leggi (sue). Mi par di averlo davanti agli occhi quest’uomo, sfinito da interminabili giornate di estorsioni, omicidi, attentati. Tornare a casa e sedersi sul divano insieme ai figli, con la moglie premurosa che lo omaggia di aperitivo e noccioline carezzandogli affettuosamente la nuca, mentre lui teneramente intrattiene i pargoletti con lupare giocattolo ed il kit del piccolo dinamitardo. Felice di aver ancora una volta svolto il suo compito di capo famiglia, di aver assicurato alla moglie ed ai figli un futuro dignitoso. Un quadro commovente. Quale chiesa non vorrebbe fedeli così devoti ai sacri valori della famiglia? Altro che Pacs, DICO e coppie gay! Quale paese non vorrebbe governanti così retti e senza macchia? Altro che i nostri, sempre lì a drogarsi e a scopare a destra e a manca. Impariamo da questa gente perdio! Mettiamo un picciotto nel presepe questo Natale! Proponiamo il nostro Modello finalmente! La Morale Mafiosa! Esportiamolo nel mondo! Quel mondo così freddo e corrotto, dove la gente si ostina a voler seguire le regole del vivere democratico e civile. Quel mondo dove si vive credendo di essere liberi, ma poi ti arrestano vigliaccamente se decidi di riappropriarti del tuo spazio e dei tuoi diritti, gambizzando il ‘gentile’ che non ha voluto pagare omaggio alla tua protezione, ammazzando il figlio del ‘cunnuto’ che pretende di far sapere ai magistrati i dettagli della tua onesta attività di estorsione, crivellando il giudice blasfemo o il presule eretico che cercano con tutte le forze di contaminare il paradiso mafioso con la legalità pagana ed il lavoro.

Bruciamo infine un santino e pronunciamo la Sacra FormulaGiuro di essere fedele a Cosa Nostra. Se dovessi tradire le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine!” e ridiamo speranza a questo nostro bel paese. Per un nuovo miracolo italiano!

PS

Gianni Rodari mi perdonerà per il titolo...spero.

Wednesday, November 07, 2007

L'obbedienza della Chiesa

Qualcosa di strano sta succedendo in Calabria. Di strano e preoccupante. La ‘ndrangheta si ritrova sotto i riflettori da un po’ di tempo, e da un po’ di tempo, si fa il possibile per tentare di allontanare da quella terra le poche persone che tentano di contrastarla. Ne sono un esempio la ‘promozione’ del superprefetto Luigi de Sena, che ha lasciato Reggio Calabria per andare a fare il vicecapo della polizia, o l’avocazione dell’inchiesta Why not dalle mani del magistrato Luigi de Magistris. Adesso, nel silenzio più totale dei media, un altro personaggio che da lungo tempo si batte contro la criminalità organizzata, viene allontanato dalla regione e spedito a Campobasso. Si tratta di Giancarlo Maria Bregantini. Forse un nome che, ai più, non dirà niente. Tuttavia quest’uomo è molto famoso in Calabria (e non solo) per tutti gli sforzi che ha fatto per promuovere la dignità del lavoro tra i più poveri (e quindi più sensibili alle tentazioni del guadagno illecito) della punta d’Italia, in particolare nella locride. Sembrerebbe quindi un altro tentativo di allontanamento di un personaggio scomodo. Ma invece non è così ed il motivo è che Giancarlo Maria Bregantini è un vescovo, e chi vuole spedirlo a Campobasso non è un ministro, ma la Chiesa. Bregantini viene da tutti considerato un prete di ‘frontiera’. Nella diocesi di Locri-Gerace ha intrapreso diverse iniziative volte a dare lavoro ai giovani disoccupati della zona e questa cosa non è andata per niente a genio ai signorotti locali. Già il giorno del suo insediamento, si premurarono di fargli trovare un ordigno rudimentale sotto al palco da cui il vescovo ha salutato i fedeli per la prima volta. La comunità ‘Bonamico’, dedita alla coltivazione di frutti di bosco, ha visto svariati ettari di coltivazioni distrutti recentemente da mani ignote. È ovvio che si tratta di un uomo scomodo, come è ovvio che proprio per questo motivo, dovrebbe avere la possibilità di continuare ad operare in quella regione. Invece, il trasferimento sembra ormai certo. Uno dei collaboratori più stretti di Bregantini, Monsignor Piero Schirripa, decide di parlare senza peli sulla lingua: “Ad agire sono i poteri occulti a cui abbiamo pestato i piedi…Occorre trovare una soluzione. Bisogna trovare il modo di conciliare l'ubbidienza [alla chiesa] con le esigenze della nostra terra. In questi lunghi e difficili anni abbiamo combattuto massoni, poteri forti, 'ndrangheta, di tutto. Tutte le persone che abbiamo scomodato e vinto adesso si sono presi la rivincita”.

Loro, i preti di ‘frontiera’, devono obbedire alla Chiesa. E la Chiesa, nel prendere una decisione come questa, a chi obbedisce?

Sembrano chiederselo solo i giornalisti del Manifesto e del Giornale di Calabria. Tutti gli altri sono troppo impegnati a dar la caccia al rumeno.

Monday, November 05, 2007

Fra tanti baroni che avrei voluto sparissero...



"La mia partita migliore è stata la finale del '58 contro il Brasile";

"Ma signor Liedholm, avete perso 5 a 2!";

"Sì, ma io sono uscito sull'1 a 0 per noi"


Niels Liedholm

Valdemarsvik, 8 Ottobre 1922 - Cuccaro Monferrato, 5 Novembre 2007

Thursday, November 01, 2007

Riflessioni notturne pre-partenza

Domani il sottoscritto, insieme al suo prosopopeggiante avatar, se ne tornano in Italia per pochi giorni. I tanti finesettimana passati lavorando (tutti dalla fine di agosto in verità) cominciano a lasciare il segno. Quindi un finesettimana passato a mangiare come Cristo comanda (e a bere come Cristo comanda…il corpo e il sangue) è quello che ci vuole per tirare un po’ il fiato. Sa un po’ di escursione perlustrativa a dire il vero. La fine del contratto si avvicina ed il futuro è quanto mai incerto. Immagino di non avere nulla da invidiare a tanti miei coetanei sotto questo punto di vista. Roma mi accoglie sempre alla grande devo dire. Già fuori del terminal di Ciampino, il traffico ti salta subito alla gola. Lo shock, dopo anni passati nella quietissima Cambridge, è consistente, ma mi riabituo subito. I ‘green’ inglesi (odiosi per certi versi) lasciano il posto a pratacci ingrigiti dallo smog e costellati di immondizie varie. Le casette a due piani (attached, semi-detached, detached etc. tutte da 400.000 euro in su…come cazzo faranno a comprarsi casa gli inglesi…) con giardinetto e staccionata tipo Paperopoli, si ingigantiscono a cubo e diventano i condomini enormi della Tuscolana prima, del quartiere Appio poi, ed infine di casa mia. Harry Potter diventa improvvisamente Verdone. Il rigore ed il ‘fair-play’ anglosassoni subiscono una metamorfosi degna del miglior Dr. Jekyll e diventano il fatalismo e l’incazzosità tipici del luogo. Ci si sorprende a pensare che un tempo questo posto era casa. Cambiamenti che avvengono in due ore scarse di hostess low cost, turbolenze più o meno preoccupanti e vicini di posto sempre troppo silenziosi o troppo rompicoglioni. Sembra impossibile che un tempo così breve possa separare due realtà così diverse. Però è vero, come è vero che questa diversità non si sviluppa gradualmente viaggiando verso sud. Ma compare quasi all’improvviso, una volta varcate le Alpi. Certo, i paesi dell’Europa continentale sono diversi dalla Gran Bretagna, ma sono molto più simili ad essa, e tra di loro, di quanto non siano simili all’Italia.

Il che ci rende unici, credo. Solo che non sono sicuro che questo sia totalmente un bene.

Io amo i bambini, ma il prossimo che viene a bussarmi per dirmi ‘trick-or-treat’, a me che sto in mutande e canottiera proletaria, con la barba lunga e sfatto da una giornata di lavoro terminale ed una serata di ‘metti-a-posto-casa-prima-di-partire’, lo infilo nel forno. Acceso.

Tuesday, October 30, 2007

Antonio di Pietro e il G8

Antonio di Pietro è uno dei pochi politici che, con costanza, si confronta coi cittadini attraverso un blog degno di questo nome. Descrive nei suoi post le decisioni che prende come ministro e come segretario di un movimento politico e legge i commenti degli utenti. Di questo gli va reso atto. Aggiungo anche, a titolo personale, che trovo sia una delle persone più preparate e, perchè no, simpatiche che siedono in parlamento.
Oggi, insieme all'Italia dei Valori, ha bloccato l'attuazione della commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8. Una decisione impopolare che ha visto numerose proteste fiorire sul suo blog. Pronto è arrivato il post di spiegazioni del perchè una decisione del genere è stata presa. Lo riporto tal quale, con il commento che ho lasciato.

"Ho visto parecchi commenti sul mio blog, di cui molti negativi, sul fatto che Italia dei Valori non abbia dato il suo consenso alla Commissione d’inchiesta parlamentare per valutare i fatti del G8 di Genova del 2001.
Una premessa: siamo favorevoli ad una Commissione d’inchiesta su questo tema ma a condizione che si indaghi su tutti i fatti. Le questioni sono due: i comportamenti dei manifestanti e quelli della Polizia.
I no-global hanno sfilato per manifestare contro i potenti della Terra esercitando, legittimamente, un loro diritto. Alcuni, però, non si sono limitati a manifestare: hanno sfasciato vetrine, hanno incendiato macchine, hanno aggredito le forze dell’ordine. Una frangia di essi, quindi, ha commesso dei reati gravissimi per la quale la Procura della Repubblica e i giudici stanno procedendo, anzi hanno chiesto svariati anni di carcere. I fatti sono già accertati.
Cosi come è accertato, purtroppo e sotto certi aspetti ancora più grave, il fatto che le forze dell’ordine, per scoprire i colpevoli, non hanno fatto un’indagine di polizia giudiziaria nell’immediatezza, ma hanno rinchiuso alcune persone in una caserma e le hanno malmenate, provocando lesioni, comportandosi peggio degli altri.
Questa è una brutta pagina che merita un approfondimento innanzitutto in sede giudiziaria, e i giudici se ne stanno occupando: anche i poliziotti che sono accusati di aver commesso quei reati sono stati rinviati a giudizio.
Oggi, in Parlamento, cosa si voleva fare? Una commissione d’inchiesta limitatamente ai comportamenti della Polizia. Che Commissione d’inchiesta è questa?
Un’inchiesta sui fatti del G8 deve essere fatta tenendo conto dei comportamenti di tutti coloro che erano parti in causa; degli errori, degli abusi, delle omissioni e delle violenze commesse da tutti. Allora si può ricostruire una pagina di Storia secondo verità.
Ecco perché noi dell’Italia dei Valori non possiamo consentire che una commissione nasca con il fine di indagare solo su una parte dei fatti.
Ciò che abbiamo proposto è una Commissione d’inchiesta sugli abusi del diritto di manifestazione da parte di alcuni manifestanti - non di tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge -, e di alcuni poliziotti - non tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge. Vanno puniti coloro che hanno abusato della loro funzione.
Si deve ricercare la verità: un risultato falsato dall’origine non sarà mai positivo.
Mi dispiace che, ancora una volta, si riferisca solo la parte d’informazione che interessa.
L’Italia dei Valori non è contro la Commissione sul G8: è contro l’uso strumentale della Commissione."

Commento:

Con tutto il rispetto e la simpatia, ma queste sono cazzate belle e buone! Se la commissione d'inchiesta proposta era limitata all'operato delle forze dell'ordine è solo perchè è di quelle che il Parlamento deve occuparsi. Non dei manifestanti. Ai manifestanti violenti ci pensa la magistratura. Il parlamento deve preoccuparsi della polizia e degli interventi 'cileni' che ha compiuto perchè è dal Governo che dipendono le forze dell'ordine. I manifestanti invece no. Il parlamento deve preoccuparsi di allontanare dai quadri della polizia e dei carabinieri quegli elementi che hanno volutamente ed ingiustificatamente percosso, falsificato prove, aggredito. Il parlamento non può istituire commissioni d'inchiesta ogni volta che un teppista sfonda una vetrina. Ma deve (o dovrebbe) farlo ogni volta che elementi delle forze di polizia intervengono abusando del proprio potere. Lei si sta arrampicando sugli specchi in maniera vistosa ed ha appena impedito il compimento di uno dei pochi punti del programma politico (che anche lei dovrebbe aver firmato visto che fa parte della coalizione di governo) che stava, dopo lunga attesa, per essere attuato. La invito SENTITAMENTE a ricredersi ed a tornare sui suoi passi. Lo faccio perchè la conosco come persona intelligente.

Rimproveri reali

Inizia subito bene la visita del re saudita Abdullah al-Saud nel Regno Unito. Il suo primo discorso ufficiale, è stato un secco rimprovero al paese per non impegnarsi troppo nella sua lotta contro al terrorismo. Persino Robert Fisk, storico giornalista dell’Independent, normalmente calmo e pacato nel suo stile, s’è incazzato come una biglia. Del volto reale di quel paese ho già parlato nel post precedente. Qui mi chiedo, stante l’estrema vicinanza tra sauditi e talebani; stante il supporto che i sauditi hanno sempre dato all’Iraq (forniture militari e…chimiche) quando questo paese era in guerra con l’Iran; stante il puritanesimo estremo della dottrina Wahhabiya, a cui si ispira la monarchia saudita, e che viene espresso con l’interpretazione letterale della sharia, a che titolo parla il monarca saudita? Perché dovrebbe volere un maggiore impegno del Regno Unito contro il terrorismo? Certo, l’Arabia Saudita si è fatta portatrice di politiche ampiamente filooccidentali dal dopoguerra ad oggi. Ma come si conciliano queste politiche con le regole che governano la vita interna al paese? Decapitazioni, processi sommari, distruzione di tutto quanto sia rappresentativo di altre culture o religioni (i talebani che distrussero i Buddha di Bamiyan non agirono a caso, e non furono i primi ad operare una epurazione culturale del genere), pesante discriminazione nei confronti delle donne. Certo, come dice Fisk, non è certo di questo che si parlerà a Buckingham Palace in questi giorni. Con che faccia il monarca saudita viene a parlare di lotta al terrorismo in Europa quando i principi ispiratori del terrorismo stesso sono nati e prosperano nel suo paese? Ma soprattutto, perché gli viene consentito farlo?

Da buon complottista nato, vedo dietro tutta questa sfacciataggine, l’invio di segnali precisi all’occidente, solo che non riesco a decodificarli.

Monday, October 29, 2007

Sua Maestà il carnefice

Certi giornali hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Il che normalmente accade fuori dai confini nazionali del nostro belpaese. Non guardano in faccia nessuno, prendono la notizia e la riportano al meglio, commentandola in base a quella che è l’idea del giornalista e la sua visione del mondo. Approfondendola fintanto che è possibile, in maniera da non dover temere smentite. Niente ‘sentito dire’, niente slanci di emotività, niente toni epici da operetta. Niente ‘occhio della madre’ insomma. Sull’Independent di oggi, il titolo di prima pagina la dice lunga: “Un ospite reale di cui essere fieri?”

Accade che il Regno Unito, ed i suoi maggiori rappresentanti, hanno espressamente dichiarato la propria distanza da tutti quei paesi in cui la tortura, il non rispetto dei diritti umani, la dittatura, opprimono la popolazione, in particolare quella femminile. I vertici politici britannici, in particolare il premier Gordon Brown, hanno più volte rifiutato di partecipare ad eventi che vedessero coinvolti personaggi politici direttamente o indirettamente collegati o responsabili a violazioni dei diritti umani. poi oggi, la notizia che Abdullah al-Saud, re dell’Arabia Saudita, verrà in visita ufficiale in UK e non solo incontrerà i suddetti vertici politici del Regno, ma riceverà anche il ‘full red carpet treatment’. L’Arabia Saudita è stato bollato da Human Rights Watch come uno dei regimi più brutali del mondo. In particolare, le donne saudite vivono una condizione simile a quella dell’arresto permanente. Non possono uscire di casa da sole, non possono guidare, non possono fare niente senza la supervisione di un uomo, sia esso il marito, il padre o il figlio quindicenne. La condizione delle donne in Arabia Saudita è stata illustrata da una donna coraggiosa che riuscì a pubblicare un breve scritto su internet, prima che il suo sito venisse oscurato. L’Independent ne riporta uno stralcio che copio ed incollo:

Imagine being a woman, and being subject to harassment, beating, or murder, then when your picture is published in local newspapers, along with the criminals' in all their murderousness, there will still be those who ask if you, the victim, were veiled ... Imagine being a woman whose nose, arms, and legs are now broken by your husband, and when you submit a complaint to a judge saying: He beats me! He'd casually reply by saying: Yes? What else? ...

I vertici politici britannici si giustificano (sempre ‘distrattamente’) dicendo che l’Arabia Saudita sta compiendo un percorso di modernizzazione dei propri costumi, ma diverse organizzazioni riportano come questi cambiamenti siano semplicemente ‘cosmetici’, mentre nella realtà le cose non cambiano affatto.

La verità, afferma l’Independent, sta negli strettissimi rapporti di interdipendenza che esistono tra UK ed Arabia Saudita. I primi forniscono materiale bellico, i secondi ricambiano, ovviamente, col petrolio. ‘Addiction’ la chiama Johann Hari, autore dell’articolo. Dipendenza, come quella dei drogati. Ciò è vero per tutti i paesi occidentali temo, dato che l’Arabia Saudita controlla il 25% del mercato mondiale del petrolio.

La Regina (unica donna a cui è consentito incontrare il re saudita) e Gordon Brown omaggeranno il carnefice dentro Buckingham Palace per tutta la settimana.

Non avremo i loro giornali, ma in quanto a politici-banderuole anche l’UK non ha poi molto da insegnarci. Non quando entra in ballo il petrolio comunque.

L’articolo lo trovate qui.

Saturday, October 27, 2007

Il riflesso dello scarpone

Esiste un limitato numero di azioni, situazioni, frasi ed atteggiamenti che riescono davvero a mandarmi in bestia. Quando mi ci trovo davanti perdo letteralmente il controllo. Tipo vedere Emilio Fede in televisione. Si abbassa la mano, sfila lo scarpone e lo lancia contro il video automaticamente. È un riflesso spinale. Forse monosinaptico.

Il marine Mario Lozano è stato ritenuto ‘non processabile’ da un tribunale italiano per l’omicidio di Nicola Calipari in virtù di una non meglio identificata ‘assenza di giurisdizione’. Non è processabile perché è americano. Non è la prima volta che succede. Anzi. C’è da perdere le staffe solo per questo in verità. Ma quello che più mi fa incazzare è il contorno di ipocrisia servito da chi prima regala gentilmente questo ennesimo bagno di merda agli italiani e dopo cerca anche di convincerli che invece è profumatissimo bagnoschiuma. Siamo servi Cioè, siamo governati da servi. Il che fa di noi degli schiavi. Facce di bronzo temprato al fuoco del più totale disprezzo per ogni forma di appartenenza ad un paese compaiono in televisione ed osano rivolgere alla vedova di Calipari dopo il proscioglimento dell’assassino del marito parole come ‘non dimenticheremo’, quando invece la sola cosa che vogliono è proprio dimenticare, ed al più presto. Oppure ardiscono disquisire affettatamente su questa ‘carenza’ del nostro codice. L’importante è comparire in tivvù ed affermare che ci ‘dispiace tanto’. Quasi che il tubo catodico potesse in qualche modo battezzare l’ennesima sequela di cazzate innalzandole a verità assoluta e risolvendo il problema del nostro dispiacere. Quello che non capisco è per chi questo teatrino viene messo in atto. Tutti in Italia sanno come stanno le cose. Lo sanno perché, verrebbe da dire ‘sfortunatamente’, i prodi marines non sono riusciti ad ammazzarli tutti. Avevano probabilmente a disposizione un numero limitato di colpi da sparare, per rimanere nel limite dell’incidente plausibile, e non sono riusciti a portare a termine il compito che gli era stato assegnato. E questi superstiti hanno detto, hanno raccontato, hanno descritto. Che l’auto procedeva a velocità contenuta (cosa che è stata verificata nonostante la riluttanza degli americani a fornire l’auto), che si è fermata a distanza di sicurezza (cosa che è stata verificata nonostante i tentativi di inquinamento della scena del crimine) e via dicendo. Lo sappiamo tutti, così come sappiamo che la non giudicabilità di Lozano altro non è se non il risultato dell’infame Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, che ci vuole come persone di serie B di fronte ad un militare americano, sia all’estero che in casa nostra. Eppure, nonostante l’evidenza dei fatti, qualcuno sente sempre il bisogno di apparire in televisione con l’arroganza di chi crede di poterti convincere che Cristo è morto dal freddo.

Non basta il fatto che un italiano, coraggioso ed onesto, sia stato ammazzato come un criminale mentre tentava la più nobile delle imprese, ovvero salvare la vita di qualcuno. Non basta che il suo assassino abbia avuto la faccia tosta di andare in televisione a dire che la vera vittima è lui, mentre la Sgrena ci ha guadagnato perché ci ha scritto un libro. Non basta che adesso questo vigliacco se la stia spassando a casa sua, magari insieme a quel Richard Ashby, responsabile dei 19 morti del Cermis. Tutto questo non basta. Dobbiamo anche sorbirci le cazzate di chi cerca di convincerci che tutto questo è anche normale. Ed io sto per finire gli scarponi.

Thursday, October 25, 2007

La vita in metri quadri

Da qualche anno a questa parte, più o meno da quando ho iniziato a lavorare, ho un sogno. Un vecchio casale in cima ad una collina che si affaccia sul lago di Bolsena, con un po’ di terra intorno ed una vista da mozzare il fiato. Me lo sogno la notte ed immagino la mia ‘terza età’ passata in questo casale. Vado oltre con la fantasia ed immagino anche una moglie e dei figli. Quando proprio eccedo, immagino anche la pensione, ma accade raramente. Questo casale è stato venduto e ristrutturato di recente e presto diventerà uno dei mille agriturismi che popolano l’alta tuscia. Pazienza. Non tutti sanno come far avverare i propri sogni. Però qualcuno ci riesce. Aldo Bianzino, 44 anni, piemontese, ha avuto nella sua vita una grossa fortuna ed una grossa sfortuna al tempo stesso. Ex- militante di Lotta Continua, passati gli anni dell’attivismo abbracciò la filosofia e lo stile di vita Hare Krishna e si ritirò in un casale perso nella bellissima e floridissima campagna dell’entroterra umbro, vicino Città di Castello. Un casale proprio come quello che sogno io. O per lo meno, mi piace pensarlo così, dato che non l’ho mai visto. Aldo Bianzino viveva secondo quella che era la sua nuova filosofia, un po’ isolato dal resto del mondo ma con molti amici ed insieme alla compagna ed ai tre figli. Questa è stata la sua grande fortuna. Una fortuna che si è interrotta il 12 ottobre scorso, quando uno squadrone di eroici componenti delle forze dell’ordine ha fatto coraggiosamente irruzione nel suo piccolo paradiso in terra e, insieme alla moglie, lo ha portato in carcere. All’entrata del carcere, i due sono stati separati ed isolati nelle celle normalmente riservate alle persone in attesa di convalida dell’arresto da parte del magistrato. Aldo Bianzino era solo in cella. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino viene ritrovato morto nella stessa cella in cui era stato confinato. L’autorità carceraria si affretta ad etichettare il decesso come dovuto ad arresto cardiaco. L’autopsia smentisce ed evidenzia lesioni multiple al cervello ed al fegato, in totale assenza di ematomi o contusioni superficiali di alcun tipo. Vengono interpellati due esperti di anatomia patologica ed entrambi giungono alla conclusione che lesioni di quel tipo non possono essere provocate accidentalmente (ad esempio cadendo dal letto) ma possono solamente essere inferte volontariamente, ad esempio colpendo la vittima con un bastone coperto di stracci bagnati. Un ‘codice rosso’ in piena regola, come lo definiscono su ‘Lettera 22, uno delle poche voci che ha parlato di questo fatto insieme al Manifesto. Ora sarebbe fin troppo scontato concludere che questa sia stata la più grande sfortuna di Aldo Bianzino. Ma non è così. La più grande sfortuna di Aldo Bianzino è stata quella di vivere in questo paese. Dove il potere punitivo di polizia si manifesta invariabilmente sul più debole, mentre scodinzola allegro sotto i buffetti affettuosi del più forte. Dove l’ignoranza e l’ottundimento da ‘grande fratello’ di tanta parte della popolazione foraggiano la disinformazione e l’arroganza della casta politica. Dove poche perle di menzogna piazzate abilmente nei punti giusti condizionano la vita di tutti da decenni, senza che nessuno osi metterle in discussione, anche quando diventano palesi in maniera imbarazzante. Aldo Bianzino è stato arrestato, ed è morto, perché nel suo casale sono state trovate un centinaio di piantine di cannabis. Meno di tre metri quadrati di terra coltivata.

Tuesday, October 23, 2007

Quelli che non ne va bene una

Capita di leggerne davvero di strane alle volte sui giornali. A Milano, un rapinatore entra in un negozio con una pistola in mano e reclama l’incasso. Ma la commessa, una donna di 35 anni incinta, si sente mancare e sta per svenire. Il rapinatore la sorregge, la aiuta a sedersi e le dice “stai tranquilla, adesso io me ne vado e non ti tocco neppure”. E se ne va senza prendere un centesimo. Ora io ce l’ho messa tutta per non ridere, ma non ci sono riuscito. Non che sia ridicolo quello che ha fatto il rapinatore, anzi. Ma mi sono messo nei suoi panni, o almeno ci ho provato. E mi sono immaginato senza una lira, disperato al punto da tentare una rapina. Provare a farne una (magari per la prima volta nella mia vita) e trovarmi in una situazione del genere. È o non è il massimo della sfiga? Per lo meno per qualcuno dotato di sufficiente sensibilità da intenerirsi di fronte ad una donna incinta. E così me lo immagino allontanarsi dal negozio, con le mani in tasca e sopra la testa un ‘balloon’ da fumetto con dentro uno scarabocchio nero.

I carabinieri si sono messi sulle sue tracce. Io spero che non lo trovino, ad essere sinceri.

Monday, October 22, 2007

Salviamo il pianeta

Dal sito de ‘L’Unità’:

Questa volta non si tratta di semplici indiscrezioni, ma è l’Udeur che minaccia di non votare la Finanziaria. «Se non ci sarà un chiarimento è tutto inutile quello che stiamo facendo – ha dichiarato lunedì il capogruppo dell’Udeur al Senato, Tommaso Barbato – ci sono troppi pappagalli in giro. O c'è chiarezza o l'Udeur non ci sta: se gli facciamo schifo – ha concluso – noi ce ne andiamo e non ci sono problemi». Ma il problema c’è, è che Mastella è sotto tiro da settimane: si è fatto il suo nome quando si discute di sicurezza perché è lui il ministro della Giustizia che ha firmato l’indulto, si è parlato di Mastella nella polemica sui costi della politica dopo che insieme al figlio ha approfittato di un viaggio con un aereo di Stato, infine, oggi, il leader dell’Udeur è sotto accusa per la richiesta di trasferimento del pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, che indaga sui rapporti illeciti tra politici e imprenditori. (…) Il chiarimento che Mastella e i suoi vorrebbero, è soprattutto quello del ministro Antonio Di Pietro che domenica è arrivato a chiedere al presidente del Consiglio di «valutare se sia opportuno» che il leader dell'Udeur resti al suo posto, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’inchiesta Why Not.

In altre parole, oltre al ‘sì’ anche il ‘sissignore’. Non solo il nostro invidiatissimo ministro di Grazia e Giustizia sta oltrepassando anche i sogni erotici più spinti del nostro precedente Presidente del Consiglio, scarcerando, approfittando, avocando. Ma pretende anche di farlo e di ricevere gli omaggi del resto del Governo per questo. Pena, cade il governo perché ‘Mastella se ne va’…

E VATTENE!!!

Quando Rifondazione fece cadere il primo governo Prodi, in virtù del fatto che i patti di desistenza pre-elettorali non erano stati rispettati (bei tempi), tutti si affrettarono a buttare la croce addosso a Bertinotti, chiamandolo responsabile di infiniti (ed indefiniti) malanni per l’Italia (il posto di Prodi venne preso da d’Alema). Adesso invece non si riesce a leggere una riga di biasimo che è una nei confronti di questo...di questo...CO£$%&NE che tiene in scacco tutta la maggioranza per favorire eserciti di compagni di merende, a destra e a sinistra. Al contrario è tutto un esprimere solidarietà nei confronti del ministro che è arrivato a dire che aspetta il giudizio della magistratura con ‘serenità’ e che l’avocazione dell’idagine dalle mani di de Magistris non comporta l’interruzione dell’iter giudiziario. In altre parole, i magistrati devono essere intercambiabili e quello che stava facendo de Magistris potrà farlo qualcun altro. Mi pare di averla già sentita questa, qualche anno fa…in Sicilia

Non lo sopporto più

DEMASTELLIZZIAMO IL PIANETA!

È un appello ambientalista più che altro.

Saturday, October 20, 2007

Il Govelno Plodi

Riccardo Levi ed il suo ddl nazi-cinese sulla SCHEDATURA dei blog (a pagamento). Schedatura che comporta non solo oneri burocratici ed economici per l’iscrizione in questo famoso registro, ma anche legali, dal momento che il blogger finirebbe per diventare legalmente responsabile di tutto quanto appare sul suo blog, commenti inclusi. Oggi il ministro Gentiloni, quello che crede che spostare rete 4 sul satellite significhi mandare in orbita Emilio Fede e pertanto legifera in materia insieme alla NASA, afferma che i blog non verranno toccati dal ddl Levi sull’editoria e che il testo di quel ddl verrà emendato in parlamento per restringere gli obblighi di iscrizione al registro, ai soli giornali online (il che significa che probabilmente il blog di Grillo non verrà risparmiato). Prima di leggere queste affermazioni, ero incazzato come un bradipo a cui avessero tagliato l’unico albero nel raggio di 30 km. Mi ripetevo che nemmeno Berlusconi era mai arrivato a tanto e che solo nella peggiore delle dittature si sarebbe potuto pensare di assistere ad una roba del genere. E facevo paralleli mentali tra l’Italia e la Cina, dove l’accesso a determinati siti internet, con il benestare dei principali motori di ricerca internazionali, è ristretto o impedito. Ma proprio pensando a questo esempio mi è saltato agli occhi un paradosso. In Cina i siti vengono oscurati e basta. Qui si chiede una ‘registrazione’. Una registrazione di cosa? Mettiamo che sia possibile considerare un blog come un giornale quotidiano. Per essere iscritto in un registro nazionale, questo giornale deve essere pubblicato in Italia. Non mi risulta che l’Herald Tribune o l’Independent si preoccupino più di tanto del ddl Levi infatti. Questo, teoricamente, danneggerebbe tutti i blogger che scrivono su un dominio .it (vedi il ‘cannocchiale’ ad esempio). E tutti gli altri? Blogspot, splinder, wordpress e via dicendo, non sono domini italiani. Non sono in Italia. A che titolo il Governo italiano chiederebbe una registrazione (a pagamento) per dei giornali che vengono pubblicati da un editore straniero? Forse che è sufficiente che il giornale sia in italiano?

Non sono ancora riuscito a leggere il testo del ddl. E devo dire che le parole di Gentiloni (ma anche di altri) non mi rassicurano per niente. Soprattutto se si considera l’intransigenza e la sicumera di Levi. In più di un’occasione le rassicurazioni di questo governo sono state seguite da sonore bastonate. Senza contare che l’approvazione di un ddl del genere segnerebbe la fine del consenso per questo governo e farebbe la felicità dell’opposizione che potrebbe pertanto decidere di votarlo all’unanimità. Perciò, nel dubbio, io prima aderisco alla campagna lanciata da Gianfalco, poi mi ‘candido’ e dico ai blogger che mi conoscono:

"Hai un blog ma questa massa di cialtroni criminali che TI governano non ti permette di usarlo? Manda a me i tuoi post…LI PUBBLICO IO!!!" Io nemmeno ci abito più in Italia. Sono ufficialmente residente nel Regno Unito dove un ddl del genere non verrebbe presentato nemmeno sotto tortura!!! Come si dice…fatta la legge nazi-cinese, trovato l’inganno.

Friday, October 19, 2007

La sveglia delle incertezze

Per lungo tempo, da che ho iniziato a lavorare, mi sono chiesto come possa essere stato possibile che mio padre, con il solo suo stipendio, sia riuscito non solo a comperare una casa, a pagare un mutuo, ma anche a mantenere tutta la famiglia, a pagare gli studi dei figli, fino al livello universitario e, tutto sommato, a non farci mai mancare niente neanche del superfluo. Certo, qualche aiuto da fuori è arrivato anche per lui immagino. Però mi è sempre rimasta l’idea che in qualche modo una cosa del genere conservasse un minimo di eccezionalità. In qualche modo, lavorando e rendendomi conto della precarietà del mio lavoro, ho sempre pensato che, prima o poi, quella famosa stabilità sarebbe arrivata, magari insieme ad una casa e ad una pensione. Una forma di sicurezza indotta da un ambito familiare in cui seri problemi, sotto questo punto di vista, non sono mai esistiti. O comunque io non ne ho mai avuto sentore. Che farei se invece questo sogno (perché è ovviamente di questo che si tratta) dovesse infrangersi? Se dovessi ritrovarmi avanti con gli anni senza lavoro e senza casa, e magari con una famiglia e dei figli a carico, ed un mutuo da pagare? Uno dei tanti pseudo-liberisti di oggi mi consiglierebbe probabilmente di attivare un’assicurazione privata. La verità è che in una condizione del genere, la disperazione che si sente deve essere assoluta. E così deve essersi sentito Giuliano P., marito, padre di una bambina di 6 anni, operaio. La moglie, precaria, perde il posto e lui realizza che con il suo solo stipendio, non riuscirà a fare quello che, solo una generazione fa, era considerato la norma. Pagare una casa e mantenere una famiglia. E si uccide, impiccandosi nella fabbrica in cui lavora. Si uccide per non dover più vedere lo spettro che ha davanti agli occhi. Quello della strada, per lui e per la sua famiglia.

Cosa c’è dietro questa tragedia? Non c’è solo la disperazione della sfortuna, ci sono anche delle responsabilità precise secondo me. E queste fanno capo al sistema del precariato italiano ovviamente, ma anche al sistema bancario. È ormai un luogo comune dire che le banche prestano i soldi solo a chi ce li ha già e non a chi ne ha bisogno. Ma le cose, volendo, possono essere anche peggio di così, laddove chi i soldi li ha, non ha bisogno di pagare per comprare una casa, perché gli viene ceduta per quattro lire, magari nel centro storico. Basta essere parlamentare no?

La morte di Giuliano è una sveglia tremenda. Per me sicuramente. Una sveglia che dimostra chiaramente che la povertà, nel nostro paese, è dietro l’angolo. Che anche a 43 anni, si può essere costretti a vivere senza certezze. Nonostante i falsi buoni propositi di vecchi politici con il vestitino nuovo o di pontefici ciarlatani che gridano ‘al lupo’ tenendo a malapena nascoste la coda e le orecchie sotto l’abito e la papalina.