Tuesday, September 14, 2010

Catozzandro's


Chiuso il sipario sul Festival del cinema di Venezia, il commento finale del nostro personalissimo inviato speciale, unitamente alla nutrita lista delle sue recensioni, offre all'incauto lettore di questo blog una panoramica completa sugli alti e bassi che la prode critica cinematografica ha osservato nella città del felino transgenico.
Non spingete.



"Quentin è una persona seria e sceglierà il migliore". Così replica Monte Hellman, colui che scoprì il primo Tarantino, a chi gli chiede conto di un possibile conflitto di interessi all'alba del verdetto finale.
E chissà se avrà saputo però che il regista de "Le iene" (da lui prodotto) in realtà ha lasciato la sala a metà proiezione del suo particolare ma non eccezionale "Road to nowhere".
Del resto anche le risate e gli schiamazzi durante la proiezione di "Balada triste" dello spagnolo Alex De la Iglesia sembravano attestare l'apprezzamento sincero del presidente della giuria, così come la devozione dimostrata al suo adorato Takashi Miike e alla doppia visione che pare abbia concesso al classico e sontuoso (ma per noi mortali un po' noioso) "13 assasins".
Ebbene tutto ciò non ha impedito che l'assegnazione del Leone d'oro andasse invece a "Somewhere", un film ben poco affine al suo gusto pulp eppure evidentemente, con un appeal tutto speciale.
Davanti alla sempre sofisticata regia della sua ex fidanzata poco hanno potuto le gesta dei tristi e folli clown del circo spagnolo (Leone d'Argento) o tutto il sangue di quei samurai avvelenati nel Giappone feudale, nè ha sconvolto più di tanto la storia della Venere nera, considerata a grave torto non meritevole neanche di Coppa Volpi e premi secondari.
Grave occasione mancata infatti, quella di negare il premio come migliore interprete femminile alla straordinaria Yahima Torres, interprete tragica e sincera della terribile storia raccontata nel film di Kechiche. Forse troppo disturbante per non essere ignorata da chi ha voluto privare ancora una volta di un meritato riconoscimento un regista così impegnato e militante.
Riscatto parziale per la più "pura" delle pellicole in concorso, quella diretta dal grande Jerzy Skolimoswki sulla cui alta qualità abbiamo già scritto, e che si consola con il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi a un eccellente Vincent Gallo che non ha ritirato il premio scegliendo di restare mimetizzato tra il pubblico.
Personaggio sui generis, ma indubbiamente uno degli artisti più coerenti della settima arte sebbene il suo film da regista abbia fatto acqua da tutte le parti. Non a caso le sue erano "Promises written in water".
Sinceramente deludente invece la decisione di premiare Ariane Labed, la protagonista di quel film inspiegabilmente in concorso dal titolo "Attenbergh" che più che una riflessione sulla natura animale(sca) dell'uomo fa riflettere su quanti danni possa creare la visione reiterata dei documentari del povero Sir David Attenborough, ispiratore del titolo e delle "perversioni" (che poi perversioni non sono) della protagonista.
Non sprecheremo una parola su quanto sia stato "il festival di Tarantino" e su quanto giusto o sbagliato possa essere il verdetto, né ci interessa granchè notare che la Coppola molto tempo prima di figliare con il solista dei Phoenix se la intendesse con il presidente della giuria che le ha assegnato il Leone d'oro.
E'così che evidentemente doveva andare. Punto.
La polemica sul "trattamento ingiusto" ricevuto dalle pellicole italiane completamente ignorate, beh quella proprio la lasciamo a chi è ancora fermo all'epoca del Gattopardo quando tutto doveva cambiare perché nulla cambi.
Ci preme piuttosto ricordare che il Cinema non è fatto per i premi, non si presta alla negoziazione né alla competizione, non è nella sua natura. E' fatto per la visione, per riempire gli occhi e annebbiare la mente.
Pare che una volta il giurato Renoir si rifiutò di assegnare premi perché "ogni film è espressione di un'individualità", provocando le furie del direttore del festival e mettendo in difficoltà l'intera giuria.
Altri tempi, altre menti, altro ardire, altro coraggio.
Tragica coincidenza chiudere il sipario sul Lido con queste parole proprio nel giorno in cui ci lascia Claude Chabrol.
Forse è davvero il momento di spegnere i riflettori e di riporre nei ripostigli della Serenissima i leoni di polistirolo.
Tocca custodirli bene. Potrebbero rimanerci solo quelli.


Film recensiti su MP news:

2 comments:

digito ergo sum said...

olé olé, catozzandro's olé

elenissima, se ci sei!!!

Elena said...

ciao germanissimo, sei sempre carinissimo :)
approfitto per ringraziare sentitamente alessandro.