Thursday, April 26, 2007

Il 25 aprile sottosopra


Mi ricordo una delle manifestazioni a cui ho partecipato il 25 aprile. Era nel 1994 e Berlusconi era da poco al governo per la prima volta. Fu una bella manifestazione. Tanta gente che sfilò per il centro di Roma. Una cosa però mi colpì in maniera particolare. Una decina di persone, uomini e donne, che ho incontrato lungo il corteo. Camminavano isolati gli uni dagli altri, non in gruppo. Le donne con un fazzoletto rosso al collo, gli uomini chi con il basco, chi con un cappello da alpino, chi con un semplice berretto militare. Ma tutti con gli occhi rossi, tutti molto vecchi. Erano partigiani. Alcuni portavano spille, medaglie o distintivi sulla giacca. Ricordo come camminassero quasi tra l’indifferenza del corteo. Solo in pochi ci siamo avvicinati per stringergli la mano, per abbracciarli e ringraziarli. Erano tutti molto tristi. Tristi ed avviliti per aver dovuto assistere a qualcosa che, in quegli anni di scelte radicali e di resistenza, in quegli anni di vittoria, mai avrebbero immaginato. Il ritorno di tutto ciò contro cui avevano combattuto, nelle camere del potere come nelle strade. Calpestare il più debole per esaltare il più forte dagli studi di un reality show. La morte della solidarietà sociale e civile tra le pieghe della minigonna di una soubrette analfabeta. Il diritto al lavoro, alla pensione, alla sanità, all’istruzione mischiati nella trousse per il trucco e spalmati sul viso di un presentatore o di un politico. Forse loro tutte queste cose già riuscivano a vederle chiaramente. Noi le percepivamo solamente. Come avrebbe potuto essere altrimenti? Loro invece sembravano ben consapevoli del declino, nemmeno tanto lento, che stava per cominciare. Erano tutti molto vecchi.
Oggi a Milano si è tenuta una manifestazione simile a quella. Dopo aver sfilato, il corteo ha raggiunto piazza del Duomo dove da un palco ha cominciato a parlare il nuovo sindaco di quella città, Letizia Moratti. Ha parlato di riconoscenza verso la ‘resistenza operaia’; di “centinaia di migliaia di partigiani e militari deportati” ed anche di chi “si è battuto nella Resistenza e poi nella vita della Repubblica per garantire a noi, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli quei beni, quei valori di cui da allora godiamo”. Avrei voluto chiederle, alla signora Moratti, che passino i ‘beni’, che oggi abbiamo e allora non avevamo, ma i valori? Quali dovrebbero essere questi valori che abbiamo oggi? Meglio ancora, quali sono i valori che LEI ha oggi? Allora c’erano i valori che tanto abilmente pochi uomini sono riusciti a racchiudere nella nostra Costituzione. Uguaglianza, giustizia, libertà, solidarietà. E diritti garantiti per tutti. Sono questi i suoi valori signora Moratti? E da quando? Da quando ha lavorato come ministro nel governo di uno degli uomini più ricchi ed inquisiti del pianeta? O da quando è stata eletta anche coi voti di chi ancora oggi si ostina a voler ‘alzare il braccio’? O magari da quando ha letteralmente massacrato, e non solo a dire degli studenti ma anche dei docenti, il sistema universitario italiano? Forse se molte persone oggi l’hanno contestata non è perché fossero tutti del Milan.
Ma tant’è, il mondo è bello perché è vario e se da un lato la Moratti si riscopre curiosamente più socialista di quanto avessimo immaginato, dall’altro in molti contestano un Bertinotti che, forse senza rendersene conto, lo sembra sempre di meno. Gruppi provenienti da un centro sociale, credo che il tutto sia accaduto a Genova, hanno innalzato uno striscione con su scritto ‘Berty-not in my name’ durante l’intervento del Presidente della Camera. Contesto il metodo, ma mi riesce difficile non condividere il disappunto di chi, come me, vedeva nel segretario di Rifondazione un convinto pacifista in opposizione alla dilagante moda del militarismo pret-a-porter.
Verrebbe quindi da chiedersi se lo stato attuale delle cose non sia quantomeno confuso. Mi domando se quei partigiani di cui parlavo prima avessero previsto anche capovolgimenti come questi. Ma forse il dato importante che emerge da tutta questa storia è un altro. Se tanta gente riesce ancora ad individuare, tra le righe dei discorsi di queste persone la retorica, le frasi di circostanza e di comodo, la falsità ogni volta che parlano del 25 aprile, allora significa che il messaggio che ci arriva da quel giorno del 1945 ancora ce lo portiamo dentro ben chiaro.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione
Pietro Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955.

PS
La foto ritrae un gruppo di partigiani in val di Susa che trovai tempo fa su internet. Tra essi, purtroppo non meglio identificabile, il Comandante Alessandro Ciamei, nome di battaglia ‘Falco’. Dubito che, anche alla lontana, possa esserci qualche parentela…però non nego che mi piacerebbe!

7 comments:

Lesandro said...

correzione: anche bertinotti era a Milano insieme alla Moratti.

cinema and cigarettes said...

Ieri sera, ho spento la televisione perchè dei TG non ne potevo più. La manifestazione di ieri mi è sembrata uguale a tutte le altre, baldoria e toni esasperati. Sembrava facessero le gare, a chi si notava di più.
Bisognerebbe semplicemente disertare i comizi dei politici, e lasciarli soli. Poi deviare i cortei in altri luoghi, e da lì festeggiare La Resistenza. Sarebbe già una notizia, sarebbe il 25 Aprile.

Gery Palazzotto said...

In fondo Napolitano ha riscattato la giornata andando lì dove Calamandrei indicava.

Leonardo said...

...per me ieri era un giorno di lutto...
La fine del periodo più florido che L'Italia abbia mai avuto (a parte l'Impero di ROMA antica)

Lesandro said...

Nel qual caso sarebbe quantomeno sorprendente che così tanta gente abbia sentito il bisogno irrinunciabile di darsi alla macchia per cercare di cambiarlo quel periodo che secondo te era così florido per tutti.
Ti invito a riflettere solo su un punto. Se ci fossimo ancora in quel periodo così florido, io non potrei scrivere quello che scrivo sul mio blog, e tu non potresti commentarlo.
Allora, facciamo a cambio?

Leonardo said...

...e magari la politica estera non sarebbe assurda come è adesso... e magari non saremmo schiavi, succubi e appassionati dell'America...e si potrebbe dormire a casa propria lasciando la porta spalancata.. e non si sentirebbero tante stronzate in televisione. Non dico che fosse tutto rose e fiori, ma adesso mi rompe che molti credano di vivere nel regno della fratellanza e del benessere(e poi siamo tutti stressati)

Lesandro said...

Certo, molte delle cose che dici posso accettarle, ma ciònonostante continuo a dire che non saremmo liberi. Poi magari non lo siamo nemmeno adesso per molti versi. Moltissimi secondo me. Rimane però il fatto che in quegli anni molte persone hanno combattuto e sono morte per contrastare quella mancanza di libertà. E di certo non su indicazione di questo o di quel partito. C'erano tutti, i comunisti, come i socialisti, come i democristiani e via dicendo. E' stato il classico moto popolare. Che poi quella liberazione sia degenerata fino alla cosiddetta democrazia dei giorni nostri...bè, questo è un altro 'paio di maniche' direi.