Thursday, February 07, 2008

Mumble mumble...

Qualcuno saprebbe dirmi come mai non riesco a frenare un moto di sincera incazzatura nel leggere questo articolo di Avraham B. Yehoshua? Ci terrei davvero a saperlo perché dopotutto quest’omino ha una faccia simpatica, e molti me lo descrivono come uno scrittore pacifista che si batte per la fine del conflitto israelo-palestinese. Perché allora più leggo quest’articolo e più mi incazzo?

Forse perchè l'autore di questo articolo chiede a me, ma soprattutto ai palestinesi, di rispettare una decisione dell'ONU mentre il suo paese ne ha ignorate e continua ad ignorarne a decine? Forse perchè, a leggerlo, si direbbe che se esiste un conflitto israelo-palestinese, Israele (e la sua componente di matrice sionista) non ha nessuna colpa e la colpa è tutta e solo dei palestinesi che sono i 'cattivi'? Forse perchè l'autore vorrebbe rassicurarmi sul fatto che la presenza di Israele (e nessun'altro a quanto pare, qui e qui) come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino NON E' un atto di propaganda, e che il rifiuto ad estendere l'invito anche alla Palestina è dovuto al fatto che gli organizzatori della fiera avevano il cellulare scarico? O magari perchè quell'augurio finale suona come un allegro 'cento di questi giorni' pronunciato davanti al capezzale di un malato terminale? Perchè mi incazzo, insomma, a leggere quest'articolo? Non voglio incazzarmi. Quest'omino ha una faccia così simpatica dopotutto.

Si grida al 'boicottatore' in questi giorni. Sono state lanciate sottoscrizioni per il boicottaggio della manifestazione e questo ha scandalizzato moltissimi tra politici, intellettuali e gente comune. Personalmente, sono due giorni che mi scorno con Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore. Loro sostengono che comunque sono libri. Quindi emozioni, storie, coinvolgimento, sofferenza e non importa chi li scrive, purchè ci siano (una sintesi molto edulcorata). Un ottimo punto di vista in verità. Ma, in questo caso specifico, mi suona tanto come un voler a tutti i costi tenere la testa sotto la sabbia. Non ci riesco davvero a considerare il libro a sè stante, indipendentemente dal contesto in cui questo viene presentato. Soprattutto in questo caso. Parliamo di Israele e Palestina dopotutto, mica di Hansel e Gretel. E allora nascono due domande. E' giusto boicottare una manifestazione culturale? A questa la risposta è semplice. Probabilmente no. Il boicottaggio di una manifestazione culturale è chiaramente un autogol. Se non altro perchè ti impedisce di dire ciò che pensi. Se necessario, di contestare articoli come quello linkato qui. Soprattutto, perchè l'argomento del contendere, in questo caso, richiederebbe più dialogo e meno cannonate. La seconda domanda però è già meno facile. E' giusto boicottare una manifestazione culturale in cui le premesse DEVONO essere che a) le due parti (perchè è inevitabile, caro Gery, caro Giacomo, che quando si parla di Israele si debba parlare anche di Palestina. Non se ne scappa) non godano di pari 'dignità'. b) la lista degli invitati è decisa a tavolino in maniera unilaterale?

Qui la risposta, come dicevo, è tutt'altro che scontata. Per lo meno se, per boicottaggio, vogliamo intendere il rifiuto di un autore a prendere parte ad una manifestazione del genere.

PS
Giusto per un sincero moto di simpatia, lasciatemi chiedere anche: possibile che degli scrittori egiziani, sbeffeggiati scandalosamente dagli organizzatori della Fiera, non gliene freghi un cazzo a nessuno?

16 comments:

medita partenze said...

Io sono contro i boicottaggi, soprattutto queslli culturali: la cultura è circolazione, unione, superamento delle divisioni.
Peraltro, contro Israele assume un carattere di già visto (i roghi dei libri di Hitler, etc.) e che sicuramente (comunque la si pensi) non fa bene alla causa della pacificazione in Medio Oriente.
Anche perché la situaizone dopo sessant'anni è talmente intricata che non si può sciogliere gordianamente.
Bel casino, comunque...

salutoni felini :-)

Lesandro said...

Il fatto è che a me sembra che un boicottaggio sia già avvenuto. E non contro Israele.

medita partenze said...

ti dico, il mio approccio è laico e si muove sul piano culturale.
Sempre sul piano culturale, che ci sia in Italia una marginalizzazione di autori islamici è un fatto per me da approfondire, dato che la mia conoscenza della faccenda non è piena. Come dicevo prima, il quadro mi appare assai complesso, senz'altro più complesso di un povero blog-commento :-)

Lesandro said...

Ma anche il mio lo è. Non ne faccio certo una questione di religione. Ma anche sul piano culturale non riesco a non vedere la volontà di strumentalizzare l'evento. A partire dal tema della Fiera. La Bellezza. Che c'entra la bellezza col voler celebrare i sessant'anni dello stato di Israele? Dov'è la Bellezza in sessant'anni di conflitto? Inoltre, sempre sul piano culturale, non possiamo, credo, ignorare la componente storica. Se vogliamo discutere del genetliaco dello stato di Israele, non possiamo farlo tenendo fuori la Palestina. Questo, a mio avviso, è semplicemente criminale. Soprattutto se il messaggio di 'pace' verrà diffuso come nell'articolo di Yehoshua, ovvero 'taroccato'. Il che, sinceramente, per me è la cosa più grave che possa succedere, al di là di qualsiasi altro aspetto culturale che una fiera del libro possa avere.

Gerypa said...

Mi sono cacciato in una discussione che ha una conseguenza (per me) incredibile. Io, che non ho alcuna simpatia per la politica israeliana, ne risulto un estremo difensore.
Non è così!
La politica di uno Stato è un ambito, le espressioni artistiche sono altra cosa. Ritengo profondamente sbagliato, e culturalmente criminale, far coincidere i due aspetti.
Questo eccesso di realismo, questo maniacale pesare le coerenze (militari, territoriali, politiche), questa ricerca ossessiva di un'equidistanza fasulla (se inviti gli israeliani devi fare lo stesso e subito coi palestinesi, altrimenti come minimo sei un fascista), applicati a una macchina perfetta e universale com'è la letteratura sono una forma di fanatismo. Che genera altri fanatismi, come questo: http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_08/black_list_docenti_ebrei_67ebea60-d62a-11dc-88e3-0003ba99c667.shtml
Finché avrò voce e penna sarò sempre contro il passaporto delle idee. Perché l'arte vive solo se galleggia sulla cronaca. Mentre molti vorrebbero il contrario

cinema and cigarettes said...

Ognuno di noi, ha il diritto ad avere la sua opinione, sulla questione del "Salone del libro". Ma certi metodi non li condivido. La sinistra nel nostro paese, non comunica, "slogheggia", come direbbe un comico Barese. Tu, Lesandro, hai fornito elementi - condivisibili o meno - nel blog di Gery Palazzotto. E fin qui, per me il tutto rende davvero interessante la discussione. Ma se cominci il tuo commento con "da un'idiota di sinistra". Tutto quello che scrivi, va a farsi benedire.
Non ti ci vedo con la sciarpetta della pace, e la magliettina del Che sotto l'eskimo, a gridare frasi fatte. Almeno è questa l'idea che mi suggerisce il tuo modo di scrivere.
Il Papa è rimasto fuori dalla porta, e gli studenti dell'Universita hanno vinto. Risultato: gli studenti, sono comunisti ed antidemocratici. Certo! Se fai panini e striscioni, ma non spieghi il perchè del tuo "no" magari con un volantinaggio... Hanno dovuto spigarmelo due miei cari amici, come stavano i fatti. Ovviamente dopo, ero d'accordo con gli studenti che non sono riusciti a farmi arrivare il messaggio.
La comunicazione è importante, te lo dice uno che legge tanto, ma che quando deve scrivere, ci fa a botte, e non è mai contento.

Sempre con tanta stima Salvatore M.

Lesandro said...

I due aspetti hanno coinciso nel momento in cui gli organizzatori della fiera hanno deciso di spostare la candidatura per l'ospide d'onore. Per le modalità e le motivazioni con cui l'hanno fatto, ne hanno fatto un atto politico. Sbagliato o no che sia ed indipendentemente da chiunque possa decidere oggi di boicottare, occupare, manifestare e via dicendo. Questi sono gli effetti, non le cause.

Lesandro said...

Aggiungo che la maniacale ricerca di quell'equidistanza non è solo un atto dovuto, ma necessario, perchè è attraverso di essa che passa il riconoscimento dell'altro. Come Stato (che non a caso a tutt'oggi ancora non esiste) così come cultura. Il che è esattamente quello che non si vuole far succedere. E non solo in questo caso specifico ovviamente. Mi parli di 'passaporto delle idee' o di applicazione della 'politica' alla letteratura come un qualcosa da disprezzare. Ne sono sorpreso in verità, perchè penso che un autore, nello scrivere, sia necessariamente influenzato dal contesto storico e sociale in cui vive. Ma anche ammesso che tu abbia ragione, davvero non riesco a capire come tu possa non vedere che quanto è successo non solo ha comportato proprio questa etichettatura, ma anche il rifiuto di un 'visto' su determinati passaporti. E' per questo che ho detto che i primi ad essere profondamente incazzati avreste dovuto essere voi autori.
Non so se mi sono spiegato stavolta.

Cinema and Cigarettes said...

Chi boicotta la Fiera del libro di Torino viene bollato come un pericoloso antisemita.
Parole grosse. Come puoi vedere gli slogan, non mancano neanche "dall'altra parte".
Però due cose accomunano le due fazioni: fare branco e l'incapacita di ascoltare l'altro.

Lesandro said...

Giusto. Allora risolviamo il problema alla radice rimuovendone la causa. Apriamo 'sta cazzo di fiera a TUTTI, senza distinzioni, senza ospiti d'onore, celebrazioni, anniversari e via dicendo. Che oltretutto col tema di fondo non c'entrano niente. E poi vediamo chi ha il coraggio di lamentarsi.

1ps said...

Nono, Nemmeno io sono esente da un "sincero moto di simpatia" (e non per gli egiziani, che adoro spassionatamente) voglio dire...in un blog subito oscurato oltre 200 professori universitari ebrei sono stati accusati di lobbying
non capisco perchè debbano esistere tabù inversi.

Grazie per lo spazio libero.

Lesandro said...

Perchè evidentemente la ragione dorme di qua e di là del mediterraneo. Oltretutto, se esiste un movimento trasversale è proprio quello dei baroni. Altro che 200 professori in un blog, ce ne vorrebbero decine di blog per listarli tutti.

1ps said...

ahhhh che liberazione.
come aver sputato fuori una rimozione.

Gerypa said...

Ti sei spiegato ancora una volta bene. C'è un piccolo difetto nella tua comunicazione, però: quell' "ammesso che tu abbia ragione". Qui non c'è da avere ragione o torto. Qui ci sono opinioni da confrontare. Non c'è uno che sta sopra e uno che sta sotto. Sii più tollerante pur nell'argomentata intransigenza: tu sei intelligente, ma non è detto che gli altri siano tutti imbecilli. Tu evidentemente non lo sai, ma il contesto sociale degli scrittori è un tema che alimenta dibattiti secolari. Non sono io quello che ha sostenuto la tesi del distacco. Sono costretto a citare un tale Claudio Magris: “La letteratura non giudica né dà voti di condotta alla vita, che scorre al di là o al di qua del bene e del male; se rappresenta una rosa, sa — come diceva un gesuita e grande poeta mistico tedesco del Seicento, Angelus Silesius — che la rosa non ha perché e fiorisce perché fiorisce”. Questo per farti capire che – per usare il tuo linguaggio e solo in questo caso – è ammesso che io abbia ragione.

Lesandro said...

non c'era nessuna intolleranza in quella mia frase. Ammesso che tu abbia ragione solo perchè, non essendo scrittore, io non posso sapere per certo cosa spinga una persona a scrivere. E, sinceramente, sentire che i miei interventi siano stati intransigenti o intolleranti dopo aver letto i tuoi ultimi post al riguardo è anche abbastanza fastidioso.

guerrilla radio said...

La storia del SudAfrica ci indica la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso di pace.
Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un pò come esserne complici,
cosa cambia oggi?

qui il nostro appello:

http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1653


Lesandro ci siamo permessi di aggregarti con gli altri blogger in appoggio al boicottaggio, facci sapere cosa ne pensi.

guerrilla radio.