Tuesday, January 15, 2008

Fuori dal coro

Giornate di fuoco alla Sapienza di Roma, con gli studenti di Fisica in agitazione per la visita del papen. Se ne fa un gran parlare sui giornali, e l’obiettivo rimane centrato sulla contrapposizione tra un gruppo di docenti di materie scientifiche, prodi rappresentanti di un evoluzionismo difeso a spada tratta, ed il rettorato, al quale suddetti docenti hanno indirizzato una lettera di protesta chiedendo l’annullamento dell’invito fatto dal rettore al robottone tedesco. Due passaggi di questa lettera mi hanno colpito, in maniera diversa. Il primo riguarda la citazione di un discorso tenuto dall’allora cardinale Ratzinger (prima che il conclave gli lanciasse i componenti) in cui questi affermava che “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Castronerie ovviamente, che animano un revisionismo che inizia da Roma e raggiunge i vertici americani del creazionismo mondiale, secondo i quali noi siamo stati creati per mano divina e forse anche con la collaborazione di Babbo Natale e la Befana in camice, cuffietta e mascherina chirurgica. Bene fanno i docenti della Sapienza a contestare la presenza di un uomo del genere in un ateneo, ed avrebbero tutta la mia solidarietà, se non fosse per il secondo passaggio che leggo: “Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano”. Scienziati fedeli alla ragione? Che dedicano la loro vita all’avanzamento delle conoscenze? Qui qualcosa da dire ce l’avrei a dire il vero. E non perché io mi ritenga migliore. Ma perché conosco il modo in cui funziona la ricerca in Italia. Conosco gli usi e costumi aberranti di molti ricercatori italiani. Conosco la situazione pessima della ricerca in Italia. E, se da un lato è vero che molti ricercatori fanno l’impossibile per contrastare questo stato di cose, di cui i governi degli ultimi venti anni sono ampiamente responsabili, è anche vero che molti altri ci sguazzano allegramente. Conosco i corridoi di quell’università dove ho studiato per anni. Corridoi popolati da porte recanti tutte gli stessi nomi, dal patriarca barone giù fino al marito della figlia o al nipote. Dov’è la fedeltà alla ragione scientifica in tutto questo? Conosco quell’abitudine secondo la quale la pubblicazione di un lavoro scientifico è spesso accompagnata dai nomi di decine di autori, la metà dei quali non hanno fatto un cazzo per quella pubblicazione, ma che compaiono comunque tra gli autori, magari imposti o per convenienza dell’autore vero, che spera, così facendo, di vedersi ricambiato il favore. E anzi, a dire il vero, siamo rinomati nel mondo per questo tipo di comportamenti. Dov’è la dedizione alla scienza in tutto questo?

Non conosco i nomi dei firmatari di quella lettera e così non posso generalizzare a loro questo stato di cose. Né le mie osservazioni vogliono togliere importanza ad una rivendicazione a mio avviso più che legittima. Però, prima di brandire parole come ‘fedeltà’ o ‘dedizione’ alla scienza, forse avrebbero dovuto pensarci un attimo con un briciolo di obiettività in più.


La vignetta, ovviamente, è di Gianfalco

7 comments:

1ps said...

Permettimi.
Non si discute qui della qualità delle università italiane e del contenuto "scientifico" delle ricerche nè delle relazioni (che a mio parere non si discostano poi molto a livello internazionale). L'università è una istituzione e funziona come tutte le istituzioni, in Italia, male.
Si discute però del fatto che se il papa intingere ogni giorno la scienza di spiritualità chiaramente inaugurando l'era biopolitica, la sua presenza si sente molto di più nel paese che è costretto ad ospitarlo.

Lesandro said...

Su questo sono totalmente d'accordo. Però, con tutta la consapevolezza possibile riguardo al peso reale di una visita del papa in una università italiana, dopo aver letto quella lettera e dopo averne assaporato i toni 'epici', la prima cosa che ho pensato è stata 'ma senti da che pulpito...'. E l'ho pensato pur condividendo il messaggio di fondo.
Era questo che volevo dire nel mio post ed è questo il motivo per cui l'ho intitolato 'fuori dal coro', perchè mi rendo conto che rappresenta un tema 'a latere' di un altro più pressante su cui altri (tutti in verità, inclusa tu) si sono già ampiamente pronunciati.
Detto questo, va da se che se fosse per me, il papen avrebbe messo piede alla Sapienza solo per immatricolarsi.

1ps said...

Hehehe faccio ricerca in Italia e sogno l'UK, guarda un pò

Gerypa said...

Non sono un esperto come voi. Ho fatto altri studi e sono finito a vendere parole (pensa un po'). L'unica ricerca nella quale mi cimento ogni giorno è quella degli spiccoli per il posteggiatore.
Questo papa però mi sconvolge, giorno dopo giorno. Basta un'agitazione di quattro studentelli e di un paio di professori per fermare un pontefice? Ma stiamo scherzando? Siamo alla frutta. Anzi, al caffè. Per me senza zucchero, grazie.

Cinema and cigarettes said...

Ma basta fermarlo davanti alla porta? Per me invitarlo, sarebbe stato meglio. Con la garanzia che le domande non si attenessero al copione. Allora si, che la cosa risultava interessante. La protesta degli studenti, fin qui, a mio parere, rimane sterile.

Lesandro said...

Dici bene Salvatore. Quando ero studente io, venne GP II a visitare la Sapienza. Tenne un discorso dalla scalinata del rettorato ad una folla di studenti e docenti (quasi tutti di comunione e liberazione). Nei giorni precedenti alla visita, queste persone giravano per l'ateneo, distribuendo volantini in cui si chiedeva di scrivere una domanda che avresti voluto rivolgere al papa e dopo, di imbucare il volantino (firmato) in degli appositi raccoglitori sistemati nei gazebo che CL aveva piazzato in tutta la città universitaria. Alla fine, tutte le domande (dopo accurata selezione ovviamente) sono state raccolte in un libro che venne consegnato al pontefice durante la visita. Ricordo che, qualche giorno prima della visita, andai alla facoltà di lettere e parlai con alcuni studenti del movimento (allora c'era la 'Pantera'). Stavano preparando la contromanifestazione. Suggerii di fare diversamente. Cioè di presentare al papa un secondo libro di domande, non selezionate e raccolte tra gli studenti del movimento. Mi risposero che avevano già fatto una proposta del genere ma che era stata rifiutata perchè 'il papa non può rispondere a troppe domande. Già ne avrà 500...'
Di qui la decisione di manifestare. Una manifestazione che, come dici tu, si risolse in qualcosa di inutile.

Silvia said...

A me è sembrata una bella mossa quella di non presentarsi all'università. Ha attirato 200.000 persone in piazza San Pietro ed è riuscito ad apparire come vittima di un manipolo di studenti e professori senza alcuna coscienza e senso della democrazia. Tutti i mezzi di informazione hanno parlato in difesa del povero Papa, vittima di un imbavagliamento vergognoso. Insomma...Papa 1- Italia 0.