Sunday, January 11, 2009

Sciuscià

Di Elena Catozzi

Pare che a volte in questo Paese riescano ancora ad accadere cose straordinarie, sembra che di tanto in tanto barlumi di memoria storica riescano a dare piccole scosse di coscienza ai curatori dei palinsesti televisivi, ed è così che per caso, può capitare di imbattersi nella visione di Sciuscià di sabato sera, sulla buona cinefila La7.
Dire che quasi non crediamo ai nostri occhi è dire poco, dire che la sconcertante portata di quello che non è semplicemente un film ma l' inno degli inni all' infanzia violata, violentata, straziata e negata, è ahimè talmente attuale, talmente e maledettamente accostabile a quello che sta accadendo a migliaia di bambini, in questo preciso momento, in varie parti del mondo, che ci sconvolge ancora di più, ci travolge, ci mette un cappio al collo e la forza delle sue immagini e della sua storia forse ci strozza, ci avvinghia, non sappiamo come reagire, dare un senso a quella che forse è una delle più grandi manifestazioni sullo schermo (accanto a "I bambini ci guardano" e "Ladri di biciclette"), della dignità spezzata dei piccoli di tutte le guerre, di tutte le miserie, di tutte le presunte civiltà.
Ma cos’è quello che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi? Che storia è quella che due signori di nome Vittorio De Sica e Cesare Zavattini vogliono, sentono l’urgenza di raccontare? E’una storia semplice e comune, e che in pochi hanno avuto il coraggio di raccontare, una storia che riguarda tutti i bambini del mondo in ogni tempo, la storia di un’ ingiustizia mai superata, o poco esibita, è la storia dei deboli e dei piccoli che pagano le colpe di chi non ha mai avuto rispetto per la condizione di “bambino” e che anzi, l’ ha sfruttata, usata, sfasciata, coprendosi dietro le macerie della guerra, addebitando tutto ad essa, è la storia di chi non ha mai saputo ammettere di non aver protetto le sue generazioni migliori.
I due piccoli “sciuscià” Giuseppe e Pasquale (che dire interpretati magistralmente da Franco Interlenghi e Rinaldo Smordoni significherebbe non rendere loro abbastanza giustizia), non solo lavorano come schiavi per strada, non solo vengono usati, loro malgrado, per furti, imbrogli e cose laide di questo tipo dall’ Uomo vigliacco che non ha il coraggio di sporcarsi le mani, ma tutto quello che vogliono è solo poter guadagnare qualche spicciolo per andare a villa borghese per salire in sella a un cavallo bianco!!!!Ecco tutto quello che sognano due poveri ragazzi, ecco quello per cui sono disposti a lucidare scarpe spesso a laidi americani che nemmeno li pagano, ecco in cosa cercano conforto due bambini che non hanno nessuno. In un cavallo bianco. E cosa succede se invece vengono malauguratamente “prelevati dalle autorità” e tramite una sommaria e assurda seduta di tribunale incarcerati per un furto che in realtà non avevano neanche commesso???
Succede che De Sica nel 1946 decide di mostrare il lato mostruoso del nostro Paese, le storture, lo scandalo e l’indecenza di quello che era il sistema carcerario minorile, le oscenità perpetrate a scapito di innocenti in quello che veniva considerato un luogo di riabilitazione, succede che De Sica con straordinarie capacità da entomologo scelga uno ad uno le facce più terribili e così maledettamente vere dei poteri precostituiti, Chiesa compresa, e ne mostri l’abiezione più totale a partire dalla crudeltà del direttore, passando per l’ indifferenza spesso acquiescente dei sacerdoti, la totale assenza di rispetto della polizia carceraria e arrivando alla rassegnazione di quell’unico assistente che aveva cercato di aiutarli ma che non ce la fa più a rendersi protagonista di tante violenze e soprusi gratuiti contro questi bambini e decide di lasciare il posto quando gli muore tragicamente fra le mani uno di loro, in quello che le autorità, ripeto, Chiesa compresa, vogliono sminuire come un “incidente”.
E quanto struggente sia il ritratto lucido e mai patetico di questi volti rubati alla vita, se solo pensiamo alla figura del piccolo napoletanino spaurito e malaticcio, e ai suoi occhi speranzosi, alla sua immensa maturità di chi è cresciuto troppo in fretta, quanta umanità nei visi e nei corpi di ragazzi che non riescono a trovare uno spiraglio di solidarietà nemmeno unendosi tra loro, nemmeno cercando di difendersi insieme perché è troppa, troppa la crudeltà e la violenza in cui sono immersi e allora anche Pasquale e Giuseppe saranno destinati a mantenere il loro destino di vittime ( se non di martiri) di una società che se ne è lavata le mani, fino in fondo, fino agli ultimi attimi tragici della loro vita in cui pagheranno amaramente l’assurdità e la degradazione del tempo in cui sono vissuti e Vittorio De Sica tutto ciò ce lo sbatte in faccia senza mezzi termini, in quello che è fuori da ogni dubbio uno dei finali più agghiaccianti della storia del cinema.
Ma ci sembra quasi indecoroso continuare ad aggiungere parole perché forse certe immagini neanche se lo meritano un commento, e non tanto perché parlino da sole, quanto per l’incapacità che ci porteremmo comunque sempre dietro, qualsiasi cosa ci inventassimo, di non poter mai arrivare a restituire loro un briciolo dell’ immensità e dell’amore che han donato a noi.
Non esisteva nemmeno l’ Oscar per miglior film straniero, non esisteva no, e l’ hanno inventato per recapitarlo nelle mani di Vittorio De Sica. Gli americani comprarono pure i diritti per solo 4000 dollari guadagnandone un milione. Non esisteva nemmeno che qualcuno gridasse in questo Paese appena uscito dalla guerra, che l’ orrore non era finito, anzi, forse era iniziato. E 63 anni or sono se è possibile continua vergognosamente a colorare di nero questa pellicola e a renderla di un’attualità maledetta e sconcertante.
Se fossimo così ingenui da pensare che basterebbe Sciuscià a dare una mano ai tanti bambini mandati al massacro ogni giorni in ogni parte del pianeta, beh, ci preoccuperemmo personalmente di farne pervenire una copia a certi signori.
Eppure sappiamo che la speranza è tutta lì, negli occhi della piccola Nannarella, la sorellina di Giuseppe che gli lancia il suo ultimo sguardo mentre la camionetta se lo porta via, e piazza Campitelli deserta e contristata per l’occasione, Roma intera, guarda insieme a lei cosa sono stati capaci di fare.
Non è storia del cinema, non è un film.
E’ un documento, è storia dell’ umanità.
Prendiamocene più cura se un giorno vorremo guardare in faccia i nostri figli senza vergognarci.

5 comments:

Sabatino Di Giuliano said...

Oggi il figlio di quel grande riesce a fare "Natale a...". E fa più soldi del padre (in proporzione).
So che non è i tma del post, ma pensando al grande attore mi e' venuto in mente il paragone.
Bambini strumentalizzati e venduti. Una piaga da sconfiggere per differenziarci dagli altri animali...
Piacere di conoscerti.
Ciao
Sabatino

Camu said...

Pensa che la prima volta che ho visto questo film era l'una di notte.
Certi film "veri" e quindi scomodi è meglio trasmetterli a orari altrettanto scomodi.Quindi onore al merito di LA7 ch lo a trasmesso al sabato sera.

Lesandro said...

@ Sabatino: ormai sono gli animali che tentano di prendere le distanze. Piacere mio!

@ Camu: E' vero, film come questo vengono sempre relegati ad orari impossibili. E' il famoso 'bollino rosso' che viene usato, paradossalmente, proprio per difendere i bambini. Non dalle scene forti ovviamente. Ma dal sentire, dal sapere e dal ragionare. Un bambino sfruttato o ucciso può essere triste per il famigerato 'establishment'. Un bambino istruito e intelligente è peggio. E' pericoloso!

la bislacca said...

Anche a me è venuto in mente il parallelo col figlio di cotanto padre. Che è intelligente, eh? Perchè si è solo adeguato al disimpegno di questi anni sostanzialmente vuoti.

Cinema and Cigarettes said...

@Lesandro: un bambino morto non rompe i coglioni a nessuno...