Friday, March 26, 2010

Armiamoci e partite

Raiperunanotte. Ovvero, il gotha del giornalismo d'approfondimento italiano veste i panni della carboneria e si rifugia in 'gran segreto' sul web per salvaguardare almeno un'ultima isola di informazione libera, di verità. Una grande trasmissione Raiperunanotte. Un grande successo. Ciò che si voleva silenziare è stato detto. Ciò che non si doveva mostrare è stato mostrato. Ed è stato anche un grande spettacolo. Indimenticabile il monologo di Luttazzi!
Ma a me rimane comunque un saporaccio amaro in bocca.
Forse perchè le operaie di stasera domani continueranno ad essere senza un lavoro. E quel che è peggio, dimenticate. Siamo talmente abituati a sentire storie come quelle, che ormai quel tipo di sofferenza (quella di chi dall'oggi al domani, e quel che è peggio senza motivo, si ritrova in mezzo ad una strada) ci passa davanti suscitando lo stesso stupore che susciterebbe la vista delle auto in autostrada viste dal parcheggio di un autogrill.
Forse perchè a vedere la gente che ha manifestato in piazza a Roma sabato scorso viene da pensare che abbia ragione Morgan, quando dice che il vuoto da colmare è un vuoto di sapere. Quella gente dimostrava disprezzo. Disprezzo per la libertà di parlare. Disprezzo per la libertà di dissentire. Disprezzo per la libertà. Ed un disprezzo del genere non può non nascere da una profonda, irreversibile ignoranza, intesa come drammatica mancanza di ogni forma di cultura, se non addirittura di pensiero. Sassi e pietre non hanno idee, e se anche le avessero, sarebbe non poco difficile fargliele cambiare a parole.
Forse perchè Antonello Venditti s'è invecchiato, o forse perchè sul finale, ho avuto l'impressione che il 'trenino' tentato da Santoro sia abortito sul nascere, e tutti gli altri lo abbiano lasciato da solo. Una metafora inquietante.
Forse perchè 'Io odio' già lo cantavo nel 1993, insieme ai 99Posse, e prima di loro l'hanno cantato in migliaia da Toro Seduto, a Emiliano Zapata, ad Ernesto Guevara, ad Ho Chi Min, a Renato Curcio e via dicendo, e molti di quelli che oggi si beano di sapere quello che ha detto Aristofane riguardo all'odiare i disonesti, magari sono gli stessi che ieri bollavano queste persone come banditi o terroristi o criminali. O me come 'zecca' dei centri sociali. E, non lo nego, mi girano parecchio i coglioni per questo.
Tuttavia, Monicelli invita ad abbandonare la speranza e ad abbracciare la rivoluzione. Mica una 'rivoluzione culturale' o comunque sia 'democratica', come quella che riuscì tanto bene ad Allende in Cile, e che pure sarebbe auspicabile (per quanto noi non siamo certo il Cile di Allende, dove gli operai delle miniere di rame scioperavano leggendo le poesie di Neruda. Con Neruda. Noi siamo l'Italia degli operai dell'Eutelia o di Termini Imerese, ugualmente degni, per carità, ma che gli va di lusso se riescono a farsi invitare a San Remo, con la Clerici!). No, una rivoluzione vera, di quelle dove si tira il grilletto e qualcuno finisce appeso a testa in giù sulla pubblica piazza. Il che, in verità, mi è sembrato un messaggio parecchio in antitesi con lo spirito della trasmissione stessa, dal momento che dei veri rivoluzionari non si sarebbero spostati sul web dopo essere stati censurati in Rai, ma avrebbero preso Masi, Innocenzi, l'Agcom e chi più ne ha più ne metta, li avrebbero sbattuti fuori dalla Rai a calci nel culo, avrebbero occupato gli studi e sarebbero andati in onda in televisione. Ma a parte questo, sebbene io pensi che sarebbe bellissimo se una cosa del genere accadesse, mi sorprende che uno come Monicelli non comprenda come mai una rivoluzione del genere sia impensabile in Italia, specialmente adesso. Perchè per tirare il grilletto e sperare di vivere abbastanza a lungo per raccontarlo, non basta essere incazzati, ci vuole qualcos'altro. Ci vuole la fame Maestro. Quella che non ti lascia alternative. L'unica forza che ha il potere di unire i disperati sotto un'unica bandiera. E' sempre stato così, ogni volta che l'Uomo ha deciso di ribellarsi agli eserciti della reazione. E tante volte non basta nemmeno quella. Per lo meno, se si vuole avere una speranza di vittoria.
Trasmissioni come quella di stasera rincuorano, perchè fanno capire che c'è tanta gente in Italia che considera la libertà e la verità dei beni irrinunciabili. Persone che così si contrappongono ai bipedi piddiellini di cui sopra, per i quali invece l'asservimento è la condizione naturale. Ma chiedete ai primi di imbracciare un fucile adesso. Chiedete ad una qualunque di quelle operaie di darsi alla macchia. Vi risponderanno che, messe alle strette, sarebbero disposte al furto magari, per garantire la sopravvivenza. Ma sparare è un'altra cosa.
Poi chiedete la stessa cosa ai secondi. Lei capisce, Maestro, che è una lotta impari. Da un lato noi, che preferiamo aspettare che Franz si beva almeno il caffè prima di sparargli, e dall'altro...
Io capisco l'avvilimento e la rabbia di Monicelli, e forse è proprio questo che mi lascia la bocca amara. Non deve essere bello sapere che settantacinque anni di sforzi compiuti per tentare di far capire alla gente, di farla ragionare, di metterla di fronte alle proprie contraddizioni ed ai propri limiti oltre che, ovviamente, di emozionarla, debbano risolversi con un nulla come Berlusconi al governo (perchè questo è Berlusconi, il nulla. Persino Mussolini era meglio di lui, almeno il Duce ci credeva in quello che diceva). E credo anche che se questo stato di cose non dovesse essere sconvolto da un cambiamento radicale, si arriverà prima o poi al punto in cui anche gli italiani, normalmente proni ad ogni tipo di inculata, per dirla con Luttazzi, si faranno nuovamente girare i coglioni e qualcun'altro finirà a testa in giù a piazzale Loreto.
Ma credo anche, anzi temo, che quel momento sia ancora lontano nel tempo, e che il massimo che ancora oggi ci si possa sforzare di fare, sia di combattere ognuno nel nostro piccolo e nel nostro quotidiano, coi mezzi a nostra disposizione, per fare in modo che sopravviva almeno la verità, come è successo stasera, e proprio come ha fatto anche Monicelli nella sua lunga carriera. Perchè come ho letto una volta su un blog, anche se adesso non mi ricordo quale, "Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario". E se c'è la verità, la libertà non può essere tanto lontana.
E adesso per favore ditemi come spegnere questa cazzo di finestra di streaming qui sotto che continua a mandarmi il jingle della trasmissione, prima che ammazzo davvero qualcuno!

5 comments:

digito ergo sum said...

gol. gol. gol.

le uniche due cose: monicelli, maestro, lo era. oggi è maestro rinsecchito. gli italiani (vale per gli svizzeri, i coreani, gli slavi...) dovrebbero in primis manifestare contro loro stessi. è dal 90, dopo 50 anni di governi ad minchiam, che votano a intermittenza sua emittenza.

Elena said...

perdonami caro digito, ma rinsecchito ci sarà qualcun altro. non mario monicelli. il cui intervento, tra l altro, è stato a mio avviso tra i piu lucidi, precisi ed efficaci. come del resto era il suo Cinema.

modesty said...

Mario for Revolution!!!

quoto Elena!

:) love, mod

digito ergo sum said...

@elena: "lucido" è un aggettivo che, al monicelli di oggi, si addice poco. avere la franchezza di dire quello che tutti pensano (e dirlo pure male, perché certe cose non vanno dette, soprattutto in un paese - e monicelli dovrebbe averne buona memoria, a patto di non essere rinsecchito - in cui la violenza l'ha fatta da padrona per anni). ciò che manca nel discorso di monicelli, per essere definito "lucido" è la franchezza di ammettere che 18 milioni di italiani hanno fatto errori madornali, alcuni di questi per decenni e che ora, queste, sono le legittime conseguenze di un tutto più grande.

questo discorso, elena, ho già dovuto affrontarlo oggi su fb. dopo avere scambiato qualche idea, l'utentESSA che si era inviperita, mi ha detto "beh, ma è ultranovantenne". bene... "rinsecchito" cosa diavolo significa?

Lesandro said...

non mi sembra proprio che si possa dire di Monicelli che non e' 'lucido'. dici che al suo discorso manca la franchezza di riconoscere gli errori madornali fatti dagli italiani. io dico che il motivo della rabbia che ha dimostrato e' proprio questo. sono 75 anni che quest'uomo non fa altro che mettere in luce, coi suoi film, i limiti dell'italico modo di essere. e potrei citartene infiniti di film, ma mi limito ad uno solo, "un borghese piccolo piccolo" (pero' non ce la faccio a non citare anche "guardie e ladri", "la grande guerra" e "il marchese del grillo"). rinsecchito lo sarebbe stato se, dopo tutto questo, ieri gli italiani non li avesse mandati tutti affanculo, come invece ha fatto. secondo me.