Wednesday, November 12, 2008

Vescovi impenitenti


E tanto per rimanere in tema con il post precedente. Trovo sul sito del Corriere la notizia della morte di tale vescovo Alessandro Maggiolini, di cui ignoravo l'esistenza. Il titolo recita "Addio a Maggiolini, vescovo 'nordista'". La cosa mi incuriosisce e inizio a leggere. Un vescovo nordista? E che significa? Un fan del generale Custer? Ovviamente no. Allora un fan di Borghezio? Nemmeno, dal momento che egli stesso, Maggiolini, professava la propria inadeguatezza verso il leghismo, "se non altro perchè ho il culto di una lingua italiana elegante". La risposta emerge man mano che si procede nella lettura che presto inizia a fiorire di citazioni e 'aforismi' del vescovo in questione, e che suggeriscono chiaramente come tale Maggiolini Alessandro abbia probabilmente optato per la carriera ecclesiastica attirato più che da altro, dal colore della 'divisa'. "L'ottimismo è la virtù degli imbecilli"; "La nostra virtù è il credo [l'obbedienza e il combattimento vengono abilmente evitati; ndb], non il dialogo"; i gay sono da "curare", se con l'aspirina o lo zyklon-B non è dato saperlo; il femminismo è "lercio"; i pacs sono il "preludio ai matrimoni tra uomini e cavalli" (anche i cavalli sono malati evidentemente, come i gay). E via citando.
Una cosa però colpisce, tra le tante che ne ha dette questo tipo: aveva paura di morire. Il che si addice parecchio all'uomo della strada. Un pò meno all'uomo di religione, anche se tale sottigliezza la lascio volentieri agli uomini di religione stessi, chè non mi appartiene minimamente. Aveva paura di morire perche "la morte implica dolore, ed una domanda terribile: sono stato leale con me stesso?". La morte implica dolore. E il dolore fa paura. Anche ad un vescovo. Ne consegue che anche un vescovo, potendo, preferirebbe evitarlo il dolore, altro che 'dono di Dio'. Il che aprirebbe tutta una serie di interrogativi sul perchè ad un laico non debba essere dato il modo di evitarlo questo dolore, spacciandoglielo appunto come 'dono di Dio'. Ma è la seconda parte di questa paura quella che trovo più interessante. La 'domanda terribile'. Domanda che viene approfondita a fine articolo in poche righe: "Nel mio repertorio avrei anch'io molti pezzi di virtuosismo - dice Maggiolini - sull'ingresso in Paradiso, l'immortalità, la comunione dei santi eccetera. Quasi che il morire fosse da desiderare. Storie. Neppure l'anelito incontenibile di guardare negli occhi Gesù può nascondere il terrore e cancellare la paura. Quando lo guarderò negli occhi, Gesù, sarò quello che sono o quello che ho creduto di essere?".
Avessi avuto modo di parlargli prima che morisse, gli avrei spiegato che avrebbe fatto meglio a preoccuparsi non tanto di sè stesso, di quello che è stato o di quello che credeva di essere. Ma della persona che si sarebbe trovato davanti. E per due motivi: Primo perchè Gesù Cristo era noto avere un bel carattere, ma ogni tanto si incazzava pure lui. E quando si incazzava erano dolori. Secondo perchè, con ogni probabilità, era negro. E non per l'abbronzatura.

3 comments:

la bislacca said...

Spunti di seria riflessione e qualche risata. Insomma, la storia del generale Custer è da mettere in cornice. :-)
Sapevo dell'esistenza di un Maggiolini, ma non ho mai approfondito.
Cristo negro? Yes, he can.
(Anche se la vicinanza al sole potrebbe far propendere per l'altra ipotesi).
;-)

Lesandro said...

io, fortunatamente, ne ignoravo l'esistenza. Non mi mancano gli spunti ecclesiastici per incazzarmi col padreterno. Fra cent'anni, quando moriro', non mi dispiacerebbe trovarmi davanti un cristo giamaicano. Mi mandera' all'inferno comunque, ma magari prima due tiri me li concede.

gianfalco said...

Non è vero che sono sempre i migliori che se ne vanno...