Saturday, April 17, 2010

Preoccupazioni di un Aprile all'ombra del vulcano


Sono seriamente preoccupato. Leggevo sul sito del Corriere di uno scontro di vedute abbastanza significativo che c'è stato oggi tra Franceschini, cosiddetto leader di una corrente minoritaria del PD (una corrente minoritaria all'interno del PD è praticamente Franceschini stesso, Veltroni e Lillo il Castoro) e D'Alema. Il primo sostiene che nel caso in cui Fini dovesse allontanarsi dal PdL, non sarebbe lecito cercarne in Parlamento il sostegno e la collaborazione, dal momento che, secondo Franceschini, l'uscita di AN dal PdL sarebbe comunque mirata a costruire una destra alternativa a Berlusconi, e pertanto Fini rimarrebbe un avversario politico. Fin qui, potrei anche essere d'accordo, se non fosse che i problemi del paese, al momento, trascendono decisamente quest'ottica da stadio per cui noi=buoni e loro=cattivi. Voglio dire, nell'ipotesi assurda che un giorno Fini dovesse svegliarsi e rendersi conto che l'Italia necessita, tanto per dirne una, di una seria legge sul conflitto d'interessi, non votarla perchè viene da Fini mi parrebbe una cazzata stratosferica. Poi però, il leader della corrente minoritaria del PD, in comunanza di vedute con Veltroni e Lillo il Castoro, afferma che una convergenza del genere col redivivo Camerata Gianfranco, sarebbe accettabile solo in caso di una, virgolette, seria emergenza democratica, chiuse virgolette.
Dunque vediamo, riassumendo i punti più salienti, l'informazione è imbavagliata a discrezione di persone altamente illuminate come Minzolini; Giustizia è diventata ormai una parolaccia di quelle che quando le maestre la sentono pronunciare dai bambini, li mettono in castigo; se tanto mi da tanto, siamo ormai prossimi all'emanazione di leggi razziali che quelle del ventennio al confronto erano satira politica; il lavoro è diventato un optional e ormai i lavoratori dipendenti passano più tempo sui tetti che non in ufficio o in laboratorio o in catena di montaggio; gli imprenditori onesti, nella migliore delle ipotesi, si suicidano; la scuola e l'università sono ormai svuotate di ogni ragion d'essere e coi quattro soldi che gli sono rimasti riescono solo a far stampare diplomi e lauree che vengono rilasciati con la stessa semplicità con cui vengono rilasciate le patenti di guida; la ricerca pubblica, sia scientifica che tecnologica, non esiste quasi più, e anche quella privata alza le tende per andare ad impiegare lavoratori asiatici molto più economici; in ultimo, un buon sessanta per cento della popolazione italiana crede che la defilippi sia il più grande statista del secolo.
Cosa sarebbe una "seria emergenza democratica" secondo Franceschini, un'asteroide assassina? Un'invasione di alieni? La Lazio che vince lo scudetto?
Ecco, più o meno questo è quello che gli ha risposto D'Alema. Ragion per cui mi trovo ad essere d'accordo con lui.
E questo mi preoccupa non poco.

Tuesday, April 13, 2010

Breaking news

Dopo Gino Strada bombarolo, adesso le lepri islamico-comuniste. Viva preoccupazione e' stata espressa dal ministro con la riga Franco Frattini. "Molto meglio la carne di maiale" avrebbe detto il ministro semplificato Calderoli, prima di autoelidersi dal massimo comun divisore della pubblica idiozia, ma suscitando le ire dell'Islam italiano, mentre una cosa a forma di Cicchitto rammentava dagli schermi del tiggiuno che l'esubero di lepri anarco-insurrezionaliste "e' un problema che l'Italia ha ereditato dal precedente governo di centrosinistra". Nonostante un vistoso prolasso linguale da usura, il direttore Minzolini si e' comunque scagliato, in un duro editoriale, contro quella parte politicizzata e comunista della magistratura italiana che preferisce il buglione allo scottadito. Degno di nota anche l'intervento della neoeletta presidente della regione Lazio Renata "Arfio" Polverini, che ha commentato l'evolversi della strategia del terrore dal 9/11 ad oggi con un secco "nun me ne frega 'n cazzo, tanto ho vinto io".
Consigli per gli acquisti. A seguire Porta a Porta con il plastico della lepre jihadista.

Wednesday, March 31, 2010

Para-Lesandro

Ci sono tre anni prima delle prossime consultazioni elettorali. Tre anni. E' da ieri che non si sente dire altro a destra. Non si fa che parlare di questi tre anni durante i quali dovrebbero finalmente concretizzarsi quelle riforme di cui si parla da sedici anni invece.
Ed a me suona tanto come una minaccia. Sembra di sentire queste persone che dicono "abbiamo tre anni per fare tutte le nostre porcate senza che nessun cittadino possa dire nemmeno mezza parola".
Pensateci. Ricordatevi, voi che li avete votati, di quello che sentite dire oggi quando nel 2013, alla vigilia della nuova campagna elettorale, sentirete queste stesse persone dire che il pozzo di merda in cui è definitivamente caduto il Paese è colpa della magistratura politicizzata, piuttosto che degli extracomunitari, piuttosto che di Di Pietro o dei comunisti. E quando ve ne sarete ricordati, pensate pure che sono ormai diciannove anni che vi prendono per il culo.

Nella migliore delle ipotesi...


Tuesday, March 30, 2010

30.03.10


Non ha resistito al peso della vergogna

Sunday, March 28, 2010

Conoscere per provvedere (Cesare Zavattini per Jafar Panahi)

Di Elena Catozzi

La prima cosa che apprendo con stupore è che il nostro Paese è tra i primissimi partners economici dell’Iran. E che qualche anno fa la BNL sganciò fior di miliardi destinati a Saddam Hussein e alla sua compravendita di armi.
Altra cosa, che praticamente nessun governo di quelli che chiamiamo 'paesi occidentali' ha nella sua agenda tra i compiti prioritari, la cura e il rispetto dei diritti umani. Figuriamoci se può occuparsi di quelli violati in altri paesi, per di più 'islamici'.
Così come non sapevo che a capo della Commissione Onu per i Diritti Umani, ossia uno dei più importanti organi dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite, vi fosse una donna libica, nominata a questa carica in base a una procedura democratica, proprio quella che nel suo Paese non esiste, essendo il suo Paese uno degli ultimi luoghi al mondo dove non si esercita la democrazia. E dove alberghi qualche straccio di diritto.
Apprendo con minuziosi dettagli che la Cina e la Russia continuano imperterrite a sostenere l’Iran e il suo regime e a commerciare armi, a rifornirlo di tutto il necessario, e a fare orecchie da mercante, mistificando i fattacci e tirandosi però fuori dalle beghe a loro uso e consumo. Della serie “non parlarmi non ti sento”.
Non sapevo che l’Iran fosse talmente ricco di suo grazie all’esportazione dell'oro nero, giustificando così, tra le altre cose, la sua totale indifferenza verso il suo popolo da cui non ha neanche bisogno di ricevere imposte tanto può contare sulla sua intrinseca ricchezza, e quindi non dipende dalle tasse dei suoi cittadini che finiscono per non avere alcun tipo di ruolo sociale, nè possono aspirare ad un potere civile nella loro società, essendo essa un surplus da sopprimere e reprimere.
Ho anche appreso dalla viva voce di chi quei luoghi li ha visitati, che fa abbastanza ridere l'ipotesi che l'America non sapesse niente della costruzione o comunque della presenza del carcere di Evin e della corsa agli armamenti nucleari. Figurarsi. Così come, parlando con i pochi sopravvissuti da quel carcere infernale, si apprende che effettivamente la situazione fosse simile anche prima che salisse al governo Ahmadinejad dal momento che in Iran manca la democrazia da 105 anni e che “in qualsiasi paese dove si viva con un forte potere religioso (…) è pressocchè automatico che vi sia un regime e una dittatura repressiva”. E qui è scattato l’applauso.
Non sapevo che tutti i prigionieri politici che l’Iran nega di avere, sono considerati in realtà prigionieri 'religiosi' nel senso che la loro colpa, udite udite, è quella di empietà contro il loro dio. Quello in nome del quale vengono torturati e uccisi ogni giorno sebbene le loro proteste siano di ben altro tenore.“Tutti si svegliano ogni giorno sapendo che qualcuno può bussare da un momento all’ altro alla loro porta e portarli via.” “L’Iran sta diventando la più grande prigione per tutti gli iraniani”. E quel carcere di Evin che non suona roboante come Guantanamo.
Apprendo anche che qualche tempo fa, neanche così lontano, il responsabile capo della cinematografia iraniana che apparteneva alle più alte gerarchie religiose, era un non vedente. Non c’è bisogno di aggiungere altro.
La lapidazione poi per chi si macchia della terribile colpa di avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio quasi non fa più notizia, ancor di più che alcune donne vengono arrestate e condannate per tale empietà anche quando il fatto non sussiste. Processi sommari alle intenzioni, esecuzione delle idee prima ancora che delle azioni. E comunque basta un abito sbagliato, un colore non gradito.
Vengo a sapere poi che attualmente la Turchia sta negando i permessi ai rifugiati che riescono a scappare. E che quei pochi fortunati che riescono a fuggire ed 'emigrare in paesi 'occidentali' vengono praticamente abbandonati a loro stessi. Come se la loro agonia non dovesse mai finire nemmeno fuori da quell’inferno.
E anche se siamo nell’era di facebook e degli appelli e della campagne mediatiche, ci viene raccontato che quando il primo ministro ungherese fu assassinato e non si trovava il corpo, si venne a capo della cosa esattamente tartassando e intasando il centralino dell’ ambasciata inglese (informata sui fatti), che alla fine, estenuata dalle tante telefonate, cedette. Così come pare che recapitare continuamente lettere infuocate per richiedere la scarcerazione di prigionieri alle ambasciate competenti, dia più fastidio e smuova più persone che un ordigno collocato da qualche parte.
Insomma, come si fa a vivere ignorando tutto ciò? E se un quarto delle esecuzioni capitali dell'intero pianeta terra vengono perpetrate in Iran, beh, tappatevi le orecchie, non leggete se vi dà noia, ma la verità è che è anche un po’ colpa nostra. Circa tre ore di dibattito oggi l'hanno ampiamente dimostrato. E se non facciamo niente per porre continuamente all’attenzione fatti così gravi e non proviamo almeno solo ad immaginare un modo per contrastarli, ce ne rendiamo ulteriormente complici più di quanto non lo siamo già, accanto ai nostri governi indifferenti, agli Stati, alle Organizzazioni Internazionali e all’umanità intera.
Chi ama il Cinema poi, dovrebbe avere una spinta maggiore ad abbracciare la causa. E sì.
Perché Jafar Panahi non è solo un autore di un prodotto finito che noi amiamo e che si chiama 'film', ma è anzitutto un uomo che usa ciò che può e che più gli viene meglio affinchè noi possiamo stare qui a parlare di queste cose. Anzi, se niente evolve e nulla cambia è anche perché, per dirla sempre con un certo Za che utilizzò quest’espressione in analoghi contesti, “il cinema non ci ha aiutati”.
E se Jafar Panahi non vuole pagare la cauzione che probabilmente permetterebbe a lui e alla sua famiglia di uscire, è proprio per solidarietà con gli innumerevoli oppositori di ogni sesso, credo ed estrazione che popolano i suoi film. Quei film con cui ha provato a riscattarli.
E noi che ci professiamo tanto amanti di questa meravigliosa pellicola che gira, abbiamo ancor di più il dovere di parlarne, di creare iniziative concrete di sensibilizzazione a un fatto del genere, perché il Cinema viene dall’Uomo, dal suo cuore, dalla sua testa, dalla sua interiorità e non può prescindere da tutto questo perchè semplicemente non potrebbe esistere.
E’ per questo che ciò che è avvenuto questo pomeriggio alla Casa del Cinema è molto importante, e conta poco in quanti fossimo effettivamente.
Mi sento davvero di ringraziare tutti coloro che ci hanno ricordato ancora una volta quanto soffre e spera il popolo iraniano. E quanto vorrebbe con tutta l’anima cambiare le cose, ma nonostante l’ingente sacrificio a cui si sottopone quotidianamente, non ci riesce ancora.
Lezioni troppo illustri e nobili per noi che invece potremmo ma non vogliamo.
E così l’ Iran continua ad essere un 'brutto posto' lontano anni luce da noi e sapientemente tenuto a debita distanza di opinione.
Ma figuriamoci se noi possiamo riuscire a comprendere l’inestimabile valore di poter esercitare un’opinione.
Eppure ne avremmo così maledettamente bisogno.

Saturday, March 27, 2010

Concorso a premi

Periodo: 21 - 24 Marzo

TG1.........................22.2% del tempo
TG2.........................21.8% del tempo
TG3.........................16.6% del tempo
TG4.........................56.8% del tempo
TG5.........................28% del tempo
Studio Aperto.........81% del tempo

Fonte: www.radicali.it

Il primo che indovina il nome della persona recipiente dei suddetti spazi televisivi, vince l'ultimo libro di poesie di Bondi con foto autografata dell'autore in perizoma e reggicalze.

Leggittimo stupramento

"perché non si adegua al regime della via di mezzo, perché non si riempie la bocca di parole come diritti dignità sussidi pace quiete libertà, perché è l’ultimo eretico del nostro tempo, perché nega l’olocausto e pensa di usare l’atomica, perché mette a tacere l’opposizione, perché minaccia l’America, perché non concede alle donne di sentire il vento tra i capelli e si permette sempre di ribattere con quel sorriso di sprezzatura alle smorfie contrite e indignate di uomini d’ogni colore e forza"

Così parlò Silvia Valerio, padovana neonazista dell'ultim'ora, sul Corriere della sera.

Ho sempre pensato che lo stupro fosse una cosa bruttissima.
Però adesso mi domando se non sia il caso di promulgare un decreto interpretativo anche per quello!

Friday, March 26, 2010

Armiamoci e partite

Raiperunanotte. Ovvero, il gotha del giornalismo d'approfondimento italiano veste i panni della carboneria e si rifugia in 'gran segreto' sul web per salvaguardare almeno un'ultima isola di informazione libera, di verità. Una grande trasmissione Raiperunanotte. Un grande successo. Ciò che si voleva silenziare è stato detto. Ciò che non si doveva mostrare è stato mostrato. Ed è stato anche un grande spettacolo. Indimenticabile il monologo di Luttazzi!
Ma a me rimane comunque un saporaccio amaro in bocca.
Forse perchè le operaie di stasera domani continueranno ad essere senza un lavoro. E quel che è peggio, dimenticate. Siamo talmente abituati a sentire storie come quelle, che ormai quel tipo di sofferenza (quella di chi dall'oggi al domani, e quel che è peggio senza motivo, si ritrova in mezzo ad una strada) ci passa davanti suscitando lo stesso stupore che susciterebbe la vista delle auto in autostrada viste dal parcheggio di un autogrill.
Forse perchè a vedere la gente che ha manifestato in piazza a Roma sabato scorso viene da pensare che abbia ragione Morgan, quando dice che il vuoto da colmare è un vuoto di sapere. Quella gente dimostrava disprezzo. Disprezzo per la libertà di parlare. Disprezzo per la libertà di dissentire. Disprezzo per la libertà. Ed un disprezzo del genere non può non nascere da una profonda, irreversibile ignoranza, intesa come drammatica mancanza di ogni forma di cultura, se non addirittura di pensiero. Sassi e pietre non hanno idee, e se anche le avessero, sarebbe non poco difficile fargliele cambiare a parole.
Forse perchè Antonello Venditti s'è invecchiato, o forse perchè sul finale, ho avuto l'impressione che il 'trenino' tentato da Santoro sia abortito sul nascere, e tutti gli altri lo abbiano lasciato da solo. Una metafora inquietante.
Forse perchè 'Io odio' già lo cantavo nel 1993, insieme ai 99Posse, e prima di loro l'hanno cantato in migliaia da Toro Seduto, a Emiliano Zapata, ad Ernesto Guevara, ad Ho Chi Min, a Renato Curcio e via dicendo, e molti di quelli che oggi si beano di sapere quello che ha detto Aristofane riguardo all'odiare i disonesti, magari sono gli stessi che ieri bollavano queste persone come banditi o terroristi o criminali. O me come 'zecca' dei centri sociali. E, non lo nego, mi girano parecchio i coglioni per questo.
Tuttavia, Monicelli invita ad abbandonare la speranza e ad abbracciare la rivoluzione. Mica una 'rivoluzione culturale' o comunque sia 'democratica', come quella che riuscì tanto bene ad Allende in Cile, e che pure sarebbe auspicabile (per quanto noi non siamo certo il Cile di Allende, dove gli operai delle miniere di rame scioperavano leggendo le poesie di Neruda. Con Neruda. Noi siamo l'Italia degli operai dell'Eutelia o di Termini Imerese, ugualmente degni, per carità, ma che gli va di lusso se riescono a farsi invitare a San Remo, con la Clerici!). No, una rivoluzione vera, di quelle dove si tira il grilletto e qualcuno finisce appeso a testa in giù sulla pubblica piazza. Il che, in verità, mi è sembrato un messaggio parecchio in antitesi con lo spirito della trasmissione stessa, dal momento che dei veri rivoluzionari non si sarebbero spostati sul web dopo essere stati censurati in Rai, ma avrebbero preso Masi, Innocenzi, l'Agcom e chi più ne ha più ne metta, li avrebbero sbattuti fuori dalla Rai a calci nel culo, avrebbero occupato gli studi e sarebbero andati in onda in televisione. Ma a parte questo, sebbene io pensi che sarebbe bellissimo se una cosa del genere accadesse, mi sorprende che uno come Monicelli non comprenda come mai una rivoluzione del genere sia impensabile in Italia, specialmente adesso. Perchè per tirare il grilletto e sperare di vivere abbastanza a lungo per raccontarlo, non basta essere incazzati, ci vuole qualcos'altro. Ci vuole la fame Maestro. Quella che non ti lascia alternative. L'unica forza che ha il potere di unire i disperati sotto un'unica bandiera. E' sempre stato così, ogni volta che l'Uomo ha deciso di ribellarsi agli eserciti della reazione. E tante volte non basta nemmeno quella. Per lo meno, se si vuole avere una speranza di vittoria.
Trasmissioni come quella di stasera rincuorano, perchè fanno capire che c'è tanta gente in Italia che considera la libertà e la verità dei beni irrinunciabili. Persone che così si contrappongono ai bipedi piddiellini di cui sopra, per i quali invece l'asservimento è la condizione naturale. Ma chiedete ai primi di imbracciare un fucile adesso. Chiedete ad una qualunque di quelle operaie di darsi alla macchia. Vi risponderanno che, messe alle strette, sarebbero disposte al furto magari, per garantire la sopravvivenza. Ma sparare è un'altra cosa.
Poi chiedete la stessa cosa ai secondi. Lei capisce, Maestro, che è una lotta impari. Da un lato noi, che preferiamo aspettare che Franz si beva almeno il caffè prima di sparargli, e dall'altro...
Io capisco l'avvilimento e la rabbia di Monicelli, e forse è proprio questo che mi lascia la bocca amara. Non deve essere bello sapere che settantacinque anni di sforzi compiuti per tentare di far capire alla gente, di farla ragionare, di metterla di fronte alle proprie contraddizioni ed ai propri limiti oltre che, ovviamente, di emozionarla, debbano risolversi con un nulla come Berlusconi al governo (perchè questo è Berlusconi, il nulla. Persino Mussolini era meglio di lui, almeno il Duce ci credeva in quello che diceva). E credo anche che se questo stato di cose non dovesse essere sconvolto da un cambiamento radicale, si arriverà prima o poi al punto in cui anche gli italiani, normalmente proni ad ogni tipo di inculata, per dirla con Luttazzi, si faranno nuovamente girare i coglioni e qualcun'altro finirà a testa in giù a piazzale Loreto.
Ma credo anche, anzi temo, che quel momento sia ancora lontano nel tempo, e che il massimo che ancora oggi ci si possa sforzare di fare, sia di combattere ognuno nel nostro piccolo e nel nostro quotidiano, coi mezzi a nostra disposizione, per fare in modo che sopravviva almeno la verità, come è successo stasera, e proprio come ha fatto anche Monicelli nella sua lunga carriera. Perchè come ho letto una volta su un blog, anche se adesso non mi ricordo quale, "Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario". E se c'è la verità, la libertà non può essere tanto lontana.
E adesso per favore ditemi come spegnere questa cazzo di finestra di streaming qui sotto che continua a mandarmi il jingle della trasmissione, prima che ammazzo davvero qualcuno!

Thursday, March 25, 2010

Tuesday, March 23, 2010

Prolusioni mannare

Ho letto la 'prolusione' (credo che sia la prima volta in vita mia che dico 'prolusione') di Bagnasco all'apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente (che suona più come una minaccia che non come un'istituzione ecclesiastica) ed i commenti del cosiddetto mondo politico a riguardo. Si è sparsa l'impressione che Bagnasco abbia voluto dare un'indicazione di voto 'contra personam', ovvero abbia voluto suggerire all'elettorato cattolico di non votare per la Bonino nel Lazio. Solo che, se si legge tutta la 'prolusione' (e due), si vede che, seppure sia vero che una dichiarazione di non-voto esplicita venga fatta solo per quanto riguarda il tema dell'aborto, tanto caro ai radicali, ciònonostante il cardinale riserva solo quest'abile stoccata a quella che potrebbe essere considerata come una problematica rappresentativa del pensiero di sinistra, mentre invece ne rifila diverse ad altri argomenti nei quali non si può non ravvisare un riferimento inequivocabile al governo ed al centro destra.
La mancanza di provvedimenti a favore di lavoratori ed imprese medie e piccole in periodo di crisi, ad esempio. Oppure il concetto di una maggiore 'responsabilità sociale' nei confronti dei lavoratori italiani, sempre più spesso sfavoriti nei confronti dei lavoratori asiatici, decisamente più economici. Ma anche, e direi soprattutto, la necessità di un approccio solidale nella gestione del problema dell'immigrazione clandestina, per il quale "l'accoglienza dei nuovi arrivati deve essere un obiettivo", e il richiamo, fatto espressamente al mondo politico, alla 'giustizia': "Ecco ciò che, dinanzi a quel che va emergendo anche dalle diverse inchieste in corso ad opera della Magistratura, e senza per questo anticiparne gli esiti finali, noi Vescovi ci sentiamo di dover chiedere a tutti, con umiltà, di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera. Questa è liberazione dalle ristrettezze mentali, dai comportamenti iniqui, dalle contiguità affaristiche per riconoscere al prossimo tutto ciò di cui egli ha diritto, e innanzitutto la sua dignità di cittadino. Bisogna che, al di fuori delle vischiosità già intraviste e della morbosità per un certo accaparramento personale, si recuperi il senso di quello che è pubblico, che vuol dire di tutti e di cui nessuno deve approfittare mancando così alla giustizia e causando grave scandalo dei cittadini comuni, di chi vive del proprio stipendio o della propria pensione ed è abituato a farseli bastare, stagione dopo stagione".
Processi in corso, acaparramento personale, scandalo. Mi pare chiaro no? Si punta il dito, più o meno genericamente, contro l'aborto, contro il razzismo e contro il persegumento degli interessi privati ad opera dei politici. E non sembra esserci diversità di volume nel tono utilizzato contro le diverse parti politiche, tanto è vero che proprio oggi lo stesso Bagnasco si affretta a precisare sul Corriere, che "La Chiesa è contro l'aborto, ma non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali".
Insomma, sembra proprio che ce ne sia per tutti.
Tranne uno.
Indovinate quale.

Sunday, March 21, 2010

1+1=2. Nonostante tutto.

Tanto per farvi capire che significa avere un milione di persone nella piazza di San Giovanni



E se non avessi adesso questi lucciconi, chè vedere queste immagini è sempre un'emozione, gliene direi quattro a quel branco di pecoroni che ieri hanno pensato di esprimere una qualche, inesistente, passione politica.

Saturday, March 20, 2010

Se Parigi avesse il mare...


Ciò che preoccupa non è il fatto che LUI dica cose come questa. Da uno come LUI te le aspetti questo tipo di uscite, che ricordano tanto i miei "ma è il prof. che ce l'ha con me!". Non sorprende insomma che la SUA visione della giustizia non ecceda quella di uno studente di scuola media inferiore (chè già alle superiori uno ha la fantasia ed i mezzi dialettici per imbastire giustificazioni molto più articolate) che torna a casa con un 4 in matematica. Non sorprende nemmeno l'insopportabile profilo di falsa istituzionalità di tanta parte della destra parlamentare italiana, che si nasconde dietro assurdità del tipo "noi non gioiamo quando un esponente del centro sinistra viene arrestato" (tranne Gasparri, che evidentemente ancora non l'hanno messo nella mailing list del generatore automatico di cazzate), per non citare le immortali parole di Gaetano Quagliarello che ammonisce severo "lasciamo che la magistratura faccia il suo lavoro", ponendo una serissima ipoteca sul premio "Hanno la faccia come il culo" edizione 2010.
Tutto questo non sorprende.
Quello che sorprende, è che metà degli italiani, più o meno, ancora ci creda o finga di crederci. Sbalordisce che esista ancora qualcuno al di fuori della cricca di onorevoli, senatori, portaborse o semplici Minzolini, che ancora prova a difendere questo genere di affermazioni nei bar, o sull'autobus o in pizzeria.
Ecco, questo si che preoccupa.

Friday, March 19, 2010

ESCI LA MONETINA!!!


RAGAZZI CACCIATE 'STI DUE EURI E MEZZO! SUVVIA!!! Sennò come faccio io quassù che manco più i telegiornali in diretta streaming riesco a vedere (lo streaming delle 'differite' è stato riattivato dopo circa un mese e mezzo di oscuramento).
Cliccate sulla vignetta di Vauro e uscite la monetina!!!

Wednesday, March 03, 2010

Sunday, February 28, 2010

Il ginocchio ferito dell'america

Il 28 Dicembre del 1890, una tribù di indiani Lakota di più di trecento tra uomini, donne e bambini, venne interamente sterminata da un battaglione di cavalleria americana agli ordini di un colonnello "occhi turchini e giacca uguale", come direbbe de Andrè. Erano migranti, e lo stesso colonnello li aveva precedentemente rassicurati dicendo loro che non avrebbero avuto nulla da temere se, incontrando i visi pallidi, si fossero tutti raggruppati sotto una bandiera americana. Bandiera preziosa dunque, che il capo tribù, Piede Grosso, custodiva prudentemente sotto la giubba. Vennero intercettati sul fiume Wounded Knee (Ginocchio ferito. Dio solo sa perchè chiamare così un fiume). Memore degli accordi presi, il capo tribù radunò la sua gente sotto la bandiera. Nella sua mente di pellerossa senza malizia, non poteva immaginare che quell'accordo era stato pattuito al solo scopo di rendere più facile lo sterminio, di evitare cioè che le giubbe blu dovessero rincorrere i singoli pellerossa lungo tutta la valle. Un piccolo dettaglio che viene normalmente trascurato nelle versioni ufficiali sull'accaduto, nonostante le numerose canzoni che, nella 'discografia' a stelle e strisce, hanno voluto ricordare questo avvenimento.
Sono le quattro del mattino e tra l'angoscia, il vino e la voglia di bestemmiare (tanto per citarne un altro), ho appena finito di vedere Avatar, il film di James Cameron di cui tanto si parla in questi giorni. L'ho visto su internet, senza pagare una lira. Alla faccia di Cameron. Anche se l'ho dovuto vedere con i sottotitoli in tedesco durante i frequenti dialoghi in lingua Na'vi, il nome del popolo di indigeni, che suona mooolto simile all'inglese 'native', l'aggettivo usato per indicare i nativi americani (il termine pellerossa veniva inizialmente usato in senso dispregiativo, e venne sdoganato solo successivamente dal parlare comune). Il nome del popolo alieno non è la sola cosa che accomuna i giganti blu ai giganti rossi. Ci sono archi e frecce, e guerrieri a cavallo, e un culto della Terra come 'Grande Spirito' (Eywa per i Na'vi, Wakantanka per i Sioux). Oltre che un colonnello dei Marines bastardo dentro. E poi c'è la trama. Talmente simile alla storia del massacro di Wounded Knee, che se solo avesse avuto un briciolo di onestà in più, lo stesso Cameron avrebbe dovuto scrivere "liberamente tratto dalla storia degli Stati Uniti" sotto al titolo.
Paralleli del genere non sono infrequenti tra i film americani, e si incontrano sempre in pellicole che il pubblico premia con incassi record, e valanghe di statuette di omini dorati e senza genitali, come ad esempio "Balla coi lupi". Ci sono sempre dei 'buoni' o molto poveri o molto selvaggi che combattono e muoiono per salvarsi dalle grinfie avide del cattivo uomo bianco, generalmente impersonato da un qualche ufficiale 'deviato' dei marines. Poi però arriva un 'redento' viso pallido, di solito accompagnato da altri tre o quattro sfigati votati al martirio, che abbandona la causa della propria gente (o della propria specie o di quello che volete voi), aiuta i poveri selvaggi, si mostra combattente eroico e leader carismatico, si strombazza la più topona delle selvagge (generalmente la figlia del capo selvaggio) ed esce vittorioso da tutto questo senza nemmeno spettinarsi. Insomma, l'eroe è sempre quello che cambia bandiera, che va contro l'ordine costituito, che disobbedisce.
Questa ipocrisia mi fa vomitare. Hanno bisogno, gli americani, anche loro della loro redenzione, tanto più che massacri come quello di Wounded Knee sono stati e vengono perpetuati in ogni parte del mondo, dal Giappone di Hiroshima al Vietnam all'Iraq. E si ripuliscono la coscienza comodamente seduti sulle poltroncine di un cinema, rimpinzandosi di nachos e pop-corn. Pensando a quanto sono bravi e umani ad aver aiutato i simpatici alieni dalla pelle blu a sconfiggere il malvagio colonnello. Doppia ipocrisia oltretutto, chè applaudono al bastian contrario dentro alla sala, ma come escono sono sempre prontissimi a puntare il dito contro chi, nelle loro povere menti, mette a rischio le loro esistenze di Dio, Patria, famiglia e tacchino a Natale dicendo 'no'.
Per cui, tante volte qualche regista mi leggesse, gli suggerisco la trama di Avatar 2, dove il nostro eroe bellimbusto stira miseramente le zampe, e l'ultimo dei selvaggi, brutto, gobbo, zoppo e che puzza anche un pò, invade la Terra (ormai interamente a stelle e strisce) e porta la salvazione anche a noi poveri umani.
E' solo finzione cinematografica dopotutto. Ma per una volta almeno, assisteremmo veramente alla finzione di un popolo di selvaggi che viene liberato.
Giudizio critico: se avete voglia di strabuzzare gli occhi davanti agli effetti 3D (che io non ho visto ma che immagino), o se vi piace Sigourney Weaver, allora andatelo pure a vedere. Saranno comunque tre ore durante le quali eviterete di pensare alle bollette, al mutuo, alla pensione che non c'è e a tutte quelle piccole cose che rendono felice la nostra vita di occidentali.
Sennò, un qualunque film di Bombolo è meglio.
Augh

L'occasione perduta

Siccome la mia vena polemica ormai va in stenosi quando si parla di politica e non mi sento davvero di aggiungere nulla alla perfezione dell'italico quadro fatto di Bertolasi, Ciancimini, Berlusconii, Scaglie e via dicendo, allora dico che ho appena finito di leggere quello che credo (spero) essere l'ultimo libro di Dan Brown "Il simbolo perduto" e l'ho trovato ottimo. Come lassativo. Che poi a me "Il codice Da Vinci" era anche piaciuto. L'ho trovato originale, ben scritto e con una trama avvincente. Questo invece ne sembra la brutta copia. O meglio, sembra lo stesso libro scritto però con un occhio di riguardo verso il Vaticano (chè dopo tutte quelle che gli hanno fatto passare, se lo sarà pure chiesto il buon Dan "ma chi me lo fa fare?") e con molte, ma molte meno idee in testa. Più che "il simbolo perduto", avrebbe dovuto intitolarsi "L'occasione perduta". Quella di non scriverlo.

Monday, February 22, 2010

666 meno un quarto


Dopo averne preso visione in piena notte, al buio, da solo e pertanto nelle condizioni ambientali e di predisposizione emotiva ideali, in seguito ad una attenta analisi semiotica e narratologica, successivamente ad una scrupolosa valutazione dei simbolismi e della plasticità espressiva, non prima di aver adeguatamente soppesato il contesto socio-culturale ed al termine di una a dir poco maniacale quantificazione dei valori di sceneggiatura, inquadratura e raccordi, credo di poter affermare senza tema di smentite che "Paranormal Activity" è una cagata pazzesca che non toglierebbe il sonno nemmeno ad un bambino di due anni.
Se il diavolo andasse al cinema, chiederebbe i danni a registi e produttori.
Se proprio amate il genere horror, guardate una foto di La Russa nudo. Se siete amanti del raccapriccio, pensate alla Lazio che vince lo scudetto (parlando di 'fiction' mi sembra un esempio appropriato). Se amate gli spargimenti di sangue, il sangue, le budella e i pezzetti di cervello, fate una riunione di condominio. Se poi non avete tempo da perdere, allora guardate Porta a Porta (che racchiude abilmente tutte queste caratteristiche).
Ma non spendete mezzo euro per andare a vedere questa vaccata di film.
Scusate per la foto.

Tuesday, February 16, 2010

Come ti ammazzo il global warming

Il Presidente Obama, in visita ad un nuovo impianto nucleare, rilancia l'energia dell'atomo per risolvere il problema del 'global warming'. "Il nucleare rimane l'unica alternativa per produrre energia che non inquina", ha detto Obama, aggiustandosi con un tentacolo una ciocca di capelli biondi sulla fronte.


Sunday, February 14, 2010

Twist and shout

Avete mai notato quanto sanno essere divertenti le foto scattate da bordo campo?
Al San Paolo di Napoli ad esempio, oggi non si è giocato a pallone. Si è ballato il twist...

Tuesday, February 09, 2010

La settimana della Sfinge

"Bagnasco, a Genova l'incontro coi trans". Cosi' si legge sul Corriere. E si leggono anche le parole del cardinale: "Siamo figli del peccato originale, tutti possiamo cadere nell’errore, possiamo peccare anche se siamo comunque responsabili delle nostre azioni. Ma Cristo è morto in croce per la salvezza di tutti. Non spetta a me giudicare. Le porte di Dio sono aperte a tutti". Che tradotto significa "Anche se siete delle merde e vi odio sinceramente tutti perche' avete scelto una sessualita' libera anche dai vincoli piu' consistenti che ci siamo sforzati di creare in duemila anni di storia della Chiesa, puo' darsi che il Padreterno la pensi diversamente. Quindi non mi resta che simulare la solita pelosa tolleranza che noi preti abbiamo verso di voi, anche se le mie calze a rete ed i miei perizomi sono infinitamente migliori e piu' belli dei vostri".


Nella foto compaiono alcuni trans, il cardinale Bagnasco e delle suore. A voi riuscire a distinguerli gli uni dalle altre.