Thursday, October 25, 2007

La vita in metri quadri

Da qualche anno a questa parte, più o meno da quando ho iniziato a lavorare, ho un sogno. Un vecchio casale in cima ad una collina che si affaccia sul lago di Bolsena, con un po’ di terra intorno ed una vista da mozzare il fiato. Me lo sogno la notte ed immagino la mia ‘terza età’ passata in questo casale. Vado oltre con la fantasia ed immagino anche una moglie e dei figli. Quando proprio eccedo, immagino anche la pensione, ma accade raramente. Questo casale è stato venduto e ristrutturato di recente e presto diventerà uno dei mille agriturismi che popolano l’alta tuscia. Pazienza. Non tutti sanno come far avverare i propri sogni. Però qualcuno ci riesce. Aldo Bianzino, 44 anni, piemontese, ha avuto nella sua vita una grossa fortuna ed una grossa sfortuna al tempo stesso. Ex- militante di Lotta Continua, passati gli anni dell’attivismo abbracciò la filosofia e lo stile di vita Hare Krishna e si ritirò in un casale perso nella bellissima e floridissima campagna dell’entroterra umbro, vicino Città di Castello. Un casale proprio come quello che sogno io. O per lo meno, mi piace pensarlo così, dato che non l’ho mai visto. Aldo Bianzino viveva secondo quella che era la sua nuova filosofia, un po’ isolato dal resto del mondo ma con molti amici ed insieme alla compagna ed ai tre figli. Questa è stata la sua grande fortuna. Una fortuna che si è interrotta il 12 ottobre scorso, quando uno squadrone di eroici componenti delle forze dell’ordine ha fatto coraggiosamente irruzione nel suo piccolo paradiso in terra e, insieme alla moglie, lo ha portato in carcere. All’entrata del carcere, i due sono stati separati ed isolati nelle celle normalmente riservate alle persone in attesa di convalida dell’arresto da parte del magistrato. Aldo Bianzino era solo in cella. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino viene ritrovato morto nella stessa cella in cui era stato confinato. L’autorità carceraria si affretta ad etichettare il decesso come dovuto ad arresto cardiaco. L’autopsia smentisce ed evidenzia lesioni multiple al cervello ed al fegato, in totale assenza di ematomi o contusioni superficiali di alcun tipo. Vengono interpellati due esperti di anatomia patologica ed entrambi giungono alla conclusione che lesioni di quel tipo non possono essere provocate accidentalmente (ad esempio cadendo dal letto) ma possono solamente essere inferte volontariamente, ad esempio colpendo la vittima con un bastone coperto di stracci bagnati. Un ‘codice rosso’ in piena regola, come lo definiscono su ‘Lettera 22, uno delle poche voci che ha parlato di questo fatto insieme al Manifesto. Ora sarebbe fin troppo scontato concludere che questa sia stata la più grande sfortuna di Aldo Bianzino. Ma non è così. La più grande sfortuna di Aldo Bianzino è stata quella di vivere in questo paese. Dove il potere punitivo di polizia si manifesta invariabilmente sul più debole, mentre scodinzola allegro sotto i buffetti affettuosi del più forte. Dove l’ignoranza e l’ottundimento da ‘grande fratello’ di tanta parte della popolazione foraggiano la disinformazione e l’arroganza della casta politica. Dove poche perle di menzogna piazzate abilmente nei punti giusti condizionano la vita di tutti da decenni, senza che nessuno osi metterle in discussione, anche quando diventano palesi in maniera imbarazzante. Aldo Bianzino è stato arrestato, ed è morto, perché nel suo casale sono state trovate un centinaio di piantine di cannabis. Meno di tre metri quadrati di terra coltivata.

9 comments:

gianfalco said...

Non è la prima volta e purtroppo non sarà l'ultima.
Genova su tutto, e poi Ferrara, e mille piccoli episodi che avvengono ogni giorno e nemmeno diventano notizia.
Chi dovrebbe provvedere sa, come noi sappiamo (grazie anche al web), ma nessuno fa niente.
Come in un normale, consolidato stato di polizia.

Gerypa said...

La notizia mi era sfuggita. E' da brividi!

Lesandro said...

Lo credo che ti era sfuggita. Non ne ha parlato praticamente nessuno. ignorata da quasi tutti i giornali ed i telegiornali.

iko said...

alcune considerazioni sparse.
La prima è che la notizia era drammaticamente sfuggita anche a me, drammaticamente perchè faccio un mestiere pe cui non dovrebbe succedere.
La seconda è che i pestaggi in carcere non sono purtroppo l'eccezione e chi ha un passato legato alla politica rischia di più (questo me lo hanno raccontato di viva voce detenuti che ci sono passati).
Legata a questa, la terza: tutti moriamo per arresto cardiaco, il problema è cosa l'ha provocato; in carcere in Italia spesso è difficile conoscere le vere cause di morte, perchè la sanità penitenziaria fa schifo, perchè c'è anche la questione pestaggi, perchè c'è anche una percentuale di suicidi molto più alta che fuori, per disperazione ma anche perchè ce ne sono di indotti: "l'hanno suicidato" si dice in galera.
La quarta che c'è apena stata una sentenza della Cassazione sulla coltivazione per uso personale della cannabis che depenalizza il reato, ora 3 metri quadri sono più di qualche piantina del pronunciamento in questione, ma l'arresto in flagranza mi sembra decisamente esagerato.
L'ultima è sciocca e futile: quando ho visto la foto del post credevo fosse stata scattata da una collina con vista sul lago di Bracciano, proprio sopra Vicarello, dove c'è un casale meraviglioso che sarebbe un sogno ristrutturare ma che più probabilmente diventerà un relais di un probabile futuro circolo di golf.

Lesandro said...

Come in un normale, consolidato stato di polizia, per citare Gianfalco.
La foto è una veduta del lago di Bolsena. Iko adesso mi hai fatto venire una curiosità feroce: che lavoro fai?

iko said...

faccio la giornalista e ho fatto volontariato in carcere per un po'

Lesandro said...

E' vero, cento piantine di cannabis sono più di quanto previsto in quella sentenza di cui parli tu. va però anche considerato che Bianzino non aveva rapporti di sorta con criminali o spacciatori. Probabilmente, i frutti di quella coltivazione erano riservati a lui ed a qualcuno dei suoi amici.

1ps said...

Toscana.
Terra piena di risorse.
:)

iko said...

sono d'accordo con te, per questo è ancor più una follia l'arresto e galera. Per non dire della tragica fine.