Friday, October 19, 2007

La sveglia delle incertezze

Per lungo tempo, da che ho iniziato a lavorare, mi sono chiesto come possa essere stato possibile che mio padre, con il solo suo stipendio, sia riuscito non solo a comperare una casa, a pagare un mutuo, ma anche a mantenere tutta la famiglia, a pagare gli studi dei figli, fino al livello universitario e, tutto sommato, a non farci mai mancare niente neanche del superfluo. Certo, qualche aiuto da fuori è arrivato anche per lui immagino. Però mi è sempre rimasta l’idea che in qualche modo una cosa del genere conservasse un minimo di eccezionalità. In qualche modo, lavorando e rendendomi conto della precarietà del mio lavoro, ho sempre pensato che, prima o poi, quella famosa stabilità sarebbe arrivata, magari insieme ad una casa e ad una pensione. Una forma di sicurezza indotta da un ambito familiare in cui seri problemi, sotto questo punto di vista, non sono mai esistiti. O comunque io non ne ho mai avuto sentore. Che farei se invece questo sogno (perché è ovviamente di questo che si tratta) dovesse infrangersi? Se dovessi ritrovarmi avanti con gli anni senza lavoro e senza casa, e magari con una famiglia e dei figli a carico, ed un mutuo da pagare? Uno dei tanti pseudo-liberisti di oggi mi consiglierebbe probabilmente di attivare un’assicurazione privata. La verità è che in una condizione del genere, la disperazione che si sente deve essere assoluta. E così deve essersi sentito Giuliano P., marito, padre di una bambina di 6 anni, operaio. La moglie, precaria, perde il posto e lui realizza che con il suo solo stipendio, non riuscirà a fare quello che, solo una generazione fa, era considerato la norma. Pagare una casa e mantenere una famiglia. E si uccide, impiccandosi nella fabbrica in cui lavora. Si uccide per non dover più vedere lo spettro che ha davanti agli occhi. Quello della strada, per lui e per la sua famiglia.

Cosa c’è dietro questa tragedia? Non c’è solo la disperazione della sfortuna, ci sono anche delle responsabilità precise secondo me. E queste fanno capo al sistema del precariato italiano ovviamente, ma anche al sistema bancario. È ormai un luogo comune dire che le banche prestano i soldi solo a chi ce li ha già e non a chi ne ha bisogno. Ma le cose, volendo, possono essere anche peggio di così, laddove chi i soldi li ha, non ha bisogno di pagare per comprare una casa, perché gli viene ceduta per quattro lire, magari nel centro storico. Basta essere parlamentare no?

La morte di Giuliano è una sveglia tremenda. Per me sicuramente. Una sveglia che dimostra chiaramente che la povertà, nel nostro paese, è dietro l’angolo. Che anche a 43 anni, si può essere costretti a vivere senza certezze. Nonostante i falsi buoni propositi di vecchi politici con il vestitino nuovo o di pontefici ciarlatani che gridano ‘al lupo’ tenendo a malapena nascoste la coda e le orecchie sotto l’abito e la papalina.

6 comments:

alessandro said...

oltre a farti gli auguri per il complanno del tuo blog, ti linko. :)

1ps said...

Si può morire per un mutuo?
Incertezza.
Chiave, quasi telepatica :)

Lesandro said...

@alessandro. vengo subito a leggerti

@1ps. ho subito avvertito un feeling tutto particolare con suor perfida

1ps said...

Lo ha anche detto alla personificazione. (feeling reciproco, ha risposto con aria molto snob).
Sempre perseguitato dal valletto di PippoKennedy?

Lesandro said...

Si. Il mio avatar continua a prosopopeggiare della mia idiozia. Però devo dire che anche lui è pieno di dubbi tutto sommato.

1ps said...

Si, ma si tratta bene ;)

Suor Perfida gli fa gli auguri