Sunday, November 05, 2006

Fondamentalismo: La deriva della ragione.


C’è una guerra in Palestina. C’è da decenni. Una guerra che oggi viene combattuta sotto i simboli di religioni diverse. Ma che nasce da altri motivi, se è vero, come è vero, che i primi insediamenti ebraici in Palestina, alla fine del 1800, non furono il risultato di una invasione e non richiesero combattimenti. Bensì furono il risultato di legittime compravendite di terreni, da ricchi possidenti palestinesi ad ancor più ricchi acquirenti ebrei (per lo più fuggiti dai pogrom russi). Gli albori dell’odierno sionismo sono questi, ben prima che Theodor Herzl lo ‘teorizzasse’ nei suoi scritti, ufficializzandolo. Questo aprì la strada ad insediamenti massicci, almeno fino al ’48 sempre tramite compravendita di terreni (dopo l’esercito israeliano iniziò a ripulire i villaggi ‘etnicamente’), con il risultato che eserciti di contadini palestinesi, povera gente che lavorava per i ricchi possidenti, venivano privati del lavoro e sfrattati dalle loro case. Erano gli antenati di quelli che oggi combattono contro l’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. È curioso che questo aspetto commerciale non venga mai ricordato da nessuno. Curioso e grave perché evidenzia come, a dispetto della veste di ‘Guerra Santa’ che il conflitto ha oggi, in realtà le sue radici sono di natura diversa. Sempre la stessa, a dire la verità, di tanti altri conflitti combattuti nella storia del pianeta. Ovvero la guerra del ricco contro il povero, e la resistenza del povero contro il ricco. Per questo oggi mi sono imbufalito ancora di più quando ho letto di questo branco di IDIOTI che, a bordo di una nave militare americana della seconda guerra mondiale, il 30 ottobre scorso hanno portato tonnellate di ‘aiuti umanitari’…in Israele…per gli israeliani, perché “siccome l’ONU ha provveduto a spedire aiuti umanitari (stavolta senza virgolette) in Libano allora perché non anche ad Israele?” Chi sono questi geni? La comunità evangelica di…Beverly Hills!!! “Amiamo ed ammiriamo Israele e stiamo con Bush” ha proferito entusiasta Don Tipton, leader della spedizione, mentre la moglie commentava i ritardi burocratici che ostacolavano lo scarico delle merci dicendo: “…almeno abbiamo avuto tempo per visitare il paese…”. Il portavoce del porto di Ashdod, dove è attraccata la ‘Spirit of Grace’, dice “Dobbiamo essere gentili con loro, sono più sionisti di tutti gli israeliani che conosco”. Sembra quasi un commento imbarazzato in verità. Tonnellate e tonnellate di medicinali, materiale ospedaliero, addirittura vestiti! Cose che avrebbero potuto risultare vitali se utilizzate dalla parte dei poveri di cui parlavo prima, buttate nel cesso dei ricchi, sacrificate sull’altare di un fondamentalismo che non conosce religioni, ma imperversa comunque nelle menti più ottuse. Da qualunque parte stiano.

4 comments:

enrix said...

Ciao Alessandro, eccomi nel tuo blog, dunque.

Quoto il tuo pensiero, su questa rocambolesca e ridicola "spedizione" di aiuti umanitari ad Israele.
Una americanata classica.
Io la concepisco forse ancor di meno, avendo come unico egoistico desiderio ormai da anni quello di poter dormire e riposare.
L'idea di fare una bella transoceanica per portare aiuti ai ricchi bisognosi, da un lato mi turba per la poderosa perdita di tempo, dall'altro mi "diverte", portando la mia memoria alle vecchie storie di Superciuck ed Alan Ford.

Sulla tua ricostruzione storica, seppure molto seria e certamente inconfutabile nelle linee generali, avrei un po' di appunti, ma rischio di far la figura del solito rompiscatole.

Ti dirò solo brevemente che in quell'area la discussione sul commercio storico delle terre e sui soprusi commerciali, non riguarda solo Israele.
Le Fattorie di Shebaa sono ancora proprietà della Siria. Da alcuni anni si discute tra le parti alle NU per risolvere la questione delle Fattorie di Shebaa, cercando di convincere la Siria a firmare la loro donazione al Libano, e nel frattempo, guarda caso, gli Hitzballah hanno attaccato Israele.
La striscia di Gaza oggi è tornata al controllo egiziano, cui era stata sottratta con la guerra del 1967, ma quella Striscia incideva al 18% sul PIL israeliano, grazie alle sue serre. Una terra resa fertile in un secolo di duro lavoro sotratta in un mese a tutti quelli che la coltivavano.
Può essere che qualcuno quindi, questo bastimento di aiuti, lo prenda sul serio.

Ma io no, stai tranquillo.
per me resta un'americanata classica.

Anonymous said...

quello che stavo cercando, grazie

Anonymous said...

Si, probabilmente lo e

Lesandro said...

lo è cosa? Vuoi intendere qualcosa quando lo scrivi (ripetutamente) a commento dei miei post? Se si, non sarebbe male se cercassi di essere un filo più esplicito/a. Così, tanto per far capire anche a noi...
grazie