Friday, November 10, 2006

Olanda 1 - Israele 0


Mi sono imbattuto oggi in un paio di notizie decisamente contrastanti tra di loro, che riguardano gli omosessuali ed i loro diritti. Da un lato la modifica, da parte del comitato organizzatore del gay parade israeliano, del percorso della parata, inizialmente previsto dentro Gerusalemme. Gli ebrei ortodossi, ma anche i musulmani ed i cristiani di Israele, hanno da subito mosso un’opposizione feroce a che il corteo si svolgesse attraverso la città vecchia, a tutti, chi più chi meno, sacra. Questi gay stanno proprio sulle palle a tutti sembrerebbe, quasi che il colore e l’allegria dei gay pride potessero in qualche maniera contaminare l’austerità di Gerusalemme, ormai troppo abituata a scontri e morti ammazzati. I rabbini più ortodossi, quelli della setta Eida Haredit, sono persino arrivati a minacciare una pulsa datura (frusta di fuoco in aramaico) contro tutti i partecipanti, nonché contro i poliziotti che si disporrebbero a protezione del corteo. In pratica una maledizione (che oltretutto funziona se è vero che in precedenza ne hanno lanciate anche contro Rabin e Sharon).
Dall’altra parte invece c’è il ripensamento del governo olandese sul diritto d’asilo a profughi gay provenienti da paesi in cui l’omosessualità è perseguita anche in maniera violenta. Il caso si aprì l’anno scorso quando il ministro per l’immigrazione olandese Rita Verdonk respinse le richieste d’asilo di alcuni profughi iraniani ritenendo che non sussistesse un rischio effettivo di persecuzione in Iran e che “non è totalmente impossibile per uomini e donne omosessuali agire nella società iraniana, a patto che si preoccupino di non manifestare troppo apertamente le loro tendenze”. La società civile olandese s’è letteralmente sollevata e, in cooperazione con l’Osservatorio per i Diritti Umani, ha presentato al ministro tutto il materiale necessario per fargli cambiare idea, compresa la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo. La Verdonk si è messa a tavolino con le parti interessate, hanno parlato, hanno discusso ed hanno risolto. Il 18 ottobre scorso, il ministro Verdonk così si pronunciava in un rapporto di 115 pagine: “I profughi omosessuali iraniani non dovranno più provare di aver subito persecuzioni nel loro paese. Al contrario, i profughi la cui identità, nazionalità ed omosessualità siano state confermate, e per i quali non c’è nessuna contro-indicazione, non dovranno tornare in Iran.”
Verrebbe da pensare che ‘Olanda’ ed ‘Israele’ siano i nomi di due pianeti diversi piuttosto che di due stati dello stesso pianeta. E se lo fossero, l’Italia non sarebbe certo sul pianeta ‘Olanda’. Ma ve l’immaginate il casino che avrebbe armato una decisione del genere in Italia, dove si fanno interrogazioni parlamentari pure per decidere se sia lecito o no che un transessuale usi il bagno delle donne?

2 comments:

enrix said...

Vero, verissimo.

Amedeo said...

Si, vero, ma perchè tutte queste organizzazioni sui diritti umani, invece che limitarsi a portare documentazioni al ministro olandese non si muovono in maniera pesante per cambiare la situazione in Iran?