Saturday, November 11, 2006

Tutto OK

Girando sul sito di PeaceReporter ho trovato una rubrica che si chiama “Cessate il fuoco”. Si tratta di un bollettino di guerra in cui viene presentato il ‘rendiconto’ in vite umane di quei conflitti, attualmente attivi sul pianeta, ma in cui la NATO (ancora) non ha messo becco, e che pertanto tendono ad essere dimenticati o addirittura sconosciuti dai ed ai più. In particolare vengono considerati Palestina, Cecenia, Pakistan, Algeria, Colombia, Sri Lanka, India, Costa d’Avorio, Nigeria, Uganda, Ciad e Sudan. Ho listato tutti i numerini, e la funzione ‘somma’ del mio ‘ecsel’ (non facciamo pubblicità) mi ha rivelato qualcosa di drammatico ma anche illuminante al tempo stesso. Dall’inizio del mese di novembre in questi conflitti sono morte circa 440 persone. Almeno, 440 è il numero di decessi conosciuti. Di queste, 77 sono militari ‘governativi’, chiamiamoli così, solo 46 sono ‘ribelli’ o ‘guerriglieri’. Il resto, 317 persone, sono civili. Viene da rimpiangere i campi di battaglia di Romana memoria dove i due schieramenti si scornavano tra di loro e non ci andavano di mezzo civili inermi.
Durante la guerra di secessione americana, al termine di ogni battaglia tra nordisti e sudisti, nei campi nordisti si esponeva una lavagna con sopra scritto il numero dei decessi avvenuto tra le fila dei soldati. Il numero era seguito dalla lettera ‘K’, ad indicare il numero di soldati ‘Killed’. Quando accadeva che tutte le giubbe blu facessero ritorno dalla battaglia, sulla lavagna si scriveva ‘0K’, ovvero ‘zero killed’, ed era grande festa. Quello zero è presto diventato una ‘O’ (sia lo zero che la lettera si possono pronunciare allo stesso modo in inglese), da cui l’acronimo più famoso del mondo. È tutto ‘OK’. Nessun morto, nessun problema.
Sarebbe favoloso poter cliccare la rubrica “Cessate il fuoco” e vedere una lunga lista di “OK”, ma non è così. E la ragione credo sia anche la nostra ignoranza. Io stesso ignoro quali siano le cause o i protagonisti di molti dei conflitti che compaiono in quella lista. Perciò voglio provare a vedere se mi riesce di venirne a capo e di descrivere cosa accade in quei paesi utilizzando le informazioni che trovo sulla rete. Per conoscere quello che c’è da conoscere e per non dimenticare quello che già si conosce. OK?

3 comments:

enrix said...

L'ètimo di "ok" mi era già noto, ma bene che tu me l'abbia rammentato.

Tra l'altro mi pare che quell'elenco di paesi caldi sia non proprio completo, perchè ad esempio manca ancora qualcosa dell'america del centro-sud (compare solo la Colombia), dove ci sono situaziuoni magari dormienti, ma comunque a rischio (Messico, Amazzonia....).
Ed anche sui confini con le Coree, qualche morto ci scappa, e comunque c'è una situazione da guerra fredda. Da paesi tipo il Laos, poi, la puzza di morte vola nell'atmosfera, ma la censura è forte e le notizie nons fuggono.

In ogni caso mi pare che il momento sia particolare ed angosciante, come se certe situazioni stessero sfuggendo di mano....

Cessate il fuoco lo gridiamo in milioni, ogni giorno, ma è come stringere una saponetta bagnata....

Fallagirare.Staff said...

La NATO?

Lasciamo perdere...

Amedeo said...

NATO? perchè?

Se mai ONU! andrebbe seriamente riformato ma il problema è il solito, finchè la politica non prende il suo legittimo potere sull'economia non c'è nulla da fare.