La quotidianità del dolore. Fatta di tante piccole cose che un tempo si potevano fare e poi, improvvisamente, diventano impossibili. Muoversi, mangiare, persino parlare e, forse, anche pensare in maniera lucida. Vivere con una persona per decenni ed accorgersi che questa, improvvisamente, non ti riconosce più, non sa più chi sei. Questo ha sperimentato Vitangelo Bini, vigile urbano in pensione di 77 anni. Per anni si è preso cura da solo della moglie malata di Alzheimer. L’ha vista sciogliersi in una malattia aggressiva che ne ha corroso la coscienza fino ad uno stadio terminale fatto solo di dolore e lamenti. Per anni sono andati insieme dentro e fuori dagli ospedali, cercando di lenire una condizione neurologica progressiva. Ed insieme sono rimasti fino alla fine, ieri, quando Vitangelo Bini è entrato nella corsia dell’ospedale di Prato dove Non è facile comprendere la natura di un gesto del genere. Alcuni, in rete, parlano di coraggio, ma non è così. Piuttosto di amore e disperazione si dovrebbe parlare. L’amore per una persona con cui hai passato tutta la vita e la disperazione di quel dolore quotidiano, ogni giorno più forte, che non trova altro sfogo se non la realizzazione di una condizione ultima, irreversibile e terribile. La fine della speranza.
Bè, ‘fanculo tutte e due. Il Papa come il giudice si tolgano il cappello davanti a quest’uomo, al suo amore ed alla sua disperazione.