
Friday, April 15, 2011
Il tonico della memoria

Monday, May 31, 2010
L'equazione senza variabili

Saturday, January 17, 2009
Carnage
Il Nobel per la pace ormai non ve lo leva nessuno. Bastardi.
Sunday, January 11, 2009
FREE PALESTINE
Chi parla non sempre ha le idee chiare. Qualcuno asserisce che lanciare Qassam contro Israele non è il modo giusto di reagire, e l'unica sarebbe operare il boicottaggio sistematico dei prodotti Israeliani. La prima parte del ragionamento è senz'altro condivisibile, ma la seconda? Non ce lo vedo Israele in ginocchio perchè qualcuno smette di comprare arance israeliane al supermercato. Non è che Israele esporti molto di più dopotutto.
PS
Thursday, February 07, 2008
Mumble mumble...
Qualcuno saprebbe dirmi come mai non riesco a frenare un moto di sincera incazzatura nel leggere questo articolo di Avraham B. Yehoshua? Ci terrei davvero a saperlo perché dopotutto quest’omino ha una faccia simpatica, e molti me lo descrivono come uno scrittore pacifista che si batte per la fine del conflitto israelo-palestinese. Perché allora più leggo quest’articolo e più mi incazzo?Forse perchè l'autore di questo articolo chiede a me, ma soprattutto ai palestinesi, di rispettare una decisione dell'ONU mentre il suo paese ne ha ignorate e continua ad ignorarne a decine? Forse perchè, a leggerlo, si direbbe che se esiste un conflitto israelo-palestinese, Israele (e la sua componente di matrice sionista) non ha nessuna colpa e la colpa è tutta e solo dei palestinesi che sono i 'cattivi'? Forse perchè l'autore vorrebbe rassicurarmi sul fatto che la presenza di Israele (e nessun'altro a quanto pare, qui e qui) come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino NON E' un atto di propaganda, e che il rifiuto ad estendere l'invito anche alla Palestina è dovuto al fatto che gli organizzatori della fiera avevano il cellulare scarico? O magari perchè quell'augurio finale suona come un allegro 'cento di questi giorni' pronunciato davanti al capezzale di un malato terminale? Perchè mi incazzo, insomma, a leggere quest'articolo? Non voglio incazzarmi. Quest'omino ha una faccia così simpatica dopotutto.
Si grida al 'boicottatore' in questi giorni. Sono state lanciate sottoscrizioni per il boicottaggio della manifestazione e questo ha scandalizzato moltissimi tra politici, intellettuali e gente comune. Personalmente, sono due giorni che mi scorno con Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore. Loro sostengono che comunque sono libri. Quindi emozioni, storie, coinvolgimento, sofferenza e non importa chi li scrive, purchè ci siano (una sintesi molto edulcorata). Un ottimo punto di vista in verità. Ma, in questo caso specifico, mi suona tanto come un voler a tutti i costi tenere la testa sotto la sabbia. Non ci riesco davvero a considerare il libro a sè stante, indipendentemente dal contesto in cui questo viene presentato. Soprattutto in questo caso. Parliamo di Israele e Palestina dopotutto, mica di Hansel e Gretel. E allora nascono due domande. E' giusto boicottare una manifestazione culturale? A questa la risposta è semplice. Probabilmente no. Il boicottaggio di una manifestazione culturale è chiaramente un autogol. Se non altro perchè ti impedisce di dire ciò che pensi. Se necessario, di contestare articoli come quello linkato qui. Soprattutto, perchè l'argomento del contendere, in questo caso, richiederebbe più dialogo e meno cannonate. La seconda domanda però è già meno facile. E' giusto boicottare una manifestazione culturale in cui le premesse DEVONO essere che a) le due parti (perchè è inevitabile, caro Gery, caro Giacomo, che quando si parla di Israele si debba parlare anche di Palestina. Non se ne scappa) non godano di pari 'dignità'. b) la lista degli invitati è decisa a tavolino in maniera unilaterale?
Qui la risposta, come dicevo, è tutt'altro che scontata. Per lo meno se, per boicottaggio, vogliamo intendere il rifiuto di un autore a prendere parte ad una manifestazione del genere.PS
Giusto per un sincero moto di simpatia, lasciatemi chiedere anche: possibile che degli scrittori egiziani, sbeffeggiati scandalosamente dagli organizzatori della Fiera, non gliene freghi un cazzo a nessuno?
Wednesday, November 08, 2006
Le ali raggrinzite
Beit Hanoun, Striscia di Gaza. Sono le sei del mattino. La famiglia Atamne, undici persone, sta ancora dormendo. Dorme pensando che finalmente i carri armati israeliani se ne sono andati. L'operazione 'Nuvola d'autunno' è cominciata il primo di novembre, con la fanteria di Tsahal che entrava in questa cittadina di 35.000 abitanti scortata dai panzer, allo scopo di rimuovere le 'postazioni' di missili Qassam che tiravano verso il Neghev israeliano. Eppure lo so anche io che il Qassam è poco più di un tubo riempito di esplosivo e quindi facilmente trasportabile. Fossi io uno di Hamas mi guarderei bene dal piazzarlo in una postazione fissa. Comunque sia l'operazione è finita, lasciandosi dietro alle spalle più di sessanta cadaveri. Tutti terribili terroristi ovviamente. Il rumore dei cingoli si allontana. Poi però s'avvicina di nuovo e di nuovo i panzer aprono il fuoco. La casa degli Atamne è centrata in pieno. Muoiono tutti e undici. La popolazione si riversa in strada ed accorre sul posto. Non si sa mai, qualcuno potrebbe essere ancora vivo. Altra granata, proprio in mezzo alla folla. Alla fine, questo ripensamento dell'esercito costa (o paga, a seconda dei punti di vista) 18 morti in più. 5 sono bambini. Due di questi cinque li vediamo nella foto, abbracciati alla madre. Ed io sinceramente questo non lo tollero più. Non tollero più l'idea di un cingolo che stritola l'asfalto della strada e le piccole ossa di bambini che hanno come unica colpa quella di essere nati nel posto sbagliato. Non tollero più i macellai sionisti che pensano di poter liquidare quel sangue con frasi tipo "E' stato uno spiacevole incidente, ma dobbiamo difendere i nostri cittadini dai razzi Qassam", come ha detto Tzipi Livni, il ministro degli esteri israeliano. Spiacevole incidente un cazzo! Non tollero più l'idea che a questo mondo ai bambini non venga più riconosciuta la sacralità che gli spetta. Che qualcuno possa decidere di andare e bombardare ben sapendo che i più fragili ed i più esposti sono loro, salvo poi giustificarsi con frasi del cazzo tipo 'è la guerra!'. Non lo tollero più. Non tollero più la vita di queste creature sacrificata sull'altare dell'economia malata che ci impongono, di una diplomazia becera che imbavaglia il grido di rabbia di popolazioni intere, in Europa come nel resto del mondo o, peggio ancora, di religioni ammuffite che ormai esistono solo per procreare fondamentalismi ad hoc, utili per generare altra morte in nome di Dio.La nebbia si fa sempre più fitta, nonostante i pochi fari che tentano di illuminare la strada. Dobbiamo fare qualcosa anche noi. E' imperativo. Qualunque cosa, anche la più piccola. Se i teorici del caos hanno ragione, anche noi, con le nostre ali raggrinzite di farfalle in ciabatte possiamo scatenare la bufera che abbatterà questi monoliti della moderna inumanità.
Sunday, November 05, 2006
Fondamentalismo: La deriva della ragione.

C’è una guerra in Palestina. C’è da decenni. Una guerra che oggi viene combattuta sotto i simboli di religioni diverse. Ma che nasce da altri motivi, se è vero, come è vero, che i primi insediamenti ebraici in Palestina, alla fine del 1800, non furono il risultato di una invasione e non richiesero combattimenti. Bensì furono il risultato di legittime compravendite di terreni, da ricchi possidenti palestinesi ad ancor più ricchi acquirenti ebrei (per lo più fuggiti dai pogrom russi). Gli albori dell’odierno sionismo sono questi, ben prima che Theodor Herzl lo ‘teorizzasse’ nei suoi scritti, ufficializzandolo. Questo aprì la strada ad insediamenti massicci, almeno fino al ’48 sempre tramite compravendita di terreni (dopo l’esercito israeliano iniziò a ripulire i villaggi ‘etnicamente’), con il risultato che eserciti di contadini palestinesi, povera gente che lavorava per i ricchi possidenti, venivano privati del lavoro e sfrattati dalle loro case. Erano gli antenati di quelli che oggi combattono contro l’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. È curioso che questo aspetto commerciale non venga mai ricordato da nessuno. Curioso e grave perché evidenzia come, a dispetto della veste di ‘Guerra Santa’ che il conflitto ha oggi, in realtà le sue radici sono di natura diversa. Sempre la stessa, a dire la verità, di tanti altri conflitti combattuti nella storia del pianeta. Ovvero la guerra del ricco contro il povero, e la resistenza del povero contro il ricco. Per questo oggi mi sono imbufalito ancora di più quando ho letto di questo branco di IDIOTI che, a bordo di una nave militare americana della seconda guerra mondiale, il 30 ottobre scorso hanno portato tonnellate di ‘aiuti umanitari’…in Israele…per gli israeliani, perché “siccome l’ONU ha provveduto a spedire aiuti umanitari (stavolta senza virgolette) in Libano allora perché non anche ad Israele?” Chi sono questi geni? La comunità evangelica di…Beverly Hills!!! “Amiamo ed ammiriamo Israele e stiamo con Bush” ha proferito entusiasta Don Tipton, leader della spedizione, mentre la moglie commentava i ritardi burocratici che ostacolavano lo scarico delle merci dicendo: “…almeno abbiamo avuto tempo per visitare il paese…”. Il portavoce del porto di Ashdod, dove è attraccata la ‘Spirit of Grace’, dice “Dobbiamo essere gentili con loro, sono più sionisti di tutti gli israeliani che conosco”. Sembra quasi un commento imbarazzato in verità. Tonnellate e tonnellate di medicinali, materiale ospedaliero, addirittura vestiti! Cose che avrebbero potuto risultare vitali se utilizzate dalla parte dei poveri di cui parlavo prima, buttate nel cesso dei ricchi, sacrificate sull’altare di un fondamentalismo che non conosce religioni, ma imperversa comunque nelle menti più ottuse. Da qualunque parte stiano.