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Tuesday, February 17, 2009

Il vero miracolo italiano

L'avvocato inglese David Mills e' stato riconosciuto colpevole di corruzione in atti giudiziari. Colpevole di aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi, per testimoniare il falso in due processi che vedevano imputato Berlusconi stesso. In altre parole, Mills e' stato corrotto. La posizione del corruttore, ovvero Silvio Berlusconi, e' stata stralciata a causa del lodo Alfano che rende il Presidente del Consiglio improcessabile. Altrimenti sarebbe stato necessariamente condannato per corruzione. La pena per Mills e' di 4 anni piu' un risarcimento di 250.000 euro da pagare alla parte civile, ovvero...la Presidenza del Consiglio dei Ministri...cioe'...moment...

Silvio paga Mills 600.000 dollari per indurlo a testimoniare il falso.
Mills intasca 600.000 dollari e testimonia il falso
I giudici condannano Mills per corruzione in atti giudiziari
Silvio non viene processato in quanto protetto dal lodo Alfano
Mills paga 250.000 a Silvio come risarcimento per aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio per salvargli il culo nei suoi processi...

ma che cazzo di paese di geni e' il nostro?

Thursday, November 13, 2008

Codice di disonore


"Vergogna", urlavano stasera i sostenitori dell'accusa contro le forze di polizia imputate per i fatti della scuola Diaz, avvenuti 7 anni fà al G8 di Genova. Vergogna perchè il primo grado di giudizio ha visto assolti i vertici della PS e del Viminale e condannati una manciata di poliziotti e ispettori. I proverbiali pesci piccoli, o capri espiatori che dir si voglia. 35 anni di carcere spalmati su 13 condannati, con la pena più pesante di 4 anni per l'allora comandante del settimo nucleo sperimentale di Roma. A fronte dei 108 anni chiesti dai PM per 29 imputati. Un processo, a detta dei giornalisti che l'hanno seguito, viziato da numerosi casi di omertà e da prove svanite nel nulla. Come le due famose bottiglie molotov.
Non che mi aspettassi nulla di diverso. I pesci grossi sanno come muoversi. Certi ordini si danno, ma in silenzio, senza parlare. 'Codici rossi' all'amatriciana, punibili solo nei contesti hollywoodiani, ma non fuori dal grande schermo. C'è differenza tra Scajola e Jack Nicholson dopotutto. Soprattutto in un paese come il nostro, dove accanto alle urla di indignazione echeggiano quelle grasse e soddisfatte di chi non esita a vaneggiare della nota rispettabilità e galanteria dei vertici delle nostre forze dell'ordine (non poteva mancare, tra questi, Maurizio 'sciroppo d'acero' Gasparri). Senza nemmeno porsi il problema del fatto che una tale assoluzione di massa dei quadri dirigenziali, comporta necessariamente l'ammissione di una struttura gerarchica inesistente all'interno delle forze dell'ordine stesse, dove un ispettore qualsiasi può ordinare di trasformare un pacifico raduno di manifestanti in una 'macelleria messicana', senza che nessuno dei suoi superiori possano fare nulla per prevenirlo o ne siano addirittura a conoscenza. Senza nemmeno porsi il problema della moralità di chi le forze dell'ordine le rappresenta quotidianamente in strada. Moralità che a questo punto bisogna considerare semplicemente nulla, se semplici agenti possono aver compiuto una mattanza del genere, stando alla sentenza, di propria iniziativa, senza aver ricevuto ordini dai propri superiori. Perchè è chiaro che il punto debole di questa sentenza è lo scollamento tra i pesci grossi, che un intervento del genere avrebbero potuto ordinarlo o impedirlo, e i pesci piccoli, che invece l'hanno messo in atto.
E si parlerà di questa vergogna, magari a lungo. Si protrarranno nel tempo i processi per il secondo ed il terzo grado di giudizio. E nel frattempo, visto che, per l'appunto, la pena massima è di soli 4 anni, in galera non ci finirà nessuno. E i responsabili di quelle ferite, di quelle pozze di sangue, di quei denti spaccati, di quei punti di sutura, rimarranno impuniti.
Cercavano violenti e pericolosi 'black bloc', quei poliziotti. E li hanno trovati, ma non li hanno arrestati.
Non si arrestano i colleghi.

Tutto sommato preferisco Jack Nicholson...

Saturday, October 27, 2007

Il riflesso dello scarpone

Esiste un limitato numero di azioni, situazioni, frasi ed atteggiamenti che riescono davvero a mandarmi in bestia. Quando mi ci trovo davanti perdo letteralmente il controllo. Tipo vedere Emilio Fede in televisione. Si abbassa la mano, sfila lo scarpone e lo lancia contro il video automaticamente. È un riflesso spinale. Forse monosinaptico.

Il marine Mario Lozano è stato ritenuto ‘non processabile’ da un tribunale italiano per l’omicidio di Nicola Calipari in virtù di una non meglio identificata ‘assenza di giurisdizione’. Non è processabile perché è americano. Non è la prima volta che succede. Anzi. C’è da perdere le staffe solo per questo in verità. Ma quello che più mi fa incazzare è il contorno di ipocrisia servito da chi prima regala gentilmente questo ennesimo bagno di merda agli italiani e dopo cerca anche di convincerli che invece è profumatissimo bagnoschiuma. Siamo servi Cioè, siamo governati da servi. Il che fa di noi degli schiavi. Facce di bronzo temprato al fuoco del più totale disprezzo per ogni forma di appartenenza ad un paese compaiono in televisione ed osano rivolgere alla vedova di Calipari dopo il proscioglimento dell’assassino del marito parole come ‘non dimenticheremo’, quando invece la sola cosa che vogliono è proprio dimenticare, ed al più presto. Oppure ardiscono disquisire affettatamente su questa ‘carenza’ del nostro codice. L’importante è comparire in tivvù ed affermare che ci ‘dispiace tanto’. Quasi che il tubo catodico potesse in qualche modo battezzare l’ennesima sequela di cazzate innalzandole a verità assoluta e risolvendo il problema del nostro dispiacere. Quello che non capisco è per chi questo teatrino viene messo in atto. Tutti in Italia sanno come stanno le cose. Lo sanno perché, verrebbe da dire ‘sfortunatamente’, i prodi marines non sono riusciti ad ammazzarli tutti. Avevano probabilmente a disposizione un numero limitato di colpi da sparare, per rimanere nel limite dell’incidente plausibile, e non sono riusciti a portare a termine il compito che gli era stato assegnato. E questi superstiti hanno detto, hanno raccontato, hanno descritto. Che l’auto procedeva a velocità contenuta (cosa che è stata verificata nonostante la riluttanza degli americani a fornire l’auto), che si è fermata a distanza di sicurezza (cosa che è stata verificata nonostante i tentativi di inquinamento della scena del crimine) e via dicendo. Lo sappiamo tutti, così come sappiamo che la non giudicabilità di Lozano altro non è se non il risultato dell’infame Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, che ci vuole come persone di serie B di fronte ad un militare americano, sia all’estero che in casa nostra. Eppure, nonostante l’evidenza dei fatti, qualcuno sente sempre il bisogno di apparire in televisione con l’arroganza di chi crede di poterti convincere che Cristo è morto dal freddo.

Non basta il fatto che un italiano, coraggioso ed onesto, sia stato ammazzato come un criminale mentre tentava la più nobile delle imprese, ovvero salvare la vita di qualcuno. Non basta che il suo assassino abbia avuto la faccia tosta di andare in televisione a dire che la vera vittima è lui, mentre la Sgrena ci ha guadagnato perché ci ha scritto un libro. Non basta che adesso questo vigliacco se la stia spassando a casa sua, magari insieme a quel Richard Ashby, responsabile dei 19 morti del Cermis. Tutto questo non basta. Dobbiamo anche sorbirci le cazzate di chi cerca di convincerci che tutto questo è anche normale. Ed io sto per finire gli scarponi.