
Nella foto compaiono alcuni trans, il cardinale Bagnasco e delle suore. A voi riuscire a distinguerli gli uni dalle altre.



“Anche embrione o in coma, l’uomo resta uomo” affermava il papen qualche tempo fa. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, cosa intenda la chiesa per ‘uomo’. Probabilmente, stallone da monta, portatore sano di spermatozoi. Che non è più tale nel momento in cui non c’è più verso di fare uscire i simpatici animaletti simil-protozoi dagli ‘appositi contenitori’. E non parliamo della donna, ovviamente, chè il cattolicissimo ‘non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio’ sembra essere ancora attualissimo in Vaticano. Ovviamente, sia la Curia che il vescovo Lorenzo Chiarinelli, si affrettano a condire il tutto con vagonate di "amore cristiano","solidarietà affettuosa" e "verità che renderà liberi" quanto mai fuori posto. E fastidiosi di quella ipocrisia tipica di questo genere di corvacci, sempre inclini a chiudere un occhio di fronte al minorenne di turno inchiappettato da questo o quel porporato, ma assolutamente intransigenti quando il campo d’azione è quello degli altrui (legittimi) talami.
Ma messe da parte queste riflessioni, immediate per chiunque conservi a pieno diritto il titolo di ‘essere umano’, rimane il fastidio per i mezzucci meschini con cui il Corriere tenta di camuffare l’enormità dell’accaduto. Un uomo accoltellato a Milano dopo una lite. Un incidente di rally in cui muore la moglie di un pilota. Eppoi l’immancabile Maddaleno Cristiano Allamio che, come sua abitudine, prova a convincerci che ‘noi’ siamo meglio di ‘loro’. Tre notizie che non c’entrano niente col titolo principale e fanno spostare lo sguardo e l’attenzione del lettore verso altro, associando alla notizia principale altre notizie, di impatto emotivo diverso e più semplice e diretto per il consumatore medio di grandi fratelli e mariedefilippi.
Qualcosa di strano sta succedendo in Calabria. Di strano e preoccupante. La ‘ndrangheta si ritrova sotto i riflettori da un po’ di tempo, e da un po’ di tempo, si fa il possibile per tentare di allontanare da quella terra le poche persone che tentano di contrastarla. Ne sono un esempio la ‘promozione’ del superprefetto Luigi de Sena, che ha lasciato Reggio Calabria per andare a fare il vicecapo della polizia, o l’avocazione dell’inchiesta Why not dalle mani del magistrato Luigi de Magistris. Adesso, nel silenzio più totale dei media, un altro personaggio che da lungo tempo si batte contro la criminalità organizzata, viene allontanato dalla regione e spedito a Campobasso. Si tratta di Giancarlo Maria Bregantini. Forse un nome che, ai più, non dirà niente. Tuttavia quest’uomo è molto famoso in Calabria (e non solo) per tutti gli sforzi che ha fatto per promuovere la dignità del lavoro tra i più poveri (e quindi più sensibili alle tentazioni del guadagno illecito) della punta d’Italia, in particolare nella locride. Sembrerebbe quindi un altro tentativo di allontanamento di un personaggio scomodo. Ma invece non è così ed il motivo è che Giancarlo Maria Bregantini è un vescovo, e chi vuole spedirlo a Campobasso non è un ministro, ma Loro, i preti di ‘frontiera’, devono obbedire alla Chiesa. E la Chiesa, nel prendere una decisione come questa, a chi obbedisce?
Sembrano chiederselo solo i giornalisti del Manifesto e del Giornale di Calabria. Tutti gli altri sono troppo impegnati a dar la caccia al rumeno.