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Monday, February 16, 2009

Grattatio pallorum

A volte ritornano. O forse, molto più semplicemente, non se n'erano mai andati. A scanso di equivoci, io ritiro fuori il mio amuleto. Ha funzionato la prima volta, speriamo che funzioni ancora!!!

Saturday, October 06, 2007

La Casta Impreparata

È anche colpa nostra forse. Abbiamo sempre dato un’impressione sbagliata. Colpa nostra, di chi ha sempre vissuto la realtà politica italiana al riparo da tanti malanni, senza essere mai sfiorati da problemi seri. Illegalità, criminalità, povertà, sono tre accenti contro cui, a parole, ci siamo sbattuti tutti ma poi, nei fatti, non siamo mai stati altrettanto incisivi ed abbiamo accettato passivamente le briciole che ci venivano lanciate dal mondo politico. Briciole fatte di frasi ad effetto, panini telegiornalistici, commemorazioni e lapidi, dando l’impressione di essere ben contenti di non doverci immischiare più di tanto in realtà che, credevamo, non ci toccassero da vicino. Il proverbiale struzzo che ficca la testa sotto la sabbia. E
così facendo si è raggiunto un eccesso, una condizione estrema. Quella in cui la casta politica comincia a pensare che quella maschera di perbenismo dietro cui celava i propri interessi non sia più necessaria, dal momento che il ‘popolo’ è accondiscendente, non replica, non risponde. E ci restano siceramente male, sono sinceramente sorpresi adesso che si accorgono che quell’impressione è sbagliata. Quando si accorgono che uno magari non scende in piazza, ma ciononostante registra, incamera, ricorda e poi tira le somme. E s’incazza!
Leggere i commenti del mondo politico alla trasmissione Annozero di giovedì scorso è allucinante. Viene davvero da pensare ‘ma dove abbiamo sbagliato?’. Voglio riportarne alcuni, quelli più assurdi secondo me.

“È stata una puntata a senso unico”, Franco Marini, Presidente del Senato. Che cazzo significa? C’era una notizia da commentare e da approfondire. In studio c’era chi rappresentava la gente a sostegno del magistrato e chi rappresentava il governo (e conoscendo il modus operandi di Santoro scommetto che Mastella sia stato ampiamente invitato). Se la trasmissione è risultata a senso unico è solo perché unica è la conclusione a cui ciascun essere senziente giungerebbe dopo essere venuto a conoscenza dei fatti reali (ovvero quelli che non si sentono dai telegiornali) dalla viva voce dei protagonisti coinvolti. Mi domando come avrebbe dovuto cambiare il tutto per risultare ‘a doppio senso’. Forse bisognava ripetere ogni tot minuti “si vabbè, però il ministro di grazia e giustizia è anche simpatico ogni tanto”.

“un errore trasformare Mastella in un capro espiatorio dei difetti della politica”, Paolo Gentiloni, ministro delle telecomunicazioni (credo…). Ma nessuno trasforma Mastella in capro espiatorio. Fa tutto lui da solo. È lui che manda le ispezioni e suggerisce i trasferimenti, e sempre quando c’è qualche compagno di merende che rischia di finire dietro le sbarre. Di chi altri si sarebbe dovuto parlare in trasmissione? Del Milan? A chi si sarebbe dovuto riconoscere la responsabilità dei fatti? All’aviaria?

Secondo Landolfi poi “Il giornalista non deve avere timori reverenziali verso nessuno. Quando però si trattano temi delicati è opportuno non solo garantire una trasmissione equilibrata ma anche in grado di consentire ai telespettatori di formarsi un convincimento quanto più aderente alla realtà”. Piccolo problema. Erano i telespettatori stessi, quelli che quei problemi li sperimentano quotidianamente sulla propria pelle, a fare la trasmissione. E ancora, che significa più equilibrata? Che dovevano scontrarsi in 11 contro 11 su un campo di calcio? Che bisognava fare la cronistoria dell’operato politico mastelliano come si fa col Duce, che era un dittatore però ‘ha anche fatto qualcosa di buono?’

La verità, è che questa casta politica non era pronta. È indifesa di fronte a mastini dell’informazione come Travaglio e Santoro, inerme di fronte alle parole semplici e dirette di Salvatore Borsellino, sconfitta di fronte alla determinazione di Rosanna Scopelliti. E non ci sta. Rimprovera a queste persone di non essere il gregge di pecore che credevano fossero.

Temo che il processo sia ormai irreversibile cari ‘compagni’. Fareste bene ad abituarvi.

Friday, July 13, 2007

Ceppaloni, Texas

L’Armageddon! Finalmente! È questo il tono dei giornali stamattina, dopo che il governo è stato battuto ieri in senato su un non meglio precisato emendamento presentato da un non meglio precisato senatore Manzioni nell’ambito di una non meglio precisata riforma della giustizia. Già perché quello che attizza la carta stampata, ma vale anche per i telegiornali, non è tanto l’argomento del dibattere o il suo perché, quanto il solito fastidioso gossip su ministri, senatori e deputati che si insultano a vicenda, minacciano dimissioni o invocano elezioni. Oggi ad esempio si vota su di un emendamento presentato sempre dallo stesso Manzione riguardo alla presenza delgi avvocati nei consigli giudiziari. Piccoli problemi dell’utente medio dell’informazione italiana: a) chi è Manzione? Un senatore diellino (alla faccia di chi dice che il governo è schiavo della sinistra estrema…), ma più di tanto non ci è dato sapere. Perché propone emendamenti come se fosse estraneo alla maggioranza in cui è stato eletto? Non ci è dato saperlo. Che cazzo è un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. Cosa comporta la presenza o meno degli avvocati in un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. E poi, di quali avvocati si sta parlando? Non ci è dato saperlo. Ci è dato sapere invece che la senatrice forzitaliota Bonfrisco ha dato al senatore d’Ambrosio del ‘assassino e criminale’ minacciandolo con frasi tipo ‘oggi è il tuo giorno!’. Non vedo perché tutto ciò dovrebbe stupire visto il datore di lavoro della Sig.ra Bonfrisco. Ci è dato di sapere che Mastella continua a sostenere questo difficile momento con frasi tipo ‘a me me lo fai grosso’, ‘la roba regalata rimane incatenata’ e ‘se continuate così non gioco più’ mentre Fassino imperversa furibondo nelle aule parlamentari urlando ‘cappuccino tiepido e cornetto caldo, grazie’. Ma più di questo non ci è dato sapere. Certo, ogni tanto qua e là compaiono prolissi elaborati giudiziari in cui esperti ‘spiegano’ ad altri esperti in cosa consiste la riforma, ma a noi poveri comuni mortali e biologi, e che pertanto apprezziamo il clare loqui solo quando si chiama parlar chiaro, non ci cagano più di tanto.
Una cosa però ci conforta, e cioè vedere come certe tendenze ceppaloniche abbiano ormai fatto scuola in tutto il mondo. Infatti, se è vero che il nostro Ministro di Grazia e Giustizia affronta con piglio severo il rischio della crisi esclamando ‘lo dico a mamma!’, è anche vero che il cespuglio americano (G.W. Bush) fronteggia il voto della Camera statunitense che gli impone il ritiro delle truppe dall’Iraq entro il primo aprile 2008 (senza ‘assassino’, ‘criminale’, ‘la paghi’ e via dicendo…solo col voto) con frasi tipo ‘adesso meno tutti!’. Ma si sa, gli americani dopotutto sono italiani mancati.

Saturday, May 05, 2007

Lo smemorato di Ceppaloni

Si avvicina la data del Family Day, la manifestazione organizzata allo scopo di rivendicare la presunta superiorità della famiglia ‘tradizionale’ (un uomo e una donna…) su quella alternativa composta da persone dello stesso sesso. Sebbene molte persone illustri che vi parteciperanno si sforzino di far passare questo evento come celebrativo di ‘valori’ e ‘morali’ fondamentali per la civiltà (pur senza spiegarci in che maniera l’assortimento sessuale della famiglia dovrebbe garantirli), ieri il sindacalista Pezzotta, probabilmente stanco di vedere queste persone eseguire acrobazie dialettiche da circo, ha tagliato la testa al proverbiale toro affermando, finalmente, che il Family Day è una manifestazione contro i Dico. Piccolo problema: come conciliare la presenza a questa manifestazione, di esponenti del governo attualmente in carica, dal momento che il ddl sui Dico è parte dell’attività governativa. La Bindi, che più passa il tempo più guadagna punti sul mio personalissimo cartellino, sostiene che nessun Ministro dovrebbe partecipare. E parla chiaro, anche la Bindi, sostenendo che la famiglia non c’entra niente e questa manifestazione sia semplicemente un tentativo messo in atto dalla destra di polarizzare l’opinione pubblica tra cattolici e laici (o atei, comunisti, omosessuali…fate voi) in maniera da strumentalizzare, rallentare e, in ultima analisi, bloccare il processo di laicizzazione dello Stato italiano. Laicità tanto sbandierata da tutti quanto assente nei fatti.
Dal canto loro, i ministri a cui la Bindi si riferisce, Fioroni (pubblica istruzione…) e Mastella (grazia e giustizia!!!), rispondono in maniera diversa. Fioroni si salva in calcio d’angolo, sostenendo che lui va per ‘ascoltare’ e per parlare con gli altri delle proprie idee e convinzioni. Diciamo che va bene…anche se viene da chiedersi come mai tutta questa curiosità ed interesse non ci siano stati anche, ad esempio, quando migliaia di persone, omosessuali e non, si sono riunite ed hanno manifestato anche loro per invocare uguali diritti. Dov’era allora Fioroni?
Mastella invece già indossa l’armatura da crociato ed erge da subito il proprio petto a scudo della morale cattolica. Lui sarà in piazza contro i Dico insieme alla moglie ed ai figli e ritiene che un’eventuale partecipazione di gruppi omosessuali alla manifestazione sarebbe “un comportamento scostumato, politicamente ed eticamente” (leggetevi quest’intervista…vi prego gay di tutto il mondo!!! ANDATE!!!). Lui ci sarà a difesa della famiglia, come ha sempre fatto nella stesura del programma dell’Unione, in campagna elettorale e adesso in Parlamento, perché la promozione di politiche per la famiglia sono “valori che rappresentano il DNA del nostro partito”!
Evidentemente il Ceppalonico ha memoria corta, e non ricorda almeno due cose fondamentali a questo riguardo. La prima è che la formulazione di nuove leggi per la regolamentazione delle coppie di fatto è una voce che è stata sempre presente nel programma dell’Unione (come anche la necessità di una nuova legge elettorale). La seconda, e questa dimenticanza è decisamente più grave della prima, è che…il DNA…non esiste. L’ha detto il papen. Ce lo siamo scordato?

Thursday, April 19, 2007

Sovetskij Italjuz

Da sempre, quando la gente, siano essi amici o parenti, viene a sapere delle mie idee ‘sinistrorse’, mi chiede di confrontarmi con quella che era l’Unione Sovietica. Mi si prospettano scenari dittatoriali all’ombra della falce e martello su cui normalmente apponevo la mia ‘x’ in cabina elettorale. Mi si diceva che l’Unione Sovietica non era un paese libero. La mia risposta è sempre stata molto semplice. Ho sempre risposto che è giusto ricordare e condannare ciò che persone come Stalin hanno fatto in URSS. Chi vorrebbe vivere in un posto come la Russia staliniana? Ma ho anche sempre aggiunto che, a guardarsi bene attorno, il nostro paese non era poi così diverso da quella Russia. Che libertà abbiamo nel nostro paese? O meglio, che libertà avevamo al termine del Governo Berlusconi? La libertà di stampa e di parola non c’era. Santoro e Biagi avrebbero qualcosa da dire a questo proposito. La loro epurazione è stato un atto di stalinismo puro. La satira, come in tutte le dittature, era vista come una malattia virale da sradicare. I trattati di Shenghen per il libero spostamento nella comunità europea venivano abrogati e riattivati a seconda di dove si svolgevano i vari G8 ed a manifestare contro qualcosa o qualcuno si rischiava, nella migliore delle ipotesi, di finire in galera. I media portavano avanti programmi di ottundimento delle capacità associative della popolazione a suon di defilippi e grandi fratelli.
Insomma, l’unico diritto ad essere veramente rispettato era il diritto di comprare. Non importa cosa, purchè si comprasse. Spendere era la parola d’ordine. Spendere per comprare puttanate era il sottotitolo.
Poi è venuto il governo Prodi, e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Soprattutto noi ‘Rifondaroli’, consapevoli della natura del nostro ‘comunismo’, nato non dai gulag, ma dai movimenti partigiani di liberazione. Consapevoli del fatto che la distanza tra Bertinotti e Stalin è più o meno la stessa che c’è tra Gino Strada e Previti, ci siamo fidati ed abbiamo sperato in un aumento delle nostre libertà in termini di informazione, istruzione, diritti sociali, giustizia. Ed abbiamo aspettato. Un mese, due, sei mesi…un anno. Niente di tutto questo è successo. Non solo. Ci siamo ritrovati a scavare ben sotto il fondo del pozzo in cui già ci trovavamo. Tanto per cominciare, la nostra non-lbertà di comprare si è trasformata nella libertà di pagare (le tasse). Evabbè, lo sapevamo da prima. C’è da risanare il paese, ci siamo detti, giusto che paghino un po’ di più tutti. Poi è arrivata la non-libertà dell’impunità. Tutti fuori con l’indulto, perché le carceri sono piene, ci hanno detto, ed i poveri carcerati stanno male. E già qui ci siamo chiesti “ma perché, un carcerato normalmente dovrebbe stare bene? E poi anche gli ospedali sono pieni. Che facciamo, buttiamo fuori i malati in eccesso? Insomma, perché non rimediare costruendone delle altre?”. Adesso, ad un anno esatto dalla nascita del governo, arriva la legge che, di fatto, cancella la cronaca giudiziaria. Non sarà più possibile conoscere i dettagli dei processi che vengono celebrati nel nostro paese, nemmeno quando questi non sono più coperti dal segreto istruttorio. È una legge ‘contra professionem’, nel senso che è stata scritta (e già approvata in parlamento) contro i giornalisti di cronaca giudiziaria. Non possono più, quest’ultimi, riportare notizie relative a processi in corso, pena multe fino a 100.000 euro o il carcere per 30 giorni (prima l’ammenda era al massimo di 500 euro). Le notizie, per quanto vere e non più coperte dal segreto istruttorio (quindi non più segrete!!!), non potranno essere PUBBLICATE se non alla fine del Processo di Appello, ovvero dopo una decina di anni…nemmeno Berlusconi avrebbe mai osato sognare una legge del genere.
Perciò, dopo un anno di governo Prodi, verrebbe da dire che chi temeva una escalation stalinista nel nostro paese, purtroppo aveva ragione. Ma anche queste persone saranno comunque rimaste sorprese nel vedere che le scintille che hanno riacceso questa recrudescenza sovietica in Italia, non sono arrivate dalla ‘falce e martello’ (che pure è rimasta colpevolmente silente all’ombra di questo scempio nella maggior parte dei casi), ma dal santissimo crocefisso di Clemente Mastella e del suo misero partitino. Sia la legge sull’indulto che quella sulla cronaca giudiziaria, lo vedono come promotore. Quest’uomo totalmente inutile sul piano intellettuale, dialettico e politico è riuscito ad innalzare, con l’aiuto di una gaudente opposizione e di una maggioranza surreale, la non-libertà per i cittadini a dogma religioso.
Tutto ciò accadeva anche in Unione Sovietica.

Friday, March 09, 2007

Madre Mastella da Ceppaloni...

Davvero non vedevo l’ora ieri sera di sedermi davanti al mio laptop e seguire la diretta streaming di Annozero. Non sapevo nemmeno quale fosse l’argomento. Non sapevo si sarebbe parlato dei Dico. Pensavo invece che si sarebbe parlato di Afghanistan e già mi pregustavo le interviste della Jebreal (che invece non c’era ieri…zigh…). Invece si parla di omosessualità e diritti e l’ospite di turno e nientedimeno che il Ministro di Grazie e Giustizia Clemente Mastella…il nostro beneamato Ceppalonico. Quello che è accaduto ormai lo sanno tutti. Messo alle strette dalle domande sia di Santoro che di un ragazzo gay presente in studio, Mastella ha prima iniziato a trincerarsi dietro la più spaventosa delle sequenze di frasi fatte (salvo tacciare il ragazzo di ‘saccenza’ per essersi permesso di ricordargli la disparità di diritti attualmente presente tra eterosessuali ed omosessuali, o ricordare a Santoro che ‘non può metterlo in imbarazzo in quel modo davanti a tutti’…roba da matti), poi, prendendo spunto da una innocua quando divertente battuta di Vauro, ha alzato i tacchi e se n’è andato.
Non voglio entrare nel merito di che razza di animale sia il Ceppalonico. Lo conosciamo già tutti senza bisogno di soffermarsi ulteriormente sulla sua mediocrità. Sono i commenti di oggi che mi lasciano a bocca aperta. Le accuse piovono da tutte le parti. La trasmissione si trova sotto un fuoco incrociato che arriva da entrambe le sponde politiche ed anche dalla terza sponda, quella giornalistica. Santoro ha semplicemente messo il Dipendente Ministro di Grazia e Giustizia di fronte alle domande dei suoi elettori ed a quelle di chi è fatto oggetto di disputa parlamentare, nello specifico i gay e le lesbiche italiani. Questo, apparentemente, in Italia non è possibile. Persino dalle colonne del Corriere della Sera si leggono critiche a tutto spiano. Landolfi (e vabbè…), Cicchitto (e vabbè…), Casini, ma anche Carra (Margherita) e Monaco (Ulivo) sparano a zero sul conduttore.
Un giornalista che chiede spiegazioni ad un politico invece di limitarsi ad ascoltare la sua opinione, è un giornalista ‘arrogante’. Chiedere spiegazioni ad un politico equivale a metterlo ‘sotto processo’. Il servizio pubblico, secondo questi signori, dovrebbe limitarsi ai ‘panini’ telegiornalistici che hanno imbottito per anni i telegiornali di Mimun, riducendo l’informazione politica allo zero assoluto. Disgustoso, non riesco a commentarlo in altro modo. Starnazzano tutti come oche e nessuno che si soffermi un attimo a riflettere sul fatto che, alla fine dei conti, Santoro ha fatto semplicemente quello per cui era pagato. Informazione, approfondimento e, soprattutto, confronto con la gente.
Mastella, dal canto suo, si limita ad osservare che un dipendente pubblico che guadagna un milione di euro l’anno non dovrebbe criticare il governo che lo paga…la stessa identica accusa (peraltro falsa a detta di Santoro) mossa a suo tempo al giornalista da Don Totò ‘o Puparo’ Cuffaro…curioso no?