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Sunday, June 03, 2007

Il prezzo del fucile

Nel tiggì 1 di questa sera ho visto, uno di fila all’altro, prima le contestazioni contro Prodi del comitato ‘No dal Molin’, poi Prodi infischiarsene dicendo che gli accordi presi dal governo non si toccano. Poi l’opposizione dire che Prodi lo contestano tutti (l’accordo sulla base del dal Molin l’hanno fatto loro…) mentre a loro gli vogliono tutti bene e poi ancora Putin e Bush che si scambiano colpi bassi in perfetto stile guerra fredda sullo scudo spaziale in Europa. E di seguito le immagini dei black bloc che hanno manifestato in Germania, le immagini di una manifestazione contro il 41bis (il carcere duro per reati di mafia e di terrorismo) e le scritte fatte sui muri nel luogo dove è stato ucciso Marco Biagi. Il tutto seguito dalla profonda indignazione dei politici per questo genere di cose.
Due black bloc tedeschi intervistati da un giornalista del telegiornale, hanno detto che la vera violenza non è la loro, ma quella dei governi e della polizia. Avrei voluto chiedergli quale avrebbe dovuto essere l’obiettivo che sperano di raggiungere bruciando qualche macchina o tirando sassi contro i veicoli, peraltro blindati, della polizia. Poi però m’è venuta in mente un’altra domanda. Perché non dovrebbero esserci persone che decidono di protestare in questo modo? Perché non dovrebbe esserci gente che chiama lo stato ‘terrorista’ o che invoca la libertà per Nadia Desdemona Lioce? Perché eserciti di persone, per lo più ragazzi, non dovrebbero decidere di scendere in piazza per spaccare tutto? Quante volte anche io mi sono ritrovato a pensare “che voglia di scendere in piazza con un fucile a pompa!!!” quando la vena sul collo era troppo gonfia. Assistiamo quotidianamente al massacro del nostro essere individui senzienti. Prodi afferma che le decisioni del governo non si toccano. E chi l’ha detto? Cesa di rimando sostiene che il loro obiettivo è far cadere il governo Prodi e non prova nemmeno un filo di vergogna nel sostenere una cosa del genere. Cannibalismo politico, le necessità dei cittadini non contano, l’importante è far cadere il governo e riconquistare il potere. Marco Biagi viene celebrato come un martire quando invece ha ideato un sistema che definire criminale è dire poco, subito tradotto in legge dall’ala ‘cannibale’ del Parlamento, allora al governo. Centinaia di migliaia, se non milioni di persone condannate alla non-vita del precariato. Est ed ovest del mondo si riscoprono di nuovo contrapposti e muovono migliaia di testate micidiali per…l’Europa, che non è nemmeno casa loro. Spesso e volentieri senza che chi ci abita lo sappia (vedi i depositi di Vicenza). Ed oltretutto parlando di pace e fratellanza da esportare, nemmeno dall’altra parte della telecamera ci fossero 6 miliardi di perfetti idioti.
Poi la gente s’incazza, scende in strada e spacca tutto, esalta chi ha pensato di risolvere qualcosa sparando ad un teorico del lavoro o chiama lo stato terrorista. E lo stato si ‘indigna’! parla di ‘barbarie’, invoca il ‘rispetto per le istituzioni’. O peggio ancora, quello per la ‘vita umana’, quando proprio oggi a manifestare per la moratoria internazionale contro la pena di morte c’erano solamente una manciata di radicali ed il solito, inossidabile Pannella. Il mio iper-tabagista preferito. Si indigna a 360° lo stato, ed a 360° dimentica la propria indignazione in un attimo, per ritornare il governo a non governare, coi suoi esponenti che disquisiscono rilassati di PD e stabilità dell’esecutivo dalle poltroncine bianco-democristiano dello studio di Vespa, senza mai prendere decisioni affrettate, senza mai prendere decisioni pericolose. Senza mai prendere decisioni e basta! E l’opposizione per ritornare a fare la sua pseudo-politica urlata, da stadio, pronta ad azzannare in ogni momento, ululando con gli occhi fiammeggianti di Buonaiuti, l'aspetto bolso di Bondi o lo sguardo stolido della Bartolini di ‘emergenza democratica’, ‘golpe’, ‘governo ladro’. Proprio loro…
Da una parte e dall’altra il nulla.
In mezzo Mastella e Casini.
Quanto costa un fucile a pompa?

Thursday, April 19, 2007

Sovetskij Italjuz

Da sempre, quando la gente, siano essi amici o parenti, viene a sapere delle mie idee ‘sinistrorse’, mi chiede di confrontarmi con quella che era l’Unione Sovietica. Mi si prospettano scenari dittatoriali all’ombra della falce e martello su cui normalmente apponevo la mia ‘x’ in cabina elettorale. Mi si diceva che l’Unione Sovietica non era un paese libero. La mia risposta è sempre stata molto semplice. Ho sempre risposto che è giusto ricordare e condannare ciò che persone come Stalin hanno fatto in URSS. Chi vorrebbe vivere in un posto come la Russia staliniana? Ma ho anche sempre aggiunto che, a guardarsi bene attorno, il nostro paese non era poi così diverso da quella Russia. Che libertà abbiamo nel nostro paese? O meglio, che libertà avevamo al termine del Governo Berlusconi? La libertà di stampa e di parola non c’era. Santoro e Biagi avrebbero qualcosa da dire a questo proposito. La loro epurazione è stato un atto di stalinismo puro. La satira, come in tutte le dittature, era vista come una malattia virale da sradicare. I trattati di Shenghen per il libero spostamento nella comunità europea venivano abrogati e riattivati a seconda di dove si svolgevano i vari G8 ed a manifestare contro qualcosa o qualcuno si rischiava, nella migliore delle ipotesi, di finire in galera. I media portavano avanti programmi di ottundimento delle capacità associative della popolazione a suon di defilippi e grandi fratelli.
Insomma, l’unico diritto ad essere veramente rispettato era il diritto di comprare. Non importa cosa, purchè si comprasse. Spendere era la parola d’ordine. Spendere per comprare puttanate era il sottotitolo.
Poi è venuto il governo Prodi, e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Soprattutto noi ‘Rifondaroli’, consapevoli della natura del nostro ‘comunismo’, nato non dai gulag, ma dai movimenti partigiani di liberazione. Consapevoli del fatto che la distanza tra Bertinotti e Stalin è più o meno la stessa che c’è tra Gino Strada e Previti, ci siamo fidati ed abbiamo sperato in un aumento delle nostre libertà in termini di informazione, istruzione, diritti sociali, giustizia. Ed abbiamo aspettato. Un mese, due, sei mesi…un anno. Niente di tutto questo è successo. Non solo. Ci siamo ritrovati a scavare ben sotto il fondo del pozzo in cui già ci trovavamo. Tanto per cominciare, la nostra non-lbertà di comprare si è trasformata nella libertà di pagare (le tasse). Evabbè, lo sapevamo da prima. C’è da risanare il paese, ci siamo detti, giusto che paghino un po’ di più tutti. Poi è arrivata la non-libertà dell’impunità. Tutti fuori con l’indulto, perché le carceri sono piene, ci hanno detto, ed i poveri carcerati stanno male. E già qui ci siamo chiesti “ma perché, un carcerato normalmente dovrebbe stare bene? E poi anche gli ospedali sono pieni. Che facciamo, buttiamo fuori i malati in eccesso? Insomma, perché non rimediare costruendone delle altre?”. Adesso, ad un anno esatto dalla nascita del governo, arriva la legge che, di fatto, cancella la cronaca giudiziaria. Non sarà più possibile conoscere i dettagli dei processi che vengono celebrati nel nostro paese, nemmeno quando questi non sono più coperti dal segreto istruttorio. È una legge ‘contra professionem’, nel senso che è stata scritta (e già approvata in parlamento) contro i giornalisti di cronaca giudiziaria. Non possono più, quest’ultimi, riportare notizie relative a processi in corso, pena multe fino a 100.000 euro o il carcere per 30 giorni (prima l’ammenda era al massimo di 500 euro). Le notizie, per quanto vere e non più coperte dal segreto istruttorio (quindi non più segrete!!!), non potranno essere PUBBLICATE se non alla fine del Processo di Appello, ovvero dopo una decina di anni…nemmeno Berlusconi avrebbe mai osato sognare una legge del genere.
Perciò, dopo un anno di governo Prodi, verrebbe da dire che chi temeva una escalation stalinista nel nostro paese, purtroppo aveva ragione. Ma anche queste persone saranno comunque rimaste sorprese nel vedere che le scintille che hanno riacceso questa recrudescenza sovietica in Italia, non sono arrivate dalla ‘falce e martello’ (che pure è rimasta colpevolmente silente all’ombra di questo scempio nella maggior parte dei casi), ma dal santissimo crocefisso di Clemente Mastella e del suo misero partitino. Sia la legge sull’indulto che quella sulla cronaca giudiziaria, lo vedono come promotore. Quest’uomo totalmente inutile sul piano intellettuale, dialettico e politico è riuscito ad innalzare, con l’aiuto di una gaudente opposizione e di una maggioranza surreale, la non-libertà per i cittadini a dogma religioso.
Tutto ciò accadeva anche in Unione Sovietica.

Wednesday, March 21, 2007

Praise of Lesandro

Però…quasi quasi spendo due righe per autoincensarmi…bravo Lesa, c’avevi indovinato. Negli ultimi due post avevo detto appunto che, al di là della soddisfazione per la liberazione di Mastrogiacomo, avremmo fatto bene ad osservare le reazioni della nostra classe politica a quanto avvenuto, senza lasciarci menare per il naso né da chi stappa bottiglie né da chi celebra collaborazioni apparentemente non esistenti tra il nostro governo e quello di Karzai. Ho pure notato, con sollievo, come questa volta i cecchini NATO avessero evitato di sparecchiare a destra e a manca così, tanto per non far muffire le munizioni. Oggi mi collego al sito de l’Unità e che leggo? Che in parlamento scoppia la polemica…sulla liberazione di un italiano tenuto in ostaggio dalla guerriglia talebana. Ma che bravi. A quanto pare al centrodestra non va giù che il nostro governo abbia trattato con i talebani. Tanto meno se la misura di questa collaborazione è espressione dell’attività di una ong come Emergency e del suo fondatore, il ‘medico confuso’ Gino Strada. In senato, il celeberrimo quanto illuminato Schifani si domanda come sia possibile che in questo governo coesistano le due anime di chi tratta con i feroci talebani, acconsentendo al rilascio dal carcere di alcuni di essi, e dopo spedisce in guerra i propri soldati contro di essi. Me lo domandavo anche io ieri a dire il vero (preoccupante…io e Schifani ci siamo posti la stessa domanda…aiuto…). Ma devo dire che partivo da premesse diverse e un ‘tantino’ più costruttive. ‘Fanculo ‘l’anima’ guerrafondaia (peraltro partorita dal tuo di governo, caro senatore dei miei cabbasisi) e benvenuta a quella pacifista del confronto, del dialogo e della trattativa. Ma forse Schifani, che è illuminato, avrebbe preferito un bell’intervento di forze speciali alla Putin. Crepano tutti, ostaggi compresi, però pure i talebani. Checcefrega del resto? Come vada o come venga, lo spettacolo che ha offerto oggi il parlamento è tanto rivelatore quanto vergognoso. Rivelatore del fatto che quello ’spirito di seria collaborazione’ dimostrato in questa occasione da tutte le forze politiche e di cui cianciava ieri Romano Prodi altro non era che frasi fatte e di circostanza, proferite all’insegna di quel bon ton che ci vuole tutti fratelli solo quando ci sono tutti i riflettori accesi. E vergognoso, perché ancora una volta mostra il nostro parlamento come il posto dove la priorità massima non è governare. L’imperativo non è prendersi cura della popolazione italiana. La necessità non è il benessere dei cittadini ed il progresso. Bensì far cadere il governo. Fottere la controparte politica. Apparire meritevoli di voto piuttosto che esserlo. Ed ogni occasione è buona. Anche quelle che dovrebbero rappresentare la soddisfazione di entrambi gli schieramenti. In qualsiasi asilo nido del paese sarebbe possibile trovare più buon senso ed intelligenza di quanta non ce ne sia in quell’aula.
È sotto gli occhi di tutti che se siamo riusciti a liberare il nostro concittadino è solo ed esclusivamente per la reputazione di Emergency. Se i guerriglieri hanno acconsentito ad uno scambio è grazie a quelle persone che hanno deciso di farsi portatori di un messaggio positivo, di assistenza medica indiscriminata, sotto i colori della bandiera arcobaleno. Questo dovrebbe essere materia di discussione parlamentare. Non altro. Laddove hanno fallito i cacciabombardieri, riescono i medici, gli infermieri, gli organizzatori giù giù fino ai volontari che allestiscono i banchetti alle fiere di paese per raccogliere fondi. Se fosse questa la natura del nostro interventismo, talebani o non, quel conflitto finirebbe molto prima.

Tuesday, March 13, 2007

Eravamo tutti fratelli

Tante cose si possono dire di questo governo e del suo operato fino ad adesso, e quasi tutte, purtroppo negative. Ma anche nonostante questo è possibile trarre delle conclusioni positive da questo quasi-primo anno di governo Prodi. Una in particolare. Questo governo sta lentamente, ma in maniera sempre più palese, portando allo scoperto la vera anima delle parti politiche che lo compongono, e non solo. L’ala sinistra del parlamento, da Rifondazione Comunista a Mussi, ci sta provando. Rispetto del programma politico presentato in campagna elettorale senza se e senza ma, anche a costo di votare provvedimenti ‘a naso chiuso’, come quello sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. Alcuni non ci sono riusciti, come i senatori Turigliatto e Rossi. Troppo pesante è stato per loro il compromesso. Troppo stridente il contrasto tra quel voto e le proprie convinzioni personali. Hanno la mia comprensione, ma avrebbero dovuto pensarci prima. Era tutto già scritto nel programma che anche loro hanno accettato. Procedendo verso destra, le cose cominciano a farsi confuse. Ci si imbatte in un’area DS in cui non si capisce più bene quali siano le reali priorità da perseguire. L’amministrazione della cosa pubblica o questo fantomatico Partito Democratico? Alcuni dei Ministri che operano da questo distretto politico, uno su tutti, con mia profonda sorpresa, il Ministro degli Esteri d’Alema, stanno facendo bene. Ma è la politica Estera. Le sue linee sono state già tracciate in precedenza e fanno eccezione solamente quei casi straordinari, come il rapimento del giornalista Mastrogiacomo, che sono capitati lungo il percorso. Ma, a parte questi rari casi, sembra più che gli esponenti della coalizione che siedono in questa parte dell’emiciclo, da Fassino in giù, ma vale anche per il Presidente Prodi, siano troppo indaffarati a far nascere questo non meglio identificato PD, che nessuno sa ancora bene cos’è, ma che sembra tanto importante per loro. Un obiettivo da perseguire anche a suon di inciucioni se necessario, come suggerisce l’assordante silenzio del Governo su temi come il conflitto d’interessi o l’emittenza radiotelevisiva. Andiamo oltre. Dell’Italia dei Valori non abbiamo quasi più notizie. Il ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro è assente dalle principali testate giornalistiche da secoli ormai. Speriamo che sia perché è troppo impegnato a lavorare e perché il suo lavoro procede liscio, ma anche questo è un silenzio preoccupante. Ma è oltrepassato questo arco del Parlamento che ci si trova esposti alle rivelazioni più eclatanti. Dalla Margherita-Opus Dei di Rutelli-Binetti all’Udeur di Madre Mastella da Ceppaloni è tutto un rifiorir di buoni valori cattolici. Per l’ex-radicale Rutelli i Dico non sono una priorità. Ancora una volta folgorato sulla via di Damasco (ma forse è la Binetti che gli ha regalato un cilicio elettrico difettoso, di quelli ‘per un maggiore piacere del partner’), Rutelli, che parla in inglese sul web come Nando Meniconi, fa il possibile per ritardare la discussione sui Dico, smarcandosi con abilità da centravanti di fronte alle recenti manifestazioni di piazza. ‘Prima l’economia’, ‘prima il lavoro’…si vabbè…cioè? Ci manca solo che dica ‘prima la salute!!!’. E poi arriva lui, Mastella. Questo essere chimerico, mezzo Ruini e mezzo stronzo. È arrabbiato. Ma non per i Dico. È arrabbiato con Casini perché ‘cazzo avresti pure potuto dirmelo prima delle elezioni che volevi rifare la diccì…guarda in che casino mi trovo adesso!!!’. E ci prova a fare questo salto di qualità, ma si sforza di farlo come quello a cui non viene lasciata altra alternativa. La vittima. Dimentico del fatto che quel programma politico presentato in campagna elettorale l’ha sottoscritto pure lui. E la cosa triste è che sia i giornali che le televisioni lo aiutano non poco in questo. Oltre ovviamente al Vaticano, che proprio in questi giorni lo ha innalzato, attraverso l’Osservatore Romano, agli Altari della quasi-beatitudine, investendolo della nomina di ‘Difensore Ecclesistico dei Buchi di Culo Altrui’ (DEBCA). E forte è la milizia propagandistica che il clero ha messo a disposizione del Ministro. Offese, insulti, disprezzo a vagonate dalle colonne del giornale per quelle persone che domenica scorsa sono sfilate per le vie di Roma. La condanna della presenza di bambini alla manifestazione, quasi fossero stati usati come scudo da mostri omosessuali dediti ad ogni sorta di perversione. Curioso che la Chiesa si ricordi dei bambini solo in circostanze come questa e non quando i cattolicissimi elicotteri americani sganciano fosforo bianco su altri bambini, meno bianchi e più mussulmani. Poi oggi, la ciliegina sulla torta ce l’ha messa il Grande Ratzinger in persona, con magli perforanti, raggi protonici e via dicendo, che non solo ha DIRETTAMENTE richiamato alle loro responsabilità di cattolici i politici italiani (‘vai Clemente…sei tutti noi!!!’), ma ha anche concluso la propria esortazione apostolica sull’Eucarestia, suggerendo di reintrodurre il latino nelle celebrazioni religiose. Non si sa mai…i fedeli potrebbero capire che anche secondo Gesù Cristo siamo tutti fratelli…

Friday, March 09, 2007

Madre Mastella da Ceppaloni...

Davvero non vedevo l’ora ieri sera di sedermi davanti al mio laptop e seguire la diretta streaming di Annozero. Non sapevo nemmeno quale fosse l’argomento. Non sapevo si sarebbe parlato dei Dico. Pensavo invece che si sarebbe parlato di Afghanistan e già mi pregustavo le interviste della Jebreal (che invece non c’era ieri…zigh…). Invece si parla di omosessualità e diritti e l’ospite di turno e nientedimeno che il Ministro di Grazie e Giustizia Clemente Mastella…il nostro beneamato Ceppalonico. Quello che è accaduto ormai lo sanno tutti. Messo alle strette dalle domande sia di Santoro che di un ragazzo gay presente in studio, Mastella ha prima iniziato a trincerarsi dietro la più spaventosa delle sequenze di frasi fatte (salvo tacciare il ragazzo di ‘saccenza’ per essersi permesso di ricordargli la disparità di diritti attualmente presente tra eterosessuali ed omosessuali, o ricordare a Santoro che ‘non può metterlo in imbarazzo in quel modo davanti a tutti’…roba da matti), poi, prendendo spunto da una innocua quando divertente battuta di Vauro, ha alzato i tacchi e se n’è andato.
Non voglio entrare nel merito di che razza di animale sia il Ceppalonico. Lo conosciamo già tutti senza bisogno di soffermarsi ulteriormente sulla sua mediocrità. Sono i commenti di oggi che mi lasciano a bocca aperta. Le accuse piovono da tutte le parti. La trasmissione si trova sotto un fuoco incrociato che arriva da entrambe le sponde politiche ed anche dalla terza sponda, quella giornalistica. Santoro ha semplicemente messo il Dipendente Ministro di Grazia e Giustizia di fronte alle domande dei suoi elettori ed a quelle di chi è fatto oggetto di disputa parlamentare, nello specifico i gay e le lesbiche italiani. Questo, apparentemente, in Italia non è possibile. Persino dalle colonne del Corriere della Sera si leggono critiche a tutto spiano. Landolfi (e vabbè…), Cicchitto (e vabbè…), Casini, ma anche Carra (Margherita) e Monaco (Ulivo) sparano a zero sul conduttore.
Un giornalista che chiede spiegazioni ad un politico invece di limitarsi ad ascoltare la sua opinione, è un giornalista ‘arrogante’. Chiedere spiegazioni ad un politico equivale a metterlo ‘sotto processo’. Il servizio pubblico, secondo questi signori, dovrebbe limitarsi ai ‘panini’ telegiornalistici che hanno imbottito per anni i telegiornali di Mimun, riducendo l’informazione politica allo zero assoluto. Disgustoso, non riesco a commentarlo in altro modo. Starnazzano tutti come oche e nessuno che si soffermi un attimo a riflettere sul fatto che, alla fine dei conti, Santoro ha fatto semplicemente quello per cui era pagato. Informazione, approfondimento e, soprattutto, confronto con la gente.
Mastella, dal canto suo, si limita ad osservare che un dipendente pubblico che guadagna un milione di euro l’anno non dovrebbe criticare il governo che lo paga…la stessa identica accusa (peraltro falsa a detta di Santoro) mossa a suo tempo al giornalista da Don Totò ‘o Puparo’ Cuffaro…curioso no?

Friday, February 23, 2007

La trappola democristiana.

Eccoli li finalmente, i proverbiali nodi che arrivano al pettine. Il nostro parlamento ed il nostro senato riscoprono il gusto pieno della vita di un Cossiga, un Andreotti e un Pininfarina che decidono delle sorti del paese senza assumersene la responsabilità. Di nuovi crociati che si chiamano come una pomata per le emorroidi (teodem), o di personaggi da operetta come Rutelli e Polito. E ancora c'è gente che crede che il Vaticano non sieda in Parlamento. La 'longa mano' di Ratzinger ha fatto un sol boccone del 'lento pede' di Prodi. Ruini si è mosso. Non va più bene il sistema bipolare che pure garantiva comunque ai crociati il potere. Si tolgono la maschera e sbeffeggiano pubblicamente milioni di italiani tra i frizzi ed i lazzi di Burro Vespa e Grobius Mentana. Non si accontentano più di rimanere nell'ombra in cui la storia del Paese li ha lasciati dopo tangentopoli. E perchè dovrebbero? Oggi come oggi essere inquisiti è un requisito squisito per i CV parlamentari. No, loro rivogliono tutto. Rivogliono il mastodonte clerico-massonico-mafioso. Rivogliono la castità e la lupara, le processioni e le stragi di stato, il segno della croce ed i cacciabombardieri. Berlusconi dovrebbe essere invidioso. Lui in 5 anni di governo non è riuscito a fare più danni di quanti non ne abbiano fatti Cossiga e Andreotti in una seduta al Senato. Ma si sa, la classe non è acqua. Ha ragione di essere contento il Ceppalonico. Ha ragione di gioire all'idea che vengano cancellate le uniche mollichine di pane buono che questo governo aveva seminato (mollichine...non pagnotte). Non ci saranno più i Dico, la base di Vicenza sarà costruita e presto cominceranno a trivellare amianto in val di Susa, esponendo al rischio di tumori ai polmoni persone che, roba da matti, chiedono solo di essere rispettate e chiamate in causa prima che qualcuno gli faccia passare una ferrovia in giardino. Ci si occuperà dell'ambiente in compenso. Rigassificatori ed inceneritori a tutto spiano. Meno male. Bravo Cossiga, bravo Andreotti, bravo Pininfarina, bravo Ruini, bravo Mastella. Avete il paradiso assicurato, non preoccupatevi. All'inferno ci andranno Turigliatto e Rossi, che non hanno votato perchè stanchi di continuare a versare soldi nella guerra in Afghanistan in barba ad ogni intelligenza, sensibilità e programma politico...pensa che fessi!

Friday, February 02, 2007

Scemo e più scemo...ma solo un pò di più


Senato della Repubblica italiana. Giornata di ieri. Si deve discutere dell’ampliamento della base militare USA di Vicenza. La maggioranza, tanto per cambiare è divisa, con l’ala sinistra che non lo vuole e quella moderata che invece ha già i pantaloni abbassati e l’orifizio lubrificato. Da tempo il Governo ha espresso la sua volontà assurda di concedere l’ampliamento in barba alla popolazione vicentina ed al proprio programma politico elettorale, secondo il quale “ogni azione di grande impatto sul territorio sarà sempre presa nel rispetto dell'opinone delle popolazioni locali”. Però PRC, PdCI e Verdi non ci stanno a concedere con tanta leggerezza un’autorizzazione del genere. Pertanto, presumibilmente dopo reiterate discussioni, cercano di far quadrare il cerchio senza imporre sconsiderati aut-aut e sempre muovendosi all’interno della maggioranza. Le cose sembrano mettersi male per il Governo, che rischia di vedere bocciato il proprio ordine del giorno riguardo a questa vicenda, anche perché i moderati non hanno poi molte frecce al proprio arco per sostenere una posizione basata esclusivamente sul nostro servilismo militare nei confronti degli States. Ed invece tutto si aggiusta. Come? E’ molto semplice. Ci pensa Calderoli!!! Si presenta in senato con un odg che recita testualmente “Udite le comunicazioni del Governo, le si approva”…Mi immagino le facce dei senatori seduti dentro l’aula di Palazzo Madama. È impazzito Calderoli? È una trappola? Siamo su ‘Scherzi a Parte’? Nel dubbio, a non saper né leggere né scrivere, l’odg della CdL viene votato ed approvato!!! In altre parole la Casa delle Libertà governa pur avendo perso le elezioni. Ma ancora una volta, la parte gustosa e divertente di tutta questa storia, sono i commenti dei protagonisti. La palma per il commento più idiota spetta senza dubbio a ‘Tex Willer’ Bordon, senatore ulivista, ed al solito Polito Margherito: “Sarebbe stato folle votare contro un documento che approvava la linea del Governo” afferma il primo, mentre per il secondo “L'opposizione ha vinto perchè ha fatto la cosa giusta: ha approvato senza condizioni la decisione del governo di autorizzare l'ampliamento della base di Vicenza”!!! Giusto!!! A che serve la maggioranza dopotutto se possiamo fare come cazzo ci pare con i voti dell’opposizione? Cosa conta il fatto che moltissimi senatori, oltre a quelli dei già menzionati tre movimenti politici, fossero e siano contrari all’ampliamento di quella base militare? Insomma, a chi frega della discussione politica, della dialettica e delle necessità della popolazione vicentina? Bush comanda e noi eseguiamo. È così, è sempre stato così e così sempre sarà! Chi siamo noi per cambiare questo stato di cose?
Cinque anni di governo Berlusconi hanno coperto l’Italia di ridicolo agli occhi della comunità internazionale per via della scarsa dimestichezza diplomatica dell’ex premier e delle sua leggi e leggine ad personam. Nove mesi di Governo Prodi stanno ugualmente coprendo l’Italia di ridicolo agli occhi della comunità internazionale a causa di un modo di fare politica che ormai dovrebbe essere morto e sepolto da tempo. Una cosa chiedevo io a questi rappresentanti politici quando li ho votati. Una sola. E cioè di essere REALMENTE rappresentanti della gente e delle sue necessità. Ed invece la distanza tra noi e loro non fa che aumentare. E poco conta il fatto che, almeno stavolta, la posizione di Rifondazione sia più vicina a quelli che dovrebbero essere i suoi standard di partito comunista. Rimanendo all’interno di questo esecutivo, anche Rifondazione marca la stessa distanza tra se stessa e i suoi elettori, volente o nolente. Purtroppo, ciò che li salva, ciò che mantiene in vita l’Unione a questo punto è solo il fatto che l’unica alternativa possibile, un nuovo Governo di centro destra, sarebbe probabilmente peggiore. Ma non tanto, solo un po’…
Ancora e sempre Vauro for president!!!

Monday, January 29, 2007

Cristo docet...nos obliviscemus

Il ceppalonico Mastella si dice pronto alla crisi di governo se questo decidesse di votare la legge sui PACS. Il clero inorridisce all’idea dei PACS, ma non dice niente contro quei paesi occidentali che non esitano ad usare bombe a grappolo o al fosforo bianco per stanare una manciata di presunti terroristi, a scapito di decine di civili, se non centinaia, che ci rimangono sotto. Lo stesso fa il ceppalonicus. I gay sono più pericolosi del tritolo evidentemente. Ci sono decine di guerre che macchiano il nostro pianeta al momento. Ed il pianeta stesso sta discendendo la china del riscaldamento globale e del disastro ambientale. Però i PACS sono la priorità. Il nemico da sconfiggere. Si parla solo di quelli. Qui in UK la fanno molto più semplice. Ad esempio, sull’adozione di bambini da parte delle coppie gay, il pensiero comune recita che è meglio una coppia gay di un orfanotrofio! Non sembra una linea di pensiero proprio sbagliata a dire il vero. Però da noi diventa una questione di vita o di morte anche il solo decidere se coppie non sposate possano o meno usufruire dei diritti del matrimonio, indipendentemente dal sesso. Come se non ci fosse l’Iraq, o l’Afghanistan, o la Cecenia e via dicendo. Tutti subito pronti ad impugnare lo scudo del crociato quando si mettono in dubbio quei valori che, a dire del ‘papen’, dovrebbero assicurare stabilità alla nostra struttura sociale. Certo perché la nostra struttura sociale è importante e va preservata. Poco importa se in suo nome un uomo ed una donna possano massacrare i propri vicini, o se una madre può sbudellare il figlioletto neonato. È comunque la nostra struttura sociale e va preservata. Lo dice il ‘papen’. Ed allora mi chiedo cosa sappiano le persone che si schierano con il clero, della religione in nome della quale si dichiarano pronti a tutto. Mi domando se conoscano le origini della religione cattolica. Se sappiano come il Dio della bibbia discenda dal Giove di romanica memoria. Così come Satana da Nettuno (entrambi col ‘forcone’…). Mi domando se sappiano che quello della vergine che partorisce è un mito comune anche ad altre religioni (quella induista ad esempio). Mi domando se sia lecito vivere all’insegna di leggende che da secoli condizionano l’essere umano. Salvo poi ‘dimenticare’ o ignorare volutamente quegli insegnamenti che davvero originerebbero da un contesto religioso e comprovato, ma che sonno troppo scomodi da considerare. Gli insegnamenti di Cristo. Ovvero di chi non predicava superiorità. Non predicava castigo e terrore. Non predicava odio ed asservimento. Ma predicava amore per il prossimo, chiunque esso sia. Predicava il rispetto e la fratellanza. Predicava per sostenere i più deboli ed i più poveri. Un uomo che già 2000 anni fa sapeva essere tanto rivoluzionario da dire frasi del tipo ‘beati i poveri’. Oggi verrebbe internato su due piedi dentro un ospedale psichiatrico. E chissà che non sia già successo per davvero…

Friday, January 26, 2007

I Morbidoni di Governo



Qual è, o qual è stata, la principale differenza tra il primo governo di centrosinistra e lo scorso governo Berlusconi? Di differenze che ne sono state tante, ma una su tutte ha segnato il confine tra il governo eletto nel 1997 e quello eletto nel 2002. Il secondo ha visto il Presidente del Consiglio dei Ministri, il nostro beneamato Cavaliere, muoversi ed operare senza guardare in faccia nessuno, col solo scopo di blindare la propria ricchezza e la propria persona giuridica, aiutato in questo da schiere di avvocati-onorevoli, faccendieri e propagandisti. Una carica a testa bassa che ha rifiutato ogni tipo di dialogo con la controparte all’opposizione, imponendo il proprio volere a colpi di fiducia ed anzi sguinzagliando in giro per l’Europa loschi figuri (vedi il duo Guzzanti-Scaramella) col solo intento di gettare discredito sul centrosinistra e sui suoi rappresentanti. Il primo invece ha avuto, in questo senso, un atteggiamento opposto. Non ha cambiato nulla. Non ha migliorato nulla. Non ha risolto nulla. Ma lo ha fatto cercando sempre, educatamente, il dialogo, il confronto, la larga intesa. E allora giù commissioni, tavoli di discussione, bicamerali che non hanno portato a niente. Quasi che vincere le elezioni fosse troppo per i rappresentanti di quel governo, e temessero che ‘stravincere’ potesse apparire una sorta di comportamento ‘antisportivo’.
Ne abbiamo pagato le conseguenze. Le abbiamo pagate con 5 anni di governo omicida di tutto quanto di buono e rispettabile ci fosse nel nostro paese. Le abbiamo pagate care! E adesso? Adesso ci si aspetterebbe che i nostri attuali governanti, memori degli errori fatti durante la loro precedente amministrazione, avessero imparato la lezione e sapessero comportarsi di conseguenza. Ma non è così. L’abbiamo sospettato dopo la legge Gentiloni (oggi definita ‘piano criminale’ dal Silvio nazionale). L’abbiamo realizzato con orrore dopo la legge sull’indulto e la difesa della Gasparri da parte dell’Avvocatura di Stato. Lo constatiamo con tristezza oggi, dopo aver letto la proposta di legge sul conflitto d’interessi del margherito Franceschini. Già, proprio una proposta di legge sul conflitto d’interessi, ovvero quella materia sulla quale questo governo avrebbe dovuto legiferare da subito in maniera DEFINITIVA e spietata…alla Berlusconi, per intenderci. Senza guardare in faccia nessuno. Ed invece, a leggere quel documento, si rimani spiazzati dalla evanescenza e dalla morbidezza sia dei toni che dei contenuti. Una persona che sia coinvolta o possieda imprese i cui interessi possano entrare in conflitto con un ruolo istituzionale, non è ineleggibile. Bensì può essere eletta a patto che questi conflitti vengano risolti in accordo con i dettami di una ipotetica Autorità garante che dovrebbe essere composta da non meglio identificati personaggi di alto profilo intellettuale (si citano magistrati, professori universitari ecc). In altre parole, un’altra occasione persa per riparare ai misfatti di chi non si è mosso con la stessa morbidezza ed evanescenza. Ci sarebbe da spendere righe e righe per cercare di capire il perché di una mossa tanto stupida, e probabilmente si aggiungerebbero solo altri interrogativi alla già lunga lista di ‘perché?’ con cui commentare l’operato del Governo fino ad oggi. Ad esempio, chi sceglie i componenti di questa authority? Ed in base a quali principi? Ovvero, chi controlla i controllori? Ma non ne vale decisamente la pena. L’impianto della proposta di legge è più che chiaro e non limita in nessun modo l’accesso al Parlamento a quelle persone che potrebbero essere portatrici di conflitto d’interessi, come invece dovrebbe essere. Nel frattempo, il Cavaliere tuona contro l’operato del governo, promette milioni e milioni di manifestanti in piazza ma, guarda caso, continua ad elogiare alcuni dei suoi esponenti più morbidoni (vedi il caro d’Alema)…una contraddizione solo in apparenza.

Tuesday, January 16, 2007

Le palle del governo Prodi

Continua la corsa irrefrenabile del Governo Prodi alla caccia di tutto quanto possa trasformarlo in un Berlusconi-bis. Continua la corsa all’inseguimento dell’autogol, dello svergognamento, della declassazione del nostro paese. Sembra quasi che, consapevoli della debolezza numerica della maggioranza, i nostri ministri si preoccupino di smerdare l’Italia il più in fretta possibile, per non doversi poi ritrovare, in caso di elezioni anticipate, con solo metà del lavoro fatto. Adesso è il turno dell’ampliamento della base militare statunitense di Vicenza. Chi non si sarebbe aspettato una politica di favoritismi alla NATO da parte di un governo di centrosinistra dopotutto?
Mirabili le affermazioni rilasciate alla stampa dal Premier. Prima dice che il Governo italiano ha approvato l’ampliamento della base, poi afferma che, se ci sono dei problemi, questi deve risolverli l’amministrazione locale…e che dovrebbe fare il comune di Vicenza, la secessione dalla Repubblica??? Fanno fatica i ministri a rimanere dritti. Da Amato a di Pietro, da Parisi a, ovviamente, Mastella è tutto un barricarsi dietro a frasi di circostanza. “I patti internazionali vanno rispettati!!!” (Di Pietro, Mastella), anche quando a prenderli è stato il Governo precedente contro cui vi siete battuti a spada tratta in campagna elettorale? “Diventa particolarmente delicato assumere una posizione diversa” (Amato), ma in che senso ‘delicato? Che fanno poi gli americani se gli diciamo di no, esportano un po’ di democrazia anche da noi? Per il ministro dell’Attuazione del programma Giulo Santagata si tratta invece di “una buona occasione di sviluppo”, ma non è che Vicenza sia esattamente il terzo mondo!!! Ed inoltre quest’opera trasformerà la città, ed il paese, in una delle punte più avanzate del militarismo statunitense d’intervento rapido in Europa.
Dico la verità, l’aspettavo al varco di questa decisione il nostro Governo. L’aspettavo al varco perché sarebbe stato sufficiente un semplice ‘no’ per risparmiare il massacro urbanistico dell’area interessata e, soprattutto, per segnare la discontinuità del nostro paese con la dissennata politica estera statunitense. Ed invece, ancora una volta, questa discontinuità è morta prima ancora di nascere. Ancora una volta ci asserviamo ai voleri guerrafondai del paese a stelle e strisce.
Più e più volte i cittadini di Vicenza hanno fatto sentire la loro voce. Per protestare contro l’altissimo impatto sociale ed ambientale che l’allargamento della base comporterà in una città UNESCO come Vicenza. Per protestare contro un consiglio comunale che ha preso tutte le decisioni senza minimamente consultare la cittadinanza. Per protestare contro un governo che nel suo programma prometteva che “ogni azione di grande impatto sul territorio sarà sempre presa nel rispetto dell'opinone delle popolazioni locali”. Ma, come sempre accade quando è la gente a pretendere di avere voce in capitolo, non è successo niente. La barra del Governo è rimasta dritta e tutti se ne sono infischiati allegramente della volontà popolare, dei movimenti pacifisti, delle azioni di disobbedienza e delle decine e decine di migliaia di firme raccolte, che disegnano un’opinione pubblica in cui quasi il 70% è contrario all’intervento di ampliamento. Alzano la voce solamente il PRC, i Verdi ed il PdCI. Se non stessero al Governo anche loro e non avessero sottoscritto tante delle puttanate che questo ha fin’ora promosso, penserei che sono gli unici con le palle! Ma quelli erano altri tempi!!!

Saturday, December 23, 2006

Il fax di Dio

Tempi grami per il blogger trapiantato in UK. Con i giornali italiani in sciopero è un pò come essere ciechi su tutto quanto accade in Italia. Ma la rete consente comunque di avere un'idea abbastanza precisa, almeno su i fatti di maggiore importanza, come la morte di Welby. Il 21 dicembre scorso, ricevo un sms da un amico che mi informa del decesso di Piergiorgio, senza specificarmi niente riguardo alle modalità. Stante i reiterati divieti e anatemi scagliati contro Welby da politici e bacarozzi di ogni sorta, ne ho dedotto, erroneamente, che Welby fosse morto nel peggiore dei modi. Da solo. E mi sono salite una rabbia e una tristezza enormi per quanto credevo fosse accaduto. Per cui mi sono seduto al pc ed ho buttato giù un post feroce contro tutto e contro tutti. Poi però ho controllato meglio sulla rete ed ho visto che, per fortuna non era in quel modo che erano andate le cose. Piegiorgio Welby è morto, ma è morto come diceva lui, grazie all'aiuto ed all'umanità di un medico anestesista, Mario Riccio, che ha messo in pratica quanto Piergiorgio chiedeva, sedazione terminale e distacco dal respiratore, e che adesso rischia qualcosa come 15 anni di galera, seppur non ancora indagato (e tale mi auguro rimanga). Insomma Piergiorgio ha vinto la propria battaglia personale e, anche se addolorato per la sua morte, di questo sono contento.
Ma il bello viene adesso. Perchè è adesso che i nodi vengono al pettine. E' adesso che vedremo, come già stiamo vedendo, che se la politica non è stata in grado di rispondere alle richieste di un uomo sofferente non è per via di un 'buco' legislativo dovuto a chissà quale dimenticanza, ma è dovuto ad una volontà precisa. O meglio, a dei precisi dettami. Adesso vedremo che la politica inizia a muoversi, ma non nella direzione in cui dovrebbe muoversi per arrivare a colmare quella lacuna. Bensì in direzione opposta. Già il 21 c'era chi parlava di omicidio (Volontè - UDC).
E ancor più sfacciata, ma c'era da aspettarselo, è la posizione del clero. Negati i funerali religiosi, il Vaticano si affretta a precisare che a Welby non si possono concedere le esequie religiose "perché, a differenza dei casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dr.Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica. Non vengono però meno le preghiere per l'eterna salvezza del defunto".
Le preghiere per l'eterna salvezza del defunto...il defunto s'è già salvato da solo corvacci maledetti! Le vostre preghiere ipocrite servono solo a dimostrare alla gente che razza di animali siete. Non conoscete vergogna. Non conoscete umanità. Siete la negazione della ragione, del buon senso e della pietà!
Me lo immagino quanto sentita debba essere adesso la vostra preghiera per il 'Dr. Welby'! Cos'è, l'avete inviata al padreterno via fax?

Sunday, December 17, 2006

L'abbrutimento della politica

La legge finanziaria è stata votata in Senato, ed accettata 'sulla fiducia', grazie ai voti dei Senatori a vita. Questi personaggi siedono in Senato pur senza essere stati eletti (ma chi è stato eletto alle ultime elezioni?) in seguito ad ordinanze speciali che vengono emesse direttamente dal Presidente della Repubblica, che conferisce il titolo di Senatore a Vita a chi è stato precedentemente Presidente della Repubblica o a chi ha dimostrato di avere meriti speciali internazionalmente riconosciuti. Sono previsti dalla Costituzione e da questa traggono il diritto di esprimere il proprio voto in Senato come ogni altro Senatore. Rispetto a questo diritto, la Costituzione non distingue tra Senatori eletti e Senatori 'ordinati'. Ciònondimeno, subito dopo il voto in Senato, è esplosa la furia della CdL contro questi personaggi e contro il governo, rei i primi di non essere stati eletti ed il secondo di poggiare la propria maggioranza su questi Senatori 'accessori' improvvisamente declassati al ruolo di soprammobili.
I commenti che si leggono sui giornali sono feroci. Cori ed insulti piovono dagli spalti di Palazzo Madama sulle teste, per lo più canute, di questi Senatori, e culminano nel commento sprezzante di Tremonti (quello che, per dirla con Grillo, è stato fatto ministro delle finanze perchè 'sa usare il bancomat') che dà del 'demente' a Prodi.
Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Risse di questo tipo se ne sono già viste, da quando Mussolini pronunciò, il 16 novembre del '22, la famosa frase "potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli", preannunciando quella che sarebbe stata la propria politica dittatoriale. Ma stavolta c'è dell'altro. Alcuni esponenti della CdL infatti si sono rivolti al Presidente della Repubblica (già più volte insultato) affinchè eleggesse nuovi Senatori a vita 'più di destra' in modo da controbilanciare le forze in campo. E questa sinceramente le batte tutte! Anche tralasciando la contraddizione di chi prima contesta l'esistenza stessa dei Senatori a vita e poi ne chiede di altri, si rimane comunque basiti nel constatare il livello di brutalità, da intendersi nel senso di rozzezza, che la dialettica politica ha raggiunto nel nostro paese. Ma davvero siede in Parlamento (o in Senato) gente con una simile visione della politica? Sembra di assistere ai litigi di bambini viziati che protestano con il babbo perchè il fratellino è rimasto davanti alla playstation più di quanto non fosse concesso a loro. Forse qualcuno dovrebbe spiegare a queste persone che le Camere non sono luoghi dove si gioca e la politica non è il fantacalcio.
Ma come si è arrivati a questo punto? Come è stato possibile che il Prlamento, che pure ha ospitato personaggi illustri in entrambi i suoi rami, sia per conoscenza che per abilità politica, si sia ridotto in questo stato?
E' stato, credo, un processo lungo, iniziato più o meno alla fine della cosiddetta 'prima repubblica', quando cominciarono a venire proposti agli elettori personaggi oscuri. Candidati il cui unico scopo era, ed è, quello di creare confusione, di sviare, di sostenere irrinunciabilmente linee di propaganda pura e sterile. Gente come Schifani, o Vito, o Bondi, tanto per citarne alcuni, potrebbero tranquillamente affermare che Cristo è morto dal freddo, e riuscirebbero anche a dimostrarlo. Lo so, sono tutti di destra. Ma seppure una certa emulazione in questo senso affligga anche la sinistra, fatico ad indentificare degli 'analoghi' reali in quello schieramento. Personaggi come Rutelli o Salvi (più il primo che non il secondo) hanno deciso di fare propria questa strategia 'distruttiva', ma conservano innegabilmente una certa preparazione politica che a destra manca del tutto.
Il risultato è la morte della dialettica. Quando si entra in aula solo con l'intenzione di far cadere il governo, anche un sistema bipolare come il nostro, già di per se malato, peggiora fino a diventare espressione del tifo da stadio più becero. I tifosi di Roma e Lazio, per lo meno, il giorno del derby trasformano lo stadio in un festone colorato. Poi magari si scannano fuori lo stadio, però almeno ci provano a fare qualcosa di costruttivo. I nostri politici nemmeno quello!

Wednesday, December 13, 2006

Il danno della malattia e la beffa dell'ipocrisia








Oggi il Parlamento ha accolto e votato l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano. La legge prevede pene da 3 a 12 anni per chi mette in atto pratiche di tortura, pena raddoppiabile se queste pratiche portano alla morte della persona torturata. Accogliendo un emendamento dell’opposizione, questa legge è stata completata abolendo l’immunità diplomatica per quei cittadini stranieri che si siano macchiati di questo crimine e siano sotto processo in altri paesi.
Che dire? Era ora! Colmare questa lacuna ci riporta un passo avanti in fatto di diritti umani e ci consente di guardare dall’alto in basso quei paesi che, più o meno dichiaratamente, ancora consentono l’uso di pratiche inumane durante la detenzione o l’interrogazione di detenuti. Sembrerebbe quindi un passo avanti notevole per il nostro Paese, anche alla luce della natura pressoché plebiscitaria con cui questa legge è stata votata in parlamento. L’articolo 613-bis è stato votato da 466 si ed 1 no (che andrebbe pubblicizzato un po’ di più a mio avviso. Chi è questo signore che ha votato contro? E perché?).
Eppure, leggendo le varie caratteristiche di questa legge, leggendo come essa punisca chi “con violenza o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali” non riesco a non pensare a Piergiorgio Welby. Non sarebbe configurabile nel suo caso il reato di tortura? Non è egli costretto alla sofferenza fisica e mentale da persone che pretendono così di imporre il proprio punto di vista egoistico ed ortodosso? Insomma, quest’uomo è costretto a soffrire in nome di dogmi religiosi e pseudo-ideologie che supportano l’ala clerico-conservatrice della politica italiana. Privato dei propri diritti di uomo e sopraffatto dalla malattia, non ha difese contro chi pretende di avere voce in capitolo sulla sua stessa esistenza, ed è costretto ad aspettare passivamente, soffocando ogni giorno di più, i tempi imposti da un tribunale che, vigliaccamente, prende tempo, aspettando una fine tanto imminente quanto dolorosa, vittima anch'esso di un imbarazzo estremo.
Trovatemi una differenza, anche una sola tra Welby ed i vari corvacci che dissertano su di lui ed uno qualsiasi dei prigionieri di Guantanamo bay o Abu Ghraib. In entrambi i casi ci sono uomini soli che, impotenti, devono assistere al proprio massacro ad opera di terzi ed in entrambi i casi questo avviene principalmente per motivi che nulla hanno a che vedere con la sicurezza della comunità. In entrambi i casi è il dogma che schiaccia, sia esso quello politico dei neocon americani o quello pseudo-religioso del vaticano. Forse cambiano gli strumenti, ma la sostanza rimane la stessa. Anzi, per lo meno i militari che hanno torturato i prigionieri nelle carceri NATO non si sono poi mascherati da benefattori del genere umano ed anzi spesso sono stati chiamati a pagare per i loro reati. Welby invece viene a trovarsi nella situazione paradossale di dover assistere, oltre al proprio doloroso declino, anche alla santificazione dei propri aguzzini. Oltre il danno la beffa.

Saturday, December 09, 2006

Il cerchio laico e la botte religiosa

E così alla fine il governo si mette finalmente a lavoro sui diritti delle coppie di fatto. Il ministro per le pari opportunità Barbara Pollastrini ha sottoscritto l’impegno del Governo a presentare un ddl entro la fine di gennaio 2007. Ovviamente si tratterà di un altro banco di prova per il Governo, dal momento che nella maggioranza coesistono posizioni come quella del Ministro Ferrero, che auspica uguali diritti per tutti indipendentemente da sesso, razza e religione, e come quella di Mastella che invece rimane ancorato al suo concetto ultraortodosso di ‘famiglia cristiana’. Poco male. Si scorneranno come al solito, ma rimane il fatto che la legge sulle coppie di fatto rimane un punto chiaro del programma. Quello che invece è interessante, e a mio avviso rivelatore, è la reazione della gente. Parlo della gente che scrive nei blog ovviamente. Molti si dichiarano a favore del riconoscimento dei diritti per le coppie conviventi. Altri invece tuonano contro. Portano avanti parole come ‘famiglia’ o ‘cattolicesimo’ con uguale veemenza e rabbrividiscono di fronte all’idea che una coppia di gay possa usufruire, ad esempio, dei diritti di successione in caso di decesso di uno dei due partner. Insomma a molti questi ‘pacs’ non vanno proprio giù. Quello che è interessante è che molti di questi sono gli stessi che normalmente lanciano anatemi quando sentono parlare di riconoscimento del matrimonio islamico da parte dello Stato, invocando principi di laicità che, apparentemente, vanno a farsi benedire quando invece dei mussulmani entrano in ballo gli omosessuali. In altre parole, lo stato dovrebbe essere laico sempre, tranne quando si parla di gay. Allora lo stato deve tornare confessionale e contrastare con mano ferma e decisa quelli che non sono altro che ‘capricci’ dei gay (che per inciso si dichiarano tutt’altro che soddisfatti di come sta operando il governo). Sembrerebbe una discriminazione bella e buona nei confronti della comunità gay italiana, soprattutto alla luce dei numerosi provvedimenti presi in questo senso da praticamente tutti i paesi europei. Dalla Danimarca, la prima ad ufficializzare le unioni di fatto nel 1989, alla Spagna di Zapatero, che nel 2005 ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla Germania, che non arriva a tanto ma ugualmente riconosce alle coppie di fatto numerosi diritti delle coppie sposate. Però rimane il fatto che quella ‘confessione’ religiosa che questi pseudo-laici riabbracciano improvvisamente quando incontrano chi sventola la bandiera arcobaleno, è quella cattolica, ovvero quella più radicata in Italia. Questo apre la strada ad una riflessione particolare secondo me. E cioè che la ‘laicità’ dello stato che viene invocata quando si parla di riconoscimento del matrimonio islamico in realtà non è altro che un modo per mascherare un disagio invece tutto ‘religioso’, ovvero legato all’ingresso nella nostra società di una confessione diversa da quella a cui tutti, chi più chi meno, siamo stati condizionati in gioventù. Si invoca prima la laicità e poi la ‘famiglia’ a seconda del problema che sta sul tavolo. I diritti delle donne mussulmane indubbiamente vanno tutelati da uno stato laico, ma quelli dei gay? Sono forse da meno? L’impressione è che l’obbiettivo, più o meno consapevolmente, sia quello di mantenere immobile uno status i cui contorni sono quelli delineati dalla Chiesa cattolica. Altrimenti non si spiega come mai queste persone non gioiscano di fronte alla decisione, tutta laica, di estendere i diritti di coppia anche a quelle persone che, secondo i dettami della bibbia, non potrebbero sposarsi e che devono oggi vedersi negati tutti quei privilegi economici che consentono alle coppie sposate di poter vivere dignitosamente.
Un colpo al cerchio del laicismo ed uno alla botte cattolica. Quella di tenere il piede in due staffe è un’usanza tutta italiana, ma stavolta le staffe stanno su due cavalli diversi e non è tanto facile. Non a meno di acrobazie dialettiche da circo che finiscono inevitabilmente per rivelare il gancio di sicurezza che previene gli infortuni da caduta. Il gancio, ovviamente, è quello della paura del diverso (o dell’intolleranza). La chiusura mentale nei confronti di tutto ciò che potrebbe cambiare il nostro stile di vita, che potrebbe intaccare la nostra libertà di consumatori incalliti dell’inutile. Ci si abitua a tutto. Anche la schiavitù, quando imposta con la violenza, può essere un contesto in cui si impara a vivere, se non altro per operare alla rivoluzione contro di essa. Ma quando ci si abitua alla servitù, quando volontariamente si sceglie di abbassare il capo solo per non perdere la possibilità di avere qualche partita di calcio in diretta o gli iper-mercati traboccanti di specchietti e perline sotto natale, allora è segno, ancora una volta, che la ragione dorme.

Saturday, December 02, 2006

La Giurisprudenza giurisprudente

Lo leggiamo sui giornali di questi giorni. L’abbiamo sentito giovedì scorso ad ‘Annozero’. Lo dimenticheremo nei giorni prossimi, e tutto tornerà ad essere normale, come se non fosse mai accaduto. Così come le sentenze della Consulta per l’emittenza radiotelevisiva, emesse negli anni novanta e mai rispettate. Così come l’invio dei nostri militari in Iraq, al seguito di una iniziativa NON patrocinata dall’ONU, in violazione della nostra stessa costituzione. Così come i provvedimenti giudiziari che dovrebbero identificare e punire i responsabili dei fatti di Genova, durante il G8. E via dicendo. Parliamo della Legge ovviamente. Parliamo della Legge italiana. Inesistente, inconsistente, inapplicata. Praticamente non più uno strumento di Giustizia, ma un intralcio al perseguimento degli interessi di pochi, siano essi economici o politici. Deve essere così, se dopo undici anni durante i quali la Cassazione ha sempre ribadito la competenza territoriale del Tribunale di Milano sul processo Previti per le tangenti ai giudici, improvvisamente la Cassazione stessa si risveglia come da un incubo e si accorge che quel tribunale in realtà non è competente e bisogna annullare tutto e ricominciare da zero in un altro tribunale. Il tribunale di Perugia, il quale in 4 mesi dovrebbe ripercorrere 11 anni di procedure giuridiche per poter arrivare ad emettere in tempo (ad aprile scatta la prescrizione) una condanna in realtà già emessa. In altre parole la solita vecchia solfa: ‘sei un criminale, ma siccome sei anche un potente allora puoi usufruire dei privilegi previsti per il tuo status’. Privilegi non scritti ovviamente, ma ampiamente rilasciati a molti, a giudicare dall’esercito di criminali che popola le Camere dei nostri Parlamenti o, più semplicemente dal fatto che uno di questi ci ha governato per cinque anni.
Ma come è possibile che si sia arrivati a questo punto? Come siamo caduti così in basso? La risposta è apparsa per un attimo negli schermi degli italiani giovedì scorso, proprio durante la trasmissione di Santoro. È apparsa nelle vesti di Pierferdinando Casini, che ritarda i consigli per gli acquisti (un atto blasfemo nella CdL) per poter difendere il povero Silvio dagli attacchi di Travaglio, reo a suo avviso di perseguitare l’ex-premier e solo lui. Poco importa se tra le affermazioni di Travaglio non ce ne fosse una sola che non fosse vera. Accanirsi contro un uomo riconosciuto colpevole a tutti e tre i gradi di giudizio e che ancora oggi circola a piede libero nella ‘politica’ (il virgolettato è d’obbligo) italiana non è elegante, è scortese. Poco importa se le stesse proteste Pierferdy non le esterna quando il ‘Giornale’ di Feltri titola a piena pagina “LA CASSAZIONE SMONTA L’IPOTESI DEL POOL” mentendo svergognatamente sui fatti realmente accaduti. Ma tant’è, Casini è schierato da quella parte dopotutto, si sarebbe indotti a pensare. Il problema è che la stessa identica risposta è apparsa anche nelle vesti di due esponenti dell’allora opposizione, il diessino Caldarola (il massacratore dell’Unità) e il Diellino Polito (l’editore del ‘Riformista’, il foglietto igienico). Ci si sarebbe aspettato da questi due individui che avessero azzannato Casini alla gola, ricordandogli come fu sotto il suo naso di presidente della Camera che sono passate alcune delle leggi più vergognose della storia del nostro Paese. Invece i due individui si inerpicano in premesse contorte e fumose, preamboli di un qualcosa di già visto e che segue regolarmente, ovvero la difesa ‘inciuciogenica’ del potente di turno. Non si sa mai…oggi a te, ma domani potrebbe toccare a me, meglio essere prudenti. L’impressione è che durante il governo di centro-destra non ci sia mai stata un opposizione di centro-sinistra e che durante l’opposizione di centro-destra, non ci sia un governo di centro-sinistra. Una comunanza di vedute praticamente perfetta, salvo pochi garbati dissensi dei quale le due marionette sembrano quasi scusarsi col Pierferdy. Rigurgiti di Bicamerale forse. Caldarola arriva ad affermare con orgoglio che lui non voterà mai il permesso all’arresto di un parlamentare.
Ecco, è questa la risposta. E cioè che Caldarola non avrebbe certo nessuna remora a votare per il mio di arresto. Però il parlamentare è sacro. E fintanto che la Legge la scrivono loro, tale rimane. Come direbbe Travaglio, scusate se ho scritto ‘Legge’.

Friday, December 01, 2006

L'Ammainabandiera

E così alla fine siamo riusciti a far rientrare anche gli ultimi militare del nostro contingente presente in Iraq. ‘Antica Babilonia’, questo il nome della missione italiana, è definitivamente archiviata dopo aver subito 39 morti, incluso il povero Calipari, ed essere costata un miliardo e mezzo di euro. Tutti a sinistra gioiscono. Strette di mano e pacche sulle spalle, a dire ‘finalmente abbiamo vinto’. Mi convincono poco a dire il vero. Non ho assaporato, nel nostro caso, la stessa soddisfazione che ho provato quando Zapatero richiamò i suoi. Né mi va che politici e politicanti vari adesso si fregino di bandiere, spille o cappellini ‘della pace’. Magari anche quell'UDEUR che approvò il nostro intervento militare. Avremmo dovuto andarcene molto tempo fa in verità. Avremmo dovuto riconoscere l’inutilità di questo intervento da subito, già da quando il Congresso americano straparlava di ‘weapons of mass destruction’, prontamente smentito dai commissari Blix ed el-Barade’i, e non partire per niente. E invece siamo andati e siamo restati. Motivo? Apparentemente per non perdere la faccia, e non arrecare dispiacere, al nostro caro amico Bush, fraterno alleato del nostro ex-premier. Fra bestie si sono trovati simpatici evidentemente. Questo sodalizio c’è costato caro, ma almeno ne valeva la pena? È giusto chiederselo. Dopotutto quello di Saddam era un regimaccio della peggiore specie, più e più volte richiamato per violazioni dei diritti umani, esecuzioni sommarie ecc. Certo, in tempi non sospetti anche lui era nostro amico (o amico degli amici), però ultimamente non ci piaceva più. E allora, ne valeva la pena? Come lo lasciamo l’Iraq, adesso che i nostri tornano finalmente a casa? Lo lasciamo in mano ad un governo fantoccio di Sciiti e Curdi lontani anni luce anche solo dal pensare di poter mantenere un po’ d’ordine in quella terra. Lo lasciamo in mano a possenti cingolati e bombardieri anglosassoni, i veri 'governanti' dell'Iraq, ma che si rivelano totalmente inefficienti contro gruppi di guerriglieri sunniti, terroristi isolati, nostalgici del partito Ba’th, membri della vecchia guardia di Saddam più gruppi tribali disparati e variopinti. Lo lasciamo in preda ad una guerra interna che rischia di moltiplicare il già pesante bilancio dei morti tra i civili (50.000 secondo gli USA, 650.000 secondo ‘The Lancet’…una discordanza di cifre tipica direi, come i dati sulle manifestazioni che in Italia arrivano dalla questura e dagli organizzatori. Il giorno che sentirete una concordanza di dati a questo proposito…preoccupatevi). In altre parole lo lasciamo in condizioni infinitamente peggiori di come era nella primavera del 2003, quando i primi militari italiani arrivarono in Iraq. E oltretutto lo lasciamo non senza portarci sulla coscienza 25 civili uccisi dai nostri militari, almeno secondo l’’Iraq Body Count’ (letteralmente ‘il conteggio dei corpi in Iraq’). Non che questo peggioramento sia colpa nostra, anzi. Ricordo che una delle reazioni più singolari che ho registrato dopo l’attentato di Nassirya fu lo stupore di americani ed inglesi di fronte alle immagini degli iracheni che scavavano tra le macerie insieme ai militari italiani, per dare una mano. Loro un aiuto del genere non l’hanno mai ricevuto.
Domandarsi a chi sia giovato è fin quasi retorico in questo caso. Gli interessi occidentali sul petrolio, sulla produzione (e di conseguenza sull’uso) di armi nonché la posizione strategica dell’Iraq e la sua importanza sia per gli USA che per Israele sono noti a tutti. Come anche l’interesse, tutto ‘neocon’, per quelle che saranno le gare e gli appalti per la ricostruzione del paese.
Strette di mano e pacche sulle spalle sono decisamente fuori luogo direi. Piuttosto cercate di imparare dagli errori passati, e che cazzate del genere non si ripetano più!

Aggiornamento del 02.12.06
D'Alema ha detto che ora che ce ne siamo andati, all'Iraq "serve stabilità". Ma quella non dovevamo portarla noi quando siamo arrivati? Non ci siamo partiti apposta?

Friday, November 17, 2006

Vietato fumare! Pericolo Esplosioni...

Orazio Antonio Licandro, 44 anni, è un professore universitario di Diritto Romano eletto nelle fila dei Comunisti Italiani (PdCI). Il 5 luglio scorso, durante la votazione per l’approvazione della Legge Istitutiva della Nuova Commissione Antimafia, ovvero l’organo parlamentare che analizza il fenomeno mafioso in Italia, presentò in aula un emendamento, insieme ad Angela Napoli di AN, allo scopo di rendere impossibile l’accesso a tale Commissione di parlamentari che avessero determinati pendenti penali o condanne definitive. Propose cioè l’attuazione di un ‘filtro’ attraverso cui selezionare i personaggi presentati dai due schieramenti in modo da avere una Commissione ‘pulita’. Sembrerebbe una proposta ragionevole, ineccepibile, dettata dalla triste realtà dei tanti malviventi che affollano le aule parlamentari italiane. L’emendamento viene bocciato con 421 (quattrocentoventuno) voti contrari e solo 21 voti favorevoli, 14 del PdCI e 7 sparsi in quasi tutti gli altri movimenti politici.
A detta di Francesco Forgioni (PRC), a tutti i parlamentari deve essere riconosciuta la possibilità di rientrare in tale commissione. La vergogna semmai, è che parlamentari con la fedina penale non proprio in ordine siano stati candidati alla Camera dei Deputati alle ultime elezioni. Candidati, non ‘eletti’, ovviamente, dato che gli elettori non hanno avuto voce in capitolo a questo riguardo.
Il risultato è che oggi ci ritroviamo in Commissione Antimafia personaggi tipo Paolo Cirino Pomicino, Alfredo Vito, Carlo Vizzini ed altri simpatici mariuoli, tutti, chi più chi meno, indagati, prescritti o condannati per tangenti e tangentine varie. Presidente lo stesso Forgioni al quale auguro possa sparire presto il portafogli.
Ora sono due le cose. O tra le fila del centrodestra non c’erano rimasti parlamentari incensurati disponibili, e pertanto si è proceduto a bocciare l’emendamento per raggiungere il numero legale, oppure questo governo sta pericolosamente seguendo la stessa strada ‘buonista’ e fottutamente mediatrice che già percorse cinque anni fa quando, in un’altra Bicamerale, si doveva decidere sulle riforme costituzionali e sul conflitto d’interessi!
Sull’Unità di oggi, diversi esponenti della sinistra lamentano la candidatura da parte del centrodestra di questi loschi figuri ed auspicano la rinuncia da parte degli stessi per il ‘bene del Paese’.
Un po’ come infilarsi un candelotto di dinamite nel culo dentro una sala fumatori per poi gridare “PER FAVORE NON FUMATE!”.
Robbadamatti!

De (Im)Prudentia Politicorum

Che soddisfazione stasera! Erano anni (4 e mezzo più o meno) che non vedevo una trasmissione del genere!!! Ma ve l’immaginate? Totò Cuffaro, governatore della Sicilia, pluri-inquisito per reati di vario tipo tra cui quello di associazione a delinquere di stampo mafioso, ospite di Santoro ad una puntata di Annozero dove si parla di indulto, di mafia e di amministrazione pubblica in Sicilia!!! Presenti l’europarlamentare Fava, Piercamillo Davigo e Marco Travaglio, che a Cuffaro ha praticamente dedicato il suo ‘Intoccabili’. Oltre ovviamente alla mitica Rula Jebreal (bellissimameravigliosaspietata). Dovrebbero farne dvd da vendere al pubblico! Potrebbero intitolarlo “Informazione Reale”, sottotitolo “Quando dopo la prima domanda si riesce a fare anche la seconda”. E c’è andato Cuffaro! Bisogna rendergliene atto. Col suo faccione tosto di bronzo, portandosi dietro tutta la retorica ed i sorrisetti di una paleo-politica che dovrebbe essere morta e sepolta ormai, ma che invece ancora viene votata a suon di ‘teste di cavallo’ piazzate nei letti degli elettori siciliani. A poco gli è servita. Curioso però che ci sia andato da solo. Possibile che nessuno si sia sentito di accompagnarlo di fronte a cotanto schieramento di politici, giornalisti e magistrati? I servizi mostrano la Sicilia del dopo-indulto, fatta di ex galeotti che paradossalmente, fuori dalla galera, stanno peggio di come stavano dentro e finiscono con il riunirsi ad occupare un edificio pubblico in segno di protesta, per chiedere un lavoro. Ma fatta anche delle migliaia di amministratori e dirigenti pubblici con stipendi d’oro, quasi tutti figli, mariti, mogli, amanti ecc. di qualcuno. L’inizio delle interviste è strepitoso, con la Rula aggressiva in piedi al centro dello studio che intervista il governatore siculo tentando di farlo rispondere a modo (mitica la battuta “Cuffaro! Vuole un bicchiere d’acqua?” pronunciata con il tono di dire “Cuffaro! Ci stai zitto due minuti?” quando il Totò straparlava). Lo incalza sul numero di dirigenti pubblici della regione, sugli stipendi ed infine sui suoi rapporti con esponenti della mafia ‘borghese’, come quel famoso Aiello, medico e proprietario di cliniche private. Poi interviene Santoro e con Cuffaro sono scintille. Si difende Cuffaro, con lo stile e le armi dialettiche di un Cossiga tardo-impero. Arriva persino a dire a Santoro che lui, il giornalista, guadagna più degli amministratori regionali di cui parla in trasmissione. Santoro ha l’espressione divertita di chi pensa “Finalmente! Erano anni che sognavo di querelare io qualcuno!”. Ed infatti preannuncia querela, sempre sorridendo. Travaglio ha vita facile. L’argomento l’ha già sviscerato e descritto nel suo libro e lo ripete quasi a memoria. Poi si accomoda sullo scranno e si ascolta senza fiatare la replica convulsa di Cuffaro. Aveva l’aria Travaglio di chi si rammarica di non avere un gelato o un sacchetto di pop-corn tra le mani, così, per godersi meglio lo spettacolo. Ma il top è, secondo me, l’intervento di Davigo. Nei due minuti in cui parla, stronca letteralmente ogni teoria, argomentazione politica o elucubrazione filosofica che possa essere eretta a difesa della legge sull’indulto. E lo fa con la semplicità disarmante con cui avrebbe potuto farlo un bambino di sei anni! “Che significa che l’indulto è stato fatto perché le carceri erano piene? Se fate leggi che mandano in galera anche solo per pochi grammi di hashish è chiaro che la popolazione carceraria aumenta. Le carceri non si svuotano con gli indulti, si svuotano modificando le leggi che le riempiono! Votare prima una legge come quella che penalizza l’uso di marijuana e poi una legge come quella sull’indulto è un controsenso!”. Praticamente ‘L’elogio della discussione da bar’, ovvero di quel buonsenso comune a tutti, tranne che alla politica ed ai politici. È un mito Piercamillo Davigo!
Che soddisfazione stasera! Erano anni (4 e mezzo più o meno) che non vedevo una trasmissione del genere!!!

Wednesday, November 15, 2006

Verde è bello!

Quanto sa essere fastidiosa la menzogna. Tanto quanto l’ignoranza, se non di più. Arroganti, petulanti, bigotti di ogni sorta che da ieri si riempiono la bocca di parole come ‘droga’ o ‘dipendenza’ senza avere la benché minima idea di quello di cui pretendono di parlare, buttando nello stesso pentolone della loro superficialità la cannabis e l’eroina o la cocaina o, peggio ancora, la nicotina. Sbandierano rischi di ‘escalation’ nell’uso giovanile delle ‘droghe’ che semplicemente non sono mai esistiti. Mostrano icone del degrado che affermano di essere partiti da uno spinello per poi giungere alla siringa, come se questo percorso fosse inevitabile, senza capire l’assurdità di un assioma del genere. O forse lo capiscono perfettamente ma preferiscono ignorarlo, per mantenere la propria immagine fascista saldamente ancorata a quegli ideali di ‘rettitudine’ morale che vorrebbero imporre al resto del mondo, salvo poi infarinarsi il naso in privato, lontano dagli indiscreti occhi dei ‘comunisti’. E allora giù a vomitar menzogne Muccioli, il Vaticano, Giovanardi, Il Giornale, Storace, Formigoni…”La cannabis è una DROGA!”; “Il ministro Turco ignora completamente la drammatica realtà di persone di ogni età che sono sotto il rischio continuo dell'utilizzo delle DROGHE!”; “Un segnale negativo per migliaia di GIOVANI!”; “rappresenta un pericoloso avviamento verso altre sostanze STUPEFACENTI!”…tutte chicche prese dall’Osservatore Romano, o da Formigoni, che è lo stesso. Oppure “Si parte dal FUMO e si arriva in comunità!” (Muccioli) e via dicendo. Vecchi tromboni stonati che ancora insistono a voler negare l’innegabile, convinti che persino l’evidenza scientifica possa essere qualcosa di sindacabile.
Crepate! La cannabis NON è una droga, o se lo è, lo è meno di quanto non lo sia la caffeina, molto meno di quanto non lo sia l’alcool ed infinitamente meno di quanto non lo sia la nicotina, tutte sostanze che non solo creano dipendenza, cosa che la marijuana NON fa, ma che ammazzano a spron battuto e che sono tranquillamente in commercio. Senza contare gli innumerevoli antidepressivi o ansiolitici benzodiazepinici che massacrano corpo e mente e che potrebbero benissimo essere sostituiti dai derivati del tetraidrocannabinolo. Senza contare gli infiniti usi terapeutici in cui queste molecole potrebbero tornare utili, come antidolorifici, come miorilassanti, e via dicendo.
Ipocriti mascalzoni! NESSUNO STUDIO ha mai dimostrato un legame di causa-effetto tra l’uso di cannabis e l’uso di sostanze da abuso più pesanti. Nemmeno quelli governativi. Nemmeno quelli commissionati da governi conservatori come quello di Nixon negli USA o quelli della Tatcher in UK! Anzi, più di uno di questi studi ha dimostrato come l’uso di cannabis possa portare ad una diminuzione nell'uso di altre droghe, come la nicotina (che per inciso, come droga è anche più potente dell’eroina). Smettere di fumare con la marijuana non è un ossimoro, è realtà.
Eppoi, maledetti ipocriti corvacci del Vaticano, se volete preoccuparvi dei giovani, preoccupatevi di quelli che i cattolicissimi USA mandano quotidianamente al fronte nei tanti conflitti con cui tentano di esportare democrazia e progresso nel resto del mondo!
Mi fate schifo!

Letture consigliate:
“La marijuana fa bene, Fini fa male” di Guido Blumir. Stampalternativa.

Tuesday, November 14, 2006

I Templari de Noantri

Leggo adesso dell’allarme lanciato dal nuovo amministratore delegato delle ferrovie Mauro Moretti riguardo all’ipotesi di tagli al settore. Moretti avverte che le ferrovie sono prossime al fallimento, avendo un buco di 6 miliardi di euro e decine di cantieri aperti lasciati a metà che necessitano fondi per essere completati. “Se lo Stato vuole ridurre i trasferimenti verso questa società può farlo ma, insieme, deve esprimere quali sono i servizi in meno che vuole facciamo”. Più chiaro di così. Quindi ricapitolando: Alitalia è con un piede nella fossa, Trenitalia anche, la ricerca deve letteralmente riciclare tutto, dalla carta per le stampanti agli studenti in tesi, la magistratura deve vendere i computer dei tribunali per alzare qualche spicciolo e la sanità…bè, ce l’ha mostrato ieri Santa Gabanelli come vanno le cose in sanità. Un esempio da studiare nelle Università, è questo il nostro paese oggi. Un esempio di come cinque anni di governo possano da un lato accontentare i cittadini abbassando le tasse e dall’altro fotterli massacrando ciò che i cittadini stessi hanno costruito in decenni di tasse pagate. Un esempio perfetto di ‘cornuti e mazziati’! E bisogna anche assistere alla scena impietosa di una cittadinanza che insorge quando il governo nuovo, per non mandare tutto in malora, chiede gli arretrati. Ognuno ha una scusa e una maledizione da lanciare. Tutti inneggiano al governo ladro. Siamo sulla soglia del terzo mondo (e non è un’esagerazione…magari lo fosse) e ancora stiamo li a preoccuparci del nostro orticello invece di alzare lo sguardo sul più vasto campo di desolazione in cui cinque anni di governo Berlusconi hanno ridotto il nostro paese. Sono critico nei confronti di Prodi! Quella legge sull’indulto non gliela passo! Mi fa vergognare di essere italiano il fatto che una legge così sia stata approvata da un governo di sinistra. Ma per quanto riguarda la legge finanziaria devo dire che ha ragione lui! E fa bene a ‘tirare diritto’ infischiandosene di quanto lamentano i cittadini perché i cittadini per primi dimostrano di non avere nessun senso dello stato. Noi per primi dimostriamo che non ce ne frega niente del nostro paese se il nostro corporativismo casereccio sopravanza quelle che sono le necessità collettive. Dispiace dirlo, ma un atteggiamento del genere non lo si vede all’estero. All’estero, la gente si lamenta, si incazza, brontola davanti alle tasse come noi, ma si rendono anche conto di quelle che sono le necessità reali del paese, e se scendono in piazza non è certo per chiedere meno tasse, ma per impedire che passi una legge come quella sulla flessibilità lavorativa, come successe in Francia, dove il governo dette ascolto ai cittadini. Noi invece stiamo dando un’immagine di noi stessi vergognosa, tutti presi a salvaguardare quei cinquanta euro in più a fine mese che ci aveva regalato Berlusconi, come se fossimo Templari a difesa del Graal.