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Tuesday, February 16, 2010

Come ti ammazzo il global warming

Il Presidente Obama, in visita ad un nuovo impianto nucleare, rilancia l'energia dell'atomo per risolvere il problema del 'global warming'. "Il nucleare rimane l'unica alternativa per produrre energia che non inquina", ha detto Obama, aggiustandosi con un tentacolo una ciocca di capelli biondi sulla fronte.


Friday, October 09, 2009

Presidenti a confronto


Dunque vediamo. S'è presentato alle elezioni presidenziali con un programma politico che prevedeva la fine dei conflitti che vedono coinvolti gli Stati Uniti, la salvaguardia dell'ambiente da ottenersi tramite fonti di energia rinnovabile, di conseguenza, l'uscita degli Stati Uniti dalla crisi economica attraverso uno sviluppo economico sostenibile. Ha preannunciato un irreversibile processo di disarmo nucleare che porterà, in ultimo alla Pace con la P maiuscola. Ad oggi, ha riconfermato la presenza delle forze armate statunitensi in Afghanistan e dintorni, presenza sempre più consistente. Lavora tenacemente ad una carbon tax che i più ottimisti considerano come inutile sotto il profilo ecologista ma che servirà senz'altro a svuotare ancora di più le già misere tasche degli americani. Di conseguenza, ha pensato bene, per uscire dalla crisi, di fornire alla Federal Reserve gli strumenti di una incipiente onnipotenza sul piano finanziario, promuovendo così quella che, più che la cura, sembra essere la malattia. Sostenibile però, dal momento che pesa poco. Poco più di una 500. Non ha nemmeno osato avvicinarsi all'arsenale atomico statunitense, ha abbandonato definitivamente il progetto dello scudo spaziale caldeggiato da Bush e l'ha rimpiazzato con un progetto nuovo, l'Aegis Weapon System, che prevede il dislocamento nel Mediterraneo (presumibilmente nel Mar Egeo) di unità navali dotate di sensori radar e testate in grado di intercettare i missili provenienti dall'Iran. Ovvero un sistema mooolto più flessibile che giustifica una presenza costante della marina americana a due passi dal medio oriente con navi che solo ufficialmente trasportano testate non nucleari. Ha stretto più Mani di esponenti del Partito Comunista Cinese lui di quante non ne habbia strette Mao e, in ultimo, ha sbattuto la porta in faccia a Tensin Gyatso, il Dalai Lama.
Ma ad un tesoro di presidente così, non glielo dareste anche voi un Nobel per la Pace?
Caro Silvio rassegnati...NUN SEI NISCIUN!!!

Sunday, November 23, 2008

Errare e' umano ma...

"Il mio complimento a Obama e' stato un po' invidioso. Tutti vorremmo essere abbronzati come Naomi Campbell e Obama". Silvio Berlusconi.

Ecco, io pensavo che la cosa fosse chiara caro presidente. Ma evidentemente mi sbagliavo. Percio' provo a spiegargliela meglio. Con parole semplici e un bel disegnino. Vede caro Presidente, se la Campbell e Obama appaiono scuri in volto, non e' perche' hanno preso il sole. Non e' perche' sono andati al mare, capisce? Sono proprio cosi'. Sono nati cosi'. Il fatto e' che a questo mondo ci sono persone che nascono con la pelle scura. Altri, come lei, nascono con la pelle chiara. Altri ancora con la pelle gialla e, un tempo, ce n'erano anche che nascevano con la pelle rossa. Pensi un po'! Non e' una questione di make-up, sono proprio cosi' loro. Capisco che tutto questo le sembri impossibile, ma si fidi! E' proprio cosi'!
E' piu' chiaro adesso? Capisce adesso perche' le sue battute tutto sono fuorche' complimenti?

Wednesday, November 12, 2008

Ingerenze inopportune

...salvo poi parlare di 'inopportune ingerenze nei fatti interni del Vaticano' se un ministro israeliano osa far notare che fare santo uno come Pio XII non è proprio il massimo.
Per non parlare del 'Assassino chi smette di nutrire Eluana' che compare sul sito del Giornale. Che a prima vista suona tanto come 'stronzo chi legge'. Ma ad una analisi più approfondita si rivela essere uno 'stronzo chi scrive'!
E senza riferimento alcuno al giornalista.

Friday, November 07, 2008

Anch'io benzo alle diazepine


Ecco, ieri stavo piu' o meno cosi'. Grazie Bleek

Wednesday, November 05, 2008

Aspettando Obama


Dunque ci siamo. Gli Stati Uniti hanno eletto il nuovo presidente e questi e' un democratico. Dopo otto anni di GWB, il successo di Obama e' stato schiacciante. Oltretutto, Barack Obama e' un 'nero'. La cosa in se' non dovrebbe avere nessun significato ma sembra invece aver catalizzato gli entusiasmi di buona parte del pianeta, al punto che in Kenya, il 4 di Novembre e' stato proclamato festa nazionale. Ovviamente, la ragione di cotanto entusiasmo e' puramente romantica. Si vede nell'elezione del primo presidente di colore della storia statunitense, il riscatto di un popolo, quello africano, per secoli vessato, sfruttato, schiavizzato ed emarginato in e da tutto l'occidente. Dall'alba dei tempi fino ai giorni nostri. Inclusi.
Ma Barack Obama non e' africano. E' americano. In tutto e per tutto a stelle e striscie. Ed io lo aspetto al varco. Al varco della politica estera americana. Al varco di quegli aspetti della politica interna degli Stati Uniti che riguardano lo stato sociale, con particolare riferimento al diritto all'assistenza sanitaria, ancora negata e negabile per buona parte dei ceti bassi, affollatissimi di uomini e donne di colore. Al varco delle scellerate politiche anti-ambientaliste che hanno segnato gli ultimi otto anni di amministrazione Bush non meno dell'esportazione della democrazia a mano armata. Lo aspetto al varco delle relazioni con il nostro paese. E, sinceramente, comincio a pensare che questo sara' il 'varco' piu' impegnativo per quest'uomo. Come rapportarsi con un paese come il nostro, ormai dichiaratamente improntato a leggi simil-razziali, che propongono la segregazione nelle scuole e la schedatura del 'diverso' in quanto tale? Che agisce in base ad assurdi rapporti di proporzionalita' diretta col reddito per tutto eccetto che per le tasse?
I segnali che arrivano dal nostro governo sono confusi, ma fino ad un certo punto pero'. Se da un lato Berlusconi manca completamente il bersaglio, e si propone come 'anziano' consigliere del giovanotto Barack, dall'altro Gasparri il bersaglio lo centra in pieno (quello della propria idiozia ovviamente) ed ancora una volta si merita il titolo di 'Rain man', nel senso che, proprio come il personaggio magistralmente interpretato da Dustin Hoffmann, non puo' fare a meno di evitare quelle due misere associazioni di idee che Bondi, Cicchitto e Schifani hanno sudato per fargli entrare in testa. Obama democratico, no amico, aumento tasse, terrorista!
Che paese saremo, a partire da oggi, per il nostro alleato storico? Il cagnolino abituato a riportare il bastoncino, come siamo stati fino ad oggi? Il parente scomodo, quello da tenere chiuso in cucina quando arrivano gli amici per non fare brutte figure? Oppure cosa? Potremo sperare, noi che avremmo votato per Barack Obama se fossimo stati americani, che questo nuovo presidente metta da parte la diplomazia e parli fuori dai denti ad un paese come il nostro, pur sempre alleato, che non si comporta esattamente come lui dice di volersi comportare nel suo di paese, anzi, proprio al contrario?
Insomma, lo aspetto al varco.

Wednesday, October 08, 2008

Ameritalia

Quanti hanno sentito parlare dei mitici confronti televisivi tra aspiranti alla Casa Bianca durante la campagna elettorale? Probabilmente tutti. Quanti ne hanno mai visto uno 'live'? Non moltissimi forse. Io, per lo meno, non l'avevo mai fatto e mi ero sempre limitato ai resoconti di questo o quel telegiornale. Ieri ho ceduto alla tentazione e sono rimasto alzato praticamente fino alle 5 del mattino per sorbirmi lo scontro Obama-McCain in diretta Bbc.
Uno studio ad arena, coi due contendenti da un lato, ciascuno con la sua sedia e il suo banchetto con carta, penna ed acqua, ed il giornalista, col pubblico alle spalle dall'altro. Come il giornalista apre bocca per introdurre il dibattito, ho realizzato subito 2 cose:
1. Gli americani non parlano inglese. Lo sa Cristo che lingua è quel miscuglio di suoni che è uscito dalla bocca del giornalista. Forse cheyenne. Io l'ho battezzato giònueiniano.
2. Sarà una lunga nottata, spesa nel tentativo di tradurre quello che questi curiosi individui, tutti assolutamente col ciuffo (non esistono calvi in america), si diranno. E ho iniziato a preparare il caffè.
La terza, e più importante, conclusione è arrivata quando ho schiacciato il tastino rosso sul telecomando, ma non ve la anticipo.
Modulo: il giornalista (che si chiama Tom ma si pronuncia 'Ciaam') da la parola ad uno degli spettatori presenti, il quale rivolge una domanda ai candidati. A turno (stabilito rigorosamente da Ciaam) i due si alzano, vanno di fronte all'interlocutore e rispondono. Dopo di chè, Ciaam rincara la domanda con una sua riflessione ed i due candidati sono chiamati a rispondere di nuovo. Gli argomenti trattati, fintanto che m'ha retto la palpebra, sono stati la crisi finanziaria, tasse, energia & ambiente, sanità. Sulla scuola mi sono addormentato (forse svenuto, non so).
Ora, un blogger che si rispetti forse dovrebbe entrare nel dettaglio delle singole discussioni, ma io non lo farò. D'altra parte non sono un blogger rispettabile. Non lo farò perchè, alla fin fine, i due contendenti non hanno fatto altro che ripetere le stesse identiche promesse elettorali che anche da noi si sentono ad ogni tornata elettorale. Uno taglia le tasse di qua, l'altro migliora la sanità di là e via dicendo. Quello che mi ha colpito, è stato proprio il 'modus' con cui il dibattito si è svolto. Obama, compassato, faccia da bravo figliolo senza tatuaggi. McCain, tono da nonno che racconta favole ai nipotini, continuava a chiamare tutti 'my friends' ed a ripetere enfatici 'we can do it, we are the iunaited steits ov ammerica' (liberamente tradotto dal cheyenne). I due si sono rovesciati addosso accuse che spaziavano dal 'lui non ha firmato quella legge' al 'lui è un fannullone che si droga bestemmia e picchia i bambini' senza mai nemmeno guardarsi, come se l'altro fosse semplicemente assente. Parlavano col pubblico. Nessuno dei due ha mai interrotto l'altro. Nessuno ha mai chiesto la parola. Nessuno s'è incazzato. Nessuno ha alzato la voce. L'elogio del fair play, da parte di chi continua, indipendentemente dallo schieramento politico, a far decollare B52 come fossero aerei giocattolo. Impassibili sul loro sgabello mentre la controparte parlava. Ognuno ha fatto l'impossibile per tentare di convincere il pubblico che lui era buono e l'altro era cattivo.
Praticamente una televendita.
E nello studio aleggiava un'atmosfera di serietà assoluta. I dati di audience si sono rivelati essere da Armageddon. Fantastiliardi di spettatori in tutto il cosmo.
Ed a me è venuto immediato il paragone e mi sono chiesto (parlo spesso da solo alle 5 del mattino con otto litri di caffè in corpo): "Ma te la immagini una roba del genere in Italia?". Il guaio è che mi sono anche risposto, e la mia risposta, la fatidica terza conclusione, è stata "No! E per fortuna!!! Se gli americani fossero un pò più italiani, sarebbe meglio per tutti". Non tanto magari, solo un pò.
Leggo oggi che secondo i Sondaggi (che ormai penso siano qualcosa come le Erinni e pertanto meritano la maiuscola) avrebbe vinto Obama.
Che cosa, però, non si sa. Forse un Oscar.

Wednesday, September 10, 2008

Maiala la vergine

Un maiale col rossetto resta sempre un maiale.

Per questo gli americani sono impazziti, perchè il candidato democratico alla casa bianca ha proferito questo proverbio durante uno dei suoi comizi. Impazziti, accusano Barack Obama di sessismo perchè, secondo loro, la parola 'rossetto', e quindi implicitamente anche 'maiale', sarebbe stata riferita alla vice del candidato repubblicano McCain, ovvero la seconda donna vergine ad aver partorito nella storia dell'umanità. E per questo, Obama scende nei sondaggi e rischia di catafottersi le elezioni.

Ma ve li immaginate in italia gli americani?