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Thursday, April 02, 2009

Dio salvi la Regina e gli italiani all'estero




Her Royal Heightness, please, non dica così. Dopotutto anche gli inglesi urlano. Li sento ben io che sto al piano terra, quando escono dai pub, il sabato sera. Non che siano cattivi, però urlano. Si chiamano e urlano. Sono contenti e urlano. Si sporgono dai finestrini delle auto ed urlano. Specialmente le ragazze. Sarà capitato anche a Sua Altezza di vedere quelle limousine lunghissime, che vengono affittate apposta da ragazze scalmanate, che si gettano in sabati sera ancora più scalmanati. Ecco, fanno così, escono, vanno truccatissime alla festa di turno, bevono 'un pò' (in realtà, Vostra Grazia, bevono come camalli), poi entrano in questi macchinoni ed intimano all'autista di non correre troppo, chè si divertono a sporgersi dai finestrini mettendo in bella mostra gli abbondanti e bianchissimi seni inglesi ed urlando a chiunque incroci il loro sguardo. Non è cattiveria o maleducazione. E' che sono persone festose ed allegre (e sbronze). Perciò, Her Royal Heightness, please, non rimproveri il nostro Presidente del Consiglio per aver alzato un pò la voce nel chiamare il Presidente degli Stati Uniti dopo la foto di rito a Buckingham Palace. Dopotutto deve farselo ancora amico. Non ha sentito Vostra Grazia che ancora lo chiama 'Mr. Obama'?. Ci stava provando. Provava a fare il simpatico. Converrà anche Sua Altezza che tentare di prendersi cura delle sorti del pianeta è un lavoro che stressa. Che male c'è a rilassarsi un attimo dalla rigida etichetta di palazzo dopo aver sì duramente lavorato? Quindi, Sua Altezza, non sia troppo severa con il nostro Presidente del Consiglio. Sono cose normali, che fanno tutti. Anche nel Vostro Regno.
Come dite? Buckingham Palace non è un pub? Bè no...però l'occasione era abbastanza conviviale dopotutto.
Non ce n'era bisogno perchè comunque non eravate in mezzo alla strada? Ma certo, però suvvia, un pò di entusiasmo non guasta no?
Prego? Ah bè, certo. Berlusconi non era ubriaco e non è un'adolescente, non è una ragazza e non ha le tette. Però si trucca moltissimo anche lui. E comunque non escluderei che faccia uso di sostanze altre che non l'acool.

Come dici? Ti sta sul cazzo e basta?

...

A chi lo dici Liz...

Tuesday, May 27, 2008

Civiltà occidentali...

Certe coincidenze alle volte sono davvero sorprendenti. Proprio nel post precedente, si discuteva di sfottò tra paesi diversi, in seguito alla trasmissione degli spot tedeschi sull'italiano 'paffi neri, mancia pizza e mantolino'. Oggi, trovo sul sito del Corriere questo filmato e mi domando: "chi sta peggio, noi o gli inglesi?"...

Saturday, May 03, 2008

Del bue inglese e dell'asino italiano

Noi italiani siamo ‘piccola gente’. Ci piace andare a curiosare nelle dichiarazioni dei redditi del vicino di casa e pertanto siamo ‘piccola gente’. E ci piace farlo per trovare il modo, anche noi come lui, di girare in Ferrari dichiarando 4000 euri l'anno. Pertanto siamo ‘piccola gente’. È questa l’illuminata conclusione del Guardian di ieri. Visco decide di far sapere a tutti quanto pagano di tasse gli italiani. Qualcuno si incazza e qualcun altro no e, in linea di massima, chi s’incazza ha un imponibile in media superiore ai 500.000 euri. Questo probabilmente significa qualcosa, ma il punto è un altro. Il punto è che la definizione di ‘piccola gente’ a cui piace curiosare negli affari altrui arriva da un giornale a cui, evidentemente, piace fare altrettanto. Oltretutto un giornale di un paese dove centinaia di migliaia, se non milioni, di ‘piccole persone’ spendono quotidianamente milioni per sapere di che colore sono le mutande di Victoria Beckham, se Paul McCartney è andato normalmente di corpo o se il principino di turno si fa o meno le pippe. Gli scaffali dei newsagents inglesi traboccano di tabloids in cui si contano i peli del culo a tutti. Tabloids che annoverano nella propria storia editoriale, picchi di vendite assurdi in occasione di eventi storici come il video casalingo di Pamela Anderson o le foto di Paris Hilton che esce dalla toilette di un locale notturno con un pezzo di carta igienica attaccato alla minigonna. Ora, mi si pone un problema personale. Ieri stavo appunto scorrendo questa famigerata lista di nomi di contribuenti italiani ed anch’io ero incuriosito nell’incontrare, lungo questa lista, i nomi di personaggi famosi o, semplicemente, di persone che conosco. Stante questa sincera curiosità però, di sapere che Emma Watson è andata a festeggiare il proprio compleanno senza mutande continua a non fregarmene un cazzo. Pertanto il problema che mi si pone è il seguente: se io sono ‘piccola gente’ perché mi incuriosisce sapere quanto guadagna questo mio benedetto vicino di casa, i lettori inglesi, che cosa sono? Cos’è che fa la differenza? Che cosa è informazione e cosa è pettegolezzo? Sapere che Beppe Grillo guadagna più di 4 milioni di euri l’anno ha scandalizzato tante persone perché in Italia essere ricchi è sinonimo non di capacità dell’individuo, ma di illecite furbizie. Se poi la persona in questione è un ‘predicatore’ come Grillo allora ancora peggio. Ma se la gente italiana ha sviluppato questo sillogismo non è certo per pochezza congenita. È perché di vicini di casa che girano in Ferrari e non dichiarano un cazzo ce ne sono fin troppi. E, fino a prova contraria, comprarsi il macchinone con soldi evasi al fisco significa comprarselo anche coi soldi miei. L’atteggiamento degli italiani io lo spiego così. Quello degli inglesi, caro Guardian, rimane ancora da spiegare.

Tuesday, February 19, 2008

Otto minuti

Succede che vivendo in un paese straniero, spesso e volentieri si è fatti oggetto di tutta una serie di luoghi comuni che riguardano gli italiani. Alcuni anche piacevoli, per carità, specialmente nei paesi anglosassoni dove, come tutti sanno, ‘italians do it better’. Altri però decisamente fastidiosi. Tra i tanti, quello degli italiani come persone inaffidabili, che arrivano sempre tardi, che non rispettano gli appuntamenti e via dicendo. Che sarà anche vero per carità. Ma in Italia però, chè qui gli italiani si riconoscono dallo sguardo ansioso che hanno la mattina alla fermata dell’autobus, dove stazionano ad ore antelucane per essere sicuri di arrivare in tempo all’appuntamento che hanno magari nel pomeriggio, in modo da non aderire allo stereotipo e sperando che, prima o poi, questi inglesi cambino idea.

Quando ho cominciato a lavorare qui, i primi mesi abitavo a qualcosa come 50 km dal posto di lavoro. Un treno, due autobus ed un’ora e mezzo di viaggio per arrivare in tempo ad appuntamenti, riunioni, seminari, sempre ed invariabilmente tenuti ad orari, quelli si, assurdi per un italiano. Cose tipo le sette e mezza del mattino per capirci. E capitò anche a me, una volta, di arrivare in ritardo ad una banale riunione di laboratorio. Otto minuti di ritardo. Otto minuti, e da quel giorno non passa occasione che la gente, i miei colleghi, non mi guardino sorpresi vedendomi arrivare magari con cinque minuti di anticipo. Non passa occasione che non manifestino tutta la loro paternalistica e fastidiosissima approvazione con sorrisetti compiaciuti, annuendo o asserendo dichiaratamente che ‘però, non male per un italiano’. C’è di peggio, siamo d’accordo, anche se, dopo quasi cinque anni, tutti i più genuini istinti omicidi che un uomo possa sviluppare, sono maturi e rigogliosi. E rischiano anche di diventare operativi. Specialmente quando, nell’affannarti per arrivare con almeno mezz’ora di anticipo all’ennesimo appuntamento ‘notturno’, entri in istituto e non ci trovi nessuno. Ed inizi a girarti dei film spaventosi. ‘Magari hanno cominciato prima…magari non era alle sette e mezza, ma alle QUATTRO e mezza…magari era ieri…’. Sudori freddi. Accendi il piccì per controllare tutte le mail relative e, con un misto di sollievo ed inquietudine, vedi che sei nel posto giusto e ben prima del momento giusto, nonostante tutto. E allora? Cerchi la persona in questione ma non c’è. Ti siedi alla tua scrivania semi-disperato, anche perché nella furia che ti si è scatenata in corpo dopo il suono della sveglia ti sei depitelizzato la faccia per raderti a secco, ti sei lavato i denti col sapone da barba e non sei nemmeno riuscito a prenderti un caffè. Un impeccabile stile fantozziano in verità. Poi, dopo un’oretta che giri a vuoto per l’istituto, quando cominci a pensare di essere precipitato nella twilight zone, finalmente comincia ad arrivare qualcuno e quando arriva il tuo ‘contatto’, una donna in questo caso, ti avvicini un po’ cauto un po’ furioso e con uno sguardo gli domandi il perché ed il percome della vita sulla terra. E lei, candidamente, risponde che “l’appuntamento è stato spostato a domani. Ma non ti avevo avvertito? Davvero non l’ho spedita anche a te la mail? Strano però, l’ho spedita davvero a tutti. Aspetta che controllo”. Il controllo è superfluo ovviamente. Vuoi perché tu sai di non aver ricevuto niente, vuoi perché, ad ogni buon conto lo sa anche lei. Pertanto gli volti le spalle e ti allontani con la faccia di pietra, costellata da puntini rossi ancora freschi di lametta e pensando all’unica cosa che è lecito pensare in questi frangenti:

“mortacci tua!”