Sunday, November 13, 2011
Coriandoli e trenini
Monday, December 28, 2009
Non è un paese per esseri umani

Ricevo e volentieri pubblico lo sfogo di un'altra comunista psicolabile che semina odio a destra e a manca.
Elena Catozzi
Tuesday, June 30, 2009
Pillola rossa o pillola blu?
Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denunciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è automaticamente espulso dal «sistema » indipendentemente dai risultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottiene, poiché in Italia la benevolenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricerca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può permettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nulla. E poi, perché dovrebbe adire le vie legali se docenti dichiarati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver condotto concorsi universitari violando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continuato a essere eletti (dai loro colleghi!) commissari in nuovi concorsi?
Io, laureata nel 1990 in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Università, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con primo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfoma maligno possono avere un’origine genetica e che è dunque possibile ereditare dai genitori la predisposizione a sviluppare questa forma tumorale. Tale scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decadere non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ricerca stranieri hanno confermato la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profeta in Patria.
Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeniche...
Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pensionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, contratti di consulenza... Come ultimo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica medica dell’Università di Pavia, finanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.
Sia chiaro: nessuno mi imponeva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dalla forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ricerca che molti hanno giudicato promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfiggere il cancro.
Desidero evidenziare proprio questo: il sistema antimeritocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiutare a crescere; per questo motivo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, hanno ritenuto di aumentare i finanziamenti per la ricerca.
È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.
Rita Clementi"
"Welcome to the real world"
Tuesday, February 10, 2009
Italiani brava gente

Questo, cari miei, dovrebbe davvero preoccuparci. Altro che i blateramenti insulsi di cardinali e politici.
Sunday, October 26, 2008
La persistenza della memoria inopportuna
Il cervello umano è veramente un organo meraviglioso. La memoria, la capacità di modificare la struttura del cervello in risposta all'esperienza, per codificare in maniera stabile ciò che rappresenta il nostro vivere quotidiano. E la possibilità di usufruire di quel lato 'romantico' del nostro essere, paura, amore o, in altre parole, l'emozione, per promuovere la formazione di quelle memorie relative ad eventi importanti, significativi (per noi) e di trascurare invece quelle relative a fatti insignificanti, permettendo al cervello stesso di ottimizzare la resa 'adattativa', ovvero di non sprecare energie per ricordare eventi futili. Ma c'è un risvolto della medaglia però. Alle volte il cervello preferisce dimenticare. Un meccanismo di autodifesa inconscio, che permette di sotterrare tra le pieghe del nostro essere, memorie troppo dolorose o traumatiche. La rimozione. L'oblio.Saturday, May 03, 2008
Del bue inglese e dell'asino italiano
Noi italiani siamo ‘piccola gente’. Ci piace andare a curiosare nelle dichiarazioni dei redditi del vicino di casa e pertanto siamo ‘piccola gente’. E ci piace farlo per trovare il modo, anche noi come lui, di girare in Ferrari dichiarando 4000 euri l'anno. Pertanto siamo ‘piccola gente’. È questa l’illuminata conclusione del Guardian di ieri. Visco decide di far sapere a tutti quanto pagano di tasse gli italiani. Qualcuno si incazza e qualcun altro no e, in linea di massima, chi s’incazza ha un imponibile in media superiore ai 500.000 euri. Questo probabilmente significa qualcosa, ma il punto è un altro. Il punto è che la definizione di ‘piccola gente’ a cui piace curiosare negli affari altrui arriva da un giornale a cui, evidentemente, piace fare altrettanto. Oltretutto un giornale di un paese dove centinaia di migliaia, se non milioni, di ‘piccole persone’ spendono quotidianamente milioni per sapere di che colore sono le mutande di Victoria Beckham, se Paul McCartney è andato normalmente di corpo o se il principino di turno si fa o meno le pippe. Gli scaffali dei newsagents inglesi traboccano di tabloids in cui si contano i peli del culo a tutti. Tabloids che annoverano nella propria storia editoriale, picchi di vendite assurdi in occasione di eventi storici come il video casalingo di Pamela Anderson o le foto di Paris Hilton che esce dalla toilette di un locale notturno con un pezzo di carta igienica attaccato alla minigonna. Ora, mi si pone un problema personale. Ieri stavo appunto scorrendo questa famigerata lista di nomi di contribuenti italiani ed anch’io ero incuriosito nell’incontrare, lungo questa lista, i nomi di personaggi famosi o, semplicemente, di persone che conosco. Stante questa sincera curiosità però, di sapere che Emma Watson è andata a festeggiare il proprio compleanno senza mutande continua a non fregarmene un cazzo. Pertanto il problema che mi si pone è il seguente: se io sono ‘piccola gente’ perché mi incuriosisce sapere quanto guadagna questo mio benedetto vicino di casa, i lettori inglesi, che cosa sono? Cos’è che fa la differenza? Che cosa è informazione e cosa è pettegolezzo? Sapere che Beppe Grillo guadagna più di 4 milioni di euri l’anno ha scandalizzato tante persone perché in Italia essere ricchi è sinonimo non di capacità dell’individuo, ma di illecite furbizie. Se poi la persona in questione è un ‘predicatore’ come Grillo allora ancora peggio. Ma se la gente italiana ha sviluppato questo sillogismo non è certo per pochezza congenita. È perché di vicini di casa che girano in Ferrari e non dichiarano un cazzo ce ne sono fin troppi. E, fino a prova contraria, comprarsi il macchinone con soldi evasi al fisco significa comprarselo anche coi soldi miei. L’atteggiamento degli italiani io lo spiego così. Quello degli inglesi, caro Guardian, rimane ancora da spiegare.Sunday, April 27, 2008
La Resistenza Scomoda
Il 25 aprile è passato. È arrivato in sordina subito dopo le elezioni che hanno visto trionfare di nuovo il centrodestra e se l’è filata subito, lasciandosi dietro un quadro a dir poco desolante. Berlusconi non lo festeggia. Per lui è una giornata di lutto probabilmente. Per Selva, il ladro di ambulanze, andrebbe abolito come festività, perché è una roba retorica che non dice tutto sulla verità della resistenza e mente attribuendola ai partigiani. Per Grillo, è un altro vaffanculo day, in cui si grida e si firma per un’informazione libera. Ma il meglio viene dall’Unità. Dal giornale della…sinistra? Centro-sinistra? Centro? Non si capisce più tanto bene. Per questo giornale, il V-day organizzato da Grillo è un’apoteosi del qualunquismo. Grillo sarebbe ormai un politico come Berlusconi. I numeri della manifestazione sarebbero stati falsati e da quelle piazze non sarebbe arrivato nulla se non demagogia tendente al “cattivo gusto”, raggiunto quando lo stesso Grillo paragona i movimenti che da lui, in qualche maniera, sono originati, ai nuovi partigiani. Però, nonostante tutto questo, le cause prime delle lotte dei grillini sarebbero sacrosante. In altre parole, secondo questo giornale, va bene parlare di libertà d’informazione, va bene parlare di riforme, e va anche bene farlo il 25 aprile. Però bisogna farlo come dice l’Unità e, soprattuttissimamente, sotto l’ala materna e rassicurante dell’anatra piddì.
Come l’articolo compare sul sito, migliaia di grillini lo bombardano di mail infuriate in cui rivendicano il perché della propria partecipazione e, alcuni molto cordialmente, spedendo il proprio ‘vaffanculo’ direttamente nella casella di posta dello storico giornale.
Il giornalista in questione (presumibilmente G. Visone), per tutta risposta pubblica un ‘summary’ di tutte le mail arrivate, con tanto di nome e cognome dei mittenti, che si conclude con le storiche parole “…forse i grillini dimenticano che senza il finanziamento pubblico, senza gli introiti, resterebbero in vita davvero solo i giornali ‘al servizio dei potenti’. E per i movimenti come il loro, non resterebbe nemmeno più lo spazio dedicato alle critiche”.
Ne dubito. Grillo da sempre trova molto più spazio sulla stampa internazionale che non su quella italiana. Inoltre la sua forza è notoriamente la rete. Come che sia però, forse il giornalista avrebbe fatto bene a spendere due righe in più per tentare di spiegare, di argomentare la differenza che passa tra un giornale ‘dei potenti’ ed il suo. A me, sinceramente, ora come ora questa differenza sfugge del tutto. E l’unica conclusione che riesco a trarre da tutto ciò è che forse ha ragione Selva. Il 25 aprile andrebbe abolito. Ma non perché retorico o falso. Semplicemente perché ormai è diventato scomodo anche per la cosiddetta sinistra italiana.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana perché ad essa presero parte, militarmente e/o politicamente, persone appartenenti a correnti politiche e di pensiero diverse che elaborarono la Costituzione. Socialisti, Comunisti, Anarchici e Democristiani. E l’impronta della costituzione è quella ben nota dell’anti-fascismo. Non si sono cercati dialoghi. Non c’è stato bisogno di inciuci e larghe intese. Ma un desiderio antico di libertà. Libertà vere. Di sapere, di parlare, di lavorare. Il coraggio di imbracciare un fucile a difesa di valori allora ritenuti sacri ed irrinunciabili. L’unico momento in cui gli italiani sono esistiti come popolo. Chi avrebbe il coraggio, oggi, di confrontarsi con quelle persone, se non ipocritamente?
Tuesday, February 19, 2008
Otto minuti
Succede che vivendo in un paese straniero, spesso e volentieri si è fatti oggetto di tutta una serie di luoghi comuni che riguardano gli italiani. Alcuni anche piacevoli, per carità, specialmente nei paesi anglosassoni dove, come tutti sanno, ‘italians do it better’. Altri però decisamente fastidiosi. Tra i tanti, quello degli italiani come persone inaffidabili, che arrivano sempre tardi, che non rispettano gli appuntamenti e via dicendo. Che sarà anche vero per carità. Ma in Italia però, chè qui gli italiani si riconoscono dallo sguardo ansioso che hanno la mattina alla fermata dell’autobus, dove stazionano ad ore antelucane per essere sicuri di arrivare in tempo all’appuntamento che hanno magari nel pomeriggio, in modo da non aderire allo stereotipo e sperando che, prima o poi, questi inglesi cambino idea.Quando ho cominciato a lavorare qui, i primi mesi abitavo a qualcosa come
“mortacci tua!”


