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Thursday, June 05, 2008

Siamo troppo avanti!

Apre con una notizia ‘bomba’ la prima pagina dell’Independent di oggi. Notizia che peraltro e’ stata bellamente ignorata dai giornali italiani, se si eccettuano due righe in un sottotitolo del sito del Corriere. Gli Stati Uniti avrebbero in mente di imporre al governo iracheno la firma di un trattato (tenuto opportunamente segreto) che perpetuerebbe la presenza militare in Iraq a tempo indeterminato. Questo ha scatenato non poche reazioni di protesta nel mondo arabo ed in quello occidentale che sottolineano senza mezzi termini come la firma di questo trattato comporterebbe la definitive schiavizzazione (occhio alle parole) del popolo iracheno da parte degli Stati Uniti. Cosa vorrebbe imporre questo trattato? Il mantenimento permanente di 50 basi militari in territorio iracheno, l’immunita’ verso le leggi irachene per tutti i soldati americani di stanza in queste basi, il diritto al controllo su tutto quanto transiti nello spazio aereo iracheno sotto i 29.000 piedi, piccioni inclusi, ed anche il diritto a proseguire la propria democratica lotta al terrorismo unilateralmente, senza preavviso ed in qualsiasi momento.

Non e’ piu’ o meno quello che accade in Italia dalla fine della seconda Guerra Mondiale?

Monday, July 30, 2007

Più della spada...

Ora diteci che siamo ingenui, arretrati, incivili. Diteci che siamo disposti a sopportare tutto a testa bassa e ci incazziamo solo quando ci toccano il gioco del calcio. Diteci quello che vi pare. Però ieri, le strade di Baghdad si sono riempite di gente e, forse per la prima volta dal 2001 ad oggi, non per inseguire il corpo di qualche bambino avvolto nella bandiera. Non per bruciare simboli nemici o per gridare rabbia. Ma per esultare per la vittoria della nazionale nella Coppa d’Asia. Un colpo di testa dell’attaccante Younis e all’improvviso non siamo più in grado di distinguere tra loro e noi. All’improvviso razza e religione se ne vanno al diavolo e non contano più niente. I colori delle bandiere che gli iracheni si dipingono sulla faccia non sono diversi da quelli che ci dipingemmo noi poco più di un anno fa. Stesse le facce all’insù di chi ha seguito la partita in televisione. Se tutto questo è stato possibile in una città che conta quotidianamente i suoi morti, dove 50 persone sono state uccise proprio in occasione dei festeggiamenti della semifinale. Se nonostante la paura ed il sangue le persone hanno comunque voluto manifestare la propria gioia per questa vittoria ottenuta da giocatori che non vanno certo in giro in ferrari, allora diteci quello che vi pare, ma abbiamo ragione noi!

Se solo in america fosse il calcio lo sport nazionale…se solo fossero un po’ più italiani. Magari avrebbero un McMastell al ministero di grazia e giustizia, ma quanto camperemmo meglio tutti!!!

Tuesday, June 05, 2007

L'illegalità della guerra

È meravigliosa la rete. Meravigliosa per quanto disgustosi i canali di informazione canonici. Miliardi di telegiornali, di giornali, di trasmissioni di approfondimento. Tonnellate di parole vane rovesciate quotidianamente nelle case della gente non si sa bene per convincerla di cosa, forse che Cristo è morto dal freddo, o che life is now, oppure che ava come lava…
Poi ti siedi davanti al piccì, clicchi il solito link di Peacereporter e leggi: “Cercarono di sabotare i B-52 alla vigilia della guerra in Iraq: assolti due pacifisti britannici”.
Due inglesi, Toby Olditch e Philip Pritchard, il 18 marzo 2003 scavalcano il recinto dell’aeroporto militare di Fairford, vicino Londra. Manomettono i motori di due velivoli e lasciano tanto di cartello per il pilota, ‘consigliandogli’ di non decollare. Vengono arrestati ed ingabbiati nel carcere di Gloucester. Lo sapevano dal principio che sarebbe successo ed al momento in cui hanno tagliato la rete perimetrale dell’aeroporto, avevano già preparato le loro cose per l’incarcerazione. “The worse case scenario for us would have been prison - but nothing compares to the horror that has been inflicted on innocent Iraqis” (la cosa peggiore che potesse capitarci era l’arresto, ma niente se paragonato all’orrore che è stato inflitto agli innocenti dell’Iraq) dice uno dei due pacifisti di Oxford.Restano dietro le sbarre per tre mesi ed escono poi su cauzione. Nel 2004 iniziano i processi che si protraggono fino alla settimana scorsa quando il giudice emette una sentenza di assoluzione. Quel che è successo è che i nostri ‘eroi’ si sono presentati in giudizio con la seguente motivazione: quei B-52 avrebbero trasportato cluster bombs e bombe all’uranio impoverito che inevitabilmente, vista la natura stessa degli ordigni, avrebbero provocato morti tra i civili tanto nel breve quanto nel medio e lungo termine. Pertanto il loro gesto, per quanto criminoso, è stato reso inevitabile dalla necessità di prevenire crimini ben più gravi. I magistrati, preso atto delle caratteristiche tecniche degli ordigni, non hanno potuto fare a meno di constatare che formalmente la tesi degli accusati annullava il reato di cui erano imputati. Assolti!
Sembrerebbe la classica notizia del postino che morde il cane da guardia eppure, che io sappia, nessun giornale ne ha parlato. Forse si temeva che si spargesse la voce ed i soliti ‘megalomani’ tentassero pericolose emulazioni anche negli aeroporti nostrani. O forse, più semplicemente, si temeva che la gente vedesse come i protagonisti di questa storia, non erano né black bloc, né anarco-insurrezionalisti, né terroristi kamikaze. Ma due comunissimi, ordinarissimi gentlemen inglesi con qualche conoscenza di avionica, un paio di cacciaviti e chiavi inglesi ed il coraggio di chi sa abbandonare la propria comoda poltrona in cambio della galera pur di riuscire a dormire tranquillo la notte, sapendo di aver fatto qualcosa di giusto, di aver dato una mano.

Friday, December 01, 2006

L'Ammainabandiera

E così alla fine siamo riusciti a far rientrare anche gli ultimi militare del nostro contingente presente in Iraq. ‘Antica Babilonia’, questo il nome della missione italiana, è definitivamente archiviata dopo aver subito 39 morti, incluso il povero Calipari, ed essere costata un miliardo e mezzo di euro. Tutti a sinistra gioiscono. Strette di mano e pacche sulle spalle, a dire ‘finalmente abbiamo vinto’. Mi convincono poco a dire il vero. Non ho assaporato, nel nostro caso, la stessa soddisfazione che ho provato quando Zapatero richiamò i suoi. Né mi va che politici e politicanti vari adesso si fregino di bandiere, spille o cappellini ‘della pace’. Magari anche quell'UDEUR che approvò il nostro intervento militare. Avremmo dovuto andarcene molto tempo fa in verità. Avremmo dovuto riconoscere l’inutilità di questo intervento da subito, già da quando il Congresso americano straparlava di ‘weapons of mass destruction’, prontamente smentito dai commissari Blix ed el-Barade’i, e non partire per niente. E invece siamo andati e siamo restati. Motivo? Apparentemente per non perdere la faccia, e non arrecare dispiacere, al nostro caro amico Bush, fraterno alleato del nostro ex-premier. Fra bestie si sono trovati simpatici evidentemente. Questo sodalizio c’è costato caro, ma almeno ne valeva la pena? È giusto chiederselo. Dopotutto quello di Saddam era un regimaccio della peggiore specie, più e più volte richiamato per violazioni dei diritti umani, esecuzioni sommarie ecc. Certo, in tempi non sospetti anche lui era nostro amico (o amico degli amici), però ultimamente non ci piaceva più. E allora, ne valeva la pena? Come lo lasciamo l’Iraq, adesso che i nostri tornano finalmente a casa? Lo lasciamo in mano ad un governo fantoccio di Sciiti e Curdi lontani anni luce anche solo dal pensare di poter mantenere un po’ d’ordine in quella terra. Lo lasciamo in mano a possenti cingolati e bombardieri anglosassoni, i veri 'governanti' dell'Iraq, ma che si rivelano totalmente inefficienti contro gruppi di guerriglieri sunniti, terroristi isolati, nostalgici del partito Ba’th, membri della vecchia guardia di Saddam più gruppi tribali disparati e variopinti. Lo lasciamo in preda ad una guerra interna che rischia di moltiplicare il già pesante bilancio dei morti tra i civili (50.000 secondo gli USA, 650.000 secondo ‘The Lancet’…una discordanza di cifre tipica direi, come i dati sulle manifestazioni che in Italia arrivano dalla questura e dagli organizzatori. Il giorno che sentirete una concordanza di dati a questo proposito…preoccupatevi). In altre parole lo lasciamo in condizioni infinitamente peggiori di come era nella primavera del 2003, quando i primi militari italiani arrivarono in Iraq. E oltretutto lo lasciamo non senza portarci sulla coscienza 25 civili uccisi dai nostri militari, almeno secondo l’’Iraq Body Count’ (letteralmente ‘il conteggio dei corpi in Iraq’). Non che questo peggioramento sia colpa nostra, anzi. Ricordo che una delle reazioni più singolari che ho registrato dopo l’attentato di Nassirya fu lo stupore di americani ed inglesi di fronte alle immagini degli iracheni che scavavano tra le macerie insieme ai militari italiani, per dare una mano. Loro un aiuto del genere non l’hanno mai ricevuto.
Domandarsi a chi sia giovato è fin quasi retorico in questo caso. Gli interessi occidentali sul petrolio, sulla produzione (e di conseguenza sull’uso) di armi nonché la posizione strategica dell’Iraq e la sua importanza sia per gli USA che per Israele sono noti a tutti. Come anche l’interesse, tutto ‘neocon’, per quelle che saranno le gare e gli appalti per la ricostruzione del paese.
Strette di mano e pacche sulle spalle sono decisamente fuori luogo direi. Piuttosto cercate di imparare dagli errori passati, e che cazzate del genere non si ripetano più!

Aggiornamento del 02.12.06
D'Alema ha detto che ora che ce ne siamo andati, all'Iraq "serve stabilità". Ma quella non dovevamo portarla noi quando siamo arrivati? Non ci siamo partiti apposta?

Sunday, November 05, 2006

Preemptive Risiko


Me ne stavo stamattina bello bello davanti al pc a leggermi l'Unità online quando sono incappato in un articoletto di Roberto Rezzo, inviato a New York, dal titolo "Guerra, i neocon scaricano Bush". "Non sarà vero!" mi sono detto, ed ho iniziato a leggere. E invece è proprio vero! Quattro nomi: Richard Perle, Michael Ledeen, Kenneth Adelman ed Eliot Cohen. Quattro dei più grandi teorici del neo-conservatorismo americano di oggi, a più riprese impegnati in diversi uffici istituzionali, quasi sempre riportabili al Ministero della Difesa. Quattro sostenitori irriducibili della 'preemptive war', gente che nel 2002 affermava "Sarà una passeggiata demolire il potere militare di Saddam Hussein e liberare l'Iraq", oggi si riscoprono profandemente critici nei confronti dell'amministrazione Bush e delle scelte da questa fatte in medio oriente, come se loro non avessero avuto nessuna voce in capitolo a quel riguardo! Ma chi vogliono prendere in giro? Che vorrebbero farci credere, che dopo aver predicato a destra ed a manca i valori dell'americanismo cattolico a mano armata, dopo aver veicolato le scelte presidenziali verso l'esportazione della democrazia a suon di B52, dopo essersi infiltrati capillarmente sia nel Pentagono che nella Casa Bianca, fossero all'oscuro delle strategie militari degli USA in Iraq o in Afghanistan? Pare proprio di si. La colpa non è loro, ma di Condi Rice, Laura Bush, Harriet Miers e Karen Hughes, i principali consiglieri di Bush che sono tutte donne e "tutte innamorate di Bush" (Michael Ledeen). "Io ero a favore di rovesciare Saddam" tuona Perle, "ma nessuno mi ha chiesto di progettare una campagna per questo. Non è colpa mia!". "Rumsfeld diceva che non avremmo mai potuto perdere" piagnucola Adelman, "invece adesso stiamo perdendo...sono profondamente deluso!". Ma il meglio spetta a Cohen: "Non sarei affatto sorpreso se questa faccenda andasse a finire con una progressiva ritirata, di cui prima o poi si dovranno decidere i tempi, lasciando l'Iraq nel caos. Il risultato sarà di aver rafforzato il fronte dei fondamentalisti islamici - sia Sciiti che Sunniti, e destabilizzato l'intera regione", come a dire 'mi butto avanti per non cadere indietro'.
Ma che credevano, di stare giocando a Risiko???