Monday, May 28, 2007

Where everybody knows your name


Succede ogni volta. Ogni volta, all’idea di tornare ‘lassù’ mi domando se ne valga veramente la pena. Mi racconto di essere fortunato ad avere un lavoro in un posto del genere. Mi racconto che in fondo l’Italia è un postaccio dove puoi avere tutte le lauree di questo mondo, se non sei raccomandato non vai da nessuna parte. Mi racconto che dopotutto quella di Cambridge è la prima università del mondo. Mi racconto che faccio un lavoro importante. Mi racconto un sacco di favole. O meglio, un sacco di leggende, dal momento che non capisco mai dove cominci la fantasia e finisca la verità. E decido di lasciarmi alle spalle tante cose. L’ho deciso quasi sei anni fa e ancora continuo. Piccole cose magari. Il panorama dalla finestra o il traffico di Roma. Il caffè sempre al solito bar di quartiere o il giornale sempre dallo stesso giornalaio. Quella via dove sei nato, quel muretto dove hai stanziato per ore lunghissime da ragazzo o quel centro storico che adesso sembra tanto grande, ma che prima era come una stanza di cui si conoscono tutti i mobili. Piccole cose che mi lascio alle spalle ogni volta, così come anche quelle più grandi. Mi lascio alle spalle la famiglia e gli amici. Quelli di una vita come quelli nuovi. Quelli che conosci da sempre o, peggio ancora, quelli che ancora non puoi o non devi conoscere…
Alla fine credi di esserci abituato. Poi accendi la televisione e trovi un Venditti qualunque che canta ‘Compagno di scuola’, e ti rendi conto che sono passati secoli dall’ultima volta che hai ascoltato quella canzone dal vivo. Gli occhi si fanno lucidi e pensi che non sia giusto dover rinunciare, non importa quanto grande ed importante sia l’università dove lavori. Non è giusto dover rinunciare a Daniela così come a Maurizio, a Sabrina così come a Bruno, a Silvietta così come ad Alessandra. E via dicendo. Non è giusto perché poi, alla fine, quanto hai perso nel tempo pesa molto di più di quanto hai guadagnato, ammesso che tu abbia guadagnato qualcosa ad inseguire un lavoro. Lo step successivo è quello di incazzarsi col tuo paese perché non ti consente di lavorare a casa tua.
Poi passa…
“Certe volte hai bisogno di andare dove tutti sanno il tuo nome” cantava una canzone di qualche anno fa, sigla di una fortunata serie di telefilm americani. Mi ronza sempre in testa quella canzone quando mi imbarco per tornare in Italia, ed è un bel momento. Lo stesso non posso dire quando devo tornare in UK.
Speriamo almeno che passi presto.

Tuesday, May 22, 2007

Mission accomplished!

Il cinema hollywoodiano ci ha abituato ad uno stereotipo di 'action man' ormai famoso e forse anche un pò stantìo. Pompieri, poliziotti, soldati che compiono 'mission impossible' a tutto spiano. Spesso soli contro tutto e tutti, capaci di acrobazie spettacolari e coraggiosi fino all'inverosimile.

In Italia siamo un filo più originali. I nostri 'action men' non indossano uniformi, non spengono incendi e non brandiscono mitragliatori d'assalto. Lavorano di penna e di computer ma non per questo fanno una vita più comoda o sicura dei loro colleghi d'oltreoceano. In Italia, non il grande spacciatore, nè il freddo super-terrorista sono il 'public enemy number one'. La verità è il nemico pubblico numero uno. Altro che 'Spectre'.

Dal blog di Gery Palazzotto apprendo delle minacce mafiose rivolte al giornalista Lirio Abbate, autore dello scoop sull'arresto di Bernardo Provenzano, nonchè co-autore del libro "I complici. Tutti gli uomini di Provenzano da Corleone al Parlamento", insieme a Peter Gomez. Apprendo di questi fatti dal blog dell'amico Gery perchè come al solito queste notizie vengono relegate in impaginazioni improponibili nei giornali nazionali. Ma si sa, i Bruce Willis e Steve McQueen nostrani sono meno telegenici di quelli hollywoodiani e non incassano mai abbastanza al botteghino.

Solidarietà, stima e, soprattutto, massimo rispetto al giornalista minacciato. Leggetevi il post, merita!

Friday, May 18, 2007

CITTADINI!!!

In Italia bisogna suggerire al governo di non costruire una discarica in un’oasi naturalistica del Wwf. Non è difficile capire perché non bisognerebbe costruire una discarica in un posto del genere, ma in Italia è bene chiederlo. E così gli abitanti di Serre, in campania, hanno manifestato per questo motivo. Sono arrivate le ruspe scortate dalla polizia e sono volate manganellate, come da copione. Poi però è successo qualcosa di inaspettato. Il governo ha fatto marcia indietro ed ha deciso di spostare la ‘munnezza’ altrove. Gli abitanti di Serre esultano ed anche il ministro Pecoraro Scanio, che prima ricorda a tutti come lui si sia sempre detto contrario a che la discarica venisse costruita in Valle Masseria, e poi si congratula con il governo per aver saputo ascoltare le rimostranze dei cittadini.
Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da pensare, però c’è una cosetta che non mi torna lo stesso. Cos’hanno gli abitanti di Serre più di quelli di Vicenza o della val di Susa? Ferma restando la condivisibilità delle loro argomentazioni, come mai loro sono riusciti a far fare marcia indietro al governo, seppur dopo qualche manganellata, mentre invece i loro compaesani che manifestavano e manifestano contro la TAV e contro la nuova base del Dal Molin sono riusciti a rimediare solo le manganellate? I nostri governanti, per bocca del ministro dell’Ambiente, hanno detto di aver ascoltato le richieste dei cittadini (sempre dopo qualche legnata da parte della polizia che proprio sembra non poterne fare a meno), eppure non mi sembra che negli altri due casi i cittadini abbiano sussurrato.
CITTADINI CAMPANI!!! Voi che siete sempre accusati di emograzionismo, fatalismo, camorrismo e terronismo!!! ESPORTATE LA VOSTRA VOCE AL NORD!!! Per qualche motivo a voi stavolta vi hanno ascoltato, andate a strillare pure in val di Susa ed a Vicenza!!! Hai visto mai…magari è una questione di dialetto.

Thursday, May 17, 2007

non so

Silvietta says:
guardavo il tg 5 furti rapine decessi berlusconi destra sinistra mastella luxuria napoli spazzatura euro …morti sul lavoro, pedofili, effetto serra, il papa, Bagnasco, la CEI, l'Afghanistan, l'Iraq, la Cecenia, la guerra, il nucleare, la globalizzazione, il capitalismo, i comunisti, la finanziaria, l’economia, il mercato, il PD, i giornali, Travaglio, Vespa, il conflitto d’interessi, la legge elettorale, il programma, le elezioni, il qualunquismo, lo scissionismo, il perbenismo, il family day, lo stato laico, la giustizia, i giudici, gli avvisi di garanzia, l’indulto, il terrorismo, i gay, gli immigrati, gli sbarchi, la chiesa, l’aborto, le staminali, i diritti, la morale, l’etica, il parlamento, la legge, i brogli, le manifestazioni, la TAV, il Dal Molin, le cariche della polizia, la disoccupazione, l’ignoranza, l’università, la ricerca, i raccomandati, i concorsi, gli stupri, le bombe, i civili uccisi, Emergency, Karzai, Rahmat, i talebani, Bin Ladin, i kamikaze, gli attentati,...

Silvietta says:
basta

Lesandro says:
silenzio

Wednesday, May 16, 2007

Crimen Sollicitationis



Lo so, penserete che sono monotono a parlare sempre delle stesse cose. Oltretutto non mancano gli argomenti. Mediaset si compra Endemol, gli operai continuano a morire lavorando, i nostri soldati in Afghanistan sono sempre più bersagli e sempre meno ‘costruttori di pace’ (virgolette beppegrilliane). Ma determinate cose bisogna saperle. E dovrebbero saperle soprattutto quelle centinaia di migliaia di persone che, forti della propria numerosa prole, hanno partecipato al Family Day. Devono saperle quelle persone che il 12 maggio scorso innalzavano cori e danze a Dio con affettato fervore e fastidioso autocompiacimento della propria cattolicità. Devono saperle quelle persone che si proclamano ‘fiere’ di baciare l’anello papale. Devono saperle quelle persone che sono inorridite davanti alla vignetta di Vauro che riporto in apertura del post. Devono saperle tutti.

Crimen Sollicitationis

Un documento segreto, emanato dalla chiesa nel 1962. In questo documento si dettano le linee guida che devono regolare il comportamento dei vescovi quando questi vengano a conoscenza di casi di pedofilia che coinvolgano preti della propria diocesi. Coprire, nascondere, negare. Pagare il silenzio delle vittime se necessario (7 milioni di dollari di budget stanziati nel 1996 solo per la diocesi del Minnesota!!! Ed il prete che ha denunciato tutto questo è stato allontanato dalla chiesa), minacciare le vittime per imporgli il silenzio. Punire con la scomunica chiunque mostri anche solo interesse per l’accaduto.
Per 20 anni, questo documento osceno, questa infamia, è stata IMPOSTA dal Cardinale Joseph Ratzinger! Lo stesso che oggi si spende, da papen, a favore della famiglia. Ma quale famiglia perdio!!! Quella mafiosa della chiesa forse. Ma guai a chiamarla così. Il presidente del National Review Board (Comitato Nazionale del Riesame), incaricato di investigare sui crimini di pedofilia della chiesa negli USA, accostò l’omertà e la segretezza della chiesa a quelle di Cosa Nostra, e lo hanno costretto a dimettersi.
Ma non basta. Nel 2001, sempre l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, emana la direttiva che estende e completa la Crimen Sollicitationes, aggiungendo che tutti i casi di pedofilia che avvengano dentro la chiesa, devono essere considerati di competenza esclusiva della chiesa stessa. Ad oggi, il Vaticano ha offerto ASILO e protezione a non meno di 7 preti pedofili recidivi, negando assistenza ai legali che si occupavano di uno di essi (il Cardinale Sodano arrivò a rimandare indietro una richiesta di documenti avanzata dagli avvocati di una delle innumerevoli vittime di pedofilia 'ecclesiastica' degli Stati Uniti senza nemmeno aprirla).
Mai, in nessuna parte né della Crimen Sollicitationis, né della sua estensione, si legge una riga, una parola che sia di aiuto alle vittime. E tutto questo è avvenuto, ed avviene, su ordini di un uomo che oggi quelle persone che hanno partecipato al Family Day, chiamano ‘papa’ e venerano come il rappresentante di Cristo in Terra. Il Diavolo non avrebbe saputo fare di meglio.
Il filmato di cui vi fornisco il link è raccapricciante. Ci vuole stomaco per vederselo tutto. Me lo ha segnalato la mia amica Silvia. A lei, ma soprattutto a Colm O'Gorman, autore del video, ex vittima di abusi sessuali da parte di un prete, oggi leader politico e fondatore di One in Four, associazione per il sostegno alle vittime di abusi sessuali, va il mio ringraziamento.
Lo so, non bisogna generalizzare, esistono anche preti buoni. Ma sarebbe ora che si facessero sentire allora!!!
Vedetelo...prima che lo (mi) oscurino.

Sunday, May 13, 2007

Fratelli di Giorgiana Masi...dove siete?

Giornata davvero strana quella di oggi. Dovevano esserci due manifestazioni a Roma oggi. Una di stampo conservatore, a difesa di valori un pò antichi magari, ma comunque positivi. L'altra più innovatrice, portatrice di un messaggio di laicità delle istituzioni tanto necessario al giorno d'oggi e soprattutto in difesa di diritti civili ormai riconosciuti a tutti in buona parte del mondo. In teoria, le due manifestazioni, seppur radicalmente diverse, non avrebbero dovuto essere l'una in opposizione dell'altra. A San Giovanni si celebrava l'idea cattolica di famiglia, a Piazza Navona quella laica. Da un lato si esaltava la decisione, tutta religiosa, di contrarre un legame davanti al Dio dei cattolici, dall'altro si chiedeva la possibilità di poter vivere in coppia anche senza essere religiosi. A ricercarli, si potrebbero trovare miliardi di punti d'incontro tra due posizioni del genere, non ultimo quel Matteo 25, 40 che recita 'Ciò che farete a uno dei miei piccoli fratelli, lo farete a me'.
Basterebbe un pò di buonsenso insomma, e di buona volontà. Che guarda caso sono esattamente le cose che sono mancate. Soprattutto alla manifestazione di San Giovanni, per quanto anche da Piazza Navona siano arrivate affermazioni da pelle d'oca. Sul sito de l'Unità, si sono presi la briga di elencare le 'migliori'. "Fieri di poter baciare l'anello al papa!" esclama Gramazio (AN; anche noto come 'er pinguino' negli ambienti della destra popolare romana). Contento tu, verrebbe da rispondergli, ma attento agli incisivi sennò fai come Fantozzi davanti al Megapresidente Galattico. "Scientificamente l'omosessualità non esiste, è una devianza dell'età evolutiva, dell'adolescenza" afferma il noto psicobiologo don Oreste Benzi. Curioso. Scientificamente nemmeno la castità esiste in natura, tantomeno durante l'adolescenza. Chi glielo spiega adesso a lui, che è un prete, che sta andando contro natura come i gay? Per Berlusconi, che alla fine è ri-sceso in piazza fomentato da una delle migliori vignette che Vauro abbia mai prodotto, i buoni cattolici non possono essere di sinistra (sta studiando da papa ma non lo eleggeranno mai. Ci sono regole precise in Vaticano in merito all'altezza minima dei pontefici e lui non ci rientra). A queste parole, il ceppalonico sobbalza, coopta un cronista e gli dice "No no, aspè! Però anche quelli di sinistra possono essere buoni cattolici èh? Ecco!". Insomma, c'è posto per tutti. Persino Totò 'vasa vasa' Cuffaro riesce a dire la sua, invocando il ritiro del ddl sui Dico, proprio come Pezzotta.
La piazza appare piena. Dalle interviste dei tiggì si sentono parlare uomini e donne che, prima di esprimere ogni pensiero sull'avvenimento, ci tengono a precisare che hanno 4, 5, 6, fino ad 8 figli e che, durante tutto il viaggio per arrivare a Roma, con essi hanno intonato le lodi al Signore. Al che, mi sono venute in mente due riflessioni: a) se proprio non volete usare il preservativo, allora la sera ogni tanto uscite cazzo! Chessò, un cinema, un ristorante...; b) Se mio padre, che pure è cattolicissimo, mi avesse cresciuto così, probabilmente adesso avrei le tette, i labbroni a canotto e mi farei chiamare Marisa. Per i gay, in questa piazza, non c'è spazio. Sono, nella migliore delle ipotesi, persone malate da compatire.

Nell'altra di piazza invece, i commenti sono un filo più moderati (il che è curioso dal momento che la piazza è piena di 'comunisti'), ma ugualmente sconvolgenti a modo loro. La frase più divertente è della Bonino: "Non ci avete creduto alle elezioni dello scorso anno, meritavamo di più. Se fossimo stati più forti avremmo potuto far valere i vostri e i nostri valori". Insomma, è colpa nostra che non li abbiamo votati. Pecoraro Scanio partecipa "ad un'iniziativa in linea con il governo" mentre Manconi si oppone ai "veti confessionali". Un vero assalto frontale, non c'è che dire. Sembra che anche il papen abbia tremato nel lontano Brasile. Ma tant'è, anche qui c'è posto per tutti, persino per Intini e Bobo Craxi, l'avanguardia socialista italiana. Per i gay, anche in questa piazza, non c'è spazio. Sono, nella migliore delle ipotesi, 'compagni' che hanno sbagliato.

E fu così che due manifestazioni potenzialmente innocue vennero trasformate in due enormi pagliacciate e come tali le racconto.
Meno male però che almeno Pannella si sia ricordato di Giorgiana Masi. Con chi avresti sfilato oggi Giorgiana? Con chi discrimina, disprezza, emargina o con chi, molto più semplicemente, non ha il coraggio per contrastare tutto questo?

Thursday, May 10, 2007

La Teologia della Liberazione



Il papen è volato in Brasile. È il primo viaggio del Grande Ratzinger in sudamerica. Sembrerebbe il classico viaggio apostolico, oltretutto in un paese enorme che conta più di cento milioni di cattolici, ma non è così. Il Brasile è la terra della ‘Teologia della Liberazione’, tanto di buon occhio vista da Giovanni Paolo II e tanto osteggiata dall’allora Cardinale Ratzinger quando ancora era solamente Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (istituzione religiosa in altri tempi nota come Inquisizione). Cos’è la Teologia della Liberazione? È una rilettura del messaggio evangelico che tende a portare in contatto gli insegnamenti di Cristo con le necessità sociali ed economiche delle classi più povere ed oppresse del pianeta. Detta così sembra un’ovvietà, ma non lo è affatto. La Teologia della Liberazione nasce in seguito all’impatto avuto in sudamerica da alcuni movimenti religiosi, negli anni ’50, che portarono i preti a contatto con la classe operaia, prima in Francia e poi in Italia. Molti sacerdoti, in quegli anni, iniziarono a lavorare in fabbrica per essere più vicini agli operai. L’esperienza dei preti operai, peraltro immediatamente condannata dal Vaticano di Pio XII che ravvisò un pericoloso avvicinamento della Chiesa al ‘comunismo’, venne descritta dai suoi protagonisti in diversi libri che attraversarono l’atlantico e, negli anni ’60, accesero la passione di alcuni sacerdoti, tra cui Gustavo Guiterrez, Helder Camara e Leonardo Boff, gli ultimi due brasiliani. Questi uomini elaborarono e svilupparono la Teologia della Liberazione in un contesto di dittature sanguinarie ed oppressione quale era quello dell’America del Sud di quegli anni, risentendo anche degli insegnamenti provenienti dall’America del Nord (Martin Luther King Jr.) e dal Sudafrica (Desmond Tutu). All’interno di questa nuova dottrina, si evidenziano punti che mai ci sogneremmo di ascoltare in quella canonica. La povertà è un peccato sociale. La Liberazione passa attraverso la presa di coscienza della lotta di classe esistente ed attraverso lo schierarsi dalla parte dei più deboli. La dottrina evangelica va accettata liberamente. Ovvero, prima si pensa a fornire ai poveri condizioni di vita dignitose, poi gli si chiede se vogliono abbracciare la religione, e non il contrario, come accadeva (accade?) nelle missioni. L’uomo per salvarsi deve essere solidale e creativo, e deve considerare come una salvezza anche l’ambiente in cui vive, che deve pertanto essere rispettato. Verrebbe da chiedersi, quando mai Gesù Cristo ha predicato qualcosa di diverso da tutto ciò? E non è un caso infatti che Giovanni Paolo II abbia riconosciuto, seppur dopo un’iniziale perplessità, le buone radici presenti in questi insegnamenti, nonostante le pressioni esercitate in senso contrario sia dall’Opus Dei, e non stupisce, sia dal Prefetto Ratzinger, che ritenne inconcepibile un percorso di redenzione che passasse attraverso la lotta sociale piuttosto che attraverso la dottrina sociale della Chiesa cattolica. E difatti, appena eletto Benedetten XVI, parte subito la reprimenda che condanna la visione per cui i poveri sarebbero il ‘luogo teologico fondamentale’ al posto della ‘fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le generazioni’. In altre parole, quello che è giusto o sbagliato, non lo decidete voi con i vostri occhi, ma noi coi nostri indici di gradimento.
L’Independent si interroga oggi sul perché di questo passo indietro della Chiesa rispetto alle posizioni del precedente Pontefice. La conclusione di Peter Popham, inviato dal Vaticano, è che a questo proposito la Chiesa non si è…evoluta! È rimasta ancorata all’atavico terrore del ‘comunismo ateo e totalitario’ (“stanno tentando di ribattezzare Marx”) senza considerare minimamente (ma sarà un caso?) il fatto che in America del Sud gli stermini, le deportazioni, lo sfruttamento ed in ultima analisi la pietosa condizione socioeconomica di tanta parte della popolazione, sono derivati dal capitalismo e dalle sfrenate politiche neoliberiste imposte in buona parte dagli Stati Uniti dal dopoguerra ad oggi. Inoltre sembra che, durante la sua docenza all’Università di Tubingen alla fine degli anni sessanta, il papen abbia assistito ad un evento per lui inconcepibile, contro cui nulla hanno potuto i suoi raggi protonici e che lo hanno portato a sviluppare una netta intolleranza verso tutto ciò che sia identificabile come ‘progressista’: un gruppo di studenti occupò l’aula dove stava facendo lezione!!! Qualunque cosa leggiate sui giornali domani…prendetelo con le molle!!!

Tuesday, May 08, 2007

grrrrrrrrrrrrrr


Noi italiani possiamo sopportare tutto. E purtroppo lo facciamo in continuazione. Ma guai a toccarci il conto in banca. Sarà che di soldi ne girano pochi, sarà che quei pochi sono generalmente sudati di brutto. Però se ci infili le mani in tasca diventiamo delle belve. Ed è esattamente così che mi sento io adesso, nel leggere sul sito di Peacereporter, il comunicato con il quale Emergency informa dell’ennesima azione di forza intrapresa dal governo Karzai contro questa ong. Quel governo ha infatti espresso l’intenzione di requisire gli ospedali di Emergency, per stabilirvi un’altra e non meglio precisata ong (in quello di Kabul) o addirittura una struttura militare NATO in quello di Anabah (‘Provincial reconstruction team’…).
E qui, se permettete, mi incazzo! E ne avrei a milioni di motivi validi per incazzarmi, tutti più o meno legati a tutto quanto è successo ad Emergency negli ultimi mesi. Dal rapimento Mastrogiacomo a quello Hanefi. Ma invece mi incazzo da tipico Lesandro medio ed italiano. Perché quegli ospedali sono stati costruiti grazie alle nostre donazioni, ai nostri soldi. Soldi che ci siamo cavati di tasca non senza problemi ma che abbiamo benedetto dal primo all’ultimo centesimo perché avrebbero permesso ai medici, ai chirurghi, agli infermieri giù fino agli addetti alle pulizie, di fare quello che avremmo voluto fare noi, ma che non abbiamo fatto, vuoi per mancanza di conoscenze specifiche (non siamo tutti chirurghi) vuoi per mancanza di coraggio (non siamo nemmeno tutti eroi). Abbiamo fatto donazioni ben conoscendo il criterio con cui quei soldi sarebbero stati utilizzati: assistenza di qualità, a tutti e gratuita. E lo dico sinceramente, mi importerebbe fino ad un certo punto sapere che questi ospedali vengono requisiti se avessi la certezza che queste tre condizioni venissero rispettate. Al massimo lo troverei paradossale. Ma invece nessuna garanzia viene data dal governo Karzai riguardo alla professionalità del personale medico che dovrebbe operare in questi ospedali né riguardo al fatto che l’assistenza medica venga riconosciuta a tutti e non solo ai feriti ‘amici’ (politica apertamente espressa da quel governo), né che questa venga fornita gratuitamente. Anzi, veniamo informati che una di quelle strutture, quella di Anabah, potrebbe essere destinata ad uso militare.
Cari Prodi e d’Alema, non ho dato i miei soldi per contribuire alla costruzione di basi militari o di ospedali per pochi eletti. O a quel criminale di Karzai gli mettete un freno una volta per tutte oppure quei soldi me li ridate voi!!!

Monday, May 07, 2007

Il Manifesto della razza cattolica


Ho trovato su internet il sito del Family Day e da questo ho scaricato il suo manifesto. Ho avuto lo stomaco di leggermelo tutto. Poche righe in verità, ma pesanti. Ne riporto gli stralci più illuminanti:
“Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa.”
Più giusto sarebbe stato dire ‘alle volte’ e non ‘solo’. L’errore viene recuperato più tardi però, quando si stabilisce che tali figli, nati e cresciuti in queste condizioni paradisiache, ‘possono attendersi ecc. ecc.’. Possono attenderselo certo, ma non è detto che l’otterranno. Rimane aperto il problema di cosa succede a questi fortunatissimi bambini quando l’unione ‘naturale’ non è per niente stabile e babbo e mamma si mandano educatamente, civilmente, moralmente e religiosamente a cagare l’un l’altra, come sempre più spesso accade. Inoltre, passi l’educazione civile e morale (civiltà e moralità sono notoriamente virtù precluse ai gay, esseri incestuosi e cannibali che vivono nelle caverne come faceva Leonardo da Vinci), ma chi l’ha detto che un bambino per crescere debba per forza sottostare anche ad una educazione religiosa? Direi anzi che, a giudicare dai tanti baby-kamikaze che popolano il medio oriente, questa sarebbe una possibilità decisamente non augurabile. Ma questa è solo una provocazione del blogger. È ovvio che la religione di cui si parla è, implicitamente, quella cattolica che è la più bella e la più buona di tutte. Prima omissione di dati. Su cosa si basano queste affermazioni? Qual è la fonte? Persino nel manifesto fascista dell’italica razza si chiamavano a testimoniare professori universitari ed esperti vari. In questo caso invece non è necessario evidentemente…basta la fede.
“Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell’Occidente - diminuzione dei matrimoni e declino demografico - e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani.”
Totale sconvolgimento delle relazioni di causa-effetto. L’Occidente è cattolico-cristiano e si basa da sempre sul concetto di famiglia cattolica-cristiana. La crisi cui si accenna nasce all’interno dell’occidente, non gli piove tra capo e collo da Marte. Se c’è una crisi in occidente oggi, questa è la crisi del cattolicissimo capitalismo gestito da cattolicissimi imprenditori che in nome del proprio cattolicissimo conto in banca, spesso e volentieri col beneplacito del Vaticano, hanno operato il cattolicissimo massacro dell’ambiente, il cattolicissimo sfruttamento delle fasce più deboli, povere o emarginate delle società mondiali a proprio vantaggio, sparando cattolicissime cannonate in testa ad uomini e donne che con questo cattolicissimo occidente non hanno, e non vogliono avere, più niente a che fare, oppure popolando le cattolicissime televisioni di cattolicissime tette e chiappe di sedicenni che inevitabilmente spingono il cattolicissimo babbo ad andare a puttane la sera mentre la cattolicissima mamma, ormai sfatta dalle numerose e cattolicissime gravidanze, ed i fortunatissimi bambini dicono le preghiere del vespro. Non vedo come i gay possano entrare in tutto ciò…
Seconda omissione di dati: chi l’ha detto che i giovani aspirano alla famiglia cattolica?
“Aiutiamo i giovani a fare famiglia”
Aumentate gli stipendi minimi, rendete l’acquisto di una casa una cosa fattibile e non più un’utopia e smettetela di pagare stipendi d’oro agli alti funzionari pubblici invece di starnazzare cazzate all’ombra del Crocefisso.
“A partire da queste premesse antropologiche…”

…letto questo ci si aspetterebbe di leggere in calce la firma di Starace. Ma quali antropologiche? Dove sta l’antropologia in questo mare di puttanate? Qualsiasi antropologo potrebbe dirvi che il vostro concetto di famiglia ‘naturale’ è tale solo in Italia o in occidente. Numerosissime sono le culture, le etnie, le razze, oggi come nel passato, che hanno affidato l’allevamento dei figli solo ai padri, o solo alle madri, o in cui l’omosessualità era vissuta come un pregio ed una virtù che nobilitavano l’omosessuale e lo eleggevano ad uomo o donna di riferimento per la comunità, non ultima la civiltà della Grecia antica o quella dei pellerossa, quest'ultima cattolicamente sterminata neanche da tanto.

Saturday, May 05, 2007

Lo smemorato di Ceppaloni

Si avvicina la data del Family Day, la manifestazione organizzata allo scopo di rivendicare la presunta superiorità della famiglia ‘tradizionale’ (un uomo e una donna…) su quella alternativa composta da persone dello stesso sesso. Sebbene molte persone illustri che vi parteciperanno si sforzino di far passare questo evento come celebrativo di ‘valori’ e ‘morali’ fondamentali per la civiltà (pur senza spiegarci in che maniera l’assortimento sessuale della famiglia dovrebbe garantirli), ieri il sindacalista Pezzotta, probabilmente stanco di vedere queste persone eseguire acrobazie dialettiche da circo, ha tagliato la testa al proverbiale toro affermando, finalmente, che il Family Day è una manifestazione contro i Dico. Piccolo problema: come conciliare la presenza a questa manifestazione, di esponenti del governo attualmente in carica, dal momento che il ddl sui Dico è parte dell’attività governativa. La Bindi, che più passa il tempo più guadagna punti sul mio personalissimo cartellino, sostiene che nessun Ministro dovrebbe partecipare. E parla chiaro, anche la Bindi, sostenendo che la famiglia non c’entra niente e questa manifestazione sia semplicemente un tentativo messo in atto dalla destra di polarizzare l’opinione pubblica tra cattolici e laici (o atei, comunisti, omosessuali…fate voi) in maniera da strumentalizzare, rallentare e, in ultima analisi, bloccare il processo di laicizzazione dello Stato italiano. Laicità tanto sbandierata da tutti quanto assente nei fatti.
Dal canto loro, i ministri a cui la Bindi si riferisce, Fioroni (pubblica istruzione…) e Mastella (grazia e giustizia!!!), rispondono in maniera diversa. Fioroni si salva in calcio d’angolo, sostenendo che lui va per ‘ascoltare’ e per parlare con gli altri delle proprie idee e convinzioni. Diciamo che va bene…anche se viene da chiedersi come mai tutta questa curiosità ed interesse non ci siano stati anche, ad esempio, quando migliaia di persone, omosessuali e non, si sono riunite ed hanno manifestato anche loro per invocare uguali diritti. Dov’era allora Fioroni?
Mastella invece già indossa l’armatura da crociato ed erge da subito il proprio petto a scudo della morale cattolica. Lui sarà in piazza contro i Dico insieme alla moglie ed ai figli e ritiene che un’eventuale partecipazione di gruppi omosessuali alla manifestazione sarebbe “un comportamento scostumato, politicamente ed eticamente” (leggetevi quest’intervista…vi prego gay di tutto il mondo!!! ANDATE!!!). Lui ci sarà a difesa della famiglia, come ha sempre fatto nella stesura del programma dell’Unione, in campagna elettorale e adesso in Parlamento, perché la promozione di politiche per la famiglia sono “valori che rappresentano il DNA del nostro partito”!
Evidentemente il Ceppalonico ha memoria corta, e non ricorda almeno due cose fondamentali a questo riguardo. La prima è che la formulazione di nuove leggi per la regolamentazione delle coppie di fatto è una voce che è stata sempre presente nel programma dell’Unione (come anche la necessità di una nuova legge elettorale). La seconda, e questa dimenticanza è decisamente più grave della prima, è che…il DNA…non esiste. L’ha detto il papen. Ce lo siamo scordato?

Wednesday, May 02, 2007

Di presentatori, cornacchie e bravi bambini


Andrea Rivera, così si chiama il nemico pubblico uno del momento. Un pericoloso terrorista, un criminale spietato, un abominio del genere umano, a sentire l’Osservatore Romano. Un essere esecrabile che ha commesso un crimine atroce. Qualcosa di impensabile, di inimmaginabile anche alle menti più perverse e contorte. Ha detto la verità. E l’ha fatto davanti a più di mezzo milione di persone. E, cosa ancor più grave, ha detto la verità sulla chiesa. Il Grande Ratzinger, che ormai non spara più missili e raggi protonici ma solo cazzate galattiche, dice di non credere alle teorie sull’evoluzione di Darwin perché l’uomo e la donna non si sono evoluti da specie diverse attraverso l’accumulo di mutazioni genetiche successive, ognuna in grado di garantire un vantaggio adattativo ulteriore, ma sono stati creati da Dio che ha sputato su un secchio di fango ed ha creato Adamo. Nessuno è d’accordo, nemmeno Babbo Natale e la Befana (ai quali, a questo punto, credo anche io), però non si può dire, senno Gesù bambino piange ed al robottone tedesco calano gli indici di gradimento. Il Vaticano più volte prende posizione contro l’eutanasia, interferendo, come al solito, nella politica italiana. Condizionando le decisione politiche attraverso i propri ‘picciotti’ abilmente sparsi in entrambi i rami del Parlamento italiano. Arriva a negare il funerale ad un povero Cristo-Welby qualunque che, dopo anni di immobilità, di ospedali e di sofferenza, ormai non era più in grado nemmeno di tenere gli occhi aperti da solo e pertanto ha deciso di smettere di soffrire e di far soffrire chi gli stava accanto, senza fare mai del male a nessuno. Nemmeno a se stesso. Però, la stessa Chiesa non esita a sfoderare i paramenti funebri per benedire l’animaccia stramaledetta di un macellaio carnefice come Augusto Pinochet. Sono tutti incazzati per questo, anche Babbo Natale e la Befana, però non si può dire, sennò Gesù bambino piange ed il crucco crolla nei sondaggi. Ma ad Andrea Rivera (che sinceramente fino a ieri nemmeno conoscevo) non gliene frega niente. Sale sul palco e dà voce ai pensieri di milioni di persone (inclusi Babbo Natale e la Befana) con calma ed ironia, come si conviene al presentatore di uno show. Il boato che segue dalla folla è liberatorio ed immediato. Così come immediate sono le reazioni non solo delle cornacchie dell’Osservatore Romano (questo aggettivo mi offende), ma anche degli autori dell’evento nonché dei sindacati, che si ritraggono spaventati dal tutto, temendo scomuniche rotanti ed anatemi perforanti. Tutti in coro accusano e condannano la verità. In nome di che cosa non s’è capito. Tutti insieme si ergono a portavoci di Gesù Bambino e delle sue lacrime nell’additare le parole e la verità del presentatore che…scusate…m’è arrivata una mail…

Da: gesù@bambino... (la privacy)
A: lesandro

"Egr. Dott. Lesandro,
in teoria io non saprei scrivere essendo troppo piccolo, ma nel tuo caso farò un’eccezione. Ti scrivo questa lettera perché non voglio che accosti nuovamente il mio nome a quello di quel bruttone vestito da gelataio. Io non c’entro niente con lui e soprattutto non piango. Sono un bravo bambino e non faccio i capricci io. Se piango, piango quando lo vedo in tivvù [non hanno problemi di satellite da quelle parti n.d.b.] e quando lo sento dire tante cose cattive in nome mio. Piango quando lo vedo calpestare con i piedi dell'indifferenza la povertà, la fame, la sofferenza e la miseria di tanti miei fratelli che invece dovrebbe aiutare, se necessario anche levandosi gli abiti di dosso, come io e il mio amico Francesco gli abbiamo insegnato. Anche il mio amico Pietro si arrabbia quando lo vede e dice “Maròòòò che fesso che m’è succeduto!!!”, ma poi mamma lo sgrida perché non vuole che parli in dialetto davanti a me.
Ma non piango certo per quello che ha detto quel ragazzo l’altro giorno davanti a tutti quegli amici che si divertivano (a proposito, c’era anche mio papà a quel concerto. Lui era un bravo falegname. Io sarei voluto andare ma la mamma dice che sono ancora troppo piccolo). Figuriamoci! Le leggi dell’evoluzione le ho inventate io!!! Perciò lui, il bruttone, non è amico mio e io con lui non c’entro niente, ecco! Eppoi io preferivo Goldrake.
Adesso però devo andare che è tardi. La mamma mi darà il latte e poi me ne andrò a letto, ad ascoltare le favole che Piergiorgio mi racconta ogni sera per farmi addormentare. Sono belle favole. Parlano di fratellanza, amore e solidarietà. Sono contento di averlo incontrato Piergiorgio.

Ciao, e smettila di fare l’agnostico. Tanto lo so che mi vuoi bene anche tu.

Gesù"
il blogger si ritira in buon ordine...ha un debole per i bambini.

Tuesday, May 01, 2007

La festa dei 'fortunati'


Sarà la lontananza da casa, sarà che in UK il primo maggio non viene celebrata la festa dei lavoratori (festività un pò troppo ‘comunista’ per la corona) e mi tocca lavorare normalmente, ma quest’anno segna definitivamente un abbassamento di tono, almeno per il sottoscritto, nell’enfasi della ricorrenza. In altre parole, leggo delle manifestazioni, delle iniziative, dei discorsi di questo o di quell’altro politico e non posso fare a meno di notare quanto distanti da me siano tutte queste cose. È stato vero un po’ per tutti gli avvenimenti politici negli ultimi mesi a dire la verità. Ascoltavo gli interventi dei rappresentanti del centro sinistra all’assemblea costituente del PD. Mi sforzavo di intervenire, seppure mentalmente, in quei discorsi, di auto-coinvolgermi in un passaggio che dovrebbe essere importante per la storia politica del Paese. Ma alla fine dei conti, più mi impegnavo più sentivo la distanza tra me e loro aumentare. Ascoltavo quei discorsi, come ne ascolterò di altri questa sera, e non riuscivo a trovare la gente, tra tutte quelle parole. Dov’è la gente quando Rutelli parla di Quercia e Margherita che sono già lo stesso partito? Dov’è la gente quando segretari e sottosegretari vengono messi dentro e fuori dai ministeri, a seconda del governo, per gestire le nostre vite, quasi sempre secondo criteri di clientelismo o nepotismo puri (vedi la recente assunzione, ad opera del Ceppalonico, di Giampaolo Nuvoli come direttore generale al Ministero di grazia e giustizia...lo stesso uomo che voleva vedere Borrelli impiccato ad un lampione)? Dov’è la gente quando si promuovono e si votano leggi che imbavagliano la stampa e ci impediscono di sapere chi delinque nel nostro paese, come, quando e, soprattutto, quanto? Intendiamoci, la gente viene sempre chiamata in causa, ma alla fine risulta sempre assente. Che popolo di maleducati!!!
Lo stesso accade oggi, primo maggio. Si è voluto dedicare l’evento alle morti sul lavoro. Non riesco a capirne il senso. Le morti sul lavoro hanno quasi sempre delle responsabilità precise alle spalle. Non dovrebbero essere celebrate o ricordate. Dovrebbero essere condannate. Dire 'basta morti sul lavoro' suona un pò ingenuo, come dire 'basta terremoti', se poi chi predica bene in pubblico, razzola male in parlamento. Però offrono materiale a sufficienza per altri discorsi, altre parole. Sempre, o quasi, senza un contraddittorio degno di questo nome. E la gente oggi sarà in piazza. Va bene la piazza per la gente. Si sfogano, urlano, sfilano, ma poi tornano tutti a casa, convinti di aver fatto qualcosa di utile e di giusto. C’è solo un problema. Che questo genere di cose possono essere ignorate con una semplicità estrema. Tempo fa, durante i suoi spettacoli, Beppe Grillo inviava, a nome di tutto il pubblico presente, una mail al Presidente Ciampi per chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq. Durante una delle prime date del tour, calcolò che, a fine tour, Ciampi avrebbe ricevuto più di un milione e mezzo di firme e domandò al pubblico: “possono fare finta di niente davanti ad un milione e mezzo di firme? Possono ignorarle? (pausa)…si!”. Niente di più vero. Sarà in piazza la gente oggi, per manifestare o per assistere al famoso concerto di San Giovanni. È una festa dopotutto. A quel concerto ci sono andato sempre anche io. Paradossalmente però, solo fintanto che ero studente. Poi ho cominciato a ‘lavorare’ un pò in giro per il mondo e proprio quando avrei potuto partecipare a pieno titolo alla festa dei lavoratori…ho dovuto rinunciare. Chiara metafora di quello che il mondo dei lavoratori è in realtà. Non bisogna lamentarsi. Avere un lavoro non è più un diritto. In Italia, titoli e meriti non offrono poi molte garanzie. Avere un lavoro è una botta di culo clamorosa. Anche perché, se crepi lavorando, facile che la gente festeggi pure.
Buon primo maggio a tutti.

Saturday, April 28, 2007

Fulmyne - Liberi liberi

La forma democratica può essere sintetizzata in due parole sotto forma di: Governo Popolare.
Tutt'oggi diamo per scontato che il popolo sia preparato ad avere la possibilità di eleggere dei rappresentanti, e soprattutto che abbia il diritto di decidere la politica del paese in cui vive. In democrazia siamo tutti liberi. Liberi di assistere agli scandali che costellano la maggior parte degli enti pubblici, e anche i più importanti gruppi industriali. Liberi finalmente di vedere le tette in televisione a tutte le ore. Liberi di mandare i nostri bambini all'asilo, sicuri che riceveranno un'ottima educazione (salvo qualche sevizia e rito satanico). Siamo liberi di avere le cure ospedaliere che paghiamo, magari non proprio quando ne avremmo bisogno. In compenso siamo felici: di vivere in coda dentro delle scatolette che sputano veleno. Siamo fieri del comodo stile di vita che distrugge l'ambiente, e cerchiamo di donarlo anche agli altri popoli; magari all'interno di qualche contenitore blindato. Potremmo anche condividere i contratti di lavoro a termine, oggi di gran moda tra chi vuole risparmiare qualche soldo; salvo smettere di programmare famiglie impossibili sulla carta. Siamo abituati alle lunghe attese giudiziarie, ai lavori pubblici eternamente in corso, agli scandali sessuali e criminosi che coinvolgono i personaggi più in vista del paese. In compenso abbiamo il diritto di votare: di mettere delle crocette su schede che contengono simboli accattivanti e nomi simpatici. In ogni caso i governanti a cui diamo la fiducia, la ricambiano regolarmente... Siamo liberi di illuderci che un qualsiasi partito formato sempre dalle stesse persone incapaci, sia migliore; perché ha cambiato nome e bandiera per l'ennesima volta.
La democrazia assegna ai cittadini il diritto di decidere, spesso su questioni riguardo a cui non si hanno le idee abbastanza chiare. Liberi di esprimerci e confrontarci; a parte Echelon. La nostra libertà non ci impedisce però di appendere una tenda parasole in un balcone; salvo naturalmente chiedere qualche permesso a suon di carte bollate e file agli sportelli comunali. Il nostro tempo ha infine portato la cultura al trionfo: prova ne è il fatto che il “Grande Fratello” è arrivato alla settima edizione, così come le varie “stalle” e “isole” a cui gli adolescenti tanto si ispirano. La violenza? E' anch'essa libera, così come la speculazione che mette in ginocchio gli inermi risparmiatori (quelli che sono sempre liberi di investire i propri risparmi con la speranza di vivere senza lavorare). Anche prima della democrazia, esistevano le corporazioni, i sindacati, i servizi pubblici e le scuole dell'obbligo; eppure quelli che abbiamo adesso non sono in discussione (quelli di prima si). Siamo liberi, siamo soli, siamo sempre stressati dal mondo che circonda le nostre libere esistenze; eppure alcuni di noi hanno la sgradevole sensazione di essere delle marionette in una storia preconfezionata dalle consuetudini sconsiderate che affliggono la società. Il sistema democratico che viviamo ha già dimostrato quanto sia innaturale e fallace. In natura comanda il più forte, il migliore: mai il più furbo “senza-scrupoli”. Siamo liberi di festeggiare la “Festa della Liberazione”, conseguenza dello scandalo più grande di tutti i tempi che una razza possa ricordare: l'8 settembre. Liberi, liberi siamo noi, però liberi da che cosa? Chissà cos'è...

Friday, April 27, 2007

L'anomalia afgana

Alla fine ci sono riusciti. Dopo l’arresto di Hanefi, nel tentativo tanto disperato quanto ridicolo di voler giustificare un atteggiamento di chiara ostilità, sono arrivate nell’ordine prima le insinuazioni, poi le calunnie, poi le minacce ed infine l’intervento dei militari che il 25 aprile scorso sono entrati nell’ospedale di Emergency di Kabul ed hanno intimato al personale medico rimasto, tre italiani, un belga ed uno svizzero, la consegna dei passaporti, ovvero il preludio all’arresto. Di fronte al rifiuto del personale di consegnare i documenti, i militari, indecisi, si sono ritirati, ma tanto è bastato a far decidere a Gino Strada ed alla direzione di Emergency di abbandonare il territorio e chiudere gli ospedali. Gli ultimi pazienti sono stati dimessi, quelli ancora bisognosi di cure trasferiti nelle poche strutture ospedaliere afgane esistenti ed il personale indigeno mandato a casa con stipendio pagato fino a fine maggio. Solo la sorveglianza e gli uomini delle pulizie rimangono sul posto, per tenere le strutture pronte a riaprire in qualsiasi momento, qualora venissero soddisfatte le conditio sine qua non, per il riavvio dell’attività ospedaliera, avanzate dalla Ong: il rilascio immediato di Rahmatullah Hanefi e la spiegazione di quanto è successo alla stampa internazionale. Il governo afgano, da parte sua, se da un lato insinua, calunnia, intimidisce ed interviene militarmente, dall’altro implora per un ripensamento, sempre per bocca del suo ministro della sanità, il quale sa bene come Emergency, con i suoi centri chirurgici di Anabah, Kabul e Lashkar-gah, con il centro maternità e medicina del Panshir, con le sue 25 cliniche e posti di primo soccorso, con le sue 6 cliniche in altrettante prigioni afgane e con gli oltre 1.500.000 cittadini che dal 1999 ad oggi hanno ricevuto assistenza medica di altissimo livello GRATUITAMENTE, rappresenta la spina dorsale del servizio sanitario afgano (il tutto pagato con donazioni da privati). Travaglio direbbe che il governo Karzai ‘chiagne e fotte’ al tempo stesso, emanando proclami lacrimosi ed affettuosi che contrastano diametralmente con ciò che viene detto e fatto lontano dagli occhi della stampa internazionale.
E in Italia che succede? A parte i milioni di persone che già adesso fanno del loro meglio per riuscire ad esprimere appieno la propria maiuscola ottusità riducendo il tutto al fatto che Gino Strada è ‘comunista’ o ‘talebano’ o ‘terrorista’, succede ben poco. Il nostro governo sostiene di essere molto impegnato su questo fronte, ma per via diplomatica, ovvero in silenzio e lontano dall’opinione pubblica. Ci credo poco, se non per niente. Il ministro degli Esteri si è pronunciato pubblicamente solo quando venne paventata per Hanefi una condanna a morte. Ma per il resto, il nostro governo ha brillato per la sua assenza e per il suo disinteresse in una questione in cui una Ong italiana riconosciuta dal Ministero degli Esteri, è stata messa letteralmente sotto assedio, con uno dei suoi uomini, nell’ordine, prima arrestato, poi, con ogni probabilità, torturato ed infine accusato di collaborazionismo con i talebani per aver eseguito, su mandato del governo italiano, una operazione di mediazione nel caso del rapimento Mastrogiacomo.
“Dal 1994 a oggi, Emergency è intervenuta in 13 paesi, costruendo 7 ospedali, 4 centri di riabilitazione, 1 centro di maternità, 1 centro di cardiochirurgia, 55 tra posti di primo soccorso e centri sanitari. Su sollecitazione delle autorità locali e di altre organizzazioni, Emergency ha anche contribuito alla ristrutturazione e all'equipaggiamento di strutture sanitarie già esistenti” si legge sul sito di Emergency. Come mai proprio adesso, in Afghanistan, si verifica questa anomalia? Nessuno sembra avere abbastanza palle per dare una risposta a questa domanda. A parte Strada che sostiene “Emergency, soprattutto nel sud del paese, era percepita come una presenza scomoda. Era, anzi, l’unica presenza scomoda rimasta in zona di guerra. Il solo fatto di curare i civili vittime dei bombardamenti aerei della Nato è una cosa sgradita a chi sostiene che l’Occidente sia lì per portare democrazia e per ricostruire il paese. Non ho mai visto bombe che riscostruiscono! Tolta di mezzo Emergency, nel sud dell’Afghanistan rimangono solo soldati e spie”
Per quanto ci riguarda, per avere una risposta un po’ più ufficiale, dovremo forse aspettare il prossimo Rambo VIII, dove un ottantenne berretto verde verrà paracadutato con sedia a rotelle e catetere contro i feroci chirurghi comunisti e talebani.
E ancora una volta, chi ne fa le spese sono i civili.

Thursday, April 26, 2007

Il 25 aprile sottosopra


Mi ricordo una delle manifestazioni a cui ho partecipato il 25 aprile. Era nel 1994 e Berlusconi era da poco al governo per la prima volta. Fu una bella manifestazione. Tanta gente che sfilò per il centro di Roma. Una cosa però mi colpì in maniera particolare. Una decina di persone, uomini e donne, che ho incontrato lungo il corteo. Camminavano isolati gli uni dagli altri, non in gruppo. Le donne con un fazzoletto rosso al collo, gli uomini chi con il basco, chi con un cappello da alpino, chi con un semplice berretto militare. Ma tutti con gli occhi rossi, tutti molto vecchi. Erano partigiani. Alcuni portavano spille, medaglie o distintivi sulla giacca. Ricordo come camminassero quasi tra l’indifferenza del corteo. Solo in pochi ci siamo avvicinati per stringergli la mano, per abbracciarli e ringraziarli. Erano tutti molto tristi. Tristi ed avviliti per aver dovuto assistere a qualcosa che, in quegli anni di scelte radicali e di resistenza, in quegli anni di vittoria, mai avrebbero immaginato. Il ritorno di tutto ciò contro cui avevano combattuto, nelle camere del potere come nelle strade. Calpestare il più debole per esaltare il più forte dagli studi di un reality show. La morte della solidarietà sociale e civile tra le pieghe della minigonna di una soubrette analfabeta. Il diritto al lavoro, alla pensione, alla sanità, all’istruzione mischiati nella trousse per il trucco e spalmati sul viso di un presentatore o di un politico. Forse loro tutte queste cose già riuscivano a vederle chiaramente. Noi le percepivamo solamente. Come avrebbe potuto essere altrimenti? Loro invece sembravano ben consapevoli del declino, nemmeno tanto lento, che stava per cominciare. Erano tutti molto vecchi.
Oggi a Milano si è tenuta una manifestazione simile a quella. Dopo aver sfilato, il corteo ha raggiunto piazza del Duomo dove da un palco ha cominciato a parlare il nuovo sindaco di quella città, Letizia Moratti. Ha parlato di riconoscenza verso la ‘resistenza operaia’; di “centinaia di migliaia di partigiani e militari deportati” ed anche di chi “si è battuto nella Resistenza e poi nella vita della Repubblica per garantire a noi, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli quei beni, quei valori di cui da allora godiamo”. Avrei voluto chiederle, alla signora Moratti, che passino i ‘beni’, che oggi abbiamo e allora non avevamo, ma i valori? Quali dovrebbero essere questi valori che abbiamo oggi? Meglio ancora, quali sono i valori che LEI ha oggi? Allora c’erano i valori che tanto abilmente pochi uomini sono riusciti a racchiudere nella nostra Costituzione. Uguaglianza, giustizia, libertà, solidarietà. E diritti garantiti per tutti. Sono questi i suoi valori signora Moratti? E da quando? Da quando ha lavorato come ministro nel governo di uno degli uomini più ricchi ed inquisiti del pianeta? O da quando è stata eletta anche coi voti di chi ancora oggi si ostina a voler ‘alzare il braccio’? O magari da quando ha letteralmente massacrato, e non solo a dire degli studenti ma anche dei docenti, il sistema universitario italiano? Forse se molte persone oggi l’hanno contestata non è perché fossero tutti del Milan.
Ma tant’è, il mondo è bello perché è vario e se da un lato la Moratti si riscopre curiosamente più socialista di quanto avessimo immaginato, dall’altro in molti contestano un Bertinotti che, forse senza rendersene conto, lo sembra sempre di meno. Gruppi provenienti da un centro sociale, credo che il tutto sia accaduto a Genova, hanno innalzato uno striscione con su scritto ‘Berty-not in my name’ durante l’intervento del Presidente della Camera. Contesto il metodo, ma mi riesce difficile non condividere il disappunto di chi, come me, vedeva nel segretario di Rifondazione un convinto pacifista in opposizione alla dilagante moda del militarismo pret-a-porter.
Verrebbe quindi da chiedersi se lo stato attuale delle cose non sia quantomeno confuso. Mi domando se quei partigiani di cui parlavo prima avessero previsto anche capovolgimenti come questi. Ma forse il dato importante che emerge da tutta questa storia è un altro. Se tanta gente riesce ancora ad individuare, tra le righe dei discorsi di queste persone la retorica, le frasi di circostanza e di comodo, la falsità ogni volta che parlano del 25 aprile, allora significa che il messaggio che ci arriva da quel giorno del 1945 ancora ce lo portiamo dentro ben chiaro.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”
Pietro Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955.

PS
La foto ritrae un gruppo di partigiani in val di Susa che trovai tempo fa su internet. Tra essi, purtroppo non meglio identificabile, il Comandante Alessandro Ciamei, nome di battaglia ‘Falco’. Dubito che, anche alla lontana, possa esserci qualche parentela…però non nego che mi piacerebbe!

Tuesday, April 24, 2007

Libero...di essere miserabile


Vabbè, ormai il mio post su libero c’è finito. Ed ha suscitato un sacco di commenti a quanto pare. 50 fino ad ora. Peccato che molti sembrino essere senza senso. Gino Strada è un comunista, dicono in molti. Susanna, un medico, dice di vergognarsi di essere tale per colpa di Strada. ‘centocinquantuno nico’ dice che Strada se lo merita quel che gli succede perché invece di andar a cercare guai all’estero dovrebbe curare gli italiani in italia (…). Christian sostiene che il ‘compagno’ Strada sostiene i terroristi islamici…
Roba da pelle d’oca. La pochezza associativa, la miseria culturale, quasi cognitiva di tanta parte degli italiani è roba da pelle d’oca. Per non parlare della finaccia che ha fatto la tanto blasonata 'carità cristiana'.
La solitudine intellettuale (ma qui si tratta di un vero e proprio deserto) deve essere una gran brutta cosa se così tanta gente sente il bisogno di erigersi allo status di ‘caps lock’ per sbatacchiare maiuscole convinzioni su di un blog, apparentemente senza tenere in alcuna considerazione ciò che nel post che stanno commentando è scritto; apparentemente senza sapere nulla di ciò di cui stanno parlando. Tutto molto triste.
E allora lasciate che vi dia una mano. Tanto per farvi capire di cosa stiamo parlando.
Mohammad Yusef Aresh: “Oltrepassai il carro, e pochi secondi dopo la bomba esplose. Fu come un terremoto. Mi lanciò indietro di tre o quattro metri…mi svegliai e vidi gente e parti del corpo dappertutto: dita, mani, piedi, gambe, quasi ogni cosa…la gente gridava ed altri gridavano che un’altra bomba sarebbe esplosa…stavo indossando un abito bianco quel giorno e vidi che il mio abito era diventato rosso…”
Sherzad (nome di fantasia), 9 anni; gravemente ferita in un attacco suicida a Kabul, nel marzo 2006. Uno shrapnel l’ha sventrata ed il suo intestino è fuoriuscito: “Alle volte mi sogno quel giorno – ho degli incubi. Pensavo che non sarei sopravvissuta. Quel giorno, dopo essere stata ferita, ho iniziato a recitare la Kalimah (la preghiera dei martiri), perché credevo di stare morendo”. 9 anni…
Questi sono civili. Uomini, donne e bambini. Civili feriti in uno tra i tanti attacchi operati dai Talebani o dalle milizie di Hezb-e Islami dopo l’inizio della guerra (DOPO l’inizio della guerra…non prima! Prima queste cose non succedevano), la cui testimonianza è stata raccolta da Human Rights Watch. Sono aumentati gli attentati da parte degli insorgenti negli ultimi due anni. È tutto scritto nel rapporto di HRW sulle vittime civili causate dalle milizie islamiche in Afghanistan. Rapporto gemello di quello che rende conto delle vittime civili causate dalle milizie occidentali. Eserciti diversi, stesso sangue innocente. Nessuna differenza né qualitativa né quantitativa, ammesso che qualcuno voglia sforzarsi di trovarne una. E il tanto temuto e ricercato Bin Ladin è probabilmente a Los Angeles a farsi una Pina Colada.
È di queste persone che si prende cura quel ‘comunista’ di Gino Strada. Di quelli che si trovano nel mezzo. È del sangue di Sherzad e Mohammad che sono sporchi i pavimenti degli ospedali di Emergency. “Life support for civilian war victims”. Così nasce e così opera Emergency.
Provate ad immaginarvi che significa lavorare in un posto del genere. Trovarsi una Sherzad aperta come un agnello sul tavolo operatorio, e forse avrete percezione della distanza che corre tra Gino Strada, Emergency e la politica italiana, il comunismo, Berlusconi e Prodi, il Partito Democratico e via dicendo.
Mi fate sinceramente pena.
Ringrazio comunque chi ha voluto sostenere o criticare in maniera degna di questo nome le mie osservazioni.
Uno di questi giorni Vauro mi denuncerà...

Monday, April 23, 2007

Domandina

Ho visto oggi come il mio post di ieri sulla puntata del 12 aprile di Annozero, sia stato ripreso paro paro dal blog di Libero, con tanto di nome e cognome del sottoscritto.
Qualcuno ne sa qualcosa? Chi devo ringraziare?
Non che mi dispiaccia, intendiamoci. Però magari...chiederlo prima non guasterebbe, no?

Senza vergogna


Ho appena finito di vedere la puntata di Annozero del 12 aprile scorso, quella dedicata alla carcerazione di Rahmatullah Hanefi. Non ero in casa quel giorno a quell'ora, ma sul sito del programma di Santoro è possibile rivedere tutte le puntate passate (una delle poche cose che funzionano bene sulle pagine web del nuovo sito Rai...).

Ho appena finito di vederla, è mezzanotte passata e adesso ho una frase che mi gira in testa senza tregua. Non c'è misura! Non c'è vergogna. Insomma, non solo Santoro ha dovuto fare i salti mortali per tentare di mantenere i suoi ospiti 'sul pezzo', dal momento che tutti cercavano di divagare, chi più chi meno, in altre direzioni. Ma poi, durante la trasmissione s'è visto e si è parlato di sgozzamenti, decapitazioni, torture, bombardamenti, rapimenti, uccisioni e morti ammazzati vari. E la conclusione è stata che la colpa sarebbe di Gino Strada!!! Non c'è vergogna. O meglio, c'è, ma si tende a dimenticarla, si fa il possibile per ignorarla. Non è un caso che nessuno ridesse alla fine mentre Vauro, che come al solito ha dimostrato di essere uno con le idee chiare e che infatti era tutt'altro che ilare durante il suo intervento, mostrava le sue vignette. Memorabilmente triste l'ultima, in cui si legge 'Emergency costretta a lasciare l'Afghanistan' e sotto, una nera signora con tanto di falce a tracolla che, rivolta ad un bambino che si appoggia su di una stampella, dice : "non ti preoccupare, io resto!" Triste verità.

A mio avviso, la conferenza stampa di Gino Strada, con cui si apre il servizio, è più che sufficiente a chiarire la situazione. E' esaustivo, definitivo e non necessita di aggiunte. Lo riporto di seguito.


" 'Il governo Karzai ha deciso autonomamente di liberare...' ma cosa stiamo dicendo? Che Karzai si sveglia al mattino dicendo 'che cazzo faccio oggi che non c'ho niente da fare? Ma si, libero cinque prigionieri!' e di culo gli va che becca proprio quei cinque che Dadullah vuole che sian liberati! Ma vogliamo far credere 'ste bufale?! E vivaddio! Allora, la liberazione dei cinque l'ha negoziata direttamente Prodi con Karzai. Ed ha negoziato che questa liberazione avvenisse attraverso le strutture di Emergency. E allora non possono essere gli uomini di Emergency a pagare per questa cosa. Rahmatullah non è un mediatore. I mediatori sono coloro che agiscono come forze neutrali ed equidistanti tra due parti. Rahmatullah invece sta da una parte sola, è uno di Emergency. Non ha mediato con nessuno. Ha soltanto chiesto ai Talebani, a nome di Emergency, che non venisse usata violenza contro gli ostaggi. E lo ha chiesto a nome di Emergency, questo deve essere assolutamente chiaro, perchè ad Emergency è stato richiesto dal Governo italiano di farlo, ed ha accettato questa richiesta. Nel giro di mezz'ora io sono stato chiamato dal direttore di Repubblica, in contatto con la famiglia di Mastrogiacomo, dal Ministro degli Esteri e dal Presidente del Consiglio. Che ci hanno chiesto di intervenire in questa questione. Non ci siamo proposti noi. E quindi non si tratta assolutamente di un mediatore, ma si tratta di una persone che in quel momento, se così possiamo dire, visto che per questo lavoro non ha intascato un centesimo, stava facendo del volontariato per il governo italiano. Stava mettendo a rischio la vita propria e della sua famiglia perchè crede in quello in cui crede Emergency, che bisogna fare sempre tutto il possibile per salvare vite umane.

E allora non ci bastano le dichiarazioni del governo e della Farnesina che invitano a fare luce ed a chiarire la posizione di Rahmatullah Hanefi. Non c'è nulla da chiarire! Proprio nulla da chiarire! Non si tratta di fare luce. Espressione usata negli ultimi 30 anni in Italia che tradotta in italiano vero significa 'che tutto resti nel buio'. Non c'è da fare appelli a nessun governo. C'è da prendersi le responsabilità come governo italiano. L'accordo per la liberazione dei prigionieri è stato fatto direttamente dal Presidente del Consiglio Prodi con il Presidente del Consiglio Karzai. Questo accordo prevedeva che la liberazione dei prigionieri avvenisse attraverso i canali e gli ospedali di Emergency. Da questo punto di vista, Rahmatullah Hanefi stava lavorando davvero per il Governo italiano. Ed io trovo indecente e vergognoso che non si abbia il coraggio delle proprie scelte e che non si abbia il coraggio di richiedere semplicemente, pubblicamente, ufficialmente e anche per iscritto al Governo Karzai di liberare immediatamente Rahmatullah Hanefi in quanto incaricato dal Governo Italiano di svolgere una funzione umanitaria.

Il ministro della sanità afgano che ho incontrato qualche giorno fa a Kabul mi ha spiegato che è una situazione complessa pechè dietro ci sono 'mani invisibili'. Ha usato esattamente quest'espressione: 'invisible hands'. Io gli ho risposto, in presenza dell'ambasciatore italiano che è vero che le mani saranno invisibili, ma le uniformi sono visibilissime e a stelle e strisce!

Perchè il nostro paese ha militari in Afghanistan da un periodo superiore alla durata della seconda guerra mondiale, e non sappiamo ancora perchè siamo lì. E l'unica ragione per cui siamo lì, l'unico denominatore che accomuna la casta politica, è che noi siamo lì solo per servilismo nei confronti del padrone! Emergency non intende pagare per i giochi della politica, per le sudditanze ed i servilismi di nessuno rispetto a nessuno. Tantomeno per i servilismi di un governo rispetto ad un altro. Se qualcuno ha qualcosa da ridire, gli interlocutori non siamo noi, ma il Presidente del Consiglio Prodi e il Ministro degli Esteri Massimo d'Alema. Noi non abbiamo trattato con il governo Karzai. Loro hanno raggiunto un accordo. E la condizione di Rahmatullah Hanefi è certamente responsabilità del governo afgano, ma il governo italiano è altrettanto responsabile di quanto è successo e di quello che succederà a Rahmatullah Hanefi."

Saturday, April 21, 2007

Il vitello tonnato

Si fa fatica in questi giorni a star dietro al congresso costituente che sancisce la nascita del nuovo Partito Democratico. Molto clamore, abbracci commossi, opinioni ed interviste che si accavallano su giornali e telegiornali, correntoni, correntine, grandi e piccoli dissidenti. 'Non entro nel PD'; 'entro nel PD'; 'non entro nel PD ma resto a vedere che succede'...
Voglio provare a razionalizzare un attimo tutto quanto, a sfrondare il superfluo per arrivare al nocciolo della questione ed indetificare veramente cosa sta succedendo dentro la sinistra italiana. E lo voglio fare da socialista convinto.
Il PD nasce all'insegna di un allontanamento chiaro, voluto e definitivo dalle radici socialiste della Quercia (o DS, o Ulivo...fate voi). Questa è la sola cosa appurata al momento. Altra questione è chiedersi quali dovrebbero essere le nuove radici di questo partito. Questo è tutt'altro che chiaro. Quale dovrebbe essere la sua collocazione in ambito europeo. Anche questo è tutt'altro che chiaro. Così come oscura appare, almeno a me, quella che dovrebbe essere la sua collocazione nel Parlamento italiano. Un pò più a 'destra' di Mussi? Un pò più a 'sinistra' di Mastella? Un 'movimento politico di moderati che stanno un pò a sinistra però anche a destra però non troppo da nessuna delle due parti'? Il simbolo di un partito del genere potrebbe essere benissimo un chimerico vitello con la testa di tonno...a dire 'nè carne nè pesce'.

Poco mi hanno convinto le parole di Veltroni, devo dire. E' vero, Gandhi e Luther King hanno portato avanti storiche battaglie non violente per i diritti dei più deboli e contro l'oppressione e la discriminazione razziale senza per questo essere socialisti. Però Gandhi e Luther King non sedevano in Parlamento. Sfilavano per la strada e pagavano, ed hanno pagato alla fine, in prima persona. Gandhi e Luther King erano, a modo loro, intransigenti e tutt'altro che moderati e mai avrebbero accettato compromessi di sorta. Gandhi e Luther King avevano obbiettivi precisi, hanno vissuto e sono morti sempre con gli occhi fissi su di essi, senza distoglierli mai. In che maniera conta di fare altrettanto un partito politico composto da persone che, ad oggi, ancora non sono riuscite a cancellare nessuna delle grandi vergogne del nostro Paese (conflitto d'interessi, pensioni, lavoro, giustizia, ecc. ecc.), pur essendone al governo? In che maniera questo partito si farà protagonista di quella svolta decisa e definitiva che abbiamo sognato per 5 anni, noi che l'abbiamo votato, e che abbiamo visto naufragare da subito, affondata dai siluri dell'indulto, della Gentiloni e, ultimamente, della legge Mastella che letteralmente proibisce la cronaca giudiziaria?

Dal mio punto di vista, in un contesto politico del genere, uno spostamento da un ambito socialista (già di per se tanto debole e sfocato nel nostro paese) ad uno più moderato, era davvero qualcosa da non augurarsi.

Sono riflessioni di questo tipo, credo, che devono aver motivato la scelta scissionista di Fabio Mussi (Fabio Mussi, non Stalin o Fidel Castro). E' una questione di necessità: c'è bisogno nel nostro Paese di un novello Partito Democratico come quello appena descritto? Chiaramente no. C'è bisogno nel nostro Paese di una sinistra reale e forte, che sappia mantenere lo sguardo fisso sulle necessità di chi soffre maggiormente per lo sfascio del capitalismo italiano, per la morte di uno stato sociale che ormai si regge su contratti di lavoro settimanali, per la servitù ormai conclamata del nostro Paese ai poteri militari ed economici statunitensi? Bè, non so voi, ma io ci metterei un bel SI!

Il tutto ovviamente a non voler considerare la puzza di inciucione che accompagna la presenza di Berlusconi al congresso in questione (lo stesso Berlusconi che vedeva nell'Ulivo il portatore di morte e disperazione durante la campagna elettorale) il quale, intervistato, invece di parlare degli interventi dei vari d'Alema, Veltroni, Prodi, ecc., si sofferma sul caso Telecom...

Friday, April 20, 2007

Il tipico Lesandro medio

I diritti per le partite dei mondiali di calcio, come ben sappiamo, se li ciucciò Merdoch. Il vostro blogger, da buon italiano medio, ama il calcio e lo segue abitualmente per radio (‘Tutto il calcio minuto per minuto’…trasmissione mitica!). Dall’agosto 2003 al giugno 2006 ha potuto ascoltare indisturbato tutte le partite di campionato e coppa dal sito di Radio1 (oltre ad altri programmi, come ‘Viva Radio2 o ‘Maidiresanremo’). Durante il periodo dei mondiali invece, non solo gli streaming delle partite, ma anche quelli dei telegiornali vennero bloccati per rispettare i diritti televisivi del Paperone australiano. Che fare? Ci si organizza, si scarica un bel software di p2p e si vedono le partite dei mondiali con commento in cinese mandarino o coreano, pazienza! Poi le cose sono ritornate alla normalità, ma solo per un breve periodo. Negli ultimi mesi infatti si sta verificando qualcosa di strano e preoccupante. L’adozione di una nuova veste per il sito della Rai è stata accompagnata da un vistoso peggioramento non solo nella fruibilità dei servizi (sembra di entrare in un Ministero; ogni link ti indirizza ad altri duecento link e ti apre tremila pop-up pubblicitari) ma anche nella qualità degli streaming video (specialmente per i tiggì). Inoltre, la domenica, la diretta di Radio1 viene misteriosamente soppressa al fischio di inizio delle partite, salvo poi ritornare online dopo il fischio finale. Inizialmente ho risolto il problema ‘cambiando canale’ e sintonizzandomi sullo streaming di isoradio. Si è costretti ad ascoltare quanto sia intasata la Salerno-Reggio Calabria magari proprio mentre Totti insacca il gol del secolo, ma pazienza. Adesso le stesse misteriose interruzioni interessano anche Isoradio. La cosa curiosa è che solo queste due stazioni diventano silenti. Radio2, Radio3 e tutte le altre emittenti pubbliche, funzionano perfettamente. Girovagando in rete ho letto che queste interuzioni potrebbero essere volute dalla stessa Rai allo scopo di evitare che il segnale radio venga sincronizzato con le dirette p2p di cui parlavo prima. In questo modo, ciascuno potrebbe vedersi le partite in diretta con tanto di commento in italiano piuttosto che in sanscrito o nepalese antico.
La mia domanda è: ma se questo anche accadesse, alla Rai che gliene frega? E le aziende che pagano per avere la pubblicità anche in streaming durante queste trasmissioni, perché non dicono niente?
La Rai non ci rimette niente a che delle persone (che sarebbero comunque una minoranza) mettano insieme streaming e p2p (cosa peraltro complicatissima e che richiederebbe connessioni ultraveloci). Chi ci rimetterebbe sarebbe sempre Merdoch. Ne deduco che quest’individuo deve avere ancora potenti contatti all’interno della televisione pubblica italiana.
Un tempo mi sarei chiesto come sia possibile una cosa del genere. Oggi non mi sorprende più di tanto devo dire.