Friday, October 12, 2007

Risposta da un cervello in fuga

Caro Massimo,
mi limito ad aggiungere al tuo sfogo una precisazione. Tempo fa ho avuto il piacere di conoscere il Senior Editor della rivista Science. Era qui in UK per un giro di conferenze su come fare per promuovere la diffusione della scienza tra la gente comune. Lui sa benissimo che il sostentamento della ricerca nei paesi occidentali, e soprattutto negli Stati Uniti, deriva in gran parte dalle donazioni della gente, che mantengono attive le fondazioni che, infine, finanziano i singoli laboratori. Pertanto la diffusione della conoscenza scientifica, in termini comprensibili anche dal cosiddetto 'uomo della strada', è vitale, soprattutto per quelle discipline scientifiche ed a quei laboratori il cui lavoro non porta ad un prodotto direttamente spendibile sul mercato. Parlavo con lui e mi sono ritrovato a pensare agli infiniti anni luce di distanza tra quelle idee ed il nostro paese, dove per giorni e giorni si è andato sbandierando che un italiano avrebbe vinto il Nobel per le sue ricerche sulle staminali. Mentre invece non è per niente vero. Vero è che il 99% della letteratura scientifica è in inglese. Il che facilita, con ogni probabilità, la diffusione di nozioni scientifiche nei paesi anglosassoni. Ma questo non vieterebbe a noi di promuovere pubblicazioni in italiano però. Da che ricordo io, l'unica rivista scientifica degna di questo nome che viene attualmente venduta in Italia è 'Le Scienze', ovvero la traduzione in italiano del 'Scientific American'. Ed il perché, temo, è evidente. Non conosco la tiratura di quella rivista, ma temo sia decisamente inferiore a quella della Gazzetta dello Sport. Il che, dopotutto, non sorprende neanche. La Scienza sa essere anche noiosa per chi non è animato dalla curiosità della ricerca. Ma il punto è proprio questo. È questo genere di curiosità che manca. E manca perché la gente, gli italiani, vivono la ricerca scientifica come un qualcosa di distante, che non li riguarda. Al massimo, se ne interessano per tirare addosso a questo o quel ricercatore quando si riscoprono tutti improvvisamente animalisti vegani. In altri paesi, incluso il Regno Unito, non è così. La ricerca scientifica, se non da tutti senz’altro da molti, è vissuta come patrimonio comune. Come distintivo di civiltà e progresso di un paese. E’ coccolata dal Governo e dalle amministrazioni, e mai messa in secondo piano. E non è che in questi paesi altri problemi non esistano. La disoccupazione, la sanità, le pensioni, sono problemi anche qui.

Dalla mia permanenza in questo posto ho maturato un’unica sola grande consapevolezza. E cioè quella di non aver incontrato alieni o geni strabilianti, che mantengono la ricerca attiva grazie alle proprie doti sovrumane. Semplicemente ho incontrato persone a cui viene data quotidianamente la possibilità di lavorare in un ambiente sereno e degno. Con un minimo di garanzie. Non ci vorrebbe poi molto a fare lo stesso anche nel nostro Paese. Basterebbe un minimo di volontà comune.

Thursday, October 11, 2007

Il ruolo dell'uomo e della pecora

Desta scalpore oggi la notizia di un ragazzo sardo di 29 anni arrestato in Germania per aver sequestrato, seviziato e violentato la propria fidanzata essendo convinto di essere stato da lei tradito. La pena di 6 anni di carcere è stata ridotta a 4 in virtù di ‘attenuanti etniche’ dettate dal fatto che il ragazzo in questione è sardo. Secondo il giudice, “il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante”…ommadonna…qual è il quadro dell’uomo e della donna in Sardegna??? Cioè, se andassi in Sardegna e stuprassi la prima che mi capita a tiro, che succede, mi danno un’onorificenza? O magari, all’uscita del traghetto, ai turisti vengono offerte giovani donne avvenenti di cui abusare a piacimento come segno di benvenuto? Probabilmente questo è quello che pensa quel coglione di giudice che ha emesso la sentenza. Non mi stupisce più di tanto devo dire, né mi offende in maniera particolare come italiano. Se si parla di razzismo, non abbiamo niente da imparare da nessuno. Semplicemente un italiano delinquente ha incontrato un giudice pirla, e mi allontano da tutti quei giornali che urlano all’onta ed al ferimento dell’amor patrio. Semmai mi incazzo per un altro motivo. Mi incazzo per la ragazza. In primo luogo perché sembra che non gliene freghi niente a nessuno di questa poveretta. La sua sventura passa in secondo piano di fronte all’offesa subita da un connazionale (criminale). La sentenza del giudice relega il ragazzo allo stereotipo del ‘pastore’ bifolco, e per questo ci offendiamo. Ma non diciamo niente per la ragazza relegata al ruolo della ‘pecora’…nel migliore dei casi. Ed in secondo luogo perché la ragazza in questione è lituana. Ed io mi chiedo: se fosse stata tedesca, il giudice avrebbe lo stesso fatto ricorso alle ‘attenuanti etniche’?

Tuesday, October 09, 2007

Yo tuve un hermano que iba por los montes mientras yo dormia

Yo tuve un hermano.
No nos vimos nunca
pero no importaba.
Yo tuve un hermano
que iba por los montes
mientras yo dormia.

Lo quise a mi modo,
le tomè su voz
libre como el agua,
caminè de a ratos
cerca de su sombra.

No nos vimos nunca
pero no importaba,
mi hermano despierto
mientras yo dormia.

Mi hermano mostràndome
detràs de la noche
su estrella elegida

Sunday, October 07, 2007

Videopolitikally scorrect

Dal blog della mia Gisella d'assalto preferita:

mercoledì, 03 ottobre 2007

"Mi hanno sospeso l'account su youtube: a quanto pare, la Rai bastarda, che da qualche mese ha deciso di postare i suoi video sul tubo telematico, ha organizzato un po' di casini ed ora...ho perso un anno di lavori video.
Il mio blog praticamente ha l'archivio azzerato.
Sto a pezzi, ho contribuito ad arricchire per un anno la saccoccia di questi buffoni ed arriva un prepotente "qualunque" che mi mozza le gambe.
Ma ora che faccio?"



sabato, 06 ottobre 2007

"...alla mia mail di protesta.

Ecco la fulgida prova della serietà dell'azienda Rai. Perfetta miniatura della bassezza formale e sostanziale di questa major stagnante e putrida che mette il bavaglio a bloggers, giornalisti scomodi e artisti e solleva le gonne di starlette da quattro soldi.

'Gentile Signora (...),

in merito alla Sua segnalazione Le comunichiamo che al momento il materiale audiovideo Rai non è ad uso pubblico.
Con l'occasione La informiamo che le società interessate ad acquistare materiali Rai di qualsiasi tipo e relativi diritti, possono contattare l'indirizzo
i.digirolami@raitrade.it oppure telefonare al numero di Rai Trade 06.374981.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito internet di Rai Trade
www.raitrade.com

Grazie per averci contattato.
Cordiali saluti.

Contact Center
ScriveR@i'"

Ora, il tipico Lesandro medio si domanda: che significa che 'al momento' il materiale audiovisivo della rai non è ad uso pubblico? Significa che 'al momento' gli utenti sono autorizzati a non pagare il canone? Significa che 'al momento' il direttore generale s'è rincoglionito e mostra sintomi da onnipotenza (il famoso Morbo di Mastellinson)? O significa forse significa che la rai se la sono comprata i cinesi e la governano come sono abituati a fare normalmente a casa loro?
Ne deduco che chiunque sia in possesso di un videoregistratore commette un illecito ogni volta che si registra un film e magari se lo rivede in compagnia, 'al momento'.

'Al momento' cordiali saluti una sega, poi si vedrà.

Saturday, October 06, 2007

La Casta Impreparata

È anche colpa nostra forse. Abbiamo sempre dato un’impressione sbagliata. Colpa nostra, di chi ha sempre vissuto la realtà politica italiana al riparo da tanti malanni, senza essere mai sfiorati da problemi seri. Illegalità, criminalità, povertà, sono tre accenti contro cui, a parole, ci siamo sbattuti tutti ma poi, nei fatti, non siamo mai stati altrettanto incisivi ed abbiamo accettato passivamente le briciole che ci venivano lanciate dal mondo politico. Briciole fatte di frasi ad effetto, panini telegiornalistici, commemorazioni e lapidi, dando l’impressione di essere ben contenti di non doverci immischiare più di tanto in realtà che, credevamo, non ci toccassero da vicino. Il proverbiale struzzo che ficca la testa sotto la sabbia. E
così facendo si è raggiunto un eccesso, una condizione estrema. Quella in cui la casta politica comincia a pensare che quella maschera di perbenismo dietro cui celava i propri interessi non sia più necessaria, dal momento che il ‘popolo’ è accondiscendente, non replica, non risponde. E ci restano siceramente male, sono sinceramente sorpresi adesso che si accorgono che quell’impressione è sbagliata. Quando si accorgono che uno magari non scende in piazza, ma ciononostante registra, incamera, ricorda e poi tira le somme. E s’incazza!
Leggere i commenti del mondo politico alla trasmissione Annozero di giovedì scorso è allucinante. Viene davvero da pensare ‘ma dove abbiamo sbagliato?’. Voglio riportarne alcuni, quelli più assurdi secondo me.

È stata una puntata a senso unico”, Franco Marini, Presidente del Senato. Che cazzo significa? C’era una notizia da commentare e da approfondire. In studio c’era chi rappresentava la gente a sostegno del magistrato e chi rappresentava il governo (e conoscendo il modus operandi di Santoro scommetto che Mastella sia stato ampiamente invitato). Se la trasmissione è risultata a senso unico è solo perché unica è la conclusione a cui ciascun essere senziente giungerebbe dopo essere venuto a conoscenza dei fatti reali (ovvero quelli che non si sentono dai telegiornali) dalla viva voce dei protagonisti coinvolti. Mi domando come avrebbe dovuto cambiare il tutto per risultare ‘a doppio senso’. Forse bisognava ripetere ogni tot minuti “si vabbè, però il ministro di grazia e giustizia è anche simpatico ogni tanto”.

un errore trasformare Mastella in un capro espiatorio dei difetti della politica”, Paolo Gentiloni, ministro delle telecomunicazioni (credo…). Ma nessuno trasforma Mastella in capro espiatorio. Fa tutto lui da solo. È lui che manda le ispezioni e suggerisce i trasferimenti, e sempre quando c’è qualche compagno di merende che rischia di finire dietro le sbarre. Di chi altri si sarebbe dovuto parlare in trasmissione? Del Milan? A chi si sarebbe dovuto riconoscere la responsabilità dei fatti? All’aviaria?

Secondo Landolfi poi “Il giornalista non deve avere timori reverenziali verso nessuno. Quando però si trattano temi delicati è opportuno non solo garantire una trasmissione equilibrata ma anche in grado di consentire ai telespettatori di formarsi un convincimento quanto più aderente alla realtà”. Piccolo problema. Erano i telespettatori stessi, quelli che quei problemi li sperimentano quotidianamente sulla propria pelle, a fare la trasmissione. E ancora, che significa più equilibrata? Che dovevano scontrarsi in 11 contro 11 su un campo di calcio? Che bisognava fare la cronistoria dell’operato politico mastelliano come si fa col Duce, che era un dittatore però ‘ha anche fatto qualcosa di buono?’

La verità, è che questa casta politica non era pronta. È indifesa di fronte a mastini dell’informazione come Travaglio e Santoro, inerme di fronte alle parole semplici e dirette di Salvatore Borsellino, sconfitta di fronte alla determinazione di Rosanna Scopelliti. E non ci sta. Rimprovera a queste persone di non essere il gregge di pecore che credevano fossero.

Temo che il processo sia ormai irreversibile cari ‘compagni’. Fareste bene ad abituarvi.

Thursday, October 04, 2007

Free Burma





Anche Lesandro aderisce all'iniziativa.

Dimenticanze occidentali

Atteggiamenti disumani, usanze orribili che si ripetono ogni volta che il potere militare e dittatoriale decide di reprimere in maniera disumana. Era successo in Cile con l’ascesa di Pinochet, dove i dissidenti venivano raggruppati nello stadio di calcio prima di sparire nel nulla. È successo in Argentina con i dissidenti lanciati in mare da elicotteri militari (vedi il film ‘Garage Olimpia). È successo in Rwanda, con i fiumi ed i canali intasati di corpi galleggianti sotto gli occhi dell’occidente indifferente. Adesso succede in Birmania. Sempre nello stesso modo e sempre sotto gli occhi dell’occidente che non si scomoda se non per sbadigliare davanti alle ‘solite’ immagini. È da un paio di giorni che le testate giornalistiche ignorano, o quasi, quel movimento di protesta che tanto ci ha entusiasmato nei giorni scorsi. Oggi, la casa del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi è circondata dai militari, che hanno raccolto di nuovo i fucili da terra e presidiano gli angoli delle strade. Oggi, i monaci ed i dimostranti arrestati vengono ammassati nello stadio di calcio di Kyaikkasan. I corpi di oltre 200 morti dei giorni scorsi sono stati cremati in fretta e furia, con l’arroganza e l’ottusità tipica dei militari che pensano così di nasconderli agli occhi del mondo, di poter negare. Oggi decine di corpi galleggiano nelle secche e nei canali vicino al mare. Molte voci avevano detto di aver visto monaci ed attivisti caricati sulle navi della marina militare, che salpavano e poi tornavano irrimediabilmente vuote. Ed eccoli dunque, nella foto, il corpo livido ed introno al collo, quel che resta della veste rossa, la stessa che, fino a pochi giorni fa, colorava gli schermi di tutti i telegiornali e che tutti abbiamo eletto a simbolo di pace. È davvero tutto già dimenticato? Di certo non lo è per Peacereporter, per fortuna, che dedica agli avvenimenti persino una diretta di notizie. Tutte purtroppo brutte. I soldati drogati per disinibire una violenza interiore che cominciava a vacillare di fronte alla possanza della pacifica protesta. Le strade di Rangoon deserte di paura. E noi, che non riusciamo a fare niente di meglio se non appropriarci di questa sofferenza per il più vile dei motivi. Quello elettorale.

Che schifo

Wednesday, October 03, 2007

Mortacci



Suor Perfida, tra una cicca e un antiemetico, porta alla nostra attenzione questa immagine recentemente diffusa dai ggiovani della Margherita su cui invito tutti alle riflessioni da circolo arci-caccia più blasfeme ed avvinazzate possibili. Immaginate i Binetti-boys vestiti da bonzi e Polito Dalai Lama, poi chiamate Suor Perfida, gli antiemetici ce li ha lei...

Monday, October 01, 2007

Vuote promesse per vuoto ministro

Nel nostro paese esistono delle misure legali per prevenire la presenza sul territorio di persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. Si tratta, in particolare, della legge 155 del 31 luglio 2005, promossa dall’allora ministro Pisanu, che prevede l’espatrio di personaggi giudicati pericolosi, anche quando il giudizio su questi sia in attesa di appello. È una misura estrema che venne messa in atto successivamente agli attentati nella metro di Londra e che mira a tenere lontani dal territorio personaggi pericolosi, rimpatriandoli nei rispettivi paese di origine. Fin qui, niente di sbagliato apparentemente. C’è però il caso che, nei paesi di appartenenza, gli imputati in attesa del processo di appello, trovino condizioni decisamente contrarie a quelle che sono le linee guida della nostra Costituzione. Parliamo di tortura e trattamenti disumani. Nassim Saadi, cittadino tunisino, venne assolto dall’accusa di terrorismo dal tribunale di Milano nel maggio del 2005. Il reato venne derubricato alla ‘semplice’ associazione a delinquere finalizzata a reati minori (falsificazione di documenti) e, in virtù del lungo periodo di carcerazione preventiva, l’imputato venne immediatamente scarcerato essendo il suo periodo detentivo ampiamente scaduto. Saadi è stato condannato anche in Tunisia, a 20 anni di carcere, da un tribunale militar, e la Tunisia è nota per non avere certo la mano leggera nei confronti dei propri detenuti. Specialmente quelli in aria di terrorismo. Al punto che, alcuni ex-prigionieri di Guantanamo rimpatriati in Tunisia, hanno più volte dichiarato che, se avessero potuto, avrebbero preferito tornarsene nel carcere cubano (e non certo per il rum credo). Sta di fatto che, nonostante il processo di primo grado si sia concluso con un’assoluzione il ministro Amato non ci ha pensato due volte a dare il foglio di via a questo tunisino. Human Rights Watch, che ogni giorno guadagna la mia personale stima per la capillarità dei suoi interventi, è intervenuta scrivendo una lettera al Governo (a Mastella...nientedimeno. Se sapessero...) e chiedendo la non attuazione della legge 155 in virtù del fatto che Saadi, oltre che giudicato innocente per il reato di terrorismo, se rimpatriato andrebbe molto probabilmente incontro ad un lungo percorso di torture e maltrattamenti. Amato ha risposto che questo non è possibile dal momento che il governo tunisino ha…assicurato che il detenuto verrà trattato con umanità. Curioso che, contro chiacchiere del genere, lo stesso governo italiano si sia, in precedenza, dimostrato ampiamente scettico. L’Italia si è persino unita ad un gruppo di altri paesi della Comunità Europea e di ONG (tra cui la stessa HRW) nel dichiarare che le assicurazioni diplomatiche di trattamento umano, in questi casi non diminuiscono il rischio di torture e maltrattamenti. Però stavolta Amato ci crede ed è pronto a far rientrare il cittadino tunisino nel suo paese, condannandolo a 20 anni di carcere e dio solo sa cosa altro. Forse che il Saadi abbia indugiato troppo a lungo nei pressi di qualche semaforo con una spugnetta in mano?

PS

La vignetta di Vauro è ovviamente riferita ad altri avvenimenti…ma ci stava troppo bene. Come sempre.

Saturday, September 29, 2007

La domestica 'Maria'

Ebbene si! Grazie al Tribunale di Cagliari, da adesso in poi coltivare due piantine di marijuana sul terrazzo di casa non è più reato. Già altre sentenze si erano pronunciate in questo senso nei mesi scorsi (senza peraltro ricevere nessuna attenzione sui media). Adesso, possiamo dire che esista una ‘giurisprudenza’ in questo senso. Era ora! La nuova sentenza ha distinto tra ‘coltivazione’ in senso giuridico e ‘coltivazione domestica’ indirizzata al solo uso personale di fitocannabinoidi. in altre parole ciascuno di noi è adesso libero di fare bella mostra di piantine verdi sul terrazzo di casa senza doverle nascondere nella vasca da bagno. O meglio…ciascuno di voi. Qui da me tutto ciò non è ancora permesso ed anzi non è infrequente vedere tipi ‘loschi’ andare a spasso per le ‘back alleys’ con enormi pastori tedeschi che fiutano l’aria. Fortunati. Che dire? Ci si guadagna in salute, tempo e, perché no, estetica domestica. Vuoi mettere una bella pianta di marijuana sul balcone al posto del solito, deprimente oleandro o dei soliti, politicizzati gerani? Nel giardino di casa dei miei genitori c’è un’ortensia dove il nostro gatto, specialmente durante i mesi caldi, va a nascondersi per cercare un po’ di fresco. Quasi quasi gli regalo una nuova foresta…tropicale.

La dittatura indifesa

Sono sotto gli occhi di tutti le vicende drammatiche della rivolta dei monaci buddisti del Burma, nonostante i tentativi del regime di blindare il paese contro l’informazione. Verrebbe da pensare che sia un posto terribile dove vivere. Eppure oggi leggo sul sito di Peacereporter una notizia che, in qualche modo, mi fa provare al tempo stesso entusiasmo ed…invidia per quel paese. Poche parole, ma magiche: “i soldati si rifiutano di sparare”. Che bellezza! Che bel posto deve essere quello in cui “i soldati si rifiutano di sparare”. Fosse sempre così dappertutto, ogni volta che la forza militare si abbatte contro persone innocenti. Parole come ‘diserzione’, ‘ammutinamento’ e via dicendo perdono di significato di fronte al rifiuto di quei militari che riescono a pensare un attimo prima di ‘obbedire’ ciecamente agli ordini. "I soldati della Divisione 33 di stanza a Mandalay hanno disobbedito ieri agli ordini di sparare sui monaci, e hanno desposto a terra le armi al passaggio dei religiosi", leggo ancora sul sito. E immagino questi militari (a cui pare si siano uniti anche i cadetti dell’accademia militare birmana) posare i fucili sull’asfalto di fronte all’avanzata calma, ordinata e coraggiosa dei manifestanti. Un gesto di vittoria piuttosto che di resa. Una liberazione. Soltanto ieri, sempre su Peacereporter, leggevo la testimonianza di un ex-militare birmano in esilio, un dissidente, che raccontava come le milizie odierne fossero molto più spietate di quelle che, in passato, avevano contrastato violentemente altre rivolte e di cui anche lui aveva fatto parte. Sembra che si sbagliasse per fortuna. Se non del tutto almeno in parte.

Quando l’esercito depone le armi il potere punitivo si spegne. La dittatura rimane indifesa. Spero che questa vicenda continui ad evolversi in questa direzione. Se così fosse, ci sarebbe solo una cosa che potrebbe fermare l’avanzata pacifica dei monaci e dei loro sostenitori: noi! Ovvero l’intervento dell’occidente. O della Russia, o della Cina.

Tengo le dita incrociate

Friday, September 28, 2007

Rosso di pace


Dico la verità, non conosco la storia della Birmania. Non so chi sia il carnefice che la governa adesso né la storia di quella dissidente Premio Nobel per la pace che vive reclusa da anni agli arresti domiciliari. Non nei dettagli per lo meno. Non lo so e lo vivo come una colpa imperdonabile. Ma anche non sapendo tutte queste cose, sono però certo di non parlare con leggerezza nell’esprimere tutto il mio disgusto e la mia rabbia per quello che sta accadendo in questi giorni in quel paese.

Camminano in file ordinate, protestano con fermezza contro il regime che li opprime. E muoiono con coraggio. Quel coraggio che Gandhi ha fatto conoscere all’occidente. Muoiono perché fanno paura. Fanno paura perché sono disarmati. Sono disarmati perché sono giusti. Fanno paura perché sono giusti. Fanno paura a noi che massacriamo popolazioni intere per ‘liberarle dalla dittatura ed esportare la democrazia’, ma non muoviamo un dito per aiutare loro. Che grosso sospiro di sollievo, che piacere immenso ci hanno fatto Russia e Cina nel porre il veto alle decisioni che altrimenti l’ONU avrebbe preso contro il massacro di queste persone. Ci hanno tolto la responsabilità di doverci tirare indietro davanti agli occhi del mondo intero. Hanno fatto il lavoro sporco per noi e adesso ci consentono di additarli all’opinione pubblica come i ‘cattivi’ che non vogliono intervenire perché hanno interessi economici troppo forti in quel paese. Una storia già vista. La ‘democrazia’ conviene esportarla dove c’è almeno un po’ di petrolio o di gas naturale. Fanno paura ai religiosi ortodossi di tutto il mondo. Ebrei, mussulmani, cattolici. Incapaci di difendere la propria identità religiosa senza sfruttare il prossimo o senza tirare il grilletto su qualcuno.

Sfilano ordinati per le vie del loro paese ma è come se sfilassero per le strade dei nostri. Quei morti che l’ambasciatore australiano dice di aver visto a decine per le strade del centro di Rangoon, è come se giacessero sotto al Colosseo, o alla torre Eiffel o a Westminster. Siamo colpevoli. Colpevoli di asservimento ed indifferenza. Se non lo fossimo, le nostre truppe avrebbero già lasciato l’Afghanistan e adesso starebbero proteggendo loro, i monaci buddisti di Birmania.

Wednesday, September 26, 2007

Anoressia mentale

La creatività. Il potenziale immenso di immaginazione, il genio dei nostri politici. Un fotografo pirla (e pertanto famosissimo) se ne esce con la sua ennesima provocazione. Dopo la commercializzazione della guerra in Bosnia pubblicizzata con uniformi intrise di sangue su cui si distinguono i buchi delle pallottole. Dopo la mercificazione della malattia terminale con l’uomo morente di AIDS portato sui cartelloni pubblicitari di tutte le città, accanto ai ‘fagottini’, ‘pucciottini’, ‘lingottini’ del mulino bianco o ai 380 cavalli dell’ultima BMW, Mercedes, Audi, etc., quel gran pirla di Oliviero Toscani se ne esce con la ragazza anoressica. Uno scheletro sofferente che guarda in camera con occhi ormai rassegnati per pubblicizzare una…casa di moda. Ora, sorvolando sull’idiozia del fotografo ormai nota a tutti e, temo, incurabile, ciò che oggi mi ha sorpreso dalle colonne dei giornali è la tempestiva, radicale e definitiva reazione del mondo politico italiano, nella persona dell’affascinante ministro Melandri. È profonda ed accurata l’analisi fatta dal ministro sulle ragioni psichiatriche dell’anoressia, così come sentita è la critica verso l’ennesima trovata pubblicitaria di Toscani che, a suo dire, non informa la gente sulle cause della malattia e non aiuta a combattere il fenomeno. Giusto! E allora ci pensa lei a combattere il fenomeno. Come? Con una capillare campagna di moralizzazione delle più giovani, nelle scuole, nelle case, nelle televisioni (attenzione, non ‘dalle televisioni’, ma ‘nelle televisioni’)? Oppure con una serie di pubblicazioni informative che spieghino in maniera semplice come si diventa anoressici e come se ne guarisce? No. Altro è lo scontro frontale che la ministra ha in mente. Una mossa strategicamente perfetta, una trappola inevitabile, una soluzione ultima!...reintrodurre la taglia 44 negli atelier di moda. Così chi andrà a comprare vestiti non si sentirà in imbarazzo a dover entrare per forza in una taglia più piccola. Strepitoso…Ovviamente tutti gli stilisti sono d'accordo con lei e ci tengono a precisare che non hanno mai utilizzato modelle troppo giovani e troppo magre. Solo Pulce e Poiana chiosano sull'erroneità del confondere la bellezza dell'essere sottili con l'anoressia...
ma vaffanculo.

Sunday, September 23, 2007

sssssssssssssh



Migliaia di mimi e di statue viventi stanno piangendo, nei centri delle città di tutto il mondo. Da Roma a Vienna a Londra a New York a Parigi. Marcel Marceau (Marcel Mengel, Strasburgo 1923 – 2007), è morto questa notte all’età di 84 anni. Personaggio d’altri tempi, di quando fare l’attore aveva un significato oggi scomparso. I tempi di Charlie Chaplin (di cui veniva considerato un successore) ed Ettore Petrolini, Stan Laurel ed Oliver Hardy e Totò. Artigiani dell’arte eletti per puro merito alle più alte cattedre, sono sopravvissuti a due guerre mondiali, e forse da esse sono stati generati. Lasciano in eredità al mondo un patrimonio di espressività, di emozioni e di riflessioni, tristi o comiche che siano, che non ha precedenti e non avrà successori. Spero solo di non dover ascoltare commemorazioni di sorta durante ‘Miss Italia’…

Tristezza…

Thursday, September 20, 2007

Quando il blogger diventa superfluo


in genere non amo il copia e incolla. Che gusto c'è ad avere un blog se le notizie, gli avvenimenti e gli articoli non te li commenti almeno un pò? Però certe volte in un articolo è già racchiuso tutto, incluso il commento che uno vorrebbe fare. Perciò...



La lepre e il Grillo

Marco Travaglio
È una bella nemesi quella della cosiddetta Seconda Repubblica: inaugurata 13 anni fa da un comico pericoloso, ora viene seppellita da un comico innocuo e innocente, anzi positivo e propositivo. L’informazione ufficiale, che si sente parte del ceto politico e infatti lo è, trema alla sola idea di perdere di nuovo i suoi padrini. E sparacchia all’impazzata, mirando al dito (Grillo) anziché alla luna (la morte di questa politica). È quello che è avvenuto nell’ultima settimana, la prima del V-Day After. Poi, sfiatati i tromboni, sono intervenuti gli spiriti liberi: quelli che, prima di scrivere, pensano, e magari s’informano pure. Anziché strillare al fascismo, al qualunquismo, al populismo, all’antipolitica, si sforzano di capire: non per plaudire acriticamente a quel che è accaduto l’8 settembre in 200 piazze, ma per spiegare ed eventualmente criticare sul merito; per parlare della luna, non del dito; per investigare non tanto Grillo, ma il milione e mezzo di persone che han raccolto il suo appello. L’han fatto, per esempio, Boeri, Spinelli e Rusconi sulla Stampa. Sartori sul Corriere. E Pasquino, che sull’Unità ha scritto: “Sembra che per la debolezza della politica siano i Grillo Boys a dettare l’agenda”. È proprio così. Da 13 anni, ogni mattina, Berlusconi libera una lepre a reti ed edicole unificate, e tutti, per tutto il giorno, inseguono la lepre. L’indomani, altra lepre e altro inseguimento collettivo. E così via. La lepre è il processo di Cogne (o Rignano, o Garlasco) per nascondere i processi a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Andreotti, Telecom e furbetti. La lepre è la riduzione delle tasse come imperativo categorico per nascondere i 200 miliardi annui di evasione fiscale. La lepre sono le “grandi riforme”, da fare ovviamente “insieme”, per nascondere le leggi vergogna. La lepre è la tolleranza zero contro i poveracci per nascondere la tolleranza mille su mafie, corruzione, reati finanziari, morti nei cantieri, precariato, lavoro nero, concorsi truccati. La lepre è l’eterno piagnisteo del mitico Nordest per nascondere il dramma sociale di tanti lavoratori dipendenti, “flessibili”, pensionati. La lepre è la privatizzazione della Rai per nascondere il trust incostituzionale di Mediaset. Basta leggere certi discorsi “coraggiosi” di Rutelli o di Veltroni per capire quanto la lepre berlusconiana abbia contagiato l’Unione. Al punto che una manifestazione come quella del 20 ottobre per la riforma della legge 30 e contro il precariato di massa è ormai equiparata al terrorismo, anche se chiede semplicemente il rispetto del programma dell’Unione. L’altra sera in tv Prodi s’è benedettamente sottratto all’Agenda Unica: l’Irpef per ora non si riduce perché non si può; molto meglio farla pagare a tutti, così tutti un giorno pagheranno meno. Ma Prodi è tra i pochissimi, nell’Unione, a non inseguire la lepre altrui e a lanciarne ogni tanto una sua. Perciò Grillo dà tanto fastidio all’establishment politico e giornalistico che, a destra come a sinistra, sull’Agenda Unica berlusconiana ha costruito le sue indecenti fortune: perché sta imponendo un’agenda alternativa. Costringe le tv, dunque i giornali, dunque i politici a occuparsi di lui e di quel che dice. I ladri li chiama ladri, non esuli. Parla di mafie e corruzione, precariato ed energie alternative, trasparenza e partecipazione, fine dell’impunità e giustizia uguale per tutti; e chiede che Rete 4 vada su satellite possibilmente insieme a Mastella con la sua famiglia e i suoi indultati (nel qual caso gli si paga volentieri l’aereo di Stato, purché sia l’ultimo). Mastella a parte, quel che dice Grillo è tutto scritto nel programma dell’Unione. Basterebbe applicarlo un po’, per levargli l’erba sotto i piedi. Parlare meno di lui e più di quelli che stanno sotto il palco. Che sono giovani, e soprattutto tanti. Può darsi che siano un “sintomo passeggero”, come dice Lerner; che le liste civiche col bollino di garanzia non siano una buona idea (ma nei comuni funzionano benissimo da anni); che le tre leggi di iniziativa popolare non siano prioritarie perché, com’è noto, “il problema è un altro”. Ma intanto non c’è politico o giornalista che riesca a chiudere una frase senza citare Grillo. Persino Vespa, Floris e Riotta han dovuto nominarlo e addirittura parlare dei condannati in Parlamento, pur con la faccia malmostosa. Non vorremmo essere nei loro panni: di questo passo, un giorno o l’altro potrebbero persino essere costretti a raccontare la verità su Berlusconi, Previti, Dell’Utri e le scalate bancarie. Dio non voglia.

Monday, September 17, 2007

In Buddha's hands

Molti ricorderanno come nel marzo del 2001, prima della guerra in Afghanistan, una banda di miliziani talebani decise di far saltare in aria due enormi statue di Buddha scolpite nella parete di una montagna a Bamiyan, una vecchia di 1500 anni e l’altra di 1800. Il fatto suscitò enorme scalpore, la condanna dell’UNESCO ed il rammarico di numerosi esperti d’arte e di storia oltre a rappresentare in maniera molto simbolica l’intransigenza, l’ottusità e l’intolleranza di qualcosa che potremmo definire ‘il Male’ nei confronti di un’immagine pacifica che potremmo definire ‘il Bene’. Ricordo che un vecchio monaco buddista, in seguito alla demolizione della statua, iniziò una sentita serie di rituali e danze all’ombra delle rovine, al fine di ricacciare quegli spiriti maligni precedentemente tenuti a bada dalle divinità. Ebbe tutta la mia solidarietà devo dire. Oggi, altri miliziani talebani, appartenenti al Tehreek e-Nafaz e-Shariat e-Mohammadi (Tnsm), movimento per l’applicazione della Sharìa in Pakistan, hanno tentato un’impresa simile. Asserragliati poche miglia a nord del confine tra Afghanistan e Pakistan, nella Valle di Swat, dove nacque il buddismo tantrico, hanno tentato di demolire un bassorilievo del Buddha scolpito 1400 anni fa fuori del villaggio di Jehanabad. Hanno praticato dei fori nel bassorilievo, ci hanno infilato la loro dinamite, hanno azionato il detonatore e…non è successo niente. La dinamite è esplosa, ma la statua sembra non abbia riportato danni.

Non so se ne abbiano parlato i giornali ed i telegiornali in Italia, né so se questo sia completamente vero. Però me lo auguro. Mi auguro che anche Buddha, pur così serafico e sorridente, abbia deciso di incazzarsi e di mettere un freno al tutto. Oltretutto non è che sia possibile fare affidamento su altri al momento…

Wednesday, September 12, 2007

Non in mio nome

Caro Ministro D’alema, è stata sua l’iniziativa di deplorare l’arresto dell’europarlamentare Borghezio da parte della polizia Belga per aver manifestato a Bruxelles, senza autorizzazione del sindaco di quella città, contro l’Islam (badi bene ministro, contro l’Islam, non contro i terroristi o Al-Qaeda o Bin Laden o contro l’integralismo. Contro l’ISLAM). Immagino che il suo intervento non sia da considerarsi ‘a titolo personale’. In quanto ministro degli Esteri, immagino lei abbia pensato di protestare con l’autorità belga a nome dei cittadini italiani per i quali lei lavora (o dovrebbe lavorare). Temo di doverla disilludere. Almeno per quanto mi riguarda. Prenda pure nome e cognome dal mio blog e corregga il tiro, esprimendo la sua protesta a nome dei cittadini italiani meno uno.

Ha fatto presto ministro, ad indignarsi per quanto accaduto. Ha immediatamente alzato la voce, rivendicando la santità del parlamentare e la sua immunità da ogni forma di rispetto delle leggi. Poco importa che quel parlamentare urlasse contro una religione (che, glielo ricordo ministro, conta più di un miliardo e mezzo di seguaci sparsi in tutto il mondo) insieme a rappresentanti di movimenti xenofobi ed ultra-nazionalisti provenienti da tutta Europa. Poco importa che quello stesso parlamentare si sia fatto e si faccia quotidianamente portavoce di idee (ed azioni) profondamente razziste, non solo nei confronti di uomini e donne extracomunitari, ma anche italiani. Poco importa che quell’individuo abbia contribuito ad introdurre in Italia la politica urlata, sbavante e violenta dei proiettili inviati ai magistrati. Lei ha pensato lo stesso di doverlo difendere. Di dover alzare la voce. Forse crede di poterlo fare per risollevare un pò l’immagine di un paese servo come il nostro. Meglio farebbe, caro ministro, a ricordarsi dei panni sporchi che ancora abbiamo dentro casa nostra, invece di pretendere di andare a lavare quelli di un paese come il Belgio, dal quale, le assicuro, abbiamo solo da imparare. Meglio farebbe a ricordarsi che il governo di cui lei fa parte ancora non ha attivato le commissioni di inchiesta per i fatti del G8 di Genova, dove, le ricordo, magari non vennero arrestati parlamentari, ma vennero massacrati manifestanti inermi da forze di polizia che hanno applaudito alla morte di uno di essi. Se vuole incazzarsi ministro, si incazzi per quello. Si incazzi per le nigeriane umiliate dal suo europarlamentare immune sui treni del nord italia a suon di insetticida. Si incazzi per le vittime dell’indulto che anche lei ha votato. Si incazzi per le basi militari americane che vengono costruite sul nostro territorio a nostra insaputa e senza il nostro consenso. Si incazzi per i mafiosi, i corrotti, i condannati che siedono accanto a lei in parlamento.

La sua voce grossa non solo non incanta nessuno, ma ci sputtana bellamente agli occhi della comunità internazionale né più né meno di quanto non ci abbiano sputtanato gli sproloqui di Berlusconi ed i cinque anni del suo governo.

Perciò, caro ministro, le sue figure di merda le faccia a nome suo e basta. Non mi tiri dentro. Fosse stato per me, Borghezio non solo sarebbe rimasto in galera, ma, se possibile, nel braccio riservato agli extracomunitari. Ammesso che in un paese civile come il Belgio esista un braccio del genere.

Tuesday, September 11, 2007

Il minimo indispensabile


Essere dei complottisti nati, come me, ha i suoi vantaggi. Non ci si stupisce più di tanto di fronte a filmati come questo, il cui link ho rubato dal blog di Gery Palazzotto. Filmato peraltro simile a mille altri, che dicono più o meno le stesse cose, che da tempo girano in rete. L’aereo del pentagono scomparso, le torri che implodono, l’acciaio ‘inspiegabilmente’ fuso. E la gente che ancora aspetta che Bush vada in televisione a dire ‘si, è vero. Siamo stati noi a combinare tutto questo. Ci serviva un casus belli per toglierci dai coglioni mezzo medio oriente”. La gente che ancora aspetta di poter fare domande ai responsabili della sicurezza nazionale statunitense. Anche dopo che questi illustri personaggi hanno affermato come l’organizzazione di attentati contro gli Stati Uniti, da parte degli Stati Uniti stessi, rappresenti uno 'scenario plausibile' per poter attaccare altri paesi, nello specifico l’Iran di Ahmadinejad. Le leggi della fisica sono leggi naturali, si sente in questo filmato, e non possono essere cambiate. È vero. Però possono essere ignorate. Fintanto che non ci toccano da vicino. Fintanto che sono altri quelli che vanno in televisione a gridare il proprio bisogno di verità. Fintanto che conserviamo un minimo di benessere, siamo ben disposti a continuare a credere che negli Stati Uniti, così come in Italia, quelle leggi non esistano. Siamo disposti a credere nella veridicità dei risultati elettorali, nella buona fede dei nostri governanti, nella loro onestà anche quando usano i nostri soldi per andare a puttane o per pagarsi la coca. Saremmo disposti a credere anche a Babbo Natale e la Befana, pur di non doverci fare carico della verità. Pur di non dover rinunciare al campionato di calcio, alle ferie pagate o al televisore LCD. Possono sbattercela in faccia milioni di volte la verità. Quella

sull’11 settmbre 2001 come quella sul colpo di stato in Cile che portò Pinochet al potere dittatoriale. Quella del cosiddetto allunaggio come quella dei milioni di morti e ‘desaparecidos’ del Nicaragua, del Guatemala, dell’Argentina e via dicendo. Sarà sufficiente spostare il ditino sul tasto giusto e tutto questo verrà oscurato dalla più rassicurante maria defilippi che balla il merengue con un ballerino iperpalestrato e di 86 anni più giovane di lei. Ci prendono per il culo? E allora? È dal dopoguerra che ci prendono per il culo e ciononostante non abbiamo mai dovuto saltare un pasto. Che facciano pure.

Le vittime dell’ultimo conflitto tra occidente e medio oriente, da una parte come dall’altra, saranno anche senza colore, carne comunque bruciata sotto macerie comunque opprimenti. Ma i responsabili no. Ce l’hanno eccome un colore. Sarebbe ora che pagassero per i propri crimini, anche se questo, con ogni probabilità, non avverrà mai. Cercare di non diventarne complici attraverso l’indifferenza, attraverso una superficialità ed una ottusità tanto deleterie quanto volute, attraverso il rifiuto della ragione, è davvero il minimo che si possa fare.

Saturday, September 08, 2007

Aspettando Solzenicyn

Fino a pochi annni fa, quando ancora il termine ‘guerra fredda' aveva un senso, due grandi superpotenze si contendevano il controllo degli assetti economici e militari del pianeta. USA e URSS si sorridevano mostrando denti acuminati, spesso insanguinati e giocavano a spostare testate nucleari sui territori da loro occupati come fossero unità di Risiko. Nella filmografia hollywoodiana, il russo era il cattivo per eccellenza ed il terrorismo di matrice islamica era ancora relegato al ruolo di comparsa in qualche film comico. L’occidente anglosassone si ergeva santo ed immacolato sui grandi schermi di tutto il mondo a difesa di valori universalmente accettati come buoni quali democrazia, mercato e patatine fritte. Tutti noi vivevamo un po’ nell’angoscia di veder spuntare un funghetto atomico all’orizzonte. La caduta del muro (frase ormai eletta al rango di ‘proverbio’ per descrivere un presunto cambiamento radicale) ha cambiato gli equilibri in campo. I russi sono spariti dai cinema, sostituiti prima dai cinesi e poi, finalmente, dagli arabi. Democrazia, mercato e patatine fritte hanno invaso la piazza rossa ed i faccioni severi dei Leader sovietici, da Stalin a Cernienko, sono stati sostituiti prima da quello bonario di Gorbachev, che presto vedremo all’isola dei famosi, poi da quello alticcio di Eltsin. Mi sarei aspettato, dopo questi due, che a guidare la Santa Madre Russia arrivasse Bombolo, ed invece è spuntato Putin. Anche lui ci prova. Si fa riprendere mentre ‘gioca’ al Judo con un bambino giapponese che lo manda al tappeto e ogni tanto cerca anche di sorridere, ma l’old style sovietico è palese a tutti. Ciononostante, Vladimir è entrato nei cuori dei potenti d’occidente ed è tutto un darsi gran pacche sulle spalle. La Russia continua ad essere un fiero alleato della NATO. L’Unione Sovietica era la negazione della libertà, esclusa forse la libertà di lavorare. C’erano i gulag, lo sterminio dei dissidenti, il razzismo. La stampa era strettamente controllata dal potere dittatoriale. Ed oggi? Oggi Piotr Gabrijan, il procuratore a capo dell’inchiesta sull’omicidio di Anna Politkovskaja, viene rimosso dal suo incarico e sostituito con un giudice più anziano e più alla portata del ministro della giustizia russa. Oggi i ‘silovki’, gruppo ristretto di potenti e mafiosi, vicini al presidente russo e radunati attorno ai servizi segreti FSB (ex-KGB, ex-CEKA ecc. ecc.), “controllano tutto in questo Paese: dai media ai servizi segreti alla polizia alla magistratura, senza parlare di Parlamento e governi regionali; il loro potere non ha più limitazioni. Avevano già deciso d'affossare questo processo e adesso allontanando Gabrijan, faranno finire l'inchiesta in un nulla di fatto” (parole di Dimitri Muratov, caporedattore della Novaja Gazeta, il giornale della Politkovskaja, pronunciate in diretta a ‘Radio Moskvji’). Oggi si manifesta per ricordare la giornalista uccisa e si finisce in galera per questo. Oggi le ONG presenti sul territorio soviet…pardon, russo, sono costrette alla schedatura e, quando la loro registrazione viene rallentata o rifiutata, sono obbligate ad interrompere le attività, come è successo a Human Rights Watch, Amnesty International e Medecins Sans Frontieres. Oggi i PRESUNTI terroristi ceceni (notare il peso della parola ‘presunti’) vengono allegramente torturati e malmenati nelle carceri speciali. Oggi alla Russia non servono più le testate nucleari. I rubinetti del gas fanno molta più paura.

Verrebbe voglia di lanciare una campagna tipo ‘compra anche tu un mattone. Ricostruiamo il muro’…

Tuesday, September 04, 2007

Mamma mia che impressione!

E io che credevo che Fioroni fosse un imitatore del mitico Mario Pio di Alberto Sordi. E invece prima ripesca dal pozzo scavato dalla Moratti gli esami di riparazione, poi manda in soffitta le famigerate tre ‘i’ tanto care al cavaliere (i-mpresa + i-nglese + i-nternet = i-diota o i-gnorante, a seconda) e rilancia materie prettamente comuniste come la grammatica, la storia e la matematica.
Deve
essersi accorto anche lui che molti internauti, pur conoscendo a menadito l’html, hanno scordato l’italiano, ritengono che l’h in quanto muta sia una lettera inutile e sono convinti che Giulio Cesare sia un centravanti brasiliano. Non c’è voluto molto dopotutto. 36 milioni di euro presi dalla finanziaria ed un può di buona volontà da scout. La destra, ovviamente, è insorta, ma non i soliti Bonaiuti o Schifani sono stati mandati in prima linea. Bensì una non meglio identificata senatrice che ha parlato di ‘svolta conservatrice’ del ministro. Bonaiuti e Schifani erano troppo impegnati a suggerire al Cavaliere di portare Giulio Cesare al Milan…

Riconosco di essere sorpreso. Ritenevo fondamentale un ritorno a modelli di insegnamento tanto vecchi quanto efficaci e tuttora mi auguro che vengano definitivamente archiviati sia la classificazione morattiana delle scuole che l’infame sistema di crediti e debiti, e si torni alle scuole elementari, medie e superiori con i vecchi voti. Ma non mi aspettavo decisioni del genere da un ministro come Fioroni. Non dopo un anno e mezzo di governo Prodi.

Il mio ego complottista urla alla magagna. Un ministro che sfila al Family Day che parla di valori della Resistenza ed opera affinché vengano insegnati nelle scuole? Sembra troppo bello per essere vero. Se qualcuno intravede la fregatura, per favore, mi illumini.

Monday, September 03, 2007

Un popolo di santi, eroi e navigatori


“Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere.”

Con queste parole, veniva riconosciuta alla memoria del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa la medaglia d’oro al valor civile. Parole fredde e volutamente pompose che purtroppo finiscono per sminuire la reale portata del sacrificio di chi le riceve.

Io avevo dodici anni quando fu ucciso. Ricordo che mio nonno, ascoltando la notizia al telegiornale, commentò dicendo ‘in quella prefettura pure la sedia dove si sedeva era mafiosa’. Facile da capire per un dodicenne. Più difficile immaginare il reale significato di queste parole, il retroscena del delitto Moro, le indagini su carte e documenti dello statista scomparse, poi riapparse, poi ricomparse di nuovo. L’assurdo intreccio tra terrorismo, P2, servizi segreti e politica di quegli anni, che ancora oggi viene in larga parte tenuto segreto. Volutamente, perché noi cittadini certe cose non dobbiamo saperle, ci fa male.

Quanto ci sarebbe da parlare, da spiegare, da rivelare su questa storia? Quanta curiosità dovrebbe suscitare in noi a 25 anni di distanza? Magari qualche giornalista ci avrà pure provato, ma senza lasciare traccia. In televisione per lo meno, la nutrice di chi ha ormai dimenticato i libri. Giuseppe Ferrara ed il suo ‘Cento giorni a Palermo’ rimangono una voce nel deserto che urla nella tempesta di puttanate che propone il cinema italiano. Poche parole oggi, per la commemorazione, e poi via a riparlare di Garlasco e del PD. Ucciso non due, ma mille volte. E da milizie ben più organizzate di quelle che quel giorno uccisero lui, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Un popolo di eroi, santi e navigatori…ma quali? I nostri eroi oggi si chiamano Maurizio Corona, i nostri santi passano giornate intere chiusi dentro ad una casa sotto gli occhi di milioni di persone che aspettano solo di vederli scopare tra di loro.

Rimangono i navigatori. Quelli che da bravi fessi decidono di ‘cercare’ nel mare del web, spinti dalla curiosità, dalla necessità di sapere. Quelli che rinunciano ad andare in vacanza sul Nilo o a Miami etc.

Io, nel mio piccolissimo, ho deciso di farlo...nei limiti del possibile.

In Memoria

Thursday, August 30, 2007

I cani rivoluzionari della Sardegna

Il Nulla. L’abbiamo temuto. L’abbiamo intravisto in 5 anni di berlusconismo spinto, ma non si era mai rivelato appieno. Tormentava il nostro sonno e popolava i nostri incubi peggiori sotto forma di sorrisi smaglianti ad ottantadue denti pronti ad azzannare il ‘comunista’; ciocche di capelli trapiantati e rampicanti pronti a strangolarlo; veline mannare con vagine dentate pronte a sbranarlo. Per cinque anni abbiamo camminato guardinghi per le strade del paese, evitando i faccioni cartellonati degli ‘impegni concreti’ e dei ‘miracoli’ a burro e parmigiano, quasi temendo che reagissero a quel barlume di libero pensiero che ci è rimasto e ci piovessero in testa schiacciandoci. Poi, per qualche motivo che ancora non mi è chiaro, siamo stati chiamati alle armi e, forti della nostra disperazione, abbiamo indossato l’armatura elettorale, impugnato la matita e ci siamo infilati in quella cabina-panzer, pronti a sparare. Abbiamo sognato, abbiamo sofferto per una notte ed un giorno, ci siamo incazzati. Ed alla fine è arrivato Lui. Quest’essere chimerico mezzo uomo e mezzo padrepio, presentatosi agli italiani all’insegna della ‘maestà della Legge’. Col suo primo decreto legge ha svuotato le carceri…Abbiamo sperato di aver sconfitto il Nulla, ma al suo posto è arrivato suo fratello gobbo: il Niente. Oggi il Niente imperversa sulle nostre vite, ma è meno occulto del Nulla e più prevedibile. Non distrugge, si limita ad aspettare la fine naturale degli eventi. Magari dando una spintarella qua e là, per accelerare l’esito infausto, eutanasia forzata del pensiero, unico paziente che, nonostante l’immobilità e la sofferenza, ancora vorrebbe vivere.

Ma il Nulla non è morto. Sbraita, sbuffa, si spettina e sfila in cortei di salme ben vestite che sventolano bandiere D&G, ma non dorme. Anzi, proprio adesso comincia a rivelarsi di nuovo. Ma stavolta in maniera più esplicita, diretta, senza vergogna. è alto, freddo, vestito da uomo che indossa la minigonna e le autoreggenti, stereotipato in ogni movimento, sorriso o sguardo. Il mio frigorifero s’è arrapato quando l’ha visto. L’ho portato a far riparare.

Il Nulla non parla, recita. Quasi nessuno l’ha mai visto di spalle ma alcuni giurano di aver scorto un cordoncino munito di anello fuoriuscire dalla schiena, tra le scapole. Non esprime concetti, parla di se stesso. Provate a trascrivere uno qualsiasi dei suoi discorsi e dopo cancellate tutte le parole inutili, i luoghi comuni, i congiuntivi sbagliati e le frasi fatte. Rimarranno solo le domande dei giornalisti, e nemmeno tutte. Non è in grado di sostenere una conversazione coerente. Reagisce invece in maniera monosinaptica a precise parole-stimolo che attivano direttamente il generatore automatico di risposte che Gasparri ha installato ad Arcore. Laureato in accavallamento di gambe, non è mai nato. È stato generato alchemicamente. Sotto gli occhi avviliti di un marmoreo quanto massonico Ermete Trismegisto, moderne tecniche di clonazione genica hanno sposato antichi processi di calcinazione. Il risultato magari non trasforma in oro i metalli vili, però smerda tutto il resto che è una bellezza.

Il Nulla, il Niente ed ancora il Nulla.

I cani della Sardegna sembrano essere gli unici ad aver percepito questo orrore, e cercano la libertà allo stato brado!

Wednesday, August 29, 2007

Tra 12 mesi vado in ferie


Eccomi qua, reduce da tre settimane di vacanze durante le quali sono tornato a respirare la mia lingua, a mangiare il mio cibo e, soprattutto, a bere il mio vino! Sarà cambiato qualcosa rispetto a tre settimane fa? Vediamo…apro il giornale e leggo “Al sud laurearsi non basta. Si lavora per ‘conoscenze’”; "Calabria: spari allo spettacolo di Benigni"; "Sommossa nella notte nel CPT di Bari Palese: due feriti". Ok, non è cambiato niente. Ricominciamo…

Friday, August 03, 2007

Buone vacanze a tutti

Cari amici vicini e lontani (ma per lo più lontani), Lesandro saluta tutti, monta in macchina, si fa 1800-1900 km circa e se ne torna a casa per le ferie! Finalmente. Un saluto a chi passa, a chi va in ferie come me e a chi invece lavora anche in questo periodo.

A presto

Wednesday, August 01, 2007

Harry "John Holmes" Potter

È interessante curiosare tra le chiavi di ricerca che la gente utilizza per accedere al mio blog. Ovviamente molti inseriscono sequenze di parole che magari ho utilizzato anche io in post diversi, e si ritrovano da Lesandro’s per sbaglio, però è proprio questa varietà che trovo interessante. E, da quando determinati post sono comparsi su questo blog, anche…preoccupante.

Ad esempio, nel mese di luglio la chiave più utilizzata è stata la parola ‘millanta’, versione un po’ arcaica di ‘mille’ che compare nel mio post sulla liberazione di Hanefi. Segue, apparentemente campione indiscusso di ricerche cyberspaziali, la sequenza ‘legna da ardere’, argomento trattato dall’amico Fulmyne in uno dei suoi post al vetriolo. Fin qui parrebbe che gli italiani, azzardando un’improbabile media sulle poche visite del mio blog, siano tutti dei grandi romantici rispettosi dell’ambiente. Poi però le cose cambiano. L’impeto ecologista si smorza sulla terza posizione che chiama in causa il ‘prezzo dei fucili a pompa’…come si legge in un mio post ormai vecchio di qualche mese. Pertanto, consultate le prime tre posizioni, gli italiani apparirebbero come dei grandi romantici rispettosi dell’ambiente e un po’…incazzosi. Ma tant’è, lo ripeto, è più la curiosità che non la voglia di stilare statistiche, che sarebbero decisamente inopportune visto il traffico di questo mio giornale. Inopportune ed anche preoccupanti. Che pensare infatti del simpatico utente che è venuto a trovarmi chiedendo del…’pisello di harry potter’?

Tuesday, July 31, 2007

La riforma del welfare come se fosse antani

Allora, facciamo a capirci. Non credo di essere totalmente idiota, non ancora per lo meno. mi riconosco una discreta capacità associativa ed una certa destrezza con la lingua italiana. Ritengo, al peggio, di poter rientrare nella fascia di intelligenza propria dell’italiano medio. Allora perché più leggo i giornali meno capisco quello che dicono? Mi sono ritrovato adesso, a mezzanotte e dieci, a leggere online il nuovo numero de l’Unità ed ho trovato un paginone centrale, dove Cesare Damiano, che se non sbaglio è Ministro del Lavoro, pretende di spiegare all’italiano medio, ovvero a me, in cosa consiste la riforma del welfare su cui tanto si dibatte in questi giorni. “Meno male” mi son detto “era ora che qualcuno parlasse chiaro”. La spiegazione procede a punti. Non ve li riporto tutti, solo i più…chiari.

Punto 4: Ridefinire il sistema dei c.d. ammortizzatori sociali in chiave universalistica (minchia!...universalistica…) ed in una logica proattiva (però…pure proattiva!), superandone l’impostazione assistenziale e “difensiva” (anche io opterei per un più sfrontato 4-3-3) per trasformarlo in uno strumento funzionale a nuovi impieghi con il concorso stringente delle politiche attive e dei servizi per l’impiego in un quadro di forte collaborazione fra Stato, Regioni, Parti sociali ed attori di sistema.

In altre parole, ‘c.d.’ significa ‘cosiddetti’…

Punto 6: Contrastare il lavoro nero e irregolare con un set di strumenti sempre più pregnanti ed incisivi (estensione DURC, indici di congruità, comunicazione di assunzione il giorno precedente).

Certo che con questi strumenti pregnanti ed incisivi il lavoro nero ha le ore contate! Non tanto per l’indice di congruità che pure fa paura. Ma l’estensione DURC è tremenda. Un mio amico ne ha presa una in fronte una volta e quasi moriva.

Punto 8: Intervenire in materia pensionistica e previdenziale con una rivisitazione della normativa, in funzione equitativa (questo me l’ha sottolineato pure il correttore automatico di windows…) in grado di contemperare (contemperare? Cioè temperare insieme? Ma nel senso di fare la punta?) esigenze sociali e individuali con le compatibilità finanziarie di medio e lungo periodo, migliorando, altresì, (ma sì…abbondiamo con le virgole…come faceva Totò) le pensioni basse, nonché, con l’insieme delle varie misure, i livelli delle prestazioni pensionistiche (ad es.: favorendo il riscatto dei corsi di laurea; rendendo più agevole la totalizzazione; riconoscendo la contribuzione figurativa piena durante la fruizione dell’indennità di disoccupazione, di cui è stata migliorata, la durata e l’entità)(ed era un esempio…). Pur nella brevità del periodo temporale (quello sintattico in effetti è abnorme…) trascorso e in presenza delle note difficoltà nei percorsi parlamentari, l’insieme di misure fin qui attuato, unitamente a quelle proposte ed avviate, costituisce, dunque, un notevole grado di avanzamento nell’attuazione del Programma di Governo e conseguentemente un significativo e radicale cambio di rotta rispetto al passato, comportando, altresì, una complessiva ed imponente ridistribuzione di risorse finanziarie sul lavoro, sulle tutele e sulle pensioni che attesta l’attenzione che il Governo riserva ai ceti più deboli e a tematiche di alto valore ed interesse sociale. L’obiettivo resta quello di consegnare al Paese, al termine della legislatura, un sistema più equo, più solidale, più garantito che sappia dare opportunità alle giovani generazioni, tutele ai lavoratori, dignità ai pensionati, e che sia in grado di assicurare la crescita nell’equità,dimostrando come si possano coniugare ragioni produttive, esigenze di innovazione, elementi di costo con una “buona occupazione” che è garanzia essa stessa di vera crescita del Paese.

Ovvero, fino all’illuminante esempio un accrocco di parole che nemmeno quando giocavo a scarabeo. Poi, dopo, l’elogio, contemperato, del, significato, equitativo, nascosto. Altresì.

Non so a voi, ma a me sa tanto di supercazzola…

Monday, July 30, 2007

Più della spada...

Ora diteci che siamo ingenui, arretrati, incivili. Diteci che siamo disposti a sopportare tutto a testa bassa e ci incazziamo solo quando ci toccano il gioco del calcio. Diteci quello che vi pare. Però ieri, le strade di Baghdad si sono riempite di gente e, forse per la prima volta dal 2001 ad oggi, non per inseguire il corpo di qualche bambino avvolto nella bandiera. Non per bruciare simboli nemici o per gridare rabbia. Ma per esultare per la vittoria della nazionale nella Coppa d’Asia. Un colpo di testa dell’attaccante Younis e all’improvviso non siamo più in grado di distinguere tra loro e noi. All’improvviso razza e religione se ne vanno al diavolo e non contano più niente. I colori delle bandiere che gli iracheni si dipingono sulla faccia non sono diversi da quelli che ci dipingemmo noi poco più di un anno fa. Stesse le facce all’insù di chi ha seguito la partita in televisione. Se tutto questo è stato possibile in una città che conta quotidianamente i suoi morti, dove 50 persone sono state uccise proprio in occasione dei festeggiamenti della semifinale. Se nonostante la paura ed il sangue le persone hanno comunque voluto manifestare la propria gioia per questa vittoria ottenuta da giocatori che non vanno certo in giro in ferrari, allora diteci quello che vi pare, ma abbiamo ragione noi!

Se solo in america fosse il calcio lo sport nazionale…se solo fossero un po’ più italiani. Magari avrebbero un McMastell al ministero di grazia e giustizia, ma quanto camperemmo meglio tutti!!!

Thursday, July 26, 2007

La noia della morte

La maggior parte dei militari americani impegnati oltreoceano, per lo più in medio oriente, arriva dalle due più grandi basi militari americane. Quella di Fort Hood in Texas (19.000 militari impegnati fuori dai confini americani) e quella di Fort Lewis, Washington (10.000 unità impegnate). Sono molte le cose che accomunano questi due posti. Non solo il grande contributo di soldati alle guerre a stelle e strisce, ma anche il tipo di corpi che vi vengono addestrati, l’enorme estensione delle basi stesse (Fort Lewis copre 350 km2) e, recentemente, anche i…funerali. Il generale Jacoby, comandante di Fort Lewis si è infatti trovato a dover affrontare un problema già ‘risolto’ dal suo collega texano: i morti! Troppi soldati morti. La liturgia funebre di Fort Lewis prevedeva funerali individuali per ogni militare caduto. Però, solo nel mese di maggio, ben venti delle ex-reclute di questa base sono passate a miglior vita. Venti funerali in un mese? Venti volte costretti ad accogliere parenti ed amici distrutti dal dolore? Venti volte costretti ad ascoltare il cappellano militare ripetere le stesse noiose frasi di condoglianza, fede, patriottismo e speranza? Che due palle! Facciamo così, facciamone uno al mese, cumulativo e non se ne parli più! E così, forte del proprio militare pragmatismo, il generale Jacoby ha ordinato che venissero celebrati funerali mensili ‘una tantum’, proprio come già avviene da tempo nella base di Fort Hood. D’altra parte i militari hanno cose più urgenti ed importanti a cui pensare che non tentare di spiegare ad una moglie, ad un figlio o ad una madre, perché il loro caro è saltato per aria dall’altra parte del mondo. Questi sono dettagli. E poi, tutti quei funerali. Il morale degli uomini scende. Certi avevano pure cominciato a togliere i paginoni centrali di playboy da sopra le brandine. Meglio ridurre il numero. Oltretutto, a celebrare troppe liturgie funebri, la gente potrebbe anche pensare che ad andare in guerra si rischia di morire.

Wednesday, July 25, 2007

Lettera mai scritta

Ciao, mi chiamo Mion. Sono bosniaco e sono emigrato in Italia per cercare lavoro. Ho una moglie e due figli che ho dovuto lasciare in Bosnia, proprio perché devo pensare a mantenerli. Sembra paradossale a dirlo così, ma invece è vero. Devo lavorare per loro e non ho abbastanza soldi per portarli con me. Questo mi rende triste ma anche motivato. Sono venuto in Italia per fare qualcosa di buono per loro e per me. Ma non è stato facile. La gente ti guarda sempre con un misto di sospetto e indifferenza quando sei in un paese che non è il tuo. Non è facile fare altrimenti, lo capisco. Dopotutto sono molti quelli di noi che finiscono, volenti o nolenti, a delinquere. Però non siamo tutti uguali no? La storia dei singoli dovrebbe contare qualcosa no?
Forse anche io ero così prima. Forse anche io mi sono ritrovato a giudicare le persone per come parlavano, per come vestivano. Per tradizioni diverse dalle mie. Poi sono dovuto emigrare, e mi sono trovato dall’altra parte. Ad essere giudicato per come parlo, per come vesto. Per tradizioni troppo diverse dalle vostre. Non è stato facile, ma è stato utile. Mi ha aiutato a capire tante cose, anche della mia gente. Anche di quelli che finiscono in galera. La gente non ci pensa, né lo facevo io forse. Ma non abbandoni la tua famiglia, i tuoi cari, non ti imbarchi su un gommone insieme ad altre cento persone, non rischi di annegare né di finire in galera…se puoi farne a meno. Molti mi hanno detto che venendo in Italia ho sperato di trovare l’america, la bella vita, le belle macchine. Veramente, da che sono qui, ho sempre fatto il manovale. Però nessuno ha mai pensato che, se avessi potuto, ne avrei fatto volentieri a meno e me ne sarei rimasto a lavorare a casa mia.
Tanti arrivano a dire che ‘ce l’abbiamo nel sangue’. Essere una ragazza rumena ormai è diventato sinonimo di essere una prostituta. Un albanese è per definizione un ladro, un bosniaco un questuante. Dicono che non ci interessa lavorare. Il fatto che ti trovi ad affrontare mille difficoltà per fare qualcosa a cui rinunceresti volentieri, non conta. Mille difficoltà, a cominciare dalla lingua. Non si impara mica in un attimo una lingua tanto diversa dalla tua, specialmente se non puoi permetterti scuole o corsi specializzati. Eppure a questo non ci pensa mai nessuno. Il massimo della considerazione che ottieni dopo tanta fatica fatta per assimilare una lingua nuova attraverso la televisione, quasi per osmosi, è sentire qualcuno che si diverte a parlare col tuo accento o che ti chiama ‘vù cumprà’. Se sapessero quanta ansia, quanta fatica, quanta frustrazione c’è dietro quel ‘vù cumprà’…
Ma alla fine, anche a questo non ci si fa più caso. Non per altro, ma perché ti accorgi che tutto ciò che in te non va, tutte le critiche, i giudizi, fino anche alle offese, alla fine riguardano solamente aspetti superficiali del tuo essere. Ecco, è in questo che emigrare è stato un’esperienza utile. Cominci a riconoscere le cose veramente importanti. Sono proprio quelle che tanti decidono di ignorare.
L’altro giorno, ero al mare. Mi piace il mare. È sempre lo stesso, da qualunque spiaggia lo si guardi. Ero con mia sorella. Anche lei vive in Italia. Eravamo in spiaggia e ad un certo punto ho visto due bambini in mezzo all’acqua che rischiavano di annegare. Mi ricordo che ho girato lo sguardo intorno, quasi per richiamare l’attenzione, ed ho incontrato gli occhi di un altro ragazzo. Ci siamo parlati, con uno sguardo. E ci siamo detti “Ecco! questo è importante”. Nessun problema di lingua, parlavamo la stessa. Un attimo dopo eravamo in acqua e siamo andati a salvare i bambini. Solo che…io non so nuotare. E mentre cercavo di ritornare a riva, la corrente mi ha tirato sotto. E sono morto così.
Spero che mia moglie ed i miei figli non soffrano troppo. Che capiscano quanto fosse importante. Spero che ce la facciano. Spero che ce l’abbia fatta l’amico che si è tuffato con me.
Certo, mi dispiace di essere morto. Se avessi potuto, ne avrei fatto volentieri a meno. La vita era importante per me. Forse è per questo che voi avete deciso di ignorarla.

Wednesday, July 18, 2007

Anteprima mondiale su Lesandro's!!! Svelati i segreti sul nuovo Harry Potter

Centinaia di migliaia, se non milioni di fan del maghetto con la cicatrice hanno protestato per l’imminente trapasso del loro piccolo (si fa per dire…ormai) eroe. E l’autrice dei romanzi, Joanne Kathleen Rowling, la scrittrice più ricca del mondo, ha fatto marcia indietro.
In esclusiva per i lettori di Lesandro’s, le nuove trame ed i nuovi intrecci magici di Harry Potter.

Harry Potter finalmente si diplomerà alla scuola per giovani maghi di Hogwarts. In occasione della festa di consegna del diploma, tanto per risparmiare sul ricevimento, annuncerà il proprio fidanzamento con la bella Hermione Granger, la streghetta so-tutto-io. I due si metteranno subito alla ricerca di un lavoro ma tutti i concorsi per accedere al tempo indeterminato banditi dal Ministero della Magia sono taroccati e i posti vengono puntualmente assegnati a maghi e streghe raccomandati dai tempi di Merlino. Harry decide di mettersi in proprio il giorno che si accorge di lasciare un numero sospetto di capelli sul cuscino e di essere ancora inevitabilmente disoccupato. Mette su uno studio di consulenze magiche coi pochi soldi rimastigli dall’eredità paterna e all’inizio riesce a campicchiare aiutando maghi frustrati che vogliono il pisello più lungo o streghe obese che vogliono indossare una 42. Hermione nel frattempo contribuisce ricamando bacchette magiche per una ditta minore di merchandising di Diagon Alley. Ma ben presto la scarsezza di clienti comincia a rappresentare un problema. Come si dice, fatto l’incantesimo, scoperta la formula e ormai tutti i maghi si allungano il pisello a piacere e tutte le streghe sono anoressiche. Il nostro non sa come fare. La cicatrice sulla fronte è ormai scoperta ed al centro di un ampio piazzale lucido. Anche Hermione comincia a mostrare segni di cedimento. Niente di grave se si escludono la barba ed i baffi causati dalle vagonate di pillola anticoncezionale scaduta che la strega deve assumere per non sfornare altri maghetti e streghette che la coppia non potrebbe permettersi. I due iniziano a tirare a campare. Harry incanta cineprese e macchine fotografiche per catturare immagini di Albus Silente e Minerva McGranitt alla toilette. Sfiora un insperato successo con uno scatto di Severus Piton in reggicalze, ma l’editore della Gazzetta del Mago, Draco Malfoy, prima lo rifiuta poi gli sottrae magicamente la pellicola e pubblica la foto col suo nome. Hermione sbarca il lunario facendo calendari nuda per riviste da ferrovieri del binario 9 ¾. Alla fine i due sono alla fame. Harry sembra ormai Kojak mentre Hermione porta le tette annodate dietro al collo per non inciamparci mentre cammina. Che ne è stato dei bei tempi andati? Voldemort, antica nemesi, ormai si è ritirato in pensione, ricco sfondato in un castello sulle isole Shetland e vive circondato da collaboratrici politiche in perizoma. Hogwarts è stato ristrutturato ed è oggi un centro commerciale. Ron Weasley, amico d’infanzia, è subentrato al padre al Ministero e passa le sue giornate al cesso con vecchi numeri della Gazzetta del Quiddic. Rubeus Hagrid si droga e vive di elemosina. Edvige, la fidata civetta-postino, ha placato i perenni brontolii gastrici della magica coppia molto tempo fa.
Finchè un giorno, nel cuore della notte, un lampo! Harry si sveglia ed il dolore alla testa è fortissimo. Un nuovo attacco del redivivo Lord Voldemort? No. Un’idea geniale. Emigrare. Emigrare nell’unico posto dove è possibile vivere bene, soprattutto se si è dei perfetti cialtroni messi su da un’abile campagna editoriale. Emigrare in Italia! Tirato un calcio in culo alla povera Hermione, il piccolo mago fallito venne in Italia e, forte di una rinata passione per l’avventura, decise di affrontare nuovamente l’impossibile nel mondo dei babbioni (non è un errore di battitura…).
E fu così che nacque il Partito Democratico.
È più sicuro, pagano un sacco di soldi e non finirai mai ad Azkaban perché tanto c’è l’immunità parlamentare! Certo, magari qualcuno ti coprirà di maledizioni, ma tanto sei mago, che te frega?

Friday, July 13, 2007

Ceppaloni, Texas

L’Armageddon! Finalmente! È questo il tono dei giornali stamattina, dopo che il governo è stato battuto ieri in senato su un non meglio precisato emendamento presentato da un non meglio precisato senatore Manzioni nell’ambito di una non meglio precisata riforma della giustizia. Già perché quello che attizza la carta stampata, ma vale anche per i telegiornali, non è tanto l’argomento del dibattere o il suo perché, quanto il solito fastidioso gossip su ministri, senatori e deputati che si insultano a vicenda, minacciano dimissioni o invocano elezioni. Oggi ad esempio si vota su di un emendamento presentato sempre dallo stesso Manzione riguardo alla presenza delgi avvocati nei consigli giudiziari. Piccoli problemi dell’utente medio dell’informazione italiana: a) chi è Manzione? Un senatore diellino (alla faccia di chi dice che il governo è schiavo della sinistra estrema…), ma più di tanto non ci è dato sapere. Perché propone emendamenti come se fosse estraneo alla maggioranza in cui è stato eletto? Non ci è dato saperlo. Che cazzo è un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. Cosa comporta la presenza o meno degli avvocati in un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. E poi, di quali avvocati si sta parlando? Non ci è dato saperlo. Ci è dato sapere invece che la senatrice forzitaliota Bonfrisco ha dato al senatore d’Ambrosio del ‘assassino e criminale’ minacciandolo con frasi tipo ‘oggi è il tuo giorno!’. Non vedo perché tutto ciò dovrebbe stupire visto il datore di lavoro della Sig.ra Bonfrisco. Ci è dato di sapere che Mastella continua a sostenere questo difficile momento con frasi tipo ‘a me me lo fai grosso’, ‘la roba regalata rimane incatenata’ e ‘se continuate così non gioco più’ mentre Fassino imperversa furibondo nelle aule parlamentari urlando ‘cappuccino tiepido e cornetto caldo, grazie’. Ma più di questo non ci è dato sapere. Certo, ogni tanto qua e là compaiono prolissi elaborati giudiziari in cui esperti ‘spiegano’ ad altri esperti in cosa consiste la riforma, ma a noi poveri comuni mortali e biologi, e che pertanto apprezziamo il clare loqui solo quando si chiama parlar chiaro, non ci cagano più di tanto.
Una cosa però ci conforta, e cioè vedere come certe tendenze ceppaloniche abbiano ormai fatto scuola in tutto il mondo. Infatti, se è vero che il nostro Ministro di Grazia e Giustizia affronta con piglio severo il rischio della crisi esclamando ‘lo dico a mamma!’, è anche vero che il cespuglio americano (G.W. Bush) fronteggia il voto della Camera statunitense che gli impone il ritiro delle truppe dall’Iraq entro il primo aprile 2008 (senza ‘assassino’, ‘criminale’, ‘la paghi’ e via dicendo…solo col voto) con frasi tipo ‘adesso meno tutti!’. Ma si sa, gli americani dopotutto sono italiani mancati.

Thursday, July 05, 2007

La 'nyocca' di ferro

Sul sito dell’Independent oggi compare un articolo dal titolo “Vulgar Berlusconi pays tribute to the sex appeal of the Iron Lady”. Sembra che nella stessa occasione in cui lo psiconano ha pensato bene di definire ‘stronzate’ le asserzioni rilasciate da Prodi in campagna elettorale, abbia anche esaltato le doti fisiche della Tatcher definendola ‘una bella gnocca’. Peter Popham, inviato a Roma, in queste cose ci sguazza e da il meglio di se. Dopo aver accuratamente tradotto l’infelice frase (a great piece of pussy) ed aver minuziosamente descritto la fonetica dell’appellativo in questione (nyokka), si ferma a riflettere sul fatto che l’allora in carica Presidente francese Francois Mitterrand definì una volta la Lady di ferro una donna con ‘gli occhi di Caligola e la bocca di Marylin Monroe’, concludendo che, evidentemente, Berlusconi deve essere stato attratto da altri dettagli dell’anatomia dell’ex-Primo Ministro britannico. In ogni caso, ci informa Popham, ‘gnocca’ è un termine dialettale che significa ‘vulva’ ed è normalmente usato in Italia dagli operai, dai camionisti e dai Presidenti del Consiglio che abbiano governato più a lungo il paese. Sembra che il giornalista Popham abbia anche trovato una definizione ‘accademica’ di ‘gnocca’ su di un sito web italiano (definito ‘faintly priapic’…) in cui si legge che “la caratteristica fondamentale della gnocca è quella di saper afferrare dai comuni mortali qualsiasi cosa ella desideri”. Una definizione che farebbe arrossire parecchi esponenti Tory del parlamento inglese a quanto pare.
Ma ormai, negli articoli che si leggono nei giornali inglesi quando si parla di Berlusconi, non c’è più solo il sarcasmo e l’umorismo di chi si diverte a trattarlo per il guitto che è. C’è anche la consapevolezza del contesto in cui quest’uomo si muove. In cui cerca disperatamente di arrivare alle elezioni, ben sapendo che se il governo cade subito forse allora può ancora pensare di rimanere ‘in campo’. Sennò c’è la Brambilla (far-right pin-up…la squinzia di estrema destra). E comunque, Mr. Berlusconi ha amici influenti anche nel governo attuale, con quel ministro ‘centrista’ di Mastella che ‘once again’ minaccia dimissioni a destra e a manca se non fanno tutti come dice lui. Come i bambini che giocano a pallone, col proprietario del pallone che decide le regole ‘sennò me lo porto via’.
Ecco. È così che appare l’Italia quando non è guardata attraverso il filtro della televisione italiana. E sinceramente non vedo perché dovrebbe apparire diversamente