Thursday, November 15, 2007

Giovani fotografi crescono...male

Arrivano segnali inquietanti dai giovani. Inquietanti è dire poco. Il 31 ottobre scorso, una ragazza di sedici anni è morta in una autostazione di Modena, schiacciata sotto un autobus. Successe anche a me, tempo fa, di assistere ad una scena del genere. Protagonista ancora una volta una ragazza di quell’età, investita da un camion mentre viaggiava in motorino. E se ci ripenso ancora tremo, come iniziai a fare allora, dopo aver constatato il decesso di quella povera ragazza distesa sulla strada. E forse, qualcuno dei compagni che accompagnavano la ragazza di Modena avrà avuto la stessa reazione che ebbi io. Però altri no. Per alcuni di quei ragazzi, in quel momento, era più importante mettere mano al telefonino e filmare il corpo straziato della loro amica, per avere qualcosa di shockante da buttare in pasto alla rete. Ed io mi domando come sia possibile che l’immagine di un’amica, una conoscente o anche una sconosciuta, ridotta in quel modo, morta, possa attraversare l’anima di un adolescente senza lasciare traccia. Senza sconvolgere minimamente i sentimenti.

Tutti a sedici anni siamo stati un pò idioti, per carità. Ci siamo fatti beffe ed abbiamo riso di cose che divertenti non erano. È inevitabile credo. A quell’età non si pensa alla morte per fortuna, si è troppo impegnati a vivere. Ma qui la storia è diversa. Qui si intravede il rifiuto di quella vulnerabilità che ti porta a piangere di fronte alla tragedia, quando questa colpisce direttamente la tua esistenza. Un rifiuto volontario che non ha nulla a che vedere con quei meccanismi di autodifesa psicologica che normalmente vengono attivati per sopportare il dolore della perdita, ma che invece sembra dettato dallo scarso valore (nullo in verità) che viene riconosciuto alla vita di una ragazza da un suo coetaneo. Non si pensa alla tragedia. Non ci si chiede se avrà sofferto nel morire in quel modo. Non si pensa al fatto che, magari proprio mentre lei moriva, sua madre era in casa che preparava la colazione, ignara del dramma che l’aveva appena colpita. Tutto questo non conta. Molto più importante riprendere il tutto per farsi un nome in rete. Per emergere, per distinguersi dallo sfondo di varia umanità che popola il web. Migliaia di anni di letteratura, filosofia e pensiero umano, quand’anche non religioso, assassinati con un telefonino.

Il preside della scuola dove studiava Sara Hamid, questo il nome della giovane, parla di “agghiacciante degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti”. ‘Agghiacciante’ è proprio il termine che è venuto in mente anche a me nel leggere questa notizia.

Chi ha fatto scuola in questo senso? Certo, non è infrequente incontrare in qualche film lo stereotipo del cronista d’assalto pronto a farsi inquadrare dalle telecamere davanti alle scene più macabre, perché ‘la gente vuole sapere’. Né mancano i casi di ‘diritto di cronaca’ sbandierato a destra e a manca ogni volta che un tiggì ripropone scene di morte (in realtà a solo per amore di audience). Personalmente, mi sento di buttare nel mezzo anche le ‘provocazioni’ pseudo-artistiche di qualche fotografo di casa nostra. Il resto, probabilmente, è solo rincoglionimento precoce da grande fratello.

Monday, November 12, 2007

Il calcio italiano

Problemi in Italia ce ne sono, ci sono sempre stati e, temo, sempre ci saranno. Ma non si risolvono a mugugni, espressioni di disgusto o di rabbia o, peggio ancora, interrogazioni parlamentari. La giornata di ieri e stata innalzata agli onori della cronaca nazionale ed internazionale per le azioni di guerriglia scatenate da gruppi di persone inferocite per l’uccisione di Gabriele Sandri in un autogrill nei pressi di Arezzo. Era un tifoso della Lazio e, per cause ancora tutt’altro che chiare, è stato raggiunto da due proiettili durante una rissa scoppiata nell’area di parcheggio dell’autogrill di Badia al Pino. Ad esplodere i colpi, un agente di polizia accorso sul posto insieme ad altri colleghi per sedare la rissa. Non si sa come i due colpi siano stati esplosi. Non si sa perché. L’agente non era a conoscenza del fatto che la rissa fosse a sfondo ‘calcistico’, essendo scoppiata tra tifosi di squadre diverse. Né si capisce perché avrebbe dovuto saperlo. Non si sa nemmeno se Gabriele Sandri fosse o meno coinvolto in questa rissa. In altre parole non si sa niente o quasi di quanto è successo. Ciònondimeno, un esercito di coglioni incappucciati ieri ha devastato sia la zona dello stadio Olimpico di Roma che quella dello stadio di Bergamo, dove era in corso la partita tra Milan ed Atalanta. E, curiosamente, questo attacco vandalico ha visto, forse per la prima volta nella storia del calcio italiano, tifoserie decisamente opposte agire insieme, con una comunità di intenti totale e senza precedenti. E, ovviamente, subito tutti lì a puntare il dito con raccapriccio, verso questi poveri idioti. Come se fossero veramente tali. Pochi hanno menzionato il fatto che, da un paio di decenni a questa parte, movimenti di destra più che estrema hanno messo piede negli stadi, diretti da ambienti totalmente estranei al calcio ed alle tifoserie anche organizzate, ma che vedono nelle ‘curve’ il vivaio ideale dove far crescere rabbia e violenza in maniera inquadrata. Più di un cronista ha riportato come i movimenti dei teppisti durante le loro scorribande apparissero organizzati e finalizzati. E stupisce che, in quello che si vuole far passare come un generico moto di rabbia, siano andate in fumo solo un paio di macchine e di secchioni della nettezza urbana. Per come la vedo io, qualcuno deve essersi dato un bel da fare per prendere al balzo l’occasione della morte del povero Sandri. Aiutato in questo dalle assurde decisioni prese dalla federazione che, invece di sospendere tutte le partite, ha semplicemente ritardato il fischio di inizio di una decina di minuti e mandato in campo i giocatori con la solita fascetta nera, neanche fosse un gettone di presenza per la partecipazione ad un lutto che, inevitabilmente, è stato considerato oltraggiato, dopo i più drastici interventi presi ai tempi della morte di Raciti. Ed oggi tutti giù a mugugnare. A puntare il dito. A rabbrividire di fronte alle immagini di questa mini rivolta dei poveri. Mascherata da tifo calcistico. Fomentata da parole che ormai hanno perso ogni barlume di significato, come ‘onore’ o ‘fede’. Guidata da chi di queste parole ha fatto pane quotidiano per le menti di poveri imbelli abbrutiti che venerano l’ignoranza. Ieri, Mughini godeva nel dissertare di banalità assolute dagli studi televisivi.

Chiudere gli stadi non basta. Bisogna fermare tutto. Niente calcio fino a settembre 2008. e col nuovo campionato, il primo che rompe anche solo una vetrina si riblocca tutto fino all’anno successivo. E poi vediamo se anche le società non cominciano a rimboccarsi le maniche per lasciare questa mandria di coglioni fuori dagli stadi.


Vignetta by Gianfalco. Thanks

Thursday, November 08, 2007

Il Picciotto nel presepe

E Don Salvatore Lo Piccolo ascese al Monte Etna, e quivi ricevette la Sacra Formula per l’ammissione a Cosa Nostra e i Pizzini della Legge dalle mani di Don Vito Corleone in persona.

Come siamo fortunati. Nel nostro paese certi valori vengono ancora considerati come irrinunciabili. Altro che gli Stati Uniti, dove i mafiosi si danno ad alcool, droghe e puttane senza ritegno. Diciamocelo, da noi il mafioso è una brava persona! Rispettoso della famiglia, della moglie e dei figli. Ama il padre e fa una vita casta e retta. Non ruba (agli amici) non è bordellatore e rispetta le leggi (sue). Mi par di averlo davanti agli occhi quest’uomo, sfinito da interminabili giornate di estorsioni, omicidi, attentati. Tornare a casa e sedersi sul divano insieme ai figli, con la moglie premurosa che lo omaggia di aperitivo e noccioline carezzandogli affettuosamente la nuca, mentre lui teneramente intrattiene i pargoletti con lupare giocattolo ed il kit del piccolo dinamitardo. Felice di aver ancora una volta svolto il suo compito di capo famiglia, di aver assicurato alla moglie ed ai figli un futuro dignitoso. Un quadro commovente. Quale chiesa non vorrebbe fedeli così devoti ai sacri valori della famiglia? Altro che Pacs, DICO e coppie gay! Quale paese non vorrebbe governanti così retti e senza macchia? Altro che i nostri, sempre lì a drogarsi e a scopare a destra e a manca. Impariamo da questa gente perdio! Mettiamo un picciotto nel presepe questo Natale! Proponiamo il nostro Modello finalmente! La Morale Mafiosa! Esportiamolo nel mondo! Quel mondo così freddo e corrotto, dove la gente si ostina a voler seguire le regole del vivere democratico e civile. Quel mondo dove si vive credendo di essere liberi, ma poi ti arrestano vigliaccamente se decidi di riappropriarti del tuo spazio e dei tuoi diritti, gambizzando il ‘gentile’ che non ha voluto pagare omaggio alla tua protezione, ammazzando il figlio del ‘cunnuto’ che pretende di far sapere ai magistrati i dettagli della tua onesta attività di estorsione, crivellando il giudice blasfemo o il presule eretico che cercano con tutte le forze di contaminare il paradiso mafioso con la legalità pagana ed il lavoro.

Bruciamo infine un santino e pronunciamo la Sacra FormulaGiuro di essere fedele a Cosa Nostra. Se dovessi tradire le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine!” e ridiamo speranza a questo nostro bel paese. Per un nuovo miracolo italiano!

PS

Gianni Rodari mi perdonerà per il titolo...spero.

Wednesday, November 07, 2007

L'obbedienza della Chiesa

Qualcosa di strano sta succedendo in Calabria. Di strano e preoccupante. La ‘ndrangheta si ritrova sotto i riflettori da un po’ di tempo, e da un po’ di tempo, si fa il possibile per tentare di allontanare da quella terra le poche persone che tentano di contrastarla. Ne sono un esempio la ‘promozione’ del superprefetto Luigi de Sena, che ha lasciato Reggio Calabria per andare a fare il vicecapo della polizia, o l’avocazione dell’inchiesta Why not dalle mani del magistrato Luigi de Magistris. Adesso, nel silenzio più totale dei media, un altro personaggio che da lungo tempo si batte contro la criminalità organizzata, viene allontanato dalla regione e spedito a Campobasso. Si tratta di Giancarlo Maria Bregantini. Forse un nome che, ai più, non dirà niente. Tuttavia quest’uomo è molto famoso in Calabria (e non solo) per tutti gli sforzi che ha fatto per promuovere la dignità del lavoro tra i più poveri (e quindi più sensibili alle tentazioni del guadagno illecito) della punta d’Italia, in particolare nella locride. Sembrerebbe quindi un altro tentativo di allontanamento di un personaggio scomodo. Ma invece non è così ed il motivo è che Giancarlo Maria Bregantini è un vescovo, e chi vuole spedirlo a Campobasso non è un ministro, ma la Chiesa. Bregantini viene da tutti considerato un prete di ‘frontiera’. Nella diocesi di Locri-Gerace ha intrapreso diverse iniziative volte a dare lavoro ai giovani disoccupati della zona e questa cosa non è andata per niente a genio ai signorotti locali. Già il giorno del suo insediamento, si premurarono di fargli trovare un ordigno rudimentale sotto al palco da cui il vescovo ha salutato i fedeli per la prima volta. La comunità ‘Bonamico’, dedita alla coltivazione di frutti di bosco, ha visto svariati ettari di coltivazioni distrutti recentemente da mani ignote. È ovvio che si tratta di un uomo scomodo, come è ovvio che proprio per questo motivo, dovrebbe avere la possibilità di continuare ad operare in quella regione. Invece, il trasferimento sembra ormai certo. Uno dei collaboratori più stretti di Bregantini, Monsignor Piero Schirripa, decide di parlare senza peli sulla lingua: “Ad agire sono i poteri occulti a cui abbiamo pestato i piedi…Occorre trovare una soluzione. Bisogna trovare il modo di conciliare l'ubbidienza [alla chiesa] con le esigenze della nostra terra. In questi lunghi e difficili anni abbiamo combattuto massoni, poteri forti, 'ndrangheta, di tutto. Tutte le persone che abbiamo scomodato e vinto adesso si sono presi la rivincita”.

Loro, i preti di ‘frontiera’, devono obbedire alla Chiesa. E la Chiesa, nel prendere una decisione come questa, a chi obbedisce?

Sembrano chiederselo solo i giornalisti del Manifesto e del Giornale di Calabria. Tutti gli altri sono troppo impegnati a dar la caccia al rumeno.

Monday, November 05, 2007

Fra tanti baroni che avrei voluto sparissero...



"La mia partita migliore è stata la finale del '58 contro il Brasile";

"Ma signor Liedholm, avete perso 5 a 2!";

"Sì, ma io sono uscito sull'1 a 0 per noi"


Niels Liedholm

Valdemarsvik, 8 Ottobre 1922 - Cuccaro Monferrato, 5 Novembre 2007

Thursday, November 01, 2007

Riflessioni notturne pre-partenza

Domani il sottoscritto, insieme al suo prosopopeggiante avatar, se ne tornano in Italia per pochi giorni. I tanti finesettimana passati lavorando (tutti dalla fine di agosto in verità) cominciano a lasciare il segno. Quindi un finesettimana passato a mangiare come Cristo comanda (e a bere come Cristo comanda…il corpo e il sangue) è quello che ci vuole per tirare un po’ il fiato. Sa un po’ di escursione perlustrativa a dire il vero. La fine del contratto si avvicina ed il futuro è quanto mai incerto. Immagino di non avere nulla da invidiare a tanti miei coetanei sotto questo punto di vista. Roma mi accoglie sempre alla grande devo dire. Già fuori del terminal di Ciampino, il traffico ti salta subito alla gola. Lo shock, dopo anni passati nella quietissima Cambridge, è consistente, ma mi riabituo subito. I ‘green’ inglesi (odiosi per certi versi) lasciano il posto a pratacci ingrigiti dallo smog e costellati di immondizie varie. Le casette a due piani (attached, semi-detached, detached etc. tutte da 400.000 euro in su…come cazzo faranno a comprarsi casa gli inglesi…) con giardinetto e staccionata tipo Paperopoli, si ingigantiscono a cubo e diventano i condomini enormi della Tuscolana prima, del quartiere Appio poi, ed infine di casa mia. Harry Potter diventa improvvisamente Verdone. Il rigore ed il ‘fair-play’ anglosassoni subiscono una metamorfosi degna del miglior Dr. Jekyll e diventano il fatalismo e l’incazzosità tipici del luogo. Ci si sorprende a pensare che un tempo questo posto era casa. Cambiamenti che avvengono in due ore scarse di hostess low cost, turbolenze più o meno preoccupanti e vicini di posto sempre troppo silenziosi o troppo rompicoglioni. Sembra impossibile che un tempo così breve possa separare due realtà così diverse. Però è vero, come è vero che questa diversità non si sviluppa gradualmente viaggiando verso sud. Ma compare quasi all’improvviso, una volta varcate le Alpi. Certo, i paesi dell’Europa continentale sono diversi dalla Gran Bretagna, ma sono molto più simili ad essa, e tra di loro, di quanto non siano simili all’Italia.

Il che ci rende unici, credo. Solo che non sono sicuro che questo sia totalmente un bene.

Io amo i bambini, ma il prossimo che viene a bussarmi per dirmi ‘trick-or-treat’, a me che sto in mutande e canottiera proletaria, con la barba lunga e sfatto da una giornata di lavoro terminale ed una serata di ‘metti-a-posto-casa-prima-di-partire’, lo infilo nel forno. Acceso.

Tuesday, October 30, 2007

Antonio di Pietro e il G8

Antonio di Pietro è uno dei pochi politici che, con costanza, si confronta coi cittadini attraverso un blog degno di questo nome. Descrive nei suoi post le decisioni che prende come ministro e come segretario di un movimento politico e legge i commenti degli utenti. Di questo gli va reso atto. Aggiungo anche, a titolo personale, che trovo sia una delle persone più preparate e, perchè no, simpatiche che siedono in parlamento.
Oggi, insieme all'Italia dei Valori, ha bloccato l'attuazione della commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8. Una decisione impopolare che ha visto numerose proteste fiorire sul suo blog. Pronto è arrivato il post di spiegazioni del perchè una decisione del genere è stata presa. Lo riporto tal quale, con il commento che ho lasciato.

"Ho visto parecchi commenti sul mio blog, di cui molti negativi, sul fatto che Italia dei Valori non abbia dato il suo consenso alla Commissione d’inchiesta parlamentare per valutare i fatti del G8 di Genova del 2001.
Una premessa: siamo favorevoli ad una Commissione d’inchiesta su questo tema ma a condizione che si indaghi su tutti i fatti. Le questioni sono due: i comportamenti dei manifestanti e quelli della Polizia.
I no-global hanno sfilato per manifestare contro i potenti della Terra esercitando, legittimamente, un loro diritto. Alcuni, però, non si sono limitati a manifestare: hanno sfasciato vetrine, hanno incendiato macchine, hanno aggredito le forze dell’ordine. Una frangia di essi, quindi, ha commesso dei reati gravissimi per la quale la Procura della Repubblica e i giudici stanno procedendo, anzi hanno chiesto svariati anni di carcere. I fatti sono già accertati.
Cosi come è accertato, purtroppo e sotto certi aspetti ancora più grave, il fatto che le forze dell’ordine, per scoprire i colpevoli, non hanno fatto un’indagine di polizia giudiziaria nell’immediatezza, ma hanno rinchiuso alcune persone in una caserma e le hanno malmenate, provocando lesioni, comportandosi peggio degli altri.
Questa è una brutta pagina che merita un approfondimento innanzitutto in sede giudiziaria, e i giudici se ne stanno occupando: anche i poliziotti che sono accusati di aver commesso quei reati sono stati rinviati a giudizio.
Oggi, in Parlamento, cosa si voleva fare? Una commissione d’inchiesta limitatamente ai comportamenti della Polizia. Che Commissione d’inchiesta è questa?
Un’inchiesta sui fatti del G8 deve essere fatta tenendo conto dei comportamenti di tutti coloro che erano parti in causa; degli errori, degli abusi, delle omissioni e delle violenze commesse da tutti. Allora si può ricostruire una pagina di Storia secondo verità.
Ecco perché noi dell’Italia dei Valori non possiamo consentire che una commissione nasca con il fine di indagare solo su una parte dei fatti.
Ciò che abbiamo proposto è una Commissione d’inchiesta sugli abusi del diritto di manifestazione da parte di alcuni manifestanti - non di tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge -, e di alcuni poliziotti - non tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge. Vanno puniti coloro che hanno abusato della loro funzione.
Si deve ricercare la verità: un risultato falsato dall’origine non sarà mai positivo.
Mi dispiace che, ancora una volta, si riferisca solo la parte d’informazione che interessa.
L’Italia dei Valori non è contro la Commissione sul G8: è contro l’uso strumentale della Commissione."

Commento:

Con tutto il rispetto e la simpatia, ma queste sono cazzate belle e buone! Se la commissione d'inchiesta proposta era limitata all'operato delle forze dell'ordine è solo perchè è di quelle che il Parlamento deve occuparsi. Non dei manifestanti. Ai manifestanti violenti ci pensa la magistratura. Il parlamento deve preoccuparsi della polizia e degli interventi 'cileni' che ha compiuto perchè è dal Governo che dipendono le forze dell'ordine. I manifestanti invece no. Il parlamento deve preoccuparsi di allontanare dai quadri della polizia e dei carabinieri quegli elementi che hanno volutamente ed ingiustificatamente percosso, falsificato prove, aggredito. Il parlamento non può istituire commissioni d'inchiesta ogni volta che un teppista sfonda una vetrina. Ma deve (o dovrebbe) farlo ogni volta che elementi delle forze di polizia intervengono abusando del proprio potere. Lei si sta arrampicando sugli specchi in maniera vistosa ed ha appena impedito il compimento di uno dei pochi punti del programma politico (che anche lei dovrebbe aver firmato visto che fa parte della coalizione di governo) che stava, dopo lunga attesa, per essere attuato. La invito SENTITAMENTE a ricredersi ed a tornare sui suoi passi. Lo faccio perchè la conosco come persona intelligente.

Rimproveri reali

Inizia subito bene la visita del re saudita Abdullah al-Saud nel Regno Unito. Il suo primo discorso ufficiale, è stato un secco rimprovero al paese per non impegnarsi troppo nella sua lotta contro al terrorismo. Persino Robert Fisk, storico giornalista dell’Independent, normalmente calmo e pacato nel suo stile, s’è incazzato come una biglia. Del volto reale di quel paese ho già parlato nel post precedente. Qui mi chiedo, stante l’estrema vicinanza tra sauditi e talebani; stante il supporto che i sauditi hanno sempre dato all’Iraq (forniture militari e…chimiche) quando questo paese era in guerra con l’Iran; stante il puritanesimo estremo della dottrina Wahhabiya, a cui si ispira la monarchia saudita, e che viene espresso con l’interpretazione letterale della sharia, a che titolo parla il monarca saudita? Perché dovrebbe volere un maggiore impegno del Regno Unito contro il terrorismo? Certo, l’Arabia Saudita si è fatta portatrice di politiche ampiamente filooccidentali dal dopoguerra ad oggi. Ma come si conciliano queste politiche con le regole che governano la vita interna al paese? Decapitazioni, processi sommari, distruzione di tutto quanto sia rappresentativo di altre culture o religioni (i talebani che distrussero i Buddha di Bamiyan non agirono a caso, e non furono i primi ad operare una epurazione culturale del genere), pesante discriminazione nei confronti delle donne. Certo, come dice Fisk, non è certo di questo che si parlerà a Buckingham Palace in questi giorni. Con che faccia il monarca saudita viene a parlare di lotta al terrorismo in Europa quando i principi ispiratori del terrorismo stesso sono nati e prosperano nel suo paese? Ma soprattutto, perché gli viene consentito farlo?

Da buon complottista nato, vedo dietro tutta questa sfacciataggine, l’invio di segnali precisi all’occidente, solo che non riesco a decodificarli.

Monday, October 29, 2007

Sua Maestà il carnefice

Certi giornali hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Il che normalmente accade fuori dai confini nazionali del nostro belpaese. Non guardano in faccia nessuno, prendono la notizia e la riportano al meglio, commentandola in base a quella che è l’idea del giornalista e la sua visione del mondo. Approfondendola fintanto che è possibile, in maniera da non dover temere smentite. Niente ‘sentito dire’, niente slanci di emotività, niente toni epici da operetta. Niente ‘occhio della madre’ insomma. Sull’Independent di oggi, il titolo di prima pagina la dice lunga: “Un ospite reale di cui essere fieri?”

Accade che il Regno Unito, ed i suoi maggiori rappresentanti, hanno espressamente dichiarato la propria distanza da tutti quei paesi in cui la tortura, il non rispetto dei diritti umani, la dittatura, opprimono la popolazione, in particolare quella femminile. I vertici politici britannici, in particolare il premier Gordon Brown, hanno più volte rifiutato di partecipare ad eventi che vedessero coinvolti personaggi politici direttamente o indirettamente collegati o responsabili a violazioni dei diritti umani. poi oggi, la notizia che Abdullah al-Saud, re dell’Arabia Saudita, verrà in visita ufficiale in UK e non solo incontrerà i suddetti vertici politici del Regno, ma riceverà anche il ‘full red carpet treatment’. L’Arabia Saudita è stato bollato da Human Rights Watch come uno dei regimi più brutali del mondo. In particolare, le donne saudite vivono una condizione simile a quella dell’arresto permanente. Non possono uscire di casa da sole, non possono guidare, non possono fare niente senza la supervisione di un uomo, sia esso il marito, il padre o il figlio quindicenne. La condizione delle donne in Arabia Saudita è stata illustrata da una donna coraggiosa che riuscì a pubblicare un breve scritto su internet, prima che il suo sito venisse oscurato. L’Independent ne riporta uno stralcio che copio ed incollo:

Imagine being a woman, and being subject to harassment, beating, or murder, then when your picture is published in local newspapers, along with the criminals' in all their murderousness, there will still be those who ask if you, the victim, were veiled ... Imagine being a woman whose nose, arms, and legs are now broken by your husband, and when you submit a complaint to a judge saying: He beats me! He'd casually reply by saying: Yes? What else? ...

I vertici politici britannici si giustificano (sempre ‘distrattamente’) dicendo che l’Arabia Saudita sta compiendo un percorso di modernizzazione dei propri costumi, ma diverse organizzazioni riportano come questi cambiamenti siano semplicemente ‘cosmetici’, mentre nella realtà le cose non cambiano affatto.

La verità, afferma l’Independent, sta negli strettissimi rapporti di interdipendenza che esistono tra UK ed Arabia Saudita. I primi forniscono materiale bellico, i secondi ricambiano, ovviamente, col petrolio. ‘Addiction’ la chiama Johann Hari, autore dell’articolo. Dipendenza, come quella dei drogati. Ciò è vero per tutti i paesi occidentali temo, dato che l’Arabia Saudita controlla il 25% del mercato mondiale del petrolio.

La Regina (unica donna a cui è consentito incontrare il re saudita) e Gordon Brown omaggeranno il carnefice dentro Buckingham Palace per tutta la settimana.

Non avremo i loro giornali, ma in quanto a politici-banderuole anche l’UK non ha poi molto da insegnarci. Non quando entra in ballo il petrolio comunque.

L’articolo lo trovate qui.

Saturday, October 27, 2007

Il riflesso dello scarpone

Esiste un limitato numero di azioni, situazioni, frasi ed atteggiamenti che riescono davvero a mandarmi in bestia. Quando mi ci trovo davanti perdo letteralmente il controllo. Tipo vedere Emilio Fede in televisione. Si abbassa la mano, sfila lo scarpone e lo lancia contro il video automaticamente. È un riflesso spinale. Forse monosinaptico.

Il marine Mario Lozano è stato ritenuto ‘non processabile’ da un tribunale italiano per l’omicidio di Nicola Calipari in virtù di una non meglio identificata ‘assenza di giurisdizione’. Non è processabile perché è americano. Non è la prima volta che succede. Anzi. C’è da perdere le staffe solo per questo in verità. Ma quello che più mi fa incazzare è il contorno di ipocrisia servito da chi prima regala gentilmente questo ennesimo bagno di merda agli italiani e dopo cerca anche di convincerli che invece è profumatissimo bagnoschiuma. Siamo servi Cioè, siamo governati da servi. Il che fa di noi degli schiavi. Facce di bronzo temprato al fuoco del più totale disprezzo per ogni forma di appartenenza ad un paese compaiono in televisione ed osano rivolgere alla vedova di Calipari dopo il proscioglimento dell’assassino del marito parole come ‘non dimenticheremo’, quando invece la sola cosa che vogliono è proprio dimenticare, ed al più presto. Oppure ardiscono disquisire affettatamente su questa ‘carenza’ del nostro codice. L’importante è comparire in tivvù ed affermare che ci ‘dispiace tanto’. Quasi che il tubo catodico potesse in qualche modo battezzare l’ennesima sequela di cazzate innalzandole a verità assoluta e risolvendo il problema del nostro dispiacere. Quello che non capisco è per chi questo teatrino viene messo in atto. Tutti in Italia sanno come stanno le cose. Lo sanno perché, verrebbe da dire ‘sfortunatamente’, i prodi marines non sono riusciti ad ammazzarli tutti. Avevano probabilmente a disposizione un numero limitato di colpi da sparare, per rimanere nel limite dell’incidente plausibile, e non sono riusciti a portare a termine il compito che gli era stato assegnato. E questi superstiti hanno detto, hanno raccontato, hanno descritto. Che l’auto procedeva a velocità contenuta (cosa che è stata verificata nonostante la riluttanza degli americani a fornire l’auto), che si è fermata a distanza di sicurezza (cosa che è stata verificata nonostante i tentativi di inquinamento della scena del crimine) e via dicendo. Lo sappiamo tutti, così come sappiamo che la non giudicabilità di Lozano altro non è se non il risultato dell’infame Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, che ci vuole come persone di serie B di fronte ad un militare americano, sia all’estero che in casa nostra. Eppure, nonostante l’evidenza dei fatti, qualcuno sente sempre il bisogno di apparire in televisione con l’arroganza di chi crede di poterti convincere che Cristo è morto dal freddo.

Non basta il fatto che un italiano, coraggioso ed onesto, sia stato ammazzato come un criminale mentre tentava la più nobile delle imprese, ovvero salvare la vita di qualcuno. Non basta che il suo assassino abbia avuto la faccia tosta di andare in televisione a dire che la vera vittima è lui, mentre la Sgrena ci ha guadagnato perché ci ha scritto un libro. Non basta che adesso questo vigliacco se la stia spassando a casa sua, magari insieme a quel Richard Ashby, responsabile dei 19 morti del Cermis. Tutto questo non basta. Dobbiamo anche sorbirci le cazzate di chi cerca di convincerci che tutto questo è anche normale. Ed io sto per finire gli scarponi.

Thursday, October 25, 2007

La vita in metri quadri

Da qualche anno a questa parte, più o meno da quando ho iniziato a lavorare, ho un sogno. Un vecchio casale in cima ad una collina che si affaccia sul lago di Bolsena, con un po’ di terra intorno ed una vista da mozzare il fiato. Me lo sogno la notte ed immagino la mia ‘terza età’ passata in questo casale. Vado oltre con la fantasia ed immagino anche una moglie e dei figli. Quando proprio eccedo, immagino anche la pensione, ma accade raramente. Questo casale è stato venduto e ristrutturato di recente e presto diventerà uno dei mille agriturismi che popolano l’alta tuscia. Pazienza. Non tutti sanno come far avverare i propri sogni. Però qualcuno ci riesce. Aldo Bianzino, 44 anni, piemontese, ha avuto nella sua vita una grossa fortuna ed una grossa sfortuna al tempo stesso. Ex- militante di Lotta Continua, passati gli anni dell’attivismo abbracciò la filosofia e lo stile di vita Hare Krishna e si ritirò in un casale perso nella bellissima e floridissima campagna dell’entroterra umbro, vicino Città di Castello. Un casale proprio come quello che sogno io. O per lo meno, mi piace pensarlo così, dato che non l’ho mai visto. Aldo Bianzino viveva secondo quella che era la sua nuova filosofia, un po’ isolato dal resto del mondo ma con molti amici ed insieme alla compagna ed ai tre figli. Questa è stata la sua grande fortuna. Una fortuna che si è interrotta il 12 ottobre scorso, quando uno squadrone di eroici componenti delle forze dell’ordine ha fatto coraggiosamente irruzione nel suo piccolo paradiso in terra e, insieme alla moglie, lo ha portato in carcere. All’entrata del carcere, i due sono stati separati ed isolati nelle celle normalmente riservate alle persone in attesa di convalida dell’arresto da parte del magistrato. Aldo Bianzino era solo in cella. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino viene ritrovato morto nella stessa cella in cui era stato confinato. L’autorità carceraria si affretta ad etichettare il decesso come dovuto ad arresto cardiaco. L’autopsia smentisce ed evidenzia lesioni multiple al cervello ed al fegato, in totale assenza di ematomi o contusioni superficiali di alcun tipo. Vengono interpellati due esperti di anatomia patologica ed entrambi giungono alla conclusione che lesioni di quel tipo non possono essere provocate accidentalmente (ad esempio cadendo dal letto) ma possono solamente essere inferte volontariamente, ad esempio colpendo la vittima con un bastone coperto di stracci bagnati. Un ‘codice rosso’ in piena regola, come lo definiscono su ‘Lettera 22, uno delle poche voci che ha parlato di questo fatto insieme al Manifesto. Ora sarebbe fin troppo scontato concludere che questa sia stata la più grande sfortuna di Aldo Bianzino. Ma non è così. La più grande sfortuna di Aldo Bianzino è stata quella di vivere in questo paese. Dove il potere punitivo di polizia si manifesta invariabilmente sul più debole, mentre scodinzola allegro sotto i buffetti affettuosi del più forte. Dove l’ignoranza e l’ottundimento da ‘grande fratello’ di tanta parte della popolazione foraggiano la disinformazione e l’arroganza della casta politica. Dove poche perle di menzogna piazzate abilmente nei punti giusti condizionano la vita di tutti da decenni, senza che nessuno osi metterle in discussione, anche quando diventano palesi in maniera imbarazzante. Aldo Bianzino è stato arrestato, ed è morto, perché nel suo casale sono state trovate un centinaio di piantine di cannabis. Meno di tre metri quadrati di terra coltivata.

Tuesday, October 23, 2007

Quelli che non ne va bene una

Capita di leggerne davvero di strane alle volte sui giornali. A Milano, un rapinatore entra in un negozio con una pistola in mano e reclama l’incasso. Ma la commessa, una donna di 35 anni incinta, si sente mancare e sta per svenire. Il rapinatore la sorregge, la aiuta a sedersi e le dice “stai tranquilla, adesso io me ne vado e non ti tocco neppure”. E se ne va senza prendere un centesimo. Ora io ce l’ho messa tutta per non ridere, ma non ci sono riuscito. Non che sia ridicolo quello che ha fatto il rapinatore, anzi. Ma mi sono messo nei suoi panni, o almeno ci ho provato. E mi sono immaginato senza una lira, disperato al punto da tentare una rapina. Provare a farne una (magari per la prima volta nella mia vita) e trovarmi in una situazione del genere. È o non è il massimo della sfiga? Per lo meno per qualcuno dotato di sufficiente sensibilità da intenerirsi di fronte ad una donna incinta. E così me lo immagino allontanarsi dal negozio, con le mani in tasca e sopra la testa un ‘balloon’ da fumetto con dentro uno scarabocchio nero.

I carabinieri si sono messi sulle sue tracce. Io spero che non lo trovino, ad essere sinceri.

Monday, October 22, 2007

Salviamo il pianeta

Dal sito de ‘L’Unità’:

Questa volta non si tratta di semplici indiscrezioni, ma è l’Udeur che minaccia di non votare la Finanziaria. «Se non ci sarà un chiarimento è tutto inutile quello che stiamo facendo – ha dichiarato lunedì il capogruppo dell’Udeur al Senato, Tommaso Barbato – ci sono troppi pappagalli in giro. O c'è chiarezza o l'Udeur non ci sta: se gli facciamo schifo – ha concluso – noi ce ne andiamo e non ci sono problemi». Ma il problema c’è, è che Mastella è sotto tiro da settimane: si è fatto il suo nome quando si discute di sicurezza perché è lui il ministro della Giustizia che ha firmato l’indulto, si è parlato di Mastella nella polemica sui costi della politica dopo che insieme al figlio ha approfittato di un viaggio con un aereo di Stato, infine, oggi, il leader dell’Udeur è sotto accusa per la richiesta di trasferimento del pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, che indaga sui rapporti illeciti tra politici e imprenditori. (…) Il chiarimento che Mastella e i suoi vorrebbero, è soprattutto quello del ministro Antonio Di Pietro che domenica è arrivato a chiedere al presidente del Consiglio di «valutare se sia opportuno» che il leader dell'Udeur resti al suo posto, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’inchiesta Why Not.

In altre parole, oltre al ‘sì’ anche il ‘sissignore’. Non solo il nostro invidiatissimo ministro di Grazia e Giustizia sta oltrepassando anche i sogni erotici più spinti del nostro precedente Presidente del Consiglio, scarcerando, approfittando, avocando. Ma pretende anche di farlo e di ricevere gli omaggi del resto del Governo per questo. Pena, cade il governo perché ‘Mastella se ne va’…

E VATTENE!!!

Quando Rifondazione fece cadere il primo governo Prodi, in virtù del fatto che i patti di desistenza pre-elettorali non erano stati rispettati (bei tempi), tutti si affrettarono a buttare la croce addosso a Bertinotti, chiamandolo responsabile di infiniti (ed indefiniti) malanni per l’Italia (il posto di Prodi venne preso da d’Alema). Adesso invece non si riesce a leggere una riga di biasimo che è una nei confronti di questo...di questo...CO£$%&NE che tiene in scacco tutta la maggioranza per favorire eserciti di compagni di merende, a destra e a sinistra. Al contrario è tutto un esprimere solidarietà nei confronti del ministro che è arrivato a dire che aspetta il giudizio della magistratura con ‘serenità’ e che l’avocazione dell’idagine dalle mani di de Magistris non comporta l’interruzione dell’iter giudiziario. In altre parole, i magistrati devono essere intercambiabili e quello che stava facendo de Magistris potrà farlo qualcun altro. Mi pare di averla già sentita questa, qualche anno fa…in Sicilia

Non lo sopporto più

DEMASTELLIZZIAMO IL PIANETA!

È un appello ambientalista più che altro.

Saturday, October 20, 2007

Il Govelno Plodi

Riccardo Levi ed il suo ddl nazi-cinese sulla SCHEDATURA dei blog (a pagamento). Schedatura che comporta non solo oneri burocratici ed economici per l’iscrizione in questo famoso registro, ma anche legali, dal momento che il blogger finirebbe per diventare legalmente responsabile di tutto quanto appare sul suo blog, commenti inclusi. Oggi il ministro Gentiloni, quello che crede che spostare rete 4 sul satellite significhi mandare in orbita Emilio Fede e pertanto legifera in materia insieme alla NASA, afferma che i blog non verranno toccati dal ddl Levi sull’editoria e che il testo di quel ddl verrà emendato in parlamento per restringere gli obblighi di iscrizione al registro, ai soli giornali online (il che significa che probabilmente il blog di Grillo non verrà risparmiato). Prima di leggere queste affermazioni, ero incazzato come un bradipo a cui avessero tagliato l’unico albero nel raggio di 30 km. Mi ripetevo che nemmeno Berlusconi era mai arrivato a tanto e che solo nella peggiore delle dittature si sarebbe potuto pensare di assistere ad una roba del genere. E facevo paralleli mentali tra l’Italia e la Cina, dove l’accesso a determinati siti internet, con il benestare dei principali motori di ricerca internazionali, è ristretto o impedito. Ma proprio pensando a questo esempio mi è saltato agli occhi un paradosso. In Cina i siti vengono oscurati e basta. Qui si chiede una ‘registrazione’. Una registrazione di cosa? Mettiamo che sia possibile considerare un blog come un giornale quotidiano. Per essere iscritto in un registro nazionale, questo giornale deve essere pubblicato in Italia. Non mi risulta che l’Herald Tribune o l’Independent si preoccupino più di tanto del ddl Levi infatti. Questo, teoricamente, danneggerebbe tutti i blogger che scrivono su un dominio .it (vedi il ‘cannocchiale’ ad esempio). E tutti gli altri? Blogspot, splinder, wordpress e via dicendo, non sono domini italiani. Non sono in Italia. A che titolo il Governo italiano chiederebbe una registrazione (a pagamento) per dei giornali che vengono pubblicati da un editore straniero? Forse che è sufficiente che il giornale sia in italiano?

Non sono ancora riuscito a leggere il testo del ddl. E devo dire che le parole di Gentiloni (ma anche di altri) non mi rassicurano per niente. Soprattutto se si considera l’intransigenza e la sicumera di Levi. In più di un’occasione le rassicurazioni di questo governo sono state seguite da sonore bastonate. Senza contare che l’approvazione di un ddl del genere segnerebbe la fine del consenso per questo governo e farebbe la felicità dell’opposizione che potrebbe pertanto decidere di votarlo all’unanimità. Perciò, nel dubbio, io prima aderisco alla campagna lanciata da Gianfalco, poi mi ‘candido’ e dico ai blogger che mi conoscono:

"Hai un blog ma questa massa di cialtroni criminali che TI governano non ti permette di usarlo? Manda a me i tuoi post…LI PUBBLICO IO!!!" Io nemmeno ci abito più in Italia. Sono ufficialmente residente nel Regno Unito dove un ddl del genere non verrebbe presentato nemmeno sotto tortura!!! Come si dice…fatta la legge nazi-cinese, trovato l’inganno.

Friday, October 19, 2007

La sveglia delle incertezze

Per lungo tempo, da che ho iniziato a lavorare, mi sono chiesto come possa essere stato possibile che mio padre, con il solo suo stipendio, sia riuscito non solo a comperare una casa, a pagare un mutuo, ma anche a mantenere tutta la famiglia, a pagare gli studi dei figli, fino al livello universitario e, tutto sommato, a non farci mai mancare niente neanche del superfluo. Certo, qualche aiuto da fuori è arrivato anche per lui immagino. Però mi è sempre rimasta l’idea che in qualche modo una cosa del genere conservasse un minimo di eccezionalità. In qualche modo, lavorando e rendendomi conto della precarietà del mio lavoro, ho sempre pensato che, prima o poi, quella famosa stabilità sarebbe arrivata, magari insieme ad una casa e ad una pensione. Una forma di sicurezza indotta da un ambito familiare in cui seri problemi, sotto questo punto di vista, non sono mai esistiti. O comunque io non ne ho mai avuto sentore. Che farei se invece questo sogno (perché è ovviamente di questo che si tratta) dovesse infrangersi? Se dovessi ritrovarmi avanti con gli anni senza lavoro e senza casa, e magari con una famiglia e dei figli a carico, ed un mutuo da pagare? Uno dei tanti pseudo-liberisti di oggi mi consiglierebbe probabilmente di attivare un’assicurazione privata. La verità è che in una condizione del genere, la disperazione che si sente deve essere assoluta. E così deve essersi sentito Giuliano P., marito, padre di una bambina di 6 anni, operaio. La moglie, precaria, perde il posto e lui realizza che con il suo solo stipendio, non riuscirà a fare quello che, solo una generazione fa, era considerato la norma. Pagare una casa e mantenere una famiglia. E si uccide, impiccandosi nella fabbrica in cui lavora. Si uccide per non dover più vedere lo spettro che ha davanti agli occhi. Quello della strada, per lui e per la sua famiglia.

Cosa c’è dietro questa tragedia? Non c’è solo la disperazione della sfortuna, ci sono anche delle responsabilità precise secondo me. E queste fanno capo al sistema del precariato italiano ovviamente, ma anche al sistema bancario. È ormai un luogo comune dire che le banche prestano i soldi solo a chi ce li ha già e non a chi ne ha bisogno. Ma le cose, volendo, possono essere anche peggio di così, laddove chi i soldi li ha, non ha bisogno di pagare per comprare una casa, perché gli viene ceduta per quattro lire, magari nel centro storico. Basta essere parlamentare no?

La morte di Giuliano è una sveglia tremenda. Per me sicuramente. Una sveglia che dimostra chiaramente che la povertà, nel nostro paese, è dietro l’angolo. Che anche a 43 anni, si può essere costretti a vivere senza certezze. Nonostante i falsi buoni propositi di vecchi politici con il vestitino nuovo o di pontefici ciarlatani che gridano ‘al lupo’ tenendo a malapena nascoste la coda e le orecchie sotto l’abito e la papalina.

Wednesday, October 17, 2007

Un anno di Lesandro's





BUON COMPLEANNO LESANDRO'S!!!




Venite pure avanti, voi con il naso corto...

Elementare, caro Watson!

Due notizie apparse sull’Independent di oggi lasciano alquanto perplessi. La prima, già ampiamente discussa sul blog di Gery, riguarda il rifiuto, da parte della giustizia americana, a concedere l’estradizione per il boss mafioso Rosario Gambino. Verremmo accusati di comportamenti inumani, ed il 41bis viene equiparato alla tortura. Curioso che queste accuse provengano dagli autori di perle di umanità come i carceri di Guantanamo, Aby Ghraib, Huntsville e via dicendo.
La seconda invece è più gustosa. L’arcinoto premio Nobel James Watson, che negli anni ’50 definì per primo la struttura e la funzione del DNA, lavorando qui a Cambridge insieme a Francis Crick e Maurice Wilkins, ha nuovamente deciso di rendere il resto del mondo partecipe delle proprie idee razziste. Già in passato avevano fatto scalpore alcune sue affermazioni riguardo al fatto che, se fosse possibile determinare l’orientamento sessuale delle persone già in utero, allora ad una donna dovrebbe essere permesso abortire qualora il feto che porta in grembo fosse…gay. Stavolta invece, il 79enne scienziato ha affermato, in una intervista rilasciata al Sunday Times, che la politica occidentale di riconoscere a tutti gli uomini uguali capacità intellettive è una politica sbagliata dal momento che i dati sperimentali dicono il contrario, “e chiunque abbia avuto a che fare con impiegati neri sa che questo è vero”. In altre parole, gli occidentali sarebbero più intelligenti degli africani. Un’affermazione che apre prospettive interessanti. Stante la possibilità che esistano differenze del genere, allora anche all’interno della 'etnia' degli occidentali ci saranno delle differenze. Chi sono gli occidentali più intelligenti dunque? Per qualche motivo, sono portato a credere che la risposta del vegliardo ricercatore sarebbe indirizzata verso quegli occidentali che mangiano solo hamburger e patatine fritte, e tra questi spiccherebbero senz’altro per intelligenza quelli che almeno una volta nella vita hanno votato per un presidente che si chiami George o Ronald.
Inutile dire che le reazioni del mondo scientifico e politico sono state di unanime condanna ed hanno deplorato il fatto che uno scienziato di tale levatura potesse pervenire a giudizi del genere in mancanza di alcuna evidenza sperimentale (rimangono un mistero i ‘dati sperimentali’ citati da Watson. Nessuno li ha mai visti, a parte qualche scienziato razzista degli anni venti forse).

Che un ottantenne, per quanto dall’illustre passato, possa uscirsene con tali castronerie, posso pure accettarlo. Si sa, alle volta l’età avanzata comporta un certo grado di rincoglionimento (e questo, caro Storace, vale specialmente nel tuo caso). Sta di fatto però che il giro di conferenze e seminari per i quali il buon James si trova adesso nel Regno Unito non è stato cancellato in seguito a queste affermazioni. Questo già lo accetto di meno.



Update 18.10.07

Lo Science Museum di Londra ha disdetto la lecture di Watson prevista per oggi. Va un pò meglio adesso.

Paradossi dell'era moderna

Credo di poter vantare il primato di essere stato forse tra i primi italiani a vedere il lungometraggio di Al Gore “An Inconvenient Truth”, sui rischi corsi dal nostro pianeta in seguito all’inquinamento atmosferico. Lo ordinai su internet, la versione in inglese, ben prima che “Una Scomoda Verità” venisse messo in vendita in Italia. Questo documentario, agghiacciante per quanto spietato nel presentare una terribile realtà di fatto, è valso all’ex ‘prossimo presidente degli Stati Uniti’, come lo stesso Gore si presenta in apertura del filmato, molti riconoscimenti e premi, tra cui un Oscar per il miglior documentario e, recentemente, un premio Nobel, vinto insieme al Comitato Intergovernativo per i Mutamenti Climatici dell’ONU. Ora il problema è che questo Nobel è un Nobel per la Pace. Chiaramente, il riconoscimento è arrivato in seguito all’intenso lavoro di informazione fatto da Gore, non solo con il suo documentario, ma anche con pubblicazioni e libri precedenti ad esso. Un lavoro eccellente in verità. Ma forse sarebbe stato il caso di premiarlo, perché no, con un Nobel per l’Ambiente (che non esiste in verità, ma non sarebbe male istituirne uno). Già perché con la Pace, il buon Al non ha poi molto a che fare. Come vicepresidente dell’amministrazione Clinton infatti, è stato protagonista di svariate operazioni di guerra in Iraq, Somalia, Sudan ed Afghanistan, quasi tutte scatenate in risposta ad atti di terrorismo. Ad eccezione di quella forse più famosa. Quella in Kossovo, dove i depositi di uranio impoverito vennero tranquillamente svuotati in testa alla popolazione civile e militare, con i risultati che oggi tutti conosciamo (alla faccia dell’ambientalismo). Bombe insomma. Anche Gore ne ha sganciate parecchie. È paradossale che debba oggi ricevere in nome della Pace un premio intitolato a chi scoprì l’esplosivo e ne capì immediatamente sia l’utilità che la pericolosità. Un premio, oltretutto, ampiamente meritato, seppur in un campo decisamente diverso.

Monday, October 15, 2007

Il ggiovane piddì

Vabbè, allora, è nato il Partito Democratico. 3 milioni e 400 mila cittadini hanno partecipato alle primarie ed hanno eletto Veltroni a dirigerlo (non so perché ma la cosa non mi sorprende). 3 milioni e 400 mila persone che hanno deciso di esprimere una partecipazione a…che cosa? Faccio un paragone mentale tra queste primarie e quelle che precedettero le ultime elezioni politiche per la scelta del candidato premier del centro sinistra. Cosa è cambiato? Sono cambiate la facce? No, sono sempre le stesse. È cambiato l’orientamento politico? A saperlo. Chi sa qual è l’orientamento politico del piddì? Certo, allora si votava per una coalizione. Ieri si è votato per un ‘partito’, ovvero qualcosa di più compatto ed unitario, in cui non dovrebbero vedersi opinioni diverse da diversi esponenti (entro certi limiti ovviamente) ed in cui nessuno dovrebbe minacciare di ‘sciogliere il partito’ se le cose non vengono fatte come dice lui. Ma questa è una (presunta) differenza ‘tecnica’. Sul piano politico, almeno secondo il mio punto di vista, non è cambiato assolutamente niente. Stesso vuoto assoluto, stesse frasi altisonanti ad effetto e stessa carenza di affermazioni univoche, inequivocabili e definitive. Quando va in onda Europa7? Veltroni non lo dice. Quando viene ripulito il parlamento? Il nuovo segretario sorride e dice “Il PD è innovazione e coesione”. Innovazione di che? Di certo non dei nomi. Coesione intorno a che cosa? Oltre che alla poltrona ovviamente. Eppoi i ggiovani. Quelli con due ‘g’. I ggiovani dappertutto. I ggiovani sbandierati come figli prediletti a destra e a manca. Come invariabilmente succede dal dopoguerra ad oggi. I ggiovani soprattutto. E nonostante decenni di ggiovani, noi oggi abbiamo sviluppato ed ancora manteniamo attivo un sistema di occupazione basato sul precariato da terzo mondo. Certo, mi si dirà, il PD è appena nato…diamogli tempo. Quanto tempo ancora? Abbiamo dato tempo quando è nato il PDS. Abbiamo dato tempo quando è nato l’Ulivo. Adesso diamo tempo per il PD…io non campo in eterno.

Friday, October 12, 2007

Risposta da un cervello in fuga

Caro Massimo,
mi limito ad aggiungere al tuo sfogo una precisazione. Tempo fa ho avuto il piacere di conoscere il Senior Editor della rivista Science. Era qui in UK per un giro di conferenze su come fare per promuovere la diffusione della scienza tra la gente comune. Lui sa benissimo che il sostentamento della ricerca nei paesi occidentali, e soprattutto negli Stati Uniti, deriva in gran parte dalle donazioni della gente, che mantengono attive le fondazioni che, infine, finanziano i singoli laboratori. Pertanto la diffusione della conoscenza scientifica, in termini comprensibili anche dal cosiddetto 'uomo della strada', è vitale, soprattutto per quelle discipline scientifiche ed a quei laboratori il cui lavoro non porta ad un prodotto direttamente spendibile sul mercato. Parlavo con lui e mi sono ritrovato a pensare agli infiniti anni luce di distanza tra quelle idee ed il nostro paese, dove per giorni e giorni si è andato sbandierando che un italiano avrebbe vinto il Nobel per le sue ricerche sulle staminali. Mentre invece non è per niente vero. Vero è che il 99% della letteratura scientifica è in inglese. Il che facilita, con ogni probabilità, la diffusione di nozioni scientifiche nei paesi anglosassoni. Ma questo non vieterebbe a noi di promuovere pubblicazioni in italiano però. Da che ricordo io, l'unica rivista scientifica degna di questo nome che viene attualmente venduta in Italia è 'Le Scienze', ovvero la traduzione in italiano del 'Scientific American'. Ed il perché, temo, è evidente. Non conosco la tiratura di quella rivista, ma temo sia decisamente inferiore a quella della Gazzetta dello Sport. Il che, dopotutto, non sorprende neanche. La Scienza sa essere anche noiosa per chi non è animato dalla curiosità della ricerca. Ma il punto è proprio questo. È questo genere di curiosità che manca. E manca perché la gente, gli italiani, vivono la ricerca scientifica come un qualcosa di distante, che non li riguarda. Al massimo, se ne interessano per tirare addosso a questo o quel ricercatore quando si riscoprono tutti improvvisamente animalisti vegani. In altri paesi, incluso il Regno Unito, non è così. La ricerca scientifica, se non da tutti senz’altro da molti, è vissuta come patrimonio comune. Come distintivo di civiltà e progresso di un paese. E’ coccolata dal Governo e dalle amministrazioni, e mai messa in secondo piano. E non è che in questi paesi altri problemi non esistano. La disoccupazione, la sanità, le pensioni, sono problemi anche qui.

Dalla mia permanenza in questo posto ho maturato un’unica sola grande consapevolezza. E cioè quella di non aver incontrato alieni o geni strabilianti, che mantengono la ricerca attiva grazie alle proprie doti sovrumane. Semplicemente ho incontrato persone a cui viene data quotidianamente la possibilità di lavorare in un ambiente sereno e degno. Con un minimo di garanzie. Non ci vorrebbe poi molto a fare lo stesso anche nel nostro Paese. Basterebbe un minimo di volontà comune.