Tuesday, July 31, 2007

La riforma del welfare come se fosse antani

Allora, facciamo a capirci. Non credo di essere totalmente idiota, non ancora per lo meno. mi riconosco una discreta capacità associativa ed una certa destrezza con la lingua italiana. Ritengo, al peggio, di poter rientrare nella fascia di intelligenza propria dell’italiano medio. Allora perché più leggo i giornali meno capisco quello che dicono? Mi sono ritrovato adesso, a mezzanotte e dieci, a leggere online il nuovo numero de l’Unità ed ho trovato un paginone centrale, dove Cesare Damiano, che se non sbaglio è Ministro del Lavoro, pretende di spiegare all’italiano medio, ovvero a me, in cosa consiste la riforma del welfare su cui tanto si dibatte in questi giorni. “Meno male” mi son detto “era ora che qualcuno parlasse chiaro”. La spiegazione procede a punti. Non ve li riporto tutti, solo i più…chiari.

Punto 4: Ridefinire il sistema dei c.d. ammortizzatori sociali in chiave universalistica (minchia!...universalistica…) ed in una logica proattiva (però…pure proattiva!), superandone l’impostazione assistenziale e “difensiva” (anche io opterei per un più sfrontato 4-3-3) per trasformarlo in uno strumento funzionale a nuovi impieghi con il concorso stringente delle politiche attive e dei servizi per l’impiego in un quadro di forte collaborazione fra Stato, Regioni, Parti sociali ed attori di sistema.

In altre parole, ‘c.d.’ significa ‘cosiddetti’…

Punto 6: Contrastare il lavoro nero e irregolare con un set di strumenti sempre più pregnanti ed incisivi (estensione DURC, indici di congruità, comunicazione di assunzione il giorno precedente).

Certo che con questi strumenti pregnanti ed incisivi il lavoro nero ha le ore contate! Non tanto per l’indice di congruità che pure fa paura. Ma l’estensione DURC è tremenda. Un mio amico ne ha presa una in fronte una volta e quasi moriva.

Punto 8: Intervenire in materia pensionistica e previdenziale con una rivisitazione della normativa, in funzione equitativa (questo me l’ha sottolineato pure il correttore automatico di windows…) in grado di contemperare (contemperare? Cioè temperare insieme? Ma nel senso di fare la punta?) esigenze sociali e individuali con le compatibilità finanziarie di medio e lungo periodo, migliorando, altresì, (ma sì…abbondiamo con le virgole…come faceva Totò) le pensioni basse, nonché, con l’insieme delle varie misure, i livelli delle prestazioni pensionistiche (ad es.: favorendo il riscatto dei corsi di laurea; rendendo più agevole la totalizzazione; riconoscendo la contribuzione figurativa piena durante la fruizione dell’indennità di disoccupazione, di cui è stata migliorata, la durata e l’entità)(ed era un esempio…). Pur nella brevità del periodo temporale (quello sintattico in effetti è abnorme…) trascorso e in presenza delle note difficoltà nei percorsi parlamentari, l’insieme di misure fin qui attuato, unitamente a quelle proposte ed avviate, costituisce, dunque, un notevole grado di avanzamento nell’attuazione del Programma di Governo e conseguentemente un significativo e radicale cambio di rotta rispetto al passato, comportando, altresì, una complessiva ed imponente ridistribuzione di risorse finanziarie sul lavoro, sulle tutele e sulle pensioni che attesta l’attenzione che il Governo riserva ai ceti più deboli e a tematiche di alto valore ed interesse sociale. L’obiettivo resta quello di consegnare al Paese, al termine della legislatura, un sistema più equo, più solidale, più garantito che sappia dare opportunità alle giovani generazioni, tutele ai lavoratori, dignità ai pensionati, e che sia in grado di assicurare la crescita nell’equità,dimostrando come si possano coniugare ragioni produttive, esigenze di innovazione, elementi di costo con una “buona occupazione” che è garanzia essa stessa di vera crescita del Paese.

Ovvero, fino all’illuminante esempio un accrocco di parole che nemmeno quando giocavo a scarabeo. Poi, dopo, l’elogio, contemperato, del, significato, equitativo, nascosto. Altresì.

Non so a voi, ma a me sa tanto di supercazzola…

Monday, July 30, 2007

Più della spada...

Ora diteci che siamo ingenui, arretrati, incivili. Diteci che siamo disposti a sopportare tutto a testa bassa e ci incazziamo solo quando ci toccano il gioco del calcio. Diteci quello che vi pare. Però ieri, le strade di Baghdad si sono riempite di gente e, forse per la prima volta dal 2001 ad oggi, non per inseguire il corpo di qualche bambino avvolto nella bandiera. Non per bruciare simboli nemici o per gridare rabbia. Ma per esultare per la vittoria della nazionale nella Coppa d’Asia. Un colpo di testa dell’attaccante Younis e all’improvviso non siamo più in grado di distinguere tra loro e noi. All’improvviso razza e religione se ne vanno al diavolo e non contano più niente. I colori delle bandiere che gli iracheni si dipingono sulla faccia non sono diversi da quelli che ci dipingemmo noi poco più di un anno fa. Stesse le facce all’insù di chi ha seguito la partita in televisione. Se tutto questo è stato possibile in una città che conta quotidianamente i suoi morti, dove 50 persone sono state uccise proprio in occasione dei festeggiamenti della semifinale. Se nonostante la paura ed il sangue le persone hanno comunque voluto manifestare la propria gioia per questa vittoria ottenuta da giocatori che non vanno certo in giro in ferrari, allora diteci quello che vi pare, ma abbiamo ragione noi!

Se solo in america fosse il calcio lo sport nazionale…se solo fossero un po’ più italiani. Magari avrebbero un McMastell al ministero di grazia e giustizia, ma quanto camperemmo meglio tutti!!!

Thursday, July 26, 2007

La noia della morte

La maggior parte dei militari americani impegnati oltreoceano, per lo più in medio oriente, arriva dalle due più grandi basi militari americane. Quella di Fort Hood in Texas (19.000 militari impegnati fuori dai confini americani) e quella di Fort Lewis, Washington (10.000 unità impegnate). Sono molte le cose che accomunano questi due posti. Non solo il grande contributo di soldati alle guerre a stelle e strisce, ma anche il tipo di corpi che vi vengono addestrati, l’enorme estensione delle basi stesse (Fort Lewis copre 350 km2) e, recentemente, anche i…funerali. Il generale Jacoby, comandante di Fort Lewis si è infatti trovato a dover affrontare un problema già ‘risolto’ dal suo collega texano: i morti! Troppi soldati morti. La liturgia funebre di Fort Lewis prevedeva funerali individuali per ogni militare caduto. Però, solo nel mese di maggio, ben venti delle ex-reclute di questa base sono passate a miglior vita. Venti funerali in un mese? Venti volte costretti ad accogliere parenti ed amici distrutti dal dolore? Venti volte costretti ad ascoltare il cappellano militare ripetere le stesse noiose frasi di condoglianza, fede, patriottismo e speranza? Che due palle! Facciamo così, facciamone uno al mese, cumulativo e non se ne parli più! E così, forte del proprio militare pragmatismo, il generale Jacoby ha ordinato che venissero celebrati funerali mensili ‘una tantum’, proprio come già avviene da tempo nella base di Fort Hood. D’altra parte i militari hanno cose più urgenti ed importanti a cui pensare che non tentare di spiegare ad una moglie, ad un figlio o ad una madre, perché il loro caro è saltato per aria dall’altra parte del mondo. Questi sono dettagli. E poi, tutti quei funerali. Il morale degli uomini scende. Certi avevano pure cominciato a togliere i paginoni centrali di playboy da sopra le brandine. Meglio ridurre il numero. Oltretutto, a celebrare troppe liturgie funebri, la gente potrebbe anche pensare che ad andare in guerra si rischia di morire.

Wednesday, July 25, 2007

Lettera mai scritta

Ciao, mi chiamo Mion. Sono bosniaco e sono emigrato in Italia per cercare lavoro. Ho una moglie e due figli che ho dovuto lasciare in Bosnia, proprio perché devo pensare a mantenerli. Sembra paradossale a dirlo così, ma invece è vero. Devo lavorare per loro e non ho abbastanza soldi per portarli con me. Questo mi rende triste ma anche motivato. Sono venuto in Italia per fare qualcosa di buono per loro e per me. Ma non è stato facile. La gente ti guarda sempre con un misto di sospetto e indifferenza quando sei in un paese che non è il tuo. Non è facile fare altrimenti, lo capisco. Dopotutto sono molti quelli di noi che finiscono, volenti o nolenti, a delinquere. Però non siamo tutti uguali no? La storia dei singoli dovrebbe contare qualcosa no?
Forse anche io ero così prima. Forse anche io mi sono ritrovato a giudicare le persone per come parlavano, per come vestivano. Per tradizioni diverse dalle mie. Poi sono dovuto emigrare, e mi sono trovato dall’altra parte. Ad essere giudicato per come parlo, per come vesto. Per tradizioni troppo diverse dalle vostre. Non è stato facile, ma è stato utile. Mi ha aiutato a capire tante cose, anche della mia gente. Anche di quelli che finiscono in galera. La gente non ci pensa, né lo facevo io forse. Ma non abbandoni la tua famiglia, i tuoi cari, non ti imbarchi su un gommone insieme ad altre cento persone, non rischi di annegare né di finire in galera…se puoi farne a meno. Molti mi hanno detto che venendo in Italia ho sperato di trovare l’america, la bella vita, le belle macchine. Veramente, da che sono qui, ho sempre fatto il manovale. Però nessuno ha mai pensato che, se avessi potuto, ne avrei fatto volentieri a meno e me ne sarei rimasto a lavorare a casa mia.
Tanti arrivano a dire che ‘ce l’abbiamo nel sangue’. Essere una ragazza rumena ormai è diventato sinonimo di essere una prostituta. Un albanese è per definizione un ladro, un bosniaco un questuante. Dicono che non ci interessa lavorare. Il fatto che ti trovi ad affrontare mille difficoltà per fare qualcosa a cui rinunceresti volentieri, non conta. Mille difficoltà, a cominciare dalla lingua. Non si impara mica in un attimo una lingua tanto diversa dalla tua, specialmente se non puoi permetterti scuole o corsi specializzati. Eppure a questo non ci pensa mai nessuno. Il massimo della considerazione che ottieni dopo tanta fatica fatta per assimilare una lingua nuova attraverso la televisione, quasi per osmosi, è sentire qualcuno che si diverte a parlare col tuo accento o che ti chiama ‘vù cumprà’. Se sapessero quanta ansia, quanta fatica, quanta frustrazione c’è dietro quel ‘vù cumprà’…
Ma alla fine, anche a questo non ci si fa più caso. Non per altro, ma perché ti accorgi che tutto ciò che in te non va, tutte le critiche, i giudizi, fino anche alle offese, alla fine riguardano solamente aspetti superficiali del tuo essere. Ecco, è in questo che emigrare è stato un’esperienza utile. Cominci a riconoscere le cose veramente importanti. Sono proprio quelle che tanti decidono di ignorare.
L’altro giorno, ero al mare. Mi piace il mare. È sempre lo stesso, da qualunque spiaggia lo si guardi. Ero con mia sorella. Anche lei vive in Italia. Eravamo in spiaggia e ad un certo punto ho visto due bambini in mezzo all’acqua che rischiavano di annegare. Mi ricordo che ho girato lo sguardo intorno, quasi per richiamare l’attenzione, ed ho incontrato gli occhi di un altro ragazzo. Ci siamo parlati, con uno sguardo. E ci siamo detti “Ecco! questo è importante”. Nessun problema di lingua, parlavamo la stessa. Un attimo dopo eravamo in acqua e siamo andati a salvare i bambini. Solo che…io non so nuotare. E mentre cercavo di ritornare a riva, la corrente mi ha tirato sotto. E sono morto così.
Spero che mia moglie ed i miei figli non soffrano troppo. Che capiscano quanto fosse importante. Spero che ce la facciano. Spero che ce l’abbia fatta l’amico che si è tuffato con me.
Certo, mi dispiace di essere morto. Se avessi potuto, ne avrei fatto volentieri a meno. La vita era importante per me. Forse è per questo che voi avete deciso di ignorarla.

Wednesday, July 18, 2007

Anteprima mondiale su Lesandro's!!! Svelati i segreti sul nuovo Harry Potter

Centinaia di migliaia, se non milioni di fan del maghetto con la cicatrice hanno protestato per l’imminente trapasso del loro piccolo (si fa per dire…ormai) eroe. E l’autrice dei romanzi, Joanne Kathleen Rowling, la scrittrice più ricca del mondo, ha fatto marcia indietro.
In esclusiva per i lettori di Lesandro’s, le nuove trame ed i nuovi intrecci magici di Harry Potter.

Harry Potter finalmente si diplomerà alla scuola per giovani maghi di Hogwarts. In occasione della festa di consegna del diploma, tanto per risparmiare sul ricevimento, annuncerà il proprio fidanzamento con la bella Hermione Granger, la streghetta so-tutto-io. I due si metteranno subito alla ricerca di un lavoro ma tutti i concorsi per accedere al tempo indeterminato banditi dal Ministero della Magia sono taroccati e i posti vengono puntualmente assegnati a maghi e streghe raccomandati dai tempi di Merlino. Harry decide di mettersi in proprio il giorno che si accorge di lasciare un numero sospetto di capelli sul cuscino e di essere ancora inevitabilmente disoccupato. Mette su uno studio di consulenze magiche coi pochi soldi rimastigli dall’eredità paterna e all’inizio riesce a campicchiare aiutando maghi frustrati che vogliono il pisello più lungo o streghe obese che vogliono indossare una 42. Hermione nel frattempo contribuisce ricamando bacchette magiche per una ditta minore di merchandising di Diagon Alley. Ma ben presto la scarsezza di clienti comincia a rappresentare un problema. Come si dice, fatto l’incantesimo, scoperta la formula e ormai tutti i maghi si allungano il pisello a piacere e tutte le streghe sono anoressiche. Il nostro non sa come fare. La cicatrice sulla fronte è ormai scoperta ed al centro di un ampio piazzale lucido. Anche Hermione comincia a mostrare segni di cedimento. Niente di grave se si escludono la barba ed i baffi causati dalle vagonate di pillola anticoncezionale scaduta che la strega deve assumere per non sfornare altri maghetti e streghette che la coppia non potrebbe permettersi. I due iniziano a tirare a campare. Harry incanta cineprese e macchine fotografiche per catturare immagini di Albus Silente e Minerva McGranitt alla toilette. Sfiora un insperato successo con uno scatto di Severus Piton in reggicalze, ma l’editore della Gazzetta del Mago, Draco Malfoy, prima lo rifiuta poi gli sottrae magicamente la pellicola e pubblica la foto col suo nome. Hermione sbarca il lunario facendo calendari nuda per riviste da ferrovieri del binario 9 ¾. Alla fine i due sono alla fame. Harry sembra ormai Kojak mentre Hermione porta le tette annodate dietro al collo per non inciamparci mentre cammina. Che ne è stato dei bei tempi andati? Voldemort, antica nemesi, ormai si è ritirato in pensione, ricco sfondato in un castello sulle isole Shetland e vive circondato da collaboratrici politiche in perizoma. Hogwarts è stato ristrutturato ed è oggi un centro commerciale. Ron Weasley, amico d’infanzia, è subentrato al padre al Ministero e passa le sue giornate al cesso con vecchi numeri della Gazzetta del Quiddic. Rubeus Hagrid si droga e vive di elemosina. Edvige, la fidata civetta-postino, ha placato i perenni brontolii gastrici della magica coppia molto tempo fa.
Finchè un giorno, nel cuore della notte, un lampo! Harry si sveglia ed il dolore alla testa è fortissimo. Un nuovo attacco del redivivo Lord Voldemort? No. Un’idea geniale. Emigrare. Emigrare nell’unico posto dove è possibile vivere bene, soprattutto se si è dei perfetti cialtroni messi su da un’abile campagna editoriale. Emigrare in Italia! Tirato un calcio in culo alla povera Hermione, il piccolo mago fallito venne in Italia e, forte di una rinata passione per l’avventura, decise di affrontare nuovamente l’impossibile nel mondo dei babbioni (non è un errore di battitura…).
E fu così che nacque il Partito Democratico.
È più sicuro, pagano un sacco di soldi e non finirai mai ad Azkaban perché tanto c’è l’immunità parlamentare! Certo, magari qualcuno ti coprirà di maledizioni, ma tanto sei mago, che te frega?

Friday, July 13, 2007

Ceppaloni, Texas

L’Armageddon! Finalmente! È questo il tono dei giornali stamattina, dopo che il governo è stato battuto ieri in senato su un non meglio precisato emendamento presentato da un non meglio precisato senatore Manzioni nell’ambito di una non meglio precisata riforma della giustizia. Già perché quello che attizza la carta stampata, ma vale anche per i telegiornali, non è tanto l’argomento del dibattere o il suo perché, quanto il solito fastidioso gossip su ministri, senatori e deputati che si insultano a vicenda, minacciano dimissioni o invocano elezioni. Oggi ad esempio si vota su di un emendamento presentato sempre dallo stesso Manzione riguardo alla presenza delgi avvocati nei consigli giudiziari. Piccoli problemi dell’utente medio dell’informazione italiana: a) chi è Manzione? Un senatore diellino (alla faccia di chi dice che il governo è schiavo della sinistra estrema…), ma più di tanto non ci è dato sapere. Perché propone emendamenti come se fosse estraneo alla maggioranza in cui è stato eletto? Non ci è dato saperlo. Che cazzo è un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. Cosa comporta la presenza o meno degli avvocati in un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. E poi, di quali avvocati si sta parlando? Non ci è dato saperlo. Ci è dato sapere invece che la senatrice forzitaliota Bonfrisco ha dato al senatore d’Ambrosio del ‘assassino e criminale’ minacciandolo con frasi tipo ‘oggi è il tuo giorno!’. Non vedo perché tutto ciò dovrebbe stupire visto il datore di lavoro della Sig.ra Bonfrisco. Ci è dato di sapere che Mastella continua a sostenere questo difficile momento con frasi tipo ‘a me me lo fai grosso’, ‘la roba regalata rimane incatenata’ e ‘se continuate così non gioco più’ mentre Fassino imperversa furibondo nelle aule parlamentari urlando ‘cappuccino tiepido e cornetto caldo, grazie’. Ma più di questo non ci è dato sapere. Certo, ogni tanto qua e là compaiono prolissi elaborati giudiziari in cui esperti ‘spiegano’ ad altri esperti in cosa consiste la riforma, ma a noi poveri comuni mortali e biologi, e che pertanto apprezziamo il clare loqui solo quando si chiama parlar chiaro, non ci cagano più di tanto.
Una cosa però ci conforta, e cioè vedere come certe tendenze ceppaloniche abbiano ormai fatto scuola in tutto il mondo. Infatti, se è vero che il nostro Ministro di Grazia e Giustizia affronta con piglio severo il rischio della crisi esclamando ‘lo dico a mamma!’, è anche vero che il cespuglio americano (G.W. Bush) fronteggia il voto della Camera statunitense che gli impone il ritiro delle truppe dall’Iraq entro il primo aprile 2008 (senza ‘assassino’, ‘criminale’, ‘la paghi’ e via dicendo…solo col voto) con frasi tipo ‘adesso meno tutti!’. Ma si sa, gli americani dopotutto sono italiani mancati.

Thursday, July 05, 2007

La 'nyocca' di ferro

Sul sito dell’Independent oggi compare un articolo dal titolo “Vulgar Berlusconi pays tribute to the sex appeal of the Iron Lady”. Sembra che nella stessa occasione in cui lo psiconano ha pensato bene di definire ‘stronzate’ le asserzioni rilasciate da Prodi in campagna elettorale, abbia anche esaltato le doti fisiche della Tatcher definendola ‘una bella gnocca’. Peter Popham, inviato a Roma, in queste cose ci sguazza e da il meglio di se. Dopo aver accuratamente tradotto l’infelice frase (a great piece of pussy) ed aver minuziosamente descritto la fonetica dell’appellativo in questione (nyokka), si ferma a riflettere sul fatto che l’allora in carica Presidente francese Francois Mitterrand definì una volta la Lady di ferro una donna con ‘gli occhi di Caligola e la bocca di Marylin Monroe’, concludendo che, evidentemente, Berlusconi deve essere stato attratto da altri dettagli dell’anatomia dell’ex-Primo Ministro britannico. In ogni caso, ci informa Popham, ‘gnocca’ è un termine dialettale che significa ‘vulva’ ed è normalmente usato in Italia dagli operai, dai camionisti e dai Presidenti del Consiglio che abbiano governato più a lungo il paese. Sembra che il giornalista Popham abbia anche trovato una definizione ‘accademica’ di ‘gnocca’ su di un sito web italiano (definito ‘faintly priapic’…) in cui si legge che “la caratteristica fondamentale della gnocca è quella di saper afferrare dai comuni mortali qualsiasi cosa ella desideri”. Una definizione che farebbe arrossire parecchi esponenti Tory del parlamento inglese a quanto pare.
Ma ormai, negli articoli che si leggono nei giornali inglesi quando si parla di Berlusconi, non c’è più solo il sarcasmo e l’umorismo di chi si diverte a trattarlo per il guitto che è. C’è anche la consapevolezza del contesto in cui quest’uomo si muove. In cui cerca disperatamente di arrivare alle elezioni, ben sapendo che se il governo cade subito forse allora può ancora pensare di rimanere ‘in campo’. Sennò c’è la Brambilla (far-right pin-up…la squinzia di estrema destra). E comunque, Mr. Berlusconi ha amici influenti anche nel governo attuale, con quel ministro ‘centrista’ di Mastella che ‘once again’ minaccia dimissioni a destra e a manca se non fanno tutti come dice lui. Come i bambini che giocano a pallone, col proprietario del pallone che decide le regole ‘sennò me lo porto via’.
Ecco. È così che appare l’Italia quando non è guardata attraverso il filtro della televisione italiana. E sinceramente non vedo perché dovrebbe apparire diversamente

Saturday, June 30, 2007

Quando il gioco si fa duro...

Negli Stati Uniti, i politici che vanno a puttane non fanno più notizia. Sia perché non ci vanno, ma se le trovano direttamente in ufficio (le chiamano stagiste, segretarie, ecc.), sia perché oramai è una realtà ampiamente comprovata da decine di pellicole hollywoodiane e pertanto sacrosanta per tanta parte dell’america bigotta che preferisce voltarsi dall’altra parte. Altri avvenimenti invece scatenano la stampa ‘rosa’ e l’opinione pubblica. Janet Jackson che organizza un mini strip (un seno scoperto ‘per caso’, ma in realtà volutamente) alla cerimonia di consegna di non ricordo quale premio musicale, ad esempio, fomentò scandali su scandali e richiese conferenze stampa e pubbliche scuse da parte della cantante per aver urtato una non meglio identificata sensibilità del pubblico che, almeno nella sua maggioranza se non totalità, è lo stesso che vota ed approva quotidiani bombardamenti o la pena di morte anche per chi non ha commesso omicidio, come è accaduto e, purtroppo accadrà di nuovo molto presto, nel carcere di Huntsville, in Texas. È un po’ una tara del mondo anglosassone in verità. Anche qui in UK, decine e decine degli ormai famosi tabloid decidono volutamente di rovesciare nei ‘newsagents’ foreste e foreste di carta stampata per mostrare la foto di star e starlette sorprese con abiti troppo brutti, o con un nuovo accompagnatore/accompagnatrice, o con una minigonna a sciarpa che, inevitabilmente, quando si scende dalla macchina rivela sesso, razza e religione. Il seguito che questi ‘giornali’ hanno tra la gente è allucinante. Persino nelle caffetterie dell’università si ritrovano sui tavoli e tra le mani di studenti, docenti e ricercatori. Vedere qualcuno che legge il Guardian, il Times o l’Independent durante il ‘coffee break’ è un’impresa. Recentemente, le prime pagine di questa stampa guardona è stata monopolizzata dalle disavventure di Paris Hilton, ovvero una vagina con un ricco conto in banca, situata al centro di una struttura in carbonio che le consente la deambulazione e dotata di appendici prensili e cefaliche per espletare necessità alimentari o per mettere in atto delle efficaci (e documentate) abilità orali. Praticamente il sogno di ogni uomo 144-dipendente.
Poi ieri una giornalista sconosciuta, almeno da noi in Italia, Mika Brzezinski, conduttrice del telegiornale della Microsoft Network broadcastings, non ne può più. Di fronte alla prospettiva di aprire il telegiornale con l’ennesima notizia sulla figlia dell’albergatore più ricco del mondo, prende il foglio su cui la notizia era stampata e, in diretta, prova a dargli fuoco. Fermata da uno dei due colleghi presenti in studio (nemmeno stesse tendando di suicidarsi), riesce comunque a strappare il foglio in due, lamentando il fatto che non è possibile mandare ‘notizie’ del genere in prima pagina, anteponendole ad altre ben più gravi provenienti, tra l’altro, dall’Iraq, dove l’ennesima strage ha mietuto decine di vittime tra i civili ancora una volta. Dalla redazione le inviano un’altra velina con la stessa notizia e lei la cestina di nuovo. Alla fine, le impongono il filmato della ragazza che tutta raggiante esce dal carcere. Qui trovate il video della vicenda. Ed è fastidioso. Lo è stato per me almeno. È fastidioso vedere come i due colleghi di Mika presenti in studio abbiano affrontato il tutto, intervenendo in modo quasi violento nei confronti della giornalista. Senza dubbio in modo sprezzante, seppure dietro una maschera di mal dissimulata cordialità. Uno dei due dice “non sei più una giornalista allora”, sempre sorridendo. Poi dice “Pensi di aver cambiato il mondo così facendo?” lei risponde “Si. Almeno il mio di mondo”. Al primo mi piacerebbe dire che la sua domanda rivela, più che il disprezzo, il disagio nel trovarsi di fronte ad una donna con infinitamente più coglioni di lui. Alla seconda invece dico che il suo gesto io l'ho apprezzato. E se è riuscito ad arrivare fino a me, che sto dall’altra parte di quel mondo, allora c'è da sperare che lungo il percorso qualcosina qua e là l'abbia cambiata per davvero.

Thursday, June 28, 2007

Distanze di sicurezza

“La gente mi chiama, mi ama e mi adora. Un libro, un film e un disco: ho contratti per un milione e mezzo di euro. Per farmi vedere la sera in una discoteca mi danno 12mila euro, e c’è la fila. Sono il prodotto di questa Italia”. Così dice Fabrizio Corona (ma non stava in galera?) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. È un personaggio nuovo della scena pubblica italiana Fabrizio Corona. Un uomo che mena vanto del proprio essere una merda ancora non mi era mai capitato di incontrarlo. Bisognerebbe detestarla fino al parossismo una persona così. Eppure non riesco a non pensare che sono gli altri, quelli che fanno la fila per vederlo, quelli che lo pagano per fare il pirla dentro una discoteca che mi fanno gonfiare le vene del collo. Di merde a questo mondo ce ne sono in abbondanza, specialmente in Italia, fuori e dentro dalle aule parlamentari. E spesso e volentieri non fanno certo la fame. Però si spacciano tutti per santi. Paladini di moralità e valori. Ed anche per loro la gente si mette in fila per una stretta di mano o una carezza al pupo, nemmeno sperassero in qualche miracolo per grazia ricevuta dall’unto di turno.
Cerco tracce di umanità sul giornale di oggi ma trovo solo notizie di varia disumanità. Migranti pescati come tonni nel mediterraneo, un pensionato di 60 anni che ammazza il figlio autistico perché non ce la fa più ad occuparsi di lui, una donna stuprata davanti agli occhi del fidanzato. E il Partito Democratico…ovunque…Veltroni…ovunque. Pagine e pagine delle solite frasi ad effetto, delle solite parole. Si potrebbe stilare un vocabolario. ‘I giovani’, ‘la lotta alla precarietà’, ‘Fare un’Italia nuova’…verrebbe da chiedersi ‘dove cazzo siete stati nell’ultimo anno?’ Se per fare tutte queste cose ci voleva il piddì, perché non l’avete fatto prima delle elezioni? Sembra proprio che l’attuale governo verrà archiviato presto se tanta parte della maggioranza non esita a manifestare tutto questo slancio ‘futurista’ per un soggetto politico che di questo governo ancora non fa parte, che ancora nemmeno esiste. ‘Le ultime elezioni non sono riuscite; questo governo non è venuto bene. Buttiamo tutto nel cesso e ricominciamo daccapo. La gente non resisterà al richiamo dei giovani, della lotta al precariato, della nuova Italia ecc ecc’.
A volte penso che questi soggetti provino una segreta ed inconfessabile invidia per il Corona. Almeno lui non è costretto ad acrobazie del genere per far credere alla gente di non essere una merda.
Soggetti come Corona sono meteore. Arrivano velocemente ed altrettanto velocemente cadono nel dimenticatoio. I politici invece no. Forse è per questo che la gente si avvicina ai primi e si allontana dai secondi. Io dal canto mio mi tengo alla larga da entrambi.

Friday, June 22, 2007

Il valore delle regole

Immaginate di stare dormendo e di sentire il rumore di qualcuno che cerca di entrarvi in casa. La prima reazione è probabilmente emotiva e di terrore, ma poi, pensando al benessere dei propri cari, si tenta di reagire in qualche maniera. Si cerca un’arma ad esempio, e si chiama la polizia. Ora immaginate che la polizia risponda che manderà degli agenti dopo…due giorni. In due giorni i ladri non solo vi svuotano casa con tutta calma, ma vi violentano anche la moglie, la figlia, la mamma e la nonna. Contattano un’agenzia di traslochi e si portano via i mobili e gli elettrodomestici senza fatica, si fanno un barbecue in giardino o in terrazzo con le vostre provviste, scuoiano il cane da guardia e radunano anche un po’ di amici per farsi un poker coi vostri soldi. Poi dopo due giorni arriva la polizia e cosa trova? Una casa vuota, un uomo disperato, tre donne distrutte, un cane morto e una nonna indignata e sorridente al tempo stesso.
Nel luglio del 2005 il governo Berlusconi vara la riforma dell’ordinamento giudiziario introducendo nel ddl un emendamento che impediva ai magistrati che avessero superato i 66 anni di età, e che pertanto non potessero assicurare un numero sufficiente di anni di servizio, di partecipare ai concorsi per incarichi direttivi. In pratica nella norma mancava solamente che si dicesse che l’accesso ai concorsi era vietato anche ai magistrati che avessero i capelli bianchi, fossero torinesi e si chiamassero Giancarlo. Ed infatti, il senatore Luigi Bobbio di AN, firmatario dell’emendamento, dichiarò candidamente che quella norma era stata introdotta per impedire a Giancarlo Caselli di divenire procuratore nazionale antimafia al posto di Vigna, il cui mandato era in scadenza in quel periodo. Colpa del magistrato torinese è notoriamente l’aver voluto sempre evidenziare i pesanti intrecci che esistono tra mafia, politica ed imprenditoria. Pertanto si decise di farlo fuori con una delle tante leggi vergogna del precedente governo. Oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato quella legge incostituzionale e l’ha abolita in quanto la nostra Costituzione prevede che i magistrati possano andare in pensione a 75 anni. Viene da domandarsi a che ci serva avere un Presidente della Repubblica, dal momento che Ciampi, che per primo avrebbe dovuto vigilare sul rispetto della Costituzione, non esitò ad apporre la propria firma in calce al ddl in questione. Sta di fatto che Caselli, che per anni ha lavorato contro la mafia in Sicilia e sarebbe stato il Procuratore ideale per continuare a combatterla, oggi si ritrova Procuratore Generale del Piemonte e della valle d’Aosta, dove notoriamente Cosa Nostra impazza per le strade quotidianamente. Due anni ci sono voluti per intervenire su questo ignobile massacro della nostra Costituzione. Due anni dopo i quali la Corte costituzionale si trova davanti una popolazione disperata (l’uomo), specialmente quella parte della popolazione italiana che sperimenta le nefandezze di Cosa Nostra quotidianamente sulla propria pelle, una giurisprudenza distrutta (le donne) dall’ennesimo atto di legiferazione personalizzata e un vecchio rimbambito (il cane morto) ex-presidente della repubblica che in ogni caso non verrà mai chiamato a rispondere del proprio operato. Chi è la nonna in questa storia? La nonna è Pietro Grasso, eletto procuratore nazionale antimafia al posto di Caselli, tanto benvoluto dagli stessi firmatari di quel ddl e che oggi si rallegra per la decisione dell’alta Corte che saluta come “la dimostrazione che in Italia le regole conservano ancora il proprio valore”. Certo. Il problema è che se per farle rispettare bisogna aspettare due anni, allora quelle regole diventano inutili.
Chi sono i ladri è inutile dirlo…diciamo che sono gli unici che rimangono immutati sia nella versione metaforica che in quella reale dei fatti.

Saturday, June 16, 2007

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti...

Per mesi ho aperto i giornali la mattina sperando di leggere questa notizia...

ROMA - Rahmatullah Hanefi è libero. Il manager dell' ospedale di Emergency in Afghanistan, accusato di essere stato coinvolto nel rapimento di Daniele Mastrogiacomo e arrestato dalle autorità afgane è stato "prosciolto da ogni accusa" e adesso è libero. La notizia, data all'inizio dal sito Peacereporter, è stata confermata anche dall'associazione di Gino Strada in un comunicato. (16-06-2007)




Il potere è l'immondizia nella storia degli umani


E anche se siamo soltanto due romantici rottami


Sputeremo ancora in faccia all'ingiustizia giorno e notte


Siamo i grandi della Mancia


Sancho Panza e Don Chisciotte

Friday, June 15, 2007

Azione e non-reazione

Ad ogni azione corrisponde una reazione di segno inverso e di uguale intensità. È uno dei principi fondamentali della fisica dei vettori. Se lascio cadere un oggetto sul pavimento, la forza esercitata dall’oggetto sul pavimento al momento del contatto farà sì che il pavimento stesso eserciti una forza uguale e contraria sull’oggetto. Che infatti, nella maggior parte dei casi, rimbalza un paio di volte prima di fermarsi. E perché si ferma? Si ferma perché l’energia dell’oggetto che cade, inizialmente potenziale, poi (mentre cade) cinetica ed infine elastica (al momento del contatto col pavimento), viene via via trasformata in calore dall’attrito che si genera tra l’oggetto stesso, l’aria (mentre cade) ed il pavimento (ad ogni rimbalzo). Ed il calore, si sa, si disperde. Rappresenta la fine ultima dell’energia. L’ultimo stadio della degenerazione dell’energia.
Questo per lo meno è quello che accade in fisica, dove forze conservative e non si combinano per generare lo stato di cose che sperimentiamo quotidianamente. Lo stesso non accade in politica. Non in quella italiana per lo meno. Nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001, un esercito di forze dell’ordine fece irruzione nella scuola Diaz di Genova e massacrò di legnate decine di manifestanti no-global che si trovavano nella capitale ligure per manifestare contro il G8. Un’azione di forza di pura matrice cilena, da fare invidia al peggiore dei Pinochet. Ma un’azione a cui non è corrisposta nessuna reazione dal mondo politico. Ancora oggi, un funzionario di polizia che prese parte a quell’azione, smentisce le sue iniziali dichiarazioni (rese a suo dire per ‘spirito d’appartenenza’) e definisce quella scena come una ‘macelleria messicana’, a descrivere il comportamento brutale dei suoi colleghi e le sofferenze inflitte sui pacifici manifestanti. Lo sapevamo tutti. Esistono filmati in rete che hanno documentato il tutto. Sappiamo non solo dei pestaggi, ma anche del fatto che, ad esempio, i computer presenti nella scuola, usati dai manifestanti per redigere documenti sulla manifestazione o per visionare prove fotografiche o filmate degli abusi effettuati dalle forze dell’ordine durante la manifestazione, vennero sequestrati se non distrutti sul posto. Sono notizie che conosciamo da 6 anni ma che ancora oggi, a detta di alcuni politici del centrosinistra, vengono definite ‘choccanti’ (shockanti sarebbe più corretto, se proprio si vogliono usare termini ibridi, sennò ‘sconvolgenti’ renderebbe molto meglio secondo me). Dove sta lo ‘shock’? Semmai sconvolgente è il fatto che a più di un anno dalle elezioni, quella parte del programma politico dell’Unione in cui si garantiva l’istituzione di una commissione d’inchiesta su quei fatti non sia stata ancora attuata. Semmai sconvolgente è il totale sovvertimento delle leggi più elementari della fisica per cui ad ogni azione (di forza, ingiustificata, brutale) NON corrisponde una reazione (politica) di segno opposto e di uguale intensità. I nostri politici sono degenerati in partenza. Le loro reazioni svaniscono immediatamente in vapori caldi che si disperdono nell’aria. L’attrito politico li domina e vivono per fottere la propria controparte, lasciandosi sfuggire SEMPRE l’opportunità di fare qualcosa di giusto, quando non si sommano a quelle ‘azioni’ viaggiando nella loro stessa direzione. In politica un oggetto che cade non rimbalza, ma si ferma al suolo, morto. Ogni tanto si scuote, preso a calci da questo o quel passante che afferma, smentisce, ribadisce o s’indigna. Ma subito quest’energia degenera in vampate di calore che si sprigionano dagli schermi televisivi, dove greggi di politicanti starnazzano l’uno contro l’altro dentro uno studio televisivo dotato di poltroncine bianco-democristiano. E tutto torna immobile come prima.

Tuesday, June 12, 2007

Scusa signore...io vengo di Albània


Io amo il popolo albanese. Io VOGLIO diventare albanese!!! W L’ALBANIA!!!

Sunday, June 10, 2007

Biologi in mutande

Esiste nelle realtà politiche occidentali una curiosa abitudine. Qualcosa di cui, per ovvi motivi, raramente si parla. Una tendenza che affiora sulla soglia del cosciente ogni tanto ma che si provvede subito a far riscomparire nell’abisso dell’incoscienza a colpi di spot pubblicitari, campionati di calcio e via dicendo. Abbiamo provato ad accorgercene noi, in Italia, dopo le stragi di piazza Fontana e della stazione di Bologna. Abbiamo provato ad indignarci quando abbiamo capito (o abbiamo creduto di aver capito) cosa fosse la P2. E ancora, abbiamo creduto di averlo smascherato e sconfitto con tangentopoli. Qui nel Regno Unito, se ne sono accorti quando l’ex-ispettore delle Nazioni Unite David Kelly smascherò la manipolazione mediatica fatta dal governo Blair sulle fantomatiche armi di distruzione di massa irachene (gli inglesi sono un po’ ‘tardi’ in questo senso) e venne successivamente ‘suicidato’. Negli Stati Uniti, gli esempi non mancano ed il più famoso di tutti è certamente quello dell’omicidio del presidente Kennedy.
È l’abitudine a complottare alle spalle della gente. Agire di nascosto dalla popolazione. Noi non vogliamo crederci. Ci risulta difficile. In realtà il paradosso che si nasconde dietro questa abitudine appare evidente. Senza la gente, intesa come popolazione comune, non esisterebbero le realtà politiche di cui sopra, quindi perché dovrebbero le seconde complottare alle spalle delle prime? Ma l’evidenza è, appunto, solo apparente. Perché è vero il contrario in realtà. Quelle realtà politiche (o economiche, o religiose…il discorso non cambia), forse, non esisterebbero se la gente sapesse.
Certo, è facile perdersi nel ‘complottismo’. Non c’è un confine preciso tra l’idea che i servizi segreti, americani o italiani che fossero, controllassero la gestione di Telecom allo scopo di tenere sotto controllo il traffico di informazioni e l’idea che ognuno di noi abbia un microchip alieno invisibile impiantato sotto la pelle. Entrambe le cose non sono dimostrabili ed appaiono astruse ai più. Rimane però il fatto che la ‘psicologia delle masse’ è una scienza ben definita e che esistono persone il cui unico compito è quello di prevedere come reagirà alla diffusione di questa o quell’altra notizia, l’uomo (o la maggioranza degli uomini) che la mattina si alza per andare a lavorare, poi torna a casa, guarda la televisione, paga il mutuo ecc. Persone che godono di molto rispetto e considerazione negli ambiti governativi. Siamo diventati prevedibili, è questo il nostro problema. Prevedibili in quanto non più reattivi. Esperienze passate hanno insegnato ai nostri potenti come sia possibile foraggiare questa iporeattività garantendo un minimo di distensione alle pareti dello stomaco. Ovvero lasciandoci mangiare un pò, evitando l’affamamento. La fame è sempre stata la madre di tutte le rivoluzioni, e noi di fame non ne abbiamo. Siamo diventati prevedibili perché, lentamente, le nostre vite hanno cominciato ad essere guidate da tutta una serie di false necessità, opportunamente indotte dai media, che ci hanno spinto verso un individualismo esasperato in nome del quale possiamo dormire sonni tranquilli se, nemmeno tanto lontano da noi, si muore di fame, di sete o di democrazia esportata. Ma cazzo, se mi si riga la macchina allora divento una bestia! Se, nonostante la prima e la seconda casa, mi fai pagare due lire in più di tasse allora si che lo perdo il sonno!
Ovviamente la complessità dell’argomento è maggiore, ma è evidente, secondo me, che la nostra prevedibilità è tanto grande quanto povera la nostra reattività nei confronti di avvenimenti che dovrebbero invece farci sobbalzare, farci decidere di intraprendere un’azione concreta, quale che sia. Forse è una questione di allenamento morale. Non siamo più abituati.
Quasi quasi lunedì vado a lavorare in mutande! Così, tanto per spiazzarli un pò ed essere meno prevedibile. Non servirà a niente, ma magari…come inizio…per riprendere l’allenamento…

Tuesday, June 05, 2007

L'illegalità della guerra

È meravigliosa la rete. Meravigliosa per quanto disgustosi i canali di informazione canonici. Miliardi di telegiornali, di giornali, di trasmissioni di approfondimento. Tonnellate di parole vane rovesciate quotidianamente nelle case della gente non si sa bene per convincerla di cosa, forse che Cristo è morto dal freddo, o che life is now, oppure che ava come lava…
Poi ti siedi davanti al piccì, clicchi il solito link di Peacereporter e leggi: “Cercarono di sabotare i B-52 alla vigilia della guerra in Iraq: assolti due pacifisti britannici”.
Due inglesi, Toby Olditch e Philip Pritchard, il 18 marzo 2003 scavalcano il recinto dell’aeroporto militare di Fairford, vicino Londra. Manomettono i motori di due velivoli e lasciano tanto di cartello per il pilota, ‘consigliandogli’ di non decollare. Vengono arrestati ed ingabbiati nel carcere di Gloucester. Lo sapevano dal principio che sarebbe successo ed al momento in cui hanno tagliato la rete perimetrale dell’aeroporto, avevano già preparato le loro cose per l’incarcerazione. “The worse case scenario for us would have been prison - but nothing compares to the horror that has been inflicted on innocent Iraqis” (la cosa peggiore che potesse capitarci era l’arresto, ma niente se paragonato all’orrore che è stato inflitto agli innocenti dell’Iraq) dice uno dei due pacifisti di Oxford.Restano dietro le sbarre per tre mesi ed escono poi su cauzione. Nel 2004 iniziano i processi che si protraggono fino alla settimana scorsa quando il giudice emette una sentenza di assoluzione. Quel che è successo è che i nostri ‘eroi’ si sono presentati in giudizio con la seguente motivazione: quei B-52 avrebbero trasportato cluster bombs e bombe all’uranio impoverito che inevitabilmente, vista la natura stessa degli ordigni, avrebbero provocato morti tra i civili tanto nel breve quanto nel medio e lungo termine. Pertanto il loro gesto, per quanto criminoso, è stato reso inevitabile dalla necessità di prevenire crimini ben più gravi. I magistrati, preso atto delle caratteristiche tecniche degli ordigni, non hanno potuto fare a meno di constatare che formalmente la tesi degli accusati annullava il reato di cui erano imputati. Assolti!
Sembrerebbe la classica notizia del postino che morde il cane da guardia eppure, che io sappia, nessun giornale ne ha parlato. Forse si temeva che si spargesse la voce ed i soliti ‘megalomani’ tentassero pericolose emulazioni anche negli aeroporti nostrani. O forse, più semplicemente, si temeva che la gente vedesse come i protagonisti di questa storia, non erano né black bloc, né anarco-insurrezionalisti, né terroristi kamikaze. Ma due comunissimi, ordinarissimi gentlemen inglesi con qualche conoscenza di avionica, un paio di cacciaviti e chiavi inglesi ed il coraggio di chi sa abbandonare la propria comoda poltrona in cambio della galera pur di riuscire a dormire tranquillo la notte, sapendo di aver fatto qualcosa di giusto, di aver dato una mano.

Sunday, June 03, 2007

Il prezzo del fucile

Nel tiggì 1 di questa sera ho visto, uno di fila all’altro, prima le contestazioni contro Prodi del comitato ‘No dal Molin’, poi Prodi infischiarsene dicendo che gli accordi presi dal governo non si toccano. Poi l’opposizione dire che Prodi lo contestano tutti (l’accordo sulla base del dal Molin l’hanno fatto loro…) mentre a loro gli vogliono tutti bene e poi ancora Putin e Bush che si scambiano colpi bassi in perfetto stile guerra fredda sullo scudo spaziale in Europa. E di seguito le immagini dei black bloc che hanno manifestato in Germania, le immagini di una manifestazione contro il 41bis (il carcere duro per reati di mafia e di terrorismo) e le scritte fatte sui muri nel luogo dove è stato ucciso Marco Biagi. Il tutto seguito dalla profonda indignazione dei politici per questo genere di cose.
Due black bloc tedeschi intervistati da un giornalista del telegiornale, hanno detto che la vera violenza non è la loro, ma quella dei governi e della polizia. Avrei voluto chiedergli quale avrebbe dovuto essere l’obiettivo che sperano di raggiungere bruciando qualche macchina o tirando sassi contro i veicoli, peraltro blindati, della polizia. Poi però m’è venuta in mente un’altra domanda. Perché non dovrebbero esserci persone che decidono di protestare in questo modo? Perché non dovrebbe esserci gente che chiama lo stato ‘terrorista’ o che invoca la libertà per Nadia Desdemona Lioce? Perché eserciti di persone, per lo più ragazzi, non dovrebbero decidere di scendere in piazza per spaccare tutto? Quante volte anche io mi sono ritrovato a pensare “che voglia di scendere in piazza con un fucile a pompa!!!” quando la vena sul collo era troppo gonfia. Assistiamo quotidianamente al massacro del nostro essere individui senzienti. Prodi afferma che le decisioni del governo non si toccano. E chi l’ha detto? Cesa di rimando sostiene che il loro obiettivo è far cadere il governo Prodi e non prova nemmeno un filo di vergogna nel sostenere una cosa del genere. Cannibalismo politico, le necessità dei cittadini non contano, l’importante è far cadere il governo e riconquistare il potere. Marco Biagi viene celebrato come un martire quando invece ha ideato un sistema che definire criminale è dire poco, subito tradotto in legge dall’ala ‘cannibale’ del Parlamento, allora al governo. Centinaia di migliaia, se non milioni di persone condannate alla non-vita del precariato. Est ed ovest del mondo si riscoprono di nuovo contrapposti e muovono migliaia di testate micidiali per…l’Europa, che non è nemmeno casa loro. Spesso e volentieri senza che chi ci abita lo sappia (vedi i depositi di Vicenza). Ed oltretutto parlando di pace e fratellanza da esportare, nemmeno dall’altra parte della telecamera ci fossero 6 miliardi di perfetti idioti.
Poi la gente s’incazza, scende in strada e spacca tutto, esalta chi ha pensato di risolvere qualcosa sparando ad un teorico del lavoro o chiama lo stato terrorista. E lo stato si ‘indigna’! parla di ‘barbarie’, invoca il ‘rispetto per le istituzioni’. O peggio ancora, quello per la ‘vita umana’, quando proprio oggi a manifestare per la moratoria internazionale contro la pena di morte c’erano solamente una manciata di radicali ed il solito, inossidabile Pannella. Il mio iper-tabagista preferito. Si indigna a 360° lo stato, ed a 360° dimentica la propria indignazione in un attimo, per ritornare il governo a non governare, coi suoi esponenti che disquisiscono rilassati di PD e stabilità dell’esecutivo dalle poltroncine bianco-democristiano dello studio di Vespa, senza mai prendere decisioni affrettate, senza mai prendere decisioni pericolose. Senza mai prendere decisioni e basta! E l’opposizione per ritornare a fare la sua pseudo-politica urlata, da stadio, pronta ad azzannare in ogni momento, ululando con gli occhi fiammeggianti di Buonaiuti, l'aspetto bolso di Bondi o lo sguardo stolido della Bartolini di ‘emergenza democratica’, ‘golpe’, ‘governo ladro’. Proprio loro…
Da una parte e dall’altra il nulla.
In mezzo Mastella e Casini.
Quanto costa un fucile a pompa?

Friday, June 01, 2007

L'italica filogenesi

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove origina il nostro modo di essere italiani? Viene da farsele queste domande (classiche) dopo aver assistito alla puntata di ieri di Annozero. E soprattutto dopo aver letto i commenti del mondo politico sui giornali di oggi. Quel filmato in tivvù non l’avrebbe voluto proprio nessuno, né a destra né a sinistra, a quanto pare. I commenti, dicevo, sono illuminanti e banali al tempo stesso. Illuminanti per chi ancora non avesse capito che razza di gente siede in parlamento, banali per chi invece l’ha capito benissimo. Anatemi, proteste, menzogne. Tutti sono indignati per quello che viene spacciato come un attacco contro la Chiesa ed il papen. Non uno che spenda una parola per commentare la sorte delle vittime, che in molti casi aspettano giustizia ancora oggi dopo decenni. Lorenzo Cesa sminuisce. Per lui si è trattato solo di un bieco tentativo, peraltro fallito, di innalzare gli ascolti con misera tv spazzatura. Curioso che Rino Fisichella si sia prestato a questo ‘bieco’ tentativo e che la trasmissione abbia registrato più del 21% di share, ovvero quasi 5 milioni di telespettatori. Ed in tutti i giornali, dall’Unità fino a il Giornale, si possono leggere perle simili in una sorta di crescendo boleriano in quanto ad indignazione e falsità. Un sottofondo musicale fastidioso, ma che non riesce a coprire il frastuono della verità che, per una volta tanto, siamo riusciti ad intravedere sulla televisione pubblica. Rimangono però le domande di prima. Da dove saltiamo fuori noi italiani, con i nostri politici starnazzanti, i nostri semi-giornalisti che prima di scrivere qualcosa ci pensano su cinquanta volte, soprattutto se quel qualcosa è vero; i nostri compaesani che, spesso e volentieri, se li costringe a profondi ripensamenti sul loro modo di interpretare la vita, la politica o la religione, la verità non riescono (o non vogliono) vederla nemmeno se gliela cacci in gola di forza? La risposta era lì. Nel piccolo schermo. Era vestita da prete ed aveva lo sguardo furbo e, perché no, anche simpatico di Monsignor Rino Fisichella. Ha affrontato il filmato e le testimonianze delle persone in studio con una fermezza quasi stoica e le ha provate tutte per uscire dallo studio a ‘testa alta’, come lui stesso ha affermato. Prima si è impuntato sul codicillo, la frase tecnica, gli errori di traduzione del documento Crimen Sollicitationis’. Ruotolo respinge e chiama fuori la difesa. Poi ha lamentato la mancanza di un contraddittorio nel filmato. A centrocampo gli viene ricordato che il Vaticano è stato interpellato numerose volte durante le riprese del filmato, ma che si è sempre rifiutato di commentare il tutto. Il pressing è aumentato e, messo alle strette in difesa, il porporato devia in calcio d’angolo sia le testimonianze di studio che il filmato stesso, esprimendo orrore per i fatti descritti e solidarietà alle vittime. Il tutto non solo senza rispondere mai direttamente alle accuse di ostruzionismo nei confronti della magistratura civile, di omertà quand’anche non di protezionismo nei confronti dei preti colpevoli, ma anche in un clima di massima pacatezza e cordialità, assicurato da Santoro, e addirittura portando a casa gli elogi di Santoro stesso, che lo addita come esempio di grande civiltà e di disponibilità al confronto da cui i politici dovrebbero prendere spunto. Insomma un genio. Un uomo che racchiude in se tutte le caratteristiche (a voi stabilire se le migliori o le peggiori) dell’italiano, sia esso politico, giornalista o semplice cittadino. È da lui che discendiamo tutti!
Forse è per questo che l’unico straniero presente in studio, quel Colm O’Gorman autore del filmato, era così incazzato. Non era abituato agli italiani. Era talmente incazzato al sentire e vedere come venisse raggirato l’unico vero problema sollevato dal suo documentario, ovvero la tutela di quelle famiglie e di quei bambini che, per vocazione o per forza, si affidano al clero per evitare la strada o per avere un’educazione in linea con le proprie convinzioni, che persino il suo traduttore simultaneo, italiano (ma probabilmente di origine diversa…), traduceva le sue parole quasi urlando.
Concludendo, siamo riusciti a vedere sulla televisione pubblica un documento agghiacciante che in molti hanno provato a censurare. Chiediamoci il perché di questi tentativi e degli assurdi commenti che possiamo leggere oggi sui giornali, e cerchiamo di farlo dimenticandoci, almeno per una volta, le nostre origini filogenetiche!
PS
'EGO ME ABSOLVO'...io voglio Vauro PAPA!

Monday, May 28, 2007

Where everybody knows your name


Succede ogni volta. Ogni volta, all’idea di tornare ‘lassù’ mi domando se ne valga veramente la pena. Mi racconto di essere fortunato ad avere un lavoro in un posto del genere. Mi racconto che in fondo l’Italia è un postaccio dove puoi avere tutte le lauree di questo mondo, se non sei raccomandato non vai da nessuna parte. Mi racconto che dopotutto quella di Cambridge è la prima università del mondo. Mi racconto che faccio un lavoro importante. Mi racconto un sacco di favole. O meglio, un sacco di leggende, dal momento che non capisco mai dove cominci la fantasia e finisca la verità. E decido di lasciarmi alle spalle tante cose. L’ho deciso quasi sei anni fa e ancora continuo. Piccole cose magari. Il panorama dalla finestra o il traffico di Roma. Il caffè sempre al solito bar di quartiere o il giornale sempre dallo stesso giornalaio. Quella via dove sei nato, quel muretto dove hai stanziato per ore lunghissime da ragazzo o quel centro storico che adesso sembra tanto grande, ma che prima era come una stanza di cui si conoscono tutti i mobili. Piccole cose che mi lascio alle spalle ogni volta, così come anche quelle più grandi. Mi lascio alle spalle la famiglia e gli amici. Quelli di una vita come quelli nuovi. Quelli che conosci da sempre o, peggio ancora, quelli che ancora non puoi o non devi conoscere…
Alla fine credi di esserci abituato. Poi accendi la televisione e trovi un Venditti qualunque che canta ‘Compagno di scuola’, e ti rendi conto che sono passati secoli dall’ultima volta che hai ascoltato quella canzone dal vivo. Gli occhi si fanno lucidi e pensi che non sia giusto dover rinunciare, non importa quanto grande ed importante sia l’università dove lavori. Non è giusto dover rinunciare a Daniela così come a Maurizio, a Sabrina così come a Bruno, a Silvietta così come ad Alessandra. E via dicendo. Non è giusto perché poi, alla fine, quanto hai perso nel tempo pesa molto di più di quanto hai guadagnato, ammesso che tu abbia guadagnato qualcosa ad inseguire un lavoro. Lo step successivo è quello di incazzarsi col tuo paese perché non ti consente di lavorare a casa tua.
Poi passa…
“Certe volte hai bisogno di andare dove tutti sanno il tuo nome” cantava una canzone di qualche anno fa, sigla di una fortunata serie di telefilm americani. Mi ronza sempre in testa quella canzone quando mi imbarco per tornare in Italia, ed è un bel momento. Lo stesso non posso dire quando devo tornare in UK.
Speriamo almeno che passi presto.

Tuesday, May 22, 2007

Mission accomplished!

Il cinema hollywoodiano ci ha abituato ad uno stereotipo di 'action man' ormai famoso e forse anche un pò stantìo. Pompieri, poliziotti, soldati che compiono 'mission impossible' a tutto spiano. Spesso soli contro tutto e tutti, capaci di acrobazie spettacolari e coraggiosi fino all'inverosimile.

In Italia siamo un filo più originali. I nostri 'action men' non indossano uniformi, non spengono incendi e non brandiscono mitragliatori d'assalto. Lavorano di penna e di computer ma non per questo fanno una vita più comoda o sicura dei loro colleghi d'oltreoceano. In Italia, non il grande spacciatore, nè il freddo super-terrorista sono il 'public enemy number one'. La verità è il nemico pubblico numero uno. Altro che 'Spectre'.

Dal blog di Gery Palazzotto apprendo delle minacce mafiose rivolte al giornalista Lirio Abbate, autore dello scoop sull'arresto di Bernardo Provenzano, nonchè co-autore del libro "I complici. Tutti gli uomini di Provenzano da Corleone al Parlamento", insieme a Peter Gomez. Apprendo di questi fatti dal blog dell'amico Gery perchè come al solito queste notizie vengono relegate in impaginazioni improponibili nei giornali nazionali. Ma si sa, i Bruce Willis e Steve McQueen nostrani sono meno telegenici di quelli hollywoodiani e non incassano mai abbastanza al botteghino.

Solidarietà, stima e, soprattutto, massimo rispetto al giornalista minacciato. Leggetevi il post, merita!

Friday, May 18, 2007

CITTADINI!!!

In Italia bisogna suggerire al governo di non costruire una discarica in un’oasi naturalistica del Wwf. Non è difficile capire perché non bisognerebbe costruire una discarica in un posto del genere, ma in Italia è bene chiederlo. E così gli abitanti di Serre, in campania, hanno manifestato per questo motivo. Sono arrivate le ruspe scortate dalla polizia e sono volate manganellate, come da copione. Poi però è successo qualcosa di inaspettato. Il governo ha fatto marcia indietro ed ha deciso di spostare la ‘munnezza’ altrove. Gli abitanti di Serre esultano ed anche il ministro Pecoraro Scanio, che prima ricorda a tutti come lui si sia sempre detto contrario a che la discarica venisse costruita in Valle Masseria, e poi si congratula con il governo per aver saputo ascoltare le rimostranze dei cittadini.
Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da pensare, però c’è una cosetta che non mi torna lo stesso. Cos’hanno gli abitanti di Serre più di quelli di Vicenza o della val di Susa? Ferma restando la condivisibilità delle loro argomentazioni, come mai loro sono riusciti a far fare marcia indietro al governo, seppur dopo qualche manganellata, mentre invece i loro compaesani che manifestavano e manifestano contro la TAV e contro la nuova base del Dal Molin sono riusciti a rimediare solo le manganellate? I nostri governanti, per bocca del ministro dell’Ambiente, hanno detto di aver ascoltato le richieste dei cittadini (sempre dopo qualche legnata da parte della polizia che proprio sembra non poterne fare a meno), eppure non mi sembra che negli altri due casi i cittadini abbiano sussurrato.
CITTADINI CAMPANI!!! Voi che siete sempre accusati di emograzionismo, fatalismo, camorrismo e terronismo!!! ESPORTATE LA VOSTRA VOCE AL NORD!!! Per qualche motivo a voi stavolta vi hanno ascoltato, andate a strillare pure in val di Susa ed a Vicenza!!! Hai visto mai…magari è una questione di dialetto.