Monday, October 29, 2007

Sua Maestà il carnefice

Certi giornali hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Il che normalmente accade fuori dai confini nazionali del nostro belpaese. Non guardano in faccia nessuno, prendono la notizia e la riportano al meglio, commentandola in base a quella che è l’idea del giornalista e la sua visione del mondo. Approfondendola fintanto che è possibile, in maniera da non dover temere smentite. Niente ‘sentito dire’, niente slanci di emotività, niente toni epici da operetta. Niente ‘occhio della madre’ insomma. Sull’Independent di oggi, il titolo di prima pagina la dice lunga: “Un ospite reale di cui essere fieri?”

Accade che il Regno Unito, ed i suoi maggiori rappresentanti, hanno espressamente dichiarato la propria distanza da tutti quei paesi in cui la tortura, il non rispetto dei diritti umani, la dittatura, opprimono la popolazione, in particolare quella femminile. I vertici politici britannici, in particolare il premier Gordon Brown, hanno più volte rifiutato di partecipare ad eventi che vedessero coinvolti personaggi politici direttamente o indirettamente collegati o responsabili a violazioni dei diritti umani. poi oggi, la notizia che Abdullah al-Saud, re dell’Arabia Saudita, verrà in visita ufficiale in UK e non solo incontrerà i suddetti vertici politici del Regno, ma riceverà anche il ‘full red carpet treatment’. L’Arabia Saudita è stato bollato da Human Rights Watch come uno dei regimi più brutali del mondo. In particolare, le donne saudite vivono una condizione simile a quella dell’arresto permanente. Non possono uscire di casa da sole, non possono guidare, non possono fare niente senza la supervisione di un uomo, sia esso il marito, il padre o il figlio quindicenne. La condizione delle donne in Arabia Saudita è stata illustrata da una donna coraggiosa che riuscì a pubblicare un breve scritto su internet, prima che il suo sito venisse oscurato. L’Independent ne riporta uno stralcio che copio ed incollo:

Imagine being a woman, and being subject to harassment, beating, or murder, then when your picture is published in local newspapers, along with the criminals' in all their murderousness, there will still be those who ask if you, the victim, were veiled ... Imagine being a woman whose nose, arms, and legs are now broken by your husband, and when you submit a complaint to a judge saying: He beats me! He'd casually reply by saying: Yes? What else? ...

I vertici politici britannici si giustificano (sempre ‘distrattamente’) dicendo che l’Arabia Saudita sta compiendo un percorso di modernizzazione dei propri costumi, ma diverse organizzazioni riportano come questi cambiamenti siano semplicemente ‘cosmetici’, mentre nella realtà le cose non cambiano affatto.

La verità, afferma l’Independent, sta negli strettissimi rapporti di interdipendenza che esistono tra UK ed Arabia Saudita. I primi forniscono materiale bellico, i secondi ricambiano, ovviamente, col petrolio. ‘Addiction’ la chiama Johann Hari, autore dell’articolo. Dipendenza, come quella dei drogati. Ciò è vero per tutti i paesi occidentali temo, dato che l’Arabia Saudita controlla il 25% del mercato mondiale del petrolio.

La Regina (unica donna a cui è consentito incontrare il re saudita) e Gordon Brown omaggeranno il carnefice dentro Buckingham Palace per tutta la settimana.

Non avremo i loro giornali, ma in quanto a politici-banderuole anche l’UK non ha poi molto da insegnarci. Non quando entra in ballo il petrolio comunque.

L’articolo lo trovate qui.

Saturday, October 27, 2007

Il riflesso dello scarpone

Esiste un limitato numero di azioni, situazioni, frasi ed atteggiamenti che riescono davvero a mandarmi in bestia. Quando mi ci trovo davanti perdo letteralmente il controllo. Tipo vedere Emilio Fede in televisione. Si abbassa la mano, sfila lo scarpone e lo lancia contro il video automaticamente. È un riflesso spinale. Forse monosinaptico.

Il marine Mario Lozano è stato ritenuto ‘non processabile’ da un tribunale italiano per l’omicidio di Nicola Calipari in virtù di una non meglio identificata ‘assenza di giurisdizione’. Non è processabile perché è americano. Non è la prima volta che succede. Anzi. C’è da perdere le staffe solo per questo in verità. Ma quello che più mi fa incazzare è il contorno di ipocrisia servito da chi prima regala gentilmente questo ennesimo bagno di merda agli italiani e dopo cerca anche di convincerli che invece è profumatissimo bagnoschiuma. Siamo servi Cioè, siamo governati da servi. Il che fa di noi degli schiavi. Facce di bronzo temprato al fuoco del più totale disprezzo per ogni forma di appartenenza ad un paese compaiono in televisione ed osano rivolgere alla vedova di Calipari dopo il proscioglimento dell’assassino del marito parole come ‘non dimenticheremo’, quando invece la sola cosa che vogliono è proprio dimenticare, ed al più presto. Oppure ardiscono disquisire affettatamente su questa ‘carenza’ del nostro codice. L’importante è comparire in tivvù ed affermare che ci ‘dispiace tanto’. Quasi che il tubo catodico potesse in qualche modo battezzare l’ennesima sequela di cazzate innalzandole a verità assoluta e risolvendo il problema del nostro dispiacere. Quello che non capisco è per chi questo teatrino viene messo in atto. Tutti in Italia sanno come stanno le cose. Lo sanno perché, verrebbe da dire ‘sfortunatamente’, i prodi marines non sono riusciti ad ammazzarli tutti. Avevano probabilmente a disposizione un numero limitato di colpi da sparare, per rimanere nel limite dell’incidente plausibile, e non sono riusciti a portare a termine il compito che gli era stato assegnato. E questi superstiti hanno detto, hanno raccontato, hanno descritto. Che l’auto procedeva a velocità contenuta (cosa che è stata verificata nonostante la riluttanza degli americani a fornire l’auto), che si è fermata a distanza di sicurezza (cosa che è stata verificata nonostante i tentativi di inquinamento della scena del crimine) e via dicendo. Lo sappiamo tutti, così come sappiamo che la non giudicabilità di Lozano altro non è se non il risultato dell’infame Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, che ci vuole come persone di serie B di fronte ad un militare americano, sia all’estero che in casa nostra. Eppure, nonostante l’evidenza dei fatti, qualcuno sente sempre il bisogno di apparire in televisione con l’arroganza di chi crede di poterti convincere che Cristo è morto dal freddo.

Non basta il fatto che un italiano, coraggioso ed onesto, sia stato ammazzato come un criminale mentre tentava la più nobile delle imprese, ovvero salvare la vita di qualcuno. Non basta che il suo assassino abbia avuto la faccia tosta di andare in televisione a dire che la vera vittima è lui, mentre la Sgrena ci ha guadagnato perché ci ha scritto un libro. Non basta che adesso questo vigliacco se la stia spassando a casa sua, magari insieme a quel Richard Ashby, responsabile dei 19 morti del Cermis. Tutto questo non basta. Dobbiamo anche sorbirci le cazzate di chi cerca di convincerci che tutto questo è anche normale. Ed io sto per finire gli scarponi.

Thursday, October 25, 2007

La vita in metri quadri

Da qualche anno a questa parte, più o meno da quando ho iniziato a lavorare, ho un sogno. Un vecchio casale in cima ad una collina che si affaccia sul lago di Bolsena, con un po’ di terra intorno ed una vista da mozzare il fiato. Me lo sogno la notte ed immagino la mia ‘terza età’ passata in questo casale. Vado oltre con la fantasia ed immagino anche una moglie e dei figli. Quando proprio eccedo, immagino anche la pensione, ma accade raramente. Questo casale è stato venduto e ristrutturato di recente e presto diventerà uno dei mille agriturismi che popolano l’alta tuscia. Pazienza. Non tutti sanno come far avverare i propri sogni. Però qualcuno ci riesce. Aldo Bianzino, 44 anni, piemontese, ha avuto nella sua vita una grossa fortuna ed una grossa sfortuna al tempo stesso. Ex- militante di Lotta Continua, passati gli anni dell’attivismo abbracciò la filosofia e lo stile di vita Hare Krishna e si ritirò in un casale perso nella bellissima e floridissima campagna dell’entroterra umbro, vicino Città di Castello. Un casale proprio come quello che sogno io. O per lo meno, mi piace pensarlo così, dato che non l’ho mai visto. Aldo Bianzino viveva secondo quella che era la sua nuova filosofia, un po’ isolato dal resto del mondo ma con molti amici ed insieme alla compagna ed ai tre figli. Questa è stata la sua grande fortuna. Una fortuna che si è interrotta il 12 ottobre scorso, quando uno squadrone di eroici componenti delle forze dell’ordine ha fatto coraggiosamente irruzione nel suo piccolo paradiso in terra e, insieme alla moglie, lo ha portato in carcere. All’entrata del carcere, i due sono stati separati ed isolati nelle celle normalmente riservate alle persone in attesa di convalida dell’arresto da parte del magistrato. Aldo Bianzino era solo in cella. Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino viene ritrovato morto nella stessa cella in cui era stato confinato. L’autorità carceraria si affretta ad etichettare il decesso come dovuto ad arresto cardiaco. L’autopsia smentisce ed evidenzia lesioni multiple al cervello ed al fegato, in totale assenza di ematomi o contusioni superficiali di alcun tipo. Vengono interpellati due esperti di anatomia patologica ed entrambi giungono alla conclusione che lesioni di quel tipo non possono essere provocate accidentalmente (ad esempio cadendo dal letto) ma possono solamente essere inferte volontariamente, ad esempio colpendo la vittima con un bastone coperto di stracci bagnati. Un ‘codice rosso’ in piena regola, come lo definiscono su ‘Lettera 22, uno delle poche voci che ha parlato di questo fatto insieme al Manifesto. Ora sarebbe fin troppo scontato concludere che questa sia stata la più grande sfortuna di Aldo Bianzino. Ma non è così. La più grande sfortuna di Aldo Bianzino è stata quella di vivere in questo paese. Dove il potere punitivo di polizia si manifesta invariabilmente sul più debole, mentre scodinzola allegro sotto i buffetti affettuosi del più forte. Dove l’ignoranza e l’ottundimento da ‘grande fratello’ di tanta parte della popolazione foraggiano la disinformazione e l’arroganza della casta politica. Dove poche perle di menzogna piazzate abilmente nei punti giusti condizionano la vita di tutti da decenni, senza che nessuno osi metterle in discussione, anche quando diventano palesi in maniera imbarazzante. Aldo Bianzino è stato arrestato, ed è morto, perché nel suo casale sono state trovate un centinaio di piantine di cannabis. Meno di tre metri quadrati di terra coltivata.

Tuesday, October 23, 2007

Quelli che non ne va bene una

Capita di leggerne davvero di strane alle volte sui giornali. A Milano, un rapinatore entra in un negozio con una pistola in mano e reclama l’incasso. Ma la commessa, una donna di 35 anni incinta, si sente mancare e sta per svenire. Il rapinatore la sorregge, la aiuta a sedersi e le dice “stai tranquilla, adesso io me ne vado e non ti tocco neppure”. E se ne va senza prendere un centesimo. Ora io ce l’ho messa tutta per non ridere, ma non ci sono riuscito. Non che sia ridicolo quello che ha fatto il rapinatore, anzi. Ma mi sono messo nei suoi panni, o almeno ci ho provato. E mi sono immaginato senza una lira, disperato al punto da tentare una rapina. Provare a farne una (magari per la prima volta nella mia vita) e trovarmi in una situazione del genere. È o non è il massimo della sfiga? Per lo meno per qualcuno dotato di sufficiente sensibilità da intenerirsi di fronte ad una donna incinta. E così me lo immagino allontanarsi dal negozio, con le mani in tasca e sopra la testa un ‘balloon’ da fumetto con dentro uno scarabocchio nero.

I carabinieri si sono messi sulle sue tracce. Io spero che non lo trovino, ad essere sinceri.

Monday, October 22, 2007

Salviamo il pianeta

Dal sito de ‘L’Unità’:

Questa volta non si tratta di semplici indiscrezioni, ma è l’Udeur che minaccia di non votare la Finanziaria. «Se non ci sarà un chiarimento è tutto inutile quello che stiamo facendo – ha dichiarato lunedì il capogruppo dell’Udeur al Senato, Tommaso Barbato – ci sono troppi pappagalli in giro. O c'è chiarezza o l'Udeur non ci sta: se gli facciamo schifo – ha concluso – noi ce ne andiamo e non ci sono problemi». Ma il problema c’è, è che Mastella è sotto tiro da settimane: si è fatto il suo nome quando si discute di sicurezza perché è lui il ministro della Giustizia che ha firmato l’indulto, si è parlato di Mastella nella polemica sui costi della politica dopo che insieme al figlio ha approfittato di un viaggio con un aereo di Stato, infine, oggi, il leader dell’Udeur è sotto accusa per la richiesta di trasferimento del pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, che indaga sui rapporti illeciti tra politici e imprenditori. (…) Il chiarimento che Mastella e i suoi vorrebbero, è soprattutto quello del ministro Antonio Di Pietro che domenica è arrivato a chiedere al presidente del Consiglio di «valutare se sia opportuno» che il leader dell'Udeur resti al suo posto, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’inchiesta Why Not.

In altre parole, oltre al ‘sì’ anche il ‘sissignore’. Non solo il nostro invidiatissimo ministro di Grazia e Giustizia sta oltrepassando anche i sogni erotici più spinti del nostro precedente Presidente del Consiglio, scarcerando, approfittando, avocando. Ma pretende anche di farlo e di ricevere gli omaggi del resto del Governo per questo. Pena, cade il governo perché ‘Mastella se ne va’…

E VATTENE!!!

Quando Rifondazione fece cadere il primo governo Prodi, in virtù del fatto che i patti di desistenza pre-elettorali non erano stati rispettati (bei tempi), tutti si affrettarono a buttare la croce addosso a Bertinotti, chiamandolo responsabile di infiniti (ed indefiniti) malanni per l’Italia (il posto di Prodi venne preso da d’Alema). Adesso invece non si riesce a leggere una riga di biasimo che è una nei confronti di questo...di questo...CO£$%&NE che tiene in scacco tutta la maggioranza per favorire eserciti di compagni di merende, a destra e a sinistra. Al contrario è tutto un esprimere solidarietà nei confronti del ministro che è arrivato a dire che aspetta il giudizio della magistratura con ‘serenità’ e che l’avocazione dell’idagine dalle mani di de Magistris non comporta l’interruzione dell’iter giudiziario. In altre parole, i magistrati devono essere intercambiabili e quello che stava facendo de Magistris potrà farlo qualcun altro. Mi pare di averla già sentita questa, qualche anno fa…in Sicilia

Non lo sopporto più

DEMASTELLIZZIAMO IL PIANETA!

È un appello ambientalista più che altro.

Saturday, October 20, 2007

Il Govelno Plodi

Riccardo Levi ed il suo ddl nazi-cinese sulla SCHEDATURA dei blog (a pagamento). Schedatura che comporta non solo oneri burocratici ed economici per l’iscrizione in questo famoso registro, ma anche legali, dal momento che il blogger finirebbe per diventare legalmente responsabile di tutto quanto appare sul suo blog, commenti inclusi. Oggi il ministro Gentiloni, quello che crede che spostare rete 4 sul satellite significhi mandare in orbita Emilio Fede e pertanto legifera in materia insieme alla NASA, afferma che i blog non verranno toccati dal ddl Levi sull’editoria e che il testo di quel ddl verrà emendato in parlamento per restringere gli obblighi di iscrizione al registro, ai soli giornali online (il che significa che probabilmente il blog di Grillo non verrà risparmiato). Prima di leggere queste affermazioni, ero incazzato come un bradipo a cui avessero tagliato l’unico albero nel raggio di 30 km. Mi ripetevo che nemmeno Berlusconi era mai arrivato a tanto e che solo nella peggiore delle dittature si sarebbe potuto pensare di assistere ad una roba del genere. E facevo paralleli mentali tra l’Italia e la Cina, dove l’accesso a determinati siti internet, con il benestare dei principali motori di ricerca internazionali, è ristretto o impedito. Ma proprio pensando a questo esempio mi è saltato agli occhi un paradosso. In Cina i siti vengono oscurati e basta. Qui si chiede una ‘registrazione’. Una registrazione di cosa? Mettiamo che sia possibile considerare un blog come un giornale quotidiano. Per essere iscritto in un registro nazionale, questo giornale deve essere pubblicato in Italia. Non mi risulta che l’Herald Tribune o l’Independent si preoccupino più di tanto del ddl Levi infatti. Questo, teoricamente, danneggerebbe tutti i blogger che scrivono su un dominio .it (vedi il ‘cannocchiale’ ad esempio). E tutti gli altri? Blogspot, splinder, wordpress e via dicendo, non sono domini italiani. Non sono in Italia. A che titolo il Governo italiano chiederebbe una registrazione (a pagamento) per dei giornali che vengono pubblicati da un editore straniero? Forse che è sufficiente che il giornale sia in italiano?

Non sono ancora riuscito a leggere il testo del ddl. E devo dire che le parole di Gentiloni (ma anche di altri) non mi rassicurano per niente. Soprattutto se si considera l’intransigenza e la sicumera di Levi. In più di un’occasione le rassicurazioni di questo governo sono state seguite da sonore bastonate. Senza contare che l’approvazione di un ddl del genere segnerebbe la fine del consenso per questo governo e farebbe la felicità dell’opposizione che potrebbe pertanto decidere di votarlo all’unanimità. Perciò, nel dubbio, io prima aderisco alla campagna lanciata da Gianfalco, poi mi ‘candido’ e dico ai blogger che mi conoscono:

"Hai un blog ma questa massa di cialtroni criminali che TI governano non ti permette di usarlo? Manda a me i tuoi post…LI PUBBLICO IO!!!" Io nemmeno ci abito più in Italia. Sono ufficialmente residente nel Regno Unito dove un ddl del genere non verrebbe presentato nemmeno sotto tortura!!! Come si dice…fatta la legge nazi-cinese, trovato l’inganno.

Friday, October 19, 2007

La sveglia delle incertezze

Per lungo tempo, da che ho iniziato a lavorare, mi sono chiesto come possa essere stato possibile che mio padre, con il solo suo stipendio, sia riuscito non solo a comperare una casa, a pagare un mutuo, ma anche a mantenere tutta la famiglia, a pagare gli studi dei figli, fino al livello universitario e, tutto sommato, a non farci mai mancare niente neanche del superfluo. Certo, qualche aiuto da fuori è arrivato anche per lui immagino. Però mi è sempre rimasta l’idea che in qualche modo una cosa del genere conservasse un minimo di eccezionalità. In qualche modo, lavorando e rendendomi conto della precarietà del mio lavoro, ho sempre pensato che, prima o poi, quella famosa stabilità sarebbe arrivata, magari insieme ad una casa e ad una pensione. Una forma di sicurezza indotta da un ambito familiare in cui seri problemi, sotto questo punto di vista, non sono mai esistiti. O comunque io non ne ho mai avuto sentore. Che farei se invece questo sogno (perché è ovviamente di questo che si tratta) dovesse infrangersi? Se dovessi ritrovarmi avanti con gli anni senza lavoro e senza casa, e magari con una famiglia e dei figli a carico, ed un mutuo da pagare? Uno dei tanti pseudo-liberisti di oggi mi consiglierebbe probabilmente di attivare un’assicurazione privata. La verità è che in una condizione del genere, la disperazione che si sente deve essere assoluta. E così deve essersi sentito Giuliano P., marito, padre di una bambina di 6 anni, operaio. La moglie, precaria, perde il posto e lui realizza che con il suo solo stipendio, non riuscirà a fare quello che, solo una generazione fa, era considerato la norma. Pagare una casa e mantenere una famiglia. E si uccide, impiccandosi nella fabbrica in cui lavora. Si uccide per non dover più vedere lo spettro che ha davanti agli occhi. Quello della strada, per lui e per la sua famiglia.

Cosa c’è dietro questa tragedia? Non c’è solo la disperazione della sfortuna, ci sono anche delle responsabilità precise secondo me. E queste fanno capo al sistema del precariato italiano ovviamente, ma anche al sistema bancario. È ormai un luogo comune dire che le banche prestano i soldi solo a chi ce li ha già e non a chi ne ha bisogno. Ma le cose, volendo, possono essere anche peggio di così, laddove chi i soldi li ha, non ha bisogno di pagare per comprare una casa, perché gli viene ceduta per quattro lire, magari nel centro storico. Basta essere parlamentare no?

La morte di Giuliano è una sveglia tremenda. Per me sicuramente. Una sveglia che dimostra chiaramente che la povertà, nel nostro paese, è dietro l’angolo. Che anche a 43 anni, si può essere costretti a vivere senza certezze. Nonostante i falsi buoni propositi di vecchi politici con il vestitino nuovo o di pontefici ciarlatani che gridano ‘al lupo’ tenendo a malapena nascoste la coda e le orecchie sotto l’abito e la papalina.

Wednesday, October 17, 2007

Un anno di Lesandro's





BUON COMPLEANNO LESANDRO'S!!!




Venite pure avanti, voi con il naso corto...

Elementare, caro Watson!

Due notizie apparse sull’Independent di oggi lasciano alquanto perplessi. La prima, già ampiamente discussa sul blog di Gery, riguarda il rifiuto, da parte della giustizia americana, a concedere l’estradizione per il boss mafioso Rosario Gambino. Verremmo accusati di comportamenti inumani, ed il 41bis viene equiparato alla tortura. Curioso che queste accuse provengano dagli autori di perle di umanità come i carceri di Guantanamo, Aby Ghraib, Huntsville e via dicendo.
La seconda invece è più gustosa. L’arcinoto premio Nobel James Watson, che negli anni ’50 definì per primo la struttura e la funzione del DNA, lavorando qui a Cambridge insieme a Francis Crick e Maurice Wilkins, ha nuovamente deciso di rendere il resto del mondo partecipe delle proprie idee razziste. Già in passato avevano fatto scalpore alcune sue affermazioni riguardo al fatto che, se fosse possibile determinare l’orientamento sessuale delle persone già in utero, allora ad una donna dovrebbe essere permesso abortire qualora il feto che porta in grembo fosse…gay. Stavolta invece, il 79enne scienziato ha affermato, in una intervista rilasciata al Sunday Times, che la politica occidentale di riconoscere a tutti gli uomini uguali capacità intellettive è una politica sbagliata dal momento che i dati sperimentali dicono il contrario, “e chiunque abbia avuto a che fare con impiegati neri sa che questo è vero”. In altre parole, gli occidentali sarebbero più intelligenti degli africani. Un’affermazione che apre prospettive interessanti. Stante la possibilità che esistano differenze del genere, allora anche all’interno della 'etnia' degli occidentali ci saranno delle differenze. Chi sono gli occidentali più intelligenti dunque? Per qualche motivo, sono portato a credere che la risposta del vegliardo ricercatore sarebbe indirizzata verso quegli occidentali che mangiano solo hamburger e patatine fritte, e tra questi spiccherebbero senz’altro per intelligenza quelli che almeno una volta nella vita hanno votato per un presidente che si chiami George o Ronald.
Inutile dire che le reazioni del mondo scientifico e politico sono state di unanime condanna ed hanno deplorato il fatto che uno scienziato di tale levatura potesse pervenire a giudizi del genere in mancanza di alcuna evidenza sperimentale (rimangono un mistero i ‘dati sperimentali’ citati da Watson. Nessuno li ha mai visti, a parte qualche scienziato razzista degli anni venti forse).

Che un ottantenne, per quanto dall’illustre passato, possa uscirsene con tali castronerie, posso pure accettarlo. Si sa, alle volta l’età avanzata comporta un certo grado di rincoglionimento (e questo, caro Storace, vale specialmente nel tuo caso). Sta di fatto però che il giro di conferenze e seminari per i quali il buon James si trova adesso nel Regno Unito non è stato cancellato in seguito a queste affermazioni. Questo già lo accetto di meno.



Update 18.10.07

Lo Science Museum di Londra ha disdetto la lecture di Watson prevista per oggi. Va un pò meglio adesso.

Paradossi dell'era moderna

Credo di poter vantare il primato di essere stato forse tra i primi italiani a vedere il lungometraggio di Al Gore “An Inconvenient Truth”, sui rischi corsi dal nostro pianeta in seguito all’inquinamento atmosferico. Lo ordinai su internet, la versione in inglese, ben prima che “Una Scomoda Verità” venisse messo in vendita in Italia. Questo documentario, agghiacciante per quanto spietato nel presentare una terribile realtà di fatto, è valso all’ex ‘prossimo presidente degli Stati Uniti’, come lo stesso Gore si presenta in apertura del filmato, molti riconoscimenti e premi, tra cui un Oscar per il miglior documentario e, recentemente, un premio Nobel, vinto insieme al Comitato Intergovernativo per i Mutamenti Climatici dell’ONU. Ora il problema è che questo Nobel è un Nobel per la Pace. Chiaramente, il riconoscimento è arrivato in seguito all’intenso lavoro di informazione fatto da Gore, non solo con il suo documentario, ma anche con pubblicazioni e libri precedenti ad esso. Un lavoro eccellente in verità. Ma forse sarebbe stato il caso di premiarlo, perché no, con un Nobel per l’Ambiente (che non esiste in verità, ma non sarebbe male istituirne uno). Già perché con la Pace, il buon Al non ha poi molto a che fare. Come vicepresidente dell’amministrazione Clinton infatti, è stato protagonista di svariate operazioni di guerra in Iraq, Somalia, Sudan ed Afghanistan, quasi tutte scatenate in risposta ad atti di terrorismo. Ad eccezione di quella forse più famosa. Quella in Kossovo, dove i depositi di uranio impoverito vennero tranquillamente svuotati in testa alla popolazione civile e militare, con i risultati che oggi tutti conosciamo (alla faccia dell’ambientalismo). Bombe insomma. Anche Gore ne ha sganciate parecchie. È paradossale che debba oggi ricevere in nome della Pace un premio intitolato a chi scoprì l’esplosivo e ne capì immediatamente sia l’utilità che la pericolosità. Un premio, oltretutto, ampiamente meritato, seppur in un campo decisamente diverso.

Monday, October 15, 2007

Il ggiovane piddì

Vabbè, allora, è nato il Partito Democratico. 3 milioni e 400 mila cittadini hanno partecipato alle primarie ed hanno eletto Veltroni a dirigerlo (non so perché ma la cosa non mi sorprende). 3 milioni e 400 mila persone che hanno deciso di esprimere una partecipazione a…che cosa? Faccio un paragone mentale tra queste primarie e quelle che precedettero le ultime elezioni politiche per la scelta del candidato premier del centro sinistra. Cosa è cambiato? Sono cambiate la facce? No, sono sempre le stesse. È cambiato l’orientamento politico? A saperlo. Chi sa qual è l’orientamento politico del piddì? Certo, allora si votava per una coalizione. Ieri si è votato per un ‘partito’, ovvero qualcosa di più compatto ed unitario, in cui non dovrebbero vedersi opinioni diverse da diversi esponenti (entro certi limiti ovviamente) ed in cui nessuno dovrebbe minacciare di ‘sciogliere il partito’ se le cose non vengono fatte come dice lui. Ma questa è una (presunta) differenza ‘tecnica’. Sul piano politico, almeno secondo il mio punto di vista, non è cambiato assolutamente niente. Stesso vuoto assoluto, stesse frasi altisonanti ad effetto e stessa carenza di affermazioni univoche, inequivocabili e definitive. Quando va in onda Europa7? Veltroni non lo dice. Quando viene ripulito il parlamento? Il nuovo segretario sorride e dice “Il PD è innovazione e coesione”. Innovazione di che? Di certo non dei nomi. Coesione intorno a che cosa? Oltre che alla poltrona ovviamente. Eppoi i ggiovani. Quelli con due ‘g’. I ggiovani dappertutto. I ggiovani sbandierati come figli prediletti a destra e a manca. Come invariabilmente succede dal dopoguerra ad oggi. I ggiovani soprattutto. E nonostante decenni di ggiovani, noi oggi abbiamo sviluppato ed ancora manteniamo attivo un sistema di occupazione basato sul precariato da terzo mondo. Certo, mi si dirà, il PD è appena nato…diamogli tempo. Quanto tempo ancora? Abbiamo dato tempo quando è nato il PDS. Abbiamo dato tempo quando è nato l’Ulivo. Adesso diamo tempo per il PD…io non campo in eterno.

Friday, October 12, 2007

Risposta da un cervello in fuga

Caro Massimo,
mi limito ad aggiungere al tuo sfogo una precisazione. Tempo fa ho avuto il piacere di conoscere il Senior Editor della rivista Science. Era qui in UK per un giro di conferenze su come fare per promuovere la diffusione della scienza tra la gente comune. Lui sa benissimo che il sostentamento della ricerca nei paesi occidentali, e soprattutto negli Stati Uniti, deriva in gran parte dalle donazioni della gente, che mantengono attive le fondazioni che, infine, finanziano i singoli laboratori. Pertanto la diffusione della conoscenza scientifica, in termini comprensibili anche dal cosiddetto 'uomo della strada', è vitale, soprattutto per quelle discipline scientifiche ed a quei laboratori il cui lavoro non porta ad un prodotto direttamente spendibile sul mercato. Parlavo con lui e mi sono ritrovato a pensare agli infiniti anni luce di distanza tra quelle idee ed il nostro paese, dove per giorni e giorni si è andato sbandierando che un italiano avrebbe vinto il Nobel per le sue ricerche sulle staminali. Mentre invece non è per niente vero. Vero è che il 99% della letteratura scientifica è in inglese. Il che facilita, con ogni probabilità, la diffusione di nozioni scientifiche nei paesi anglosassoni. Ma questo non vieterebbe a noi di promuovere pubblicazioni in italiano però. Da che ricordo io, l'unica rivista scientifica degna di questo nome che viene attualmente venduta in Italia è 'Le Scienze', ovvero la traduzione in italiano del 'Scientific American'. Ed il perché, temo, è evidente. Non conosco la tiratura di quella rivista, ma temo sia decisamente inferiore a quella della Gazzetta dello Sport. Il che, dopotutto, non sorprende neanche. La Scienza sa essere anche noiosa per chi non è animato dalla curiosità della ricerca. Ma il punto è proprio questo. È questo genere di curiosità che manca. E manca perché la gente, gli italiani, vivono la ricerca scientifica come un qualcosa di distante, che non li riguarda. Al massimo, se ne interessano per tirare addosso a questo o quel ricercatore quando si riscoprono tutti improvvisamente animalisti vegani. In altri paesi, incluso il Regno Unito, non è così. La ricerca scientifica, se non da tutti senz’altro da molti, è vissuta come patrimonio comune. Come distintivo di civiltà e progresso di un paese. E’ coccolata dal Governo e dalle amministrazioni, e mai messa in secondo piano. E non è che in questi paesi altri problemi non esistano. La disoccupazione, la sanità, le pensioni, sono problemi anche qui.

Dalla mia permanenza in questo posto ho maturato un’unica sola grande consapevolezza. E cioè quella di non aver incontrato alieni o geni strabilianti, che mantengono la ricerca attiva grazie alle proprie doti sovrumane. Semplicemente ho incontrato persone a cui viene data quotidianamente la possibilità di lavorare in un ambiente sereno e degno. Con un minimo di garanzie. Non ci vorrebbe poi molto a fare lo stesso anche nel nostro Paese. Basterebbe un minimo di volontà comune.

Thursday, October 11, 2007

Il ruolo dell'uomo e della pecora

Desta scalpore oggi la notizia di un ragazzo sardo di 29 anni arrestato in Germania per aver sequestrato, seviziato e violentato la propria fidanzata essendo convinto di essere stato da lei tradito. La pena di 6 anni di carcere è stata ridotta a 4 in virtù di ‘attenuanti etniche’ dettate dal fatto che il ragazzo in questione è sardo. Secondo il giudice, “il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante me deve essere tenuto in considerazione come attenuante”…ommadonna…qual è il quadro dell’uomo e della donna in Sardegna??? Cioè, se andassi in Sardegna e stuprassi la prima che mi capita a tiro, che succede, mi danno un’onorificenza? O magari, all’uscita del traghetto, ai turisti vengono offerte giovani donne avvenenti di cui abusare a piacimento come segno di benvenuto? Probabilmente questo è quello che pensa quel coglione di giudice che ha emesso la sentenza. Non mi stupisce più di tanto devo dire, né mi offende in maniera particolare come italiano. Se si parla di razzismo, non abbiamo niente da imparare da nessuno. Semplicemente un italiano delinquente ha incontrato un giudice pirla, e mi allontano da tutti quei giornali che urlano all’onta ed al ferimento dell’amor patrio. Semmai mi incazzo per un altro motivo. Mi incazzo per la ragazza. In primo luogo perché sembra che non gliene freghi niente a nessuno di questa poveretta. La sua sventura passa in secondo piano di fronte all’offesa subita da un connazionale (criminale). La sentenza del giudice relega il ragazzo allo stereotipo del ‘pastore’ bifolco, e per questo ci offendiamo. Ma non diciamo niente per la ragazza relegata al ruolo della ‘pecora’…nel migliore dei casi. Ed in secondo luogo perché la ragazza in questione è lituana. Ed io mi chiedo: se fosse stata tedesca, il giudice avrebbe lo stesso fatto ricorso alle ‘attenuanti etniche’?

Tuesday, October 09, 2007

Yo tuve un hermano que iba por los montes mientras yo dormia

Yo tuve un hermano.
No nos vimos nunca
pero no importaba.
Yo tuve un hermano
que iba por los montes
mientras yo dormia.

Lo quise a mi modo,
le tomè su voz
libre como el agua,
caminè de a ratos
cerca de su sombra.

No nos vimos nunca
pero no importaba,
mi hermano despierto
mientras yo dormia.

Mi hermano mostràndome
detràs de la noche
su estrella elegida

Sunday, October 07, 2007

Videopolitikally scorrect

Dal blog della mia Gisella d'assalto preferita:

mercoledì, 03 ottobre 2007

"Mi hanno sospeso l'account su youtube: a quanto pare, la Rai bastarda, che da qualche mese ha deciso di postare i suoi video sul tubo telematico, ha organizzato un po' di casini ed ora...ho perso un anno di lavori video.
Il mio blog praticamente ha l'archivio azzerato.
Sto a pezzi, ho contribuito ad arricchire per un anno la saccoccia di questi buffoni ed arriva un prepotente "qualunque" che mi mozza le gambe.
Ma ora che faccio?"



sabato, 06 ottobre 2007

"...alla mia mail di protesta.

Ecco la fulgida prova della serietà dell'azienda Rai. Perfetta miniatura della bassezza formale e sostanziale di questa major stagnante e putrida che mette il bavaglio a bloggers, giornalisti scomodi e artisti e solleva le gonne di starlette da quattro soldi.

'Gentile Signora (...),

in merito alla Sua segnalazione Le comunichiamo che al momento il materiale audiovideo Rai non è ad uso pubblico.
Con l'occasione La informiamo che le società interessate ad acquistare materiali Rai di qualsiasi tipo e relativi diritti, possono contattare l'indirizzo
i.digirolami@raitrade.it oppure telefonare al numero di Rai Trade 06.374981.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito internet di Rai Trade
www.raitrade.com

Grazie per averci contattato.
Cordiali saluti.

Contact Center
ScriveR@i'"

Ora, il tipico Lesandro medio si domanda: che significa che 'al momento' il materiale audiovisivo della rai non è ad uso pubblico? Significa che 'al momento' gli utenti sono autorizzati a non pagare il canone? Significa che 'al momento' il direttore generale s'è rincoglionito e mostra sintomi da onnipotenza (il famoso Morbo di Mastellinson)? O significa forse significa che la rai se la sono comprata i cinesi e la governano come sono abituati a fare normalmente a casa loro?
Ne deduco che chiunque sia in possesso di un videoregistratore commette un illecito ogni volta che si registra un film e magari se lo rivede in compagnia, 'al momento'.

'Al momento' cordiali saluti una sega, poi si vedrà.

Saturday, October 06, 2007

La Casta Impreparata

È anche colpa nostra forse. Abbiamo sempre dato un’impressione sbagliata. Colpa nostra, di chi ha sempre vissuto la realtà politica italiana al riparo da tanti malanni, senza essere mai sfiorati da problemi seri. Illegalità, criminalità, povertà, sono tre accenti contro cui, a parole, ci siamo sbattuti tutti ma poi, nei fatti, non siamo mai stati altrettanto incisivi ed abbiamo accettato passivamente le briciole che ci venivano lanciate dal mondo politico. Briciole fatte di frasi ad effetto, panini telegiornalistici, commemorazioni e lapidi, dando l’impressione di essere ben contenti di non doverci immischiare più di tanto in realtà che, credevamo, non ci toccassero da vicino. Il proverbiale struzzo che ficca la testa sotto la sabbia. E
così facendo si è raggiunto un eccesso, una condizione estrema. Quella in cui la casta politica comincia a pensare che quella maschera di perbenismo dietro cui celava i propri interessi non sia più necessaria, dal momento che il ‘popolo’ è accondiscendente, non replica, non risponde. E ci restano siceramente male, sono sinceramente sorpresi adesso che si accorgono che quell’impressione è sbagliata. Quando si accorgono che uno magari non scende in piazza, ma ciononostante registra, incamera, ricorda e poi tira le somme. E s’incazza!
Leggere i commenti del mondo politico alla trasmissione Annozero di giovedì scorso è allucinante. Viene davvero da pensare ‘ma dove abbiamo sbagliato?’. Voglio riportarne alcuni, quelli più assurdi secondo me.

È stata una puntata a senso unico”, Franco Marini, Presidente del Senato. Che cazzo significa? C’era una notizia da commentare e da approfondire. In studio c’era chi rappresentava la gente a sostegno del magistrato e chi rappresentava il governo (e conoscendo il modus operandi di Santoro scommetto che Mastella sia stato ampiamente invitato). Se la trasmissione è risultata a senso unico è solo perché unica è la conclusione a cui ciascun essere senziente giungerebbe dopo essere venuto a conoscenza dei fatti reali (ovvero quelli che non si sentono dai telegiornali) dalla viva voce dei protagonisti coinvolti. Mi domando come avrebbe dovuto cambiare il tutto per risultare ‘a doppio senso’. Forse bisognava ripetere ogni tot minuti “si vabbè, però il ministro di grazia e giustizia è anche simpatico ogni tanto”.

un errore trasformare Mastella in un capro espiatorio dei difetti della politica”, Paolo Gentiloni, ministro delle telecomunicazioni (credo…). Ma nessuno trasforma Mastella in capro espiatorio. Fa tutto lui da solo. È lui che manda le ispezioni e suggerisce i trasferimenti, e sempre quando c’è qualche compagno di merende che rischia di finire dietro le sbarre. Di chi altri si sarebbe dovuto parlare in trasmissione? Del Milan? A chi si sarebbe dovuto riconoscere la responsabilità dei fatti? All’aviaria?

Secondo Landolfi poi “Il giornalista non deve avere timori reverenziali verso nessuno. Quando però si trattano temi delicati è opportuno non solo garantire una trasmissione equilibrata ma anche in grado di consentire ai telespettatori di formarsi un convincimento quanto più aderente alla realtà”. Piccolo problema. Erano i telespettatori stessi, quelli che quei problemi li sperimentano quotidianamente sulla propria pelle, a fare la trasmissione. E ancora, che significa più equilibrata? Che dovevano scontrarsi in 11 contro 11 su un campo di calcio? Che bisognava fare la cronistoria dell’operato politico mastelliano come si fa col Duce, che era un dittatore però ‘ha anche fatto qualcosa di buono?’

La verità, è che questa casta politica non era pronta. È indifesa di fronte a mastini dell’informazione come Travaglio e Santoro, inerme di fronte alle parole semplici e dirette di Salvatore Borsellino, sconfitta di fronte alla determinazione di Rosanna Scopelliti. E non ci sta. Rimprovera a queste persone di non essere il gregge di pecore che credevano fossero.

Temo che il processo sia ormai irreversibile cari ‘compagni’. Fareste bene ad abituarvi.

Thursday, October 04, 2007

Free Burma





Anche Lesandro aderisce all'iniziativa.

Dimenticanze occidentali

Atteggiamenti disumani, usanze orribili che si ripetono ogni volta che il potere militare e dittatoriale decide di reprimere in maniera disumana. Era successo in Cile con l’ascesa di Pinochet, dove i dissidenti venivano raggruppati nello stadio di calcio prima di sparire nel nulla. È successo in Argentina con i dissidenti lanciati in mare da elicotteri militari (vedi il film ‘Garage Olimpia). È successo in Rwanda, con i fiumi ed i canali intasati di corpi galleggianti sotto gli occhi dell’occidente indifferente. Adesso succede in Birmania. Sempre nello stesso modo e sempre sotto gli occhi dell’occidente che non si scomoda se non per sbadigliare davanti alle ‘solite’ immagini. È da un paio di giorni che le testate giornalistiche ignorano, o quasi, quel movimento di protesta che tanto ci ha entusiasmato nei giorni scorsi. Oggi, la casa del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi è circondata dai militari, che hanno raccolto di nuovo i fucili da terra e presidiano gli angoli delle strade. Oggi, i monaci ed i dimostranti arrestati vengono ammassati nello stadio di calcio di Kyaikkasan. I corpi di oltre 200 morti dei giorni scorsi sono stati cremati in fretta e furia, con l’arroganza e l’ottusità tipica dei militari che pensano così di nasconderli agli occhi del mondo, di poter negare. Oggi decine di corpi galleggiano nelle secche e nei canali vicino al mare. Molte voci avevano detto di aver visto monaci ed attivisti caricati sulle navi della marina militare, che salpavano e poi tornavano irrimediabilmente vuote. Ed eccoli dunque, nella foto, il corpo livido ed introno al collo, quel che resta della veste rossa, la stessa che, fino a pochi giorni fa, colorava gli schermi di tutti i telegiornali e che tutti abbiamo eletto a simbolo di pace. È davvero tutto già dimenticato? Di certo non lo è per Peacereporter, per fortuna, che dedica agli avvenimenti persino una diretta di notizie. Tutte purtroppo brutte. I soldati drogati per disinibire una violenza interiore che cominciava a vacillare di fronte alla possanza della pacifica protesta. Le strade di Rangoon deserte di paura. E noi, che non riusciamo a fare niente di meglio se non appropriarci di questa sofferenza per il più vile dei motivi. Quello elettorale.

Che schifo

Wednesday, October 03, 2007

Mortacci



Suor Perfida, tra una cicca e un antiemetico, porta alla nostra attenzione questa immagine recentemente diffusa dai ggiovani della Margherita su cui invito tutti alle riflessioni da circolo arci-caccia più blasfeme ed avvinazzate possibili. Immaginate i Binetti-boys vestiti da bonzi e Polito Dalai Lama, poi chiamate Suor Perfida, gli antiemetici ce li ha lei...

Monday, October 01, 2007

Vuote promesse per vuoto ministro

Nel nostro paese esistono delle misure legali per prevenire la presenza sul territorio di persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. Si tratta, in particolare, della legge 155 del 31 luglio 2005, promossa dall’allora ministro Pisanu, che prevede l’espatrio di personaggi giudicati pericolosi, anche quando il giudizio su questi sia in attesa di appello. È una misura estrema che venne messa in atto successivamente agli attentati nella metro di Londra e che mira a tenere lontani dal territorio personaggi pericolosi, rimpatriandoli nei rispettivi paese di origine. Fin qui, niente di sbagliato apparentemente. C’è però il caso che, nei paesi di appartenenza, gli imputati in attesa del processo di appello, trovino condizioni decisamente contrarie a quelle che sono le linee guida della nostra Costituzione. Parliamo di tortura e trattamenti disumani. Nassim Saadi, cittadino tunisino, venne assolto dall’accusa di terrorismo dal tribunale di Milano nel maggio del 2005. Il reato venne derubricato alla ‘semplice’ associazione a delinquere finalizzata a reati minori (falsificazione di documenti) e, in virtù del lungo periodo di carcerazione preventiva, l’imputato venne immediatamente scarcerato essendo il suo periodo detentivo ampiamente scaduto. Saadi è stato condannato anche in Tunisia, a 20 anni di carcere, da un tribunale militar, e la Tunisia è nota per non avere certo la mano leggera nei confronti dei propri detenuti. Specialmente quelli in aria di terrorismo. Al punto che, alcuni ex-prigionieri di Guantanamo rimpatriati in Tunisia, hanno più volte dichiarato che, se avessero potuto, avrebbero preferito tornarsene nel carcere cubano (e non certo per il rum credo). Sta di fatto che, nonostante il processo di primo grado si sia concluso con un’assoluzione il ministro Amato non ci ha pensato due volte a dare il foglio di via a questo tunisino. Human Rights Watch, che ogni giorno guadagna la mia personale stima per la capillarità dei suoi interventi, è intervenuta scrivendo una lettera al Governo (a Mastella...nientedimeno. Se sapessero...) e chiedendo la non attuazione della legge 155 in virtù del fatto che Saadi, oltre che giudicato innocente per il reato di terrorismo, se rimpatriato andrebbe molto probabilmente incontro ad un lungo percorso di torture e maltrattamenti. Amato ha risposto che questo non è possibile dal momento che il governo tunisino ha…assicurato che il detenuto verrà trattato con umanità. Curioso che, contro chiacchiere del genere, lo stesso governo italiano si sia, in precedenza, dimostrato ampiamente scettico. L’Italia si è persino unita ad un gruppo di altri paesi della Comunità Europea e di ONG (tra cui la stessa HRW) nel dichiarare che le assicurazioni diplomatiche di trattamento umano, in questi casi non diminuiscono il rischio di torture e maltrattamenti. Però stavolta Amato ci crede ed è pronto a far rientrare il cittadino tunisino nel suo paese, condannandolo a 20 anni di carcere e dio solo sa cosa altro. Forse che il Saadi abbia indugiato troppo a lungo nei pressi di qualche semaforo con una spugnetta in mano?

PS

La vignetta di Vauro è ovviamente riferita ad altri avvenimenti…ma ci stava troppo bene. Come sempre.

Saturday, September 29, 2007

La domestica 'Maria'

Ebbene si! Grazie al Tribunale di Cagliari, da adesso in poi coltivare due piantine di marijuana sul terrazzo di casa non è più reato. Già altre sentenze si erano pronunciate in questo senso nei mesi scorsi (senza peraltro ricevere nessuna attenzione sui media). Adesso, possiamo dire che esista una ‘giurisprudenza’ in questo senso. Era ora! La nuova sentenza ha distinto tra ‘coltivazione’ in senso giuridico e ‘coltivazione domestica’ indirizzata al solo uso personale di fitocannabinoidi. in altre parole ciascuno di noi è adesso libero di fare bella mostra di piantine verdi sul terrazzo di casa senza doverle nascondere nella vasca da bagno. O meglio…ciascuno di voi. Qui da me tutto ciò non è ancora permesso ed anzi non è infrequente vedere tipi ‘loschi’ andare a spasso per le ‘back alleys’ con enormi pastori tedeschi che fiutano l’aria. Fortunati. Che dire? Ci si guadagna in salute, tempo e, perché no, estetica domestica. Vuoi mettere una bella pianta di marijuana sul balcone al posto del solito, deprimente oleandro o dei soliti, politicizzati gerani? Nel giardino di casa dei miei genitori c’è un’ortensia dove il nostro gatto, specialmente durante i mesi caldi, va a nascondersi per cercare un po’ di fresco. Quasi quasi gli regalo una nuova foresta…tropicale.

La dittatura indifesa

Sono sotto gli occhi di tutti le vicende drammatiche della rivolta dei monaci buddisti del Burma, nonostante i tentativi del regime di blindare il paese contro l’informazione. Verrebbe da pensare che sia un posto terribile dove vivere. Eppure oggi leggo sul sito di Peacereporter una notizia che, in qualche modo, mi fa provare al tempo stesso entusiasmo ed…invidia per quel paese. Poche parole, ma magiche: “i soldati si rifiutano di sparare”. Che bellezza! Che bel posto deve essere quello in cui “i soldati si rifiutano di sparare”. Fosse sempre così dappertutto, ogni volta che la forza militare si abbatte contro persone innocenti. Parole come ‘diserzione’, ‘ammutinamento’ e via dicendo perdono di significato di fronte al rifiuto di quei militari che riescono a pensare un attimo prima di ‘obbedire’ ciecamente agli ordini. "I soldati della Divisione 33 di stanza a Mandalay hanno disobbedito ieri agli ordini di sparare sui monaci, e hanno desposto a terra le armi al passaggio dei religiosi", leggo ancora sul sito. E immagino questi militari (a cui pare si siano uniti anche i cadetti dell’accademia militare birmana) posare i fucili sull’asfalto di fronte all’avanzata calma, ordinata e coraggiosa dei manifestanti. Un gesto di vittoria piuttosto che di resa. Una liberazione. Soltanto ieri, sempre su Peacereporter, leggevo la testimonianza di un ex-militare birmano in esilio, un dissidente, che raccontava come le milizie odierne fossero molto più spietate di quelle che, in passato, avevano contrastato violentemente altre rivolte e di cui anche lui aveva fatto parte. Sembra che si sbagliasse per fortuna. Se non del tutto almeno in parte.

Quando l’esercito depone le armi il potere punitivo si spegne. La dittatura rimane indifesa. Spero che questa vicenda continui ad evolversi in questa direzione. Se così fosse, ci sarebbe solo una cosa che potrebbe fermare l’avanzata pacifica dei monaci e dei loro sostenitori: noi! Ovvero l’intervento dell’occidente. O della Russia, o della Cina.

Tengo le dita incrociate

Friday, September 28, 2007

Rosso di pace


Dico la verità, non conosco la storia della Birmania. Non so chi sia il carnefice che la governa adesso né la storia di quella dissidente Premio Nobel per la pace che vive reclusa da anni agli arresti domiciliari. Non nei dettagli per lo meno. Non lo so e lo vivo come una colpa imperdonabile. Ma anche non sapendo tutte queste cose, sono però certo di non parlare con leggerezza nell’esprimere tutto il mio disgusto e la mia rabbia per quello che sta accadendo in questi giorni in quel paese.

Camminano in file ordinate, protestano con fermezza contro il regime che li opprime. E muoiono con coraggio. Quel coraggio che Gandhi ha fatto conoscere all’occidente. Muoiono perché fanno paura. Fanno paura perché sono disarmati. Sono disarmati perché sono giusti. Fanno paura perché sono giusti. Fanno paura a noi che massacriamo popolazioni intere per ‘liberarle dalla dittatura ed esportare la democrazia’, ma non muoviamo un dito per aiutare loro. Che grosso sospiro di sollievo, che piacere immenso ci hanno fatto Russia e Cina nel porre il veto alle decisioni che altrimenti l’ONU avrebbe preso contro il massacro di queste persone. Ci hanno tolto la responsabilità di doverci tirare indietro davanti agli occhi del mondo intero. Hanno fatto il lavoro sporco per noi e adesso ci consentono di additarli all’opinione pubblica come i ‘cattivi’ che non vogliono intervenire perché hanno interessi economici troppo forti in quel paese. Una storia già vista. La ‘democrazia’ conviene esportarla dove c’è almeno un po’ di petrolio o di gas naturale. Fanno paura ai religiosi ortodossi di tutto il mondo. Ebrei, mussulmani, cattolici. Incapaci di difendere la propria identità religiosa senza sfruttare il prossimo o senza tirare il grilletto su qualcuno.

Sfilano ordinati per le vie del loro paese ma è come se sfilassero per le strade dei nostri. Quei morti che l’ambasciatore australiano dice di aver visto a decine per le strade del centro di Rangoon, è come se giacessero sotto al Colosseo, o alla torre Eiffel o a Westminster. Siamo colpevoli. Colpevoli di asservimento ed indifferenza. Se non lo fossimo, le nostre truppe avrebbero già lasciato l’Afghanistan e adesso starebbero proteggendo loro, i monaci buddisti di Birmania.

Wednesday, September 26, 2007

Anoressia mentale

La creatività. Il potenziale immenso di immaginazione, il genio dei nostri politici. Un fotografo pirla (e pertanto famosissimo) se ne esce con la sua ennesima provocazione. Dopo la commercializzazione della guerra in Bosnia pubblicizzata con uniformi intrise di sangue su cui si distinguono i buchi delle pallottole. Dopo la mercificazione della malattia terminale con l’uomo morente di AIDS portato sui cartelloni pubblicitari di tutte le città, accanto ai ‘fagottini’, ‘pucciottini’, ‘lingottini’ del mulino bianco o ai 380 cavalli dell’ultima BMW, Mercedes, Audi, etc., quel gran pirla di Oliviero Toscani se ne esce con la ragazza anoressica. Uno scheletro sofferente che guarda in camera con occhi ormai rassegnati per pubblicizzare una…casa di moda. Ora, sorvolando sull’idiozia del fotografo ormai nota a tutti e, temo, incurabile, ciò che oggi mi ha sorpreso dalle colonne dei giornali è la tempestiva, radicale e definitiva reazione del mondo politico italiano, nella persona dell’affascinante ministro Melandri. È profonda ed accurata l’analisi fatta dal ministro sulle ragioni psichiatriche dell’anoressia, così come sentita è la critica verso l’ennesima trovata pubblicitaria di Toscani che, a suo dire, non informa la gente sulle cause della malattia e non aiuta a combattere il fenomeno. Giusto! E allora ci pensa lei a combattere il fenomeno. Come? Con una capillare campagna di moralizzazione delle più giovani, nelle scuole, nelle case, nelle televisioni (attenzione, non ‘dalle televisioni’, ma ‘nelle televisioni’)? Oppure con una serie di pubblicazioni informative che spieghino in maniera semplice come si diventa anoressici e come se ne guarisce? No. Altro è lo scontro frontale che la ministra ha in mente. Una mossa strategicamente perfetta, una trappola inevitabile, una soluzione ultima!...reintrodurre la taglia 44 negli atelier di moda. Così chi andrà a comprare vestiti non si sentirà in imbarazzo a dover entrare per forza in una taglia più piccola. Strepitoso…Ovviamente tutti gli stilisti sono d'accordo con lei e ci tengono a precisare che non hanno mai utilizzato modelle troppo giovani e troppo magre. Solo Pulce e Poiana chiosano sull'erroneità del confondere la bellezza dell'essere sottili con l'anoressia...
ma vaffanculo.

Sunday, September 23, 2007

sssssssssssssh



Migliaia di mimi e di statue viventi stanno piangendo, nei centri delle città di tutto il mondo. Da Roma a Vienna a Londra a New York a Parigi. Marcel Marceau (Marcel Mengel, Strasburgo 1923 – 2007), è morto questa notte all’età di 84 anni. Personaggio d’altri tempi, di quando fare l’attore aveva un significato oggi scomparso. I tempi di Charlie Chaplin (di cui veniva considerato un successore) ed Ettore Petrolini, Stan Laurel ed Oliver Hardy e Totò. Artigiani dell’arte eletti per puro merito alle più alte cattedre, sono sopravvissuti a due guerre mondiali, e forse da esse sono stati generati. Lasciano in eredità al mondo un patrimonio di espressività, di emozioni e di riflessioni, tristi o comiche che siano, che non ha precedenti e non avrà successori. Spero solo di non dover ascoltare commemorazioni di sorta durante ‘Miss Italia’…

Tristezza…

Thursday, September 20, 2007

Quando il blogger diventa superfluo


in genere non amo il copia e incolla. Che gusto c'è ad avere un blog se le notizie, gli avvenimenti e gli articoli non te li commenti almeno un pò? Però certe volte in un articolo è già racchiuso tutto, incluso il commento che uno vorrebbe fare. Perciò...



La lepre e il Grillo

Marco Travaglio
È una bella nemesi quella della cosiddetta Seconda Repubblica: inaugurata 13 anni fa da un comico pericoloso, ora viene seppellita da un comico innocuo e innocente, anzi positivo e propositivo. L’informazione ufficiale, che si sente parte del ceto politico e infatti lo è, trema alla sola idea di perdere di nuovo i suoi padrini. E sparacchia all’impazzata, mirando al dito (Grillo) anziché alla luna (la morte di questa politica). È quello che è avvenuto nell’ultima settimana, la prima del V-Day After. Poi, sfiatati i tromboni, sono intervenuti gli spiriti liberi: quelli che, prima di scrivere, pensano, e magari s’informano pure. Anziché strillare al fascismo, al qualunquismo, al populismo, all’antipolitica, si sforzano di capire: non per plaudire acriticamente a quel che è accaduto l’8 settembre in 200 piazze, ma per spiegare ed eventualmente criticare sul merito; per parlare della luna, non del dito; per investigare non tanto Grillo, ma il milione e mezzo di persone che han raccolto il suo appello. L’han fatto, per esempio, Boeri, Spinelli e Rusconi sulla Stampa. Sartori sul Corriere. E Pasquino, che sull’Unità ha scritto: “Sembra che per la debolezza della politica siano i Grillo Boys a dettare l’agenda”. È proprio così. Da 13 anni, ogni mattina, Berlusconi libera una lepre a reti ed edicole unificate, e tutti, per tutto il giorno, inseguono la lepre. L’indomani, altra lepre e altro inseguimento collettivo. E così via. La lepre è il processo di Cogne (o Rignano, o Garlasco) per nascondere i processi a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Andreotti, Telecom e furbetti. La lepre è la riduzione delle tasse come imperativo categorico per nascondere i 200 miliardi annui di evasione fiscale. La lepre sono le “grandi riforme”, da fare ovviamente “insieme”, per nascondere le leggi vergogna. La lepre è la tolleranza zero contro i poveracci per nascondere la tolleranza mille su mafie, corruzione, reati finanziari, morti nei cantieri, precariato, lavoro nero, concorsi truccati. La lepre è l’eterno piagnisteo del mitico Nordest per nascondere il dramma sociale di tanti lavoratori dipendenti, “flessibili”, pensionati. La lepre è la privatizzazione della Rai per nascondere il trust incostituzionale di Mediaset. Basta leggere certi discorsi “coraggiosi” di Rutelli o di Veltroni per capire quanto la lepre berlusconiana abbia contagiato l’Unione. Al punto che una manifestazione come quella del 20 ottobre per la riforma della legge 30 e contro il precariato di massa è ormai equiparata al terrorismo, anche se chiede semplicemente il rispetto del programma dell’Unione. L’altra sera in tv Prodi s’è benedettamente sottratto all’Agenda Unica: l’Irpef per ora non si riduce perché non si può; molto meglio farla pagare a tutti, così tutti un giorno pagheranno meno. Ma Prodi è tra i pochissimi, nell’Unione, a non inseguire la lepre altrui e a lanciarne ogni tanto una sua. Perciò Grillo dà tanto fastidio all’establishment politico e giornalistico che, a destra come a sinistra, sull’Agenda Unica berlusconiana ha costruito le sue indecenti fortune: perché sta imponendo un’agenda alternativa. Costringe le tv, dunque i giornali, dunque i politici a occuparsi di lui e di quel che dice. I ladri li chiama ladri, non esuli. Parla di mafie e corruzione, precariato ed energie alternative, trasparenza e partecipazione, fine dell’impunità e giustizia uguale per tutti; e chiede che Rete 4 vada su satellite possibilmente insieme a Mastella con la sua famiglia e i suoi indultati (nel qual caso gli si paga volentieri l’aereo di Stato, purché sia l’ultimo). Mastella a parte, quel che dice Grillo è tutto scritto nel programma dell’Unione. Basterebbe applicarlo un po’, per levargli l’erba sotto i piedi. Parlare meno di lui e più di quelli che stanno sotto il palco. Che sono giovani, e soprattutto tanti. Può darsi che siano un “sintomo passeggero”, come dice Lerner; che le liste civiche col bollino di garanzia non siano una buona idea (ma nei comuni funzionano benissimo da anni); che le tre leggi di iniziativa popolare non siano prioritarie perché, com’è noto, “il problema è un altro”. Ma intanto non c’è politico o giornalista che riesca a chiudere una frase senza citare Grillo. Persino Vespa, Floris e Riotta han dovuto nominarlo e addirittura parlare dei condannati in Parlamento, pur con la faccia malmostosa. Non vorremmo essere nei loro panni: di questo passo, un giorno o l’altro potrebbero persino essere costretti a raccontare la verità su Berlusconi, Previti, Dell’Utri e le scalate bancarie. Dio non voglia.

Monday, September 17, 2007

In Buddha's hands

Molti ricorderanno come nel marzo del 2001, prima della guerra in Afghanistan, una banda di miliziani talebani decise di far saltare in aria due enormi statue di Buddha scolpite nella parete di una montagna a Bamiyan, una vecchia di 1500 anni e l’altra di 1800. Il fatto suscitò enorme scalpore, la condanna dell’UNESCO ed il rammarico di numerosi esperti d’arte e di storia oltre a rappresentare in maniera molto simbolica l’intransigenza, l’ottusità e l’intolleranza di qualcosa che potremmo definire ‘il Male’ nei confronti di un’immagine pacifica che potremmo definire ‘il Bene’. Ricordo che un vecchio monaco buddista, in seguito alla demolizione della statua, iniziò una sentita serie di rituali e danze all’ombra delle rovine, al fine di ricacciare quegli spiriti maligni precedentemente tenuti a bada dalle divinità. Ebbe tutta la mia solidarietà devo dire. Oggi, altri miliziani talebani, appartenenti al Tehreek e-Nafaz e-Shariat e-Mohammadi (Tnsm), movimento per l’applicazione della Sharìa in Pakistan, hanno tentato un’impresa simile. Asserragliati poche miglia a nord del confine tra Afghanistan e Pakistan, nella Valle di Swat, dove nacque il buddismo tantrico, hanno tentato di demolire un bassorilievo del Buddha scolpito 1400 anni fa fuori del villaggio di Jehanabad. Hanno praticato dei fori nel bassorilievo, ci hanno infilato la loro dinamite, hanno azionato il detonatore e…non è successo niente. La dinamite è esplosa, ma la statua sembra non abbia riportato danni.

Non so se ne abbiano parlato i giornali ed i telegiornali in Italia, né so se questo sia completamente vero. Però me lo auguro. Mi auguro che anche Buddha, pur così serafico e sorridente, abbia deciso di incazzarsi e di mettere un freno al tutto. Oltretutto non è che sia possibile fare affidamento su altri al momento…

Wednesday, September 12, 2007

Non in mio nome

Caro Ministro D’alema, è stata sua l’iniziativa di deplorare l’arresto dell’europarlamentare Borghezio da parte della polizia Belga per aver manifestato a Bruxelles, senza autorizzazione del sindaco di quella città, contro l’Islam (badi bene ministro, contro l’Islam, non contro i terroristi o Al-Qaeda o Bin Laden o contro l’integralismo. Contro l’ISLAM). Immagino che il suo intervento non sia da considerarsi ‘a titolo personale’. In quanto ministro degli Esteri, immagino lei abbia pensato di protestare con l’autorità belga a nome dei cittadini italiani per i quali lei lavora (o dovrebbe lavorare). Temo di doverla disilludere. Almeno per quanto mi riguarda. Prenda pure nome e cognome dal mio blog e corregga il tiro, esprimendo la sua protesta a nome dei cittadini italiani meno uno.

Ha fatto presto ministro, ad indignarsi per quanto accaduto. Ha immediatamente alzato la voce, rivendicando la santità del parlamentare e la sua immunità da ogni forma di rispetto delle leggi. Poco importa che quel parlamentare urlasse contro una religione (che, glielo ricordo ministro, conta più di un miliardo e mezzo di seguaci sparsi in tutto il mondo) insieme a rappresentanti di movimenti xenofobi ed ultra-nazionalisti provenienti da tutta Europa. Poco importa che quello stesso parlamentare si sia fatto e si faccia quotidianamente portavoce di idee (ed azioni) profondamente razziste, non solo nei confronti di uomini e donne extracomunitari, ma anche italiani. Poco importa che quell’individuo abbia contribuito ad introdurre in Italia la politica urlata, sbavante e violenta dei proiettili inviati ai magistrati. Lei ha pensato lo stesso di doverlo difendere. Di dover alzare la voce. Forse crede di poterlo fare per risollevare un pò l’immagine di un paese servo come il nostro. Meglio farebbe, caro ministro, a ricordarsi dei panni sporchi che ancora abbiamo dentro casa nostra, invece di pretendere di andare a lavare quelli di un paese come il Belgio, dal quale, le assicuro, abbiamo solo da imparare. Meglio farebbe a ricordarsi che il governo di cui lei fa parte ancora non ha attivato le commissioni di inchiesta per i fatti del G8 di Genova, dove, le ricordo, magari non vennero arrestati parlamentari, ma vennero massacrati manifestanti inermi da forze di polizia che hanno applaudito alla morte di uno di essi. Se vuole incazzarsi ministro, si incazzi per quello. Si incazzi per le nigeriane umiliate dal suo europarlamentare immune sui treni del nord italia a suon di insetticida. Si incazzi per le vittime dell’indulto che anche lei ha votato. Si incazzi per le basi militari americane che vengono costruite sul nostro territorio a nostra insaputa e senza il nostro consenso. Si incazzi per i mafiosi, i corrotti, i condannati che siedono accanto a lei in parlamento.

La sua voce grossa non solo non incanta nessuno, ma ci sputtana bellamente agli occhi della comunità internazionale né più né meno di quanto non ci abbiano sputtanato gli sproloqui di Berlusconi ed i cinque anni del suo governo.

Perciò, caro ministro, le sue figure di merda le faccia a nome suo e basta. Non mi tiri dentro. Fosse stato per me, Borghezio non solo sarebbe rimasto in galera, ma, se possibile, nel braccio riservato agli extracomunitari. Ammesso che in un paese civile come il Belgio esista un braccio del genere.

Tuesday, September 11, 2007

Il minimo indispensabile


Essere dei complottisti nati, come me, ha i suoi vantaggi. Non ci si stupisce più di tanto di fronte a filmati come questo, il cui link ho rubato dal blog di Gery Palazzotto. Filmato peraltro simile a mille altri, che dicono più o meno le stesse cose, che da tempo girano in rete. L’aereo del pentagono scomparso, le torri che implodono, l’acciaio ‘inspiegabilmente’ fuso. E la gente che ancora aspetta che Bush vada in televisione a dire ‘si, è vero. Siamo stati noi a combinare tutto questo. Ci serviva un casus belli per toglierci dai coglioni mezzo medio oriente”. La gente che ancora aspetta di poter fare domande ai responsabili della sicurezza nazionale statunitense. Anche dopo che questi illustri personaggi hanno affermato come l’organizzazione di attentati contro gli Stati Uniti, da parte degli Stati Uniti stessi, rappresenti uno 'scenario plausibile' per poter attaccare altri paesi, nello specifico l’Iran di Ahmadinejad. Le leggi della fisica sono leggi naturali, si sente in questo filmato, e non possono essere cambiate. È vero. Però possono essere ignorate. Fintanto che non ci toccano da vicino. Fintanto che sono altri quelli che vanno in televisione a gridare il proprio bisogno di verità. Fintanto che conserviamo un minimo di benessere, siamo ben disposti a continuare a credere che negli Stati Uniti, così come in Italia, quelle leggi non esistano. Siamo disposti a credere nella veridicità dei risultati elettorali, nella buona fede dei nostri governanti, nella loro onestà anche quando usano i nostri soldi per andare a puttane o per pagarsi la coca. Saremmo disposti a credere anche a Babbo Natale e la Befana, pur di non doverci fare carico della verità. Pur di non dover rinunciare al campionato di calcio, alle ferie pagate o al televisore LCD. Possono sbattercela in faccia milioni di volte la verità. Quella

sull’11 settmbre 2001 come quella sul colpo di stato in Cile che portò Pinochet al potere dittatoriale. Quella del cosiddetto allunaggio come quella dei milioni di morti e ‘desaparecidos’ del Nicaragua, del Guatemala, dell’Argentina e via dicendo. Sarà sufficiente spostare il ditino sul tasto giusto e tutto questo verrà oscurato dalla più rassicurante maria defilippi che balla il merengue con un ballerino iperpalestrato e di 86 anni più giovane di lei. Ci prendono per il culo? E allora? È dal dopoguerra che ci prendono per il culo e ciononostante non abbiamo mai dovuto saltare un pasto. Che facciano pure.

Le vittime dell’ultimo conflitto tra occidente e medio oriente, da una parte come dall’altra, saranno anche senza colore, carne comunque bruciata sotto macerie comunque opprimenti. Ma i responsabili no. Ce l’hanno eccome un colore. Sarebbe ora che pagassero per i propri crimini, anche se questo, con ogni probabilità, non avverrà mai. Cercare di non diventarne complici attraverso l’indifferenza, attraverso una superficialità ed una ottusità tanto deleterie quanto volute, attraverso il rifiuto della ragione, è davvero il minimo che si possa fare.

Saturday, September 08, 2007

Aspettando Solzenicyn

Fino a pochi annni fa, quando ancora il termine ‘guerra fredda' aveva un senso, due grandi superpotenze si contendevano il controllo degli assetti economici e militari del pianeta. USA e URSS si sorridevano mostrando denti acuminati, spesso insanguinati e giocavano a spostare testate nucleari sui territori da loro occupati come fossero unità di Risiko. Nella filmografia hollywoodiana, il russo era il cattivo per eccellenza ed il terrorismo di matrice islamica era ancora relegato al ruolo di comparsa in qualche film comico. L’occidente anglosassone si ergeva santo ed immacolato sui grandi schermi di tutto il mondo a difesa di valori universalmente accettati come buoni quali democrazia, mercato e patatine fritte. Tutti noi vivevamo un po’ nell’angoscia di veder spuntare un funghetto atomico all’orizzonte. La caduta del muro (frase ormai eletta al rango di ‘proverbio’ per descrivere un presunto cambiamento radicale) ha cambiato gli equilibri in campo. I russi sono spariti dai cinema, sostituiti prima dai cinesi e poi, finalmente, dagli arabi. Democrazia, mercato e patatine fritte hanno invaso la piazza rossa ed i faccioni severi dei Leader sovietici, da Stalin a Cernienko, sono stati sostituiti prima da quello bonario di Gorbachev, che presto vedremo all’isola dei famosi, poi da quello alticcio di Eltsin. Mi sarei aspettato, dopo questi due, che a guidare la Santa Madre Russia arrivasse Bombolo, ed invece è spuntato Putin. Anche lui ci prova. Si fa riprendere mentre ‘gioca’ al Judo con un bambino giapponese che lo manda al tappeto e ogni tanto cerca anche di sorridere, ma l’old style sovietico è palese a tutti. Ciononostante, Vladimir è entrato nei cuori dei potenti d’occidente ed è tutto un darsi gran pacche sulle spalle. La Russia continua ad essere un fiero alleato della NATO. L’Unione Sovietica era la negazione della libertà, esclusa forse la libertà di lavorare. C’erano i gulag, lo sterminio dei dissidenti, il razzismo. La stampa era strettamente controllata dal potere dittatoriale. Ed oggi? Oggi Piotr Gabrijan, il procuratore a capo dell’inchiesta sull’omicidio di Anna Politkovskaja, viene rimosso dal suo incarico e sostituito con un giudice più anziano e più alla portata del ministro della giustizia russa. Oggi i ‘silovki’, gruppo ristretto di potenti e mafiosi, vicini al presidente russo e radunati attorno ai servizi segreti FSB (ex-KGB, ex-CEKA ecc. ecc.), “controllano tutto in questo Paese: dai media ai servizi segreti alla polizia alla magistratura, senza parlare di Parlamento e governi regionali; il loro potere non ha più limitazioni. Avevano già deciso d'affossare questo processo e adesso allontanando Gabrijan, faranno finire l'inchiesta in un nulla di fatto” (parole di Dimitri Muratov, caporedattore della Novaja Gazeta, il giornale della Politkovskaja, pronunciate in diretta a ‘Radio Moskvji’). Oggi si manifesta per ricordare la giornalista uccisa e si finisce in galera per questo. Oggi le ONG presenti sul territorio soviet…pardon, russo, sono costrette alla schedatura e, quando la loro registrazione viene rallentata o rifiutata, sono obbligate ad interrompere le attività, come è successo a Human Rights Watch, Amnesty International e Medecins Sans Frontieres. Oggi i PRESUNTI terroristi ceceni (notare il peso della parola ‘presunti’) vengono allegramente torturati e malmenati nelle carceri speciali. Oggi alla Russia non servono più le testate nucleari. I rubinetti del gas fanno molta più paura.

Verrebbe voglia di lanciare una campagna tipo ‘compra anche tu un mattone. Ricostruiamo il muro’…

Tuesday, September 04, 2007

Mamma mia che impressione!

E io che credevo che Fioroni fosse un imitatore del mitico Mario Pio di Alberto Sordi. E invece prima ripesca dal pozzo scavato dalla Moratti gli esami di riparazione, poi manda in soffitta le famigerate tre ‘i’ tanto care al cavaliere (i-mpresa + i-nglese + i-nternet = i-diota o i-gnorante, a seconda) e rilancia materie prettamente comuniste come la grammatica, la storia e la matematica.
Deve
essersi accorto anche lui che molti internauti, pur conoscendo a menadito l’html, hanno scordato l’italiano, ritengono che l’h in quanto muta sia una lettera inutile e sono convinti che Giulio Cesare sia un centravanti brasiliano. Non c’è voluto molto dopotutto. 36 milioni di euro presi dalla finanziaria ed un può di buona volontà da scout. La destra, ovviamente, è insorta, ma non i soliti Bonaiuti o Schifani sono stati mandati in prima linea. Bensì una non meglio identificata senatrice che ha parlato di ‘svolta conservatrice’ del ministro. Bonaiuti e Schifani erano troppo impegnati a suggerire al Cavaliere di portare Giulio Cesare al Milan…

Riconosco di essere sorpreso. Ritenevo fondamentale un ritorno a modelli di insegnamento tanto vecchi quanto efficaci e tuttora mi auguro che vengano definitivamente archiviati sia la classificazione morattiana delle scuole che l’infame sistema di crediti e debiti, e si torni alle scuole elementari, medie e superiori con i vecchi voti. Ma non mi aspettavo decisioni del genere da un ministro come Fioroni. Non dopo un anno e mezzo di governo Prodi.

Il mio ego complottista urla alla magagna. Un ministro che sfila al Family Day che parla di valori della Resistenza ed opera affinché vengano insegnati nelle scuole? Sembra troppo bello per essere vero. Se qualcuno intravede la fregatura, per favore, mi illumini.

Monday, September 03, 2007

Un popolo di santi, eroi e navigatori


“Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere.”

Con queste parole, veniva riconosciuta alla memoria del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa la medaglia d’oro al valor civile. Parole fredde e volutamente pompose che purtroppo finiscono per sminuire la reale portata del sacrificio di chi le riceve.

Io avevo dodici anni quando fu ucciso. Ricordo che mio nonno, ascoltando la notizia al telegiornale, commentò dicendo ‘in quella prefettura pure la sedia dove si sedeva era mafiosa’. Facile da capire per un dodicenne. Più difficile immaginare il reale significato di queste parole, il retroscena del delitto Moro, le indagini su carte e documenti dello statista scomparse, poi riapparse, poi ricomparse di nuovo. L’assurdo intreccio tra terrorismo, P2, servizi segreti e politica di quegli anni, che ancora oggi viene in larga parte tenuto segreto. Volutamente, perché noi cittadini certe cose non dobbiamo saperle, ci fa male.

Quanto ci sarebbe da parlare, da spiegare, da rivelare su questa storia? Quanta curiosità dovrebbe suscitare in noi a 25 anni di distanza? Magari qualche giornalista ci avrà pure provato, ma senza lasciare traccia. In televisione per lo meno, la nutrice di chi ha ormai dimenticato i libri. Giuseppe Ferrara ed il suo ‘Cento giorni a Palermo’ rimangono una voce nel deserto che urla nella tempesta di puttanate che propone il cinema italiano. Poche parole oggi, per la commemorazione, e poi via a riparlare di Garlasco e del PD. Ucciso non due, ma mille volte. E da milizie ben più organizzate di quelle che quel giorno uccisero lui, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Un popolo di eroi, santi e navigatori…ma quali? I nostri eroi oggi si chiamano Maurizio Corona, i nostri santi passano giornate intere chiusi dentro ad una casa sotto gli occhi di milioni di persone che aspettano solo di vederli scopare tra di loro.

Rimangono i navigatori. Quelli che da bravi fessi decidono di ‘cercare’ nel mare del web, spinti dalla curiosità, dalla necessità di sapere. Quelli che rinunciano ad andare in vacanza sul Nilo o a Miami etc.

Io, nel mio piccolissimo, ho deciso di farlo...nei limiti del possibile.

In Memoria