Sunday, February 17, 2008

E forza Uolter, che siamo tantissimi...

Non lo sopporto più. Mi è sempre stato sulle palle, ma adesso il peso è insostenibile. Quest’uomo vuoto, falso, buffone che una cinquantina di sprovveduti hanno eletto segretario del piddì votando sei milioni di volte a testa alle primarie farsa che hanno sancito la nascita di questa nuova quasi-democrazia cristiana, popolata da gaglioffi di ogni sorta, indefinita nella forma e nei contenuti. Oggi ha parlato alla fiera di Roma per presentare il proprio programma elettorale. Ed a me è scoppiata definitivamente la sacca della bile. 12 punti. Non di sutura, purtroppo. Ma i capitoli intorno a cui si articola il programma elettorale del piddì. 12 riassunti del solito sottovuoto mentale spinto, fatto delle solite frasi ad effetto dietro a cui risiede il nulla più totale. Lo stereotipo del politico che promette, tenuto in vita solo da lui, chè ormai pure Alvaro Vitali si rifiuterebbe di rappresentarlo nell’ultimo dei suoi film a base di dottoresse, professoresse e colonnellesse. Eppoi, la ciliegina sulla torta. La candidatura di Antonio Boccuzzi, unico superstite del rogo della Thyssen. Sbandierato, strumentalizzato, esibito come Rocco Siffredi esibirebbe l’uccello ad una convention di casalinghe allupate. Che cazzo dovrebbe significarmi la candidatura di Boccuzzi nelle liste del piddì? Perché dovrei condividere lo stesso entusiasmo dei suoi sostenitori? Ed entusiasmo per cosa? Vuole essere una garanzia offerta a chi, quotidianamente, rischia di morire lavorando. A chi ogni giorno, ed è successo ancora oggi, muore per campare? Saranno contenti i familiari delle vittime dell’Eternit, che non beccheranno nemmeno un centesimo di rimborso dagli svizzeri grazie all’indulto che anche il piddì ha votato. Perché è proprio questo quello che mi fa incazzare di più. Il fatto che questa gente sia talmente senza vergogna da presentarsi agli italiani sventolando il caso umano, o tessendo le lodi di Enzo Biagi, o rammaricandosi della condizione dei ‘ggiovani’ o dei lavoratori o dell’ambiente, come se fino ad oggi loro fossero stati estranei alla vita politica del paese. Come se le promesse che fanno oggi non avessero avuto la possibilità di mantenerle in ben due governi precedenti, durante i quali, invece, non hanno fatto altro che omaggiare i propri amici banchieri o massoni o mafiosi. Come osa Veltroni parlare dell’importanza della libertà di informazione, quando i suoi piddiellini in due legislature hanno sempre rifiutato anche solo di parlare di conflitto d’interessi? Con che faccia Veltroni parla di “Una società che considera le differenze una ricchezza, rispetta le scelte di ognuno e si oppone a qualunque forma di discriminazione e di intolleranza e ai fenomeni di insorgente omofobia” quando i suoi stessi iscritti hanno più e più volte rifiutato di portare avanti la legge sui Pacs in parlamento, per non offendere quei teodem che oggi si ritrovano dentro lo stesso PD? E ancora, come si azzarda quest’individuo a parlare di “usare in modo produttivo il grande patrimonio demaniale, con l'accordo di Stato e comuni” quando proprio nei giorni scorsi ha chiuso le porte del comune in faccia a cittadini romani desiderosi di esprimere tutto il loro dissenso sul nuovo piano regolatore, durante la seduta che lo avrebbe votato, ma premurandosi di invitare svariati palazzinari e costruttori, che non hanno esitato a manifestare tutto il proprio entusiasmo per l’approvazione del piano?

E ce ne sarebbero da dire. Almeno un centinaio per ognuno dei 12 punti. E non c’è nessuno che gli rivolga queste domande. Nessuno a cui venga data voce per lo meno.

Friday, February 15, 2008

Come ti fotto l'eretica

Diciamo la verità. Tutta questa storia dell’abolizione della legge sull’aborto non ha nessuna matrice religiosa. Non c’entra nulla la difesa della vita né la morale cattolica. Si tratta invece di un banale tentativo, operato da quel tipo di persone che normalmente non vi avrebbero accesso, di garantirsi la propria dose di figa quotidiana. Immaginiamo infatti che succederebbe se l’aborto dovesse diventare un qualcosa al di fuori della legge. Come catturare le criminali madri responsabili di tale reato? È ovvio che bisognerebbe procedere ad ispezioni regolari e continuate delle vagine di tutte le donne in età adatta. La vagina diventerebbe pertanto un qualcosa di pubblico dominio, di pubblica amministrazione. E, come tale, dovrebbe essere accessibile sempre a quegli ‘organi’ addetti alla sua ispezione, onde garantirne sempre un uso appropriato. È a questo che pensano i vari Ferrara, Ruini, Bagnasco, Ratzinger e via dicendo. Visto che normalmente non ne vedrebbero una nemmeno dietro il pagamento di cospicue somme, allora perché non fare come Berlusconi ha insegnato? Una belle legge ad personam! Poi, una volta preso il via, si potrà passare a monitorare anche gli altrui buchi del culo. Perché si sa, in certi ambienti si trova gente di vedute molto ampie ed a cui le abitudini sessuali degli italiani stanno molto a cuore. E così squadre apposite, presumibilmente di preti e margheriti, partirebbero col calibro a misurare e valutare aperture anali in base a valori standard regolarmente depositati presso l’istituto dei pesi e delle misure. Il tutto, ovviamente, per il bene della società e della famiglia. E così, finalmente, anche noi potremmo liberarci di quel senso di oppressione che deriva dal possesso di determinate parti della nostra anatomia. Potremo scaricare la responsabilità della nostra virtù su altre spalle. Le caratteristiche anatomiche di tutte le vagine e di tutti i culi d’Italia potranno essere disponibili su internet accanto al nome e cognome della proprietaria o del proprietario e tutto a spese dello stato. Dell’uccello invece non si parlerà. D’altra parte lo sanno tutti, il cazzo è fascista! Ed in questo ambiente si trova un gran bene.

Tuesday, February 12, 2008

Iudica, Deus, Causam Tuam

Siamo già in clima pre-elettorale ormai. Su questo non sembrano esserci dubbi. Dopo la caduta del governo Prodi, il distacco dell’Udeur da una parte ed il ‘ti odio poi ti amo’ di Casini a Berlusconi dall’altra, rischiano di minare una delle poche certezze che da sempre caratterizza la vita politica del nostro paese, ovvero la presenza di un cospicuo contingente di democristiani al potere, indipendentemente da chi vince le elezioni. Bisognava pertanto portare all’attenzione degli elettori-pecore una problematica che risvegliasse in essi i sani principi di quel cattolicesimo ultra-ortodosso che normalmente alimenta crociate, esportazioni di democrazia, cilici e fruste, bibbie agli affamati e via dicendo. La chiesa è ormai impegnatissima su questo fronte, al di là della questione elettorale. Tra papen, Bagnasco e Ruini, sono anni che ormai spingono a che si arrivi finalmente ad una legge che vieti di scopare se non a fini procreativi, ed anche in quel caso, avendo cura di avvolgere i genitali maschili in carta vetrata, chè questa roba della procreazione con orgasmo non è per niente cattolica. Si è scelto dunque di puntare l’attenzione del pio elettore sulla questione dell’aborto e della vita, che ormai della questione della morte non gliene frega più un cazzo a nessuno, non fa audience, puzza e porta pure sfiga.

Gli elementi per iniziare una bella caccia alle streghe c’erano tutti. La chiesa, come già detto, in prima linea, ormai interviene pubblicamente anche come critico cinematografico, additando ai crociati elettorali il film di Nanni Moretti in cui, a quanto pare, durante una scena di sesso si intravede il Moretti che, dio ci scampi, s’incula la Ferrari a palombella. Sodomia! Occidentale oltretutto, nemmeno islamica. La CEI, per bocca (si potrà dire ‘bocca’ in un contesto simile? mah…) di Don Anselmi, insorge. Scena da cassare. Non è romantica, non è diretta alla vita ed alla procreazione e soprattutto i due non si guardano negli occhi. E i testi parlano chiaro a riguardo. In caso d’inchiappettamento, bisogna per lo meno che LA inchiappettanda (non IL! Attenzione!) si sforzi di fissare intensamente l’inchiappettante. Si va all’inferno lo stesso, ma si ha diritto all’aria condizionata, al digitale terrestre e ad una domenica libera al mese.

Va da se però, che una sana inquisizione deve avere i propri soldati, la propria militia christii, il proprio braccio armato. Altrimenti chi interverrà in soccorso del pio elettore, quando questi, vittima o testimone di abominio, urlerà il proprio dolore? Fortunatamente, polizia e carabinieri sono sempre dipendenti pubblici e non mancano tra di essi quelli pronti ad impugnare il crocefisso per chiavarlo in testa a questa o quell’eretica o infedele. E così, seguendo il pianger disperato di un indifeso fantolino ancora non nato (il nome ci è ignoto ma non è Luca e comunque avrebbe voluto fare ingegneria edile), irrompono nel reparto interruzioni di gravidanza del secondo policlinico di Napoli per purificare l’immondo chirurgo reo di aver appena eseguito un aborto terapeutico al quarto mese di gestazione (perfettamente il linea con le blasfeme leggi vigenti) e soprattutto la snaturata madre che ha impedito la nascita di un probabile portatore di seri deficit mentali (un potenziale pio elettore insomma). E già che c’erano, hanno purificano anche la sua vicina di letto, intimandole di testimoniare davanti alla novella santa inquisizione. Pena il supplizio dei ‘ferri’.

La santa inquisizione dunque esiste di nuovo. È una realtà. Ma mancava ancora qualcosa. O meglio, qualcuno. Qualcuno che potesse guidarla, amministrarla benevolmente. Qualcuno che potesse soffrire insieme alle sue vittime. Che potesse fare suo il loro dolore. Qualcuno che appicciasse il fuoco insomma, chè di streghe ce n’è in abbondanza. Ed eccolo qua. Lui è tutto. È alto, è largo, è profondo. Praticamente un cubo. Giuliano Ferrara annuncia la propria discesa in campo. La sua lista ‘Pro-Life’, sostiene, potrà arrivare tra il 4 ed il 6 percento. Con l’aiuto di dio e del santo padre. Soprattutto del santo padre. Lui è perfetto. E casto. Non si tocca dal ’72. Non ci arriva. Come il nuovo Torquemada appizza il nasino fuori di casa tutti si avventano su di lui in adorazione della sua purezza. Tra il 4 e il 6 percento…mica bruscolini. Buttiglione tenta di baciarlo in bocca. La Binetti, col cilicio già tutto bagnato, gli strizza l’occhietto. Casini lo osserva da lontano imperscrutabile, con occhio severo ed il reggicalze un po’ stretto. È lui il nuovo faro. È lui che difenderà la vita nel mondo. La caccia alle streghe, da oggi, è iniziata.

E a sinistra? A sinistra la Pollastrini tuona: “l'amore per la vita non è di una parte…e ci appartiene”

(giuro che ho fatto copia-incolla dal sito de l’Unità)

Monday, February 11, 2008

Demoniache presenze

Capita, alle volte, di sentire il bisogno irrinunciabile di commentare i titoli di alcuni giornali. Perché troppo esagerati, per il tipo di notizie assurde che ci si trovano, o per l’ottusità del giornalista che ritiene degna di commenti chilometrici la proverbiale notizia del postino che morde il cane. Ogni giorno, più o meno su tutti i giornali, si presenta una situazione del genere. Però, a navigare sul sito del Corriere della Sera adesso, una e un quarto del mattino dell’11 febbraio, c’è da pensare che il caporedattore, il responsabile del sito nonché l’editore tutti assieme, abbiano mischiato droghe illecite in un cocktail micidiale.

Nell’ordine:

“Giù le tasse, su i salari”, Veltroni parte dall’Umbria.
Cazzo e quando sarà arrivato in Sicilia che dirà? “Più figa e meno terremoti”?

Santanchè: “Io candidata premier”
Mi sembra giusto che anche una donna si unisca all’allegra compagnia di teste di cazzo. Io avrei preferito Moira Orfei però. Giusto per non dover mettere il bollino rosso per i bambini su palazzo Chigi.

“All’Olimpiade non criticate la Cina”. Impegno scritto per gli atleti inglesi; il CONI: “Scelta sbagliata, noi non censuriamo i nostri atleti”
Giusto. Noi censuriamo i cittadini. L’appello che ho rivolto agli atleti a non partecipare alle olimpiadi non lo avete mai pubblicato.

Carla Bruni canterà per la regina Elisabetta
E ‘sticazzi?

Cambio di sesso gratis per i dirigenti della Goldman-Sachs
E alle ferrovie non c’hanno manco uno straccio di dopolavoro

Perugia, Amanda canta senza sosta Let it be in cella.
Si, in latino, parlando all’incontrario, mentre vomita e con la testa girata dall’altra parte…


666 a tutti

Sunday, February 10, 2008

Cos'è il genio?



Mamma ti ricordi quando ero piccoletto,
che mi ci voleva la scaletta accanto al letto,
come son cresciuto mamma mia devi vedere...
figurati che faccio il corazziere

Dicon che di crescere non mi dovrò fermare
dicono che posso ancor più alto diventare
e perciò la sera quando c'è la ritirata
mi danno l'acqua come all'insalata

Certamente crescerò,
ma in attesa mi farò
i tacchetti alti un metro e un po'

Quando noi di scorta andiamo appresso a una vettura,
noi dobbiamo esser tutti uguali di statura,
io perciò cammino tutto dritto appresso al cocchio
che i miei compagni marciano in ginocchio

Mi ricordo quando ero cadetto a Caianello,
eravamo lì che si caianellava del
più e del meno, sa, e caianella oggi caianella
domani, ma non c'era quell'amalgama sia fittizio
che avvocatizio e non disgiunto da quel senso
euforico ed assiomatico che distingue gli altri
concreti per il senso siderurgico e metallurgico.
Eravamo li che facevamo i cadetti, quando
viene uno e fa: "Scusino, che, loro fanno i cadetti?"
dico "Sì perché?",
dice "Beh, me ne faccia due".
Non l'avesse mai detto! Non l'avrebbe sentito
nessuno! Comunque noi continuavamo a fare
cadetti e ne facevamo anche parecchi,
tanto che la gente passava e
diceva: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti,
ma guarda quelli lì come fanno i cadetti!".
La cosa cominciava a prendere un po' di
affumicaticcio tanto che provocò un decreto
ministeriale che limitava alla sola domenica
il fatto di dire: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti".
I ragazzi pur tuttavia consci di un effimero destino si
limitavano al fatto cauzionale e quindi optavano:
"La madre! Il padre!".
Non c'erano, e cominciò a piovere un'acqua ma un'acqua
che veniva giù
e tutti dicevano: "Almeno andasse in su: ma va!".
Un ingegnere che si trovava presente dice:
"La riparo io", niente da fare, eppure era un
ingegnere giovane che aveva raggiunto la meta agognata,
l'agognata, ma non dev'essere così, no no.

Dice il comandante che farò una gran carriera
perché c'ho la spada gli speroni e la panciera
per quel piede dolce, saldo il cuor la mano lesta
e c'ho sta cazzaròla sulla testa

Quando nella mensa siamo tutti radunati
gli altri se ne stanno bene bene accomodati
mangiano seduti io soltanto sono quello
che mangia in piedi sopra uno sgabello

Quando vo per la città
tutti esclaman: "Guarda là
di quel corazziere se ne vede la metà!"

Quando alla rivista andiamo tutti equipaggiati
gli altri hanno i cavalli proprio veri e ben piantati
io di quei cavalli forse non ne sono degno
e c'ho un cavallo a dondolo de legno

Se vedi un elmo che cammina solo
salutalo e sollevalo dal suolo
che sotto mamma mia con gran piacere
ci troverai tuo figlio corazziere

Saturday, February 09, 2008

Intermezzo felino/2



Trovatemi se vi riesce! Qui appostata nella giungla dell'ipocrisia e della falsità italiane. Ventre a terra!!! Sarò invisibile!!!
Venite pure avanti, voi con il naso corto...

Thursday, February 07, 2008

Mumble mumble...

Qualcuno saprebbe dirmi come mai non riesco a frenare un moto di sincera incazzatura nel leggere questo articolo di Avraham B. Yehoshua? Ci terrei davvero a saperlo perché dopotutto quest’omino ha una faccia simpatica, e molti me lo descrivono come uno scrittore pacifista che si batte per la fine del conflitto israelo-palestinese. Perché allora più leggo quest’articolo e più mi incazzo?

Forse perchè l'autore di questo articolo chiede a me, ma soprattutto ai palestinesi, di rispettare una decisione dell'ONU mentre il suo paese ne ha ignorate e continua ad ignorarne a decine? Forse perchè, a leggerlo, si direbbe che se esiste un conflitto israelo-palestinese, Israele (e la sua componente di matrice sionista) non ha nessuna colpa e la colpa è tutta e solo dei palestinesi che sono i 'cattivi'? Forse perchè l'autore vorrebbe rassicurarmi sul fatto che la presenza di Israele (e nessun'altro a quanto pare, qui e qui) come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino NON E' un atto di propaganda, e che il rifiuto ad estendere l'invito anche alla Palestina è dovuto al fatto che gli organizzatori della fiera avevano il cellulare scarico? O magari perchè quell'augurio finale suona come un allegro 'cento di questi giorni' pronunciato davanti al capezzale di un malato terminale? Perchè mi incazzo, insomma, a leggere quest'articolo? Non voglio incazzarmi. Quest'omino ha una faccia così simpatica dopotutto.

Si grida al 'boicottatore' in questi giorni. Sono state lanciate sottoscrizioni per il boicottaggio della manifestazione e questo ha scandalizzato moltissimi tra politici, intellettuali e gente comune. Personalmente, sono due giorni che mi scorno con Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore. Loro sostengono che comunque sono libri. Quindi emozioni, storie, coinvolgimento, sofferenza e non importa chi li scrive, purchè ci siano (una sintesi molto edulcorata). Un ottimo punto di vista in verità. Ma, in questo caso specifico, mi suona tanto come un voler a tutti i costi tenere la testa sotto la sabbia. Non ci riesco davvero a considerare il libro a sè stante, indipendentemente dal contesto in cui questo viene presentato. Soprattutto in questo caso. Parliamo di Israele e Palestina dopotutto, mica di Hansel e Gretel. E allora nascono due domande. E' giusto boicottare una manifestazione culturale? A questa la risposta è semplice. Probabilmente no. Il boicottaggio di una manifestazione culturale è chiaramente un autogol. Se non altro perchè ti impedisce di dire ciò che pensi. Se necessario, di contestare articoli come quello linkato qui. Soprattutto, perchè l'argomento del contendere, in questo caso, richiederebbe più dialogo e meno cannonate. La seconda domanda però è già meno facile. E' giusto boicottare una manifestazione culturale in cui le premesse DEVONO essere che a) le due parti (perchè è inevitabile, caro Gery, caro Giacomo, che quando si parla di Israele si debba parlare anche di Palestina. Non se ne scappa) non godano di pari 'dignità'. b) la lista degli invitati è decisa a tavolino in maniera unilaterale?

Qui la risposta, come dicevo, è tutt'altro che scontata. Per lo meno se, per boicottaggio, vogliamo intendere il rifiuto di un autore a prendere parte ad una manifestazione del genere.

PS
Giusto per un sincero moto di simpatia, lasciatemi chiedere anche: possibile che degli scrittori egiziani, sbeffeggiati scandalosamente dagli organizzatori della Fiera, non gliene freghi un cazzo a nessuno?

Saturday, February 02, 2008

Intermezzo


Stuzzicato da MP, pubblico un intermezzo felino anche io. Ecco a voi Tamara Bunke, nome di battaglia Tania. Inutile dire che il nome l'ho scelto io!

Thursday, January 31, 2008

Voldemort, Marini e Britney Spears

Si presenta subito in salita il percorso che dovrà seguire il responsabile di questo ennesimo 'mandato esecutivo', che presumibilmente traghetterà l’Italia dal governo degli incapaci a quello dei prescritti, condannati, indultati, pseudo-Nerudiani dell’ultim’ora e via dicendo. Franco Marini si ritrova tra capo e collo tutta una serie di nodi che sono giunti al pettine tanto inevitabilmente quanto prevedibilmente. Tanto per cominciare lo scopo del nuovo governo. Dovrebbe essere quello di emendare l’attuale legge elettorale con qualcosa di più rispondente alle necessità di un qualsiasi paese civile. Questo in teoria non dovrebbe essere un problema dal momento che qualsiasi bambino delle elementari potrebbe scriverne una che fosse migliore di quella attualmente vigente. Il problema sono i tempi. Due deputati dell’Udc, Mario Baccini e Bruno Tabacci, si sfilano dal partito lamentando la volubilità di Casini nel cedere alle tentazioni della poltrona (e sai che novità) e si dicono pronti a sostenere questo governo di transizione. Voti preziosi, ma che richiedono giuste garanzie. Ovvero che lo scopo di questo governo sia realmente promuovere una nuova legge elettorale, e non tirare a campare finchè non maturino pensioni e benefits per i parlamentari neo-eletti. Quindi scadenze precise e non superiori a pochi mesi, sennò Marini il loro voto se lo scorda. Come dargli torto?
Segue a ruota la sentenza della Corte di Giustizia Europea che, forse sbadigliando, ripete per l’ennesima volta ciò che infinite altre Corti vanno ripetendo dal 1992 ad oggi. E cioè che il sistema di assegnazione delle frequenze radiotelevisive in Italia ha generato mostri negli ultimi 15 anni, aiutata in questo da una sfilza di leggi e leggine promosse in maniera ‘bipartisan’ per interesse o idiozia di questa o quella parte politica. In UK direbbero che la Corte di Giustizia Europea ‘has reinvented the wheel’, ha reinventato la ruota o, se preferite, ha scoperto l’acqua calda. Sta di fatto però che adesso c’è una sentenza scritta che non può essere ignorata. Tanto più che è stata scritta da parte di un organismo giuridico estraneo al nostro paese e che pertanto non può essere tacciato di comunismo. Almeno non nelle prossime ore, chè ho come l’impressione che ‘voi-sapete-chi’ non tarderà ad additare alla pubblica idiozia le radici bolsceviche dei tribunali comunitari. A non saper né leggere né scrivere, Mediaset si affretta a specificare, in perfetto stile ghediniano, che a loro non frega una cippa perché la sentenza è relativa ad una richiesta di risarcimento mossa da Francesco di Stefano nei confronti dello Stato e non dell’azienda. La sentenza “non può comportare alcuna conseguenza sull'utilizzo delle frequenze nella disponibilità delle reti Mediaste”. Non può! L’hanno deciso loro e tanto basta.

In ultimo, ed è questo che realmente sconvolgerà le esistenze di buona parte dell’elettorato italiano, Britney Spears è nuovamente finita in ospedale dopo aver sniffato, tutto intero, un muflone ubriaco farcito di coca.

Ce n’è abbastanza per una rivoluzione direi. Non vorrei essere nei tuoi panni caro Franchino.

PS
Beppe Severgnini, sul sito del Corriere della Sera, accetta suggerimenti per definire ‘Un motto per l’Italia’. Al momento, guida la classifica lo spettacolare “Chi conosce lei?” di tale Antonella. Io ho contribuito con un più misero “Cam visit auar cauntri! Plis!”. Passo a voi la palla.

Tuesday, January 29, 2008

Italia ---> FAQ

Chiunque si sia mai trovato a dover comprare o sottoscrivere un servizio online, quale che sia, sarà familiare con il concetto di ‘Frequently Asked Questions’. Le FAQ sono una raccolta delle domande che vengono poste più di frequente dai fruitori del servizio riguardo il servizio stesso (come si usa, come si installa, ecc.), correlate delle appropriate risposte da parte del fornitore di servizi. È quello che ha tentato di fare Peter Popham sull’Independet di oggi. Tale e tanta deve essere stata la sua disperazione di fronte alla difficoltà del dover spiegare ai suoi connazionali il nostro paese. Me lo immagino, seduto di fronte alla severa ‘keyboard’ del suo computer, la sigaretta al lato della bocca (si fa per dire...non so se sia un fumatore, ma anche lo fosse dubito gli verrebbe concesso di fumare in ufficio), la testa fra le mani, nel tentativo disperato di spiegare agli inglesi cos’è esattamente un ‘Mastella’, una legge Gasparri, un Vespa. Come spiegare agli inglesi che gli italiani potrebbero nuovamente votare per l’uomo più ricco d’Italia nonostante il conflitto d’interessi, le condanne, la vicinanza ad ambienti mafiosi sua e dei suoi più stretti collaboratori, le inquisizioni, i processi in corso e, soprattutto, i cinque anni appena trascorsi del suo ultimo governo? Roba da togliere il sonno. E così Popham si inventa le FAQ, forse solo dopo aver scartato l’eventualità di pubblicare qualche disegnino esplicativo. E lo fa non senza condividere la preoccupazione che il nostranissimo Silvio possa essere rieletto, chè lui, pur essendo inglese, le cose d’Italia le conosce bene. Apparentemente molto meglio di tanti giornalisti italiani. Sicuramente, molto meglio di tanti elettori. L'articolo lo trovate qui.

Saturday, January 26, 2008

The shame of being italian

Ed è stato anche gentile, Peter Popham, dalle colonne dell'Independent...

Italy's President has started crisis talks to rescue the country from political limbo after the downfall of the country's 61st post-war government. But the opposition leader Silvio Berlusconi is pressing for snap elections, which opinion polls suggest would return him to power.The end of Romano Prodi's second term as prime minister left Italians brooding gloomily on the spectacle provided by their politicians as another period of limbo began.When the Christian Democrat Nuccio Cusumano told the house that he had decided to vote for Mr Prodi, against the party line, a colleague yelled: "Queer, cuckold, whore, toilet, piece of shit," and had to be held back from assaulting the senator. Another party member spat in his face, whereupon the defector fainted and was carried out on a stretcher.When Mr Prodi's defeat was announced, one opposition senator stuffed his mouth with mortadella, a type of fatty sausage from Bologna (and Romano Prodi's nickname); another popped a bottle of champagne, causing the speaker to call out angrily: "This is not a pub, put it away!"All part of the tapestry of Italian life, but few Italians yesterday were amused as President Giorgio Napolitano began his painstakingly democratic consultations on what to do next. Over the next three days (excepting Sunday, which is of course a holiday, even in a crisis) Mr Napolitano will meet members of all the main political groupings and see whether he can persuade them to accept his preferred idea that Mr Prodi's government should be followed by a fixed period of "technical" government designed to give Italy a new electoral system. The present system was enacted by Mr Berlusconi's government in 2005 and was widely seen at the time as a deliberate bid to sabotage a future centre-left government.If that was indeed its aim, it worked very well. In place of the largely majoritarian system in place since 1993, which produced the present situation of bipolarism, Mr Berlusconi substituted an extreme version of proportional representation, setting the bar for representation in parliament at just 2 per cent, compared to five per cent in Germany. He prevented complete immobilism by giving the winning coalition a "prize" of extra seats in the lower house – but not in the Senate. The result was that Mr Prodi's government was constantly on the verge of collapse, with a majority of just two.Mr Berlusconi and his allies yesterday continued to demand immediate elections under the present electoral system, even though the man who designed it, the senior Northern League politician Roberto Calderoli, has himself described it as a porcata, a load of rubbish.Mr Prodi, who said that he had "no regrets", rejected the idea that he might head an interim government. "If you lose in Parliament," he said, "even by a single vote, it means that this scheme has lost. I'm going off to be grandad."

È inutile chiudere la stalla dopo che…

“…non partecipiamo al voto sul decreto missioni” ha detto Ferrero parlando a nome della Sinistra Unita “e chiederemo una verifica in Parlamento per quanto riguarda l'Afghanistan”. “La sinistra si è ritrovata unita perché in Consiglio dei Ministri non abbiamo partecipato al voto sulle missioni militari. Chiediamoche ci sia una verifica in Parlamento sulla missione in Afghanistan”. Dal canto suo, il PdCI “voterà contro il rinnovo della missione militare in Afghanistan. La caduta del governo Prodi, al quale non abbiamo mai negato la fiducia nemmeno su questo delicatissimo terreno, ci impone oggi di manifestare anche con il voto in Parlamento la nostra contrarietà di fondo al coinvolgimento dell'Italia nel conflitto in Afghanistan. Non c'è più alcuna garanzia che in futuro le nostre truppe conservino i limiti territoriali e di ingaggio che il governo Prodi ha garantito”

Venivamo da un periodo in cui i comunisti italiani seduti in parlamento parlavano di pace senza se e senza ma. In cui non esitarono a far cadere il primo governo Prodi proprio per mantenere, a questi riguardi, coerenza e identità politiche. E anche ideologiche. In cui abbracciavano i movimenti pacifisti e mai e poi mai avrebbero lasciate inascoltate le richieste di gruppi come i no-TAV o i no-Dal Molin. I ‘movimenti’. Erano questi alla fine la vera spina dorsale dei rappresentanti italiani di quanto discendeva dal PCI. Indipendenti, ma fonte continua di sollecitazioni positive per partiti come RC e PdCI. Sollecitazioni che aiutavano loro e noi a rimanere con la schiena dritta. Necessarie, visto che gli interlocutori che si avevano di fronte erano pur sempre l’imperialismo militare e quello economico. La democrazia da esportare in punta di missile e la Banca Mondiale. La guerra ‘preventiva’ e la globalizzazione. Facile che tremassero le gambe. Oggi quella spina dorsale non ce l’hanno più. Se la sono sfilata volontariamente per dare fiducia al governo Prodi. Per mandare a casa Berlusconi insomma. Solo che poi non l’hanno fatto. E adesso cercano di raddrizzarsi. Ma, senza vertebre, lo sforzo che fanno è patetico. Rimangono afflosciati a terra come marionette coi fili tagliati.

Friday, January 25, 2008

Vorrei ma non posso

Vorrei poter soffrire per la caduta del secondo governo di centrosinistra, ma non riesco. Ho votato per un governo, ma non era questo il governo per cui ho votato. Ho votato per un governo che riportasse legalità nel mio paese ed ho ricevuto in cambio l’indulto e l’allontanamento dei magistrati scomodi. Ho votato per un governo che mettesse al posto giusto i tanti furbetti d’Italia, grossi e piccoli, con televisioni e senza, ed ho ricevuto un piddì popolato da tali furbetti. Ho votato per un governo che restituisse a Francesco Di Stefano le frequenze che gli spettano di diritto ed ho ricevuto in cambio la Gentiloni. Ho votato per un governo che aprisse gli occhi sull’ambiente e che promuovesse le energie alternative ed ho ricevuto inceneritori, gassificatori e milioni di tonnellate di merda a soffocare Napoli. Ho votato per un governo che garantisse il mio status di essere umano al di là di ogni dogma religioso imposto e l’ho visto in ginocchio davanti ai più biechi rappresentanti del cattolicesimo ariano. Ho votato un governo che rivalutasse il mio paese agli occhi del mondo e l’ho visto chinare il capo davanti ad un burattino narcotrafficante come Karzai. Ho votato un governo che rivalutasse il mio lavoro di ricercatore e l’ho visto dimenticarmi subito dopo aver ricevuto il mio voto. Ho votato un governo che credevo avrebbe imparato dagli errori del passato e l’ho visto ripeterli uno dopo l’altro. Ho votato un governo dal quale mi aspettavo dei fatti concreti ma l’ho solo sentito vomitare parole. Sempre le stesse. Vuote ed inutili. L’ho visto contorcersi di fronte all’omosessualità, ma rimanere impassibile di fronte alle quotidiane vittime del lavoro. L’ho visto brandire la spada a difesa del creazionismo vaticano e lasciare fuori la porta di casa il messaggio di pace del Dalai Lama. L’ho sentito raccontarmi il suo dispiacere per la morte di Calipari senza però fare un cazzo di niente per processare il suo assassino. Ho votato per un governo che alzasse nuovamente la testa in Europa e nel mondo e l’ho visto inchinarsi per omaggiare tutto ciò che c’è tra Pechino e Washington. Ho votato un governo che ha sancito il suicidio politico di Rifondazione Comunista. Ho votato per un governo che mi dicesse con esattezza chi è il bastardo che ha autorizzato il massacro del g8 di Genova e mi sono sentito dire che però la colpa è anche dei manifestanti che hanno rotto le vetrine. L’ho visto violentare i giovani quasi ogni giorno. Celebrandoli come si farebbe con una tigre chiusa in uno zoo. Bella, ma in gabbia. Lamentandone la prigionia. Ma guai a farla uscire. Ho votato un governo che rinnovasse la classe dirigente italiana e l’ho visto mettere di Pietro ai lavori pubblici e Mastella alla giustizia, non il contrario. Ho votato un governo di centrosinistra che è sopravvissuto per un anno e mezzo grazie ad Andreotti. Ho votato per un governo che oggi è caduto pisciandosi addosso il suo sostegno ad un ministro inquisito ed alla moglie! Porcamadonna!

Wednesday, January 23, 2008

Matrix Reloaded

C’è da non credere ai propri occhi a leggere gli articoli che compaiono sul sito dell’Unità da un paio di giorni a questa parte. In realtà poi si tratta di un articolo solo, scritto, riscritto, rimaneggiato e ripresentato più volte nelle ultime 48 ore e che, ovviamente, parla (pretende di parlare in verità) della prossima crisi di governo. Nonostante le molteplici riscritture, alcuni punti sono rimasti fermi attraverso tutte le diverse versioni. Spicca tra tutti il conteggio, ripetuto fino all’ossesso, dei seggi parlamentari a disposizione di Prodi con e senza l’appoggio del ceppalonico. Una sorta di esorcismo cabalistico che sembra voler rassicurare più il giornalista che non il lettore. Dei seggi al Senato non si fa parola. Non si dicono certe cose davanti a tutti che diamine! In compenso però si riportano (nell’ultima versione) i commenti diretti dall’opposizione ai senatori a vita. Riassumibili in: “siete tutti un branco di vecchiacci bavosi che non vi ha eletto nessuno e morirete presto, tranne Andreotti.” Non capisco il perché di tanta acrimonia da parte dell’opposizione. Dopotutto oggi Prodi ha ufficialmente aperto la crisi, chiedendo la fiducia del Parlamento, con l’esposizione dei risultati ottenuti dal governo fino ad oggi. Indulto, legge sull’emittenza radiotelevisiva procrastinata e procrastinabile ad libitum, italiani spremuti dalle tasse fino al midollo, aboilizione dei diritti delle coppie di fatto a colpi di cilicio, il conflitto d’interessi declassato a videogame. Se qualcuno voterà la fiducia a questo governo, dovrebbe essere l’ala destra del parlamento!

Diciamo la verità, più che un governo di sinistra questo è stato un deja vu.


Piccolo update post-prandiale:
Bossi: "O si va al voto oppure facciamo la rivoluzione. Ci mancano un po' di armi ma le troviamo"
Berlusconi: "L'Udeur di Mastella da questa sera confluirà nel centrodestra"
Bossi: "In questi momenti è meglio se Berlusconi sta zitto"

E' davvero un deja vu...a 360°!

Monday, January 21, 2008

Per stomaci forti

Ripreso dal blog di Galatea per necessità personale. Era impossibile per me non farvi conoscere questo articolo postato su di un blog che ovviamente adesso compare nel mio blogroll. Ai più suggestionabili dico che si tratta di un falso. Non vorrei mai che qualcuno decidesse di dare alle fiamme l'edicola sotto casa.

Friday, January 18, 2008

SMILE! YOU'RE ON CANDID CAMERA!!!


Mi perdonerete, non mastico poi tanto di giurisprudenza e mi sale sempre l’ansia quando mi ritrovo a parlare con un avvocato. Nella sentenza del processo di primo grado contro Totò Cuffaro, si legge che, parole di Piero Grasso, “È rimasto provato il favoreggiamento da parte sua nei confronti di singoli mafiosi, ma non è stata provata l'aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra”. Ora, questa frase significa che il governatore della Sicilia ha interagito, allo scopo di favorirne i loschi affari, con dei mafiosi, però non ha interagito con la mafia…cioè, come se io ospitassi a casa mia Bin Laden e mi difendessi dicendo che è ‘solo’ Bin Laden, mica tutta Al Qaeda. La sentenza comunque ha condannato Cuffaro a 5 anni ed all’interdizione dai pubblici uffici per tutto il periodo della condanna. Cuffaro ha detto che domattina alle 8 sarà in ufficio a lavorare per la Sicilia…l’Udc esulta…tutti gongolano dicendo che sapevano che Cuffaro fosse innocente. E la condanna? Per cosa gliel’hanno data? Ci capisco sempre meno. Un governatore che passa segreti d’ufficio a dei mafiosi e che viene condannato per favoreggiamento…mafioso…che però non è mafioso...viene condannato a 5 anni e tutti sono contenti perché ne è stata dimostrata l’innocenza…pooooiiii…poi viene interdetto dai pubblici uffici e invece lui va a lavorare come niente fosse…con i suoi picciotti…cioè…conoscent…familiar…amici…insomma un sacco di gente che si raduna in chiesa a pregare per la sua assoluzione prima del processo…


…


C’è una telecamera nascosta dietro qualche specchio? Siamo su scherzi a parte? Mi spiegate?

Supremazia inumana

135 kg di peso racchiusi nel corpo perfetto e potente di una tigre siberiana di nove anni (nella foto). Qualcosa che dovrebbe esistere in libertà per dominare un territorio pulito. Ed invece esisteva in uno zoo dell'inquinatissima Los Angeles. Ve l’immaginate una tigre siberiana in California? Non solo. Rinchiusa, umiliata da turisti, genitori annoiati e flash fotografici. Poi, il 25 Dicembre scorso, tre teenagers COGLIONI, ubriachi fradici, decidono di piazzarsi davanti al carcere di questo animale meraviglioso per sbeffeggiarlo con urla e provocazioni, tipo salire sul muro di recinzione che circonda i pochi metri quadri concessi per tirare oggetti vari addosso alla tigre. Non pensano a quello che fanno. Non considerano la natura della tigre. Non gli riconoscono uno spirito. E allora succede qualcosa. Qualcosa che marca la distanza tra noi, stanchi mammiferi che da tempo abbiamo dimenticato ciò che siamo, che abbiamo sottomesso la nostra dignità, la nostra esistenza e persino la nostra libertà ad un sistema di regole che noi stessi abbiamo creato, ingabbiandoci da soli, e loro, che invece rimangono puri e puliti, e come tali subiscono quella manciata di neuroni in più che ci rende capaci di infliggere, e di infliggerci, sofferenza. La tigre ha un nome, Tatiana. Abbiamo sentito il bisogno di dargliene uno. Che fosse solo una tigre per noi non era sufficiente. Tatiana subisce tutto questo. Vede i tre giovani che la umiliano, che la deridono. E s’incazza! S’incazza perdio! Salta una siepe larga 5 metri ed un muro di cinta alto 3, si avventa sui tre sconsiderati, ne sbrana uno e ferisce gli altri due. Di lì a poco, arriva una pattuglia della polizia. Apre il fuoco e la tigre muore. L'uomo, non contento, piange la morte di un 'innocente' e gioisce per l'abbattimento di un essere 'feroce'.

Tuesday, January 15, 2008

Fuori dal coro

Giornate di fuoco alla Sapienza di Roma, con gli studenti di Fisica in agitazione per la visita del papen. Se ne fa un gran parlare sui giornali, e l’obiettivo rimane centrato sulla contrapposizione tra un gruppo di docenti di materie scientifiche, prodi rappresentanti di un evoluzionismo difeso a spada tratta, ed il rettorato, al quale suddetti docenti hanno indirizzato una lettera di protesta chiedendo l’annullamento dell’invito fatto dal rettore al robottone tedesco. Due passaggi di questa lettera mi hanno colpito, in maniera diversa. Il primo riguarda la citazione di un discorso tenuto dall’allora cardinale Ratzinger (prima che il conclave gli lanciasse i componenti) in cui questi affermava che “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Castronerie ovviamente, che animano un revisionismo che inizia da Roma e raggiunge i vertici americani del creazionismo mondiale, secondo i quali noi siamo stati creati per mano divina e forse anche con la collaborazione di Babbo Natale e la Befana in camice, cuffietta e mascherina chirurgica. Bene fanno i docenti della Sapienza a contestare la presenza di un uomo del genere in un ateneo, ed avrebbero tutta la mia solidarietà, se non fosse per il secondo passaggio che leggo: “Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano”. Scienziati fedeli alla ragione? Che dedicano la loro vita all’avanzamento delle conoscenze? Qui qualcosa da dire ce l’avrei a dire il vero. E non perché io mi ritenga migliore. Ma perché conosco il modo in cui funziona la ricerca in Italia. Conosco gli usi e costumi aberranti di molti ricercatori italiani. Conosco la situazione pessima della ricerca in Italia. E, se da un lato è vero che molti ricercatori fanno l’impossibile per contrastare questo stato di cose, di cui i governi degli ultimi venti anni sono ampiamente responsabili, è anche vero che molti altri ci sguazzano allegramente. Conosco i corridoi di quell’università dove ho studiato per anni. Corridoi popolati da porte recanti tutte gli stessi nomi, dal patriarca barone giù fino al marito della figlia o al nipote. Dov’è la fedeltà alla ragione scientifica in tutto questo? Conosco quell’abitudine secondo la quale la pubblicazione di un lavoro scientifico è spesso accompagnata dai nomi di decine di autori, la metà dei quali non hanno fatto un cazzo per quella pubblicazione, ma che compaiono comunque tra gli autori, magari imposti o per convenienza dell’autore vero, che spera, così facendo, di vedersi ricambiato il favore. E anzi, a dire il vero, siamo rinomati nel mondo per questo tipo di comportamenti. Dov’è la dedizione alla scienza in tutto questo?

Non conosco i nomi dei firmatari di quella lettera e così non posso generalizzare a loro questo stato di cose. Né le mie osservazioni vogliono togliere importanza ad una rivendicazione a mio avviso più che legittima. Però, prima di brandire parole come ‘fedeltà’ o ‘dedizione’ alla scienza, forse avrebbero dovuto pensarci un attimo con un briciolo di obiettività in più.


La vignetta, ovviamente, è di Gianfalco

Tuesday, January 08, 2008

Nuove specie crescono

Il termine ‘funzioni esecutive’ è un termine generico che descrive la nostra capacità di generare comportamenti ed azioni finalizzati al raggiungimento di uno scopo. Hanno sede in circuiti nervosi ben precisi che includono specifiche strutture corticali, come i lobi prefrontali, e sottocorticali, come lo striato. Tra le funzioni esecutive si annovera anche la cosiddetta ‘flessibilità mentale’, ovvero la capacita di cambiare un determinato atteggiamento o comportamento in seguito al cambiamento delle necessità contingenti che lo generano. Ad esempio, immaginate di accorgervi che il secchio della spazzatura di casa vostra è pieno. La vostra esperienza (ovvero le memorie che avete immagazzinato nel cervello nel corso degli anni) vi dice che dovete gettare la spazzatura. I circuiti fronto-striatali si attivano e generano i movimenti e le azioni che vi porteranno al vostro scopo, ovvero il ‘secchione’ della nettezza urbana in strada. Se poi doveste accorgervi che il secchione non c’è (cambiamento del contesto), la flessibilità delle vostre funzioni esecutive vi porterà a sceglierne un altro, magari il più vicino, invece di riportarvi la spazzatura a casa o di lasciarla sul marciapiede. In altre parole, un problema, un circuito nervoso dedicato che si attiva per risolverlo, ed una soluzione.

Ora prendiamo i nostri parlamentari. Nel momento in cui si presenta il problema, invece di una sequenza ordinata di pensiero speculativo ed azione che possa portare alla sua soluzione, si attiva una risposta aberrante che consiste nella generazione di suoni apparentemente coordinati in parole ma a cui non segue nessuna azione concreta di sorta. Inoltre, nei rari casi in cui si genera una sequenza comportamentale degna di questo nome, questa è di natura perseverativa. Variazioni anche grandi nel contesto che genera il problema portano sempre alle stesse risposte, indipendentemente dal contesto stesso. Ad esempio: a Napoli si muore di munnezza e diossina. Esseri umani normali avrebbero già da tempo mandato Bassolino e la Jervolino a spalare merda dalle strade insieme a camorristi vari. Invece il nostro establishment persevera nel mantenerli (e nell’intervistarli) come se loro non fossero la causa, ma la soluzione. È ovvio che c’è qualcosa che non va nei circuiti fronto-striatali dei nostri parlamentari. Quali possono essere le cause? Ci sono diverse condizioni cliniche che possono portare ad un malfunzionamento nei centri nervosi che presiedono alle funzioni esecutive. Vediamoli in dettaglio.

1) Depressione. Agisce sulla corteccia frontale. Nelle persone affette, questa regione del cervello perde la sincronia che normalmente ha con altri distretti cerebrali. Recenti studi hanno dimostrato che la stimolazione profonda del cervello ottenuta attraverso l’impianto di elettrodi, può re-sincronizzare la corteccia frontale ed eliminare i sintomi. Domanda: i nostri parlamentari sono depressi? Risposta: con tutti i soldi (nostri) che spendono in coca, canne, trans e mignotte, decisamente non sono depressi. Quindi andiamo oltre.

2) Autismo. È per antonomasia la condizione in cui i comportamenti vengono appresi in maniera rigida. Una volta che si è imparato ad eseguire una sequenza comportamentale, questa rimarrà inflessibile e può portare anche a risposte aberranti. Domanda: i nostri parlamentari sono autistici? Risposta: a guardare Buttiglione si direbbe di si. Tuttavia, i numerosi esempi di leggi ad personam, come anche la rapidità di esecuzione di leggi come quella sull’indulto, escludono questa possibilità. Quindi procediamo.

3) Morbo di Huntington/Morbo di Parkinson. Sono caratterizzati da un progressivo deterioramento delle funzioni esecutive e molti pazienti affetti da queste malattie, specialmente in stadio avanzato, possono mostrare deficit nel 'problem solving' o deficit di natura perseverativa simili a quelli dei nostri parlamentari. Tuttavia possiamo escludere che queste due malattie affliggano i nostri politici. Infatti, il declino cognitivo in questi casi è sempre accompagnato anche da un declino motorio fatto di tremori (generalizzati o ‘coreici’), diskinesia e perdita di peso corporeo, mentre invece i nostri parlamentari giocano a tennis, a calcio, vanno in barca e ingrassano come porci.

I dati in nostro possesso dimostrano quindi che i deficit esecutivi dei rappresentanti del nostro mondo politico non sono dovuti a nessuna delle patologie conosciute. L’unica conclusione possibile è pertanto che il politico italiano rappresenti una specie diversa da quella dell’Homo Sapiens Sapiens. Che un processo di speciazione abbia portato alla genesi dell’Homo Parlamentaris lo dimostra anche la recentemente osservata esistenza di sottospecie diverse di questo animale: l’Homo Parlametaris Chigis e l’Homo Parlamentaris Madamae. Rimane da chiarire quali siano le modalità di riconoscimento intra-specifico. Cioè, come fanno questi animali a riconoscersi ed a radunarsi nei luoghi che frequentano? Si annusano? Sta di fatto però che questa rimarchevole scoperta, che presto pubblicherò sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Quattroruote’, risulta essere estremamente utile per la comunità scientifica. Infatti, l’Homo Parlamentaris condivide con l’Homo Sapiens numerose caratteristiche anatomo-funzionali che lo rendono indispensabile per la ricerca scientifica e preferibile a tutti gli altri primati conosciuti per la ricerca di laboratorio. Molti tra i più ferventi animalisti da tempo suggeriscono l’uso dell’uomo al posto degli animali da laboratorio nella ricerca. Non senza un certo cinismo, molti arrivano a suggerire l’uso di carcerati e criminali negli esperimenti più invasivi. L’appartenenza di questi soggetti alla nostra stessa specie però innalza delle barriere morali ed etiche insormontabili. L’Homo Parlamentaris è la soluzione. Usiamo i politici per i nostri esperimenti!

Sunday, January 06, 2008

Io penso positivo...giuro!

Diciamo che non sarebbe male se il 2008 fosse la metà di merda che è stato il 2007. Anche se, appena iniziato, a me son finite le ferie. Non è un bel segno...èh?