
Marco Travaglio

Molti ricorderanno come nel marzo del 2001, prima della guerra in Afghanistan, una banda di miliziani talebani decise di far saltare in aria due enormi statue di Buddha scolpite nella parete di una montagna a Bamiyan, una vecchia di 1500 anni e l’altra di 1800. Il fatto suscitò enorme scalpore, la condanna dell’UNESCO ed il rammarico di numerosi esperti d’arte e di storia oltre a rappresentare in maniera molto simbolica l’intransigenza, l’ottusità e l’intolleranza di qualcosa che potremmo definire ‘il Male’ nei confronti di un’immagine pacifica che potremmo definire ‘il Bene’. Ricordo che un vecchio monaco buddista, in seguito alla demolizione della statua, iniziò una sentita serie di rituali e danze all’ombra delle rovine, al fine di ricacciare quegli spiriti maligni precedentemente tenuti a bada dalle divinità. Ebbe tutta la mia solidarietà devo dire. Oggi, altri miliziani talebani, appartenenti al Tehreek e-Nafaz e-Shariat e-Mohammadi (Tnsm), movimento per l’applicazione della Sharìa in Pakistan, hanno tentato un’impresa simile. Asserragliati poche miglia a nord del confine tra Afghanistan e Pakistan, nella Valle di Swat, dove nacque il buddismo tantrico, hanno tentato di demolire un bassorilievo del Buddha scolpito 1400 anni fa fuori del villaggio di Jehanabad. Hanno praticato dei fori nel bassorilievo, ci hanno infilato la loro dinamite, hanno azionato il detonatore e…non è successo niente. La dinamite è esplosa, ma la statua sembra non abbia riportato danni. Non so se ne abbiano parlato i giornali ed i telegiornali in Italia, né so se questo sia completamente vero. Però me lo auguro. Mi auguro che anche Buddha, pur così serafico e sorridente, abbia deciso di incazzarsi e di mettere un freno al tutto. Oltretutto non è che sia possibile fare affidamento su altri al momento…
Caro Ministro D’alema, è stata sua l’iniziativa di deplorare l’arresto dell’europarlamentare Borghezio da parte della polizia Belga per aver manifestato a Bruxelles, senza autorizzazione del sindaco di quella città, contro l’Islam (badi bene ministro, contro l’Islam, non contro i terroristi o Al-Qaeda o Bin Laden o contro l’integralismo. Contro l’ISLAM). Immagino che il suo intervento non sia da considerarsi ‘a titolo personale’. In quanto ministro degli Esteri, immagino lei abbia pensato di protestare con l’autorità belga a nome dei cittadini italiani per i quali lei lavora (o dovrebbe lavorare). Temo di doverla disilludere. Almeno per quanto mi riguarda. Prenda pure nome e cognome dal mio blog e corregga il tiro, esprimendo la sua protesta a nome dei cittadini italiani meno uno. Ha fatto presto ministro, ad indignarsi per quanto accaduto. Ha immediatamente alzato la voce, rivendicando la santità del parlamentare e la sua immunità da ogni forma di rispetto delle leggi. Poco importa che quel parlamentare urlasse contro una religione (che, glielo ricordo ministro, conta più di un miliardo e mezzo di seguaci sparsi in tutto il mondo) insieme a rappresentanti di movimenti xenofobi ed ultra-nazionalisti provenienti da tutta Europa. Poco importa che quello stesso parlamentare si sia fatto e si faccia quotidianamente portavoce di idee (ed azioni) profondamente razziste, non solo nei confronti di uomini e donne extracomunitari, ma anche italiani. Poco importa che quell’individuo abbia contribuito ad introdurre in Italia la politica urlata, sbavante e violenta dei proiettili inviati ai magistrati. Lei ha pensato lo stesso di doverlo difendere. Di dover alzare
La sua voce grossa non solo non incanta nessuno, ma ci sputtana bellamente agli occhi della comunità internazionale né più né meno di quanto non ci abbiano sputtanato gli sproloqui di Berlusconi ed i cinque anni del suo governo.
Perciò, caro ministro, le sue figure di merda le faccia a nome suo e basta. Non mi tiri dentro. Fosse stato per me, Borghezio non solo sarebbe rimasto in galera, ma, se possibile, nel braccio riservato agli extracomunitari. Ammesso che in un paese civile come il Belgio esista un braccio del genere.

sull’11 settmbre 2001 come quella sul colpo di stato in Cile che portò Pinochet al potere dittatoriale. Quella del cosiddetto allunaggio come quella dei milioni di morti e ‘desaparecidos’ del Nicaragua, del Guatemala, dell’Argentina e via dicendo. Sarà sufficiente spostare il ditino sul tasto giusto e tutto questo verrà oscurato dalla più rassicurante maria defilippi che balla il merengue con un ballerino iperpalestrato e di 86 anni più giovane di lei. Ci prendono per il culo? E allora? È dal dopoguerra che ci prendono per il culo e ciononostante non abbiamo mai dovuto saltare un pasto. Che facciano pure.
Le vittime dell’ultimo conflitto tra occidente e medio oriente, da una parte come dall’altra, saranno anche senza colore, carne comunque bruciata sotto macerie comunque opprimenti. Ma i responsabili no. Ce l’hanno eccome un colore. Sarebbe ora che pagassero per i propri crimini, anche se questo, con ogni probabilità, non avverrà mai. Cercare di non diventarne complici attraverso l’indifferenza, attraverso una superficialità ed una ottusità tanto deleterie quanto volute, attraverso il rifiuto della ragione, è davvero il minimo che si possa fare.
Fino a pochi annni fa, quando ancora il termine ‘guerra fredda' aveva un senso, due grandi superpotenze si contendevano il controllo degli assetti economici e militari del pianeta. USA e URSS si sorridevano mostrando denti acuminati, spesso insanguinati e giocavano a spostare testate nucleari sui territori da loro occupati come fossero unità di Risiko. Nella filmografia hollywoodiana, il russo era il cattivo per eccellenza ed il terrorismo di matrice islamica era ancora relegato al ruolo di comparsa in qualche film comico. L’occidente anglosassone si ergeva santo ed immacolato sui grandi schermi di tutto il mondo a difesa di valori universalmente accettati come buoni quali democrazia, mercato e patatine fritte. Tutti noi vivevamo un po’ nell’angoscia di veder spuntare un funghetto atomico all’orizzonte. La caduta del muro (frase ormai eletta al rango di ‘proverbio’ per descrivere un presunto cambiamento radicale) ha cambiato gli equilibri in campo. I russi sono spariti dai cinema, sostituiti prima dai cinesi e poi, finalmente, dagli arabi. Democrazia, mercato e patatine fritte hanno invaso la piazza rossa ed i faccioni severi dei Leader sovietici, da Stalin a Cernienko, sono stati sostituiti prima da quello bonario di Gorbachev, che presto vedremo all’isola dei famosi, poi da quello alticcio di Eltsin. Mi sarei aspettato, dopo questi due, che a guidare Verrebbe voglia di lanciare una campagna tipo ‘compra anche tu un mattone. Ricostruiamo il muro’…
E io che credevo che Fioroni fosse un imitatore del mitico Mario Pio di Alberto Sordi. E invece prima ripesca dal pozzo scavato dalla Moratti gli esami di riparazione, poi manda in soffitta le famigerate tre ‘i’ tanto care al cavaliere (i-mpresa + i-nglese + i-nternet = i-diota o i-gnorante, a seconda) e rilancia materie prettamente comuniste come la grammatica, la storia e Riconosco di essere sorpreso. Ritenevo fondamentale un ritorno a modelli di insegnamento tanto vecchi quanto efficaci e tuttora mi auguro che vengano definitivamente archiviati sia la classificazione morattiana delle scuole che l’infame sistema di crediti e debiti, e si torni alle scuole elementari, medie e superiori con i vecchi voti. Ma non mi aspettavo decisioni del genere da un ministro come Fioroni. Non dopo un anno e mezzo di governo Prodi.
Il mio ego complottista urla alla magagna. Un ministro che sfila al Family Day che parla di valori della Resistenza ed opera affinché vengano insegnati nelle scuole? Sembra troppo bello per essere vero. Se qualcuno intravede la fregatura, per favore, mi illumini.

“Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere.”
Con queste parole, veniva riconosciuta alla memoria del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa la medaglia d’oro al valor civile. Parole fredde e volutamente pompose che purtroppo finiscono per sminuire la reale portata del sacrificio di chi le riceve.
Io avevo dodici anni quando fu ucciso. Ricordo che mio nonno, ascoltando la notizia al telegiornale, commentò dicendo ‘in quella prefettura pure la sedia dove si sedeva era mafiosa’. Facile da capire per un dodicenne. Più difficile immaginare il reale significato di queste parole, il retroscena del delitto Moro, le indagini su carte e documenti dello statista scomparse, poi riapparse, poi ricomparse di nuovo. L’assurdo intreccio tra terrorismo, P2, servizi segreti e politica di quegli anni, che ancora oggi viene in larga parte tenuto segreto. Volutamente, perché noi cittadini certe cose non dobbiamo saperle, ci fa male.
Quanto ci sarebbe da parlare, da spiegare, da rivelare su questa storia? Quanta curiosità dovrebbe suscitare in noi a 25 anni di distanza? Magari qualche giornalista ci avrà pure provato, ma senza lasciare traccia. In televisione per lo meno, la nutrice di chi ha ormai dimenticato i libri. Giuseppe Ferrara ed il suo ‘Cento giorni a Palermo’ rimangono una voce nel deserto che urla nella tempesta di puttanate che propone il cinema italiano. Poche parole oggi, per la commemorazione, e poi via a riparlare di Garlasco e del PD. Ucciso non due, ma mille volte. E da milizie ben più organizzate di quelle che quel giorno uccisero lui, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Un popolo di eroi, santi e navigatori…ma quali? I nostri eroi oggi si chiamano Maurizio Corona, i nostri santi passano giornate intere chiusi dentro ad una casa sotto gli occhi di milioni di persone che aspettano solo di vederli scopare tra di loro.
Rimangono i navigatori. Quelli che da bravi fessi decidono di ‘cercare’ nel mare del web, spinti dalla curiosità, dalla necessità di sapere. Quelli che rinunciano ad andare in vacanza sul Nilo o a Miami etc.
Io, nel mio piccolissimo, ho deciso di farlo...nei limiti del possibile.
In Memoria
Il Nulla. L’abbiamo temuto. L’abbiamo intravisto in 5 anni di berlusconismo spinto, ma non si era mai rivelato appieno. Tormentava il nostro sonno e popolava i nostri incubi peggiori sotto forma di sorrisi smaglianti ad ottantadue denti pronti ad azzannare il ‘comunista’; ciocche di capelli trapiantati e rampicanti pronti a strangolarlo; veline mannare con vagine dentate pronte a sbranarlo. Per cinque anni abbiamo camminato guardinghi per le strade del paese, evitando i faccioni cartellonati degli ‘impegni concreti’ e dei ‘miracoli’ a burro e parmigiano, quasi temendo che reagissero a quel barlume di libero pensiero che ci è rimasto e ci piovessero in testa schiacciandoci. Poi, per qualche motivo che ancora non mi è chiaro, siamo stati chiamati alle armi e, forti della nostra disperazione, abbiamo indossato l’armatura elettorale, impugnato la matita e ci siamo infilati in quella cabina-panzer, pronti a sparare. Abbiamo sognato, abbiamo sofferto per una notte ed un giorno, ci siamo incazzati. Ed alla fine è arrivato Lui. Quest’essere chimerico mezzo uomo e mezzo padrepio, presentatosi agli italiani all’insegna della ‘maestà della Legge’. Col suo primo decreto legge ha svuotato le carceri…Abbiamo sperato di aver sconfitto il Nulla, ma al suo posto è arrivato suo fratello gobbo: il Niente. Oggi il Niente imperversa sulle nostre vite, ma è meno occulto del Nulla e più prevedibile. Non distrugge, si limita ad aspettare la fine naturale degli eventi. Magari dando una spintarella qua e là, per accelerare l’esito infausto, eutanasia forzata del pensiero, unico paziente che, nonostante l’immobilità e la sofferenza, ancora vorrebbe vivere. Ma il Nulla non è morto. Sbraita, sbuffa, si spettina e sfila in cortei di salme ben vestite che sventolano bandiere D&G, ma non dorme. Anzi, proprio adesso comincia a rivelarsi di nuovo. Ma stavolta in maniera più esplicita, diretta, senza vergogna. è alto, freddo, vestito da uomo che indossa la minigonna e le autoreggenti, stereotipato in ogni movimento, sorriso o sguardo. Il mio frigorifero s’è arrapato quando l’ha visto. L’ho portato a far riparare.
Il Nulla non parla, recita. Quasi nessuno l’ha mai visto di spalle ma alcuni giurano di aver scorto un cordoncino munito di anello fuoriuscire dalla schiena, tra le scapole. Non esprime concetti, parla di se stesso. Provate a trascrivere uno qualsiasi dei suoi discorsi e dopo cancellate tutte le parole inutili, i luoghi comuni, i congiuntivi sbagliati e le frasi fatte. Rimarranno solo le domande dei giornalisti, e nemmeno tutte. Non è in grado di sostenere una conversazione coerente. Reagisce invece in maniera monosinaptica a precise parole-stimolo che attivano direttamente il generatore automatico di risposte che Gasparri ha installato ad Arcore. Laureato in accavallamento di gambe, non è mai nato. È stato generato alchemicamente. Sotto gli occhi avviliti di un marmoreo quanto massonico Ermete Trismegisto, moderne tecniche di clonazione genica hanno sposato antichi processi di calcinazione. Il risultato magari non trasforma in oro i metalli vili, però smerda tutto il resto che è una bellezza.
Il Nulla, il Niente ed ancora il Nulla.
I cani della Sardegna sembrano essere gli unici ad aver percepito questo orrore, e cercano la libertà allo stato brado!

Eccomi qua, reduce da tre settimane di vacanze durante le quali sono tornato a respirare la mia lingua, a mangiare il mio cibo e, soprattutto, a bere il mio vino! Sarà cambiato qualcosa rispetto a tre settimane fa? Vediamo…apro il giornale e leggo “Al sud laurearsi non basta. Si lavora per ‘conoscenze’”; "Calabria: spari allo spettacolo di Benigni"; "Sommossa nella notte nel CPT di Bari Palese: due feriti". Ok, non è cambiato niente. Ricominciamo…
È interessante curiosare tra le chiavi di ricerca che la gente utilizza per accedere al mio blog. Ovviamente molti inseriscono sequenze di parole che magari ho utilizzato anche io in post diversi, e si ritrovano da Lesandro’s per sbaglio, però è proprio questa varietà che trovo interessante. E, da quando determinati post sono comparsi su questo blog, anche…preoccupante.Ad esempio, nel mese di luglio la chiave più utilizzata è stata la parola ‘millanta’, versione un po’ arcaica di ‘mille’ che compare nel mio post sulla liberazione di Hanefi. Segue, apparentemente campione indiscusso di ricerche cyberspaziali, la sequenza ‘legna da ardere’, argomento trattato dall’amico Fulmyne in uno dei suoi post al vetriolo. Fin qui parrebbe che gli italiani, azzardando un’improbabile media sulle poche visite del mio blog, siano tutti dei grandi romantici rispettosi dell’ambiente. Poi però le cose cambiano. L’impeto ecologista si smorza sulla terza posizione che chiama in causa il ‘prezzo dei fucili a pompa’…come si legge in un mio post ormai vecchio di qualche mese. Pertanto, consultate le prime tre posizioni, gli italiani apparirebbero come dei grandi romantici rispettosi dell’ambiente e un po’…incazzosi. Ma tant’è, lo ripeto, è più la curiosità che non la voglia di stilare statistiche, che sarebbero decisamente inopportune visto il traffico di questo mio giornale. Inopportune ed anche preoccupanti. Che pensare infatti del simpatico utente che è venuto a trovarmi chiedendo del…’pisello di harry potter’?
Allora, facciamo a capirci. Non credo di essere totalmente idiota, non ancora per lo meno. mi riconosco una discreta capacità associativa ed una certa destrezza con la lingua italiana. Ritengo, al peggio, di poter rientrare nella fascia di intelligenza propria dell’italiano medio. Allora perché più leggo i giornali meno capisco quello che dicono? Mi sono ritrovato adesso, a mezzanotte e dieci, a leggere online il nuovo numero de l’Unità ed ho trovato un paginone centrale, dove Cesare Damiano, che se non sbaglio è Ministro del Lavoro, pretende di spiegare all’italiano medio, ovvero a me, in cosa consiste la riforma del welfare su cui tanto si dibatte in questi giorni. “Meno male” mi son detto “era ora che qualcuno parlasse chiaro”. La spiegazione procede a punti. Non ve li riporto tutti, solo i più…chiari.Ovvero, fino all’illuminante esempio un accrocco di parole che nemmeno quando giocavo a scarabeo. Poi, dopo, l’elogio, contemperato, del, significato, equitativo, nascosto. Altresì.
Se solo in america fosse il calcio lo sport nazionale…se solo fossero un po’ più italiani. Magari avrebbero un McMastell al ministero di grazia e giustizia, ma quanto camperemmo meglio tutti!!!
La maggior parte dei militari americani impegnati oltreoceano, per lo più in medio oriente, arriva dalle due più grandi basi militari americane. Quella di Fort Hood in Texas (19.000 militari impegnati fuori dai confini americani) e quella di Fort Lewis, Washington (10.000 unità impegnate). Sono molte le cose che accomunano questi due posti. Non solo il grande contributo di soldati alle guerre a stelle e strisce, ma anche il tipo di corpi che vi vengono addestrati, l’enorme estensione delle basi stesse (Fort Lewis copre 350 km2) e, recentemente, anche i…funerali. Il generale Jacoby, comandante di Fort Lewis si è infatti trovato a dover affrontare un problema già ‘risolto’ dal suo collega texano: i morti! Troppi soldati morti. La liturgia funebre di Fort Lewis prevedeva funerali individuali per ogni militare caduto. Però, solo nel mese di maggio, ben venti delle ex-reclute di questa base sono passate a miglior vita. Venti funerali in un mese? Venti volte costretti ad accogliere parenti ed amici distrutti dal dolore? Venti volte costretti ad ascoltare il cappellano militare ripetere le stesse noiose frasi di condoglianza, fede, patriottismo e speranza? Che due palle! Facciamo così, facciamone uno al mese, cumulativo e non se ne parli più! E così, forte del proprio militare pragmatismo, il generale Jacoby ha ordinato che venissero celebrati funerali mensili ‘una tantum’, proprio come già avviene da tempo nella base di Fort Hood. D’altra parte i militari hanno cose più urgenti ed importanti a cui pensare che non tentare di spiegare ad una moglie, ad un figlio o ad una madre, perché il loro caro è saltato per aria dall’altra parte del mondo. Questi sono dettagli. E poi, tutti quei funerali. Il morale degli uomini scende. Certi avevano pure cominciato a togliere i paginoni centrali di playboy da sopra le brandine. Meglio ridurre il numero. Oltretutto, a celebrare troppe liturgie funebri, la gente potrebbe anche pensare che ad andare in guerra si rischia di morire.
Ciao, mi chiamo Mion. Sono bosniaco e sono emigrato in Italia per cercare lavoro. Ho una moglie e due figli che ho dovuto lasciare in Bosnia, proprio perché devo pensare a mantenerli. Sembra paradossale a dirlo così, ma invece è vero. Devo lavorare per loro e non ho abbastanza soldi per portarli con me. Questo mi rende triste ma anche motivato. Sono venuto in Italia per fare qualcosa di buono per loro e per me. Ma non è stato facile. La gente ti guarda sempre con un misto di sospetto e indifferenza quando sei in un paese che non è il tuo. Non è facile fare altrimenti, lo capisco. Dopotutto sono molti quelli di noi che finiscono, volenti o nolenti, a delinquere. Però non siamo tutti uguali no? La storia dei singoli dovrebbe contare qualcosa no?
L’Armageddon! Finalmente! È questo il tono dei giornali stamattina, dopo che il governo è stato battuto ieri in senato su un non meglio precisato emendamento presentato da un non meglio precisato senatore Manzioni nell’ambito di una non meglio precisata riforma della giustizia. Già perché quello che attizza la carta stampata, ma vale anche per i telegiornali, non è tanto l’argomento del dibattere o il suo perché, quanto il solito fastidioso gossip su ministri, senatori e deputati che si insultano a vicenda, minacciano dimissioni o invocano elezioni. Oggi ad esempio si vota su di un emendamento presentato sempre dallo stesso Manzione riguardo alla presenza delgi avvocati nei consigli giudiziari. Piccoli problemi dell’utente medio dell’informazione italiana: a) chi è Manzione? Un senatore diellino (alla faccia di chi dice che il governo è schiavo della sinistra estrema…), ma più di tanto non ci è dato sapere. Perché propone emendamenti come se fosse estraneo alla maggioranza in cui è stato eletto? Non ci è dato saperlo. Che cazzo è un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. Cosa comporta la presenza o meno degli avvocati in un consiglio giudiziario? Non ci è dato saperlo. E poi, di quali avvocati si sta parlando? Non ci è dato saperlo. Ci è dato sapere invece che la senatrice forzitaliota Bonfrisco ha dato al senatore d’Ambrosio del ‘assassino e criminale’ minacciandolo con frasi tipo ‘oggi è il tuo giorno!’. Non vedo perché tutto ciò dovrebbe stupire visto il datore di lavoro della Sig.ra Bonfrisco. Ci è dato di sapere che Mastella continua a sostenere questo difficile momento con frasi tipo ‘a me me lo fai grosso’, ‘la roba regalata rimane incatenata’ e ‘se continuate così non gioco più’ mentre Fassino imperversa furibondo nelle aule parlamentari urlando ‘cappuccino tiepido e cornetto caldo, grazie’. Ma più di questo non ci è dato sapere. Certo, ogni tanto qua e là compaiono prolissi elaborati giudiziari in cui esperti ‘spiegano’ ad altri esperti in cosa consiste la riforma, ma a noi poveri comuni mortali e biologi, e che pertanto apprezziamo il clare loqui solo quando si chiama parlar chiaro, non ci cagano più di tanto.
Sul sito dell’Independent oggi compare un articolo dal titolo “Vulgar Berlusconi pays tribute to the sex appeal of the Iron Lady”. Sembra che nella stessa occasione in cui lo psiconano ha pensato bene di definire ‘stronzate’ le asserzioni rilasciate da Prodi in campagna elettorale, abbia anche esaltato le doti fisiche della Tatcher definendola ‘una bella gnocca’. Peter Popham, inviato a Roma, in queste cose ci sguazza e da il meglio di se. Dopo aver accuratamente tradotto l’infelice frase (a great piece of pussy) ed aver minuziosamente descritto la fonetica dell’appellativo in questione (nyokka), si ferma a riflettere sul fatto che l’allora in carica Presidente francese Francois Mitterrand definì una volta la Lady di ferro una donna con ‘gli occhi di Caligola e la bocca di Marylin Monroe’, concludendo che, evidentemente, Berlusconi deve essere stato attratto da altri dettagli dell’anatomia dell’ex-Primo Ministro britannico. In ogni caso, ci informa Popham, ‘gnocca’ è un termine dialettale che significa ‘vulva’ ed è normalmente usato in Italia dagli operai, dai camionisti e dai Presidenti del Consiglio che abbiano governato più a lungo il paese. Sembra che il giornalista Popham abbia anche trovato una definizione ‘accademica’ di ‘gnocca’ su di un sito web italiano (definito ‘faintly priapic’…) in cui si legge che “la caratteristica fondamentale della gnocca è quella di saper afferrare dai comuni mortali qualsiasi cosa ella desideri”. Una definizione che farebbe arrossire parecchi esponenti Tory del parlamento inglese a quanto pare.
“La gente mi chiama, mi ama e mi adora. Un libro, un film e un disco: ho contratti per un milione e mezzo di euro. Per farmi vedere la sera in una discoteca mi danno 12mila euro, e c’è la fila. Sono il prodotto di questa Italia”. Così dice Fabrizio Corona (ma non stava in galera?) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. È un personaggio nuovo della scena pubblica italiana Fabrizio Corona. Un uomo che mena vanto del proprio essere una merda ancora non mi era mai capitato di incontrarlo. Bisognerebbe detestarla fino al parossismo una persona così. Eppure non riesco a non pensare che sono gli altri, quelli che fanno la fila per vederlo, quelli che lo pagano per fare il pirla dentro una discoteca che mi fanno gonfiare le vene del collo. Di merde a questo mondo ce ne sono in abbondanza, specialmente in Italia, fuori e dentro dalle aule parlamentari. E spesso e volentieri non fanno certo la fame. Però si spacciano tutti per santi. Paladini di moralità e valori. Ed anche per loro la gente si mette in fila per una stretta di mano o una carezza al pupo, nemmeno sperassero in qualche miracolo per grazia ricevuta dall’unto di turno.
Immaginate di stare dormendo e di sentire il rumore di qualcuno che cerca di entrarvi in casa. La prima reazione è probabilmente emotiva e di terrore, ma poi, pensando al benessere dei propri cari, si tenta di reagire in qualche maniera. Si cerca un’arma ad esempio, e si chiama la polizia. Ora immaginate che la polizia risponda che manderà degli agenti dopo…due giorni. In due giorni i ladri non solo vi svuotano casa con tutta calma, ma vi violentano anche la moglie, la figlia, la mamma e la nonna. Contattano un’agenzia di traslochi e si portano via i mobili e gli elettrodomestici senza fatica, si fanno un barbecue in giardino o in terrazzo con le vostre provviste, scuoiano il cane da guardia e radunano anche un po’ di amici per farsi un poker coi vostri soldi. Poi dopo due giorni arriva la polizia e cosa trova? Una casa vuota, un uomo disperato, tre donne distrutte, un cane morto e una nonna indignata e sorridente al tempo stesso.
Ad ogni azione corrisponde una reazione di segno inverso e di uguale intensità. È uno dei principi fondamentali della fisica dei vettori. Se lascio cadere un oggetto sul pavimento, la forza esercitata dall’oggetto sul pavimento al momento del contatto farà sì che il pavimento stesso eserciti una forza uguale e contraria sull’oggetto. Che infatti, nella maggior parte dei casi, rimbalza un paio di volte prima di fermarsi. E perché si ferma? Si ferma perché l’energia dell’oggetto che cade, inizialmente potenziale, poi (mentre cade) cinetica ed infine elastica (al momento del contatto col pavimento), viene via via trasformata in calore dall’attrito che si genera tra l’oggetto stesso, l’aria (mentre cade) ed il pavimento (ad ogni rimbalzo). Ed il calore, si sa, si disperde. Rappresenta la fine ultima dell’energia. L’ultimo stadio della degenerazione dell’energia.
Esiste nelle realtà politiche occidentali una curiosa abitudine. Qualcosa di cui, per ovvi motivi, raramente si parla. Una tendenza che affiora sulla soglia del cosciente ogni tanto ma che si provvede subito a far riscomparire nell’abisso dell’incoscienza a colpi di spot pubblicitari, campionati di calcio e via dicendo. Abbiamo provato ad accorgercene noi, in Italia, dopo le stragi di piazza Fontana e della stazione di Bologna. Abbiamo provato ad indignarci quando abbiamo capito (o abbiamo creduto di aver capito) cosa fosse la P2. E ancora, abbiamo creduto di averlo smascherato e sconfitto con tangentopoli. Qui nel Regno Unito, se ne sono accorti quando l’ex-ispettore delle Nazioni Unite David Kelly smascherò la manipolazione mediatica fatta dal governo Blair sulle fantomatiche armi di distruzione di massa irachene (gli inglesi sono un po’ ‘tardi’ in questo senso) e venne successivamente ‘suicidato’. Negli Stati Uniti, gli esempi non mancano ed il più famoso di tutti è certamente quello dell’omicidio del presidente Kennedy.
È meravigliosa la rete. Meravigliosa per quanto disgustosi i canali di informazione canonici. Miliardi di telegiornali, di giornali, di trasmissioni di approfondimento. Tonnellate di parole vane rovesciate quotidianamente nelle case della gente non si sa bene per convincerla di cosa, forse che Cristo è morto dal freddo, o che life is now, oppure che ava come lava…
Nel tiggì 1 di questa sera ho visto, uno di fila all’altro, prima le contestazioni contro Prodi del comitato ‘No dal Molin’, poi Prodi infischiarsene dicendo che gli accordi presi dal governo non si toccano. Poi l’opposizione dire che Prodi lo contestano tutti (l’accordo sulla base del dal Molin l’hanno fatto loro…) mentre a loro gli vogliono tutti bene e poi ancora Putin e Bush che si scambiano colpi bassi in perfetto stile guerra fredda sullo scudo spaziale in Europa. E di seguito le immagini dei black bloc che hanno manifestato in Germania, le immagini di una manifestazione contro il 41bis (il carcere duro per reati di mafia e di terrorismo) e le scritte fatte sui muri nel luogo dove è stato ucciso Marco Biagi. Il tutto seguito dalla profonda indignazione dei politici per questo genere di cose.
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove origina il nostro modo di essere italiani? Viene da farsele queste domande (classiche) dopo aver assistito alla puntata di ieri di Annozero. E soprattutto dopo aver letto i commenti del mondo politico sui giornali di oggi. Quel filmato in tivvù non l’avrebbe voluto proprio nessuno, né a destra né a sinistra, a quanto pare. I commenti, dicevo, sono illuminanti e banali al tempo stesso. Illuminanti per chi ancora non avesse capito che razza di gente siede in parlamento, banali per chi invece l’ha capito benissimo. Anatemi, proteste, menzogne. Tutti sono indignati per quello che viene spacciato come un attacco contro la Chiesa ed il papen. Non uno che spenda una parola per commentare la sorte delle vittime, che in molti casi aspettano giustizia ancora oggi dopo decenni. Lorenzo Cesa sminuisce. Per lui si è trattato solo di un bieco tentativo, peraltro fallito, di innalzare gli ascolti con misera tv spazzatura. Curioso che Rino Fisichella si sia prestato a questo ‘bieco’ tentativo e che la trasmissione abbia registrato più del 21% di share, ovvero quasi 5 milioni di telespettatori. Ed in tutti i giornali, dall’Unità fino a il Giornale, si possono leggere perle simili in una sorta di crescendo boleriano in quanto ad indignazione e falsità. Un sottofondo musicale fastidioso, ma che non riesce a coprire il frastuono della verità che, per una volta tanto, siamo riusciti ad intravedere sulla televisione pubblica. Rimangono però le domande di prima. Da dove saltiamo fuori noi italiani, con i nostri politici starnazzanti, i nostri semi-giornalisti che prima di scrivere qualcosa ci pensano su cinquanta volte, soprattutto se quel qualcosa è vero; i nostri compaesani che, spesso e volentieri, se li costringe a profondi ripensamenti sul loro modo di interpretare la vita, la politica o la religione, la verità non riescono (o non vogliono) vederla nemmeno se gliela cacci in gola di forza? La risposta era lì. Nel piccolo schermo. Era vestita da prete ed aveva lo sguardo furbo e, perché no, anche simpatico di Monsignor Rino Fisichella. Ha affrontato il filmato e le testimonianze delle persone in studio con una fermezza quasi stoica e le ha provate tutte per uscire dallo studio a ‘testa alta’, come lui stesso ha affermato. Prima si è impuntato sul codicillo, la frase tecnica, gli errori di traduzione del documento Crimen Sollicitationis’. Ruotolo respinge e chiama fuori la difesa. Poi ha lamentato la mancanza di un contraddittorio nel filmato. A centrocampo gli viene ricordato che il Vaticano è stato interpellato numerose volte durante le riprese del filmato, ma che si è sempre rifiutato di commentare il tutto. Il pressing è aumentato e, messo alle strette in difesa, il porporato devia in calcio d’angolo sia le testimonianze di studio che il filmato stesso, esprimendo orrore per i fatti descritti e solidarietà alle vittime. Il tutto non solo senza rispondere mai direttamente alle accuse di ostruzionismo nei confronti della magistratura civile, di omertà quand’anche non di protezionismo nei confronti dei preti colpevoli, ma anche in un clima di massima pacatezza e cordialità, assicurato da Santoro, e addirittura portando a casa gli elogi di Santoro stesso, che lo addita come esempio di grande civiltà e di disponibilità al confronto da cui i politici dovrebbero prendere spunto. Insomma un genio. Un uomo che racchiude in se tutte le caratteristiche (a voi stabilire se le migliori o le peggiori) dell’italiano, sia esso politico, giornalista o semplice cittadino. È da lui che discendiamo tutti!