Monday, May 12, 2008

Italian babes

"The striking sicilian blonde" (la biondona siciliana; i.e. Stefania Prestigiacomo), "Berlusconi’s new pet" (il nuovo cucciolo di Berlusconi; i.e. Mara Carfagna). Agli occhi del Cavaliere, alcune ragazze sono più uguali delle altre, questa è la conclusione dell’Independent riguardo alle cosiddette quote rosa del suo nuovo governo. Basse (le quote, non le ragazze) ma incisive. A nulla sono servite le lettere di madame Berlusconi a Repubblica, il Silvio nazionale continua imperterrito a perseguire il suo obiettivo principale (la figa). Due cose però ci consolano. La prima è che, a detta di Peter Popham, Palazzo Chigi batte Westminster senza pietà. In quanto a ‘pilu’ ovviamente. Il resto viene misericordiosamente taciuto dal giornalista. La seconda è che anche a sinistra non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Anche se, a causa di un malaugurato disfunzionamento della mia corteccia cerebrale, al momento viene in mente solo Anna Finocchiaro.

Che bello poter contare su una donna così. Basta guardarla. I segni dell’età scompaiono di fronte alla fiera espressione rivoluzionaria di questa prode figlia del popolo. Altro che la Carfagna e la Prestigiacomo, fantasmi evanescenti della decadente società dell’immagine. La Finocchiaro, fulgido esempio di tenace combattività. Antagonista irriducibile del sistema di potere italiano, della cultura dell’inciucio, del maschilismo imperante nelle nostre istituzioni. La Finocchiaro, rossa guerriera pronta a sfoderar proclami in difesa del più debole, mai doma, mai vinta. Sunto immortale di Diana e Minerva. La Finocchiaro, che oggi si è affrettata ad esprimere tutto il suo scandalizzato dissenso di fronte alle ‘accuse’ mosse da Marco Travaglio nei confronti del neo Presidente del Senato Renato ‘Schifio’ Schifani. La Finocchiaro…

…bavaffanculo

Sunday, May 11, 2008

Peter Pan Syndrome


Accidenti a Suor Perfida! Non crescerò mai di questo passo!!!
BANGARANG!

E' un'ingiustizia però!

Così ripeteva Calimero, il brutto anatroccolo reso famoso dal carosello in un’epoca in cui anche la pubblicità richiedeva fantasia. E così probabilmente va ripetendo Brambilla Michela Vittoria (BMV), ex-rossa d’assalto del PdL, ex-candidata alla delfina tura Berlusconiana, ex-simbolo del centrodestra pre-elettorale. Oggi non la vuole più nessuno, proprio come il brutto anatroccolo. Anzi, in molti le si scagliano contro aggressivamente, chi sostenendo che i suoi Circoli della Libertà non siano altro che meri numeri di telefono (Lino Jannuzzi), chi invocando criteri meritocratici e di anzianità che non sussisterebbero nel decidere se assegnarle oppure no un ministero, un sottosegretariato o una delega. Una cosa abbastanza comica questa del merito e dell’anzianità se si considera il ministero ritagliato addosso alle forme sinuose di Mara Carfagna e soprattutto se si considera che a pronunciare tutto ciò è stata Gabriella Carlucci, quella che ha dato dell’idiota ad un premio Nobel.

D’altra parte anche lei, BMV, ha dei limiti evidenti che non le consentono l’ingresso definitivo nel gotha dirigenziale italiano e non poteva aspettarsi un trattamento diverso. È ricca, è imprenditrice, vive d’immagine. Ma nonostante tutto non è mai riuscita a collezionare nemmeno un avvisuccio di garanzia piccolo piccolo…e che diamine!

Saturday, May 10, 2008

Io, Gatto


Poveri umani, intrappolati nei propri falsi bisogni. Ansiosi per il proprio niente, sempre di corsa. La vita sprecata inseguendo fantasmi di ricchezza e potere che non esistono, non sono mai esistiti né mai esisteranno. Nulla della loro vita esiste veramente.

Tranne i miei croccantini.

Friday, May 09, 2008

Memorie di combattenti


Ciuri di campo chi nasci
biati l'occho di cu lu pasci
ciuri di campo chi crisci
e la lapuzzainchi li vischi
ciuri di campo chi mori
chianci la terra chian
ci lu cori
ciuri chi nasci
ciuri chi crisci
ciuri chi mori
chianci la terra chianci lu cori
come ciuri di campu nascisti
e la terra ti fici
di matri
comu ciuri di campo criscisti
e la lotta ti fici di patri
come ciuri di campo muristi
na sira i maju chi stiddi tristi


Peppino Impastato

Cinisi, 5 Gennaio 1948 - Cinisi 9 maggio 1978

Il Pedogoverno

L'independent si è preso la briga di calcolare l'età media dei ministri che compongono il Berlusconi IV, come lo chiama lui. Sono 50 anni. Che sarebbe anche poco considerati i precedenti, ed uno penserebbe ad un governo giovane ed innovativo. Solo che a questo valore medio contribuiscono, abbastanza significativamente direi, le quattro donne, età media 34 anni. Ovvero i soliti vecchietti con 4 ragazzine al seguito. Sembra che alla buvette di Montecitorio si siano già attrezzati con viagra, tabacco d'Harar e appositi sacchetti di caramelle già unti e appiccicosi. E, a proposito, si narra che nella foto che appare nel post precedente, il neo-ministro della pubblica distruzione Bondi NON sia in chiesa, rapito da una travolgente estasi mistica. Bensì sarebbe sotto al palco da cui sta parlando la minigonnata Brambilla...attenti bambini!

Thursday, May 08, 2008

Il Ministro Poeta



I titoli di alcune delle immortali opere apparse su Vanity Fair:

A Michela Vittoria Brambilla
A Stefania Prestigiacomo
Per le Nozze di Elio Vito
A Giuliano Ferrara
A Fabrizio Cicchitto
A Veronica Lario in Berlusconi
A Rosa Rossi in Berlusconi
ed ovviamente A Silvio

Attendiamo fiduciosi quelle a Mangano, Cuffaro, Pacciani e Jack lo Squartatore

Il Ministro Semplice

"Ministro non tutti gli extracomunitari sono criminali. Molti lavorano, pagano le tasse e spesso sono sfruttati ed esposti ai pericoli dell'insicurezza sul lavoro..."

"Si vabbè ma mica possiamo star lì a vedere chi è buono e chi è cattivo! Li cacciamo tutti e amen, dico io! C'abbiamo mica tempo da perdere noi!"

Il Ministro orale


Il nuovo Ministro per le Pari Opportunità.

Pari opportunità...per tutti gli Onorevoli Deputati

Wednesday, May 07, 2008

Mai lamentarsi del proprio lavoro

Dimenticato su isola, muore di fame

Tragica odissea per tecnico coreano

"La trama sembra quella di un film d'avventura, ma l'epilogo della vicenda è quello di una tragedia. Sull'isola russa di Sachalin un tecnico nordcoreano è morto di fame perché la sua compagnia si è dimenticata di inviare i rifornimenti nel centro di lavorazione del legname in cui prestava servizio. A scoprire il cadavere sono stati i funzionari del ministero dell'Interno di Mosca durante un'ispezione.

Nel piccolo impianto nei pressi del villaggio di Nish, la società nordcoreana aveva inviato due tecnici, lasciando loro soltanto una scorta minima di cibo e nessun mezzo di trasporto o di comunicazione. Il loro compito, secondo quanto si apprende, era quello di controllare lo stato dei macchinari nel periodo in cui erano chiuse le attività e non c'erano operai, ma qualcosa non ha funzionato e l'azienda si è scordata di inviare nuove provviste.

Uno dei due impiegati è morto di fame, l'altro è stato trovato molto debilitato. Le autorità russe avevano sollecitato più volte la compagnia a verificare lo stato di salute dei due tecnici, ma invano. Il lavoratore deceduto, si è appreso, era tra l'altro in arretrato di 18 mesi con gli stipendi."


Non so perchè, ma ho come l'impressione che il prossimo acquirente a cui chiederemo di comprare Alitalia saranno le linee aeree nordcoreane...

Thanks Cuccu

Tuesday, May 06, 2008

Caro Camerata ti scrivo

Caro presidente della Camera dei Deputati, lei ha avuto parole di fuoco per il manipolo di sciagurati che ha ucciso Nicola Tommasoli. Personalmente non mi disturberebbe l’ordine di severità che lei ha tentato di stabilire tra chi uccide e chi brucia una bandiera. La troverei semplicemente un’uscita meschina, peraltro superata abbondantemente da altri commenti che le sono succeduti sia da destra che da sinistra. Il suo collega Schifani, ad esempio, parla di “giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio…”, ed io mi domando quante volte abbia provato la stessa misericordiosa considerazione per il rumeno di turno finito in carcere per stupro, e come mai non l’abbia esternata allo stesso modo. A lei, almeno, riconosco la coerenza di aver bollato queste persone come assassini che “non meritano nessuna solidarietà”. Quello che però mi fa incazzare, ed annienta il mio condizionale, è il suo tentativo, tutt’altro che casuale a mio avviso, di voler derubricare questo omicidio ad ‘atto non politico’, basando il suo paragone con i ragazzi dei centri sociali proprio su questa differenza. Lei sa benissimo che non è così.

Lei ha salutato come un evento storico la vittoria del suo camerata Alemanno al comune di Roma. Altri hanno fatto altrettanto ‘alzando il braccio’ sotto il Campidoglio romano in quello che i più accorti ancora riconoscono come il saluto fascista, mentre i più ingenui chiamano ‘saluto romano’. Lasci dunque che le faccia una piccola precisazione storica. Giulio Cesare era solito salutare le sue cohorti con quel saluto, come anche i suoi vicini di casa presumibilmente. E mai e poi mai avrebbe urlato alcunché nel farlo. Ed il motivo è che, per Giulio Cesare, quello era appunto un saluto. Un ‘ciao’ di altri tempi che noi, nonostante il fascismo, abbiamo ereditato ed impariamo ad usare fin da bambini, alzando la manina per fare appunto ‘ciao’. Qualcosa che non si vede molto di frequente in altri paesi. Sebbene siamo stati bravi ad esportare questo gesto, in altri paesi, specialmente quelli anglosassoni che meno hanno risentito del dominio romano, ci si saluta con un cenno del capo e tenendo le mani in tasca. Una differenza che pochi notano. Il saluto fascista differisce da tutto questo in quanto porta un messaggio di violenza, non di cordialità. Ed è questo che lei finge di non capire.

L’omicidio di Nicola Tommasoli È un omicidio a sfondo politico perché i criminali che l’hanno perpetrato hanno agito sulla base della sottocultura violenta che rappresenta il credo fascista in Italia. Credo che, oggi come allora, si estrinseca attraverso il branco. O la squadra. Ed il branco esiste solamente in quanto violento. La squadra esiste solamente in quanto picchiatrice. Lei deve necessariamente derubricare questo omicidio a mero atto di teppismo adesso. Deve farlo perché è anche grazie al voto di queste persone che lei è stato eletto, e lo sa benissimo. Deve farlo perché non può condannare la radice fascista di questo omicidio, essendo lei stesso fascista. Di quelli moderni ovviamente. Di quelli ‘liberal’ o liberisti o come preferisce lei. Bè, io nel mio piccolo non glielo permetto. Io rivendico la matrice fascista di questo omicidio a pieni polmoni. Io rivendico la differenza politica che passa tra l’ingenuità di chi pensa di poter cambiare le cose bruciando una bandiera e la brutalità di chi pensa di potersi imporre, di poter dominare, uccidendo un uomo a calci in testa. Perché è esattamente questa differenza, pur scaturita oggi da due situazioni aberranti come quelle che lei ha voluto mettere a confronto, che mi indica con chiarezza da che parte stare e mi consente ancora oggi di poterla definire, caro Presidente della Camera dei Deputati, un volgare fascista di merda!

Distinti saluti

Saturday, May 03, 2008

Del bue inglese e dell'asino italiano

Noi italiani siamo ‘piccola gente’. Ci piace andare a curiosare nelle dichiarazioni dei redditi del vicino di casa e pertanto siamo ‘piccola gente’. E ci piace farlo per trovare il modo, anche noi come lui, di girare in Ferrari dichiarando 4000 euri l'anno. Pertanto siamo ‘piccola gente’. È questa l’illuminata conclusione del Guardian di ieri. Visco decide di far sapere a tutti quanto pagano di tasse gli italiani. Qualcuno si incazza e qualcun altro no e, in linea di massima, chi s’incazza ha un imponibile in media superiore ai 500.000 euri. Questo probabilmente significa qualcosa, ma il punto è un altro. Il punto è che la definizione di ‘piccola gente’ a cui piace curiosare negli affari altrui arriva da un giornale a cui, evidentemente, piace fare altrettanto. Oltretutto un giornale di un paese dove centinaia di migliaia, se non milioni, di ‘piccole persone’ spendono quotidianamente milioni per sapere di che colore sono le mutande di Victoria Beckham, se Paul McCartney è andato normalmente di corpo o se il principino di turno si fa o meno le pippe. Gli scaffali dei newsagents inglesi traboccano di tabloids in cui si contano i peli del culo a tutti. Tabloids che annoverano nella propria storia editoriale, picchi di vendite assurdi in occasione di eventi storici come il video casalingo di Pamela Anderson o le foto di Paris Hilton che esce dalla toilette di un locale notturno con un pezzo di carta igienica attaccato alla minigonna. Ora, mi si pone un problema personale. Ieri stavo appunto scorrendo questa famigerata lista di nomi di contribuenti italiani ed anch’io ero incuriosito nell’incontrare, lungo questa lista, i nomi di personaggi famosi o, semplicemente, di persone che conosco. Stante questa sincera curiosità però, di sapere che Emma Watson è andata a festeggiare il proprio compleanno senza mutande continua a non fregarmene un cazzo. Pertanto il problema che mi si pone è il seguente: se io sono ‘piccola gente’ perché mi incuriosisce sapere quanto guadagna questo mio benedetto vicino di casa, i lettori inglesi, che cosa sono? Cos’è che fa la differenza? Che cosa è informazione e cosa è pettegolezzo? Sapere che Beppe Grillo guadagna più di 4 milioni di euri l’anno ha scandalizzato tante persone perché in Italia essere ricchi è sinonimo non di capacità dell’individuo, ma di illecite furbizie. Se poi la persona in questione è un ‘predicatore’ come Grillo allora ancora peggio. Ma se la gente italiana ha sviluppato questo sillogismo non è certo per pochezza congenita. È perché di vicini di casa che girano in Ferrari e non dichiarano un cazzo ce ne sono fin troppi. E, fino a prova contraria, comprarsi il macchinone con soldi evasi al fisco significa comprarselo anche coi soldi miei. L’atteggiamento degli italiani io lo spiego così. Quello degli inglesi, caro Guardian, rimane ancora da spiegare.

Thursday, May 01, 2008

Preghierina della sera

Sto guardando in streaming 'Annozero'. Vorrei lanciare un appello a tutti i blogger che mi leggono: Se stasera o domani deciderete di parlare di quanto detto durante questa trasmissione, per favore! non menzionate lo schizofrenico phonato. Quella persona esiste solo fintanto che se ne parla. Se non ne parliamo per niente magari scompare. Grazie.

Wednesday, April 30, 2008

Il nuovo che avanza

Da La Repubblica: "Distrutta la targa commemorativa delle vittime delle Fosse Ardeatine in piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, vicino al municipio XIII. L´atto vandalico è avvenuto domenica notte: la lapide è stata frantumata, probabilmente con un piccone, e sopra è stato scritto, con la vernice 'Il popolo di Ostia inneggia al Duce. Onore alla R.S.I' (...) La targa distrutta era dedicata a tre martiri della guerra civile: il tenente dei carabinieri Romeo Rodriguez Pereira (Medaglia D´Oro al Valore Militare, trucidato nelle Fosse Ardeatine il 29 marzo del 1944); il Carabiniere Fagiani Arcangelo (Fucilato a Topolo di Civitale il 19 Novembre del 1943); il Partigiano Tesseri Walter (Fucilato a Busto di Varese il 06 Agosto del 1944)"

e il cambiamento è già iniziato...

Sunday, April 27, 2008

Breaking news: Talebani strafatti attentano a Karzai


Dal sito del Corriere: "Il presidente afghano Hamid Karzai è sfuggito a un attentato compiuto dai taleban mentre assisteva a Kabul a una parata militare (...) Insieme a lui - ad assistere alla parata organizzata per celebrare il 16/0 anniversario della 'liberazione' di Kabul da parte dei muhahiddin [sic! ogni giorno si scrive in un modo diverso] - si trovavano anche membri del suo governo e del parlamento, nonché personalità straniere. Tra queste gli ambasciatori di Usa e Gran Bretagna, un rappresentante dell'Onu, il comandante delle Forze internazionali in Afghanistan, il generale americano Dan McNeill. Nessuno di loro è rimasto ferito."

Stronzi Talebani! Prima si spara e poi si fuma porca mignotta! Non il contrario!!!

La Resistenza Scomoda

“La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana”.

Lo dice Wikipedia, il portale secchione. E se lo dice lei, bisognerebbe crederci.

Il 25 aprile è passato. È arrivato in sordina subito dopo le elezioni che hanno visto trionfare di nuovo il centrodestra e se l’è filata subito, lasciandosi dietro un quadro a dir poco desolante. Berlusconi non lo festeggia. Per lui è una giornata di lutto probabilmente. Per Selva, il ladro di ambulanze, andrebbe abolito come festività, perché è una roba retorica che non dice tutto sulla verità della resistenza e mente attribuendola ai partigiani. Per Grillo, è un altro vaffanculo day, in cui si grida e si firma per un’informazione libera. Ma il meglio viene dall’Unità. Dal giornale della…sinistra? Centro-sinistra? Centro? Non si capisce più tanto bene. Per questo giornale, il V-day organizzato da Grillo è un’apoteosi del qualunquismo. Grillo sarebbe ormai un politico come Berlusconi. I numeri della manifestazione sarebbero stati falsati e da quelle piazze non sarebbe arrivato nulla se non demagogia tendente al “cattivo gusto”, raggiunto quando lo stesso Grillo paragona i movimenti che da lui, in qualche maniera, sono originati, ai nuovi partigiani. Però, nonostante tutto questo, le cause prime delle lotte dei grillini sarebbero sacrosante. In altre parole, secondo questo giornale, va bene parlare di libertà d’informazione, va bene parlare di riforme, e va anche bene farlo il 25 aprile. Però bisogna farlo come dice l’Unità e, soprattuttissimamente, sotto l’ala materna e rassicurante dell’anatra piddì.

Come l’articolo compare sul sito, migliaia di grillini lo bombardano di mail infuriate in cui rivendicano il perché della propria partecipazione e, alcuni molto cordialmente, spedendo il proprio ‘vaffanculo’ direttamente nella casella di posta dello storico giornale.

Il giornalista in questione (presumibilmente G. Visone), per tutta risposta pubblica un ‘summary’ di tutte le mail arrivate, con tanto di nome e cognome dei mittenti, che si conclude con le storiche parole “…forse i grillini dimenticano che senza il finanziamento pubblico, senza gli introiti, resterebbero in vita davvero solo i giornali ‘al servizio dei potenti’. E per i movimenti come il loro, non resterebbe nemmeno più lo spazio dedicato alle critiche”.

Ne dubito. Grillo da sempre trova molto più spazio sulla stampa internazionale che non su quella italiana. Inoltre la sua forza è notoriamente la rete. Come che sia però, forse il giornalista avrebbe fatto bene a spendere due righe in più per tentare di spiegare, di argomentare la differenza che passa tra un giornale ‘dei potenti’ ed il suo. A me, sinceramente, ora come ora questa differenza sfugge del tutto. E l’unica conclusione che riesco a trarre da tutto ciò è che forse ha ragione Selva. Il 25 aprile andrebbe abolito. Ma non perché retorico o falso. Semplicemente perché ormai è diventato scomodo anche per la cosiddetta sinistra italiana.

La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana perché ad essa presero parte, militarmente e/o politicamente, persone appartenenti a correnti politiche e di pensiero diverse che elaborarono la Costituzione. Socialisti, Comunisti, Anarchici e Democristiani. E l’impronta della costituzione è quella ben nota dell’anti-fascismo. Non si sono cercati dialoghi. Non c’è stato bisogno di inciuci e larghe intese. Ma un desiderio antico di libertà. Libertà vere. Di sapere, di parlare, di lavorare. Il coraggio di imbracciare un fucile a difesa di valori allora ritenuti sacri ed irrinunciabili. L’unico momento in cui gli italiani sono esistiti come popolo. Chi avrebbe il coraggio, oggi, di confrontarsi con quelle persone, se non ipocritamente?

Lo diceva Pasolini nei suoi ‘Scritti Corsari’: il fascismo, nonostante tutto, non è riuscito a scalfire l’identità degli italiani. Ma, laddove fallì Mussolini, è riuscita la televisione, la massificazione. Risultato, oggi esistiamo come popolo solo durante le finali dei mondiali di calcio. E di tutto questo, temo, Berlusconi, Selva, l’Unità e persino Grillo, fanno ampiamente parte.


Friday, April 25, 2008

Wednesday, April 23, 2008

Very Important Morte


Il viso del cadavere di padre pio è stato coperto da una maschera di cera...sennò era brutto. Inoltre, la santa carcassa è stata rinchiusa in una teca di vetro anti-proiettile. Hai visto mai qualcuno gli spara...

Diavolo d'un Cavaliere

Belial e 'beliar'. Una sola consonante di differenza. Così l’Independent definisce il Cavaliere, come colui che prima dice di non volerne sapere di Air France, ritenendo la posizione e l’offerta della compagnia francese “arrogante ed inaccettabile”. Poi, ad elezioni avvenute, comincia a strizzare l’occhietto a Sarkozy, consapevole della crisi che dovrà affrontare ed ormai dimentico della valanga di promesse elettorali rovesciate sugli italiani. Letteralmente lo ‘smentitore’ (to belie=smentire). In questo caso lo smentitore di se stesso, cosa a cui noi siamo decisamente abituati ormai, ma che ancora suscita scalpore in altri paesi in cui le parole conservano significato e peso. Quelle dei politici in particolare.

Saturday, April 19, 2008

scusa MP...

non voglio rubarti il lavoro ma...


una sintesi eccellente del mio stato d'animo attuale.
Dal sito di Peacereporter

Friday, April 18, 2008

Riforme Costituzionali

Ecco, è per questo che la sinistra ha perso le elezioni. Per questa incapacità di comprendere il fine ultimo della presenza, ingombrante in verità, di Silvio Berlusconi nella vita politica italiana: la figa! Una giornalista russa, a quanto si dice dalle piacenti fattezze, fa alle nuove chiappe preferite del nostro neo-eletto Presidente del Consiglio (ovvero, dopo quelle di Bush, ormai in discesa, quelle di Putin), una domanda su una sua presunta relazione con una ginnasta-modella russa (ormai va di moda) ed il nostro, con espressione da vecchio nonno bonariamente pedofilo, le punta contro due indici a mò di mitra. Vabbè, un gesto sconsiderato magari, visto che in Russia i giornalisti crepano come mosche per questo nuovo virus influenzale, l'AK-47. Però una battuta. Un modo come un altro per tacchinare una giornalista leggerina ed esteticamente gradevole.
E invece si scatena l'orgia contro-propagandistica delle 'minacce', delle 'offese', della giornalista in lacrime, sconvolta e via dicendo. Cheppalle. Perchè invece non aprite gli occhi? Rendetevi conto finalmente che a Silvio, l'unica cosa che veramente interessa, sono i suoi raduni politici alle Maldive con giovani ed avvenenti esponenti del PdL. Ci vuole tanto? E' quesa la vera riforma che non è stata fatta durante il governo Prodi. La legge chiave che avrebbe impedito la vittoria al centrodestra. Non la legge sul conflitto d'interessi. Non la nuova legge elettorale. Semplicemente due righe impresse nel testo della Costituzione: Il Presidente del consiglio neo-eletto non può scopare MAI per tutta la durata della sua legislatura. Punto. Solo così saremmo riusciti ad impedire al Cavaliere di tornare al Governo. Solo così ci saremmo potuti godere, finalmente, 5 anni di governo...Formigoni!

Tuesday, April 15, 2008

Intermezzo triste e felino



Tamara Bunke, detta Tania. La mia micia. Ormai di rivoluzionario, in Italia, c'è rimasta solo lei.

Monday, April 14, 2008

Forza Italia di merda!

Tornata elettorale da paura, non c’è che dire. Nel senso che gli italiani tutti hanno avuto paura. Hanno avuto paura i sostenitori del non voto, a giudicare dall’affluenza registrata. Paura dei loro connazionali evidentemente. Hanno temuto ‘danni’ ed hanno preferito infilarsi in cabina elettorale nonostante i tanti buoni propositi. Ma anche chi era per il voto ha avuto paura. Terrore anzi. Il terrore del voto inutile, nuova icona della politica italiana e di questo sistema elettorale bacato. Un controsenso. Un ricatto. Un qualcosa di offensivo persino. Come può un voto, che dovrebbe essere espressione di pensiero oltre che di necessità individuale, essere inutile? Hanno avuto paura di giocare d’anticipo sulle solite facce della solita politica, e di esprimere un voto di protesta, fine a se stesso magari, ma comunque comunicativo.

Risultato: la sinistra italiana, quella vera, esce di scena, spazzata via da Camera e Senato. Se ieri ancora esisteva nei due rami del parlamento, qualcuno che di tanto in tanto osava alzare una timida mano per pronunciare un minuscolo ‘no’ a guerra, precariato, sfruttamento, sicurezza sul lavoro, diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli, da domani non ci sarà più. Tutto ciò che esisteva tra Ferrando e Mussi (Ferrando e Mussi inclusi), per quanto colpevole di gravi mancanze negli ultimi due anni, appartiene ormai al passato.

E la destra? Spazzata via anche lei. Quella sociale almeno. Chi resta? Resta il feto deforme dello sfrenato liberismo italiano a pizza e fichi, figlio innaturale dell’arroganza pseudo-imprenditoriale e della superficialità ottusa del nostro paese, nato dall’amplesso sodomitico tra un SUV cittadino ed una velina senza cervello. Resta un clero medievale che, ancora una volta, è riuscito a piazzare i propri centravanti in entrambi gli schieramenti, e che sventolerà, così come ha già fatto, crocefissi come fossero alabarde di fronte al progresso scientifico, all’aborto, al divorzio e perché no?, all’evoluzionismo darwiniano, salvo poi riunirsi pacificamente in preghiera, delegando il padreterno ad intervenire in sua vece, quando i suoi referenti politici si troveranno a votare per questa o quella ‘missione di pace’. Restano il paternalismo, se non il disprezzo, della comunità internazionale nei nostri confronti. Resta la solitudine di chi non arriva a fine mese, di chi ha bisogno di cure mediche ma non può pagarsele, di chi ha studiato e studiato a non finire, ma si ritrova a corto di santi in paradiso e sommerso dalle chiamate del call center dove deve lavorare.

Forza Italia di merda! Hai sotterrato il tuo Stefano Lantier, ora partorisci il tuo Suvarin.


Saturday, April 12, 2008

Monday, April 07, 2008

Gomorra

Un po’ in ritardo sul resto del mondo sono arrivato anche io a leggere ‘Gomorra’ di Roberto Saviano. Da tempo ormai l’autore ha avuto modo di parlare con giornalisti e personaggi televisivi, di rispondere alle loro domande sulla criminalità campana, di commentare con loro il proprio libro. Pertanto non voglio fare parola sui contenuti giornalistici di questo libro. Anche perché la descrizione dei meccanismi economico-criminali della camorra è talmente esaustiva e complessa che meriterebbe, appunto, un libro a parte. Ciò che più di tutto mi ha colpito di questo libro è stata la sua impostazione. Quando ho aperto la copertina mi aspettavo, a dire il vero, un’opera dettagliata e minuziosa stile ‘Travaglio’ per capirci. Una sequenza ordinata cronologicamente di sentenze, cronache, atti. Magari alleggerita qua e là da qualche battuta irriverente, proprio come Travaglio è solito fare nei suoi libri, ma nel complesso un testo informativo, un manuale da consultare per realizzare, per comprendere la portata degli avvenimenti, il loro impatto nella nostra vita e, in ultima analisi, per colmare le fisiologiche lacune della nostra conoscenza riguardo la nostra vita quotidiana. Invece mi sono trovato davanti a qualcosa che non mi aspettavo. Un libro a metà tra il saggio giornalistico ed il diario. Le reazioni dell’autore al martirio della sua terra da parte dei clan camorristi, in questo libro hanno pari dignità rispetto agli eventi criminali che vi vengono descritti. La rappresentazione delle matrici criminali delle famiglie camorriste, procede di pari passo con il lamento di chi decide di non rinunciare ad un’idea di umanità diversa, slegata dal profitto sempre e comunque. Ed il risultato è sorprendente. Non solo la lettura risulta estremamente piacevole, merito anche dello stile assolutamente musicale di Saviano, ma anche il fine ultimo, ovvero l’informazione di chi legge, viene raggiunto per direttissima. Aprite un saggio giornalistico o storico qualsiasi. Per bene che possa essere scritto, alla fine della lettura ci saranno, inevitabilmente, numerosi particolari che avranno abbandonato il dominio della memoria, vuoi per ragioni quantitative (non è facile riuscire a tenere a mente tutto), vuoi qualitative (non è detto che la storia che viene narrata sia poi ‘avvincente’). Nel caso di ‘Gomorra’ invece, si giunge alla parola fine conservando una visione completa sia dei fatti che sono stati narrati, sia, forse anche più importante, della rabbia con cui questo libro è stato scritto.

Tuesday, April 01, 2008

Perplessità da emigrato

Appena rientrato in UK, scendo dal taxi che mi ha riportato a casa, infilo la chiave nella toppa e… la porta non si apre. Spingo più forte e riesco ad entrare. In pratica, la porta era ostruita dalle svariate migliaia di volantini elettorali che, negli ultimi 12 giorni, il postino ha lasciato cadere attraverso la buca delle lettere. Tra questi, nascosta, sommersa, la busta del consolato contenente le schede elettorali. Li raccolgo tutti, li scarto e li leggo. Una forma di autopunizione forse. Un volersi far del male. Ed infatti, sono tutti popolati più o meno dalle stesse, solite, trite e ritrite promesse elettorali, facce sorridenti, programmi rivoluzionari e via dicendo. Solo che sono espressamente rivolti al cittadino italiano residente all’estero. Ovvero, promesse e programmi sono rivolte ad un presunto miglioramento della vita in un paese che non sia l’Italia. Miglioramento dei servizi consolari, snellimento di svariate pratiche burocratiche in cui normalmente si ingolfano gli emigrati, ecc. Sareste così gentili, voi che mi leggete e che siete rimasti in patria, da spiegare a questi signori che i cittadini italiani residenti all’estero NON hanno bisogno che il paese in cui vivono venga minimamente contaminato dalla politica italiana e che se decidono di votare dall’estero lo fanno perché sperano vivamente di vedere invece migliorate le cose nel loro paese d’origine? Ve ne sarei molto grato.

Tuesday, March 11, 2008

Perle d'oriente e porci d'occidente


Vabbe’, datemi del maschilista, datemi dell’insensibile e magari anche della bestia. Lo so, e’ una donna soprattutto intelligentissima. Lo so, e’ soprattutto preparatissima. E’ anche tenace, determinata, sicura e colta. Ha tante qualita’ per le quali meriterebbe riconoscimenti di ogni sorta. Pero’, quando la vedo, il primo superlativo che mi viene in mente e’ sempre ‘bellissima’. E che ve devo di’? Verrebbe da aprire una discussione, un forum per chiedere alla gente “Ma Rula Jebreal, ha qualche difetto?” Astenersi leghisti.

Friday, March 07, 2008

Inserire le generalita'

Dopo Antonio Boccuzzi nel piddi', adesso e' il turno di Ciro Argentino nel PdCI. Tra un po', l'essere sopravvissuti ad un incidente mortale sul posto di lavoro diventera' una nuova voce da inserire nel CV.

Sunday, March 02, 2008

Quizzone


"la stragrande maggioranza del programma dei nostri avversari politici è composto di cose già viste e già lette. Un programma peraltro presentato da forze che hanno già governato l'Italia per diversi anni e non risulta che grazie a loro il Paese abbia visto grandi liberalizzazioni, trasformazioni e semplificazioni"


Domanda:

Chi ha pronunciato queste parole? Veltroni parlando del PdL o Berlusconi parlando del PD?

Thursday, February 28, 2008

De Rerum Burocraticorum


Tempo fa, quando ancora abitavo a Roma, mi svegliai una mattina con un mal di schiena feroce. Non riuscivo nemmeno a scendere dal letto tanto era forte. Non ero nuovo a quel genere di problemi. Ma quella volta mi preoccupai perche’ i sintomi erano davvero pesanti. Percio’ mi decisi ad andare al pronto soccorso. Lo scenario era il solito degli ospedali pubblici italiani ovviamente. Muri scrostati, tempi d’attesa anche lunghi e via dicendo. Pero’, quando venne il mio turno, il medico che mi prese in consegna mi ascolto’ con attenzione, mi fece duemila domande riguardo alla mia anamnesi, mi fece ECG e prese anche la pressione e dopo mi mando’ in radiologia a fare due lastre per assiurarsi che la colonna vertebrale non avesse problemi o lesioni. Un servizio coi fiocchi in verita’. Solo dopo aver espletato questa ‘emergenza’, ricordo che mi venne chiesto di compilare un foglio dove mi si chiedeva il nome del medico curante, il tipo di lavoro ed altre cose del genere. Un bel servizio devo dire, e ricordo che lasciai il PS pensando che tutto sommato forse alcune delle cose che si sentono dire sulla sanita’ italiana non sono poi vere.

Da tre, quattro giorni a questa parte, mi si e’ ripresentato un problema simile. Con l’aggravante di una infiammazione feroce estesa al nervo del braccio, che rende dolorante non solo il braccio ma anche la spalla. Non sono il tipo che ricorre sempre al medico, questo va detto. Conoscendo i miei ‘acciacchi’, ho ormai imparato come ‘aggiustarmi’ e non ho mai avuto problemi. Pero’, anche stavolta, i sintomi erano tali da spingermi a cercare l’opinione di un dottore. E cosi’ mi sono recato nuovamente al PS, ovvero all’ER, l’emergency room del policlinico universitario di Cambridge. Il famigerato Addenbrooke’s hospital. Come sono entrato, ho notato muri e pavimenti pulitissimi, schermi LCD ovunque, per informare i pazienti quanto fa male fumare, strisce gialle per terra per dirti come, dove e quando andare. Arrivo alla reception e mi danno 3 moduli da compilare. Tra i vari campi da riempire, quello del ‘GP’, ovvero il medico curante. Mi avvicino al desk e dico che non ne ho uno. Se avessi puntato una pistola alla tempia dell’impiegata avrei suscitato meno scalpore. Mezz’ora di pistolotto su quanto e’ importante avere un GP. Io nel frattempo vedevo le stelle dal dolore. Faccio di si con la testa mentre la tipa mi indottrina e nel mentre continuo a riempire i documenti, specificando, nel campo apposito, la mia allergia per l’aspirina. Finito il pistolotto vengo messo in attesa ed aspetto il mio turno. Dopo 10 minuti, due infermiere mi chiamano ed io inizio a descrivere i sintomi mentre loro prendono nota. Mi chiedono se ho intolleranze particolari per qualche farmaco, ed io specifico di nuovo ‘aspirin’. Poi mi informano che la normale procedura vorrebbe che prima del ER io passassi una visita dal GP. A me cominciano a saltare i nervi. Finito con loro, mi siedo ed aspetto di essere ammesso in box visite. Arriva il mio turno ed una infermierina mi fa accomodare, mi passa un camice e mi dice di spogliarmi, poi procede ad ECG e pressione, salvo poi chiedermi se ho qualche tipo di intolleranza da farmaci. Porta tutti i dati ad un medico che vedo dopo venti minuti di permanenza sul lettino, quando ormai mi staccherei il braccio a morsi. Un pakistano probabilmente, che arriva con stetoscopio a tracolla ed inizia ad auscultarmi il torace mentre respiro. Io dentro di me mi domando perche’, visto che ho male ad una spalla. Poi penso che anche gli infartuati alle volte avvertono dolore al braccio durante l’infarto. Finito di auscultare il tipo mi guarda e mi dice “ora le prescrivo un antiinfiammatorio, ma non si preoccupi. Non so cosa lei abbia...ma non e’ il cuore”. Io lo guardo sbalordito mentre scrive la ricetta su di un foglio. Mi passa la ricetta, mi fa 10 minuti di pistolotto su quanto e’ importante avere un GP e poi fugge via. Io prendo la ricetta e leggo...’aspirin’. Gli sono corso dietro scalzo e a torso nudo per tutta l’ER. L’avrei preso volentieri per il collo ma mi trattengo e gli faccio notare che piu’ volte ho avuto modo di precisare la mia intolleranza a tale medicina. Lui cambia la prescrizione e mi volta le spalle. Procedo verso la farmacia dell’ospedale dove prendono la ricetta e mi danno venti minuti di attesa prima di poter ritirare le pillole. Quando arriva il mio turno, prendo l’antiinfiammatorio e faccio per andarmene, ma la farmacista mi trattiene. Prende un modulo, inizia a riempirlo coi miei dati ed alla fine mi chiede “lei e’ allergico a qualche farmaco?”. Me ne sono andato senza rispondere.

Cosa e’ lecito pensare in questi casi l’ho gia’ specificato qualche post fa.

Sunday, February 24, 2008

Domande

Ti era diventata davvero cosi’ insopportabile la vita? Davvero non ce la facevi piu’. E’ strano. Mai avrei pensato che potessi fare un gesto del genere. Eri una persona attiva. Mille lavori, mille abilita’. E la scultura, la scrittura, la musica. Davvero non contavano piu’ niente per te queste cose? E cosa hai pensato mentre ti rendevi conto che quel trave, quel soffitto e quella corda erano le ultime cose che avrebbero visto i tuoi occhi? Piangevi? Hai sorriso? Era la tua casa quella. Te la sei costruita da solo. Quanta solitudine hai provato mentre stringevi quei nodi? Hai sofferto?

Sono arrabbiato con te. Perche’ mi hai ignorato. Perche’ non hai pensato che potessi esserti d’aiuto. Magari solo per scambiare due parole. Per cercare di avere le idee un po’ piu’ chiare. O forse mi sbaglio. Forse sono io che non ho saputo dirti le parole giuste. Forse sono io che ho distolto lo sguardo quando invece avrei dovuto guardare.

Non lo sapro’ mai.
Non lo saprai mai.

Non ti piaceva il mondo com'e', questo lo so. Non piace neanche a me.
Ti auguro un posto migliore di questo.

Buona fortuna Leo


Leonardo "Fulmyne" Ambrosini
Bolzano, 30 Giugno 1974
San Lorenzo Nuovo, 23 Febbraio 2008


Certe domeniche


Certe volte la domenica mattina c'e' un sole cosi' splendente in cielo che anche se sei stracarico di problemi ti senti subito un leone e li affronteresti tutti e subito a testa bassa. Certe volte la domenica mattina c'e' un venticello cosi' frizzante di fuori che anche se devi lavorare ti senti lo stesso in vacanza. Certe volte la domenica mattina c'e' un tale silenzio e una tale pace per le strade che anche se ti svegli con la cervicale ti infileresti lo stesso le scarpe da ginnastica per farti una corsetta nei parchi. Certe volte la domenica mattina ricevi certe robe in posta elettronica che anche se ti senti un leone atletico in ferie vorresti comunque sprofondare nel letto e dormire fino al giorno dopo, che' per subire l'idiozia della gente e' meglio il lunedi'.

Tuesday, February 19, 2008

Otto minuti

Succede che vivendo in un paese straniero, spesso e volentieri si è fatti oggetto di tutta una serie di luoghi comuni che riguardano gli italiani. Alcuni anche piacevoli, per carità, specialmente nei paesi anglosassoni dove, come tutti sanno, ‘italians do it better’. Altri però decisamente fastidiosi. Tra i tanti, quello degli italiani come persone inaffidabili, che arrivano sempre tardi, che non rispettano gli appuntamenti e via dicendo. Che sarà anche vero per carità. Ma in Italia però, chè qui gli italiani si riconoscono dallo sguardo ansioso che hanno la mattina alla fermata dell’autobus, dove stazionano ad ore antelucane per essere sicuri di arrivare in tempo all’appuntamento che hanno magari nel pomeriggio, in modo da non aderire allo stereotipo e sperando che, prima o poi, questi inglesi cambino idea.

Quando ho cominciato a lavorare qui, i primi mesi abitavo a qualcosa come 50 km dal posto di lavoro. Un treno, due autobus ed un’ora e mezzo di viaggio per arrivare in tempo ad appuntamenti, riunioni, seminari, sempre ed invariabilmente tenuti ad orari, quelli si, assurdi per un italiano. Cose tipo le sette e mezza del mattino per capirci. E capitò anche a me, una volta, di arrivare in ritardo ad una banale riunione di laboratorio. Otto minuti di ritardo. Otto minuti, e da quel giorno non passa occasione che la gente, i miei colleghi, non mi guardino sorpresi vedendomi arrivare magari con cinque minuti di anticipo. Non passa occasione che non manifestino tutta la loro paternalistica e fastidiosissima approvazione con sorrisetti compiaciuti, annuendo o asserendo dichiaratamente che ‘però, non male per un italiano’. C’è di peggio, siamo d’accordo, anche se, dopo quasi cinque anni, tutti i più genuini istinti omicidi che un uomo possa sviluppare, sono maturi e rigogliosi. E rischiano anche di diventare operativi. Specialmente quando, nell’affannarti per arrivare con almeno mezz’ora di anticipo all’ennesimo appuntamento ‘notturno’, entri in istituto e non ci trovi nessuno. Ed inizi a girarti dei film spaventosi. ‘Magari hanno cominciato prima…magari non era alle sette e mezza, ma alle QUATTRO e mezza…magari era ieri…’. Sudori freddi. Accendi il piccì per controllare tutte le mail relative e, con un misto di sollievo ed inquietudine, vedi che sei nel posto giusto e ben prima del momento giusto, nonostante tutto. E allora? Cerchi la persona in questione ma non c’è. Ti siedi alla tua scrivania semi-disperato, anche perché nella furia che ti si è scatenata in corpo dopo il suono della sveglia ti sei depitelizzato la faccia per raderti a secco, ti sei lavato i denti col sapone da barba e non sei nemmeno riuscito a prenderti un caffè. Un impeccabile stile fantozziano in verità. Poi, dopo un’oretta che giri a vuoto per l’istituto, quando cominci a pensare di essere precipitato nella twilight zone, finalmente comincia ad arrivare qualcuno e quando arriva il tuo ‘contatto’, una donna in questo caso, ti avvicini un po’ cauto un po’ furioso e con uno sguardo gli domandi il perché ed il percome della vita sulla terra. E lei, candidamente, risponde che “l’appuntamento è stato spostato a domani. Ma non ti avevo avvertito? Davvero non l’ho spedita anche a te la mail? Strano però, l’ho spedita davvero a tutti. Aspetta che controllo”. Il controllo è superfluo ovviamente. Vuoi perché tu sai di non aver ricevuto niente, vuoi perché, ad ogni buon conto lo sa anche lei. Pertanto gli volti le spalle e ti allontani con la faccia di pietra, costellata da puntini rossi ancora freschi di lametta e pensando all’unica cosa che è lecito pensare in questi frangenti:

“mortacci tua!”

Monday, February 18, 2008

La cartina tornasole

Eccole lì, le belle parole sulla libertà dell'informazione, sui diritti, sulla legalità, sulla Rai svincolata dai partiti. Appena pronunciate da Uòlter, ancora calde. Poi salta fuori un Di Pietro a caso che inizia a parlare di un solo canale Rai per l'informazione, realmente svincolato dai partiti. Di rispettare la sentenza del Tribunale Europeo e dare a Francesco di Stefano le frequenze per la sua Europa 7, di limitare il numero di emittenti private possedibili ad uno. E quello che volevano a tutti i costi farci passare per rosso diventa improvvisamente di un altro colore (bianco? Nero? fate voi). Follini, responsabile piddiellino per l'informazione, punta i piedi e dice che la 'coalizione' (ma quale?) si atterrà al programma ed alle due leggi in merito (ma quali?) che giacciono in parlamento. Avendo cura di aggiungere che, OVVIAMENTE, tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione.
Sì, come no. Proprio come l'ultima volta...
Spero che la nascita del piddì si risolva nel più grande aborto elettorale della storia del paese. Sarebbe un contrappasso meraviglioso.

Sunday, February 17, 2008

E forza Uolter, che siamo tantissimi...

Non lo sopporto più. Mi è sempre stato sulle palle, ma adesso il peso è insostenibile. Quest’uomo vuoto, falso, buffone che una cinquantina di sprovveduti hanno eletto segretario del piddì votando sei milioni di volte a testa alle primarie farsa che hanno sancito la nascita di questa nuova quasi-democrazia cristiana, popolata da gaglioffi di ogni sorta, indefinita nella forma e nei contenuti. Oggi ha parlato alla fiera di Roma per presentare il proprio programma elettorale. Ed a me è scoppiata definitivamente la sacca della bile. 12 punti. Non di sutura, purtroppo. Ma i capitoli intorno a cui si articola il programma elettorale del piddì. 12 riassunti del solito sottovuoto mentale spinto, fatto delle solite frasi ad effetto dietro a cui risiede il nulla più totale. Lo stereotipo del politico che promette, tenuto in vita solo da lui, chè ormai pure Alvaro Vitali si rifiuterebbe di rappresentarlo nell’ultimo dei suoi film a base di dottoresse, professoresse e colonnellesse. Eppoi, la ciliegina sulla torta. La candidatura di Antonio Boccuzzi, unico superstite del rogo della Thyssen. Sbandierato, strumentalizzato, esibito come Rocco Siffredi esibirebbe l’uccello ad una convention di casalinghe allupate. Che cazzo dovrebbe significarmi la candidatura di Boccuzzi nelle liste del piddì? Perché dovrei condividere lo stesso entusiasmo dei suoi sostenitori? Ed entusiasmo per cosa? Vuole essere una garanzia offerta a chi, quotidianamente, rischia di morire lavorando. A chi ogni giorno, ed è successo ancora oggi, muore per campare? Saranno contenti i familiari delle vittime dell’Eternit, che non beccheranno nemmeno un centesimo di rimborso dagli svizzeri grazie all’indulto che anche il piddì ha votato. Perché è proprio questo quello che mi fa incazzare di più. Il fatto che questa gente sia talmente senza vergogna da presentarsi agli italiani sventolando il caso umano, o tessendo le lodi di Enzo Biagi, o rammaricandosi della condizione dei ‘ggiovani’ o dei lavoratori o dell’ambiente, come se fino ad oggi loro fossero stati estranei alla vita politica del paese. Come se le promesse che fanno oggi non avessero avuto la possibilità di mantenerle in ben due governi precedenti, durante i quali, invece, non hanno fatto altro che omaggiare i propri amici banchieri o massoni o mafiosi. Come osa Veltroni parlare dell’importanza della libertà di informazione, quando i suoi piddiellini in due legislature hanno sempre rifiutato anche solo di parlare di conflitto d’interessi? Con che faccia Veltroni parla di “Una società che considera le differenze una ricchezza, rispetta le scelte di ognuno e si oppone a qualunque forma di discriminazione e di intolleranza e ai fenomeni di insorgente omofobia” quando i suoi stessi iscritti hanno più e più volte rifiutato di portare avanti la legge sui Pacs in parlamento, per non offendere quei teodem che oggi si ritrovano dentro lo stesso PD? E ancora, come si azzarda quest’individuo a parlare di “usare in modo produttivo il grande patrimonio demaniale, con l'accordo di Stato e comuni” quando proprio nei giorni scorsi ha chiuso le porte del comune in faccia a cittadini romani desiderosi di esprimere tutto il loro dissenso sul nuovo piano regolatore, durante la seduta che lo avrebbe votato, ma premurandosi di invitare svariati palazzinari e costruttori, che non hanno esitato a manifestare tutto il proprio entusiasmo per l’approvazione del piano?

E ce ne sarebbero da dire. Almeno un centinaio per ognuno dei 12 punti. E non c’è nessuno che gli rivolga queste domande. Nessuno a cui venga data voce per lo meno.

Friday, February 15, 2008

Come ti fotto l'eretica

Diciamo la verità. Tutta questa storia dell’abolizione della legge sull’aborto non ha nessuna matrice religiosa. Non c’entra nulla la difesa della vita né la morale cattolica. Si tratta invece di un banale tentativo, operato da quel tipo di persone che normalmente non vi avrebbero accesso, di garantirsi la propria dose di figa quotidiana. Immaginiamo infatti che succederebbe se l’aborto dovesse diventare un qualcosa al di fuori della legge. Come catturare le criminali madri responsabili di tale reato? È ovvio che bisognerebbe procedere ad ispezioni regolari e continuate delle vagine di tutte le donne in età adatta. La vagina diventerebbe pertanto un qualcosa di pubblico dominio, di pubblica amministrazione. E, come tale, dovrebbe essere accessibile sempre a quegli ‘organi’ addetti alla sua ispezione, onde garantirne sempre un uso appropriato. È a questo che pensano i vari Ferrara, Ruini, Bagnasco, Ratzinger e via dicendo. Visto che normalmente non ne vedrebbero una nemmeno dietro il pagamento di cospicue somme, allora perché non fare come Berlusconi ha insegnato? Una belle legge ad personam! Poi, una volta preso il via, si potrà passare a monitorare anche gli altrui buchi del culo. Perché si sa, in certi ambienti si trova gente di vedute molto ampie ed a cui le abitudini sessuali degli italiani stanno molto a cuore. E così squadre apposite, presumibilmente di preti e margheriti, partirebbero col calibro a misurare e valutare aperture anali in base a valori standard regolarmente depositati presso l’istituto dei pesi e delle misure. Il tutto, ovviamente, per il bene della società e della famiglia. E così, finalmente, anche noi potremmo liberarci di quel senso di oppressione che deriva dal possesso di determinate parti della nostra anatomia. Potremo scaricare la responsabilità della nostra virtù su altre spalle. Le caratteristiche anatomiche di tutte le vagine e di tutti i culi d’Italia potranno essere disponibili su internet accanto al nome e cognome della proprietaria o del proprietario e tutto a spese dello stato. Dell’uccello invece non si parlerà. D’altra parte lo sanno tutti, il cazzo è fascista! Ed in questo ambiente si trova un gran bene.

Tuesday, February 12, 2008

Iudica, Deus, Causam Tuam

Siamo già in clima pre-elettorale ormai. Su questo non sembrano esserci dubbi. Dopo la caduta del governo Prodi, il distacco dell’Udeur da una parte ed il ‘ti odio poi ti amo’ di Casini a Berlusconi dall’altra, rischiano di minare una delle poche certezze che da sempre caratterizza la vita politica del nostro paese, ovvero la presenza di un cospicuo contingente di democristiani al potere, indipendentemente da chi vince le elezioni. Bisognava pertanto portare all’attenzione degli elettori-pecore una problematica che risvegliasse in essi i sani principi di quel cattolicesimo ultra-ortodosso che normalmente alimenta crociate, esportazioni di democrazia, cilici e fruste, bibbie agli affamati e via dicendo. La chiesa è ormai impegnatissima su questo fronte, al di là della questione elettorale. Tra papen, Bagnasco e Ruini, sono anni che ormai spingono a che si arrivi finalmente ad una legge che vieti di scopare se non a fini procreativi, ed anche in quel caso, avendo cura di avvolgere i genitali maschili in carta vetrata, chè questa roba della procreazione con orgasmo non è per niente cattolica. Si è scelto dunque di puntare l’attenzione del pio elettore sulla questione dell’aborto e della vita, che ormai della questione della morte non gliene frega più un cazzo a nessuno, non fa audience, puzza e porta pure sfiga.

Gli elementi per iniziare una bella caccia alle streghe c’erano tutti. La chiesa, come già detto, in prima linea, ormai interviene pubblicamente anche come critico cinematografico, additando ai crociati elettorali il film di Nanni Moretti in cui, a quanto pare, durante una scena di sesso si intravede il Moretti che, dio ci scampi, s’incula la Ferrari a palombella. Sodomia! Occidentale oltretutto, nemmeno islamica. La CEI, per bocca (si potrà dire ‘bocca’ in un contesto simile? mah…) di Don Anselmi, insorge. Scena da cassare. Non è romantica, non è diretta alla vita ed alla procreazione e soprattutto i due non si guardano negli occhi. E i testi parlano chiaro a riguardo. In caso d’inchiappettamento, bisogna per lo meno che LA inchiappettanda (non IL! Attenzione!) si sforzi di fissare intensamente l’inchiappettante. Si va all’inferno lo stesso, ma si ha diritto all’aria condizionata, al digitale terrestre e ad una domenica libera al mese.

Va da se però, che una sana inquisizione deve avere i propri soldati, la propria militia christii, il proprio braccio armato. Altrimenti chi interverrà in soccorso del pio elettore, quando questi, vittima o testimone di abominio, urlerà il proprio dolore? Fortunatamente, polizia e carabinieri sono sempre dipendenti pubblici e non mancano tra di essi quelli pronti ad impugnare il crocefisso per chiavarlo in testa a questa o quell’eretica o infedele. E così, seguendo il pianger disperato di un indifeso fantolino ancora non nato (il nome ci è ignoto ma non è Luca e comunque avrebbe voluto fare ingegneria edile), irrompono nel reparto interruzioni di gravidanza del secondo policlinico di Napoli per purificare l’immondo chirurgo reo di aver appena eseguito un aborto terapeutico al quarto mese di gestazione (perfettamente il linea con le blasfeme leggi vigenti) e soprattutto la snaturata madre che ha impedito la nascita di un probabile portatore di seri deficit mentali (un potenziale pio elettore insomma). E già che c’erano, hanno purificano anche la sua vicina di letto, intimandole di testimoniare davanti alla novella santa inquisizione. Pena il supplizio dei ‘ferri’.

La santa inquisizione dunque esiste di nuovo. È una realtà. Ma mancava ancora qualcosa. O meglio, qualcuno. Qualcuno che potesse guidarla, amministrarla benevolmente. Qualcuno che potesse soffrire insieme alle sue vittime. Che potesse fare suo il loro dolore. Qualcuno che appicciasse il fuoco insomma, chè di streghe ce n’è in abbondanza. Ed eccolo qua. Lui è tutto. È alto, è largo, è profondo. Praticamente un cubo. Giuliano Ferrara annuncia la propria discesa in campo. La sua lista ‘Pro-Life’, sostiene, potrà arrivare tra il 4 ed il 6 percento. Con l’aiuto di dio e del santo padre. Soprattutto del santo padre. Lui è perfetto. E casto. Non si tocca dal ’72. Non ci arriva. Come il nuovo Torquemada appizza il nasino fuori di casa tutti si avventano su di lui in adorazione della sua purezza. Tra il 4 e il 6 percento…mica bruscolini. Buttiglione tenta di baciarlo in bocca. La Binetti, col cilicio già tutto bagnato, gli strizza l’occhietto. Casini lo osserva da lontano imperscrutabile, con occhio severo ed il reggicalze un po’ stretto. È lui il nuovo faro. È lui che difenderà la vita nel mondo. La caccia alle streghe, da oggi, è iniziata.

E a sinistra? A sinistra la Pollastrini tuona: “l'amore per la vita non è di una parte…e ci appartiene”

(giuro che ho fatto copia-incolla dal sito de l’Unità)

Monday, February 11, 2008

Demoniache presenze

Capita, alle volte, di sentire il bisogno irrinunciabile di commentare i titoli di alcuni giornali. Perché troppo esagerati, per il tipo di notizie assurde che ci si trovano, o per l’ottusità del giornalista che ritiene degna di commenti chilometrici la proverbiale notizia del postino che morde il cane. Ogni giorno, più o meno su tutti i giornali, si presenta una situazione del genere. Però, a navigare sul sito del Corriere della Sera adesso, una e un quarto del mattino dell’11 febbraio, c’è da pensare che il caporedattore, il responsabile del sito nonché l’editore tutti assieme, abbiano mischiato droghe illecite in un cocktail micidiale.

Nell’ordine:

“Giù le tasse, su i salari”, Veltroni parte dall’Umbria.
Cazzo e quando sarà arrivato in Sicilia che dirà? “Più figa e meno terremoti”?

Santanchè: “Io candidata premier”
Mi sembra giusto che anche una donna si unisca all’allegra compagnia di teste di cazzo. Io avrei preferito Moira Orfei però. Giusto per non dover mettere il bollino rosso per i bambini su palazzo Chigi.

“All’Olimpiade non criticate la Cina”. Impegno scritto per gli atleti inglesi; il CONI: “Scelta sbagliata, noi non censuriamo i nostri atleti”
Giusto. Noi censuriamo i cittadini. L’appello che ho rivolto agli atleti a non partecipare alle olimpiadi non lo avete mai pubblicato.

Carla Bruni canterà per la regina Elisabetta
E ‘sticazzi?

Cambio di sesso gratis per i dirigenti della Goldman-Sachs
E alle ferrovie non c’hanno manco uno straccio di dopolavoro

Perugia, Amanda canta senza sosta Let it be in cella.
Si, in latino, parlando all’incontrario, mentre vomita e con la testa girata dall’altra parte…


666 a tutti

Sunday, February 10, 2008

Cos'è il genio?



Mamma ti ricordi quando ero piccoletto,
che mi ci voleva la scaletta accanto al letto,
come son cresciuto mamma mia devi vedere...
figurati che faccio il corazziere

Dicon che di crescere non mi dovrò fermare
dicono che posso ancor più alto diventare
e perciò la sera quando c'è la ritirata
mi danno l'acqua come all'insalata

Certamente crescerò,
ma in attesa mi farò
i tacchetti alti un metro e un po'

Quando noi di scorta andiamo appresso a una vettura,
noi dobbiamo esser tutti uguali di statura,
io perciò cammino tutto dritto appresso al cocchio
che i miei compagni marciano in ginocchio

Mi ricordo quando ero cadetto a Caianello,
eravamo lì che si caianellava del
più e del meno, sa, e caianella oggi caianella
domani, ma non c'era quell'amalgama sia fittizio
che avvocatizio e non disgiunto da quel senso
euforico ed assiomatico che distingue gli altri
concreti per il senso siderurgico e metallurgico.
Eravamo li che facevamo i cadetti, quando
viene uno e fa: "Scusino, che, loro fanno i cadetti?"
dico "Sì perché?",
dice "Beh, me ne faccia due".
Non l'avesse mai detto! Non l'avrebbe sentito
nessuno! Comunque noi continuavamo a fare
cadetti e ne facevamo anche parecchi,
tanto che la gente passava e
diceva: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti,
ma guarda quelli lì come fanno i cadetti!".
La cosa cominciava a prendere un po' di
affumicaticcio tanto che provocò un decreto
ministeriale che limitava alla sola domenica
il fatto di dire: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti".
I ragazzi pur tuttavia consci di un effimero destino si
limitavano al fatto cauzionale e quindi optavano:
"La madre! Il padre!".
Non c'erano, e cominciò a piovere un'acqua ma un'acqua
che veniva giù
e tutti dicevano: "Almeno andasse in su: ma va!".
Un ingegnere che si trovava presente dice:
"La riparo io", niente da fare, eppure era un
ingegnere giovane che aveva raggiunto la meta agognata,
l'agognata, ma non dev'essere così, no no.

Dice il comandante che farò una gran carriera
perché c'ho la spada gli speroni e la panciera
per quel piede dolce, saldo il cuor la mano lesta
e c'ho sta cazzaròla sulla testa

Quando nella mensa siamo tutti radunati
gli altri se ne stanno bene bene accomodati
mangiano seduti io soltanto sono quello
che mangia in piedi sopra uno sgabello

Quando vo per la città
tutti esclaman: "Guarda là
di quel corazziere se ne vede la metà!"

Quando alla rivista andiamo tutti equipaggiati
gli altri hanno i cavalli proprio veri e ben piantati
io di quei cavalli forse non ne sono degno
e c'ho un cavallo a dondolo de legno

Se vedi un elmo che cammina solo
salutalo e sollevalo dal suolo
che sotto mamma mia con gran piacere
ci troverai tuo figlio corazziere

Saturday, February 09, 2008

Intermezzo felino/2



Trovatemi se vi riesce! Qui appostata nella giungla dell'ipocrisia e della falsità italiane. Ventre a terra!!! Sarò invisibile!!!
Venite pure avanti, voi con il naso corto...

Thursday, February 07, 2008

Mumble mumble...

Qualcuno saprebbe dirmi come mai non riesco a frenare un moto di sincera incazzatura nel leggere questo articolo di Avraham B. Yehoshua? Ci terrei davvero a saperlo perché dopotutto quest’omino ha una faccia simpatica, e molti me lo descrivono come uno scrittore pacifista che si batte per la fine del conflitto israelo-palestinese. Perché allora più leggo quest’articolo e più mi incazzo?

Forse perchè l'autore di questo articolo chiede a me, ma soprattutto ai palestinesi, di rispettare una decisione dell'ONU mentre il suo paese ne ha ignorate e continua ad ignorarne a decine? Forse perchè, a leggerlo, si direbbe che se esiste un conflitto israelo-palestinese, Israele (e la sua componente di matrice sionista) non ha nessuna colpa e la colpa è tutta e solo dei palestinesi che sono i 'cattivi'? Forse perchè l'autore vorrebbe rassicurarmi sul fatto che la presenza di Israele (e nessun'altro a quanto pare, qui e qui) come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino NON E' un atto di propaganda, e che il rifiuto ad estendere l'invito anche alla Palestina è dovuto al fatto che gli organizzatori della fiera avevano il cellulare scarico? O magari perchè quell'augurio finale suona come un allegro 'cento di questi giorni' pronunciato davanti al capezzale di un malato terminale? Perchè mi incazzo, insomma, a leggere quest'articolo? Non voglio incazzarmi. Quest'omino ha una faccia così simpatica dopotutto.

Si grida al 'boicottatore' in questi giorni. Sono state lanciate sottoscrizioni per il boicottaggio della manifestazione e questo ha scandalizzato moltissimi tra politici, intellettuali e gente comune. Personalmente, sono due giorni che mi scorno con Gery Palazzotto e Giacomo Cacciatore. Loro sostengono che comunque sono libri. Quindi emozioni, storie, coinvolgimento, sofferenza e non importa chi li scrive, purchè ci siano (una sintesi molto edulcorata). Un ottimo punto di vista in verità. Ma, in questo caso specifico, mi suona tanto come un voler a tutti i costi tenere la testa sotto la sabbia. Non ci riesco davvero a considerare il libro a sè stante, indipendentemente dal contesto in cui questo viene presentato. Soprattutto in questo caso. Parliamo di Israele e Palestina dopotutto, mica di Hansel e Gretel. E allora nascono due domande. E' giusto boicottare una manifestazione culturale? A questa la risposta è semplice. Probabilmente no. Il boicottaggio di una manifestazione culturale è chiaramente un autogol. Se non altro perchè ti impedisce di dire ciò che pensi. Se necessario, di contestare articoli come quello linkato qui. Soprattutto, perchè l'argomento del contendere, in questo caso, richiederebbe più dialogo e meno cannonate. La seconda domanda però è già meno facile. E' giusto boicottare una manifestazione culturale in cui le premesse DEVONO essere che a) le due parti (perchè è inevitabile, caro Gery, caro Giacomo, che quando si parla di Israele si debba parlare anche di Palestina. Non se ne scappa) non godano di pari 'dignità'. b) la lista degli invitati è decisa a tavolino in maniera unilaterale?

Qui la risposta, come dicevo, è tutt'altro che scontata. Per lo meno se, per boicottaggio, vogliamo intendere il rifiuto di un autore a prendere parte ad una manifestazione del genere.

PS
Giusto per un sincero moto di simpatia, lasciatemi chiedere anche: possibile che degli scrittori egiziani, sbeffeggiati scandalosamente dagli organizzatori della Fiera, non gliene freghi un cazzo a nessuno?

Saturday, February 02, 2008

Intermezzo


Stuzzicato da MP, pubblico un intermezzo felino anche io. Ecco a voi Tamara Bunke, nome di battaglia Tania. Inutile dire che il nome l'ho scelto io!